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giovedì 6 settembre 2012

Inflazione, svalutazione e quota salari

Parliamo di cose serie.

Nel dibattito che si sta (forse) svolgendo a sinistra circa l'opportunità di uscire dall'euro, un argomento che viene portato avanti è quello secondo il quale dall'euro ci sarebbero due uscite: una a destra, e una a sinistra. Il che attribuisce all'euro un vantaggio, rispetto ad altri posti dai quali si usciva in un modo solo.


Ho un po' polemizzato su questo con Emiliano Brancaccio, anche perché, come avrete capito, mi ero risentito (ma ingiustamente) per un suo articolo nel quale pareva che dividesse gli economisti italiani in tre categorie: da una parte lui, e dall'altra due categorie di fessi: quelli che "fuori dall'euro c'è la guerra" e quelli che "usciamo e tutto si risolve per magia". D'altra parte, che ho un carattere di merda non riesco a nasconderlo. Nel frattempo abbiamo raggiunto un accordo sul fatto che la tassonomia degli economisti italiani è un po' più articolata, e possiamo tornare serenamente al lavoro.



Come credo sappiate, personalmente non ho mai sostenuto né che l'uscita sarà una passeggiata, né che risolverà tutti i problemi. L'uscita sarà costosa, ma i costi non saranno quelli che il terrorismo mediatico suggerisce. L'uscita non risolverà tutti i problemi, perché bisognerà gestire bene la sovranità riacquistata. Su questo ultimo punto il blog abbonda di spunti che sto sistematizzando nel mio libro. Diciamo che praticamente tutto quello che la sinistra propone per tenere in vita l'euro va bene, purché lo si applichi dopo l'uscita dall'euro. Ma di questo parliamo un'altra volta.

Tornando alle due uscite, io trovo il dibattito relativamente poco rilevante per due motivi. Il primo è che purtroppo questo dibattito si è già svolto, in Francia, con le critiche di Jacques Sapir al piano di Marine Le Pen. Sono critiche che hanno più che altro portato fortuna alla Le Pen, come sapete. Il secondo motivo, più serio, è che certo, bisogna pensare al dopo. Ma, appunto, al dopo. Non ha molto senso chiedersi come gestire la transizione perché è matematicamente certo, come ci siamo detti, che essa verrà gestita dalle persone sbagliate, quando il mercato le costringerà a farlo.

E allora?

Vogliamo che questa arma di distruzione di massa di diritti e redditi dei lavoratori continui a operare?

Non credo: vogliamo uscire, a sinistra, a destra, al centro, di sopra, di sotto, non importa, non decidiamo noi, e non è nemmeno rilevante, in un certo senso. Quello che è rilevante è riuscire, con la divulgazione e l'impegno al dialogo, a creare un consenso attorno a una visione equilibrata della realtà, che ci permetta, dopo, di combattere una battaglia politica a favore delle classi subalterne, con l'appoggio di un movimento di opinione consapevole.

Io la vedo così e mi regolo di conseguenza. Il che non significa assumere la posizione di quello che "elude" i problemi (rassicuro su questo anche Emiliano).

Fa parte di questo impegno per costruire una piattaforma condivisa anche riflettere coi colleghi che vogliano farlo. Raccolgo qui lo stimolo di Emiliano, che nella sua replica dice:

"Qualcuno forse ritiene che in fondo conti solo il salario reale, e che la quota salari non sia importante? Spero che nessuno si azzardi a pensarla in questi termini: la dinamica delle quote distributive è forse l’indicatore chiave del cambiamento nella struttura socio-politica di un paese. Il fatto che in Italia quel crollo della quota salari sia avvenuto in concomitanza con una perniciosa mutagenesi del ruolo del sindacato non è certo casuale."



Dunque: io in effetti non avevo fatto vedere solo il salario reale, ma una cosa un po' diversa: la dinamica del salario reale e della produttività media del lavoro. Se il salario reale cresce più della produttività, pensavo io, si vede che i lavoratori si appropriano di una quota maggiore di prodotto, cioè la quota distributiva cresce. Se il salario reale cresce meno della produttività, allora hanno vinto i capitalisti.

Il grafico mostrato era questo qui:


e racconta una serie di cosette delle quali varrebbe la pena di parlare.

Il mio argomento era uno solo, che probabilmente non riguarda nemmeno tanto Emiliano, quanto quelli che sostengono che l'inflazione danneggia la vedova, l'orfano e il proletario. Il grafico mostra bene che nel periodo della disinflazione (dall'inizio degli anni '80 in poi) la produttività continua a crescere, mentre il salario reale si stabilizza, il che significa che la quota salari scende. Quindi, come dire, l'argomento piddino par excellence, quello secondo cui l'inflazione è la più iniqua delle imposte perché colpisce i poveri in misura maggiore, è una scemenza.

Possiamo farlo vedere anche con la variabile che Emiliano giustamente ritiene più significativa.


Questa figura, tratta dal lavoro che sto facendo, mostra l'andamento di quota salari e inflazione in Italia dal 1960 al 2010.La quota è calcolata come redditi da lavoro dipendente su Pil nominale, aggiuntando due basi dati: quella OCSE del 1997 (CD-Rom edition), che avevo usato per il mio modello dell'economia europea, e i dati on-line della CN Istat. Magari me la rifaccio con i dati Ameco, ma ora questi avevo.

Cosa ci dice questa figura? Una cosa molto semplice: che non è vero che quando c'è più inflazione la distribuzione del reddito diventi svantaggiosa per i salariati, o almeno che in Italia non è stato così.

