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lunedì 27 febbraio 2012

La Germania e la crisi dell'eurozona

Ah, gli studenti... Che creature meravigliose! Dopo tanti anni non cessano di sorprendermi. Sorprese buone e cattive, naturalmente...

Mi ricorderò sempre di quella volta che a Roma uno studente alto due metri e largo quasi altrettanto, un ottimo pilone della mischia, scoppiò in lacrime esclamando: “Professore, questa domanda è troppo semplice, non riesco a rispondere!”. E naturalmente da allora le mie domande furono sempre più semplici, perché io, che sono uomo di fede, desideravo tanto ripetere il miracolo: quello di far sgorgare l’acqua dal granito. Ma nella loro varietà sterminata, nel groviglio inestricabile delle loro affascinanti personalità in divenire, dei loro percorsi di vita, queste meravigliose creature obbediscono ad alcune leggi fondamentali, leggi ferree, al cui determinismo nessuno riesce a sottrarsi, se non, forse, qualche autentico genio, che credo di non aver mai incontrato, o che magari ho incontrato senza riconoscerlo (ammetto i miei limiti). E la prima di queste leggi ferree è questa: uno studente non ti farà mai una domanda della quale non creda di sapere la risposta. Questo perché lo scopo della domanda, naturalmente, non è cercare di capire, ma mostrare di aver capito. Alcuni, una eletta minoranza, spingono il proprio zelo fino all’estremo limite, che è quello di farti una domanda per dimostrarti a te (a te insegnante) che tu non hai capito.

Studenti di questo genere non erano infrequenti a Roma. Nel dipartimento che fu di Federico Caffè insegnavo econometria, una materia piuttosto tecnica. Nel tentativo (vano) di combattere l’Alzheimer, invece di proiettare tante belle slides di PowerPoint, con santa pazienza mi facevo tutte le dimostrazioni alla lavagna, passo passo. E naturalmente c’era sempre qualcuno che a un certo punto diceva: “ma professore, il segno di sigma non dovrebbe essere negativo (o positivo)?”.

C’è un’altra legge ferrea cui soggiacciono gli studenti: la legge di Murphy. E quindi la domanda maliziosetta, ahimè, risulta sempre infondata. Aggiungevo il passaggio che speravo di poter omettere (contando sulle capacità di astrazione del mio pubblico), per dimostrare, con eleganza, al fesso di turno che aveva torto, e si andava avanti. Il problema è sempre quello: se una cosa passa dall’altra parte dell’uguale, cambia segno. Che poi significa che se tu dai dei soldi a me, io divento più ricco e tu più povero. Passando dall’altra parte, i soldi hanno cambiato segno: meno per te, più per me...

Perché vi racconto questi insulsi aneddoti? Perché voi, per vostra e mia fortuna, non siete studenti. Tutti (tranne uno) fate domande profonde, animate da un reale desiderio di conoscenza. E io non posso sottrarmi al piacere di rispondervi. Perché a me insegnare piace, ed è molto più bello insegnare a dei “non studenti” (nel senso sopra definito).

Nel post precedente affermavo ciò che è, ovvero che (mi cito): “è successo l’esatto contrario di quello che dice Sinn: da quando c’è l’euro i differenziali si sono ridotti (non sono aumentati) e lo hanno fatto perché nei paesi periferici l’inflazione è diminuita (non è aumentata), mentre è aumentata in Germania e Austria”. Al termine di questo post aggiungevo un commento: “il ragionamento svolto qui si presta a una delle tipiche obiezioni del piddino... Attendo fiducioso!”.

E nonostante Antonino, per carità di patria, si fosse “piddinizzato” (immagino una scena del genere) per fare lui la domanda, nel tentativo generoso di evitare al piddino di manifestarsi, ponendo la questione in questi termini: “ma non avevi detto che il differenziale dei prezzi era l'origine del problema? e vedi che con l'adozione dell'euro i differenziali sono diminuiti? lo vedi che l'euro è cosa buona e giusta?”, ecco che l’amico piddino, che chiameremo S&P (per la sua sagacia e la sua propensione a elargire rating errati), non rinuncia... gli prudono le dita... deve fare la domandina maliziosa... deve dimostrare la sua indipendenza di pensiero... che poi, visto che non pensa, è data per definizione... “professore, ma sigma ha segno meno!”... ed ecco il suo capolavoro di malizia studentesca, riportato come commento sotto il post precedente:



16 novembre 2011: "L’indebitamento privato estero ha una causa strutturale nota: i tassi di inflazione dell’eurozona non stanno convergendo. Dal 2000 al 2007 la Germania ha avuto l’inflazione media più bassa (1.6%). All’estremo opposto Irlanda (3.4%), Grecia (3.2%), Spagna (3.1%) e Portogallo (2.9%) hanno avuto l’inflazione più alta [...] La Fig. 2 mostra come nei PIGS l’indebitamento estero si sia mosso in simmetria con lo scarto fra prezzi interni e prezzi tedeschi: a maggior inflazione cumulata corrisponde maggior indebitamento estero".

26 febbraio 2012: "fino alla crisi del 2007 il differenziale di inflazione è sceso (non salito), raggiungendo il minimo storico di 1.4 nel 2007 (parte ombreggiata della Fig. 2). E attenzione! Se i tassi di inflazione si sono venuti incontro, vuol dire che, generalmente, sono calati dove erano più alti, e cresciuti dove erano più bassi".

A novembre i tassi di inflazione dal 2000 al 2007 non convergono, a febbraio invece si vengono incontro.

Secondo me Sinn preferisce l'autunno all'inverno ;-)


Bravo, S&P. Resta in linea: ieri ho pubblicato solo metà dell’articolo: non lo sapevi, ma la risposta era già pronta. Scusami se arriva in ritardo, sai, ogni tanto anche noi docenti universitari dobbiamo lavorare (che ingiustizia!). Non ti invito a leggerla, per due motivi: primo, perché non puoi capirla (tu, ma gli altri lettori sì, e anzi l’hanno già capita); secondo, perché è inutile: tu leggi tutto, ma non capisci niente.





(segue dal post precedente)

Un attimo... sto aspettando il fesso di turno... eccolo: arriva subito, non c’è molto da aspettare... Il piddino dirà: “sei in contraddizione: se l’euro ha contribuito a ridurre i differenziali di inflazione, come può aver avuto effetti così disastrosi sulla competitività? Allineando la crescita dei prezzi l’euro ci ha salvati! Quindi quello che ci hai detto finora non è vero, hai sparato un sacco di balle perché sei devastato dalla tua livida invidia verso i tedeschi, perché non sei bravo come loro, e per convincerci a seguirti su questa china scivolosa hai falsificato la realtà!” Questo dirà il piddino. Questo dice da quindici anni. Con questi “argomenti” mi ha frantumato gli ellissoidi. Quindi io con lui non parlo più, ma parlo con te, caro lettore, affrontando il terzo punto, che ci aiuta a capire che Sinn mente non per incompetenza, ma per furbizia (quella che Cesaratto chiama vittimismo).

Vedete, questa cosa che l’euro sarebbe stato benefico perché ha ridotto l’inflazione e in particolare lo scarto fra i tassi di inflazione dei paesi europei è uno dei cavalli di battaglia degli euroti. Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere, ad esempio da Romano Prodi, o, in forma più tecnica, da Paperoga Jonung, quello che nel 2010 ha scritto il panegirico dell’euro, sbagliando genere letterario: una oraison funèbre sarebbe stata più appropriata, come Krugman gli hafatto notare.

Ecco, se vi leggete il working paper di Paperoga, a pag. 28 trovate l’epitome della saggezza piddina: “The euro is well established. The euro has not created political turmoil in Europe. It has fostered integration of financial, labour and commodity markets within the euro area... Inflation differentials within the euro area are presently of the same order of magnitude in the euro area as in the United States.”

Vedete? Anche Paperoga ve lo dice: i differenziali di inflazione si sono ridotti. Quindi Sinn ha torto... e quindi ho torto anch’io?

No, purtroppo, purtroppissimo, io ho ragione. La mancata convergenza dell’inflazione rimane un fatto, e un fatto dirompente per l’eurozona. Del resto, nel post precedente lo dicevo: “anche gli euroti hanno torto (perché la riduzione dei differenziali c’è stata ma non è stata un successo, come se vuoi ti spiegherò)”. Come si spiega questo paradosso? Come è possibile che se gli scarti fra i tassi di inflazione si sono ridotti, non ci sia stata convergenza?

Ma cari, è semplicissimo: la convergenza si compie quando gli scarti diventano in media nulli, il che significa, in buona sostanza, che un paese x ogni tanto ha un po’ più di inflazione del paese di riferimento (la Germania), e ogni tanto un po’ di meno. Scarti positivi e scarti negativi si compensano. La media di +1 e -1 è zero. Questa è convergenza. La media di 0.5 e 0.5 è 0.5. Questa non è convergenza, anche se prima lo scarto era, poniamo, 20. Questo è il motivo per il quale sbagliano sia Sinn (perché i differenziali non si sono allargati con l’euro), sia gli euroti (perché la convergenza non c’è stata, e non c’è stata per il motivo che non faceva comodo al capitalismo dei paesi del nucleo).

Avrete anche notato un’altra perla dell’amico S&P: nel suo intervento mi rimprovera di aver detto a novembre che l’inflazione greca è alta, il che gli sembra in contraddizione con il fatto che ieri ho detto che l’inflazione greca è scesa.

Ma amico caro! Se nel 1993 l’inflazione greca era al 14% e nel 2005 al 3% cosa devo dire, per farti felice? Che è salita? Mi dispiace, non posso. E se nel 2005 l’inflazione tedesca era al 2%, cosa devo dire, che era più alta di quella greca? Mi dispiace, non posso. Il problema è che tu, da buon dilettante, confondi statica (quello che succede in un dato anno) e dinamica (come si sono mosse le variabili nel tempo). Che perla! Anzi, che pirla!

Comunque, per quelli che amano la tecnica, e se la possono permettere (quindi, caro S&P, lascia perdere: non fa per te), la spiegazione della mancata convergenza fra i tassi di inflazione europei, anzi, della convergenza in tre club distinti (ricchi, poveri, e italiani) è nel più volte citato working paper della Bce.

Ma non c’è bisogno di tanta tecnica. Basta un po’ di buon senso, di umiltà (ecco, quella S&P non ce l’ha, ma peggio per lui), e uno sguardo ai dati, che passiamo a dare.



Punto terzo: i differenziali di inflazione, che preesistevano all’euro, sono da sempre a vantaggio della Germania.
Lo si vede abbastanza bene nella Fig. 1 della prima parte del post, ma può essere utile formulare la figura in modo un leggermente diverso, sottraendo alle varie inflazioni nazionali quella tedesca



(vi ricordo che la fonte è sempre il Fondo Monetario Internazionale).

La Fig. 3 quindi non mostra i tassi di inflazione dei paesi europei, ma quanta inflazione in più (o, raramente, in meno) essi hanno avuto rispetto alla Germania, cioè i “differenziali” di inflazione dei partner dell’eurozona rispetto alla Germania. Apro e chiudo una parentesi per dire che il termine giornalistico “differenziale” è quanto mai inappropriato: serve a far sembrare complicata una cosa che in realtà è semplice. La parola corretta, in italiano, sarebbe “scarto”, ovvero la misura di quanto il tasso di inflazione di un paese si scosta da quello di un altro.

Ma torniamo alla Fig. 3. Si vede bene che, a parte una breve parentesi attorno allo sconquasso del 1992-93, solo l’Olanda (più o meno fra 1986 e 1990, spezzata celeste) e la Finlandia (fra 2004 e 2006, spezzata verde) sono riuscite a scostarsi per brevi periodi verso il basso, cioè ad avere inflazione inferiore a quella tedesca. Per chi non ama i grafici (o non si fida: poverini, li capisco: la televisione dice il contrario, non sia mai questo qui, che nessuno sa chi è – in Italia – mi voglia fregare...), ecco i numeri (se vuoi te li do anche tutti, qui ti metto le medie):



In tutti i paesi dell’eurozona l’inflazione è stata in media più alta che in Germania, prima dell’euro, e dopo l’euro. Unica eccezione, evidente nel grafico, l’Olanda nel periodo pre-euro: del resto, si vede bene che i paesi della cosiddetta area del marco (Austria, Olanda, Belgio) hanno differenziali irrisori rispetto alla Germania (ed è appunto per questo che questi paesi costituivano – e costituiscono – l’area del marco). Dal 1999 gli scarti si sono ridotti, lo si vede bene. Quello della Grecia è passato da 13.5 punti a 1.7 punti, quello del Portogallo da quasi 9 a 1, ecc. Ma guarda un po’, sono tutti positivi!

Rimaniamo al dato, per favore, senza moralistiche fughe in avanti di tipo piddino: “ecco, vedi, i tedeschi sono più bravi...”. Questo argomento è ingenuo, come ho detto più volte. Tornerò a dirlo dopo, ma ora vediamo cosa comporta questa persistenza degli scarti.



Le conseguenze della non convergenza per gli squilibri esterni
Naturalmente, visto che l’inflazione è stata sistematicamente più alta nella “periferia”, i prezzi sono cresciuti di meno in Germania che in tutti gli altri paesi, come si vede dalla Fig. 4, che riporta gli indici di prezzo dell’eurozona con base 1999=100.



(i relativi dati sono in questa tabella:



Diciamo che dal 1999 al 2011 i prezzi sono cresciuti, complessivamente, del 21.7% in Germania, del 26.4% in Austria, del 48% in Grecia, e via dicendo.

Cosa c’entra con gli squilibri esterni? C’entra, c’entra...

Come ho spiegato dettagliatamente in questo post, quello che conta ai fini della competitività di prezzo di esportazioni e importazioni non è il livello dei prezzi in un determinato paese, ma l’evoluzione del rapporto fra i prezzi di un paese e quelli del suo partner. Questo rapporto si chiama tasso di cambio reale. Vedete bene che se partendo dai dati della Tabella 1 costruiamo i tassi di cambio reali bilaterali fra Germania e “partner” dell’eurozona, cioè se facciamo i rapporti (prezzi tedeschi)/(prezzi partner), il risultato è quello riportato in Fig. 5:



Cosa dice la Fig. 5? Dice che nonostante i differenziali di inflazione fossero tutto sommato esigui (nell’età dell’euro il più alto era quello della Grecia a 1.7, come abbiamo visto sopra), la loro persistenza (cioè la mancata convergenza) ha consentito alla Germania una svalutazione reale rispetto a tutti i partner dell’eurozona (solo la Finlandia ha tentato di resistere), svalutazione in alcuni casi notevole, attorno al 15% a fine periodo (per Irlanda, Grecia e Spagna). Cosa significa “svalutazione reale”? Significa che in rapporto ai beni dei partner, quelli tedeschi hanno progressivamente ridotto il loro prezzo.

