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giovedì 27 marzo 2014

I cialtroni della svalutazione, o la stabilità dell'euro

Mentre su Twitter imperversa il dibattito fra espertoni a colpi di LTRO, CDO, OMT, e altre sigle molto esoteriche, che assolvono alla duplice funzione di mettere vino vecchio in bottiglie nuove (come ci ricorda sempre Guerani) e di aumentare l'autostima di chi le snocciola (come sottolineava con garbata ma feroce ironia Keynes), io, qui, umile servo nella vigna del Signore, vorrei richiamare la vostra attenzione su una delle idiozie più evidenti nel discorso a difesa dell'euro. È un'idiozia talmente evidente che, pur avendovene sempre parlato, non vi ho mai prodotto i dati per smontarla, poiché davo per scontato che essi vi fossero noti, non essendo particolarmente segreti. Vedo invece che perfino molti miei "colleghi" insistono nell'argomentare che l'euro ci avrebbe dato stabilità, e che questo sarebbe il suo principale vantaggio, e che se abbandonassimo l'euro saremmo travolti dall'inflazione, e inoltre non avremmo benefici in termini reali.

A me non risulta, e purtroppo non risulta nemmeno al FMI.

Cerchiamo allora di far vedere alcuni banali (ripeto: banali) fatti stilizzati sull'evoluzione del tasso di cambio italiano negli ultimi venti anni. Quando dico "banali" intendo proprio "banali", cose delle quali non varrebbe la pena nemmeno di parlare, se non per rimarcare che se un mio collega nega i fatti che vi mostrerò o è un porco collaborazionista (cosa da segnare su un taccuino), o è un cialtrone integrale (più adatto a studiare in una classe differenziale che a insegnare in un'aula universitaria).

Ma io son sicuro che nessuno dei miei colleghi negherà l'evidenza dei fatti, no? Mica sarò collega di cialtroni e/o collaborazionisti!? Comunque, non lo riterrei un argomento per cambiare mestiere.

Bene, cominciamo dalla stabilità.

Come vi ho detto più volte, nei primi due anni di vita (1999-2000) l'eurone si è svalutato contro il dollaro più o meno quanto la liretta fece nel dall'agosto 1992 in poi. Il grafico è qui:



e riporta il tasso di cambio fra valuta nazionale italiana (lira nel 1992, euro nel 1999) e dollaro, fatto 100 il primo mese del periodo considerato (agosto 1992 per la serie USD92, gennaio 1999 per USD99). I dati vengono da questo utile sito.

(parentesi, non rilevante: ho usato il volume quotation system, ovvero la quotazione certo per incerto, per far contenta un'altra categoria di colleghi, gli imbecilli. In questo sistema di quotazione una svalutazione si traduce in una diminuzione del cambio, perché si usa il sistema del tutto irrazionale di esprimere il cambio non come prezzo in valuta italiana della valuta estera, ma come prezzo in valuta estera di quella italiana. Dico che questo sistema è irrazionale (e infatti usato solo da UK e Eurozona) perché per un paese come l'Italia, che non gode di potere di signoraggio sul mercato della liquidità internazionale (forse non ve ne siete accorti ma non siamo gli Stati Uniti), la valuta estera è una risorsa scarsa, e quello che è più naturale considerare è quanto questa risorsa ci costi in termini della nostra valuta. Ma non entriamo in questa storia: a ogni giorno basta la sua pena e la sua categoria di colleghi, degli imbecilli ci occuperemo, se ne varrà la pena, un'altra volta: oggi siamo alle prese con cialtroni e collaborazionisti...)

La stabilità dell'euro la vedete! Nei suoi primi due anni di vita esso si svalutò di circa il 25% contro il dollaro, mentre la liretta aveva perso, due anni dopo lo sganciamento dallo Sme, circa il 30%. Non mi sembra una differenza particolarmente rilevante. Va da sé che il profilo temporale delle due svalutazioni è molto diverso: quella del 1992 fu più brusca (la linea blu scende prima), quella del 1999 più graduale (la linea rossa scende progressivamente), ma l'entità nel medio periodo fu praticamente identica. Tra l'altro, visto che vi piacciono gli aneddoti, vi posso dire che in quel periodo curavo gli interessi di una fondazione i cui advisor finanziari avevano suggerito di investire una parte consistente del patrimonio in euro. Ricordo ancora le allegre riunioni a fine 1999, quando la discesa dell'euro durava ormai da un anno, e non se ne vedeva la fine, e la proprietaria dei fondi cercava di capire dagli espertoni come mai stesse perdendo così tanto in conto capitale per investire in attività che comunque le davano così poco in conto interessi.

