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martedì 30 settembre 2014

Come muore un amore...

(ricevo da fonte assolutamente anonima - tanto lo stile è inconfondibile...)




Ho smesso di seguirti su Twitter.

Mi hai privato della possibile di guardare Valentina Nappi con serenità.

Perché lo hai fatto?

Ah, Valentina, come farò senza di te ...












(non ti sono vicino nel tuo dolore...)

Perché siamo nell'euro

Jun Ker ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Comunicazione di servizio: Goofy3":

Non è fantastico che una volta organizzato il blog col menù nella testata, si passa dal ripetere 8000 volte le informazioni, a ripetere 8000 volte come trovare le informazioni?

Postato da Jun Ker in Goofynomics alle 30 settembre 2014 12:4
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(perché siete dei rincoglioniti...)

Comunicazione di servizio: Goofy3

Carissimi,

abbiate pazienza! A voi, ai quali tengo, quali siano le date l'ho già detto da due mesi. Vedete poi il menù del sito? C'è una sezione Eventi, cliccando sulla quale accedete a una pagina che si chiama Eventi, la quale riporta?....

Esatto!

La lista degli Eventi, con luogo e data...

Oh, sono proprio fiero di voi!

Chi invece non fosse riuscito a seguirmi fin qui, be', se ce lo perdiamo per strada ce ne faremo una ragione.

Sto chiudendo un libro impegnativo per un editore serio. Appena sarà consegnato (datemi 24 cazzo di ore please) faremo tutta la comunicazione sull'evento, potrete comprare il bigliettino, postare su Fb la locandina, ecc.

Io non so voi come vedete l'attività estrattiva. Secondo me prima si trova il petrolio, e poi si decide di quale colore devono essere le pompe di benzina.

Torno a trivellare...




(state tranquilli: ci sarà posto per tutti, cioè per tutti quelli che lo prenoteranno abbastanza in fretta avendo a disposizione più di un mese di tempo per farlo. Se sarete 2000, ci prenderemo il palazzetto dello Sport. Per prenotare viaggi ecc. sappiate che la registrazione inizerà alle 13:00 di sabato 8, i saluti alle 15:00 e i lavori alle 15:30 con una prolusione di Vladimiro Giacché. Termineranno domenica pomeriggio alle 17:30 con un mio dibattito con un collega illustre del quale non vi dico il nome, e ovviamente sono pronte le scarpe di cemento - cortesemente fornite da Don Ciccio - per quei tre che lo sanno, qualora lo dicano. Prendete un bel respiro...

Ecco: le informazioni per organizzarvi le avete - e le avevate già. Tranquilli, ci divertiremo.)

sabato 27 settembre 2014

Guicciardini (ai pirla)

Uno di voi, venuto al concerto di Todi, mi ha segnalato questo:

«Che mi rileva me, che colui che mi offende lo facci per ignoranza e non per malignità? Anzi, è spesso molto peggio, perché la malignità ha e' fini suoi determinati e procede con le sue regole, e però non sempre offende quanto può; ma la ignoranza non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi».
Francesco Guicciardini, Ricordi, 1512/30

Lo dedico ai pirla che "ma Monti (o Prodi, o Padoa Schioppa, o Renzi, o...) erano in buona fede?"

Leggete questa bella prosa toscana. Quello che c'è scritto fra le righe, se non sapete leggerlo, ve lo dico io: "e 'sti cazzi!?". Studenti, politici e aggressori si giudicano dai risultati, non dalle intenzioni.

Ci vediamo domani a Perugia.





(grazie, Pilon. Tu sai che io non sono cattivo, mi dipingo così. Ma non dirlo in giro... E grazie anche a ElGrigio, riavvicinato alla durezza del vivere dal trasporto del cembalo)

venerdì 26 settembre 2014

Dal bunker di Musica Perduta

(sullo sfondo, impercettibile, l'Amiata. Controllate la sezione eventi, cui va aggiunto il 29 alle 18:30 il mio concerto col neoborbonico al tempio di S. Michele presso porta S. Angelo a Perugia. L'evento di Firenze - con Alan Friedman - è il 3, non il 4 come avevo erroneamente scritto. Ci vediamo domani a Todi - rectius, S. Antimo - alle 17 - seguirà cocktail...)






giovedì 25 settembre 2014

QED sulla locomotiva tedesca.

Non so nemmeno quale numero sia. Condivido al volo con voi. È impressionante come ci siano ancora dei dilettanti per i quali la Germania (paese perennemente in surplus estero) è (o è stata) una locomotiva. Il livello del giornalismo economico italiano è penoso. Non capiscono nemmeno che è chi spende, non chi tesaurizza, chi mette i soldi in circolo, non chi li accumula, a far girare l'economia, e non conoscono nemmeno le più banali statistiche riferite alla crescita del Pil tedesco (e delle sue componenti). Veramente, queste persone meritano certo il rispetto biologico che si deve per default a ogni forma di vita, ma solo quello. E se volete convincervene, andate a vedere come sono andate effettivamente le cose cliccando qui.

E ora daje a ride con la Germania che esporta in Cina...

Tempus mutationis advenit.

mercoledì 24 settembre 2014

Nome omen.

Piketty.

Piquette.


(nec pluribus impar)

Bagnai a pezzi.

Mentre il vecchio Joe dorme il sonno del giusto, dopo aver dato il meglio di sé, ad a/simmetrie lavoriamo a bestia per analizzare scenari di eurexit, robe tipo questa:




che vi spiegherò al goofy3 (abbiamo il progetto grafico, fra una settimana partiamo con le iscrizioni...).

Mi scrive Christian, che mi capisce al volo. Riporto per vostra edificazione la mia risposta:


Il 24/09/2014 01:06, Alberto Bagnai ha scritto:

Ottimo. La mia logica, come hai capito, è quella di spiegare agli amici "de sinistra" che PRIMA si svaluta, e DOPO si fa politica espansiva...










(e adesso, care Erinni, non mi picchiate, altrimenti...)

martedì 23 settembre 2014

Vorrei farvi notare che...

...e se ci dicono di no?


(Mitico! Il ragazzo ci sta dando soddisfazioni. Vedi al post precedente...)

Pillole di Stiglitz

Oggi avevo una riunione in concomitanza con la nota audizione di Joe Stiglitz. Prima di entrare in riunione, alle 13:45, ho twittato:



Quando sono uscito ho twittato un'altra cosa, poi sono andato a comprare le corde per il violoncellista (Natura matrigna, sapete), ho coniugato tutti il verbo essere con Uga, ho parlato con l'editor, ho declinato una cortese offerta di contratto per non so quale gestore di non so quale servizio (la mia tattica: vendergli me. Nessuno mi si compra, e così la telefonata si chiude subito). Riaccedo rapidamente a Twitter e trovo questa discussione:



E la morale delle favola è che di norma succede quanto dico.

Nervi saldi. Lasciate ragliare tutti e mettetevi alla cappa.

QED 39: lo spin tedesco cazza la randa...

Post rapido.

