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venerdì 27 aprile 2012

Lavoro mobile o scala mobile?

Lavoro mobile
Ricevo e pubblico (volentieri) da parte di Marco Basilisco

Caro Alberto,

ho letto il tuo ultimo post con le lacrime agli occhi tra risate e commozione. Ho riso perché di fronte alla più difficile delle arti, quella del comico, bisogna arrendersi. Ho riso di fronte alla tua analisi appassionata al servizio della verità, lucida, spietata, selvaggia.

Ma un po' mi sono commosso (i vecchi, si sa, hanno la lacrima facile) perché chi è stato giovane negli anni settanta (e specialmente nel biennio rosso 75-76) ricorda sicuramente le elezioni del 76, le aspettative ingenue e gigantesche che si provavano genericamente a sinistra. Si pensava di essere a un passo da un vero cambiamento politico, da un governo di partiti di sinistra interni a una tradizione socialista e comunista che avrebbero finalmente portato al potere una nuova classe dirigente, con un diverso modello sociale in testa. Era un sogno, purtroppo. E tu mi confermi, a suon di grafici, che quel sogno faceva una paura tremenda alla borghesia italiana. 
E ci credo! Sai, allora una vicenda come quella del G8 di Genova non sarebbe mai successa. Andateci a discutere con i servizi d'ordine dell'epoca! Ma controllate di aver pagato la rata dell'assicurazione sanitaria e di aver un buon ortopedico... Altro che centinaia di feriti inermi per terra, i salariati erano comunque organizzati.
Ma la vera commozione l'ho provata pensando a mio padre poliziotto (suo malgrado). Aveva una fifa blu, sapeva che facevamo politica e dei rischi che c'erano. Però aveva un suo senso dell'umorismo, da vecchio ex-contadino siciliano che ne ha viste tante: "Sti minchia i manifestaziuni, ci ati a gghiri pe' fuorza? Comunque picciotti a ogni manifestazione in più aumenta lo stipendio ..." e giù a ridere. Quindi senza aver studiato la cointegrazione il mio caro papà sospettava l'esistenza di una qualche relazione causale tra le moltitudini di bandiere rosse in piazza e il fatto che il meccanismo della scala mobile bilanciava (eccome!) anche un'inflazione a due cifre. Scala mobile? Non sarà una parolaccia? Chiedo scusa.
Mi permetto di dedicare il tuo post (e tutte le tue analisi) a mio padre e a tutti i morti di fame che nel dopoguerra si sono illusi di strappare i figli a una povertà secolare lavorando come bestie. Sono certo che se papà fosse vivo si darebbe da fare per spiegare le zone monetarie ottimali a tutto il vicinato.
P.S. Un caro saluto da parte mia a tutti quelli che credono a un mercato del lavoro unitario in Europa: sicuramente in una prossima vita rinasceranno commercialisti in Grecia con il vincolo di riciclarsi come idraulici in Brianza (o come farmacisti nei paesi baschi).

...e scala mobile
La cosiddetta "scala mobile" (living escalator) era un meccanismo di indicizzazione dei salari (wage indexation) che garantiva il recupero automatico della perdita di potere d'acquisto determinata dall'inflazione (una descrizione accurata è fornita da Marco Manacorda, 2004, "Can the scala mobile explain the fall and rise in earnings inequality in Italy? A semiparametric analysys: 1977-1993", Journal of  Labour Economics, 22(3)).

Meccanismi di questo genere vennero introdotti negli anni '70 in molti paesi europei. Un elemento ricorrente nella vulgata piddina è quello secondo cui la scala mobile avrebbe generato inflazione e la sua abolizione (forzata dal vincolo esterno) sarebbe stata l'elemento determinante nella sconfitta dell'inflazione stessa. Non entro qui su questo aspetto, che comunque non deve essere banalizzato. Tuttavia, osservando il profilo del tasso di inflazione italiano, esposto nella figura 6 del post precedente (che qui riporto per vostra comodità):



notiamo:
1) che l'inflazione era già in caduta libera quando la scala mobile venne riformata nel 1983, e:

2) che la sua abolizione nel 1991 non sembra aver esercitato un effetto percepibile sul tasso di inflazione.