Tanto per chiarire il punto, io a un pranzo di lavoro nel 1998 ovviamente avevo detto al commerciale della grande società finanziaria di turno: "Ma insomma, amico, parliamone! C'è il CAPM, Black e Scholes, il lemma di Ito, equazioni differenziali stocastiche, tutto quest'armamentario, e poi la soluzione qual è? Metti il 60% in euro e il 40% in dollari? Ma questo gliel'avrei detto anch'io gratis a Wdhrtabwdef  [NdC: ho tradotto in venusiano il nome del miliardario di turno], anche se magari avrei messo il 60% in dollari...".

Lui si fece un risolino prima, e io una risatona dopo (cose che capitano), quando il miliardario di turno se lo inc..., pardon, gli fece sommessamente notare che c'era qualcosa che non tornava.

Aaaaaah!

I piddini ovviamente vi diranno che nel 1999 l'euro non c'era, perché per il piddino (o per l'ortottero, o per l'utile tsipriota, o per...) l'euro è "solo una moneta", cioè solo un dischetto di metallo che ha in tasca, e che gli evita di dover usare le tabelline quando scende dall'aereo a Parigi per raggiungere il suo attichetto a Place Vendôme.

Ma il fatto è che le tre funzioni della moneta che si studiano a Econ102 sono:

1) unità di conto (metro del valore);
2) intermediario delle transazioni;
3) riserva di valore

e sappiamo anche che storicamente (anzi, antropologicamente) la prima ad affermarsi è stata la prima fra le funzioni elencate. Non c'è scritto "dischetto di metallo": omissione imperdonabile alla quale i piddini rimedierebbero se potessero riscrivere la storia a loro immagine e somiglianza! Nel 1999 l'euro, che non era ancora circolante (cioè che non era ancora "dischetto di metallo" in tasca a noi), e che quindi non usavamo nelle nostre transazioni interne, era però già l'unità di conto delle transazioni internazionali, il che significa che la svalutazione del 25% contro dollaro comportò che il petrolio ci costasse oltre il 30% in più rispetto a quello che si sarebbe verificato se l'euro fosse veramente stato stabile sul dollaro (perché non il 25%? Chiedetelo agli espertoni che vogliono insegnarci il funzionamento delle percentuali...).

Inutile dire che non vedemmo fra 1999 e 2000 un'esplosione del 30% dell'inflazione, come non la vedemmo nel 1992 (come su questo blog abbiamo più e più volte ricordato da anni: Alberto Barsi ci segnalò nel 2011, nel secondo articolo di questo blog - nel secondo articolo di questo blog - l'intervista a Monti della quale vi ho più volte parlato e che Claudio ha così ammirevolmente collocato nel contesto a Torino, quella nella quale Monti ammette che fra 1992 e 1993 l'inflazione era scesa e la svalutazione ci aveva fatto bene).

Quindi: l'euro non ci ha dato la stabilità di per sé, perché all'occorrenza gli è capitato di sgretolarsi come la lira.

Allora qualcuno dirà: "Be', d'accordo, questo è incontestabile: l'euro non è sempre stato forte, e la sua performance nei primi due anni non è stata poi così dissimile da quella della liretta nel suo periodo di maggiore debolezza. Ma proprio questo chiarisce che l'euro non è il problema! Infatti, come ci ha più volte detto, nel 1992 il saldo estero andò rapidamente in terreno positivo e la crescita ripartì, mentre nel 1999 non successe nulla di simile, il che dimostra che l'euro è solo una moneta e che il problema è la corruzione/la Cina/la spesapubblicaimproduttiva [barrare una o più caselle a scelta]".

Eh no, caro piddino, le cose non stanno così, ovviamente. Madre Natura ti ha dato troppa faringe e poco cervello, e purtroppo, se è possibile rimediare al primo problema con un bisturi, per il secondo c'è poco da fare.

Allora, vediamo i cambi lira contro marco, costruiti nello stesso modo, e riferiti agli stessi periodi:



Oooops! Eh già! Nel 1992 la lira aveva ceduto anche rispetto al marco, ma nel 1999, ovviamente, no, perché eravamo nell'euro, chiaro, bestia piddina? Eravamo nell'euro, chiaro, utile tsipriota? Eravamo nell'euro, chiaro, pentaballista? E quindi, anche se nel 1999 il dischetto di metallo in tasca si chiamava ancora la lira, i cambi intraeurozona erano irrevocabilmente fissi, e in sostanza eravamo già nell'euro.

Ora, vediamo se ti entra in testa (tranquillo: a te mi interessa solo farlo entrare in testa). Riporto gli stessi dati, questa volta non confrontando quello che è successo alla stessa valuta in due tempi diversi, ma quello che è successo nello stesso tempo a due valute diverse, cominciando dal 1992 e poi mostrando il 1999.