Da quel poco che ricordo di vela (ho smesso quando ho cominciato con Uga), per virare si stringe al vento (orzando):

Quando si passa da un bordo di bolina a quello opposto si effettua una manovra che prende il nome di virata. La sucessione e' la seguente:
  • Il timoniere da il comando: Pronti alla virata!
  • Ogni membro dell'equipaggio si prepara (prende in mano la scotta, raccoglie una maniglia, cazza la volante sottovento o, piu' semplicemente, si prepara a spostarsi sopravento) e risponde: Pronto!
  • Il timoniere da' il comando: Viro!
  • Il timoniere orza con decisione
  • Quando l'imbarcazione e' controvento ed il fiocco fileggia viene mollata la scotta sopravento e cazzata quella sottovento (rispetto al nuovo bordo)
  • L'equipaggio passa sopravento
  • Ripresa velocita' vengono effettuate le regolazioni di fino delle vele
(mi ricordavo bene)!

Secondo voi, perché proprio adesso lo Spiegel scopre quello che noi dicevamo anni or sono? (e non perché fossimo dei geni, ma perché i più banali dati macroeconomici del più importante paese europeo erano e sono a disposizione di tutti quindi bastava guardarli).

(qui la versione per diversamente europei nel blog dell'ottima Carmen)

E secondo voi, perché quel gegnio di Piketty si accorge oggi che esiste la disuguaglianza, ma, dice lui, riguarda soprattutto l'1% superiore e dipende dal fatto che le imposte son diventate (esogenamente?) più basse per i ricchi?

(comunque, questa del top 1% è un'operazione di spin geniale, ma ne riparleremo)

Perché improvvisamente per alcuni il cielo diventa celeste, il prato verde, l'acqua umida e il fuoco caldo?

Il primo risveglio, quello dello Spiegel, è la dimostrazione del fatto che non esiste la Germagna (inutile, io continuo a ripetervelo ma tanto non lo capite). C'è un pezzo di capitalismo tedesco al quale l'allentamento dell'austerità farebbe comodo, questo è indubbio. I giornalisti non sono dei cani. I cani ogni tanto abbaiano anche se il padrone preferirebbe di no. I giornalisti mai. Quindi qualcuno ha detto allo Spiegel di dire che l'acqua è umida, stringendo al vento per una ipotetica virata di bordo nella quale i parametri fiscali possano essere allentati per dare fiato al sistema. Questo qualcuno non è la Germagna. È un pezzo di Germagna. Magari qualcuno dei simpatici King Charles del capitale italiano che seguono questo blog (esempio: l'amico della Fata Smemorina di Pieria) sa di quale pezzo del capitale tedesco sia il King Charles lo Spiegel, così potremmo capire meglio (dai, sei più bello di un King Charles e soprattutto più simpatico...).

Ma la cronaca mi interessa poco: ritenete, for future reference, due principi metodologici:

1) la Germagna nun esiste (e ricordate nelle élite tedesche la regola non è quella di correre in soccorso del vincitore, ma di correre ad aggredire il perdente);
2) quello che c'è nun se po' nisconne (la verità viene sempre a galla).



Il secondo risveglio meriterebbe un discorso più articolato. Piketty è un piddino di alta caratura internazionale. Uno che, dopo trenta anni di salari reali piatti (vedi figura), si accorge che c'è un problema di aumento della disuguaglianza, e lo attribuisce al fatto che le imposte sui ricchi sono diminuite, si iscrive saldamente in quel disegno di politica europea che consiste nel ristabilire l'equità sociale non tutelando il lavoro e riportando le retribuzioni in linea con la produttività (la mia proposta, come sapete), ma "tassando i ricchi".

Che belle parole! Giustizia sia fatta! Ma... chi sono i ricchi?

Questi Robin Hood dei miei coglioni, in buona sostanza, vogliono togliervi prima la seconda casa, e poi anche la prima, per salvare le banche tedesche, perché, sia chiaro, i ricchi non sono i Ferrero (quelli hanno tutto in Lucimburgo). I ricchi "aggredibili" (i candidati al rovesciamento di prospettive usano questo termine) siete voi, ma, va da sé, perché l'operazione riesca devono farvi contenti e cojonati. Piketty vi fa contenti ("abbiamo ristabilito la giustizia sociale") e Padoan, col gomito sulla bilancia, vi fa cojonati ("'na patrimonialina? Subito, dotto'! So' 20 mijardi, che faccio, prendo?").

E nel top 1% ovviamente ci vogliono entrare loro, i Robin Hood. Insomma, P&P (Piketty and Padoan) stanno dalla stessa parte, che non è la nostra.

Per oggi fatevi bastare questo. Non tutti i giornalisti e non tutti gli economisti sono così. Tanti parlano da tempo e in modo serio della disuguaglianza, senza avere l'endorsement dei grandi media, e se non ce l'hanno, un motivo ci sarà. Del resto, molti donabbondiano, e comunque non tutti sono sufficientemente stronzi e narcisisti da prendersi, come me, la visibilità che viene loro negata.

Nec pluribus impar.

lunedì 22 settembre 2014

Perché vi porterò fuori dall'euro

Io: "Che compiti devi fare?"

Uga: "Non ci ho capito niente!"

Io: "Fai vedere il quaderno?"

Uga: "Sì babbo."

Io: "Mmmh... Interessante: 13 + ... = 20. Che vuol dire?"

Uga: "Non ne ho la più pallida idea!"

Io: "Secondo me vuol dire che dobbiamo trovare il numero che sommato a 13 dà 20."

Uga: "E come si fa?"

Io: "Semplice: proviamo con dei numeri a casaccio. Ad esempio: 13 più 1000 fa 20?"

Uga: "Non lo so".

Io: "E allora fallo".

Uga (mette in colonna e somma): "No, fa 1013".

Io: "Siamo stati sfortunati. Allora prova col quattro. 13 più 4 quanto fa?"

Uga (mette in colonna): "Diciassette!"

Io: "Mmmh! Questa sera la fortuna non ci assiste!"

Uga: "Aspetta! Ma forse possiamo fare con una sottrazione!"

Io: "Ma lì c'è un'addizione!"

Uga: "Sì, però se io faccio 20 meno 13..."

Io: "Vabbe', prova..."

Uga: "20 meno 13 fa 7: però (NdC: però, chiaro?) 13 più 7 fa 20".

Io: "Ma sei stata bravissima!"

Uga: "Che bello! Sono diventata così grande che ho trovato la soluzione da sola."



E la morale della favola la so, ma non ve la dico (per ora)...



("Er sangue, er lautografo sur l'erlibbro, asfalta questo, sventra quello, co questo ce pòi parla, con quell'altro nun ce devi parla', 'a foto co' Alemanno no, er dibbattito cor Nutella sì, la Moretti è troppo bella, la Meloni è troppo brutta, er titolo nun ce piace, sei troppo sarcastico, fai er partito, nun fa er partito..." Ussignùr! Ragazzi, avete letto Guerra e pace? C'è scritto molto bene come non si insegna la matematica, e come si vincono le guerre. Ah, non leggete i libri senza figure? E fra le righe sapete leggere?...)