Ovviamente (Goofynomics) se ti poni dal punto di vista dei partner, e quindi calcoli i loro cambi bilaterali rispetto alla Germania, cioè i rapporti (prezzo partner)/(prezzo Germania), assisterai a una rivalutazione (è strano come una svalutazione reale vista dall’estero somigli a una rivalutazione reale):



Cosa significa “rivalutazione reale”? Significa che i beni dei partner sono diventati sempre più cari rispetto a quelli dei beni tedeschi. E le conseguenze sul commercio le abbiamo viste fin dal primo post: un saldo delle transazioni correnti negativo e sempre più ampio, il che indica, come abbiamo chiarito in quest’altro post, che i paesi periferici si stavano indebitando con il centro per pagare i beni del centro.

I dati della Fig. 6 sono quelli che figurano nel primo post di questo blog. E finalmente Marco Palermo smetterà di assillarmi chiedendomi come sono costruiti. E come devono essere costruiti? Sono dei tassi di cambio bilaterali! Marco, ego te absolvo, naturalmente, ma se l’economia ti interessa tanto, prima di Kalecki leggiti questo o il Mankiw, così quando parlaimmo ce capaimmo: un tasso di cambio reale è un tasso di cambio reale. Tautologico, ma pratico. Non mi diventare anche te uno S&P.


Squilibri esterni e vittimismo
Facciamo il punto:

1)      a partire dalla metà degli anni ’80 i differenziali di inflazione fra paesi partner dell’eurozona e Germania si sono ridotti;

2)      questo processo è continuato anche dopo l’entrata nell’euro, che quindi non ha né causato né amplificato i differenziali di inflazione;

3)      al contempo, questi differenziali sono sempre rimasti in media positivi, cioè gli altri paesi hanno continuato ad avere più inflazione della Germania, e quindi non cè stata convergenza fra tutti i partner dell'eurozona;

4)      questo ha determinato una svalutazione reale della Germania rispetto a tutti i partner, se pure in misura variabile (e simmetricamente una rivalutazione reale dei partner rispetto alla Germania);

5)      questa svalutazione reale ha contribuito al grande successo delle esportazioni tedesche, successo che, come abbiamo visto, è molto più marcato rispetto ai partner dell’eurozona che rispetto al resto del mondo. Il che è ovvio, visto che il resto del mondo, per difendersi, ha a disposizione lo strumento della flessibilità del cambio.

Bene.

Ora possiamo capire perché Cesaratto definisce Sinn “vittimista”. Il motivo è semplice: da questi sviluppi dell’inflazione nell’eurozona (sviluppi che Sinn riporta scorrettamente), la Germania ha tratto un enorme beneficio in termini commerciali. Vale forse la pena di riportare il noto grafico sui saldi esteri (transazioni correnti) tedesco e dei partner. Questi saldi, vi ricordo, esprimono l’accreditamento (se positivi) o indebitamento netto dell’intero paese (settore pubblico e privato) nei riguardi dell’estero. Ve li riporto in miliardi di dollari, ricordandovi che i dati riferiti a 2011 e 2012 sono previsioni, cioè pii desideri, del Fondo Monetario Internazionale:


Vedete? Caso mai ci fosse un dubbio su quanto sono importanti i prezzi nel determinare le dinamiche commerciali (altro che innovazione, altro che ricerca e sviluppo!...). La Fig. 7 riflette esattamente la situazione dei differenziali vista sopra. In Europa ci sono due grandi creditori: la Germania e l’Olanda (l’unica che storicamente ha “tenuto botta” rispetto alle deflazioni competitive tedesche). C’è poi un pugno di paesi più o meno in equilibrio esterno (Austria, Belgio, Finlandia, più creditori che debitori, ma per importi netti relativamente contenuti, almeno in assoluto), e poi ci sono i debitori: Spagna, Grecia, Italia, Francia, Portogallo ecc. Attenzione: i dati della Fig. 7 sono assoluti (miliardi di dollari), e quindi l’indebitamento greco (in arancione) sembra più piccolo di quello italiano. Ma ovviamente, se li rapportiamo al Pil dei vari paesi, il quadro apparentemente cambia:



Certo, siccome il Pil di Olanda, Austria, ecc. è molto piccolo, i loro accreditamenti, se espressi in punti di Pil, sono ovviamente più grandi. E siccome il Pil della Grecia è più piccolo di quello dell’Italia, si vede bene che il suo indebitamento estero è molto più grande, in rapporto ai mezzi di cui il paese dispone, del nostro (sappiamo già che era oltre la soglia di guardia fin dal 2000). Ma il quadro, tenuto conto di queste ovvie differenze, non cambia poi così tanto: la Germania entra nell’euro con un indebitamento netto di un paio di punti di Pil all’anno, e ne esce con un accreditamento netto superiore ai 5 punti di Pil. E questi sviluppi sono perfettamente coerenti con la dinamica dei prezzi. Quella della quale Sinn... si lamenta (riportandola in modo scorretto)!



L’origine degli squilibri: il mercantilismo monetario
C’è una cosa che va capita. L’inflazione non è come gli uragani, gli tsunami, non è una forza della natura cieca, incontrollata, al cui percorso ineluttabile gli uomini devono soggiacere. Direi proprio di no. L’inflazione può essere gestita, ad esempio ostacolando il normale funzionamento delle forze di mercato. Mi spiego.

I dati visti finora hanno una lettura molto semplice, quella che abbiamo dato più volte, e che Sergio Cesaratto fornisce in modo molto limpido. Fin dagli anni ’50, e in modo assolutamente esplicito e dichiarato, la Germania ha praticato una strategia di “mercantilismo monetario”. Ricordo che il mercantilismo è l’atteggiamento di politica economica secondo il quale uno stato deve tendere ad arricchirsi sviluppando le proprie esportazioni e proteggendosi dalle importazioni. Questo atteggiamento:

1)                        è intrinsecamente non cooperativo e quindi non confacente a un progetto di Unione Economica, perché se io devo esportare, occorre che qualcuno importi, ma se i miei partner vogliono esportare anche loro, evidentemente si va allo scontro

2)                        ed è anche, come tutti ormai sanno, globalmente incoerente, perché se tutti i paesi del mondo contassero sulle esportazioni per crescere, anziché, poniamo, sulla domanda interna, dovremmo esportare le nostre merci su un altro pianeta, come Krugman ci ricorda.

Ma questo è, da sempre, l’atteggiamento tedesco. Un atteggiamento imperialistico che ha radici storiche profonde: non a caso, la ricerca di mercati di sbocco ha provocato due guerre mondiali (e vi risparmio la storia del Drang nach Osten, o quella del conflitto in Jugoslavia). Una costante storica, che può essere ignorata solo da chi vuole ignorarla.

In un sistema di cambi fissi, come quello di Bretton Woods prima, come lo Sme “credibile” poi, e come l’euro adesso, c’è un modo molto semplice per promuovere le proprie esportazioni: basta imporre ai lavoratori una estrema moderazione salariale. Se lo si fa, si pratica di fatto una svalutazione reale competitiva (quella che abbiamo visto sopra): i prezzi dei beni nazionali crescono meno di quelli esteri, e quindi l’export cresce sempre di più. E attenzione (lo dico agli eventuali piddini): perché questo accada non occorre che i differenziali di inflazione siano grandi. Basta che siano persistenti, cioè che in media non cambino segno. Che è esattamente quello che è successo nell’eurozona, come abbiamo visto sopra.

Quindi Sinn non è solo vittimista, nel suo resoconto distorto dell’inflazione. È anche ipocrita, perché la persistenza dei differenziali di inflazione a vantaggio della Germania è qualcosa che il capitalismo tedesco ha provocato, gestendo come sappiamo il mercato del lavoro, e vantandosene anche: “fate come itedeschi, più produttività e stipendi contenuti”, diceva Berger nel 2011. Solo che la maggiore produttività dai dati non si vede: anche qui, attenzione: la produttività tedesca è più alta di quella italiana (oggi), ma come vedete da questo grafico:


tratto dal sito di Ulrich Fritsche (Università di Amburgo), il suo tasso di crescita è in calo dal 2003, e non è statisticamente distinguibile da zero dal 2007. Quindi, come ci ricorda il collega tedesco, e come è chiarissimo ai tedeschi stessi (vocidallagermania ce lo ricorda sempre): “the fact, that the German economy has a extraordinary export performance and competitiveness was mainly driven by massive wage restraints but is not due to productivity gains”: la competitività tedesca è dovuta a massicci tagli di salari (reali) e non a guadagni di produttività. Certo, il confindustriale di turno (Berger) non può dirlo così. E il Tafazzi di turno (S&P) ovviamente crede a tutto quello che gli dicono (salvo se lo dico io).Ma i dati sono dati.

E di questa situazione che ha creato, ora il capitalismo tedesco non vuole pagare le inevitabili conseguenze. Perché se vuoi essere in surplus per sempre, devi rassegnarti a finanziare i deficit di chi compra i tuoi beni. Questo è quanto fa la Cina con gli Stati Uniti. Ma la Germania non vuole più farlo con la Grecia. Perché? Ma è semplice: perché aggredendola sul mercato finanziario può causarne il crollo e comprarsela. La Grecia ora gli serve più come fabbrica cacciavite per competere con il resto del mondo, che come partner commerciale. E quindi: “privatizzate! Togliete diritti ai lavoratori! Tagliate i salari! Arriviamo noi...”



E i lavoratori tedeschi?
Chiederete (giustamente): ma perché i lavoratori tedeschi accettavano di essere pagati poco? Sostanzialmente per due motivi, sembra di capire. Perché da un lato la continua svalutazione (dei loro salari) consentiva alla Germania di competere vittoriosamente sul piano dell’export e quindi di garantire un minimo di occupazione. La minaccia molto esplicita era: “o prendete meno soldi, o delocalizziamo”. E il tedesco, disciplinato, chinava il capo. Si sa, non è di fronte ai potenti che dà il meglio di sé, povero tedesco...

E poi perché in Germania si è creato un mercato del lavoro “duale”: da un lato gli operai del manifatturiero destinato all’esportazione, che vengono pagati piuttosto bene (ma attenzione: a tenere bassi i costi ci pensa una serie di lavoratori interinali senza particolari coperture); dall’altra un esercito di sottooccupati nel settore dei servizi (che ha una produttività ridicola), cioè di disoccupati nascosti che campano con minijob a 400 euro al mese. La presenza di uno Stato sociale piuttosto attivo e prodigo di mancette a vari livelli (politiche abitative, ecc.) permette a questi sottoproletari di sopravvivere, e sono loro l’esercito industriale di riserva che permette di tener bassi i salari in Germania. Certo, se li si contasse fra i disoccupati (ad esempio facendo riferimento alle unità di lavoro, cioè al fatto che un lavoro vero conta per quattro minilavori) il quadro cambierebbe. Philippe Murer, che insegna alla Sorbona, ha stimato che facendo le opportune correzioni la disoccupazione tedesca arriverebbe al 15%. Il che spiega piuttosto bene la "moderazione", non trovate?
E al di là di questo, il mantenimento di un mercato del lavoro duale comprime i consumi (come abbiamo visto qui: nell'età dell'euro il contributo dei consumi interni alla crescita tedesca è uno sparuto 30%, inferiore perfino a quello che si misura in Cina, pari a circa il 35%, come ho calcolato nel mio libro sulla crescita cinese). Non solo: il mercato duale, ovviamente, amplifica la disuguaglianza, con conseguenze potenzialmente devastanti sul tessuto sociale tedesco, e quindi europeo, come sottolinea l’International Labour Organization nel suo rapporto 2012 (andate a vedere il box 4 del rapporto, è interessante). E la stessa ILO chiede al governo tedesco di cambiare modello di sviluppo. Comunisti? Complottisti? Chissà...

Come risolvere gli squilibri?
Molto semplice: basterebbe lasciar agire la legge della domanda e dell'offerta. Visto che i beni tedeschi sono così domandati, i loro prezzi dovrebbero crescere più in fretta, non meno in fretta, di quelli degli altri. Nel tempo i saldi esterni si riequilibrerebbero. Questa rivalutazione reale farebbe stare meglio i salariati tedeschi, inclusi quelli del settore dei servizi (che guadagnerebbero di più), e quelli italiani (che non perderebbero il proprio lavoro). Ma naturalmente la coperta è sempre troppo corta: chi starebbe peggio? Ma è chiaro: i capitalisti tedeschi. Quindi non si può fare.

Ma si può fare un'altra cosa: tornare alle valute nazionali, e lasciar agire la legge della domanda e dell'offerta sul mercato valutario (visto che su quello dei beni la Germania ne impedisce il funzionamento). Non sarebbero i beni tedeschi a costare di più, ma la valuta tedesca. L'equilibrio verrebbe comunque ristabilito (come accadde nel 1992). Dal nostro punto di vista, la fisiologica rivalutazione tedesca corrisponderebbe a una moderata svalutazione difensiva del cambio nominale (ovvia reazione all'aggressiva deflazione competitiva tedesca). Perché poi la domanda è: se svalutare quando si è in deficit è tanto vergognoso, rivalutare quando si è in surplus sarà glorioso, no? E allora perché la Germania non vuole farlo? Alla fine dovremo costringerla.

Sintesi
Il modello di mercantilismo monetario ha due limiti:

1)      la non sostenibilità esterna, che è in primo luogo non sostenibilità finanziaria dei debiti dei partner commerciali, e poi non sostenibilità reale di un modello che, se generalizzato, ci impone di esportare su Marte;

2)      la non sostenibilità interna, che è la non sostenibilità di un modello basato su un mercato del lavoro duale che esaspera le disuguaglianze e condanna il paese a vivere sempre di più sulla domanda esterna e sempre meno sulla propria, in un circolo vizioso di austerità autoimposta.

Ma Sinn questi limiti non li vede, non lo interessano. Perché il conto vuole farlo pagare a noi.

Ed è per questo che mi sono pacatamente permesso di notare che oltre che un "distratto" (perché riporta in modo falso i fatti) e un vittimista (perché si lamenta di una situazione dalla quale il suo paese ha tratto beneficio per 10 anni), Sinn è anche un economista forse un po’ sopravvalutato (perché la sua visione è necessariamente di breve respiro).