Nel 1992 la lira cedette (in proporzioni diverse), rispetto sia al dollaro che al marco:



Notate: cedette più rispetto al dollaro che rispetto al marco. Ora, cosa sarebbe dovuto succedere, nella vostra fottuta mitologia di seguaci di Giannino? Avremmo sì avuto un vantaggio competitivo sulla Germania, quello lo ammettete anche voi - e infatti lo abbiamo avuto, raggiungendo un surplus verso l'estero confrontabile a quello che la Germania aveva avuto negli anni '80; ma, sempre secondo voi, avremmo dovuto avere un enormissimo scoppio di inflazione - e infatti non lo abbiamo avuto, perché nessun articolo scientifico dice che a una grande svalutazione segua una grande inflazione, dal momento che in effetti una cosa del genere non succede mai per motivi che se voi aveste meno faringe e più cervello potreste studiare qui.

Da quando siamo nell'euro invece può succedere solo questo:



Possiamo riallineare il cambio solo extraeurozona, e dato che il Nord dell'Eurozona rappresenta quasi la metà del nostro commercio, è evidente che il mancato riallineamento (cioè il fatto che la Germania si sia opportunamente scelta un sistema che le permette di non rivalutare) ci danneggia, mentre rispetto ai mercati delle materie prime siamo sempre in balia delle decisioni altrui (ma questo, come abbiamo visto, è meno importante, perché due episodi di svalutazione superiori al 20%, quelli che vi ho mostrato in questo post, non hanno portato a un aumento del 20% del prezzo della benzina alla pompa, come vi ho spiegato non tecnicamente qui, e come vi spiegherò tecnicamente il 12 aprile a Roma). Peraltro, questo fa capire che chi ci dice che il problema è il cambio dell'euro sul dollaro appartiene necessariamente a una delle due categorie sopra menzionate. Il problema è ed era il cambio fra Italia e Germania, cioè il fatto che la Germania non rivaluta, anche se i suoi beni sono molto domandati, sono in eccesso di domanda. Il problema è che l'euro impedisce al mercato europeo di funzionare. Come si ponga rispetto ai mercati terzi è un problema di ordine inferiore, stante il fatto che l'Europa è il più grande mercato dei paesi europei.

Bene.

Dopo tanti post tristi (e qualcuno esilarante), finalmente un post utile. Questo post vi permette:

  1. di riconoscere un cialtrone (o un collaborazionista) quando ne incontrate uno (laddove non crediate, come me, all'inesorabile veridicità della fisiognomica); 
  2. di stare tranquilli: qualsiasi cosa succeda al cambio della nuova lira dopo l'euro... è già successo, e siamo ancora vivi!

Il riallineamento che ci aspetta questa volta, però, non sarebbe del tipo "cornuti e mazziati", come quello del 1999 (cioè con un aumento del costo delle materie prime, a causa della svalutazione verso dollaro, ma uguale competitività verso i mercati di sbocco, a causa dell'esistenza dell'euro). Sarebbe invece del tipo "arrivederci e grazie", cioè con un incremento del prezzo delle materie prime in dollari simile a quello sperimentato nel 1992, compensato però - come nel 1992, e come in Veneto e nelle Marche ricordano bene - da un uguale o superiore incremento della competitività sui nostri mercati di sbocco.

Prima è, meglio è.

E questo ormai cominciano a capirlo anche gli imprenditori.

49 commenti:

  1. Vabbé però se i miliardari hanno tenuto duro e non hanno venduto, dopo i primi due anni l'euro si è rivalutato sul dollaro e, vendendo oggi, avrebbero una bella plusvalenza.
    Alla fine i ricchi guadagnano sempre :)

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    1. Grazie per la visione ma chi sono i possibili ministri post € :
      I ministro:
      Tesoro:
      Industria:
      Lavoro:
      Gli altri per ora non sono strategici anche xché non mi è chiara totalmente la visione, ad occhio parrebbe laica e pubblica/manoninvadente

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    2. Propongo:

      Totò
      Peppino
      la malafemmina.

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    3. In questo contesto, anche gli esteri e, soprattutto, la difesa, mi sembrano di non poco conto (a meno di non fare come l'Alaska e la striscia di Gaza e raccogliere firme per referendum di annessione alla Russia: Shanghai Cooperation organization invece di EU)

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    4. Spiritosi
      E leggiadri
      Ma gli italiani come sono come gli ucraini buoni o quelli cattivi

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  2. «Se uscissimo dall'euro - ha avvertito il leader degli industriali - rischiamo di perdere il 25-30% del Pil» nel giro di pochi anni. «Vogliamo davvero tornare - ha aggiunto il numero uno di viale dell'Astronomia - a una situazione anteguerra?»
    Squinzi dixit
    ...del resto con le sue fabbriche delocalizzate in Estiquatsistan a lui conviene mantenere il giogo dell'euro.

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    1. E se gli lanciassimo l'hastag #squinzistaisereno?