(Federico, io te vojo bbene, ma come dice il noto adagio? Se incontri il Buddha per la strada chiedigli l'autografo? Dai, la prossima volta te lo firmo quel cazzo di libro...)

Un'anticipazione da "L'Italia può farcela"



(vi anticipo un paggginetta der libbbro. Appena il grafico mi dà il semaforo verde, vi annuncio anche come pagare il biglietto per goofy3. Quest'anno sarà per stomaci forti. Vi dico solo una cosa: all'ingresso ho fatto mettere un metal detector: di voi non mi fido molto, quando vedrete chi viene potreste fare cattivi pensieri...)


Prima di riflettere sui fatti, stendiamo un velo pietoso su due categorie di relitti umani alla deriva.

I primi sono gli irriducibili, quelli del “Bagnai keynesiano di merda”, per i quali siccome una cosa la dice anche il Fmi, evidentemente non sarà vera: il cambio fisso quindi non è uno strumento di aggressione imperialistica, e bisogna anzi tornare al gold standard, cioè a un regime di cambi fissi mondiali, però un gold standard “comunista”, perché gestito dalla Cina. Ma qui siamo nel folklore, rinuncio anche a darvi le fonti di questa discussione surreale: se vi interessano, le troverete nella sentina del web. I secondi sono i colleghi “de sinistra” italiani, che dopo esser stati sorpassati a sinistra nel maggio 2013 dalla Bce sulla critica alla finanza privata, sono stati, come vedete, sorpassati a sinistra nell’agosto del 2014 dal Fmi sulla critica al cambio fisso, e infine vengono sorpassati a sinistra nel settembre 2014 da Zingales (Scozzari 2014) sulla critica all’euro.

Avevo fatto del salvare questi tronfi inetti da se stessi una missione, ma mi sono accorto che è una missione impossibile. Se avessero parlato, se in duecento avessero fatto ognuno un decimo di quanto ho cercato di fare, coi miei lettori, per smuovere le acque, oggi in Italia avremmo un’opinione pubblica più consapevole. Invece hanno difeso, o non criticato, l'euro, trincerandosi dietro la barriera fumogena del "lacolpaèdelcapitalismobruttol'euroèsolounamoneta". E così, per loro precisa responsabilità, abbiamo un’opinione pubblica che quando i mercati ci cacceranno fuori dall’euro, avendoci spolpati ben bene, acclamerà come liberatore una simpatica e scaltrissima banderuola come Zingales, dopo aver acclamato come liberatore nel 2011 un sociopatico destinato al fallimento come Monti. Come tanti capodogli prima di loro, anche i miei colleghi “de sinistra” si spiaggeranno, e a nulla servirà loro aver avuto (o credere di aver avuto) un cervello cinque volte più grande di quello di un uomo.

Parce sepultis (anche se quattro anni di tentativo di dialogo perennemente frustrato verrebbero considerati da qualsiasi giudice come una valida attenuante in caso di vilipendio di cadavere ideologico).



(che dite, è troppo polemico? Quale sia la vostra risposta, la mia replica sarà: "Ma 'sti gran cazzi!. Avete capito sì o no che io dico che non voglio sentir parlare di Piazzali Loreti. Lo dico...")


(e dalla sinistra decotta, che comincia a temere il brusco capovolgimento di prospettive - questa volta per lei, visto che si è fatta fottere da Zingales - si levò una querula voce indignata: "Maestva, Bagnai dice le pavolacce...")

domenica 21 settembre 2014

Essere donna oggi...

(chiedo scusa alle eventuali persone serie: sto lavorando come una bestia, quindi col vostro riverito permesso ogni tanto cazzeggio un po'. Vorrei provare ad attizzare un sano flame maschi contro femmine, e forse ci sono riuscito essendo cortese con l'on. Moretti e dando della babbiona a Nat - che, detto fra noi, non se lo merita, ma non diteglielo altrimenti frustrate il mio intento. Adesso provo l'assalto finale: se fallisco, torno a scrivere il libro. Se parte il contrattacco femminile, difendetemi!)

Nat ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Inizia una giornata molto lunga...":

Ma infatti io spero solo che prima o poi sia Rockapasso a rispondermi. Diciamola tutta, voi maschietti siete così noiosi, alla fine... (a riprova, me ne dolgo con l'autore, cito il post qui sopra di Sandro Ceccato, possibile che non si riesca a sfumare con un po' più di delicatezza il proprio pensiero). Dopo una certa età si torna ad apprezzarsi di più tra donne (escludo Mein Ingenieur, ovviamente, che è l'uomo perfetto da ogni punto di vista - tranne lo scotoma sul problema euro - ma lui l'ho da tempo sottratto al mercato io e vigilo con ogni cura per soffocare sul nascere ogni concorrenza).
Postato da Nat in Goofynomics alle 21 settembre 2014 13:06




Che coincidenza! Anche Rockapasso è la donna perfetta sotto ogni punto di vista. Ha un unico difettuccio, secondo me molto molto femminile, il quale fa sì che io in casa la chiami con questo affettuoso nomignolo.

Meine Königin...

Boeri: un altro uomo, un altro perché

Il prof. Boeri non si è presentato al confronto che era previsto ieri sera a Roma.

L'incidente, sinceramente, mi lascia un po' deluso, perché, come tanti pensieri, parole, opere e omissioni degli economisti italiani tutti (de destra e de sinistra) la scortesia del prof. Boeri verso l'on. Meloni, al di là delle evidenti motivazioni (more on this later), in quanto sòla, è un ulteriore elemento di discredito per la professione alla quale apparteniamo. Per carità, un incidente può succedere a tutti, e anch'io mi son rifiutato di andare a incontri che prevedevano la mia presenza. Ma ho sempre spiegato perché l'ho fatto.

Gli economisti italiani abbondano, ma soprattutto donabbondiano.

Pensare che io, se lo avessi visto, mi sarei limitato a dirgli due cose.

La prima era che gli ero molto grato per non aver pubblicato su lavoce.info il noto articolo. Rifiuto lecito, s'intende, e per me benedetto: è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto ad aprire questo blog, e quindi, indirettamente, l'occasione di tante piacevoli esperienze, inclusa quella di conoscere l'onorevole Moretti (che in economia è più preparata e se la tira comunque molto meno dell'illustre assente).

Apro una parentesi. Come sempre, a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno. Ho avuto più tempo per conversare con l'on. Moretti, attizzando la gelosia delle Erinni del blog, e anche di qualche diversamente laureato di buona memoria. Anche lei mi era sembrata piuttosto preoccupata, voleva parlarmi prima dell'incontro. Era con una altrettanto affascinante addetta alla comunicazione, io mi son presentato con due mastini (il man in black e Giovanni, quello del quale i miei colleghi francesi dicevano: "È impressionante che ti seguano per tutta l'Europa, e poi lui ha uno sguardo che fa paura..."). Mi sono regolato secondo la mia prassi consolidata: mettere l'interlocutore a proprio agio. Lo facevo quando gli interlocutori erano i miei professori, lo faccio ora che sono i miei studenti. Non ho mai avuto niente da perdere, non ho mai avuto paura, e se una persona è stata votata da 200000 e dispari italiani i casi sono due: o lei merita rispetto, o non lo meritano gli italiani.