Del resto, l'inflazione non è sorta perché i salari sono stati indicizzati. I salari sono stati indicizzati perché uno shock esogeno (la quadruplicazione del prezzo del petrolio) aveva determinato la fiammata di inflazione che vedete qua sopra.

Quindi, come dire, è naturale che rimuovendo una non causa dell'inflazione, sull'inflazione effetti mirabolanti non ce ne siano stati.

Ma su altre due cose sì.

La prima è la disuguaglianza dei redditi. Il già citato articolo di Manacorda stabilisce, analizzando un panel di lavoratori italiani osservati su cinque tornate di rinnovi contrattuali dal 1977 al 1993, per un totale di 19343 individui (precisazione per i piddini), Manacorda constata che a partire dalle riforme della scala mobile introdotte a metà degli anni '80 la disuguaglianza fra i redditi, che era andata diminuendo dal 1977 in poi, tornò ad aumentare, raggiungendo nel 1993 il livello di partenza. Questo processo penalizzò proporzionalmente di più (e ti pareva!) le donne.

La seconda sono i salari reali. Francesco Pastore studia (con la cointegrazione) l'impatto dell'abolizione della scala mobile sulla dinamica delle retribuzioni italiane, e trova, guarda un po', quello che è nei dati e che abbiamo visto nel post precedente, ovvero che il progressivo smantellamento dei meccanismi di indicizzazione, effettuato, lo ricorderete, al grido di "l'Europa chiamò!", ha alterato la relazione fra salari e produttività: i salari non sono riusciti a stare al passo con la produttività, i lavoratori hanno beneficiato in misura sempre minore dei frutti del proprio lavoro, e la quota di profitti è aumentata. Le politiche dei redditi degli anni '90 hanno determinato un impatto negativo permanente sui salari reali, oltre che sull'inflazione, senza tuttavia alterare la curva di Phillips di lungo periodo (la relazione fra salari reali e tasso di disoccupazione).

Quindi i lavoratori ci hanno rimesso in termini assoluti (salari più bassi) e relativi (più disuguaglianza). Non ricordo proprio chi sia stato l'autore di questo bel capolavoro! Qualcuno se lo ricorda?

Ah, e naturalmente in un mondo senza scala mobile, il lavoro deve diventare mobile.

Il che mi fa venire in mente un aneddoto di Chamfort:

"Je dirois volontiers des métaphysicien ce que Scaliger disoit des Basques: on dit qu'ils s'entendent, mais je n'en crois rien".

Con tanti auguri per il quadro del PD che dovrà riciclarsi come quadro dell'Euskadi Ta Askatasuna (per gli amici, ETA). Ma si sa, il piddino è colto e cosmopolita: sa di matematiche, di filosofie, e anche di un'altra cosa che non mi ricordo, ma della quale mi ricordo che il nominarla è inelegante.




Per i piddini acculturati: dirois, disoit è ortografia settecentesca. Lo so, voi pensate di essere colti: allora ricordatevi: initium sapientiae est timor mei. Non è un errore di stampa, è una minaccia.

31 commenti:

  1. Ciao Alberto,
    qui in Belgio vi e' un meccanismo simile alla scala mobile. Ogni anno i salari, gli affitti, e i prezzi vengono riadattati all'indice dei prezzi al consumo.

    Durante l'anno non avvengono aumenti, ma al primo gennaio, tutto viene reindicizzato.

    Se trovo qualche studio sul Belgio te lo mando. Io questo sistema lo trovo molto piu' giusto.

