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Chi sono

Ho studiato economia alla Sapienza, dove ho preso il dottorato in Scienze Economiche nel 1993, con una tesi sulla sostenibilità del debito pubblico italiano. Sono entrato in ruolo nel 1996 come ricercatore in Econometria. In quel periodo ho pubblicato con Francesco Carlucci, relatore delle mie tesi di laurea e di dottorato, il primo modello aggregato dell'economia europea apparso su rivista accademica. Con Stefano Manzocchi, mio insegnante di Economia Internazionale al dottorato, ho approfondito il tema della mobilità dei capitali nei paesi in via di sviluppo, confutando il paradosso di Feldstein-Horioka. Sempre con Stefano abbiamo studiato il tema, allora piuttosto esoterico, delle determinanti delle crisi di bilancia dei pagamenti, dando una definizione empiricamente rigorosa di sudden stop, basata sui cambiamenti di struttura del saldo delle partite correnti, e studiandone la relazione coi fondamentali (un saggio citato niente meno che da Pier Carlo Padoan sulla Review of International Economics - sossoddisfazzzzioni). Nel frattempo quest'ultimo tema è diventato centrale nell'analisi della crisi dell'Eurozona, in parte anche grazie al mio libro sul Tramonto dell'euro, le cui tesi sono ormai riconosciute come valide anche dal mainstream che tanto ha fatto per censurarle.

Il relativo successo del mio lavoro di divulgazione dipende insomma anche dal fatto che so di cosa parlo (oltre al fatto, non trascurabile, che so come parlarne).

Dal 2005 sono professore associato di Politica economica presso il Dipartimento di Economia dell'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara, dove tengo corsi di Politica Economica e di Economia e Politica della Globalizzazione. Ho indirizzato la mia ricerca verso quest'ultimo tema, prima occupandomi della crescita della Cina e del ruolo della Cina nell'economia globale, organizzando anche una conferenza internazionale sul ruolo dei distretti industriali nella crescita italiana e cinese, i cui lavori più significativi sono stati pubblicati dalla più importante rivista accademica del settore. Mi sono poi rivolto allo studio della relazione fra commercio e crescita (in una prospettiva post-keynesiana) e della relazione fra deficit pubblico e deficit estero (ad esempio, nei paesi OCSE).

Sono ricercatore associato (chercheur associé) al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen, dove studio sempre le relazioni fra crescita e sostenibilità del debito estero, ma con riferimento alle economie emergenti (in particolare, quelle in transizione e quelle asiatiche).

Sono membro del comitato direttivo dell'International Network for Economic Research (INFER), con delega alla conferenza annuale, che ho organizzato nel 2014 a Pescara. Ho organizzato con INFER un seminario sulla crisi dell'Eurozona, curando il numero speciale con i lavori più rilevanti (fra i quali la prolusione di Roberto Frenkel e l'articolo di Boltho e Carlin sulle asimmetrie dell'Eurozona), e un seminario sulle asimmetrie europee, cui ha partecipato fra gli altri Lars Feld, consigliere del governo tedesco.

Sono visiting fellow del Centre for Globalisation Research della Queen Mary University of London.

Ho pubblicato su China Economic Review, Open Economies ReviewApplied Economics, Economic Modeling, Energy Policy, Cambridge Journal of Economics, International Review of Applied Economics, e altre riviste nazionali e internazionali. Ho curato come guest editor numeri speciali di Comparative Economic Studies e China Economic Review, ho scritto saggi in volumi editi da Routledge e Palgrave McMillan, sono referee per diverse riviste scientifiche, ho partecipato (e sto partecipando) a Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, ho organizzato conferenze internazionali (o sono stato nel loro comitato scientifico), e ho preso parte a molte di esse (in Austria, Francia, Portogallo, Irlanda, Cina, Regno Unito,...). Informazioni più complete sulla mia attività scientifica le trovate su ideas e sul mio sito bagnai.org, ma quanto sopra dovrebbe bastare a farvi capire che mediamente finché parlo di debito e crisi so più o meno di cosa sto parlando (nel mio blog troverete innumerevoli esempi di persone che non lo sanno).
Forte di questo retroterra culturale, non eccelso, ma comunque sopra la mediana, ho avviato nel 2011 un'attività di divulgazione sulla crisi dell'Eurozona (iniziata in effetti un po' prima), che mi ha portato ad aprire questo blog. Nel 2015 il blog è stato acclamato miglior sito di economia dalla Festa della Rete, dopo che per due anni consecutivi era stato secondo in Italia solo al Sole 24 Ore (non commento l'evidente sproporzione di mezzi - sia quelli finanziari che quelli intellettuali - al servizio dei due progetti). Il successo del blog segue quello de Il tramonto dell'euro, testo uscito nel novembre 2012, che ha posto le basi per un dibattito serio e informato sulla crisi (ruolo che gli è stato riconosciuto con il conferimento del Premio Canova di Letteratura Economica e Finanziaria per il 2013). Successo ulteriormente consolidato da quello del mio secondo saggio sulla crisi, L'Italia può farcela, uscito nel novembre 2014. Ma questo, se siete qui, lo sapevate, come forse avrete visto il mio blog sul Fatto Quotidiano, e magari letto qualche mio articolo sulla carta stampata.