Comments welcome, inclusi quelli del povero S&P, che in fondo a me fa un po’ pena, come mi fa pena Dana, che si estasia per le mancette che il capitalismo tedesco elargisce ai suoi sottoproletari, come mi fanno pena tutti quelli che si ostinano a non voler capire quali sono le forze che li stanno stritolando. Poveracci! Nonostante la loro ottusità, non meritano certo l’orribile fine che stanno per fare (e noi con loro).

111 commenti:

  1. Ottimo articolo, come sempre. Ciò che mi lascia realmente basito è sapere che pochi colgono l'evidenza dei dati e nessuno (oltrea ai presenti) sia disposto a dirlo pubblicamente.
    Altra cosa è la miopia della nostra classe politica. Anch'essa ha tentato di svalutare per esportare negli ultimi quindici anni, comprimendo a più riprese la domanda interna, senza cavarne però, a differenza dei capitalisti tedeschi, alcun reale vantaggio.
    E così, ci ritroviamo quasi a vivere un "paradosso". Una domanda interna compromessa e un indebitamento estero consistente.

    Da mettersi le mani nei capelli o riderci sopra istericamente. A ciascuno la scelta della reazione più appropriata.

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    1. Grazie. Io purtroppo non posso mettermi le mani nei capelli. Da ciò deriva il mio tono qualche volta un po' isterico. Mi permetto solo una osservazione (non una critica): alla fine ci troviamo anche noi con un debito estero consistente, ma va anche detto che lo sarebbe di più se i nostri governi non avessero "tirato il freno". Purtroppo il fatto di essere meno indebitati con l'estero non ci ha salvati: ha solo ritardato lo scoppio del bubbone.

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  2. Prof. Bagnai, la domanda che le rivolgo è forse un po' off-topic, visto il taglio tecnico del suo blog, ma gliela rivolgo ugualmente perché è relativa a un dubbio che non riesco a sciogliere. Quello che sta accadendo è solo il risultato del "cieco egoismo delle forze economiche" in gioco, oppure c'è una guida politica? Mi spiego: visto che la Francia è, anch'essa, in difficoltà davanti alla "poderosa macchina produttiva tedesca", come mai si parla di asse franco-tedesco? Forse i francesi e i tedeschi stanno pensando che la "force de frappe" francese (politica) e la forza economica tedesca, unite, possono dominare l'Europa? Mi scusi se sono troppo complottista...

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    1. Alcuni dei miei colleghi francesi ritengono che De Gaulle prima e Mitterand poi abbiano preso dei sonori abbagli. Del resto, povero Mitterand... Io lo ignoravo: il cancro che lo ha portato alla tomba gli era stato diagnosticato prima del suo primo mandato presidenziale. Una volontà di ferro, al limite dell'incredibile. Ma con una preoccupazione simile, può anche darsi che abbia effettivamente pensato che siccome la Germania stava diventando troppo pesante... fosse meglio legarsela al collo!

      L'asse franco-tedesco, come ho più volte detto, e come diceva del resto Feldstein nel 1997, è una pia illusione dei francesi.

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  3. Tout se tient, come dicevano gli strutturalisti d'antan (almeno quelli parigini, lì a Rouen non so). Ma il fatto è che tutto si tiene anche troppo, e il laccio è diventato catena (e per amor di patria tralascio le domande angosciate, tipo: come faremo a costringerla, la Germania?).
    Solo un'osservazione: la non convergenza dei tassi di inflazione, i suoi scarti, credo siano un dato strutturale ineliminabile riguardante la specificità di ogni paese di Eurolandia, di cui l'aspetto produttivo e quello di esportazione/importazione sono dei dati sostanziali ma "fenomenici" (se mi si passa l'ossimoro), ossia sono il risultato del proprio "essere" storico, politico, sociale, culturale, giuridico (ad es. art. 18), ecc. Non vorrei filosofeggiare troppo, ma ritengo che la convergenza a media nulla dei tassi di inflazione di Eurolandia sia irrealizzabile per i motivi suddetti. Irrealizzabile allo stesso modo della realizzazione dell'euro, ovvero lo si può fare in modo forzato, artificale, ma prima o poi i nodi vengono al pettine e la baracca salta in aria. Non si può cancellare la storia d'una nazione con l'introduzione di una moneta straniera (e con i vincoli esterni che essa impone), né tantomeno si può puntare alla convergenza dei tassi d'inflazione. E in quest'ultimo caso non c'è volontà soggettiva che tenga (tipo i predicozzi per far capire a Donna Angela che...), ma ci sarebbe bisogno d'una volontà politica oggettivamente altra, estranea allo status quo (neo)liberista. A meno che l'unione europea non divenga federazione europea, ma questo non sarebbe possibile senza una guerra di secessione in cui gli stati cotonieri vengano sconfitti.
    roberto

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    1. Ma soprattutto la domanda è: perché mai si dovrebbe puntare all'uguaglianza dei tassi di inflazione? (condizione, come ormai avete capito, assolutamente necessaria per la sostenibilità di una moneta unica).

      Quale vantaggio competitivo procura questa uniformità?

      A questa domanda nei libri non c'è risposta. E infatti la risposta della letteratura scientifica è che i progetti di unione monetaria hanno un razionale di tipo politico, non economico. La famosa "visione". Insomma: io vorrei volare, mi piace vedermi come un angelo, e quindi intanto salto dalla finestra...

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    2. Se la politica monetaria è unica il tasso di interesse viene movimentato dalla BCE in base alle aspettative sul tasso medio di inflazione, ovvero in base allo scarto tra tasso di inflazione medio effettivo e il target del 2% (secondo la regola di policy utilizzata).
      In presenza di differenziali di inflazione alcuni paesi registrano un tasso troppo alto (quelli sotto la media in termini di tasso di inflazione) rispetto a quello necessario a far aumentare l'inflazione stessa; altri registrano un tasso di interesse troppo basso rispetto a quello necessario a perseguire una politica antinflazionista efficace.
      Se questo è vero allora la Germania viene facilitata anche dalla politica monetaria nel mantenere elevati livelli di competitività di prezzo?

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    3. Temo proprio di sì, come credo che andando ad esaminare la nostra politica valutaria comune (cioè la gestione del tasso di cambio dell'euro verso il resto del mondo) scopriremmo con grande sorpresa che essa è stata amministrata nell'interesse di alcuni paesi e non di altri. Un ciclo economico comune non esiste, e quindi ognuno si aiuta come può...

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  4. Questa è una birra!

    http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/mondo/2012/02/27/visualizza_new.html_105121211.html

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  5. In effetti la mutazione è avvenuta come hai immaginato. E' stato orribile. Ma per la scienza...

    Anche io avevo lasciato un bigliettino: dopo un'ora, persistendo l'effetto veltroniano (ho preso una dose alta), m'avrebbero spedito in Africa!

    Ma insomma: gran bel post, l'ennesimo. Ho ordinato Zuccari per festeggiare la concia del piddino.

    antonino

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    1. Grazie per la tua opera di promozione della cultura. Padre Zuccari ti protegge dall'alto dei cieli...

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  6. Caro professore,

    innanzitutto una domanda: come mai Olanda, Belgio ed Austria presentano tassi d'inflazione mediamente simili rispetto a quelli tedeschi? Quali fattori di carattere strutturale hanno inciso sul contenimento del tasso di crescita dei prezzi in questi paesi? Hanno praticato deflazione salariale anch'essi oppure hanno puntato su un modello che favorisse la crescita della produttività?

    Una piccola riflessione: politiche di deflazione salariale servono ad accumulare surplus con paesi che hanno il Clup mediamente più basso: in parole povere non espandono il mercato, ma a parità di mercato si appropriano di una fetta via via maggiore di esso. Ora il problema è che quel mercato i tedeschi lo stanno contraendo (perché questo significa fare deflazione salariale).
    Dunque la mia seconda domanda è: una volta finita la pacchia (pacchia?) della deflazione salariale - e dunque dei surplus commerciali - non sarà che poi la Germania dovrà trovare mercati di sbocco all'estero? E non sarà che poi sarà stritolata dai paesi emergenti? Mi chiedo infatti come possa un paese con la produttività in calo a competere con Cina, Brasile e così via. Allora il quadro - piuttosto pittoresco - che ne viene fuori mi sembra alquanto allarmante: un' europa che, deliberatamente uccide i propri lavoratori - ergo il proprio mercato interno - quando la radice della crisi del 2007-08 è stata proprio un'eccessiva compressione dei salari e della domanda dei lavoratori.

    Ci stiamo suicidando?

    Carlo

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    1. Caro Carlo,

      ottime domande. Per quel che riguarda le caratteristiche strutturali dei paesi dell'area del marco, il tema è interessante, non lo conosco, lo approfondirò. I dati ci sono.

      Per quel che riguarda la strategia della Germania, in effetti, se leggiamo la cronaca (l'insediarsi di governi di un certo orientamento, le dichiarazioni dei politici, ecc.), sembra di capire che questa strategia sia effettivamente di tipo imperialistico. Del resto, l'"Unione fiscale" di fatto si è tradotta nell'invio di "missi dominici" in periferia...

      Può anche darsi che alla Germania il gioco riesca. Questo succederebbe se noi fossimo disposti a trasformarci in una fabbrica cacciavite, e se il processo di convergenza della Cina (e di altri emergenti) proseguisse ai ritmi attuali.

      Alcune imprese statunitensi stanno rilocalizzando dalla Cina negli Stati Uniti, e alcune imprese cinesi stanno delocalizzando in Laos (il Vietnam ormai è troppo caro).

      La ricerca del profitto immediato impone una bella accelerazione alla storia. Non è lontano il momento in cui pagando abbastanza poco gli italiani l'imperatore potrebbe pensare di competere sul mercato globale. Il problema è proprio quello che dici tu: ce la farà, o ci suicideremo?

      L'idea che la "dimensione" sia essenziale per competere è un falso storico, lo sai bene. I grandi successi del XVI e XVII secolo sono stati Portogallo e Olanda! Anche oggi, fra i paesi in testa nelle graduatorie l'unico di grandi dimensioni è l'amico americano.

      Io credo che un modello di Europa rispettoso delle diversità e del buon senso economico, depurato da pericolose e insensate rigidità, come quello proposto da Frey, potrebbe essere anche più competitivo, e con minori rischi (quali politiche per la ricerca stiamo facendo? con quali soldi pubblici?). Ma il convento per ora passa solo il modello imperiale...

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    2. Io credo che arriveremo ad un punto in cui gli elettori si renderanno conto di dover sfiduciare l'euro per evitare nuove ondate di tasse, privatizzazioni, attacchi speculativi alle banche.
      La gente prima o poi si stancherà. E se arriverà il nuovo Monti di turno allora possiamo ufficialmente dichiarare la fine della democrazia in Italia.
      Il capitale sta imperversando in tutta europa e il fondamento ideologico della nuova "sinistra progressista" ha deciso di anteporre le esigenze del mercato a quelle dei beni pubblici, come se il diverso range di policies possibili dovesse essere vincolato a seguire il sentiero pre-determinato dalle oscure forze della concorrenza.
      Il problema è che il mercato è un'istituzione, non un fenomeno della natura.
      La democrazia un bene pubblico, forse quello per eccellenza. Entrambe rasentano alcuni limiti, ma sta a noi farli funzionare bene, ponendo i dovuti limiti e rimuovendo gli ostacoli in eccesso. Ma non basta.
      Bisogna pensare ai più deboli. A chi soffre i limiti del mercato. Ai protagonisti dei fallimenti del mercato (e non sono pochi).

      Secondo me la Germania si taglierà le gambe da sola. E lo farà soprattutto a spese nostre.
      Bisognerebbe trovare una soluzione cooperativa perché alla prossima recessione non ci sarà deficit pubblico che tenga elettoralmente, almeno in Europa. Date, dunque, le condizione e le circostanze attuali non credo ci siano spazi politici nelle Camere che contano.

      In ogni caso mi farebbe piacere sapere qualcosa in più sul austriaco, belga e olandese.

      Carlo

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    3. Riguardo all'Olanda segnalo questo link:
      http://proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=195
      che dice:
      "Da quando è stato firmato il patto del 1992, la moderazione salariale regna nell’Olanda."

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    4. Grazie Marco. Ma il mio problema con l'Olanda è di vecchia data. Scrivendo il mio articolo sull'Irlanda, e in particolare la replica a Spampinato, mi sono reso conto del fatto che l'Olanda in effetti ha cambiato club di inflazione nel 2004. Il noto studio della Bce la piazza ancora fra i cattivi. Quindi è successo qualcosa dopo il 2000, qualcosa che mi interessa ma che non ho mai avuto modo di verificare.

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  7. Se poi uno guarda solo i salari altro che convergenza. la competitività tendenziale tedesca qui si vede in modo macroscopico. E forse il mancato, ma per quanto?, botto dell'Italia come Gipsy sta proprio nella nostra feroce stretta antisalariale ( che qui altro che mercato duale...)

    "In italia in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%)."

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    1. Sì, di salari e produttività dobbiamo parlare, anche per venire incontro a Carlo. Attenzione però: i mezzi di informazione italiani stanno, per ovvi motivi, cercando di veicolare l'idea che la Germania sia il paradiso terrestre. Per farlo basta dire la cosa giusta nel modo sbagliato. I salari reali in Germania sono diminuiti. E poi quali salari? Se mi citi la fonte, magari faccio qualche disegnino per l'edificazione di tutta la comunità... e mia!

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    2. mai fidarsi dei giornalisti.
      http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-32-11-798/EN/KS-32-11-798-EN.PDF
      capitolo 7,tabella a pag 76,nota 2).Il dato per l'Itaila non è del 2009 ma del 2006,quindi l'aumento del 3,3 riguarda solo dal 2005 al 2006.

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    3. Grazie, lo avevo già segnalato altrove ma mi mancava il riferimento preciso. Io mi ero basato sulla rettifica che Repubblica on-line ha pubblicato ieri. Grazie ancora per la precisazione, poi me lo guardo.

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  8. Professore, ha intenzione di pubblicare un post sul (sui) ltro, sulle passività bancarie garantite dallo stato (legge uscita in gazzetta qualche settimana prima del ltro) e sullo spread btp-bund che molti credono sia sceso esclusivamente per la manovre di monti sottovalutando proprio i circa 500 mld di ltro?

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    1. Se lo scrivi te lo pubblico! Io sono più sul settore reale, come vedi...

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  9. sono i dati di ieri di Eurostat, così come riportati dai giornali. P.S io sono un giornalista e pure amico personale di Scalfari pensa te, quindi come vedi l'importante è parlare qualcuno ascolterà

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    1. O Gesù! Adesso mi verrebbe da prosternarmi e baciarti i piedi, come Raskolnikov a Sonia!