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    2. L'ho sentito anche io e, se stiamo parlando della stessa conferenza (mi pare fosse un'audizione Commissioni Affari esteri e Politiche dell'Unione europea ), ha aggiunto a supporto della sua affermazione che, siccome la sua azienda è presente in 32 Paesi al mondo, laddove si è svalutato hanno avuto un calo del fatturato.
      Peccato non ci fosse un goofysta fra gli astanti, sennò sarebbe sfuggita un'ovvia osservazione: "quindi nell'eurozona, dove si è rivalutato, chissà che impennata dei fatturati."

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    3. Squinzi sì che perderebbe il 25% - 30% del suo personale PIL se uscissimo dall'euro. Un po' di comprensione per la povera Squinzia...

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    4. Ma se avessimo un governo serio, la Squinzia spa andrebbe nazionalizzata. E se si oppone, vuoi che non abbia qualche avventuretta, evasioncina da nascondere? Conosco i sassuolesi

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  3. Post cristallino e anche molto divertente (non solo ho capito, ho anche riso molto). E ora, prof, smetta di leggere, da qui in avanti parlo solo a chi fra gli altri ha più tempo libero. Premesso che da quando - senza competenze di economia - parlo a tutti di queste cose sono diventata (absit iniuria verbis, ma è così) praticamente lo zimbello di tutti e questi tutti un giorno sì e l'altro pure mi schiaffano sulla scrivania e sulla bacheca di Fb qualsiasi schifezza pro euro si trovino per le mani, l'altro giorno un mio collega mi ha appunto portato a riprova del mio errare un numero della rivista Valori (vedetevi www.valori.it se vi va, è un indirizzo semplice e non merita lo sbatti di inserire il link attivo) con svariati articoli contro l'uscita dall'euro. Mi sono sembrati abbastanza sciatti e confusi (e chi legge questo blog capisce perché), di molti argomenti sono riuscita a valutare l'inconsistenza da sola, ma in particolare in uno un tizio di cui non mi ricordo il nome ma "economista della Luiss" diceva che la svalutazione post uscita dall'euro in realtà non apporterebbe affatto i vantaggi sperati sulla nostra economia, come nei famosi anni '80, perché noi adesso importiamo non solo materie prime, ma anche (il dato era del 60%) semilavorati, e la svalutazione, comportando un aumento del prezzo di questi semilavorati, andrebbe ad annullare gli effetti benefici sulle esportazioni. Ora, a me questa roba è sembrata come minimo poco argomentata e anzi mi viene da dire "Embè? Che cambia? Materie prime o semilavorati che differenza fa?". Però, seeeeeeeeenza chiedere al prof di occuparsi di una rivista non scientifica, se ci fosse qualcuno dei tanti e preparatissimi frequentatori di questo blog che dicesse la sua mi farebbe piacere.

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    1. Premessa: i semilavorati di qualcuno sono sempre "materie prime" di un altro. l'aumento delle importazioni dei semilavorati, nella cui produzione eravamo campioni, è dovuto proprio all'euro che ha reso conveniente comprarle all'estero (facendo prosperare gli altri e facendo chiudere le nostre fabbriche). Se si svalutasse, si stimolerebbe 1)l'acquisto di materie prime "più grezze" quindi a minor costo 2) le nostre aziende potrebbero spuntare un mark up (cioè un guadagno) più alto incorporando il valore dei semilavorati prodotti in casa 3) il vantaggio di una produzione integrale in un sistema di rete stile nord-est anni 90 aumenterebbe il lavoro per le nostre aziende e la diffusione del know-how produttivo 4) banalmente a seguito dei punti precedenti aumenterebbe l'occupazione

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    2. Grazie Prove tecniche, sei stato/a molto chiaro/a e gentile.

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    3. in sintesi, invece di comprare semilavorati fatti dagli altri, cominceremmo a farli noi in casa ==> più occupazione

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  4. Per il suo bene, io spero lo capisca molto presto anche (il) Brambilla.
    Le urla di uno Sgarbi, per quanto sentite e genuine, non potrebbero mai replicare la lucidità e la chiarezza di un post come questo.

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  5. Una bomba di chiarezza adamantina!

    Si capisce tutto quello che è successooooooooooo!

    GRAZIE!

    P.S.
    La verità vince sia la paura che l'intimidazione.