Ma che gli italiani non meritassero rispetto, questo, era ed è l'assioma dei vincolisti, dei Giavazzi, dei Pagano, dei Boeri, dei Padoa Schioppa, perfino degli Spinelli (padre e figlia). come qui abbiamo imparato. E quindi a me non restava altra scelta che rispettare lei, e cosi ho fatto.

Se qualcuno ha qualcosa in contrario, gli ricordo che mentre trovo fascista non rispettare un popolo, trovo del tutto lecito, e talora opportuno, non rispettare i singoli. Infatti, chi chiedeva il sangue è stato bloccato su Twitter.

Ma chiudiamo la parentesi e torniamo al nostro stimato collega.

Non pensiate, stimati colleghi, dopo esservi espressi in modo dilettantesco in campi che non erano di vostra competenza, di cavarvela dando forfait. Non funziona così. Il motivo per il quale Boeri si è sottratto al dibattito, per il quale non ha avuto il coraggio virile di lottare per le proprie idee, è molto semplice: ha ambizioni politiche, e sa che le sue idee sono sbagliate.

Tornerò su questo quando avrò tempo, il personaggio non merita troppa attenzione, ma vi ricordo una cosa. Boeri era quello che sosteneva che la monetizzazione del debito si facesse coi miniassegni. Idea geniale per uno spin doctor, ma molto poco professionale per un economista. Ora, Boeri non ammetterà mai di essere (anche) lo spin doctor del blocco di potere vincolista che la storia sta consegnando alla sua pattumiera. Continuerà a rivendicare, giustamente, il proprio ruolo di economista. Capite bene quindi che incontrare, dopo aver sostenuto cose simili, uno che il fallimento del TLTRO lo aveva previsto due anni prima che di TLTRO si parlasse (dicendo che Draghi non poteva far nulla, due anni prima che lo cominciassero vagamente a intuire gli altri), e farlo per di più dopo che perfino Zingales ha messo in questione, sia pure in modo scientificamente raffazzonato, il caposaldo del vincolismo, dicendo che:

"Non tutta la spesa pubblica è fonte di corruzione e - in presenza di deflazione - il finanziamento monetario del deficit può essere il male minore".

ecco: capite bene come questo potesse essere percepito dal prof. Boeri come imbarazzante.

Non so se è chiaro il senso della vicenda.

Oggi l'unico modo per venirne fuori è monetizzare il deficit, cioè ripensare il dogma fascista dell'indipendenza della Banca centrale. Io lo scrivevo due anni fa, Zingales un mese fa, e Boeri proprio di questo aveva paura: che io mostrassi al pubblico, con la mia abituale serenità e incisività, che lui, Boeri, ormai è l'ultimo giapponese nella foresta, che anche nel gratin della professione la sua posizione è isolata, e che se difende l'idea sbagliata è solo perché, da economista del lavoro, ha ragionevoli prospettive di essere chiamato a gestirla.

Questa è la seconda cosa che gli avrei detto.

Intendiamoci: anch'io, se pensassi mai che, in condizioni del tutto diverse dalla attuali, una riforma del mercato del lavoro potesse avere una qualche utilità per il paese, comincerei col consultare, o almeno (nella mia pochezza) col seguire il prof. Boeri, perché in questo campo è  il meglio di cui disponiamo in Italia.

Full stop.

Ma una riforma dell'offerta in mezzo a una crisi di domanda serve solo ad aggravare la crisi di domanda., migliorando la posizione di qualche grande capitalista e di qualche grande economista a discapito di quella di migliaia di piccoli e medi imprenditori e della credibilità della professione.

Questa è accademia, cioè: lo è nel resto del mondo, dove gli economisti altresì abbondano, ma donabbondiano un po' di meno.

Ah, professore, la sua risposta non mi interessa, glielo dico subito, e non la prenda come mancanza di rispetto. Molte cose che interessano me (Buxtehude, ad esempio) non interessano lei. Molte cose che interessano lei (le poltrone, ad esempio), non interessano me.

Resta il fatto che lei non avrebbe potuto difendere l'indifendibile sul piano scientifico di fronte a me, e questo lo sa, perché io sono più abile dialetticamente e più preparato in economia internazionale di lei (riconosco la sua assoluta eccellenza nel campo nel quale opera, e ricordo a tutti che Tito Boeri è 908° economista al mondo, e quindi cade nel 3% superiore della graduatoria mondiale, e in Italia è 14°, mentre io 361°. Dal che sorge spontanea una riflessione: se Myke Tyson si rifiuta di incontrare Gabriele Rossetti il motivo c'è, ed è evidente: sa che i pugni gli serviranno a poco...).

D'altra parte, lei non potrà nemmeno attaccare l'inattaccabile, perché a me di quello che la simpatica cupola Sarfatti-based possa fare nei miei confronti non me ne importa un bel nulla. Guardi com'è andata la prima volta: avete rifiutato un mio paper? Operazione lecita, per carità, questo non lo contesto, siamo professionisti. Lei, a sua volta, non contesterà il risultato: ora il mio blog è più letto del vostro. Potreste, certo, mettervi di traverso in un concorso, e anzi sono sicuro che lo farete. Significherebbe non aver appreso dall'esperienza, e non cambierebbe in nulla la sostanza: io, che non sono "libberista" come voi, credo nell'individuo e nella giustizia, e quello che mi spetta, se non me lo danno, me lo prendo.

Dieu et mon droit.

Sintesi: questa occasione di confronto io non l'ho cercata, e lei l'ha rifiutata (come il famoso paper).

Ne prendiamo tutti atto.

La mia linea rimane quella che l'Italia dovrà essere ricostruita anche e soprattutto con le persone competenti, cioè con quelle come lei (finché non parlano di economia monetaria). Certo, la scelta non starà a me, questa è solo una mia opinione. Oggi lei può pensare che sia cosa abile sottrarsi al dialogo. Forse ha ragione e glielo auguro. Domani potrebbe accorgersi, ancora una volta, di aver fatto la scelta tatticamente giusta ma strategicamente sbagliata.

Speriamo ci ripensi, nell'interesse di tutti, e si disponga ad avviare una riflessione comune e costruttiva.

Questo però riguarda solo lei.

sabato 20 settembre 2014

Rast

Nun merk' ich erst wie müd' ich bin,
Da ich zur Ruh' mich lege...

Vediamo se sulle cose importanti siamo d'accordo. Quale preferite? Questa, o questa? O questa?

Ecco, venitemi a parlare d'Europa, m'interessa, cari piddini, ditemi, cos'è per voi l'Europa? Dov'è? Indicatemela voi, la strada...