      Ma non fraintendermi: non perché tu in quanto giornalista sia immediatamente assimilabile a una prostituta, non mi permetterei mai, e non "demonizzerei" mai una categoria (si sa che l'unica demonizzabile impunemente è quella cui appartengo, quindi ci penserei bene prima di attaccarne un'altra!).

      No, no, è solo che quindi a te non ti tocca solo leggerlo, ma anche starlo a sentire! E quindi "non a te mi sono inchinato, ma a tutta la sofferenza umana”...

      Scherzi a parte, caro infiltrato, la tua presenza mi onora, e dei dati Eurostat parleremo, me li vado a vedere. Quale settore? Reali o nominali? Che periodo? Bo'... Tu sai certamente che la Germania non è solo la VW, e forse, dato il livello della discussione, sarà il caso di proporre analisi settoriali. C'è tanto da imparare.

      Ars longa vita brevis.

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    2. P.s.: avrai apprezzato il vittimismo: non si può ascoltare Marine Le Pen senza farsi contagiare!

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    3. voi giornalisti siete il vero problema italiano:incompetenti,incapaci di andare a leggersi direttamente le fonti e capirle quando si tratta di documenti ufficiali,il piu' delle volte prendete le notizie dalla agenzie senza verificarle e volete parlare di cose che non capite e non conoscete,senza manco avere l'accortezza di studiarsi un attimo le cose e/o chiedere a chi le conosce e a piu' fonti.E pensare che con internet,cosi' come le cose le trovo io in 5 minuti,le potete trovare pure voi.E oggi mi pare di non aver trovato su nessun sito di giornali la correzione,ma potrei sbagliarmi.

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    4. Credo anch'io che esista un problema, credo che l'ipotesi che lei espone (mancanza di competenze specifiche) sia in effetti quella più favorevole, ma nonostante io non dia il buon esempio esorto gli altri a non fare come me, cioè a essere moderati e a non generalizzare. Certo, come il risparmio è il bene più prezioso in un sistema capitalistico, l'informazione lo è per una democrazia. Maneggiare con cura.

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    5. (e comunque anche in certe facoltà non è che stiamo messi proprio bene...)

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  10. Alla luce di questo fantastico articolo, come giudica i dati appena diffusi del differenziale delle retribuzioni tra Italia e gli altri paesi??
    Cioè quei dati forniti sono in PPP o cosa??

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    1. Quei dati sono fuffa. Sono l'ennesima dimostrazione che i media italiani stanno portando avanti un progetto terroristico per convincere gli italiani che la Germania è il paradiso terrestre, e che quindi devono farsi tagliare salari e diritti... per stare meglio!

      La spiegazione di quello che è successo la fornisce l'ISTAT, guidata dall'integro Enrico Giovannini:

      "fra le tante informazioni sul mercato del lavoro, nella tavola 7.1 intitolata Average gross annual earnings by sex, business economy, 2005 and 2009, le retribuzioni lorde annuali per l'Italia indicate per il 2009 risultano essere pari a 23.406 euro, ponendo il nostro paese nella graduatoria al di sotto della Grecia (29.160 euro) e della Spagna (26.316 euro). In realtà, nella tabella c'è la nota 2 posta sopra il 2009 che segnala, purtroppo in modo poco chiaro, che il dato relativo all'Italia si riferisce al 2006 e non al 2009. Di conseguenza i dati pubblicati non sono comparabili"

      Ovviamente a certi giornalisti non è parso vero di fornire il dato falso per denigrare il proprio paese e aprire la strada al podestà straniero. Ma a questo siamo abituati. Del resto, di premi "30 denari" ne abbiamo attribuiti un bel po', da novembre ad oggi.

      Visto che il tema appassiona, ci occuperemo anche di questo.

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    2. @massimorocca

      Sì, massimo, lo so: il tuo è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Anche il mio. E comunque, la rettifica Repubblica l'ha pubblicata, non ho difficoltà ad ammetterlo perché non ho niente da nascondere e nessun progetto da sponsorizzare.

      Ma, come vedi, questa rettifica l'ho letta solo io (che me ne sto in Francia a lavorare). Che vorrà dire? Forse che come al solito i processi si fanno nei titoli della prima pagina, e le rettifiche nei trafiletti della penultima? Ripeto, non voglio demonizzare. Non dover vendere niente è un vantaggio troppo grande. Sarei sleale se ne approfittassi.

      Ma se il tema ti interessa, ne parleremo seriamente.

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    3. Bagnai,non capisco come dare un dato molto basso per gli anni passati,piu' basso di quello tedesco,possa essere dovuto al fatto che i giornalisti volessero far capire di quanto sia bella la Germania e che dobbiamo comprimere i salari.A me sembrerebbe il contrario.Sarebbe come dice lei,se il dato fosse stato errato ma nel senso,che so,per l'Italia del 20% e della Germania del 6,5%.Al contrario,invece,potrebbe essere che dando quel dato,si volesse far vedere che noi dal punto di vista della compressione salariale siamo stati piu' bravi e abbiamo già dato.Io la vedo nel senso opposto dal suo,se devo vederci un intento dietro ai giornalisti.Piu' che altro,in questo caso (ma in molti altri lo vedo pure io l'intento dei giornalisti) credo che dipenda dal fatto che abbiamo giornalisti incompententi e che non sanno piu' fare il loro mestiere.

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    4. Guardi, io per fortuna sono in Francia da due mesi. Mi si stanno liberando i bronchi, respiro aria più pura, le ipotesi che in Italia vengono liquidate dai media con toni terroristici (e che sono le uniche che l'analisi economica lascia sul tavolo) vengono discusse serenamente, ai telegiornali, nonostante le elezioni, vedo fatti, vedo il resto del mondo, ecc.

      Il problema dell'informazione esiste, lo ripeto.

      Le ripeto anche qual è la strategia molto evidente (secondo me) che era in atto quando me ne sono andato. La strategia è quella di far passare la Germania per un paese dove gli operai guadagnano molto e lo fanno perché il paese ha fatto le riforme giuste. In questo senso quindi il messaggio è: "vedi come guadagnano i tedeschi, che sono (per definizione) più bravi di noi e quindi hanno fatto prima le cose (per definizione) giuste!". Io credo che lei sia troppo intelligente (senza ironia) per caderci, ma se va in giro per altro blog, e se si guarda un po' di articoli da settembre a oggi, vedrà benissimo che il disegno è questo, e che le persone non dico intelligenti, ma accorte e critiche rispetto a certi meccanismi così sfacciati sono una eletta minoranza, la quale non può far altro che godersi l'ennesima replica dello stesso spettacolo...

      Ah, e, per inciso, qui un presidente perderà le elezioni perché se lo merita, perché c'è la crisi, e anche perché si è presentato in televisione come il candidato della Merkel.

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    5. ...e io faccio capire ai miei colleghi che stanno meglio di noi, perché noi abbiamo avuto il nominato dalla Merkel...

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  11. per quelli che l'euro ci ha "salvati"..
    Helmut Kohl 1996: “un’Italia fuori dall’euro farebbe una concorrenza rovinosa all’industria tedesca. L’Italia deve quindi essere subito parte dell’euro, alle stesse condizioni degli altri partner”.
    Giustamente per fare questo qualche illuminato di casa nostra ha anche pensato bene di farci pagare una tassa

    Oggi Angela Merkel:
    La Grecia va "salvata" un suo fallimento avrebbe "conseguenze catastrofiche" per l'euro e anche e soprattutto per la Germania...

    Questa storia dei "salvataggi dei terroni sudeuropei" sta cominciando a diventare, ai miei occhi che di economia e moneta capisco un tubo, una ridicola pagliacciata.

    Giuseppe

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    1. Insomma: se lo diceva lui... Mica hai la fonte, così ogni tanto la ripubblico, questa perla. E intanto Mitterand, il grande vecchio, pensava bene di imbrigliare la grande Germania... legandosela al collo.

      A pensarci bene, una cosa molto vicina alle radici cristiane dell'Europa: "Utilius est illi, si lapis molaris imponatur circa collum eius et proiciatur in mare, quam ut scandalizet unum de pusillis istis." (Luca, 17-2).

      E in effetti è uno scandalo.

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    2. Purtroppo prof. non ho trovato fonti particolarmente attendibili, una è questa:
      http://www.antiit.com/2011/03/quando-kohl-impicco-litalia-alleuro.html
      magari può far agire lo staff della sua pagina facebook per farsi dare la fonte da questi che hanno addirittura aperto una pagina dedicata a quest'affermazione:
      http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=205631149530791&id=129149280512312
      Ovviamente queste non sono fonti che può usare lei, forse è nel libro delle memorie di Kohl ma non l'ho letto se trovo qualcosa di meglio glielo faccio sapere.

      Da parte mia, sto passando dal considerare gli aspetti truffaldini dal punto di vista economico di tutta la faccenda (livigni mi rimbomba sempre nel cervello) direttamente a quelli di tipo psichiatrico.
      Le dirò, tutta questa storia, soprattutto dal lato italiano, psichiatricamente dovrebbe finire sui manuali di schizofrenia comparata internazionale, come si possono altrimenti interpretare dichiarazioni del genere?
      "ma siamo diventati un continente di matti? la "razionalità" mi fa dire che si "salva"... ma chi ha convenienssssa che la grecia... la germania oggi è la vera cina (con sorriso da..... a corredo) che poverina a causa dell'italia non ha mai potuto avere un surplus quindi "salverà", poi se si suicida...
      Come interpretare roba del genere al di fuori di una salda interpretazione di tipo psichiatrico-patologico?

      Giuseppe

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    3. Diciamo che ci sono diversi aspetti inquietanti nelle affermazioni che citi. Quando le ho mostrate ai miai colleghi francesi non potevano credere alle loro orecchie. Intanto:

      1) è sorprendente che ci venga detto che l'euro sia tornato a principale vantaggio della Germania, quando a noi era stato detto che sarebbe stata la soluzione ai nostri (non ai loro) problemi economici;

      2) è sorprendente che si confessi quello che i dati del resto dicono, cioè che la Germania senza truccare le carte della competitività (cioè senza creare un meccanismo che le impedisca di rivalutare quando è in surplus) non può farcela (e questo sarebbe il modello?);

      3) ed è naturalmente sorprendente che si confessi con leggerezza che una decisione simile (quella di entrare nell'euro) è stata presa senza applicare quel principio di precauzione che vogliamo sia applicato, che so, da qualsiasi produttore di latte detergente quando sceglie un additivo per il suo prodotto!

      Ma su questo punto la spiegazione razione c'è: che non avrebbe funzionato si sapeva (catastrofe annunciata).

      E allora sì, da un lato può sembrare espressione di disagio il fare ammissioni simili. Dall'altra è anche l'espressione di un potere che sa di poter dire qualsiasi cosa, perché lanciando due o tre parole d'ordine (Europa, Cina) può abrogare nel suo elettorato la capacità di ragionare con la propria testa.

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    4. Professore, il presidente Olaf Henkel di confindustria tedesca disse chiaramente che fintantoché l' Italia non era iugulata all' euro, era una concorrente imbattibile per i tedeschi, mentre ora sprofonda nel debito, fu riportato su tutti i giornali perché il soggetto di cui sopra era anche compiaciuto...

      Giulia

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    5. Ma cara Giulia, che ti devo dire? Solo i piddini non lo capiscono. E la cosa divertente è che i tedeschi arrivano con la loro sfacciataggine a dirtelo, e i piddini continuano a non capire, a parlare di Europa (che non sanno cos'è), di pace (che è il naturale complemento della loro viltà intellettuale e fisica), senza capire che la pace fatta arrendendosi senza condizioni, prima non dico di combattere, ma almeno di negoziare, rischia, ahimè, di non essere particolarmente stabile. Come i fatti dimostrano.

      E allora è giusto e giustissimo che i tedeschi (intendendo, come sempre, i portavoce delle istanze capitalistiche dei paesi dell'area del marco, per chi non volesse capire... anche il mio amico Hajo è tedesco e non è contento di certi tedeschi...), dicevo: è giusto giustissimo che i tedeschi ci prendano per il culo (oltre che per il collo)!

      Starebbe a noi non dare presa...

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    6. Purtroppo ci sarebbe, caro prof, anche un discorso geopolitico da fare, per cui l' Italia dà fastidio a Germania ma anche all' Inghilterra... ma i piddini sono i peggiori servi del sistema bancario legato a Londra e Francoforte, no matter the workers, si sono già ampiamente venduti gli operai e anche i figli degli operai, e tutto per una poltrona che non gli viene nemmeno riconosciuta in via ufficiale, ci sovveniamo di come Enrico Letta si sia messo a disposizione di questo governo 'tecnico' ( un golpe Goldmann Sachs in realtà )per non ricevere però nemmeno la considerazione che ha adesso l' ala Berlusconi... è tragico, eh. Invidia dell' altrui membro? Mistero dei piddini...

      Giulia

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    7. sempre riguardo i piddini, la cosa che stupisce è che quando esisteva l' URSS, il padrone era sovietico. Poi si sono commendati al padrone americano, infine adesso guardano al padrone tedesco. Quando non hanno quello, invocano guerra in Libia e sostengono Israele.

      La libertà per loro è davvero un dramma.

      Giulia

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    8. Temo ci sia un problema profondo che va nella direzione che indichi tu. Non so, forse il fatto che è rassicurante affidarsi alla "linea del partito", poi anche il fatto di pensare sempre in una dimensione internazionale falsata (quindi l'Europa dell'euro viene vista come l'inizio della famosa unione dei proletari di tutto il mondo, e come quella che ci difenderà dal nemico amerikano - che nel frattempo ci guarda implodere e pensa ai fatti suoi). E poi c'è questa libidine di giocare il gioco della politica, e quindi di non dire mai la verità, uscendo sempre perdenti e sempre con disonore, come giustamente ricordi. Una catastrofe. Ma questi sono gli eletti. I loro elettori NON possono essere tutti così. Non ci voglio credere. Qualcuno è anche peggio, lo abbiamo visto. Ma ormai l'evidenza è tale, che molti dovranno arrendersi ad essa... e liberarsi!

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    9. http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/anti-euro-salvare-europa-germania/

      E' cambiato veramente qualcosa o è solo facciata?

      https://www.google.com/search?q=Olaf+Henkel&ie=utf-8&oe=utf-8#q=Olaf+Henkel+italia+nell%27euro

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  12. Stasera al TG1 ho sentito Draghi parlare della necessità che l'Italia attui "riforme strutturali" simili a quelle della Germania. Del tutto casualmente sono invece di venerdì e sabato le pubblicazioni dei dati Eurostat che ci vogliono presentare la Germania come di una sorta di paradiso dell'eden dei lavoratori salariati. La manipolazione mediatica sta lavorando a pieno regime e la lettura di questo articolo ce ne fa afferrare pienamente gli scopi e i fini.