Concludo citando il mio commento a questa immagine:


Se la favoletta luogocomunista avesse fondamento, a maggiore inflazione corrisponderebbe una perdita di potere d’acquisto dei lavoratori, e quindi una compressione della quota salari. Le cose stanno esattamente al contrario. La quota salari si impenna prima nel 1963, a seguito di un primo ciclo di lotte operaie che si associano anche a una fiammata del tasso di inflazione, che raggiunge il 5%. L’inflazione accelera nuovamente nel 1969, a seguito dell'autunno caldo, che porta pure lui a un aumento dell’inflazione. Segue, nel 1974, l’esplosione dell’inflazione dovuta al primo shock petrolifero. Nella Fig. 7 potete vedere che in effetti in quell’anno il salario reale smise di crescere, perché operai e sindacati erano stati colti di sorpresa, e la quota salari si flesse leggermente. Poi, dall’anno successivo, le lotte che portarono il Partito Comunista Italiano al proprio massimo storico in termini elettorali (34% nel 1976) spingono la quota salari a un massimo storico del 51%.
Dal divorzio (fra Tesoro e Banca d'Italia) in poi è una continua flessione, che porta la quota salari a toccare, all’entrata dell’euro, i valori dell’inizio degli anni ’60.

La favoletta luogocomunista quindi non funziona (né ce lo saremmo aspettato). In realtà, tassi d’inflazione relativamente sostenuti sono spesso associati a tassi di disoccupazione contenuti e quindi a posizioni di forza dei lavoratori nelle contrattazioni sindacali, a beneficio del mantenimento della crescita del salari reali, e della quota dei salari sul prodotto. Il processo di disinflazione iniziato negli anni ’80, viceversa, ha eroso (via disoccupazione) le posizioni contrattuali dei lavoratori, favorendo lo smantellamento dei presidi del loro potere d’acquisto (meccanismi d’indicizzazione del salari) e quindi, inevitabilmente, riducendo la quota dei salari sul prodotto.

Alcuni economisti criticano l’ipotesi di uscita dall’euro sulla base del fatto che nel 1992, in occasione dello sganciamento della lira dallo Sme (con svalutazione del 20%), la quota salari diminuì di quattro punti in due anni (dal 44% al 41%). Seguono dettagliate considerazioni su come uscire dall’euro a sinistra anziché a destra: un dibattito già visto, perché si è svolto esattamente negli stessi termini in Francia, quando Marine Le Pen ha fatto propria la battaglia per il recupero della sovranità monetaria che, in Francia come in Italia, la sinistra considerava con sufficienza, ritenendola un retaggio del nazionalismo ottocentesco. In quel contesto fu Jacques Sapir (2011) a rincorrere la destra, cercando di dimostrare i limiti del piano della Le Pen.

Ora, per quanto riguarda il caso italiano, vanno fatte tre osservazioni.

La prima, più generale e sulla quale torneremo, è che in tutta probabilità non si uscirà dall’euro con un governo di sinistra, sia perché l’evento critico potrebbe essere vicino, sia perché, in ogni caso, la sinistra italiana ha mentito ai propri elettori, rivendicando come “di sinistra” il percorso verso l’euro, percorso iniziato di fatto dallo Sme e dal divorzio, i cui benefici per i lavoratori italiani abbiamo appena illustrato. Bisogna quindi rassegnarsi al fatto che, salvo ritrattazioni della sinistra (comunque disastrose in termini elettorali), se si uscirà si uscirà con un governo di destra, o con un governo di sinistra che fino al giorno prima avrà difeso l'euro (cioè avrà fatto politiche di destra).

Questo però, ed è la seconda osservazione, non pare sia un buon argomento per restare. Lo slittamento della quota salari dopo la svalutazione del 1992 certo c’è stato, ma è un episodio che si inserisce in una caduta pluridecennale di questa quota, iniziata a metà degli anni ’70 e correlata a variabili politiche, più che economiche (la progressiva perdita di posizioni del PCI, ad esempio, e la "congiura" - coma la chiamava Beniamino Andreatta - che ha condotto all'indipendenza della Banca centrale).

La svalutazione di per sé, quindi, non dico che non c'entri, ma forse c’entra relativamente poco, anche perché, e questa è la terza osservazione, anche nel 1992, ma direi in generale, la caduta della quota salari non è associata a un incremento, ma a un decremento dell’inflazione. L’argomento secondo cui “quando usciremo dovremo controllare bene i prezzi per evitare che la l’inflazione impoverisca la vedova e l’orfano” ha un indubbio richiamo emotivo, e sicuramente suggerisce anche delle linee di azione razionali che vanno tenute presenti: è sempre bene essere pronti a tutto. Ma l’esperienza storica non presta particolare supporto a questo tipo di preoccupazioni.

Del resto, mi pare che anche Emiliano sia d'accordo su questo: il problema è stato un problema di medio-lungo periodo determinato dallo smantellamento di certe garanzie, non un problema di breve periodo di gestione del cambiamento di politica valutaria.

Sono quelle garanzie che dobbiamo ripristinare, in un'ottica di lungo periodo, anche perché, per dirla tutta, io sono molto scettico sul fatto che la scala mobile "creasse" inflazione e che la sua abolizione sia stata la bacchetta magica che ha contribuito al rientro dall'inflazione. I dati raccontano una storia completamente diversa, ma anche di questo non parliamo oggi. Ci basta aver ribadito (spero d'accordo con Emiliano) che la storia che l'inflazione danneggia la vedova, l'orfano e il proletario la lasciamo ai piddini di tutti i partiti e di tutte le nazionalità. La caduta della quota salari nel 1992-1994 si inserisce in un trend secolare che inizia sostanzialmente con l'ingresso nello Sme, che accelera con il divorzio, e che è accompagnata da una progressiva disinflazione.

Togliamoci, per favore, dalla testa l'idea che occorra una Banca centrale indipendente per difendere la vedova, l'orfano e il proletario dalla più iniqua delle imposte. Le cose stanno al contrario, e spero che su questo non ci sia troppo da discutere!

Apriamo comunque la discussione... 





51 commenti:

  1. Non ho capito cosa c'entra la svalutazione con la quota salari quando lo stesso Amato si vanta ancora oggi di aver abolito la scala mobile.

    E dire che quest'argomentazione del 1992 -> caduta salari reali la proposi io stesso su questo blog qualche secolo fa.

    Sull'inflazione, io credo si giochi molto sul fraintendimento creato dai numerosi studi che mostrano come i poveri, avendo minore accesso al credito e maggiore tendenza ad avere denaro liquido, sono piu' vulnerabili agli effetti dell'inflazione.
    Quello che apparentemente in questi modelli non entra e' che:
    1) L'inflazione ha un effetto positivo sul bilancio dello Stato, che guarda un po' redistribuisce a favore dei poveri di cui sopra.
    2) Per i poveri gli effetti di ricchezza sono trascurabili rispetto agli effetti di reddito, e se il "driver" dell'inflazione alta o bassa e' proprio il mercato del lavoro, la contraddizione diventa evidente.