Oggi l'ha detto anche Alessandra Moretti che la cornice l'hanno posta i tedeschi "perché son stati bravi". Ma vedete, il problema è proprio questo: bravi son bravi, chi dice di no? Figurati! Come lo ho detto, per me Bach è come per lei Bersani.

Sono bravi, i tedeschi.

Sono organizzati.

Anche quando, dopo tanto bravura e organizzazione, devono chiedere scusa al mondo, lo sanno fare in modo tanto convincente...

Ma poi si ricomincia.

E allora non sarebbe meglio pensarci prima? E visto che loro, per qualche strano motivo, proprio non riescono a pensarci prima, occorre che ci pensi chi gli sta intorno, cioè noi.

Non dimentichiamo mai quanto ci è stato detto, a tutti noi. A me, poi, qualcuno ha detto anche un'altra cosa. Per questo motivo non voglio convincere nessuno, e forse anche a voi ogni tanto converrebbe rinunciare. Non fatevi scoraggiare dalla solitudine.

Buonanotte.


P.s.: se si dimenticano loro quello che gli abbiamo insegnato, non dimentichiamolo noi...

Inizia una giornata molto lunga...

...per gli altri



(Un altro giornalismo è possibile!

Io: "Mi hai visto in televisione stamattina?"

Uga: "Sì"

Io: "E hai capito quello che dicevo?"

Uga: "No. Però la nonna si è divertita".

Vado da mia suocera: "Ma lo sai che parli proprio bene?"

Io: "E certo, e mi devi pure ringraziare, altrimenti come facevo a toglierti di casa tua figlia?"

Impara l'arte e mettila da parte.

E più tardi Atreju.

#DAR) 


(nel frattempo, un altro piccolo QED. Quindi, se all'isola Tiberina volete portare canne, non portate quelle da pesca... Ma come sempre, guardo al bicchiere mezzo pieno. Un romantico tête à tête con l'onorevole Moretti - pensa quanto rosica il nostro amico - nell'atmosfera incantevole dell'estate romana (pantegane e umidità al 99%): cosa potrebbe desiderare di più un economista "de sinistra" quale io sono? Come dico nel mio libro, gli economisti abbondano, e soprattutto donabbondiano. Il coraggio, chi non ce l'ha, non se lo può dare, e io, complice l'ambiente di questa sera, me ne frego...) 

 

venerdì 19 settembre 2014

Sabato 20

Alle 8:30 Omnibus La7. Alle 19:30 dibattito con Boeri (Tito) e Moretti (Alessandra) all'Isola Tiberina (Atreju, vedi la sezione eventi).

Poi non dite che non ve l'avevo detto...

Il piddino e il padrino: contributi alla storia d'Italia

(da Celso, che è ordinario ma è tanto una brava persona - quale sia la materia non ve lo dico, tanto se non lo capite è inutile spiegarvelo - ricevo e volentieri pubblico. Ah, come sapete qui su Goofynomics si scrive la storia, normalmente con qualche anno di anticipo. In questo caso scusate il ritardo, ci siamo presi solo qualche mese. Enjoy!)


Celso ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Dieu existe (Libération)":

Ma guarda, la magistratura si sta accorgendo che qualcosa non va nella famiglia Renzi. Avreste mai potuto immaginarlo? Ma certo che sì, lo avevamo già capito ai tempi dell'appartamento affittato per Renzi dall'amico boyscout (che fa affari col comune di Firenze): la magistratura sta affilando le armi. Già, perché? Ma perché le funzioni pubbliche devono essere esercitate soltanto da persone di specchiata moralità e assolutamente affidabili. Ah, certo certo, mi ero distratto per un attimo e mi sfuggivano queste alte motivazioni. Io però sono un complottista dichiarato, come tutti sanno (e non me ne vergogno) e capisco che la sua fine è vicina. Renzi deve fare la riforma del mercato del lavoro (cascasse il mondo, e la farà), poi il dibattito e il sistema politici si incarteranno e si impantaneranno, perché taglio alla sanità e alle pensioni sono rospi duri da ingoiare persino per parte del PD. A quel punto ci sarà l'affondo dei nostri eroi, i magistrati, i quali hanno già i cassetti pieni di carte "renziane", che spunteranno a tempo e luogo. Il sistema politico rimarrà distrutto, perché avremo semplicemente esaurito ogni possibilità politica. E allora? E allora è forse un caso che i Republikaner, e non solo, si lascino sfuggire pensieri sulle oligarchie, sulla troika. Ah ecco, la troika. Ma che cosa di meglio della troika, per fare ciò che ci ha ricordato di fare due giorni fa il FMI? Tagliare sanità e pensioni. Se non ci sono uomini di adeguata tempra morale, per fare ciò che la Dike impone, bisogna trovarli altrove. Staranno già facendo le valigie? E come non essere toccati e imbarazzati da quanto rimprovera l'Independent (il solito tumore progressista europeo) a Renzi riguardo l'ENI (ieri): aveva promesso di più, comincia a essere tollerante con la corruzione italiota. Ah Renzi, Renzi, presto ti rimanderemo a Volognano a contemplare la Madonna della Cintola del sublime Andrea del Sarto!



(si apra la discussione, ma io non ci sarò perché sto scrivendo...)

(non so perché, ma a me viene in mente questo...)

giovedì 18 settembre 2014

Dieu existe (Libération)



Que c’est triste! J’apprends aujourd’hui que deux autres journaux vont soit fermer, soit réduire leur personnel : Europa et Libération. Et les bons démocrates, au ventre bien rempli, de pleurnicher : c’est une perte pour la démocratie. Attendez, c’est mieux encore : « Toute voix qui s’éteint est une perte pour la démocratie ». Comme s’il y avait plusieurs voix. Mais ce n’est pas vrai. Il n’y a eu, en Europe, qu’une seule voix : la voix du grand capital, qui s’est habillée en bleu ou en rouge, selon les circonstances, pour chanter les louanges de l’instrument le plus meurtrier dont le grand capital se soit doué dans ce dernier siècle : l’euro.
Regardez-moi par exemple Libération. Sa position sur l’euro a été claire et nette : ce fatras abominable, que je ne commente pas. Des autres y ont déjà pensé, et dans un français bien meilleur du mien.

Très chers journalistes qui défendez l’euro : vous êtes assez adultes pour comprendre que défendre l’euro c’est défendre la déflation. Il n’y a donc que deux explications au fait que vous continuez à le faire : soit vous n’êtes pas assez intelligents pour comprendre qu’est-ce que c’est que la déflation (et dans ce cas le fait que vous soyez virés ne pourra qu’améliorer la qualité de la presse), soit vous êtes assez lâches, au point de penser que de tout façon cela va arriver aux autres (et dans ce cas vous méritez bien que cela arrive à vous).
Il ne fallait pas moins que le dégoût que vous m’inspirez, vous, le cancre de la démocratie, vous, les matraqueurs du fascisme de l’opinion, pour me réconcilier, moi, Keynésien, avec le marché... Il a ses imperfections, le gars, mais lorsqu’il s’en souvient il sait bien faire sa rude besogne. Et ce n’est que le début. Le moment tôt ou tard arrive où les idiots utiles ne sont plus utiles. Je vous laisse deviner ce qui en reste.