Questa attività di divulgazione, avvicinandomi alle curiosità e alle preoccupazioni di tanti cittadini, ha dato un ulteriore impulso alla mia attività di ricerca. In particolare, mi ha spinto a costituire un'associazione culturale, a/simmetrie, che mi ha permesso di coinvolgere ottimi colleghi, e di finanziare ricerca indipendente (e che ha bisogno del vostro sostegno), per diffondere in modo più efficace una visione scientificamente corretta della crisi, in un periodo nel quale l'università è soggetta, prima e peggio di tanti altri settori, a tagli indiscriminati.

Nel quadro di a/simmetrie, e rispondendo agli stimoli dei miei lettori, ho affrontato con interesse e soddisfazione nuovi temi di ricerca, come ad esempio la dinamica del prezzo dei carburanti (il famoso prezzo della benzina che crescerebbe di sette volte sette in caso di svalutazione), pubblicando sulla più importante rivista mondiale nel campo uno studio sull'impatto di costo del barile e svalutazione del cambio. Sapete, ho un io fragile: quando un inutile idiota mi confuta, per ritrovare un minimo di autostima devo trovare l'approvazione di docenti di Harvard o dell'Imperial College (che me la danno).

Basta poco, che cce vo'?

È appena il caso di notare che le previsioni del mio lavoro, a differenza di quelle dei giornalisti cialtroni e corrotti, si sono rivelate attendibili. Da quando lo studio è stato pubblicato infatti l'euro si è svalutato di oltre il 20% rispetto al dollaro senza che il prezzo della benzina sia aumentato non dico di sette volte, ma nemmeno del 20%! Ma non è questo l'unico caso nel quale una ricerca indipendente e scientificamente fondata ha dimostrato di fornire previsioni affidabili.

Un altro esempio viene dal progetto per l'analisi dell'impatto delle regole europee e di un eventuale scioglimento dell'euro sull'economia italiana, sempre condotto nel quadro di a/simmetrie. Questo progetto si basa su un modello econometrico pubblicato qui, col quale ho prodotto analisi sull'impatto di una svalutazione del cambio dell'euro, che trovate qui ed è poi stata pubblicata qui (vedi alla voce: "se giornalisti incompetenti e corrotti non sono d'accordo me ne farò una ragione"). Il risultato principale di questo lavoro (uscito in forma preliminare nell'agosto 2014) era che il QE di Draghi non avrebbe avuto alcun effetto tramite il canale della svalutazione dell'euro (per capire perché, basta leggerlo). Un anno dopo possiamo vedere che è così (e gli altri colleghi, e a rimorchio i giornalisti cialtroni e corrotti, ci stanno arrivando).

Ma forse il contributo meno scontato e più fruttuoso di questa interazione unica al mondo fra un ricercatore e una comunità di lettori è dato dalla pubblicazione sulla International Review of Applied Economics della mia interpretazione della crisi italiana. Una interpretazione nata sulle pagine di questo blog il 1° maggio del 2013, e pubblicata il 17 settembre 2015 da una rivista scientifica che l'ha subito messa a disposizione gratuitamente, avendo visto l'interesse che suscitava non solo nei miei lettori, ma anche nella più influente stampa internazionale. Ormai che l'euro sia stato una causa determinante dei nostri mali lo ammette anche il Financial Times, e un contributo a questa maturazione viene da queste pagine.

In tutto questo ho trovato il tempo di avere due figli (Er Palla e Uga) dalla stessa madre (Rockapasso), e di prendermi una triennale in maestro al cembalo a S. Cecilia (con Federico Del Sordo) e una specialistica di flauto dolce al Luisa D'Annunzio di Pescara (con Pietro Meldolesi), completando gli studi che avevo interrotto per dedicarmi a quello che avete letto sopra.

Faccio ricerca anche in campo musicale, dove mi dedico alla riscoperta e all'esecuzione di musica del barocco italiano, il che, alla fine, significa che quando gli altri parlano di "giacimenti culturali" io so di cosa stanno parlando e loro no. L'ho dimostrato partecipando all'incisione delle sonate di Zuccari (al cembalo), delle cantate di Handel (al cembalo e flauto), e di quelle di Pergolesi (al cembalo e all'organo), con il gruppo Musica Perduta, del quale sono felicemente membro, per la casa discografica Brilliant (dato che, come di prassi, per veder riconosciuto il valore della ricerca italiana bisogna arrivare almeno in Olanda! Peraltro, questa cosa vale anche per la ricerca scientifica: non pubblico in Italia non perché io abbia la puzza sotto il naso, ma perché ce l'hanno le riviste italiane, quindi mi riesce più facile pubblicare all'estero, il che, in buona sostanza, è più una soluzione che un problema...).

Svolgo con una frequenza bassissima ma regolare attività concertistica (e qualcosa vedete nella sezione video del blog), più che altro per non perdere l'allenamento: i concerti sono il vincolo esterno che, per dirla come l'avrebbe detta Tommaso buonanima, mi riavvicinano alla durezza del vivere, cioè alla necessità di sederti di fronte a un pubblico e arrivare in fondo a un pezzo senza fare figure di merda, e anzi, possibilmente, cercando di gestire e trasmettere emozioni, dopo che nei mesi precedenti ti sei dovuto occupare di tutt'altro.

Per fortuna non è vero che solo le donne sanno fingere...