    In altre parole il ragionamento dei moschettieri della stabilita' dei prezzi suona "Siccome se lo Stato non puo' spendere e le paghe restano stagnanti i poveri subiscono l'inflazione allora riduciamo l'inflazione facendo stagnare le paghe e legando le mani allo Stato". EH ?

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    1. Sono d'accordo con te e mi ricordo del tuo stimolo scusandomi per non averlo potuto seguire subito (uno frai tanti). Nel mondo del dopo bisognerà invertire questo ragionamento.

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  2. Si potrebbe distinguere tra inflazione importata e inflazione dovuta allo sviluppo?
    La prima, dovuta ad aumento delle materie prime a domanda anelastica influirebbe negativamente sul potere di acquisto dei redditi fissi (vedove , orfani, famiglie monoreddito); la seconda, essendo legata ad una fase dicrescita dell'economia, coinciderebbe con una maggior forza contrattuale dei redditi fissi (come ad esempio si sta verificando in qualche misura in Cina e in altri paesi emergenti con crescita tumultuosa) .

    In questa ottica la diminuzione del potere di acquisto dovuta alla svalutazione che seguirebbe ad una uscita dall'euro sarebbe cpmpensata dalla crescita che la stessa svalutazione indurrebbe , con vantaggio finale di vedove ed orfani.

    Sta in piedi il ragionamento?

    Franco

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  3. Scardinare nella testa della gente l'idea che l'inflazione eroda i salari è la cosa più difficile. Quando parli d'inflazione tutti i salariati parlano della loro tassa più odiosa quando invece questo grafico dimostra esattamente come i salari reali crescano proporzionalmente con essa. Altro cosa che puntualmente mi sento dire quando si parla del divorzio tesoro/banca d'italia è che è stato un bene perchè i governi in carica alla fine della legislatura per farsi rieleggere facevano un sacco di deficit spending e facevano lievitare l'inflazione e la svalutazione andava a ruota. Non è facile discutere con qualcuno la cui testa è stata programmata per ragionare in un certo modo dirgli che la realtà delle cose è del tutto diversa, addirittura il contrario diventa un esercizio veramente difficile. Succeda quel che succeda nel mio piccolo posso solo cercare di divulgare il più possibile....

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    1. @Marco Bessi ...guarda che senza il recupero dei salari (che senza la scala mobile non è più automatico) l'inflazione i salari li erode eccome. Prova tu a pensare di vivere con lo stipendio di tuo nonno! Va da sè che (come ADESSO guarda caso stanno facendo i sindacati tedeschi) se c'è crescita (e inflazione) si possono fare anche rivendicazioni salariali, altrimenti...

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    2. Cosa credi che voglia l'inflazione a 2 cifre? Mica vado a dire in giro che bella l'inflazione! Aprire una discussione su questo è di per se difficile perchè nessuno pensa che crescere creare posti di lavoro ed iniziare una spirale virtuosa di per se fa crescere l'inflazione e al solo pensiero vieni aggredito poichè la gente non capisce che inflazione da crescita e stagflazione sono due cose completamente diverse. Mi spiace se non sono stato chiaro...

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  4. La questione dell'inflazione e del (labilmente) connesso problema della tutela salariale, dovrebbe considerare alcuni aspetti di fondo che, come ben evidenzi (anche in altre sedi), passa per decisioni squisitamente politiche e, quindi, per i rapporti di forza elettorali che si creeranno (anche se di fondo rimane il problema, comune a tutto l'occidente, del "controllo" dei media):
    -in generale l'inflazione favorisce il debitore e la deflazione lo sfavorisce (e viceversa per il creditore);
    - il "lavoratore dipendente" (la parte debole che dovrebbe avere l'unica via della tutela solidaristica del sindacato) è in genere un creditore di retribuzione verso il datore. Ma, in una misura comune a tutti i cittadini, "può" essere anche debitore, specie con la diffusione del credito al consumo, e, comunque, tradizionalmente in Italia, come mutuatario ipotecario di case di abitazione;
    - sappiamo che sul punto giocano gli interessi a tasso fisso o variabile, ma, ancora più importante, è il conflitto di interessi della banca che "consiglia" quale soluzione adottare. Da ciò l'importanza del ripristino di forme "mutualistiche" pubbliche di credito di categoria e, in definitiva, della ri-separazione dell'attività bancaria merchant;
    - sappiamo pure che, secondo studi del FMI, un'inflazione entro il 6% non implica riflessi negativi su crescita e competitività in regime di cambi flessibili (come pure che il freno alla crescita, ha una ratio del 10% rispetto a ogni punto di inflazione);
    - le imprese sono essenzialmente debitrici (è l'essenza del capitalismo), ma il problema è che cda e composizioni azionarie sono ormai (a livello di imprese grandi), strettamente intrecciati con le banche che posseggono, azionariamente o di fatto, il controllo delle società che, finanziarizzandosi con leverage esterno, tendono a perdere autonomia dall'interesse bancario sovrastante (in linea tendenziale; imprese sane, id est esportatrici si autofinanziano, e ciò si era esteso, prima dell'euro, a gran parte delle PMI);
    - insomma, l'intreccio delle posizioni, compromesso dalla liberalizzazione dei capitali, di cui l'euro è un avatar a sfondo moralistico-razzista, rende il quadro delle scelte politiche sul "dopo" suscettibile di grandi problemi:
    1) le banche perderanno potere, certo, ma lotteranno selvaggiamente per non perderlo: chi la fa una riforma glass-steagall e chi introduce un ragionevole grado di repressione finanziaria (non solo la limitazione post-break alla circolazione dei capitali)? Ecco una prima discriminante importante per orientarsi elettoralmente nel futuro;
    2) la spesa pubblica (aggiuntiva) sarà importante per sostenere l'occupazione e ciò dovrebbe invertire l'andamento attuale della...curva di philips, specie in presenza di inflazione in (moderata) crescita: quindi una recuperata competitività può portare a maggiore occupazione e forza contrattuale dei lavoratori (con l'auspicto ripristino di indicizzzioni salariali,purchè non ne segua un tea-party-spaghetti al governo ("lanciato" dagli slogan pro-euro che possono sopravvivere alla moneta stessa).
    Ecco una seconda discriminante elettorale: chi nega e chi rammenta l'esistenza del moltiplicatore e che la spesa pubblica non è cattiva ma, essenzialmente, buona, specie se segue alla ventennale compressione e a saldi primari strutturali che, occorre, rammentare, diminuiscono invariabilmente il risparmio e quindi gli investimenti privati (questa è un'altra "realtà" keynesiana troppo alungo censurata)...
    Qui mi fermo sperando di non aver tediato...