    Francesco

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  2. Qualche tempo fa ero a una conferenza-tavola rotonda-aggiornamento professionale. Era invitata la collega e onorevole europea Debora Serracchiani, la quale, a fronte della vibrata protesta e indignazione di un rappresentante di un'associazione della nostra categoria sulle "riforme" del governo Monti, nel corso della quale affermava di sentirsi "in guerra contro il governo" per lo svilimento delle professioni, la Serracchiani, poverina, ha tirato fuori il suo disco (su una facciata del quale c'è scritto P e sull'altra D) e ha attaccato con la litania per la quale la riforma non è fatta per nuocere ai professionisti italiani (e, aggiungo io, per farli "comprare" dalle grosse società, com'è evidente anche al più idiota dei miei colleghi); che bisogna evitare parole come "guerra o battaglia", ma parlare di "sfida" e, dulcis in fundo, che la sfida che i professionisti italiani oggi potranno fare è ai mercati esteri.
    E quindi da domani, secondo lei, tutti quanti chiuderemo il nostro bello studietto in Italia e andremo ad aprirne uno a Monaco di Baviera.
    La cosiddetta liberalizzazione delle professioni corrisponde al tentativo di abolizione dell'art. 18 e oggi le categorie professionali si trovano a combattere a fianco di quelle salariate per la tutela degli stessi diritti! Saluti e complimenti, come sempre, per il post.

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    1. Condivido anch'io anche se le liberalizzazioni delle professioni le vedo complementari (e non corrispondenti) alla sostanziale abolizione dell'art. 18. La difesa legale del cittadino deve costare per non essere accessibile a tutti. Di qui la necessità di disboscare la selva di studietti e lasciare sul campo pochi grandi studi professionali (presumibilmente più costosi). Se poi il lavoratore licenziato si incaponisce ad intentare una causa(magari ipotecandosi la casa), il suo diritto deve essere incerto e soggetto al massimo di arbitrio del magistrato di turno (il quale non necessariamente, ad onta di quanto si legge su Rupubblica o sul Corriere della Sera, è un impavido paladino difensore dei più deboli). In barba dell'art. 24 della Costituzione. Ho cercato di spiegare la situazione ad un amico ingegnere lavoratore dipendente e mi ha risposto che comunque è colpa dei professionisti che evadono le tasse e perciò ben ci sta! Non credo quindi che i salariati ce li abbiamo a fianco ma mi sa di fronte (o addirittura dietro muniti di forconi o altro).

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    2. Ah, naturalmente il governo non fa demagogia...

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  3. Grande post, Professore, grazie!

    Credo però che il piddino medio - quello che nell'84 organizzava il referendum per l'abrogazione del decreto di San Valentino e quello che negli anni '90 rivalutava Craxi come grande statista dotato di una visione lungimirante - oggi si attesterebbe su una posizione di compromesso (e quindi non avrebbe difficoltà a darle ragione): non fu tanto l'abolizione della scala mobile a sconfiggere l'inflazione, quanto piuttosto il divorzio Tesoro-Banca d'Italia (deciso dai padri fondatori Andreatta e Ciampi).
    Peccato che - come mi pare abbia già dimostrato altrove - non abbiano capito che lo stesso divorzio ha fatto anche esplodere il debito pubblico. E che l'abolizione della scala mobile sia stata determinante nella compressione dei salari reali.

    Professore, a quanto un bel post sull'inflazione come strategia per la riduzione erosione del debito (pubblico)? Purtroppo non sono in grado di citare dati, ma le chiederei conferma sul fatto che l'alta inflazione degli anni '70 è stata determinante per limitare la crescita debito pubblico italiano (e di altri stati)?

    A questo proposito oggi c'è un vergognoso articolo di Zingales sul sole24ore dove si leggono affermazioni del genere di queste:
    "L'inflazione altro non è che una forma di rinegoziazione forzosa: al debitore viene concesso di restituire meno (in termini reali) di quanto abbia preso a prestito. Ma si tratta di una forma iniqua (si applica a tutti, indipendentemente dal bisogno) e di una forma subdola, perché non c'è una decisione politica, votata in parlamento. Viene delegata alla Banca Centrale e mascherata come una decisione tecnica, quando si tratta di una decisione con forti effetti redistributivi e quindi una decisione che in una democrazia deve essere presa da rappresentanti eletti."