Au plaisir de ne plus jamais vous relire. Vous avez trahi, pour servir le capital, et le capital vous crache, après vous avoir mâché. Quelle horreur. Mais je ne vous plains pas. Je me plains moi-même, de devoir vivre dans un temps où le mensonge que vous avez semé est en train de produire son abondante récolte de haine. Je devrais avoir la force de ne pas y contribuer, je le sais bien. Mais moi, qui ne suis pas journaliste, j’ai vu trop de gens mourir. Le bon ton n’est plus ma priorité, depuis un bon moment. Lorsqu’on se voit déclarer une guerre d’anéantissement, comme celle que vos patrons nous ont déclarée, il est humain (trop, peut-être) que la fin de l’agresseur, voire de ses utiles idiots, produise un certain soulagement.

Au cas où quelqu’un s’avise de vous embaucher à nouveau, retenez, de cette expérience, deux leçons : il vaut mieux parler de ce que l’on connait, donc évitez l’économie ; et il vaut mieux obéir à sa conscience, car de toute façon le pouvoir qui vous a exploités et vous exploite pour sa propagande n’aura aucune pitié de vous.

Autant vaut, donc, dire la vérité.

La mia quotidiana lezione di umiltà

(...ricevo dal solito noto - Fausto sa chi è - e condivido con voi)


Momenti difficili.

Per me non stai sbagliando un colpo da un pezzo e di complimenti te ne ho fatti abbastanza. Dimenticavo: dentro un insieme di misura nulla ci sono molte cose (vedi insieme di Cantor) e se la cosa ti fosse nota sapresti la differenza tra una variabile aleatoria continua e una assolutamente continua. Non ti preoccupare ti spiego tutto io, come la traduzione del titolo del Voyage...


(che anno difficile. A proposito, venerdì andate a letto presto, che sabato mattina ci vediamo a Omnibus, e poi sabato sera ad Atreju, e poi ecc...)

(Marco, hai rotto li cojoni: se hai difficoltà ad accettare la tua omosessualità è un problema tuo e di quella santa donna di tua moglie. Fra Proust e Céline non c'è partita, e se devo identificarmi con qualcuno, nell'ordine metto Mabeuf, il principe Andrea e Jean Valjean. Bardamu non pervenuto. A Fabrizio del Dongo ho rinunciato per raggiunti limiti di età:

Pendant ce temps, Fabrice montait les trois cent quatre-vingts marches’ qui conduisaient à la tour Farnèse, nouvelle prison bâtie sur la plate-forme de la grosse tour, à une élévation prodigieuse. Il ne songea pas une seule fois, distinctement du moins, au grand changement qui venait de s’opérer dans son sort.« Quel regard ! se disait-il ; que de choses il exprimait ! quelle profonde pitié ! Elle avait l’air de dire : la vie est un tel tissu de malheurs ! Ne vous affligez point trop de ce qui vous arrive ! est-ce que nous ne sommes point ici-bas pour être infortunés ? Comme ses yeux si beaux restaient attachés sur moi, même quand les chevaux s’avançaient avec tant de bruit sous la voûte !  »

Fabrice oubliait complètement d’être malheureux.

Quanto mi sono riconosciuto nel giovane Fabrizio, che dimentica di essere sventurato, di essere in carcere. Io ero così. Ma ora Clelia invece che in fortezza mi accompagna all'IKEA...

L'insieme di Cantor me lo spiegava Rino Olivieri quando tu giravi con Lotta Continua nella tasca dei ginz vociferando inutili slogan. Anche a Economia, grazie a Dio, si incontrano insegnanti sensibili al bello, che in quanto tale è inutile. E tu sei bellissimo, soprattutto di questi tempi. Girati che ti spiego dillo a qualcun altro...)

mercoledì 17 settembre 2014

Comunicazzzione di servizzzzio: goofy3

Come avete fatto a capirlo? Quest'anno volevo fare il compleanno di Goofynomics da solo, e quindi stavo cercando di nascondervi come comprare i biglietti, quali sono le date, ecc.

Ma a voi non sfugge niente, fuuuuuuuuuuuuuuurbi!

Allora: se cortesemente la piantate di scassarmi i maroni, entro una settimana partiamo con la comunicazione sull'evento (stiamo scegliendo il progetto grafico, abbiamo organizzato lo staff, ecc.). Potrete acquistare i biglietti sulla piattaforma Eventbrite, come al solito, allo stesso prezzo dell'anno scorso (quindi più cari, perché siamo in deflazione).

So' 35 euri.

La formula sarà quella dell'anno scorso: l'iscrizione (i trentacinque) ci servirà a coprire in parte le spese congressuali (per il resto speriamo in sponsor), e per quanto riguarda la vostra logistica, potrete approfittare dell'offerta del Serena Majestic, o provvedere per fatti vostri (campeggio libero, ponte sul Saline, ecc.). Il posto c'è, ma non è sterminato, per cui quando sarà il momento datevi 'na mossa. Comunque se siete quanti eravate a Roma (un po' meno di 600) dovreste entrare tutti. Se poi sarete 3000 vedremo, ma non credo che ci sia questo rischio per ora. Qualora lo veda profilarsi all'orizzonte, due o tre post su Proust e ristabiliremo l'equilibrio. Ci saranno gli amici: Sapir, Granville, Foa, Puglisi, Lippi, e tanti altri. Presenteremo il modello di a/simmetrie, parleremo della ripresa nei paesi che hanno fatto le riforme (Grecia e Spagna), ecc.

Come? Puglisi no? Lippi no? E allora non ci siamo capiti: meglio così, gli altri staranno più comodi.

Posso dirvi fin da ora che la registrazione dei partecipanti inizierà alle 13 dell'8 novembre, e che i lavori termineranno alle 17:30 del 9 novembre. Posso anche dirvi che vorrete restare fino all'ultimo, perché...

No, perché non ve lo dico: io non voglio, per principio, convincere nessuno, e adoro vedere pentirsi quelli che non si sono fidati di me. Per adesso fatevi bastare questo, così intanto potete organizzarvi il viaggio.

Il resto lo saprete fra pochi giorni.