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  5. secondo me bisogna distinguere tra effetti nell'immediato ed effetti differiti.
    Spesso gli effetti che si vedono sono frutto dei colpi presi in periodi precedenti.
    Faccio un esempio: se l'Italia è in crisi quale sindacato va a chiedere soldi? NESSUNO!
    ovvio che se si esce qualcosa si paga e per anni!
    ma dopo che ci si accorge che si sta risalendo la china si ricomincia a chiedere aumenti (relativamente parlando) ma questa cosa avverrebbe dopo anni.
    le dinamiche potrebbero (eventualmente, se non sparo cavolate) tenere conto di queste cose

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  6. "Togliamoci, per favore, dalla testa l'idea che occorra una Banca centrale indipendente per difendere la vedova, l'orfano e il proletario dalla più iniqua delle imposte. Le cose stanno al contrario, e spero che su questo non ci sia troppo da discutere!"
    Caro Bagnai, solo a titolo di testimonianza, chi le scrive è un piccolo giurista positivo che è stato allevato, cresciuto e pasciuto in un contesto-presupposto in cui l'indipendenza della Banca d'Italia era cosa buona e giusta, e si trattava di capire come ottimizzare l'indipendenza, quali ricadute organizzative doveva avere etc...
    Ossia, tra i giuristi (a mia memoria) il tema "ma, la Banca d'Italia deve essere indipendente dal governo?" non c'era, era dato per risolto altrove, ius receptum.
    Non si stupisca troppo, quindi, se l'argomento della vedova e degli orfani è così radicato: mi pare che sia passato senza alcun serio dibattito, né alcuna significativa forma di contestazione.
    Oppure sbaglio?
    (perchè in questo caso secondo caso, varrà la pena, dal mio punto di vista, andare a verificare i termini di questo dibattito, ed i suoi riflessi su quello giuridico, per vedere se e come allora qualcuno fosse avvertito del rischio...)

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    1. Il dibattito non c'è stato per i motivi che spiega l'autore del divorzio. Le sembrano motivi validi?

      In tutto il mondo si sta mettendo in discussione il fondamento economico (inesistente) dell'idea di indipendenza della Banca centrale, che altro non è che un modo di risolvere il conflitto distributivo. Ora bisognerà farlo anche in Italia.

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    2. Grazie della segnalazione!
      Circa la motivazione economica, lascerò a lei le valutazioni (anche se mi pare di capire che in cima alle preoccupazioni del ministro ci sia il fatto che "La propensione al risparmio finanziario degli italiani si stava proprio in quei mesi abbassando paurosamente e il valore dei cespiti reali - case e azioni- aumentava a un tasso del cento per cento all' anno." mentre il resto dell'analisi è tutta ispirata già al neo-monetarismo: scala mobile demenziale; irrigidimento struttura dei prezzi, etc.). Ma, ripeto, sono "impressioni" di un profano.

      Dal mio punto di osservazione, è straordinariamente SIGNIFICATIVO il fatto che il Parlamento con la decisione non c'entri NULLA, e che la decisione (così rilevate) sia stata assunta nemmeno dal GOVERNO (che almeno può vantare il rapporto di fiducia con le camere) ma da un singolo ministro CONTRO (e quindi, di nascosto) dagli altri ministri.
      Dopo di che il "divorzio" è divenuto (appunto, lo dice bene anche Andreatta) "un fatto di natura", da accettare anche se non piace (mentre lo stesso Andreatta spiega che la "scelta" - perchè di questo si è trattato - è strettamente funzionale alla adesione allo SME, con tutto ciò che ne è conseguito).
      GRAZIE!!
      (si, mi pare che anche in termini di storia delle dinamiche istituzionale, delle idee, etc... la cosa meriti di essere studiata)

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    3. Vorrei ricordare che in Francia una decisione analoga è stata presa per legge, la loi Giscard. Esiste anche in Francia un dibattito sul contributo di questa legge all'esplosione del debito. Giusto così, per ricordare che i piddini che se ne sono accorti una settimana fa non hanno inventato nulla...

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    4. La segnalazione dell'articolo di Andreatta è davvero preziosa, grazie. È tutto estremamente chiaro. In nuce, lì dentro ci sono tutti gli elementi che ci hanno condotto a questo stato delle cose. Sarebbe interessante leggere quell'articolo di fronte a Rino Formica e sentire cosa ha da dire di una sinistra (il suo Psi per esempio) passata dall'astenensione sull'entrata nello Sme al viva Monti-viva Draghi- viva Goldman Sachs. Due dubbi da profano rimangono.
      1)Le recenti iniziative disperate della Bce non intaccano parzialmente il dogma dell'autonomia di una banca centrale?
      2)Fig. 28: gli aumenti salariali degli ultimi 10 anni (non pervenuti) a fronte di un'inflazione in discesa (non pervenuta) come si spiegano?
      Grazie mille.