    In realtà, mi sembrerebbe che in un contesto normativo in cui le retribuzioni (e in generale i contratti) sono indicizzati all'inflazione, essa non avrebbe alcun effetto redistributivo, fatta eccezione per la riduzione del valore degli stock di debito di valuta (come il debito pubblico). Ma come influirebbe sulla bilancia dei pagamenti in un sistema di cambi fissi? Suppongo che se i differenziali di competitività rimangono in alterati, questa ipotetica fiammata di inflazione non ridurrebbe gli squilibri macroeconomici di fondo che sono alla causa della crisi attuale. Bisognerebbe anche che in Germania l'inflazione fosse superiore a quella italiana, come ci ha più volte spiegato.

    Insomma, "più inflazione per tutti (con salalri indicizzati), ma soprattutto per la Germania" le sembrerebbe un programma economico sensato?

    Grazie per l'attenzione.

    Gianfilippo Andreani

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  4. Buongiorno,

    parlando di inflazione, avrei una domanda da porre. Un tasso di inflazione bassa rende più conveniente investire in attività non manifatturiere? Ovvero, si è citato in un post precedente come un basso tasso di inflazione aumenti la sperequazione, ma si intende la sperequazione tra salario e rendita da capitale? Ovvero, chi ha molta liquidità, con inflazione bassa è meno invogliato a investire e ad assumersi i rischi connessi? Anche questo spiegherebbe come mai ci sia stato un progressivo drenaggio di capitali dagli investimenti nel settore manifatturiero per dirottarli verso attività puramente finanziarie? (penso al caso delle grandi multinazionali italiane nei settori strategici che sono state man mano spezzettate e vendute).
    D'altronde, per dirla in termini spicci, se l'inflazione è alta non posso "dormire" sui miei risparmi, ma devo continuare ad investire per poter almeno recuperare la diminuzione progressiva del capitale. Se ho inflazione bassa, inoltre, ho più utili dagli interessi. E' questo il meccanismo di sperequazione?

    Grazie

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    1. Lì mi riferivo alla compressione della quota dei salari reali rispetto ai profitti. Normalmente un ambiente "deflazionato" si ritiene sia comunque più favorevole ai creditori/rentier, soprattutto se per ottenerlo innalzi i tassi di interesse reali. Di questo parleremo parlando del debito, perché il discorso mica finisce qui. Abbiamo appena iniziato a divertirci (si fa per dire). Mettiamola così: siamo stati presi per il culo, il quale, essendo sferico, è un (più o meno) solido con infinite facce. Ognuna delle quali ha dato presa... Hai voglia a raccontare!

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    2. grazie per la risposta, e grazie ancora per il lavoro intrapreso.

      Sì. Siamo proprio stati presi per il culo, prima di "incontrarla" ne ho avuto il sentore. Ora ne ho la certezza.

      Quanti "fogni" infranti!!!

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  5. Potrebbe cortesemente chiarirmi meglio l'affermazione: "l'abolizione della scala mobile è stata forzata dal vincolo esterno?" intende dire che l'ingresso nell'unione monetaria la rendeva insostenibile o che le istituzioni europee ne hanno chiesto la sopressione? grazie molte

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    1. Direi né l'uno né l'altro, e la esorterei comunque, se è un nuovo arrivato, a seguire i link che metto. La risposta è nella citazione di Acocella che riporto nel post precedente, e laddove lei sia giovane, per capire che aria tirava, potrebbe utilmente consultare questo articolo (o forse è meno giovane e non ha familiarità con Google? Comunque sono qui per aiutarla). Vede? Maastricht è nominato... E si potrebbe tornare indietro...

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    2. In effetti ha intuito bene e sono abbastanza giovane, grazie del link, in effetti rende bene l'idea di quale fosse il clima... Quindi se ho ben capito dalla citazione di acocella le classi dirigenti hanno approfittato della necessità di rientrare in determinati parametri europei per far "digerire" i sacrifici necessari.