    Grazie

    Luciano

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    1. Dovere. Se non ricordo male, anche leggendo Balzac (operazione più piacevole che non cibarsi il TG1: ammiro il tuo stoicismo!) si trovano tanti esempi di simpatica collusione fra finanza e giornalismo!

      Del resto, sapete, una delle croci della campagna presidenziale di Sarkozy, una delle cose per le quali si è scusato (balbettando! Incredibile visu!) al telegiornale delle 20 su France 2, è di aver festeggiato la sua elezione precedente in un locale molto chic con una eletta compagnia di finanzieri e giornalisti.

      Il che lo ha immediatamente fatto etichettare da quella furbacchiona della Le Pen come il presidente delle élite. E da allora il povero Sarko ogni giorno se ne va in uno stabilimento a raccontare che staranno aperti ancora 6 mesi perché ci ha pensato lui. Il presidente operaio! E allora i socialisti lo massacrano, perché dicono: "se ti bastava telefonare a uno dei tuoi amici del ristorante per fare il miracolo, allora ci potevi pensare cinque anni fa".

      E via dicendo.

      Insomma: fare il "presidente operaio" è sempre difficile, ma nel paese di Balzac un po' di più!

      Spargete la voce... ;)

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  13. Non riesco a capire.
    Se io stato attraverso i media voglio nei prossimi 12 mesi abbassare i salari e zitti sarebbe meglio secondo me dare un messaggio diverso: guardate quanta è brava la germania e i salari sono praticamente allineati ai nostri!

    Non gli vado certo a dire che sono la metà di quelli tedeschi!
    O no!

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    1. Ma in effetti non ti dicono che ti tagliano i salari. Questo non si dice mai! Ti dicono che faranno le riforme strutturali, che ti renderanno flessibile (e anche duttile e malleabile). Sono io che te lo traduco: "ti tagliano i salari" perché mi piace parlar schietto, e perché so cosa è successo in Germania dopo le riforme (strutturali, beninteso). Se te lo sei dimenticato, guardati la Fig. 1 di questo post (se hai poca dimestichezza coi grafici, te lo riassumo: un calo del 6% dei salari reali, cioè depurati dalla perdita di potere d'acquisto); poi, magari, se ti fosse sfuggito e se ti va, dai un'occhiata anche a cosa pensa l'International Labour Organization (agenzia delle Nazioni Unite che promuove la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori) delle riforme strutturali tedesche.

      Ma si sa... gli americani sono invidiosi... perché loro l'euro non ce l'hanno, 'sti poracci!

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    2. Si vede che si sono accorti che l'argomento diretto contro l'art.18 (e in generale a favore della riforma del mercato del lavoro) non è popolare. Soprattutto mette l'amico più fedele dell'uomo, dell'uomo Monti s'intende, cioè il PD, in una situazione imbarazzante.

      Allora s'inventano l'argomento indiretto, cioè che l'obiettivo è l'aumento dei salari e la flessibilità soltanto lo strumento per realizzarlo. Che filantropi...

      L'argomento è tornato in auge per via della pubblicazione dei dati Eurostat ma era già presente nell'aria, non è un'invenzione recente.

      antonino

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    3. Ma certo che non è recente. Il mantra delle riforme strutturali è vecchio quanto l'euro, anzi, direi quanto il "vincolo esterno" (variamente declinato come "Sme credibile", come "entriamo in Europa", o come "siamo in Europa").

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  14. su' cuggino (quello d'a Vorksvaghe)27 febbraio 2012 23:36

    Egr. Prof.,
    nel suo post, che spiega egregiamente le conseguenze della mancata convergenza dei differenziali di inflazione (svalutazione reale Germania rispetto all’area PIIGS), Lei afferma in un punto “Caso mai ci fosse un dubbio su quanto sono importanti i prezzi nel determinare le dinamiche commerciali (altro che innovazione, altro che ricerca e sviluppo!). E altrove, e in questo stesso post, ci ha ottimamente spiegato come questo, insieme alla restrizione salariale interna, sia uno dei fattori del “successo” tedesco (almeno in area euro): altro che produttività e competitività nei mercati emergenti!

    Gradirei invece proprio un approfondimento del Suo pensiero circa l’importanza (o meno), dell’innovazione e della ricerca.

    Proprio Fritsche, che mi pare goda ai suoi occhi di maggior considerazione di Sinn (perdoni la mia ignoranza di questo mondo che sto scoprendo solo ora, ma mettendola un po’ come fa Lei sulla fisiognomica, l’unica differenza che sono in grado di individuare fra i due è che Sinn mi ricorda un Gastwirt che mi servì un’ottima Rauchbier a Bamberg) riporta alla fine del suo post
    …a sustainable recovery of German productivity increase in the medium term needs
    a) a policy supportive for human capital formation and innovation,
    b) a policy conducive for new and expanding sectors (new technologies),
    c) a macroeconomic environment supportive for growth.

    Scusandomi della ignoranza e della banalità della richiesta, La saluto con immutata stima

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    1. Non vorrei rivangare un passato doloroso, ma tu sei quello da 'a Vorcsvaghe o quello da 'a Porsce?

      Comunque, la domanda non è assolutamente banale.

      Io, come sai, auspico il ritorno all'aratro col vomere di legno (possibilmente di balsa, anzi, balsa no, perché sono anche per l'autarchia) e una svalutazione del 20*10^15. Mi sembra un'ottima soluzione, no?

      Dai, so che non lo sai, ma questo è il modo in cui molti banalizzano certe posizioni.

      Intanto ti faccio notare che io sono parte in causa in questo ragionamento, perché nel settore della ricerca ci lavoro. In Francia sono usciti 200 posti da associato, come ogni anno. Non mi interessano più, purtroppo. Chiaro, no? Quindi il mio ovvio conflitto di interessi mi porta ad aderire toto corde al mantra "ricerca,ricerca, innovazione, innovazione".

      Insomma: datemi più soldi, per favore.

      Poi però un minimo di onestà intellettuale mi porta a chiedermi: quali soldi?

      Vedi, Fritsche, che non è un fesso, capisce che la politica economica è un mix di diversi fattori: ci sono quelli che agiscono sul lato dell'offerta, come la ricerca (i suoi punti a e b) e quelli che agiscono sulla domanda (la gestione del quadro macroeconomico). E lui li mette nell'ordine giusto... ma giusto per la Germania (legittimamente, non fraintendermi), non per noi!

      Considerando che la ricerca è un processo che:

      1) ha esiti incerti
      2) effetti nel medio lungo termine
      3) richiede risorse

      chiaramente può essere messa in prima posizione da un paese che:

      1) ha accumulato risorse
      2) ha un quadro macroeconomico (per ora) non disastroso.

      Ma noi non abbiamo altra strada se non quella di riportarci al più presto in un ambiente macroeconomico che sostenga la crescita, perché altrimenti le risorse per la ricerca non ce le avremo e basta. Per capirci, capitale umano significa istruzione, e in contabilità nazionale le spese per l'istruzione sono consumi...

      Lo sapevate?

      Cioè: pagare poco gli insegnanti (e non parlo di me, mi basta quello che ho, parlo di quelli delle elementari) è sano, virtuoso e produttivo risparmio.

      Ne vogliamo parlare?

      Dopo di che, sì, lo hai capito, io sono contro la tecnologia: del resto è per quello che preferisco il clavicembalo al pianoforte. O no?

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    2. ...ah, e non parlarmi di organi elettrificati, per carità! Io devo sentire l'aria sotto le dita... devo sentire la catenacciatura... la tecnologia uccide le emozioni... torniamo alla natura... torniamo al baratto...

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    3. Su’ cuggino (quello d’a Vorcsvaghe)28 febbraio 2012 14:58

      La ringrazio della risposta. Sperando di non rivangarLe un passato doloroso, sono quello che aveva (mal) percepito una Sua velata animosità verso i tedeschi

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    4. Ma figurati! Anzi, avevo trovato molto interessante il tuo intervento. Il punto però è che tutte le belle storie che raccontavi non spiegano quello che succede nella Fig. 7, come non lo spiegano gli investimenti in ricerca e sviluppo, che si possono fare se si hanno i soldi per farli, o le riforme strutturali, che secondo Robert Solow è meglio non intraprendere in periodo di crisi.

      Mi sembra che su questo ci troviamo d'accordo.

      Come ci troviamo d'accordo sul fatto che in Italia ogni tanto si tende a fare un po' troppo casino. E infatti io per lavorare vengo al fresco!

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  15. “ Supponiamo che vi siano due paesi dove i fattori della produzione abbiano esattamente la stessa efficienza e che intrattengano relazioni commerciali e finanziarie simili quelle oggi esistenti, [......].Si supponga che il partito degli alti salari raggiunga i suoi obbiettivi in un paese, ma non nell’altro. Ne consegue che il capitalista riceverà  una più alta remunerazione del capitale investito nel paese con bassi salari. Di
    conseguenza preferirà  investire i suoi capitali in quei paesi dove sono meglio remunerati. Ne consegue che il paese degli alti salari subirà  una maggiore disoccupazione[......].In conclusione le conseguenze di una estrema libertà  dei mercati che viene concessa alla finanza che investe all’estero mi a sempre turbato. Fino a che punto è legittimo investire in paesi con condizioni socioeconomiche diverse godendo dei vantaggi dei bassi salari, aumentando e migliorando gli utili delle nostre aziende Nazionali.” J.M.K.

    Mi scusi Professore, ho scoperto il suo sito oggi è ho dato una sbirciatina ai post, vedo che lei ha scritto diverse cose anche su sbilanciamoci in riferimento al commercio internazionale, e sulla proposta del Bancor di keynes. Premesso che non sono un economista, ma un imprenditore artigiano con la terza media ma con la passione per le cose economiche, le sarei grato, se lei mi dicesse cosa pensa della riflessione di Keynes riportata sopra e del problema da lui evidenziato quando propose il Bancor in riferimento alla necessità di una camera di compensazione che contingentasse quei paesi che per due anni consecutivi avevano una bilancia commerciale in attivo e sopra un certo limite ( se non ho male interpretato keynes voleva evitare che un singolo paese avesse eccessi di surplus commerciale per lunghi periodi in maniera da evitare che la crescita di quel paese si basasse solo sulle esportazioni).

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    1. Sa, io sono un "keynesiano di merda" (divertente definizione trovata su un sito di marZiani), e quindi, come dire, aderisco al buon senso di Keynes, il quale, di fatto, è il più illustre precursore della Goofynomics. Keynes aveva capito una cosa molto semplice: che ogni surplus è il deficit di qualcun altro, e che quindi la sua persistenza (che dipende sempre da indebite interferenze nella legge della domanda e dell'offerta) alla fine crea problemi.

      In altre parole: non si può parlare di non sostenibilità del deficit, se non si parla anche di non sostenibilità del surplus.

      La cosa interessante è che la sua proposta di penalizzare i paesi in surplus che non adottino un atteggiamento cooperativo (come la Germania oggi) è stata iscritta negli statuti del Fondo Monetario Internazionale. Non credo però sia mai stata applicata, e del resto, ora che abbiamo tutti un'unica valuta, il concetto di valuta scarsa diventa evanescente (per capirci, se un paese esporta molto tutti domandano la sua valuta che diventa scarsa, e in quel caso il Fondo può decidere che gli altri sono autorizzati a prendere misure protezionistiche: l'art. 7 dice questo).

      Il fatto che una norma che esiste non sia di fatto stata applicata implica una cosa molto semplice: che non la si vuole applicare. Sorrido quindi di fronte a proposte come lo "standard retributivo europeo" dell'ottimo professor Brancaccio, perché sono proposte che, pur affrontando in modo intelligente la radice economica degli squilibri, ignorano totalmente la radice politica, cioè la mancanza di volontà di cooperare da parte di chi ci sta aggredendo.

      Sul Bancor... ne so ancora poco. Lo scorso anno ho fatto domanda per avere fondi per una ricerca, ma il Ministero ha ritenuto che il tema fosse poco interessante. L'elenco dei progetti finanziati è qui. La vita è fatta di priorità.

      Faccio questa notazione solo perché sopra abbiamo parlato di ricerca...

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  16. "Ah, gli studenti... Che creature meravigliose! Dopo tanti anni non cessano di sorprendermi". Anche gli studenti bocconiani? Io li sento spesso da Lerner (oramai la parola a un bocconiano non la nega più nessuno) e, devo dire: brrrrrrr
    (ma sarà la nuova classe dirigente...)
    roberto

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    1. Certo, anche i bocconiani non cessano di sorprendermi. Non li trovi anche tu sorprendenti? Sul meravigliosi, magari, qualche dubbio lo avrei. Ma non è colpa loro. Sono comparse di un film del quale non hanno né scritto né letto il copione. E che, nonostante la rete di protezione delle rispettive famiglie (che rispettiamo) non finirà tanto bene nemmeno per loro.

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  17. Chiedo lumi su una cosa che non mi è chiara. Negli ultimi giorni su quasi tutti i giornali sono state pubblicate le statistiche riguardo i salari nei paesi europei, in media l'Italia ha i salari più bassi di quasi tutti(tranne del Portogallo) ed inoltre ha avuto, in comparazione, una crescita degli stessi inferiore. Ora volevo chiederle, come si conciliano questi dati con quanto ci ha detto riguardo la svalutazione reale tedesca? Sono incorretti? Vanno ponderati per qualche indice? va considerato il carico fiscale? Insomma, per quale motivo le nostre esportazioni non hanno beneficiato di questa situazione?

    Anche se come ci ha mostrato la dinamica della produttività si sta progressivamente appiattendo su una crescita nulla è comunque esistito in questi dieci anni un differenziale con i paesi periferici (o solo con l'Italia?). In relazione a ciò, e se proprio mi vuole bene, mi potrebbe aiutare a capire se c'è stato un effetto positivo per le esportazioni tedesche.

    Un ex-studente che in classe le chiedeva spiegazioni per il semplice motivo che non capiva una virgola di quello che spiegava (ovviamente corso di econometria @Sapienza).