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  7. Pressò,buongiorno.Io non penso di avere le capacità per entrare nel dibattito ma,vorrei farle una domanda:
    il leggero aumento del monte salari fra il 1999 e il 2007 avvenuto a inflazione costante o in leggera diminuzione è forse dovuto all'aumento dell'occupazione?
    Non saprei mi sono cercato i dati sull'occupazione ed ho trovato questo.
    http://www.google.it/publicdata/explore?ds=z8o7pt6rd5uqa6_&met_y=unemployment_rate&idim=country:it&fdim_y=seasonality:sa&dl=it&hl=it&q=attuale+tasso+di+disoccupazione+italia

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    1. Da dilettante ero incuriosito anch'io sul come interpretare l'aumento di salario reale e quote salari nell'ultimo decennio. Mi pare che il tasso di disoccupazione non influisca granche` sulla curva in quanto cala fino al 2007 ma poi inverte la tendenza e comincia ad aumentare senza apparentemente lasciare traccia nelle curve. Ma perche'? Se la quota salari (o il salario reale) sono indici che descrivono in qualche modo la ricchezza (mi si perdoni se il termine e' inappropriato) del cittadino quadratico medio, non dovrebbe essere in qualche modo sensibile anche al numero di disoccupati?

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    2. Mi permetto di segnalare, sul tema, un articolo di Antonella Stirati su economiaepolitica: http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/come-calcolare-correttamente-la-riduzione-dei-salari/. Avverto che è piuttosto tecnico, ma leggendolo un paio di volte credo se ne comprenda il senso. Aggiungo una mia personale considerazione: nella quota del reddito da lavoro dipendente rientra statisticamente anche il compenso di Marchionne. Cito Marchionne solo per indicare che anche tra i lavoratori dipendenti vi sono persone con entrate stratosferiche, pari a molte centinaia di volte il salario dei loro subordinati. E sapete perchè lo fanno? Per prendersi la pensione...
      Peccato che "Economia e politica" non abbia avuto una bella riuscita, mi sembrava un ottimo strumento di divulgazione scientifica di economisti non "omodossi". Purtroppo la sinistra in generale, e quella italiana in particolare, ha una particolare propensione a litigare sulle virgole.

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  8. Sarà una mia fissa ma 'sta debolezza il lavoratore dipendente la condivide con parecchie partite IVA o parasubordinati vari! Perchè, mi e vi domando, si fa riferimento solo al salario? In termini percentuali quanta ricchezza viene trasferita come salario e quanta come "reddito da lavoro autonomo o parasubordinato" ogni anno? In che termini questa epocale ed evidente mutazione dei rapporti di lavoro (di produzione o sono marziano anche io?)ha modificato alcune delle principali grandezze economiche? Per essere più circoscritto, "la quota salari" tiene conto di come e quanto questo termine in sè sia e/involuto nel tempo? Nel mio ambiente di lavoro i salariati sono una merce rarissima ma si fanno un mazzo tanto e sono veramente prossimi alla condizione di servi della gleba, da qui i miei interrogativi...

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    1. Massimo, hai perfettamente ragione. La "quota salari" intesa come rapporto fra redditi da lavoro dipendente e totale dei redditi è un concetto un po' obsoleto. La precarizzazione del lavoro passa attraverso tante "finte" partite IVA che non rientrano nella quota salari. Questo ci dice, in particolare, che non tutto quello che non è nella quota salari va ai capitalisti brutti e cattivi, ma va anche a tanti poracci come noi. Indubbiamente è necessario spingere oltre l'analisi, cosa che non posso fare in questo momento perché richiede un cambio di categorie mentali e forse anche statistiche. Grazie per avercelo ricordato.

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    2. Potete anche aggiungere esercenti che non lavorano sul lusso nella cricca. Gestisco una pizzeria, e devo ammettere che la cosa che mi spaventa di più non è la "titanica" mole dello stato, nemmeno il "mostruoso" debito pubblico, e manco le tasse.

      Il problema per gli esercenti non è in questo, e lo stanno capendo: il problema è che i nostri clienti (salariati) non hanno soldi, è la domanda interna che è mortificata perchè l'offerta c'è eccome.

      Penso persino le varie PMI che sono attive sul mercato interno abbiano di questi problemi.

      E' un po' deprimente parlare con tanti, tanti clienti che magari conosco anche da anni, e sentirli dire che ci si vede sempre più raramente per il lavoro che manca.

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  9. Dopo il mio di pippotto estraggo da CDC questa perla. Si tratta di un commento al Blog di Debora sull'articolo del Guardian sulla Grecia: "E allora io che dal 92 al 2005 ho lavorato praticamente 7 giorni su 7 senza mai neppure un (UNO..) giorno di riposo, e che ho fatto le prime ferie DELLA MIA VITA alla tenera età di 41 anni, dopo aver iniziato a lavorare a neppure 13 anni? E adesso che per molti ma non per tutti i greci (ma anche per le sterminate masse di parassiti italiani...) la manna dal cielo sta finendo mi tocca sentire questo quello che si lamenta per un po' di lavoro in più, o un po' di soldi in tasca in meno? Da come la vedo io, 'sti greci somigliano tanto ai vari impiegati statali-comunali italiani che conosco molto bene e che sento sempre piangere miseria anche quest'anno.......... Ma che poi (come sempre..) da fine luglio a quasi tutto agosto sono andati tutti in ferie 'naltra volta i "poveri martiri" de 'sto cazzo!........ E ne conosco pure alcuni che al rientro dalle ferie si sono messi subito in malattia, e poi ci si chiede chi ha ridotto l'Italia in ginocchio.... Ma che crepino tutti! Ben venga la crisi se spazza via i parassiti, gli imboscati, i lavativi, e le mezzecartucce. Ho passato buona parte della mia infanzia, tutta l'adolescenza, e una buona fetta di maturità a fare lavori di merda che nessuno voleva mai fare perché troppo faticosi, troppo pericolosi, o troppo impegnativi... E sia da ragazzino che da uomo ho sempre visto un mare di imboscati lavativi e parassiti vari, mangiare e bere fino a vomitare, (spesso senza meritarseli..) chiavare ogni buco disponibile beneficando di una quantità INDUSTRIALE di denaro e tempo libero................. Drogandosi con ogni sostanza conosciuta mantenuti dai genitori o al massimo lavorando (si fa per dire..) a mezza giornata, con settimana corta o cortissima in un comodo ufficio con aria condizionata e pausa caffè... Lussi, privilegi, e agi scandalosi riversati su milioni di ragazzi del '70, '80, e del '90, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno avuto tutto GRATIS senza mai guadagnarsi nulla. Le perle ai porci, come si suol dire..... E adesso che dopo quasi un quarantennio di lussi, orge, bevute, sperperi, di mangiate a più non posso, da parte di MILIONI DI PERSONE sia greci che italiani dopo quasi un quarantennio di privilegi, pensioni e posti di lavoro da imboscati, di clientelismo, di assenteismo, di raccomandazioni, di anti-meritocrazia totale, di falsi invalidi, di voto di scambio, di ruberie e sprechi a go go dovunque voltavi lo sguardo, ADESSO il sistema sta crollando? Ma che crolli tutto e perisca pure il mondo per quanto mi frega, tanto io dalla miseria ne sono uscito, e gli altri si fottano." Mi sa che abbiamo finalemnte scoperto UNABOMBER!