La persistenza della crisi

Parlo con un imprenditore di Pescara (settore: web marketing). Mi parla di sua cugina (e qui ovviamente voi farete un sorriso, pensando al micugginismo). La cugina è imprenditrice del tessile. Gli ha detto che grandi case di moda (non faccio nomi) stanno rilocalizzando in Italia. Voi direte: be', certo, dopo la legnata ai salari forse a questo punto gli conviene. Sì, ma non c'è solo questo tipo di dinamica (che invece gioca fra Cina e Stati Uniti: il Pil pro capite cinese, grazie alla crisi statunitense, è passato dal 20% al 60% di quello americano). C'è anche un fattore più sottile. Prima esisteva la classe media. Il vestito di marca, ma di qualità non stratosferica (diciamo, da 2000 euro), qualcuno poteva permetterselo, se ci teneva. Allora delocalizzavi, poi reimportavi, e vendevi. Ora la classe media non c'è più. Di vestiti da 2000 euro se ne vendono sempre di meno, ma per ogni 9 vestiti da 2000 euro che vendi in meno, capita che ne vendi uno da 20000 euro in più: la disuguaglianza premia chi produce per il top di gamma. Solo che l'operaio rumeno, con tutto il rispetto, ancora non ha il capitale umano sufficiente per posizionarsi su quella fascia, e quindi le imprese, dovendo inseguire i ricchissimi, in assenza dei benestanti, rilocalizzano per potersi permettere la qualità necessaria.

Tutto bene?

Certo no, non è un racconto a lieto fine, è una storia di disuguaglianza e di distruzione della socialdemocrazia occidentale, ma questo lo sappiamo. C'è poi un altro dettaglio. Nel frattempo, chi, in Italia, ha resistito, ovviamente viene premiato: un altro imprenditore che ho incontrato oggi (settore: alberghiero) mi diceva: "Abbiamo avuto un anno eccezionale, ma certo siamo stati premiati dalla crisi dei nostri concorrenti, che hanno chiuso". Stessa cosa mi diceva un altro imprenditore abruzzese a Roma (settore: ristorazione): "Prima in questo quartiere c'erano due taverne abruzzesi, ora ci siamo solo noi, quindi lavoriamo bene, ma solo per pagare le tasse: stiamo cercando di muoverci in Inghilterra". Con però un problema in più: se hai un albergo o un ristorante a grandi linee la tua filiera è rimasta più o meno in piedi. Ma se sei in un settore ad elevata specializzazione e i tuoi fornitori sono falliti (esempio: ti mancano i filati di qualità, se sei nel tessile), cosa fai? Hai tanta domanda perché i concorrenti sono morti (in senso più o meno figurato), ma non riesci a soddisfarla perché hai colli di bottiglia dal lato dell'offerta.

Ecco: chi ha resistito viene premiato dalla domanda, ma spesso questo non gli risolve il problema, perché non riesce a soddisfarla. Come ci diceva Piergiorgio Gawronski a Roma il 12 aprile scorso, la persistenza della crisi sta disgregando il nostro tessuto industriale. E una filiera non si ricostruisce dall'oggi al domani.

Ma tutto questo Renzie non lo sa.

Dall'unico grande amore de sinistra della mia vita...

(altro che Céline...)
 
Tous les soirs avant de se coucher il avait pris l'habitude de lire quelques pages de son Diogène Laërce. Il savait assez de grec pour jouir des particularités du texte qu'il possédait. Il n'avait plus maintenant d'autre joie. Quelques semaines s'écoulèrent. Tout à coup la mère Plutarque tomba malade. Il est une chose plus triste que de n'avoir pas de quoi acheter du pain chez le boulanger, c'est de n'avoir pas de quoi acheter des drogues chez l'apothicaire. Un soir, le médecin avait ordonné une potion fort chère. Et puis, la maladie s'aggravait, il fallait une garde. M. Mabeuf ouvrit sa bibliothèque, il n'y avait plus rien. Le dernier volume était parti. Il ne lui restait que le Diogène Laërce.
Il mit l'exemplaire unique sous son bras et sortit, c'était le 4 juin 1832; il alla porte Saint-Jacques chez le successeur de Royol, et revint avec cent francs. Il posa la pile de pièces de cinq francs sur la table de nuit de la vieille servante et rentra dans sa chambre sans dire une parole.
Le lendemain, dès l'aube, il s'assit sur la borne renversée dans son jardin, et par-dessus la haie on put le voir toute la matinée immobile, le front baissé, l'œil vaguement fixé sur ses plates-bandes flétries. Il pleuvait par instants, le vieillard ne semblait pas s'en apercevoir. Dans l'après-midi, des bruits extraordinaires éclatèrent dans Paris. Cela ressemblait à des coups de fusil et aux clameurs d'une multitude.
Le père Mabeuf leva la tête. Il aperçut un jardinier qui passait, et demanda:
—Qu'est-ce que c'est?
Le jardinier répondit, sa bêche sur le dos, et de l'accent le plus paisible:
—Ce sont des émeutes.
—Comment! des émeutes?
—Oui. On se bat.
—Pourquoi se bat-on?
—Ah! dame! fit le jardinier.
—De quel côté? reprit M. Mabeuf.
—Du côté de l'Arsenal.
Le père Mabeuf rentra chez lui, prit son chapeau, chercha machinalement un livre pour le mettre sous son bras, n'en trouva point, dit: Ah c'est vrai et s'en alla d'un air égaré.
 
 
 
(...non vi ho mai nascosto di essere uomo di ampie vedute. Uno dei miei due ragazzi, quello "de sinistra", mi ha scritto questa lettera che vi giro. Tanto per non far nomi, M.P. è l'unico giornalista italiano che si possa leggere - così capite subito chi è...)
 
 
Amore mio,

sarò breve: la penso come te. Mi viene in mente l'ultima cena con M.P., persona di squisita intelligenza. Non posso dimenticare la sua aria di sufficienza di fronte agli scenari catastrofici che tu gli proponevi. Ci-ti trattò con una bonaria aria di sufficienza del tipo "Ragazzi non esagerate ..." E se uno come M. pensa questo figuriamoci gli altri.

Sono costretto a citare Bernard-Henry Lévy che cordialmente detesto.

"Ci sono quelli che, come un tempo Valéry Giscard d’Estaing secondo una frase rimasta famosa di Raymond Aron, ignorano che la Storia è tragica e credono che tutto, sempre, debba finire col mettersi a posto: la partita non è chiusa? Non è votata a convulsioni che non sono e non saranno più che innocenti piroette?

E ci sono quelli, all’inverso, sensibili al Tragico e che sanno che niente è più fragile, precario, pronto a disfarsi, che un legame sociale ben annodato – “tutto tiene solo per magia” diceva un altro Valéry, lo scrittore, citato, questa volta, da Sartre: si parte da una crisi finanziaria ed è tutto il tessuto che, poco per volta, finisce per sfaldarsi; ..."

A me capita di implorare gli amici di dare un'occhiata  all'agghiacciante sequenza della crisi ucraina. Ma non c'è niente da fare, credono che i negri, gli ebrei, gli zingari e i russi siano sempre gli altri. Non vogliono rinunciare alla loro natura di baby-boomers, troppo faticoso. Ieri ho assistito a un'inaugurazione di una palestra da parte di Zingaretti: un film dell'orrore, "le palestre non ci sono per colpa del debito e della burocrazia". E tutti a battere le mani! Perché ci dobbiamo stupire? Hitler ha vinto a Gaza e in Cisgiordania, Mussolini ha vinto in Italia. Presumibilmente LUI sarebbe stato più magnanimo e lungimirante.