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  6. Per i precisazionisti all'ascolto: il tasso di inflazione in Italia toccò il massimo del 3,5% nel mese di luglio 2001, per scendere immediatamente dopo.
    Una straordinaria esplosione di inflazione che non ebbe effetti duraturi.
    Off topic tanto per ridere: recentemente anche "Mr. NeroGiardini" (settore calzature) si è professato a favore dell'euro. Nello stesso tempo auspica un aumento delle vendite verso l'estero.
    Raggiungendo l'amico Della Valle nell'esclusivissimo club "Quelli che hanno le idee chiare"

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  7. Buongiorno professore,
    prima di tutto la ringrazio per ciò che ha fatto per me (aprirmi gli occhi e sturarmi le orecchie!)
    Poi le chiedo una cosa a patto che se dico una stupidata o una cosa già detta lei mi fustighi per bene, dato che la seguo sul blog da un paio di anni e credo di aver letto tutto.. e anche capito qualcosa!
    Secondo lei è possibile verificare a liv. scientifico l'affermazione di partenza dei vari Piddini riguardo alle legislazioni sul lavoro?
    Quella per capirsi che una legislazione più flessibile aiuta l'occupazione.
    (lo so che è strumentale, lo so che è solo un altro dei corollari dell'unione monetaria.. lo soche non ci credono neanche loro, ma a me interesserebbe potere chiudere per sempre la bocca a chi dice che "almeno così si crea qualche posto di lavoro", dato che mi sembra falso... però non ho la preparazione per sostenere davvero sino in fondo questa affermazione).

    Con l'arrivo del "job act" (leggasi precariato a vita) di Renzi secondo me potrebbe essere utile togliere valore al suo presupposto, no?

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    1. se con "legislazione più flessibile" intendi la flessibilità del lavoro la risposta è dentro di te e di questo Blog

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    2. Caro Alfonso, non vedo motivo perché, con una buona amministrazione, debba esser necessario ridurre la generalità dei salari. Tutto ciò è conseguenza di un errata politica economica.
      Hello Keynes!

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    3. @Prove tecniche: Grazie!
      @claude: non ho capito l'attinenza della tua risposta alla mia domanda.

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    4. Be', il lavoro schiavile ha il suo perchè, specie se alla reintroduzione della schiavitù accoppiamo a) l'eutanasia su richiesta dei proprietari di schiavi, in base a semplice autodichiarazione che lo schiavo non rende più (necessità economica dell'azienda) b) la procreazione assistita per conto terzi. C'è tutto un mercato che si apre alla creatività italiana, pensiamoci seriamente.

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    5. Non è un problema di legislazione del lavoro ma di politica monetaria. La politica del lavoro è a livello inferiore di quella monetaria, macroeconomica. Hai bisogno di un'altra semplificazione? Eppure mi sembrava già così chiaro!

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    6. Dimentichi lo jus primae noctis

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    7. Nei manuali di macroeconomia c'è scritto che la disoccupazione è dovuta alle rigidità del mercato del lavoro, in particolare alla rigidità dei salari reali che si allontanano dal livello di equilibrio (quello per il quale non ci sarebbe disoccupazione). Quindi i mini job tedeschi e i contratti di Renzi (apprendistato libero + 20% dei lavoratori a tempo determinato rinnovabile) rispondono all'esigenza di diminuire il costo del lavoro e le sue rigidità per diminuire la disoccupazione.

      Vuoi obiettare che le riforme del mercato del lavoro, a partire da quella del '97, non sono servite a diminuire la disoccupazione? Aspetta che i consiglieri economici di Renzi vadano avanti di qualche pagina nel loro manuale di macroeconomia !

      Vuoi dire che la (contro)riforma del lavoro serve per aumentare la redditività delle grandi imprese (Coop ?) e non per diminuire la disoccupazione ? Vuol dire che sei comunista ed il problema è solo tuo !

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  8. Gent.mo vignaiolo, come sempre il suo è un vino ottimo e abbondante.
    A conferma che il Caso è sempre all'opera, ho bevuto/letto la sua ultima fatica appena finita la pausa pranzo e prima di uscire dall'ufficio per bermi un caffè. Sulla strada per il bar ho incrociato la casa di un Amico, entrando per salutarlo ho letto queste parole:

    Chi aspira alla verità proclama la giustizia,
    il falso testimone proclama l'inganno.

    V'è chi parla senza riflettere: trafigge come una spada; ma la lingua dei saggi risana.

    La bocca verace resta ferma per sempre,
    la lingua bugiarda per un istante solo.

    Amarezza è nel cuore di chi trama il male,
    gioia hanno i consiglieri di pace.

    Al giusto non può capitare alcun danno,
    gli empi saranno pieni di mali.

    Le labbra menzognere sono un abominio per il Signore
    che si compiace di quanti agiscono con sincerità.

    Grazie ancora.

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  9. Post bellissimo. Ottimo per la mente e per lo spirito. Habe Dank (così capiscono anche i collaborazionisti, per i quali evochiamo con gioia, non a caso, Zueignung di Strauss)

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  10. Capisco che i collaborazionisti abbiano un tornaconto, un movente.
    Quello che non capisco sono i cialtroni che fanno del male al proprio paese solo per pura, semplice e genuina coglionaggine.

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    1. Ti consiglierei, così, se vuoi 'capire', Conseguenze sociali del mutamento di valore della moneta, JM Keynes, dove viene spiegata un'interessantissima "lotta di classe". Tanto per capire cui prodest. Poi mi dici! ps son 4 pagg meno tecniche di un post medio del prof!