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    1. Ma questo è il dottor Livore in persona!

      Strano però che non abbia inserito, tra le sue recriminazioni, anche "con tutte le tasse che ho pagato"..... Caro dottor Livore, non è che per caso quello che ha vissuto a scrocco sulle nostre spalle sei tu?

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    2. Valga, per colui che ha scritto il commento da te citato, un aforisma di Schopenauer: "Di fronte agli imbecilli non c'è che un solo modo per mostrare il proprio spirito: evitare qualsiasi conversazione con loro."


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    3. Inizio ad aver paura: non vado in vacanza da una decina d'anni.... Non è che mi rincoglionirò pure io così?

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  10. Scusate l'OT qualcuno può passare a dire qualcosa a questi?

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/06/differenza-tra-italia-e-germania-gia-scritta-nelle-95-tesi-di-lutero/343942/

    Si sta superando il limite (non so bene quale, ma è preoccupante).

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    1. "Da ciò è discesa l’attenzione dei Protestanti verso lo studio, LA MORIGERATEZZA DEI COSTUMI ed il lavoro come forma di perfezionamento morale. Tutti valori che hanno poi plasmato la classe dirigente tedesca e ne hanno guidato le scelte nella fase di formazione dello stato unitario, e che stanno alla radice dell’attuale efficienza."

      Quest'uomo non ha mai visto i tedeschi in vacanza...

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    2. Leggi i commenti qui, è deprimente (uno a caso "io invece credo che dobbiamo dire grazie che ci siano Mario Draghi e Mario Monti, che sicuramente stanno lavorando in tandem e che sono 2 italiani da Nobel per me").
      Almeno il prof. avrà qualche mese in più per il suo libro.

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    3. Bè...almeno in questo caso l'autore ha la decenza di presentare ciò che pensa come ciò che in realtà è: un OMELIA.

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  11. http://www.linkiesta.it/germania-salari-rischio-povert%C3%A0#ixzz25hTAB9vd finalmente questo argomento viene trattato!

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  12. Mi pare che nella seconda figura, dal 1999 ad oggi l'inflazione resti stabile mentre la quota salari cresce di quasi quattro punti, in controtendenza con il resto del diagramma. Puo' dirci per favore come si spiega?

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  13. Ma io penso che il limite sia gia passato, è che a toccare il fondo non c'è limite tipo questo, che se dovesse davvero succedere io sarò uno dei tanti a pagare "in nero" dato che meno rapporti con le banche ho e meglio stò.

    Vorrei condividere questo video recente, tanto per ricordare anche la bellissima intervista fatta tempo fa

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  14. Il dogma della necessità della banca centrale indipendente è uno di quei tanti concetti che ho sempre intuito essere sbagliati ma non ho mai avuto il coraggio di contestare perchè davo per scontato di essere io in errore, data la mia sostanziale ignoranza. Grazie prof per avermi fatto vedere che forse tutti i torti non li avevo.

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  15. 2 righe buttate lì, speriamo qualcuno si ponga qualche dubbio almeno...
    http://ilbipolare.blogspot.it/2012/09/heil-luther.html

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    1. A me è piaciuto. Complimenti! A noi serve gente che pensa.

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  16. Ho sempre trovato convincente la teoria dell'inflazione come risultato di un conflitto distributivo tra salari, quota che va al governo, quota che va all'estero e "profitti" (tra virgolette, perché come giustamente detto in un commento sopra, dentro c'è anhe altro). A parità di prodotto (da sottolineare, il ***parità di prodotto***) se aumenta la quota che va all'estero - ad esempio perché paghiamo di più il petrolio arabo perché abbiamo svalutato, o una delle altre quote diminuisce, oppure l'inflazione aumenta. Che si traduce: le imprese aumentano i prezzi per non veder ridotta la loro quota dei profitti sul totale.
    Se svalutiamo, e dunque paghiamo di più l'import, abbiamo però un aumento del prodotto, e quindi il risultato precedente non è scontato.

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  17. Grazie Alberto, ottimo post: servirà tanto a chi, come me, ha bisogno di affrontare certe discussioni che cominciano ad affiorare tra orfani e vedove della sinistra. Tutte cose già esposte da te sul blog e altrove, ma qui io ci vedo un taglio sartoriale "su misura", quindi grazie ancora.
    Una delle obiezioni che amici e colleghi spesso mi fanno riguarda il DOPO: l'attuale struttura del mercato del lavoro farebbe sì che i costi dell'uscita sarebbero comunque scaricati sugli orfani. Non c'è più scala mobile e, anche se ci fosse, riguarderebbe una percentuale di lavoratori molto minore rispetto ai '70, perché il post-fordismo, la precarizzazione, l'outsourcing, lo svuotamento dei CCNL, le microimprese che sono in realtà singoli lavoratori autonomi e via dicendo. Sorvolando sul fatto che questo discorso dà per scontata l'equivalenza uscita dall'euro=inflazione, io penso in ogni caso che, senza il recupero della sovranità monetaria, quei problemi non potranno essere affrontati, specie in questa situazione progressivo smantellamento della capacità produttiva del paese. Intanto liberiamoci del vincolo esterno, che poi si aprono gli spazi per fare tutto il resto.