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    3. Ecco, proprio così. Si tratta di quella che Gandolfo, citato nel post precedente, chiama "l'illusione della politica economica".

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    4. E pensare che nel '91 e dintorni, a proposito di clima dell'epoca ricordo che alle scuole medie ci facevano scrivere i temi su quanto fosse bella e nobile l'idea di un Europa unita... e invece...

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  6. scusate, casualmente ma credo opportunamente posto questo:

    http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7209/

    si sentono echi di guerra nel quarto reich

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  7. Avendotelo chiesto ti ringrazio doppiamente. I Basilischi mi stanno istintivamente simpatici. Saluta Basilisco Jr da parte di Wade McClusky ed Earl Gallaher. Spero che lady Basilisco in pizzeria assomigli più a questo che a quello che hai detto tu
    http://www.youtube.com/watch?v=TvXVP5lSF1s

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  8. qualcuno paragona bersy con gargamella, ma secondo me è più corretto paragonarlo con gollum.

    http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7210/

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  9. Buongiorno Professore,
    a proposito della crescente disuguaglianza dei redditi, all'università avevo studiato che dagli anni 50 in poi (il mondo dopo Keynes) si era visto che nel quadro di una crescita generalizzata (almeno fino alla prima crisi del petrolio) c'erano stati degli studi che avevano mostrato come la crescita era stata più forte dove e quando la disuguaglianza dei redditi era più bassa: però non ricordo più la fonte di questi studi, Lei può indicarmi qualche fonte in proposito?
    Io credo che furono questi studi a fare decidere alle classi più abbienti che era necessario fare una politica di distruzione della credibilità dell'apparato teorico Keynesiano: le conseguenze delle politiche Keynesiane (mercato regolamentato, leggi antitrust, Glass-Steagall act etc...), non solo avevano dimostrato che era possibile una crescita generalizzata senza squilibri disastrosi come quelli che si verificavano prima della seconda guerra mondiale, ma addirittura dimostravano che più diminuivano le disuguaglianze della distribuzione del reddito e meglio funzionava il sistema capitalistico mondiale. Semplificando, sembrava scientificamente dimostrato che più il capitalismo si rifaceva a principi socialdemocratici, più funzionava meglio: sono convinto che questa conclusione fosse inaccettabile, sia per le oligarchie industriali che per il mondo della finanza internazionale. Credo fossero studi fatti a cavallo tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, guarda caso quando comincia l'offensiva di MIlton Friedman.
    P.S.: Fassina ieri sera ha detto che "E' vero, l'approvazione del fiscal compact è molto dannosa per l'economia italiana, ma è politicamente vincente perchè ci dà quella credibilità di fronte ai tedeschi per avere la credibilità di ridiscutere tutte le politiche economiche imposte all'eurozona. Alchè una artigiana presente in studio gli ha risposto "Forse è meglio che prima pensiate alle politiche economiche vantaggiose per gli italiani, perchè sono loro che vi votano, non i tedeschi".
    Ma io non rinuncio alla mia opera di pressione, continuerò la mia battaglia contro i mulini a vento piddini....

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  10. E la caduta dell'inflazione a partire dal 1980 (o 81?) quale causa ha avuto? So che a partire da quegli anni il prezzo del petrolio è letteralmente crollato, e credo che ciò sia legato ad alcuni ben precisi eventi storici (e bellici). Ma... È bastato questo?