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  11. Prof, senza voler mettere le briglie al suo estro né dare alcun tipo di indicazione, se posso però pregarla di fare (visto la campagna elettorale per le Europee) più post come questo cioè post che affrontino i luoghi comuni e la scemenze dei piddini e, ahimè, anche dei pentastellati.
    Lo dico perché anche io sono in guerra (altro che Grillo), una guerra interna, nel M5S e voglio spuntarla, voglio farla leggere il più possibile, voglio che si rendano conto.
    Sto referendum deficiente io non lo voglio, non voglio passare per ridicolo per nessuno.

    Sto pure scrivendo ai parlamentari del M5S, piano piano scriverò a tutti già ne ho fatti 30, linkando loro l'appuntamento del 12 aprile.
    Non è possibile che a un appuntamento come questo, di qualità, ci sia RC FI AN e non il M5S. Indipendentemente da come la si può pensare e da quello che si potrà fare, NON si può mancare.

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  12. Poiche' nel mio piccolo di microesportatore (attuale) vivo molto direttamente sulla mia pelle le questioni di cambio, farò un breve riassunto della storia della mia miseranda baracca che sopravvive a stento (per ora, domani chissà)...
    2002 - partenza. Una collega che lavora per un nostro cliente (mutinazionale) a una conferenza interna sui contractor a Londra sente la seguente affermazione: "I fornitori di servizi italiani hanno pari competitività rispetto a quelli indiani e una qualità più alta". Fatturato anno I 1/2 X
    2003 - due dipendenti, clientela 100% italiana, fatturato 0.9 X, 100% servizi
    2004 - due dipendenti, clientela 100% italiana, fatturato X
    2005 - due dipendenti, clientela 90% italiana, fatturato 1.2 X
    2006 - due dipendenti, clientela 90% italiana, fatturato 0.8 X - a settembre l'euro sfonda 1.3 sul dollaro
    2007 - un dipendente, clientela 75 % italiana, fatturato 0.8 X
    2008 - un dipendente, clientela 70 % italiana, fatturato 0.8 X
    2009 - un dipendente, clientela 60 % italiana, fatturato X
    2010 - un dipendente, clientela 30 % italiana, fatturato X
    2011 - un dipendendente, clientela 20 % italiana, fatturato 1.5 X (nel secondo semestre euro ampiamente sotto 1.3 USD)
    2012 - un dipendente, clientela 10 % italiana, fatturato 0.7 X (l'euro risale sul dollaro)
    2013 - 0 dipendenti, clientela 10 % italiana, fatturato 0.8 X 90% prodotti

    Ovvero, ci siamo espansi sull'estero esattamente mentre il settore di riferimento domestico si disgregava (non starò a far la conta dei clienti italiani che hanno chiuso i battenti o quasi). Considerazione a margine: il nostro settore (farmaceutica), in Italia ed nel resto d'Europa campa di spesa pubblica (sistemi sanitari nazionali) e Bruxelles da tre anni a questa parte raccomanda tagli si spesa farmaceutica che vengono puntualmente eseguiti.
    Riassumendo: sono partito da un fatturato X +/- 20% ed espandendomi sui mercati esteri con X+/- 20% sono fondamentalmente rimasto, ma nel contempo ho perso tutta la clientela domestica causa crollo del settore e non riesco più a pagare uno stipendio, mentre all'inizio riuscivo a pagarne due.
    Un conto della serva direbbe che in assenza delle cause della desertificazione (unione monetaria innaturale e tagli di spesa sanitaria), a parità di espansione sull'estero ora sarei a un fatturato di 2X +/-20 , ad occhio e croce con 3-4 dipendenti.
    P.S.: secondo voi il massivo e simultaneo sgancio dei fornitori di servizi europei/occidentali del 2006 per rivolgersi a indiani e cinesi è dovuto
    a)al fatto che in 4 anni la competitività e il livello tecnico degli asiatici è improvvisamente esploso
    b)al fatto che il livello qualitativo degli italiani è crollato
    c) al fatto che cause ESOGENE (cambio fisso e valuta forte) hanno massacrato la nostra competitività?
    d) se avete dato la risposta corretta, avete capito cosa ha in mente chi dice l'euro va bene ma è troppo alto? Com'e' che diceva l'eurocyborg? "Ho aggiustato la bilancia commerciale distruggendo la domanda interna"?

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    1. mi piace il tuo esempio , grazie per la tua chiara testimonianza

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    2. Anche il mio settore (telecomunicazioni) campa di spesa pubblica, i grossi Service Provider sfruttano le infrastrutture da (noi) costruite e pagate, e fin qui va bene, se la catena di fornitori lavora - lavorando si migliorano i prodotti, si creano scuole di competenza. Invece in Europa c'e' una contrazione micidiale degli investimenti, nonostante il blabla decennale sull'Agenda Digitale e simili amenita'. La mia multinazionale dove investe? APAC, dove c'e' lo sviluppo, e Nord America, dove si iniettano km cubi di dollari nell'economia. Needless to say, secondo voi dove sono (erano) le competenze piu' avanzate? Neither US nor China, ma vicino, molto piu' vicino.