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  18. Analisi estremamente interessante. C'è una cosa però, forse minore nel quadro di questo discorso, che non capisco. Nel periodo dell'Euro la quota salari incrementa di almeno due punti, mentre l'inflazione continua, almeno tendenzialmente, a scendere. Da quanto detto mi sarei aspettato il contrario. Non è strano questa "divergenza"? o invece va interpretata con la famosa perdita di competitività di cui l'Italia viene continuamente accusata?

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  19. Professore,
    vuol dire che vi siete chiariti con Brancaccio? Ho capito bene?
    Non che lei abbia un bel carattere (ha infiniti ed enormi pregi e la stimo immensamente, ma un bel carattere non tanto, correggimi se sbaglio Rokapasso) però quel che aveva scritto il prof. Brancaccio era oggettivamente ingiusto e poco rispettoso di tutto l'importante lavoro che lei ha fatto e divulgato.

    In ogni caso, mi pare di aver capito che è acqua passata; sarei felicissima se riusciste a trovare un'intesa, perché siete due ottimissimissimi economisti e sono convinta che insieme sareste un vero portento!

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  20. Uscire da destra,sinistra,lato,sotto......é un atto politico.
    Vede lei in giro gente che ha questo coraggio?...hai voglia con la divulgazione e l'impegno al dialogo...non é che ci sono anni di tempo!

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    1. Caro, se vuoi fare la rivoluzione accomodati. Io sto facendo quello che ritengo essere la cosa giusta. Il tuo riferimento al "tempo" è del tutto fuori luogo. Tu sembri credere che occorra mobilitare le masse per uscire. Invece no: usciremo per effetto delle leggi economiche. Il problema è come gestire il dopo, e se vuoi evitare il fascismo devi informare la gente, non c'è un'altra soluzione. Se ce l'hai, me la spieghi? Sai, noi siamo qui per studiare e anche per divertirci. Mica mi dirai che la soluzione è mettere insieme mille parafascisti e insegnarlgi la teoria quantitativa della moneta, vero? Quello lo capisci che NON risolve nulla, giusto?

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  21. Faccio una considerazione, ma tenete presente che di questa materia non ne so molto.

    Mi interessa molto il discorso della produttività. Mi sembra che in tutto il discorso non sia stato considerato il fattore TECNOLOGIE, ovvero l'impatto di informatica e robotica. Ribadisco, non so se questo c'entri qualcosa, ma credo che l'aumento di produttività sia legato anche ai progessi tecnologici, o sbaglio?

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  22. - se vuole non lo pubblichi -

    mi rendo conto che lo sa benissimo ma...
    allargare il frame rispetto alla parte puramente tecnica (peraltro ineccepibile) inquadra la situazione nella sua interezza e nudità:

    "[...]Un aspetto curioso della propaganda del FMI riguarda il tentativo di porre tutta la propria politica sotto l'icona dell'economista neoliberista Milton Friedman, come a voler lanciare un'esca ai keynesiani, sfidandoli a singolar tenzone in una di quelle infinite discussioni sulle teorie economiche. In realtà nessuna dottrina economica è in grado di giustificare i precetti del FMI, che sono invece spiegabilissimi in base al codice penale. Si tratta infatti di banali pratiche di sabotaggio e di aggiotaggio per svalutare i territori, i beni pubblici e i piccoli patrimoni privati per consentirne più facilmente il saccheggio da parte delle multinazionali. Che il fenomeno FMI debba essere analizzato non in base a criteri economici, bensì strettamente criminologici, è un elemento che ormai fa parte del bagaglio dell'opinione pubblica latino-americana; al contrario, in Europa l'esistenza del FMI è appena percepita e, per di più, come un'entità indistinta e neutra. Se non fosse stato per le disavventure sessuali di Strauss-Kahn, molti in Europa non saprebbero neppure che il FMI esiste."

    http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=506

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    1. Attenzione caro Pepito, il nick è stupendo, ma impreciso (ammesso abbia colto l'aulico riferimento).

      Schneider (Monsignore... ma non troppo)

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  23. Caro Prof. Bagnai,
    mi scuso in anticipo perchè andrò fuori tema.
    Non mi brontoli!
    Quando ci fu il divorzio BI e Tesoro i'mmi babbo (che ha fatto fino alle medie) sgomento, continuava a dire: Che str.i ma come farà lo stato a finanziare le scuole, i teatri, la ricostruzione dopo un terremoto, il mantenimento dell'immenso patrimonio artistico, gli enti locali, ma icché voglian fare?
    Ora che tutti abbiamo visto cosa (ci) hanno fatto io le chiedo se oltre che dall'inflazione la vedova l'orfano e i'pproletario non siano danneggiati dall'aumento delle bollette, delle tariffe, da tasse e balzelli vari. Il ritorno della sovranità monetaria e finanziaria dello stato permetterà trasferimenti alle varie amministrazioni per i servizi ai cittadini? Non è che si possono dare maggiori sussidi o sconti alla vedova ecc., così da mitigare gli effetti di una eventuale inflazione? Perché quello che mi spaventa non è che la pasta aumenti del 10% o l'iphone del 90, ma che la spazzatura sia aumentata da 200,36 a 432,59€ in 10 anni, e così gli altri servizi a cominciare dagli asili, la sanità ecc., (per cui non capisco come sia calcolata l'inflazione anche se ho letto i calcoli del paniere su Goofy), impedendomi di comprare le scarpe, di fare 2 giorni di vacanza o qualche lezione in più di musica alla figliola.
    Poi potrebbe ripartire tutto quello che il mio babbo prevedeva si sarebbe fermato: le piccole opere.
    Magari in futuro potrebbe ricominciare quella cosa che non si può nominare e che qui si chiama UGO.
    La ringrazio e mi scuso se la prima volta che intervengo "in merito" ho detto delle bischerate.

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    1. No, non vai fuori tema, il tema è questo. Il mondo di dopo deve essere questo, ma non è mica la prima volta che lo dico. Del resto, la retorica delle grandi opere è legata anch'essa, come spiega bene 48, a un modello europeo costruito a uso e consumo delle grandi aziende (cioè di quelle che possono permettersi l'ufficietto a Bruxelles). E questa Europa qui a me non interessa.