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  11. Questo è quello che, senza essere un economista ma semplicemente informandomi e facendo banali raffronti quotidiani, avevo intuito già da anni. L'attacco è partito da lì. E ho provato anche a parlarne ai miei colleghi e la risposta è sempre stata che " ehh , ma sei matto, non ricordi che l'inflazione era al 400000%? Non vedi che dopo l'inflazione è calata?". Decenni di (dis)informazione hanno prodotto il terreno adatto a qualsiasi forma di regresso sociale mascherato dalla solita rituale terminologia elegantemente progressista: "riformismo". Così il regresso diventa una forma di progresso (ovviamente al contrario). Certo, è ovvio che l'inflazione è calata, solo che a chi aveva 100 è rimasto 50, mentre a chi aveva 300 è rimasto 250. Ho ottenuto un risparmio, ma sono stato equo? Assolutamente no. Posso dire che la colpa è di chi aveva 100? NO! Invece con la scala mobile è successo proprio questo. Si è deciso di far pagare il conto a chi aveva 100 per poi inneggiare al fatto che qualcuno ha pagato il conto. Il bello è che chi aveva 100, ha votato al referendum affinchè il conto fosse portato a loro. Miracoli della politica.

    Io sono operaio e sono a casa da un mese causa crisi.

    Luciano

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  12. Chiedo aiuto Professore... può gentilmente spiegarmi che cosa significa e se ha un fondamento l'affermazione tedesca secondo cui loro "pagherebbero" o non vorrebbero pagare per noantri? E' vero questo? Grazie...

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  13. Stacchetto nostalgico (tirato per i capelli): a Marco (Basilisco): anche a me è spuntata la lacrimuccia all'occhio (rigorosamente sinistro) nel rimemorare le elezioni politiche del 1976, quando con l'1,5% dei voti si portarono a casa 6 deputati... e Capanna coi suoi Katanga proteggeva da derive antidemocratiche...
    (Poi però nel 1979 le cose elettorali andarono male, 0,8% e 0 deputati, e da allora mi son barricato in casa)
    roberto

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  14. Siamo arrivati partendo dalla confutazione del "fuori dall'euro saremmo finiti come l'Argentina" (variante terroristica hard de "la svalutazione porta inflazione che distrugge i redditi dei lavoratori") a smascherare gli antecedenti "scala mobile" della propaganda deflazionistica salariale vestita di internazionalismo.
    Bruno Amoroso parla dell'euro come un cosa Kistch (usando come metafora il monumento a Francoforte).
    Allargherei la considerazione a tutta la teorizzazione del Kistch compiuta da Milan Kundera (rimozione della...merda dalla realtà e conseguente inOculazione (c'è la "o" attenzione!)di descrizioni etiche ipostatizzanti che "NON POSSONO" che essere condivise, tipiche della Chiesa della controriforma e delle dittature novecentesche).
    Non dimentichiamo che la facciata di legittimazione (lo strumento attributivo di potere emergenziale), distraente dal problema salariale-deflattivo (il fine) è quello del debito pubblico "eccessivo" (quia malum maximum in se), fandonia che, mentre discutiamo qui (in questo convivio meraviglioso della civiltà del lumi), rimbalza nell'etere convintamente asserito da telegiornali e quotidiani e dibattiti televisivi.
    Censurata ogni ovvia eclatante confutazione(http://www.businessinsider.com/sweden-vs-finland-2011-11) i Visitors "buciardi e mentirosi", con gran lingua biforcuta, cianciano di "crescita" intendendo esattamente l'opposto di quello che capirebbe un normale giornalista o un piddino qualsiasi (diciamo militante, perchè la nomenklatura "ben sa", ma ha una clientela in fila che deve accedere alla postazione di sottobosco del sistema societario partecipato e non può ritirare i numerini già distribuiti).
    Sul giornalista di turno, per chi è amante del cabaret, c'è un articolo del "Fatto" dal roboante titolo "Così Moavero piega Angela Merkel"...La lettura dell'articolo dimostra come non c'è fronte dell'informazione che sia esente dal Kitsch e come questo neo-autoritarismo sia in fondo invocato dagli abissi di una profonda e ostinata ignoranza (che peraltro consente di prosperare a un'intera classe di inconsci, forse, collaborazionisti).
    E mentre i piddini di Salò (gli ultimi mohicani, beyond Fassina) continuano a incolpare gli USA (la speculazzzione), c'era già questo http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2011/11/20111128143150223756.html (credo ben noto) e oggi questo http://mobile.globalpost.com/dispatch/news/regions/europe/120426/eu-debt-crisis-elections-growth-over-austerity-debate, tanto per dire come la pensano veramente sulla stampa e nell'opinione pubblica USA.
    Il cabaret italiano include pure che, nel solito omissis giornali-tv (sorrisi e canzoni), persino i consulenti finanziari, l'FMI e "LaVoce" iniziano a sospettare che qualcosa non va http://www.consulenza-finanziaria.it/2012-una-recessione-mai-vista-prima/...(tranne Boeri che, essendo bocconiano di sinistra, a Ballarò ha affermato il solito: " se ce la possono fare i tedeschi perchè non ce la possiamo fare noi?)