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    3. Mi ritrovo nel trend che descrivi. Fatturato in calo (perché non cresce) e riduzione orario dipendenti (produttività dei quali in picchiata semplicemente perché a volte non c'è nulla da fare!). A questo aggiungo utile asfittico e 0 investimenti. Vogliamo parlare poi dell'aumento di tassazione e dei ritardi negli incassi? Vogliamo considerare che la conseguente sopraggiunta inconsistenza del risparmio personale per un micro imprenditore impedirà al primo grosso trauma di sostenere con il proprio patrimonio, com'era tipico, la sua impresa (considerando il non accesso al credito bancario)?
      Ma soprattutto, per me che sono nei servizi, con ovviamente clientela tutta domestica, una mancanza di prospettiva per il futuro che toglie ogni entusiasmo..
      Di fronte a fallimenti e suicidi di tanti piccoli imprenditori, mi reputo fortunata (per ora), ma avverto tutta l'ingiustizia di questa roulette!
      Come ha detto Claudio Borghi non esiste solo il 10 e lode, c'è il 6, 7, l'8, e aggiungo che trai tanti in estrema difficoltà ci sono molti 10 e lode, strozzati oggi dai famosi investimenti in ricerca e sviluppo per essere più competitivi con cui si erano impegnati qualche hanno fa. Diciamo che i piccoli son fregati, e che quelli che sopravviveranno non saranno necessariamente i "migliori", i più competitivi e innovativi.
      Non funziona neanche darwinianamente!

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  13. Comunque l'attuale "svalutazione" sta facendo bene alla Germania, come già (giugno 2013) riportato sul quotidiano salmonato:
    Usare l'inflazione per svalutare l'euro? Ecco come la Germania si è avvantaggiata sul Sud Europa

    Per carità, su Goofynomics "qualcosa del genere" era stato riportata un po' prima (febbraio 2012):
    La Germania e la crisi dell'eurozona

    Mi spiace, prof, le stanno con il fiato sul collo ... L'anno scorso erano 16 mesi ... si stanno avvicinando sempre di più.

    Lo stesso prodi(tore) (nomen omen) ci ricorda che:
    Quando io dicevo che il Patto di stabilità era stupido, allora mi davano tutti torto.

    Peccato che non venga riportata la frase intera, che si trova nel link d'epoca (ottobre 2002):
    Prodi: patto di stabilità «stupido ma necessario»

    NECESSARIO ???

    La consapevolezza sulla stupidità (chiamiamola così), non solo del patto di stabilità, ma della costruzione dell'euro sta guadagnando terreno in modo impressionante.

    Due trincee rimaste sono però molto insidiose. I due populismi.
    Il primo: sì, però se ne usciamo cosa succede? Popolismo-terrorismo.
    Il secondo: ma è la Germania che è cattiva. Populismo-nazionalismo.

    Su questi due punti la distanza dagli inseguitori è abissale.

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  14. saranno pentaballisti ma mononeuronici

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  15. i fatti sono qui ben illustrati (e vissuti da tanti). Vorrei sottolineare la chiusura del post: prima è meglio è, perchè ritengo che più il tempo passa e maggiore è la distruzione del sistema produttivo/sociale e quindi rischiamo di non avere più gli impianti, la struttura da far girare al momento della ripresa. Una fabbrica PERSA, spesso è PERSA per sempre!

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  16. Cialtroni e collaborazionisti ...

    Ministro per lo Sviluppo Economico Guidi in audizione oggi ....

    Al Gr24 di pochi minuti fanno sentire solo poche parole: quelle dal minuto 16:00
    www.youtube.com/watch?v=SHLdJO1oysk

    Il ministro dice: "in Italia è mancata fino ad oggi una politica industriale; una delle prime cose che io voglio cercare di impostare nelle prossime settimane è la costruzione di un gruppo di lavoro, una task force composta da economisti, politologi (!) che riescano a creare un industrial compact italiano".

    D'altra parte per fare la "politica" economica ci vogliono gli economisti ma anche i "politologi".

    Per cercare il frammento ne ho uditi altri ed è stato tremendo.

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    1. E per la politica economica chi ci mettiamo? Gli ingegneri e i calciatori?
      Poi uno dice come fa la Merkela a dominarci.... questi fanno tutto da soli! Lei mica si impegna!

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  17. Deconstructing the Euro, Mar 25, 2014
    João Ferreira do Amaral
    http://www.project-syndicate.org/commentary/jo-o-ferreira-do-amaral-et-al-propose-a-strategy-for-saving-the-european-union-from-the-euro

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  18. Io ho un atroce dubbio, saremo ancora in tempo?