    Ps:ma lei ai suoi studenti gli vuole bene? Secondo me si :)

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    1. Non vi ho mai mangiato, no? E se vi ho abbandonato avrete capito che non era (solo) colpa vostra. Le statistiche pubblicate sono una bufala perché confrontavano la situazione degli altri paesi nel 2009 con quella dell'Italia nel 2006 (c'era ovviamente una nota a piè pagina che il giornalista non ha letto, non so perché). Detto questo, esiste ovviamente un problema legato ai differenziali di produttività. Il dato del prezzo è l'ultimo anello di una catena che desidero risalire con voi. Ma, come vedi, purtroppo in Italia già parlare degli ovvi ed evidenti effetti è rivoluzionario. Ora penso che gli effetti siano chiari, e ci metteremo come tanti bei salmoni a risalire il torrente impetuoso delle cause.

      Attenti all'orso...

      P.s.: non è del tutto vero che le nostre esportazioni non hanno beneficiato. Il problema è più complesso: considera, ad esempio, che credo che ormai saremo a due punti di Pil di pagamenti di interessi netti all'estero...

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    2. P.s.: ma tu che non capivi una virgola, perché facevi econometria? E alle tue domande rispondevo?

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    3. Si forse però facevo domande stupide. Sa nel cambio di ordinamenti ci eravamo ritrovati a fare nella magistrale i corsi di econometria ed inferenza statistica avanzato senza aver fatto econometria base, inferenza base e tanto meno un corso di matematica nella triennale.

      La magia delle riforme!

      Comunque nonostante mi piaccia il suo punto di vista mi sembra di capire che ci siano tanti altri fattori che andrebbero considerati e che incidono sulla crescita dei paesi mediterranei. Primo su tutti la specializzazione nei settori con una domanda globale con dinamica quasi piatta. Non è un caso che il peso complessivo delle esportazioni italiane su quelle mondiali si sia ridotto e non credo sia solo conseguenza delle minori esportazioni in Europa. Da dove prende i dati del comerccio intra ed extra euro area? Dall'Eurostat? Vorrei guardarli per capire meglio!

      Per quanto riguarda la Germania, in centroamerica, dove attualmente vivo (tipico giovane italiano in fuga), qua inizia ad andare forte e ci si aspetta che in un tempo abbastanza rapido scalzerà la Spagna come primo partner commerciale europeo della zona. Insomma nonostante ritengo che lei abbia ragione sulle politiche di contenimento della domanda interna attuate in Germania, credo che comunque ci siano vari fattori importanti che hanno influito sulla questione.

      Comunque attendo con ansia i suoi articoli per arricchire il mio povero bagaglio culturale (made in sapienza)

      Ps: ora lo rifarei volentieri il corso di econometria.

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    4. Per le domande, può darsi, ma non credo di avertelo mai fatto pesare (troppo).

      Sai, circa la dinamica che metti in luce, non so quanto dipenda dall'espansione della Germania o dall'implosione della Spagna. Forse sarai stato anche te in una di quelle classi dove quattro o cinque anni fa chiedevo agli "yo soy Erasmus" dove pensavano di andare con il loro debito estero, godendomi sornione le loro hidalghesche risposte.

      Perché con il debito estero, perdonami, qui siamo fra amici, non siamo in classe, e poi lo direi anche in classe, si finisce in un posto solo: nel cesso. E il creditore tira la catena. Triste Espana sin ventura.

      La riforma è stata la più massiccia distruzione di capitale umano che il nostro paese abbia dovuto sopportare in tutta la sua storia (invasioni barbariche comprese), e la vergogna ne ricade su chi l'ha firmata: Berlinguer Luigi. Vorrei non dover credere a una premeditazione, anche se, considerando che la riforma è intervenuta in un momento nel quale era opportuno fabbricare tanti tafazzini (per gestire senza disturbo le belle riforme europee), il pensiero, ti dirò, mi è venuto. Conosco pochissimi docenti che l'abbiano valutata positivamente, e fra questi forse tre in buona fede. Di fatto, me ne sono andato dalla Sapienza per tanti motivi (covo di eurofili, ecc.), ma il più importante è che DOPO la riforma NON potevo più insegnare a un certo livello. E se devo insegnare cose "alte" a livello "basso", allora preferisco insegnare al triennio a un livello medio. Credo sia più utile, sinceramente.

      Circa i dati... non so cosa potrai farne ;)... ma comunque prova qui. Il sito Eurostat lo evito come tutto quello che comincia per euro...

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    5. "Rifuggo cioè dal modo di argomentare squadrista di chi dice “le cose stanno così perché lo dico io che sono bravo”." Seguo i consigli di uno con più esperienza di me :)

      Comunque non sono riuscito a trovare i dati sul commercio bilaterale, stasera guardo meglio

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    6. Cazzo, sei bravo sì! Vedo che hai studiato. Se invece che alle mie sparate ti fossi interessato alla famosa covarianza, il nostro rapporto sarebbe decollato fin dall'inizio!

      Comunque, vi avrò sicuramente dato la mia definizione di studente: "uno che sa fare le cose difficili ma non quelle facili". Insomma, uno più così che così.

      Ma tu non sei più uno studente! Hai esportato il tuo cervello in una zona del pianeta dove i tuoi connazionali preferiscono esportare parti ugualmente utili e a loro più care del proprio corpo, e ora sei grande...

      Ma in memoria dei vecchi tempi, ti aiuterò: sul menù di sinistra clicca "International trade and balance of payments" (più o meno a metà), poi scegli il database ICTS, poi scegli le statistiche armonizzate.

      Un consiglio: quando apri il database i "reporter" sono listati sulle righe, e il foglio si riferisce al partner. Se preferisci il contrario, cioè avere un foglio che per una data reporter country (quella che compila la bdp) fornisca sulle righe tutti i partner, clicca sull'icona "Pivot dimension" (la seconda da sinistra della toolbar posta sopra il foglio dati) e divertiti.

      Ecco, così ti sei anche ricordato che c'era pure qualcuno che insegnava, con l'aggravante che non gliene fregava un cazzo: perché Elektra non saprei dirigerla, ma la K331 rimane una valida alternativa al parlare del teorema di Gauss-Markov a una vasca di meravigliosi pesci tropicali... ;) Va be', ma tu ormai vai a salsa, che tte frega de Mozzzzart...

      Fammi sapere cosa trovi. E poi, visto che sei fuori dall'OCSE, ricordati anche COMTRADE. Non l'ho mai usato, ma ora me tocca, visto che sto impicciato con Vietnam, Burkina Faso, Isole Marshall...

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  18. Al Generale viene attribuita la seguente battuta: "la Cee è cavallo e carro. La Germania è il cavallo, la Francia il cocchiere". Non si sa se è autentica. Se lo fosse, potremmo ipotizzare che la sicurezza del generale posava soprattutto su fattori extra-economici
    http://fr.wikipedia.org/wiki/Force_de_dissuasion_nucléaire_française

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    1. Mi sembra di capire, dai miei amici francesi, che la pensasse proprio così. Non si sottovaluta (né sopravvaluta) mai abbastanza l'aspetto militare della faccenda...

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    2. Lo ricorda anche Lucio Caracciolo nell'editoriale "Italia kaputt mundi" del numero 6/2011 di Limes...ma anche qui senza fonte:

      "Nell'indimenticata versione di de Gaulle, <<la Cee è cavallo e carro: la Germania è il cavallo, la Francia il cocchiere>>. A Kissinger che gli chiedeva come avrebbe potuto impedire il dominio della Germania nella comunità, il generale opponeva asciutto:<<Par la guerre>>"

      Per questo "Par la guerre" la fonte c'è: B. Connolly, The Rotten Heart of Europe. The Dirty War for Europe's Money, London 1995, Faber&Faber (con un titolo così, facile che qui si trovi anche l'origine del detto di de Gaulle).

      antonino

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    3. Il che la dice ovviamente lunga su cosa stia succedendo. La versione del mio simpatico collega franco-tedesco (alsaziano) Arsène è che De Gaulle si è rivolto alla Germania dopo essere stato snobbato dalle potenze vincitrici, alle quali aveva cercato, con scarso successo, di veicolare il concetto che la Francia, essendosi liberata in parte da sola, poteva avere la sua poltroncina (o almeno il suo tabouret, come una duchessa di Saint Simon) a Yalta. Dove invece la storica foto non lo ritrae. E allora in qualche modo, par ricochet, lui ha cercato di inventarsi un'Europa dove pensava di poter dominare, perché disponeva di una bomba atomica... che non poteva lanciare!

      Questa è, da sempre, la "visione" dei politici. Ecco perché poi io mi incazzo come una bestia, volevo dire, scusate, esprimo un civile e pacato dissenso, quando piddini, sellini et id genus omnes mi vengono a dire "ma sai, tu hai una visione tecnicistica, economicistica...".

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    4. ...perché la "visione" dei politici abbiamo capito qual è: propugnare un'Europa di pace, con la riserva mentale di poterla gestire con la guerra, senza rendersi conto che la "force de frappe" atomica non può essere utilizzata, e che sul campo la disciplina tedesca ha ampiamente dimostrato la propria superiorità... questa è la visione!

      E quando qualche imbecille (pacatamente) porta avanti il discorso che la prospettiva tecnicistica non è ambiziosa, non ha respiro... Dio... Perché, scusate, immaginare l'unione vera, quella dei sistemi educativi e di welfare, quella del mercato del lavoro, ecc. era poco ambizioso, era avere poca visione? No. Ed era anche coerente con la tecnica.

      E allora l'imbecille replica "sì, ma il meglio è nemico del bene, così diventi troppo ambizioso, e allora non si fa niente, la politica è l'arte della concretezza".

      Bene.

      Solo che il bene si è rivelato amico del peggio.

      E ora il conto lo paghiamo noi.

      Non è antipolitica.

      È razionalità.

      Si può dire questa parola?

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  19. Comunque, hai trattato troppo male S&P. Ti DEVI rilassare.

    Tieni, ascolta Packard Bell http://www.youtube.com/watch?v=8Af372EQLck&feature=youtube_gdata_player

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    1. So che non si capisce, ma pur non possedendo la virtù esteriore della modestia, posseggo quella interiore dell'umiltà, che mi porta a confrontarmi con tutti, a non cessare di pormi domande, a tentare di rispondere a tutte le domande, ad ascoltare... Altrimenti, amici cari, non vi avrei mai conosciuto, mi sembra evidente. Le domandine fatte per dimostrare a se stessi che si è bravi e indipendenti mi irritano oltre ogni dire, perché sono ortogonali al mio atteggiamento, perché sono una perdita di tempo, perché sono una mancanza di rispetto (fra tante altre). Sopporto quelle degli studenti perché sono pagato per farlo, ma qui, scusatemi, applico la regola del "three strikes you're out" (so che con i superstiti non sarà necessario).

      E... attenzione: non si tratta di essere d'accordo col mio verbo: infatti mi avete rimproverato più volte di perdere tempo (secondo voi) con chi non la pensa come me (sapendo benissimo che data l'evidenza dei fatti, non sarei certo stato in grado di convincerlo)! Ma a me non interessa il consenso: interessa la ricerca. Quante domande interessanti fate, quante cose mi costringete a studiare, a ristudiare, quanto atteggiamento costruttivo, e quante cose imparo da voi...

      Ma il ditino puntato alla lavagna, ecco, in classe non posso spezzarlo... qui sì... perdonami... non lo faccio più...

      E comunque, per eventuali dettagli che ti fossero sfuggiti, scrivimi.

      Grazie per Packard Bell. Questo è il mio preferito, anche se l'audio non è un gran che: Signore, perdona me, e soprattutto S&P, per i nostri peccati.

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  20. Professore d'accordo, quando avrò tempo proverò a scrivere l'articolo sui LTRO che a mio parere sono un argomento di una certa rilevanza.
    Volevo ricordarle che le ho mandato ieri una email con una domanda (privata).
    Spero possa rispondermi.
    E' un consiglio sulla mia carriera universitaria dato che sono laureando(triennale) e devo scegliere la magistrale.
    Buona giornata.

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  21. Risposte
    1. Bello, eh? Io l'ho portato all'esame di organo complementare. Ma l'audio non gli rende giustizia.

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  22. Salve al prof. Bagnai e a tutta la community e complimenti per questo blog che seguo regolarmente con interesse. Mi piacerebbe che qualcuno mi chiarisse la seguente faccenda che si collega col tema del post. Mi risultano queste due cose:

    1) Dicono che i prezzi in Germania sono più bassi che in italia - ad esempio lo dicono qui:
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/09/01/prezzi-bassi-moderazione-salariale-la-ricetta-tedesca.html
    (mi rendo conto che non è il massimo dell'affidabilità)

    2) D'altro canto dicono che i salari tedeschi (e di tutto il nord europa) sono più alti dei nostri e di quelli del sud europa

    Ora come si conciliano (1) e (2) con la legge della domanda e dell'offerta? Com'è possibile che in Italia l'equilibrio dei prezzi si raggiunga con prezzi più alti quando siamo mediamente più poveri? Noi consumiamo più del necessario aumentando irragionevolmente la domanda? Il mercato in Germania è più competitivo del nostro? Se è così perchè? Loro sono più attenti alla spesa mentre noi compriamo dove capita?

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    1. Vorrei tanto capirlo anch'io! Sto preparando per voi un po' di confronti fra paesi europei, così cerchiamo di orientarci. Intanto però ti dico una cosa di validità generale: attenzione a non confondere inflazione e prezzi (cioè variazione e livello). Questo penso che tu non lo faccia, ma penso anche che ogni tanto ci siano equivoci.

      Va da sé che i prezzi bassi sono ahimè il contrario della moderazione salariale, perché se a parità di salario i prezzi scendono, il salario reale aumenta, cioè il potere di acquisto distribuito al lavoratore cresce rispetto a quello del quale si appropria l'imprenditore. Quindi... come dire... dobbiamo fare una piccola operazione di chiarezza... prometto di provarci!

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    2. Grazie della risposta, però io a questo punto - da ignorante - mi chiedo: ma la moderazione dei salari ha un effetto "reale" nell'economia interna o ha solo un effetto "nominale" di contenere i prezzi dei beni di consumo(e quindi un effetto apprezzabile solo negli scambi commerciali con l'esterno)?
      E più in generale: il salario "reale" si può influenzare con la politica economica oppure è deciso dagli equilibri del mercato?