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    1. Guarda che non ti ho spammato io. Ti sei spammato da solo. Evidentemente nemmeno Google capisce troppo bene cosa ci vuoi dire, però sono andato a ripescarti, così se qualcuno vuole interpretare...

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    2. Intanto posso suggerire di scrivere "kitsch" (mi scuserete la deformazione professionale ma una volta passi, tre no).

      Saluti e buonanotte.

      Schneider

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  15. Prof.anche questo è utile.

    John Maynard Keynes spiega “Le conseguenze economiche di Mario Monti”.

    http://keynesblog.com/2012/04/27/john-maynard-keynes-spiega-le-conseguenze-economiche-di-mario-monti/

    PS. ho letto alcuni interventi che si agganciavano al mio ultimo commento,non so se oggi farò in tempo a rispondere, stamani ho già avuto due incontri con altrettanti direttori di banca e ora esco per un'altro incontro. Il patto di stabilità sta mettendo in ginocchio l'economia reale gli enti pubblici non pagano e i ritardi ormai sono oltre i 12 mesi,alcune imprese sul mio territorio hanno fermato i cantieri mettendo in CIG altri ci stanno pensando. Dall'agenda politica dello stesso PD il tema di allentare il patto di stabilità è sparito. COME PENSANO CHE SI POSSA CONTINUARE A FINANZIARE LA PRODUZIONE CORRENTE, SE LE BANCHE NON SONO DISPOSTE A SOSTENERE UNA CESSIONE DEL CREDITO A 12 MESI?

    SI RITORNA ALL'ECONOMIA DEL BARATTO?

    Sarebbe un'idea (ma è anche una provocazione) lo Stato ci fornisce tutti di una Smart Card chiamata "ridistribuzione del patto di stabilità" e io in fondo al mese carico la SC ai dipendenti,ai fornitori e a mia moglie,e ognuno di loro paga e fa la spesa strisciando la SC.Naturalmente la stessa cosa deve valere per il pagamento dell'iva e delle tasse compreso l'IMU e dei contributi.

    In fondo basta poco visto che le infrastrutture informatiche ci sono.

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    1. Sai, Domenico, pensavo anch'io la stessa cosa.
      E non si tratta solo delle banche che non prestano, e del patto di stabilità, c'è anche il discorso di Alberto sull'euro e sul debito estero.
      Me ne intendo poco, ma a me il tutto dà la sensazione di una tempesta perfetta che ci sta conducendo a una progressiva DEMONETIZZAZIONE.
      Cosa dobbiamo aspettarci ?
      Ricordo una volta d'aver letto che in Africa muoiono di fame, non per mancanza di cibo, ma per mancanza di denaro. Speriamo che non si debba arrivare a tanto.

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  16. (se il professore me lo consente e se non annoio)

    Concordo in pieno con Basilisco sui fatti del G8 del 2001. Quella carneficina non sarebbe mai dovuta accadere e la si poteva evitare con un banale servizio d'ordine che tenesse a bada i blocchi vari (neri e polizia).

    Ma i capoccia del social forum preferirono giocare alla non-violenza, le mani bianche alzate...

    Mi saluti Basilisco professore e gli dica che avremmo bisogno di più persone come lui anche oggi.

    Herr Lampe

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  17. Qualcuno deve correggere le piddinate scritte su wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_mobile_%28economia%29

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