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    1. Io pure. Ho anche l'incubo, atroce, che non finirà tanto presto.
      Hanno il pallino in mano e non lo mollano (finché vinco gioco io).
      Ho sinceramente paura che finisca troppo tardi e quindi malissimo. Se qualcuno mi potesse smentire su 'sto punto, mi farebbe un gran favore.

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  19. Ay ay ay, questa è per Bagnai: è che siamo troppo boni...

    http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/mar/26/caring-curse-working-class-austerity-solidarity-scourge?CMP=twt_gu

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  20. Buongiorno. Sono ascoltatore, abbonato e a questo punto reo confesso di Radio Popolare.

    Nel microfono aperto di ieri si parlava di Job Act e della recente ennesima batosta al lavoro con l'ampliamento dell'uso dei contratti a tempo determinato.

    Al telefono c'è tal Damiano ex ministro del lavoro (mi pare) per il partito della Nutella in qualche governo PUDE. Sull'altra linea riesco a intervenire io. Dico che secondo me Renzi sa benissimo quello che fa, perchè nella situazione attuale la rigidità del cambio ci costringe - per rimanere a galla - a togliere potere contrattuale ai salari, cosa che inevitabilmente ridurrà la loro quota sul PIL . In questo modo però si stimola il gioco al massacro della compressione della domanda interna in tutti i nostri principali partner commerciali (in realtà alla radio ho cercato di renderla con parole più semplici - qui sintetizzo perchè sono sicuro di essere capito). Il conduttore mi chiede anche se penso se da questo situazione si possa uscire con "più" o "meno" Europa. Gli spiego la storia che potrebbe anche andarci bene diventare il mezzogiorno d'europa che vive di trasferimenti fiscali dal nord, ma che molto probabilmente questa cosa ai biondi ariani non si farà mai andare giù.

    A quel punto il conduttore si rivolge all'altro - importantissimo - interlocutore....

    SE L'ERA SQUAGLIATA!

    Oh magari no... forse era solo caduta la linea, ma in genere in questi casi, visto che Damiano era stato invitato dalla redazione, lo recuperano chimandolo nuovamente. Niente.

    Ma sono veramente dei pezzenti...

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  21. L'atteggiamento più sconcertante, tra collaborazionisti e millantatori di titoli di studio inesistenti, è certamente quello dei giornalisti.
    L'altro giorno per caso ascoltavo uno di questi martellanti e monotoni show televisivi mattutini, la cui unica ratio è quella di inculcare negli ascoltatori verità di fede acritica senza tema di contraddittorio.
    C'era nel mare magnum (stavo per scrivere mare nostrum per citare il nostro arrivista del consiglio ma sono scoppiato a ridere forte) degli ospiti un solingo e giovine leghista, peraltro preparato sulle tematiche trattate e che rispondeva a tema.
    Invariabilmente arriva il momento di parlare del mostro, del tabù, dell'innominabile, di Lui, quello che non svaluta e ahimè neppure rivaluta mai, quello che ha fondato nel cuore dei piddini una religione ampiamente praticata e i cui dogmi sono noti a tutti: l'euro.
    Gelo in sala, i politici pretesi avversari recitano scompostamente e a memoria i lemmi "riforme", "spesa pubblica da tagliare", "populisti", tentando di comporre un improponible e sconclusionato collage senza capo ne coda.

    Il leghista fa notare sommessamente che il problema era stato risolto dalla teoria economica degli anni cinquanta e sessanta e che tutti i premi nobel per l'economia non facciano in tempo a essere intronati che le esternazioni su quanto sia orribile l'euro fiocchino.

    A questo punto, lancia in resta e in preda ad evidente riflesso pavloviano, la conduttrice lo rimbrotta come una madre che sgrida il pargolo discolo, con tono di grave ammonimento, dicendo "Beh si ma lei parla di Stiglitz e poi comunque le cose non stanno proprio come dice lei".
    Il leghista abbassa il capo, forse domo di un dovere di cortesia che si deve a colui che ospita come regola non scritta e lascia cadere.

    Avresti dovuto, con calma e tranquillità, caro giovane leghista, riproporre a tua volta: "e come stanno, gentile signora, allora le cose"?

    Se c'è una cosa che abbiamo imparato sull'euro è che il conformismo, di cui Lui è parente strettissimo, ha il potere di attribuire patenti di legittimità e verità a chiunque abbracci la sua causa, ipso facto.

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    1. Pazienza dai, Sgarbi direi che con questa ha saldato il conto per tutti.

      https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=swoVt8uvBcM#t=205

      Aggiungo che disprezzo profondamente Sgarbi, e mai e poi mai mi sarei sognato, con quel vaffa liberatorio, di sentirmi cosi' tanto vicino a lui. Ma tant'e'...

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