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    2. Scusi, non trovo il commento di Quarantotto e magari lo ha già detto, ma me lo sono perso.
      Quindi le grandi opere come il ponte di Messina o la Tav sono solo a vantaggio sei soliti noti, mentre le "piccole" opere come per esempio la manutenzione di scuole, ospedali, oltre che necessarie, portano benessere perché fanno lavorare piccole o medie imprese e migliorano la qualità dei servizi ai cittadini. Ho capito bene?
      Grazie

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    3. Cara Silvia,
      certo che è così.

      Non mi sono letta il libro nero del TAV, forse lì c'è, ma sono stupita che non si sappia che la prima tratta ad alta velocità in Europa è stata fatta negli anni 70 in Italia dallo STATO con progetto degli ingegneri delle FERROVIE dello STATO e che per quello era stato costruito, dalla Breda, il Pendolino. I francesi sono venuti in ITALIA a studiare l'alta velocità.
      La tratta ad alta velocità faceva parte di un grande progetto, partito a fine anni 60, di quadruplicamento e miglioramento delle linee esistenti, con costruzione di infrastrutture secondo una logica di sostenibilità della mobilità che prevedeva interporti scambiatori tra ferrovia e strada per il trasporto delle merci, metropolitane di superficie nelle aree metropolitane per i pendolari. Il progetto era praticamente già fatto, tutto interno alle FS. Alcune tratte avevano già cominciato i lavori, in altre erano già partiti gli espropri. Il mio babbo aveva visto parte del progetto, e il babbo di una mia amica, ingegnere progettista delle ferrovie, ci aveva fatto vedere come sarebbe stata collegata l'area metropolitana fiorentina. (Anch'io prof. sono di Firenze, ma della Loggia del Pesce, infatti ora sto sulla costa).
      Poi, nei fatidici anni 80, anni del divorzio tra stato e cittadini, su tutto calò il silenzio, il centro progettazione venne smantellato. Dopo si cominciò con il tav.
      Per cui bisogna vedere secondo quale logica si fanno le "grandi" opere.
      I'pponte di Messina...ahahah.
      Scusatemi per lo sfogo. Era 30 anni che mi era rimasto sul gozzo.

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    4. Carissima Silvia,
      grazie per la risposta e complimenti per la tua intraprendenza. Un paio di mesi fa il professore ha chiesto qualcosa su DeMagistris e, cercando su di lui, avevo scoperto il filmato di un giudice napoletano, Imposimato, che faceva un discorso contro la TAV in ValdiSusa.
      http://www.youtube.com/watch?v=-asp6Gjqpl8

      Il giudice era simpatico e parlava malissimo di Prodi e Nomisma (che era dentro fino al collo nell'alta velocità nella tratta Roma-Napoli, ma dal processo è uscito pulito, tanto per cambiare) ma anche di Susanna Agnelli-FIAT e della mafia: una catena appalti e di sub-sub-sub-appalti dove i controllori e i controllati era in pratica le stesse persone, quindi ho comprato il libro.

      Insomma avevo già un'idea che queste grandi opere non fossero una buona cosa, però poi ho visto che Imposimato è un europeista convinto e spesso compare insieme a Giulietto Chiesa, e leggendo quel che scrive il prof. sulla corruzzzzione e mafia non sapevo più orientarmi...

      Non so se sono io che sono stupida, o se capita anche a voi di non capire più da che parte sta uno e da che parte sta l'altro, chi dice il vero e chi fa finta... per non sbagliare diffido sempre di tutto e tutti e chiedo qui perché mi fido solo del prof. Bagnai e dei Goofy più preparati (tra i quali sei entrata immediatamente).

      Grazie ancora per la risposta!!!


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  24. @Sil-viar: VERO!
    quando tu hai uno stato che si finanzia a costo zero (interessi reali uguale a zero) ha una marea di soldi in più che può usare per finanziare I BENI PUBBLICI tipo sanità, istruzione, ambiente, belle arti..
    E SIGNIFICA LAVORO!
    e significa valorizzazione, e significa investimenti!
    se avessimo tassi di interesse al 3% avremmo 50 mld in più da spendere.. anzi di più visto che dobbiamo pareggiare a tutti i costi il "bilancio".
    sarebbe un mondo completamente diverso.

    ed è questo che rendeva gli italiani ricchi.. possibilmente gli stipendi non erano in assoluto elevati ma tutto costava poco (la sanità se non fosse pubblica dovrebbe essere pagata tramite assicurazioni*!)



    un mio amico mi ha spiegato come funziona il sistema delle assicurazioni (si usa in Brasile).
    in pratica in Italia (errori a parte) un medico di visita e ti dice che hai un foruncolo e allora ti dà una pomata.
    in Brasile visto che si guadagna facendo più visite te ne prescrivano una marea!
    visite, analisi, test... e il costo della sanità LIEVITA come negli USA che è al 17%, con 45 ml di cittadini americani che non possono usufruire dei servizi.


    Così vale per l'Università e per tutto il resto.
    e oltre tutto lavoro porta lavoro e crescita salariale.



    OT: per l'occupazione bisognerebbe vedere quante regolarizzazioni ci sono state e quanto lavoro precario si sia formato..

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  25. Prof, serve un "quelli che la svalutazione la pagano i pensionati e detentori di un reddito fisso" dedicata all'onorevole Boccia, che ieri sera a Piazza Pulita in 2 minuti è riuscito a fare un intervento terrorista che neanche tutti i video di Osama Bin Laden. Dal minuto 01:27:00 http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50280198&pmk=la7.tv (lo so Prof che ha tanto lavoro da fare, ma sono solo 2 minuti...)

    La perla è "la linea del Pd su Europa e euro rimarrà la stessa di Monti anche nella prossima legislatura, ma faremo la più grossa operazione di redistribuzione di risorse, di reddito e di ricchezza mai fatta nella storia del paese". Che se vogliamo è pure vero, con il piccolo particolare che si tratterà di una redistribuzione dal povero verso il ricco.

    E poi il grande cavallo di battaglia piddino. L'uscita dallo Sme è la dimostrazione prova che l'uscita dall'euro la pagherebbero i pensionati e i detentori di reddito fisso (se la gestisse Boccia senza dubbio).

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