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  23. Grazie Professore per la risposta.Ma lei non è un keynesiano di"merda" ma un economista simpatico e disponibile.Comunque io rimango politicamente fiducioso e criticamente attivo verso il mio partito di riferimento che ha profuso fiducia "senza se e senza ma" o che a scomodato il "miracolo" per l'elezione di M.Monti persona sicuramente competente ma con le sue idee ordoliberiste spostate sulla linea di confine a destra dell'area politica. Io essendo un Livornese Doc sono spostato verso l'area di sinistra del centro politico ed è per questo che credo ancora nella politica che faccia aprire gli occhi ai molti che si impoveriscono e che devono pretendere qualcosa di più equo dai pochi che si arricchiscono (se non ricordo male Marx direbbe che ci sono momenti in cui lo stato va abbattuto in quanto braccio armato dell'idea culturalmente dominante in quel dato momento storico)e per questo motivo rimango basito quando qualcuno vuole spezzare le reni alla Grecia,che è comparabile all'assurdità dei danni di guerra imposti alla Germania e a cui Keynes si oppose per motivi logici e socio-contabili. Come rimango Basito quando Monti cita "la forza creatrice e distruttrice del capitalismo" Perchè mi domando: dove sono le spazzature politiche come Ford ( che ebbe simpatie Hitleriane) ma intelligenti come uomini di affari che miravano a far guadagnare bene i loro clienti,in fondo non è stato Sombart a spiegarci del "perchè non esiste in socialismo in America".Concludo affermando che non esistono governi tecnici ma che i governi decidono sulle regole di convivenza sociale ed è per questo che sono sempre governi politici.

    PS: Mi tolga una curiosità, visto che la BCE presta soldi all'1% e che questa è una chiara manovra di espansione monetaria, ma considerato che sull'economia reale non si vede il becco di un quattrino ( visto i lucchetti messi dalle banche private ai denari pubblici) è legittimo affermare che la teoria fa acqua?

    Non riesco a postare con il nik di Worpress. quindi mi firmo per rispetto dell'interlocure proprietario del blog.

    Domenico Berti

    blog: http://keynesiano.wordpress.com/

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    1. Ma non credo che la BCE i soldi all'1% li presti a lei, no? In mezzo c'è qualcosa o qualcuno... Ci siamo capiti...

      Comunque, grazie per la fiducia. Quella in me, non quella in Bersy. Di quella si pentirà, ne sono sicuro. E me ne addoloro con e per lei.

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  24. Egregio Professore
    deve scusare la mia ignoranza e anche la mia ingenuità, ma ho cominciato a seguire da poco il suo blog e mi sforzo di capire i suoi ragionamenti. Avrei una domanda da porle, non perché so già la risposta o per cercare di metterla in imbarazzo, che sarebbe una stupidaggine, ma perché non riesco proprio a darmi una risposta da solo.
    Il quesito è questo. Tutti parlano di produttività, chi per invocarne la crescita per il nostro paese e chi per invocarla come parametro per remunerare i salari. Draghi da ultimo rileva che bisogna pagare i salari non più secondo l'anzianità ma secondo la produttività. E qui non capisco più: come si fa a calcolare la produttività per un SINGOLO lavoratore, quando si ha a che fare con macchinari diversi, con uffici marketing, con centri di ricerca e sviluppo, magari in presenza di sovracapacità produttiva...come calcolo il prodotto di chi, per esempio, è addetto all'amministrazione? o anche dall'addetto alla produzione diretta? ho l'impressione che in realtà si tratti di un mito e non di una cosa realmente fattibile. Inoltre, come calcolo la produttività di un paese in presenza di ampi settori di servizi il cui output è dato (ad esempio in sanità) dai redditi percepiti? e magari in presenza di economia sommersa calcolata in base unicamente a stime? che valore può avere mettere al nominatore un pil calcolato in questo modo e poi ricavarne valori da confrontare con altre realtà diverse? insomma, la produttività, che può sempbrare semplice come concetto è in realtà misurabile? mi scuso se non sono stato sufficientemente chiaro. Grazie comunque per le sue analisi.
    Tito

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    1. La domanda è chiara e molto pertinente. Mi ripropongo di affrontare il tema fra breve. Grazie per lo stimolo.

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  25. Professore domani la Bce molto probabilmente farà un'altra operazione LTRO ma quello di cui voglio parlare è la competività da lei più volte citata nei suoi articoli: se io ho una piccola azienda e vado in banca a finanziarmi e questi nonostante il tasso all'1% che gli fa la Bce mi fanno un tasso che solo 12 mesi fa era considerato da usura (sempre che mi finanziano)come faccio a essere competitivo con i prezzi? Il tasso di interessi della banca non si riflette sul prezzo finale?

    Secondo punto: non ritiene che x essere più competitivi sul mercato, in Italia ci sono quasi escusivamente microaziende e per fare un qualsiasi componente ci vogliono magari 3 aziende!
    Unire queste microaziende secondo lei riduce il prezzo finale?
    Grazie.

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    1. Certo che il costo del capitale si rifletterà sul prezzo finale. Sull'altro punto, sinceramente, non so risponderti. Ci vorrebbe un economista industriale. Non credo sia sempre vero, ma nemmeno sempre falso. Bisogna anche pensare che molto "entusiasmo" per le fusioni, per il "gigantismo", è dovuto sostanzialmente ai guadagni puramente finanziari di natura speculativa che a molte "fusioni" si accompagnano. L'efficienza c'entra poco. Ma ovviamente qui siamo su un altra scala di aziende.

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  26. Professore buongiorno, il discorso fila come sempre, sebbene le dica che si sta sviluppando tra la gente un sentimento che li porta a preferire i beni di casa propria piuttosto che quelli tedeschi, anche per un nazionalismo che avanza e che si è innescato forse per via di un istinto collettivo, ossia: siamo stati già tutti schiavi della confindustria italiana ( che comunque è un mammellone nostro ) , non vogliamo essere schiavi di una conf tedesca.

    la domanda che le pongo è questa: lei indica come soluzione un ritorno alle valute nazionali, cosa che noi ameremmo ma che la Germania ci vorrebbe lasciar fare solo DOPO che ci ha ridotti come la Grecia ( così ci compra a saldo e in regime schiavile e chissenefrega che valuta utilizziamo ), e questo è il loro desiderio proibito. Considerato che le banche italiane hanno deciso di usare l' LTRO II per il carry trade, non investiranno certo in economia reale italiana. Gli imprenditori nostrani si lagnano che i pagamenti vanno sempre più lunghi. Quindi: tenendo conto anche della variabili politiche, che scenario prevede lei, entro il 2014? Ce la si fa a liberarsi del mercantilismo schiavile nazista e tenersi un po' di industria nostrana, o saremo per strada come i Greci? Perdoni la rozzezza, come Lei saprà tutti noi ci chiediamo come salvare la pelle...

    Giulia

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    1. Cara Giulia, il ritorno non lo auspico solo io. Oggi, pensa, lo auspica anche Sinn sul Sole 24 Ore (uno scenario previsto). Ma lui, come tu lucidamente vedi, lo auspica solo per la Grecia: facciamogli prendere una boccata d'aria, poi si ricomincia. Vi dico solo una cosa, per capirci: qui in Francia TUTTI i candidati (e si va dai fascisti ai comunisti) auspicano e propugnano la creazione di una banca nazionale (pubblica) per gli investimenti. Tradotto: in Francia la nazionalizzazione del sistema finanziario (almeno parziale, almeno "finalizzata" alla crescita) non è un tabù. E nemmeno la famosa uscita. Stai tranquilla che se le banche fiutassero prospettive di crescita nelle imprese italiane (non più schiacciate dall'euro) presterebbero. E se non prestano non è (solo) perché sono brutte e cattive, ma (anche) perché è a tutti evidente, tranne che a chi non vuole vederlo, che un'economia schiacciata da una valuta troppo forte NON può generare redditi e NON può ripagare i debiti, né pubblici, né, soprattutto, privati.

      Quindi la conclusione è?

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    2. Professore, probabilmente lei l' ha già visto, ma l' intervento del professor Galloni al meeting di Rimini ha suscitato un putiferio ( taciuto dai nostri media ) in cui ha denunciato come siamo diventati schiavi dei tedeschi e perché il nostro modello competitivo era un ostacolo per loro

      http://www.youtube.com/watch?v=6e23Gaz-Jb4&feature=player_embedded

      https://partitoviola.wordpress.com/2012/02/27/nino-galloni-chi-era-costui-intervento-shock-al-mmt-di-rimini-un-oscuro-funzionario-aveva-previsto-il-crack-del-debito-pubblico-italiano

      E' ovvio che mentre la Merkel ha già nazionalizzato in gran segreto una parte delle fallite banche tedesche ( i subprime li hanno loro, non noi, in USA li chiamano ' gli idioti di Francoforte' ), e la Francia ne considera l' opzione, all' Italia, alla Grecia, a tutto il Sudeuropa questo viene impedito, anzi, ti urlano di privatizzare ( a loro ).

      Una brutta notizia di oggi: ENI è scesa ancora al 20% di partecipazione in South Stream ( e ricordiamoci che invece Nord Stream in Germania non l' ha fermato nessuno ) e perché questo? Non si vuole che l' Italia sia competitiva come aziende, nè che abbia una politica energetica. Se parliamo di discriminazione, mi pare che ci siamo dentro, il timore di Ciano nei diari era che gli italiani sarebbero stati considerati dei 'meteci' ( come i poveri Greci oggi ) dai tedeschi, e non per nulla scrisse: 'Se la Germania perde, siamo perdenti con lei, ma se vince, siamo perduti.'

      Lo strappo alla fine lo darà ancora, come ben ha previsto qualcuno più sopra, la Francia. E per fortuna...

      Giulia

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  27. L'animazione sull'andamento delle bilance dei pagamenti in Europa presentata al summit MMT di Rimini del 24-25-26 febbraio 2012 (con sigletta iniziale, just for fun): http://www.youtube.com/watch?v=f5o2qGUAaFM

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    1. Vi siete divertiti, eh? Ma per capire chi ha vinto è più corretto rappresentare i saldi non in rapporto al Pil, ma in termini assoluti, come nella fig. 7 qua sopra. I rapporti al Pil servono per capire se chi ha perso ce la farà a restituire i soldi (e la risposta la sappiamo). Donald ha tanta buona volontà...

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  28. Vorrei aggiungere un mio commento alla sua risposta a Giulia nel tratto finale; mettiamo da parte un attimo il ruolo che ha avuto la moneta unica e ricordiamoci che le banche esistono non x il ltro della bce che prima o poi finirà ma esistono perchè ci sono le imprese e le famiglie se no chiuderebbero!
    Questi sono i giochi che fanno le banche alle imprese:
    http://www.linkerblog.biz/2011/12/25/draghi-gnomi-e-principesse/

    Vorrei ribadire ancora riguardo alle microimprese che sono il 90% in italia che bisogna guardare avanti, ancora di più se si ha il freno a mano tirato dall'euro! Ancora di più se alla fine chi ci rimette sarànno gli operai!
    Gli lo scritto prima, solo una rete di microimprese riuscirà ad abbattere i costi, avrà più possibilità di accesso al credito, si potranno mettere in comune conoscenze e informazioni e questa si chiama competitività sui mercati, euro o non euro!

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    1. Io non mi intendo di economia industriale. Non saprei nemmeno definire una microimpresa e non so quale sia la loro incidenza sul tessuto industriale italiano. Quello che so è che con la ripresa staremmo meglio tutti (banalmente), e che l'attuale ordinamento bancario verosimilmente va rivisto.

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  29. E vorrei aggiungere professore che il detto "piccolo è bello" in un mondo globalizzato non regge più e gli imprenditori con 5 dipendenti se ne devono rendere conto una volta x tutte.
    Non è così che batti la concorrenza.
    Piccolo è bello ma grande è meglio (anche se sembra una battuta hard).

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    1. Guardi, a questo punto però non ho capito lei cosa voglia, perché sopra mi sembra che elogi le microimprese, qui invece le vuole grandi, quindi io mi perdo. Ma non si preoccupi: a me basta che lo sappia lei quello che vuole. Io so solo che dentro l'euro non potrà averlo (qualsiasi cosa sia). Per il resto... cerco di parlare solo di cose delle quali so qualcosa, quindi su microcredito e/o macroimprese penso che ci possiamo anche fermare qui, perché non avrei veramente nulla di intelligente o di stupido da dirle!

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    2. Di microcredito un po' me ne intendo... ma non ho capito la domanda :)
      Giorgio

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  30. Ma da noi non ci sono già i distretti Industriali? Anche se è come scrive Paul Krugman "Facciamo un po' di luce sul made in China"qualcuno anche alla Apple crede di avere scoperto l'acqua calda.

    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-27/facciamo-luce-made-china-181533.shtml?uuid=Aak3BMjE

    PS.@ gianni sulle banche Gianni hai una qualche ragione oggi non esiste una merce che costa alla fonte meno del denaro ma al consumo oltre che a scarseggiare costa anche cara ( e questo indipendentemente dal merito creditizio). Per il resto siccome parli di micro imprese e non di PMI ( anche se in quel 90% che fa lavorare il 60% della forza lavoro Italiana ci stanno dentro le PMI) auguri e te lo dice uno che è stato per 15 anni Presidente del più vecchio consorzio edile fra imprese artigiane della Toscana ho dedicato una vita al concetto di associazionismo competitivo ma lo facevo in un settore che opera sul mercato interno,sul mercato esterno tolto alcuni settori di nicchia la vedo dura competere contro costi di produzione dimezzati, tassazione inferiori di 20 punti e moneta tenuta artificialmente bassa e costi di dumping sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Invece vedrei bene una rete di vendita internazionale anche tramite la rete per prodotti di artigianato locali il Made in Italy vero tira ancora.

    Domenico Berti

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    1. I distretti industriali! Il mio incubo! Decine e decine di tesi di laurea insulse, ascoltate combattendo strenuamente contro il sonno, per soccombere ad esso senza dignità, senza pudore... il cavallo di battaglia di alcuni miei colleghi... sempre la stessa tesi.... sempre lo stesso distretto: la val Vibrata: da allora desidero vederla invasa dalle cavallette, assalita dagli extraterrestri, sommersa dallo tsunami... povera val Vibrata che non mi ha fatto niente... solo perdere ore e ore a sentire studenti tremebondi ripetere il solito discorso (quello scritto dal collega dell'anno prima)... sì: lo so: in miniera è peggio, anche agli altoforni, bisogna relativizzare... e io ci ho provato... ma abbiate pietà di un povero uomo. Per non parlare dei distretti cinesi: ci ho pure organizzato un convegno, sto pure curando un numero speciale di China Economic Review. Ma che ci posso fare: io sono macroeconomista... a me i distretti industriali fanno venire l'orticaria!

      So che sono importanti, sono sicuro che sia bellissimo sentirne parlare da uno che se ne intende... come Domenico... ma io ci ho sofferto troppo! (il sonno).

      Se volete, vi mando da un esperto! ;)

      Io mi intendo di altre cose.