Sono incasinato oltremodo, perdonami se adesso non riesco ad aiutarti: sono triste e preoccupato. 


e^{i\pi}+1=0



(ecco: almeno in vita vostra avrete visto qualcosa di bello. E non l'avrete capito. Totò, tranquillo, che dici, ci portiamo anche il nostro amico depresso a cena, o sei geloso? D'altra parte, se tu porti tu sai chi, sai che risate? Fuan e Lotta continua tutti insieme appassionatamente, vent'anni dopo. Fra Hollywood e Dumas...)

(caro V., se uno di Lotta continua arriva a rimpiangere LUI, vuol dire che non c'è proprio modo di costruire ponti. Prima ne prendiamo atto, meglio è, perché un LUI poi si trova, capisci? La Storia ha una capace pattumiera, ma anche una capace cassetta degli attrezzi. Sempre più persone stanno venendo al mio discorso. Oggi Savona ha citato Bava Becchetti... pardon: Bava Beccaris...)

(il corollario dell'assioma, perché teorema non è, degli italiani cialtroni è che siamo così cialtroni che non riusciremo a ribellarci, perché stiamo troppo bene, perché siamo troppo vecchi: vecchi come Mabeuf:

Le drapeau—Deuxième acte

Depuis qu'on était arrivé à Corinthe et qu'on avait commencé à construire la barricade, on n'avait plus guère fait attention au père Mabeuf. M. Mabeuf pourtant n'avait pas quitté l'attroupement. Il était entré dans le rez-de-chaussée du cabaret et s'était assis derrière le comptoir. Là, il s'était pour ainsi dire anéanti en lui-même. Il semblait ne plus regarder et ne plus penser. Courfeyrac et d'autres l'avaient deux ou trois fois accosté, l'avertissant du péril, l'engageant à se retirer, sans qu'il parût les entendre. Quand on ne lui parlait pas, sa bouche remuait comme s'il répondait à quelqu'un, et dès qu'on lui adressait la parole, ses lèvres devenaient immobiles et ses yeux n'avaient plus l'air vivants. Quelques heures avant que la barricade fût attaquée, il avait pris une posture qu'il n'avait plus quittée, les deux poings sur ses deux genoux et la tête penchée en avant comme s'il regardait dans un précipice. Rien n'avait pu le tirer de cette attitude; il ne paraissait pas que son esprit fût dans la barricade. Quand chacun était allé prendre sa place de combat, il n'était plus resté dans la salle basse que Javert lié au poteau, un insurgé le sabre nu, veillant sur Javert, et lui Mabeuf. Au moment de l'attaque, à la détonation, la secousse physique l'avait atteint et comme réveillé, il s'était levé brusquement, il avait traversé la salle, et à l'instant où Enjolras répéta son appel:—Personne ne se présente? on vit le vieillard apparaître sur le seuil du cabaret.
Sa présence fit une sorte de commotion dans les groupes. Un cri s'éleva:
—C'est le votant! c'est le conventionnel! c'est le représentant du peuple!
Il est probable qu'il n'entendait pas.
Il marcha droit à Enjolras, les insurgés s'écartaient devant lui avec une crainte religieuse, il arracha le drapeau à Enjolras qui reculait pétrifié, et alors, sans que personne osât ni l'arrêter ni l'aider, ce vieillard de quatre-vingts ans, la tête branlante, le pied ferme, se mit à gravir lentement l'escalier de pavés pratiqué dans la barricade. Cela était si sombre et si grand que tous autour de lui crièrent: Chapeau bas! À chaque marche qu'il montait, c'était effrayant, ses cheveux blancs, sa face décrépite, son grand front chauve et ridé, ses yeux caves, sa bouche étonnée et ouverte, son vieux bras levant la bannière rouge, surgissaient de l'ombre et grandissaient dans la clarté sanglante de la torche, et l'on croyait voir le spectre de 93 sortir de terre, le drapeau de la terreur à la main.
Quand il fut au haut de la dernière marche, quand ce fantôme tremblant et terrible, debout sur ce monceau de décombres en présence de douze cents fusils invisibles, se dressa, en face de la mort et comme s'il était plus fort qu'elle, toute la barricade eut dans les ténèbres une figure surnaturelle et colossale.
Il y eut un de ces silences qui ne se font qu'autour des prodiges.
Au milieu de ce silence le vieillard agita le drapeau rouge et cria:
—Vive la Révolution! vive la République! fraternité! égalité! et la mort!
On entendit de la barricade un chuchotement bas et rapide pareil au murmure d'un prêtre pressé qui dépêche une prière. C'était probablement le commissaire de police qui faisait les sommations légales à l'autre bout de la rue.
Puis la même voix éclatante qui avait crié: qui vive? cria:
—Retirez-vous!
M. Mabeuf, blême, hagard, les prunelles illuminées des lugubres flammes de l'égarement, leva le drapeau au-dessus de son front et répéta:
—Vive la République!
—Feu! dit la voix.
Une seconde décharge, pareille à une mitraille, s'abattit sur la barricade.
Le vieillard fléchit sur ses genoux, puis se redressa, laissa échapper le drapeau et tomba en arrière à la renverse sur le pavé, comme une planche, tout de son long et les bras en croix.
Des ruisseaux de sang coulèrent de dessous lui. Sa vieille tête, pâle et triste, semblait regarder le ciel.
Une de ces émotions supérieures à l'homme qui font qu'on oublie même de se défendre, saisit les insurgés, et ils s'approchèrent du cadavre avec une épouvante respectueuse.
—Quels hommes que ces régicides! dit Enjolras.
Courfeyrac se pencha à l'oreille d'Enjolras:
—Ceci n'est que pour toi, et je ne veux pas diminuer l'enthousiasme. Mais ce n'était rien moins qu'un régicide. Je l'ai connu. Il s'appelait le père Mabeuf. Je ne sais pas ce qu'il avait aujourd'hui. Mais c'était une brave ganache. Regarde-moi sa tête.
—Tête de ganache et cœur de Brutus, répondit Enjolras.
Puis il éleva la voix:
—Citoyens! ceci est l'exemple que les vieux donnent aux jeunes. Nous hésitions, il est venu! nous reculions, il a avancé! Voilà ce que ceux qui tremblent de vieillesse enseignent à ceux qui tremblent de peur! Cet aïeul est auguste devant la patrie. Il a eu une longue vie et une magnifique mort! Maintenant abritons le cadavre, que chacun de nous défende ce vieillard mort comme il défendrait son père vivant, et que sa présence au milieu de nous fasse la barricade imprenable!
Un murmure d'adhésion morne et énergique suivit ces paroles.
Enjolras se courba, souleva la tête du vieillard, et, farouche, le baisa au front, puis, lui écartant les bras, et maniant ce mort avec une précaution tendre, comme s'il eût craint de lui faire du mal, il lui ôta son habit, en montra à tous les trous sanglants, et dit:
—Voilà maintenant notre drapeau.

Non so, Céline mi rompe i coglioni, ma questa è un'altra storia, non riesco a smettere di piangere, avrò bevuto troppa genziana...)