      Per esempio del fatto che la moneta "artificialmente bassa" (se è quella cinese) in effetti si è apprezzata in termini reali del 50% in 5 anni (non dovete credere a me, credete all'Economist). E del fatto che se lo facessero i nostri fratelli nell'euro (anzi, nell'oiro, come dicono loro) le nostre esportazioni aumenterebbero di una quarantina di miliardi di dollari (per capirci) nel giro di un paio di anni (solo come effetto diretto, cioè senza contare gli effetti di competitività sui mercati terzi). E anche del fatto che le imprese americane cominciano a rilocalizzare negli States perché pare che la Cina costi troppo. Chi se lo sarebbe aspettato solo cinque anni fa? Ma cinque anni fa un mio collega a Fudan prendeva quello che oggi prende un operaio di una jeanseria (ovviamente parliamo di Sud: all'interno è un altro paio di maniche). Lì sì che i salari (nominali) crescono del 20-30% all'anno.

      E questo non è off-topic, tutt'altro: è la dimostrazione di quello che dicevo: quando le leggi economiche funzionano, chi è in surplus rivaluta, e gli squilibri si sanano. E di converso, quando chi è in surplus non rivaluta, sta violentando le leggi economiche. E la violenza purtroppissimo genera violenza. Perché tanto, se risalite la catena delle cause, anche parlando di credit crunch arrivate sempre allo stesso punto: l'insostenibilità dell'euro.

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  31. http://www.youtube.com/watch?v=7K6YTjuqgBQ&feature=related

    Alex

    Volevo introdurre la prossima discussione sull'Art. 18 da parte del ministro frignone...(guarda che ho detto "frignone", che è un dato di fatto, e non "fregnone" che sarebbe un insulto ...) magari stavolta frigna la Camuzzo

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    1. A quest'ora un po' di contrappunto tedesco ci sta proprio bene.

      E sulla lacrimuccia non possiamo certo farci mancare un grande classico (ich kenne des Menschen nicht... si riferisce credo a un operaio)...

      ...und alsbald krahete der Hahn...

      "Prima delle elezioni mi avrai tradito tre volte"

      ...e naturalmente, Signore, abbi pietà di me per le mie lacrime...

      Ecco, ogni tanto chiedere scusa gli viene bene... questo non glielo possiamo disconoscere...

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  32. "(ich kenne des Menschen nicht... si riferisce credo a un operaio)...

    "Prima delle elezioni mi avrai tradito tre volte"

    Rotfl.. spettacolo!

    Domani la rivendo subito .. tanto i miei colleghi non capiranno, purtroppo!

    In ogni modo temo che di questo passo ti dovrò pagare le Royalties! Possiamo metterci d'accordo sul prezzo? Sai tengo famiglia... anzi ad onor del vero ne tengom più di una... al tuo buon cuore!

    Alex

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    1. Avevo capito che eri un ragazzaccio... Sono vizi che si pagano!

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  33. Salve prof., anche se non ho commentato gli ulimi articoli, ho seguito e apprezzato molto (come sempre d'altra parte); devo aggiungere che anche il dibattito tra lei e gli utenti e tra gli utenti è veramente istruttivo.

    Detto ciò, se permette vorrei farle una domanda, alla quale non riesco a darmi una risposta precisa. In caso di uscita dell'Italia dall'euro (quindi è chiaro che si tratta di una mera ipotesi speculativa, purtroppo!) e di una conseguente svalutazione della nuova lira nell'ordine del 25%/30%, come verrebbe ripagato il debito pubblico detenuto dai non residenti? Ci sono delle regole già stabilite nei trattati europei oppure delle regole dettate da organismi internazionali? In tal caso sarebbe utile approfondire queste regole, studiarle e semmai utilizzarle come possibilità di lotta concreta per uscire dall'euro, in quanto cadrebbe uno degli argomenti adoperati dai media main stream per evitare di far nascere una discussione sull'argomento, e cioè che ci sarebbe il caos finanziario e l'apocalisse per l'economia del nostro paese.
    Ove queste regolamentazioni non vi fossero, bisognerebbe introdurre nel dibattito pubblico il concetto di analisi del processo di uscita dalla moneta unica della Repubblica Italiana; ma come? Con quali mezzi, con quali organi di informazione (di quelli che arrivano al grande pubblico non se ne salva uno che sia uno), con quale politica (certe volte penso che sono più vicino alle posizioni di Scilipoti che a quelle della psudo sinistra, e mi sento quasi mancare l'aria, glie lo giuro!), con quali forze sociali (il sindacato italiano in toto, seppur con diverse quanto irrilevanti sfumature, ha accettato, senza contrastare, il disegno monetarista e ideologico imperante, svendendo la dignità del lavoro conquistato negli anni sessanta e settanta senza battere ciglio)?
    Scusi lo sfogo, ma a volte mi girano.

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    1. Be', per i mezzi di informazione ora ci darà una mano massimorocca (se vorrà)! Scherzi a parte, non credo vorrà (ed è perfettamente lecita e rispettabile la sua posizione: non è ignavia combattere per ciò in cui si crede, e anche per ciò in cui non si crede).

      Nel lungo periodo penso che la questione sia poco rilevante, perché, vedi, Keynes diceva che nel lungo periodo saremo tutti morti, compreso l'euro, ma l'euro un po' prima di noi, e Goethe diceva che il peccato e la vergogna non restano nascosti.

      Alla fine la lezione verrà capita. Certo, più tardi è più sarà costoso. Quindi, ad esempio, i sindacati, come giustamente osservi, si stanno prendendo una responsabilità gravissima (ne parlavamo ieri fra colleghi, volevo scrivere due righe in merito, sto aspettando che esca l'ennesimo "appello" per dire cosa ne penso).

      E attenzione: Judex ergo cum sedebit nil inultum remanebit.

      Anticipi due temi dei quali volevo parlare, cominciando prima da quanto sarebbe l'aggiustamento richiesto, e passando poi a come gestirlo.

      Comunque intanto ti rispondo al volo sul secondo punto: a me sembra sensato il punto 2 della nota proposta di uscita: lasciare che i detentori del debito sopportino le conseguenze della svalutazione. Che poi, se ci fai caso, è quello che, come nota l'ottimo Sinibaldi, succede nel resto del mondo, e su scala molto maggiore, senza che nessuno se ne inquieti più di tanto.

      Del resto, l'alternativa all'essere pagati di meno è il non essere pagati per niente o quasi, o comunque l'essere pagati di meno fra atroci sofferenze e sconquassi del mercato (ai quali quotidianamente assistiamo). Mi sembra molto semplice.

      Forse si, hai ragione te: IL VERO PROBLEMA È CHE I MEDIA DOVREBBERO SMETTERE DI FAR TERRORISMO. SEMBRA FACILE. MA SIGNIFICA CHE DOVREBBERO SMETTERE DI ESSERE PREZZOLATI PER FARLO. E QUESTO, IN EFFETTI, È MOLTO DIFFICILE CHE ACCADA. FACCIAMO UNA CORDATA PER COMPRARCI "LA REPUBBLICA" (DELLE BANANE)?

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  34. "La crescita della Cina. Scenari e implicazioni per gli altri poli dell'economia globale"
    Questo l'ho ordinato di solito sono attento a quello che viene scritto sul modello di sviluppo Cinese (speriamo che sia alla mia portata)che per quanto mi riguarda reputo un "Icocervo" con il quale siamo obbligati a fare affari se dipendeva dal sottoscritto io obbligherei l'adesione al WTO e i finanziamenti del FMI a vincoli di cittadinanza democratica ( nel senso di diritti del lavoro e di welfar) e non a regole anarco-liberiste di privatizzazione, cosi come penso che chi si lamenta degli stupidi Americani che si sono indebitati sia un ingrati visto che il loro indebitamento ha alimentato la domanda aggregata mondiale, oserei quasi dire che la vecchia destra Americana ha rovesciato Keynes al motto "è il mercato bellezza". Che "alla lunga saremo tutti morti" è quasi una profezia sociologica,quindi è probabile che l'essere umano scelga un beneficio economico minore nel breve periodo invece di puntare ad una maggiore felicità di sè nel lungo periodo a causa della nostra reale ignoranza per le previsioni lunghe. Da qui però nasce anche il dubbio sulle previsioni di politica economiche di lungo periodo o sbaglio? All'ora, forse, sarebbe meglio aggiungere la D di democrazia al WTO ( a questo dovrebbe servire la politica internazionale nell'interesse dei molti).

    Non sono assolutamente un esperto di distretti Industriali, ma ho creduto e credo nell'associazionismo fra imprese di piccole e medie dimensioni con diverse specializzazioni nel settore edile al fine di essere più competitivi su commesse di una certa grandezza o complessità, sopratutto per le imprese artigiane che singolarmente non riuscirebbero ad avere la giusta dimensione e una adeguata struttura finanziaria per poter svolgere determinati lavori. E' indubbio però che i distretti industriali hanno creato lavoro e ricchezza oggi che sono in crisi la situazione socioeconomica sul territorio non è delle migliori, detto questo di perfetto non c'è niente e tutto è migliorabile, ma non credo e non o mai creduto che si delocalizi per controllare la filiera produttiva,lo si fa per migliorare la redditività aziendale al fine di attuare una posizione che si basi su una leadership di costo (il caso della OMSA è chiaro).
    Da qui mi sorge un dubbio, se le fabbriche delocalizzano quando ci sarà la ripresa dove mettiamo a lavorare i lavoratori attualmente licenziati?

    Se mi è permesso dirlo oso affermare che questi sono i miei tormenti.

    Professore le sarei grato se mi dicesse cosa pensa su questi due argomenti:

    può un paese convivere con un elevato debito pubblico? Il Giappone sembrerebbe affermare la tesi del si la dove il paese cresce ed è in grado di garantire gli interessi sul debito ai propri creditori.
    Che cosa succede alla Cina se l'America visto il rientro in patria di alcune multinazionali fra un po' di tempo svaluta il dollaro? Anche qui il Giappone potrebbe fare scuola o sbaglio?

    PS: sento parlare di MMT è la solita cosa di cui si parla qui

    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1B1GUY

    Il padre era simpatico ha scritto fra l'altro “L'economia della truffa”.

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  35. Professore, una piccola, ennesima conferma (se mai ce ne fosse bisogno) della bontà della parte analitica delle tesi sostenute nel suo blog:
    http://www.unita.it/mondo/merkel-l-eurozona-morira-br-con-questi-divari-1.386828

    Per quanto riguarda la parte predittivo-normativa, il punto in discussione mi sembra essere il seguente: che tempi abbiamo prima che la situazione si faccia insostenibile e che cosa potremmo eventaulamente fare nel frattempo per salvare capra e cavoli (l'unione politica europea e un livello di redditi decenti per gli euroimportatori netti)?
    Lei, professore, è chiarissimo nel suo blog (il tempo è poco - la fatidica soglia del -4% è sta per essere superata da Portogallo, Spagna e Italia - l'unica cosa da fare è uscire immediatamente dall'euro). Le notizie sul consenso interno alla Merkel contenute nell'articolo linkato sopra spingono anche me a condividere la sua conclusione (anche se non posso fare a meno di osservare che cresce una spinta in alcune porzione del centrosinistra europeo che chiede - forse velleitariamente - che l'UE cominci a fare una politica di trasferimenti fiscali dal centro alla periferia)...

    Complimentandomi per il suo prezioso lavoro, la saluto suo,

    Michele

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    1. Due cose che forse meritano di essere ribadite.

      1) le tesi non sono mie, ma della letteratura scientifica internazionale (ho citato più volte gli autori). Io le riporto solo perché nessuno mi paga per non farlo. Se mi fanno un'offerta convincente apro subito un blog pro-euro; ;)

      2) ammettendo il problema dei divari (creati dal comportamento tedesco) la Merkel di fatto dà per scontato che l'Unione Europea sia una Competizione Europea. Questo nessuno lo nota, ma questo è il vero nodo politico. Non si parla mai di cosa fare per crescere insieme, ma solo di cosa fare per non sopraffarsi l'uno con l'altro. Possibile che non lo vediate?

      3) la soglia del 4% è quella del rapporto fra deficit delle partite correnti (indebitamento estero) e Pil, non quella fra indebitamento pubblico (fabbisogno) e Pil. Questa soglia è pericolosa per i motivi spiegati in questo post.

      Il Portogallo è entrato nell'eurozona a -8, la Grecia a -6, la Spagna ha raggiunto -5 nel 2004, e l'Irlanda nel 2007. L'Italia è ancora intorno a -3.

      Chiaro, no? Ma che sorpresa, ma che sorpresona! C'è la crisi! O com'è?

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  36. Excelente artículo, profesor. Es agradable leer una exposición tan preclara de un asunto tan oscurecido como el que trata. Los germanófilos son legión y es muy conveniente explicar la realidad que nos afecta a todas las sureuropeas, confutando las tantísimas mentiras y medias verdades que circulan en torno a ella.

    Saludos desde España!

    PD: perdón por no escribir en italiano pero mi conocimiento de vuestra lengua es muy precario. Creo que se me entiende bien.

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  37. D'accordissimo con le valutazioni finali; una domanda mi sorge spontanea: quanto (e per quanto tempo) perdurerebbe effetti dannosi legati al cambio (di un ritorno a valute nazionali), per chi ha contratto debiti in euro? A stima, in quanto tempo verrebbero riassorbiti e quali sarebbero le conseguenze più probabili nel breve periodo?

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  38. Ma questo è, da sempre, l’atteggiamento tedesco. Un atteggiamento imperialistico che ha radici storiche profonde: non a caso, la ricerca di mercati di sbocco ha provocato due guerre mondiali (e vi risparmio la storia del Drang nach Osten, o quella del conflitto in Jugoslavia). Una costante storica, che può essere ignorata solo da chi vuole ignorarla.

    a me interesserebbe la storia del drang nach osten o del conflitto in jugoslavia. La risposta non la conosco, da buon ex studente vorrei realmente saperla...insieme a tante altre cose.

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  39. Salve, ho trovato in rete questo http://www.cipecomitato.it/it/eventi/2014/giugno/News_0002

    e se clicco alla voce "Bilancia dei pagamenti" oppure "Esportazione e importazione di beni e servizi dell’Italia" vedo entrambi i grafici in zona positiva, migliorati a ridosso dell'anno 2012. A cosa è dovuto questo miglioramento?
    La rigidità del cambio è rimasta la stessa, abbiam cominciato anche noi a fare svalutazione interna competitiva? Se è vera la mia ipotesi allora lo squilibrio può definirsi risolto oppure no?
    Ringrazio chi mi vorrà rispondere, complimenti per l'ottimo blog che ho cominciato a seguire :)

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