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venerdì 28 febbraio 2014

Passeggiata aleatoria (1)



(...questo lo dedichiamo ai cucciolotti con la sindrome di Dunning-Kruger, che lamentano tanto l’assenza di quei bei post tecnici che, quando li leggi, ti fanno sentire tanto intelligente. Proviamo a dargli la misura di quale sia il passo da varcare per arrivare all’inizio di un percorso di reale comprensione della letteratura economica. Voi potete farcela, loro no, perché pensano di avercela già fatta. Erore, co’ du ere, come bira...)

Sono due anni che leggete questo blog, è ora che sappiate non chi era vostro padre, ma perché son stati dati un paio di Nobel per l’economia. Per capirlo, vi servono due cose: una moneta, e un po’ di tempo. Come moneta potete tranquillamente usare anche un euro. Anzi, direi che se la moneta è l’euro, probabilmente avrete anche risolto il problema di avere molto tempo a disposizione, perché aumenta la probabilità che siate, purtroppo per voi, disoccupati.

Una moneta ha due facce. Il rovescio della medaglia dell’euro è la disoccupazione, ma non mi riferivo a questo. Mi riferivo al fatto che con una moneta potete giocare a testa e croce.

Ora ci serve il concetto di variabile aleatoria. Che cos’è? È una funzione, una regola matematica, che attribuisce un valore numerico all’esito di un evento. La variabile aleatoria più semplice si chiama indicatore di un evento, ed è quella variabile che prende valore uno se l’evento si verifica, e zero se non si verifica. Semplice, no?

Chiamiamo questa variabile X, volete?

Ora applichiamo questa variabile al lancio della moneta. Diciamo che l’evento che ci interessa è ottenere testa. Se è testa, la nostra variabile varrà uno, cioè X=1. Se è croce, la nostra variabile varrà zero, cioè X=0.

Mal di testa? Ma siete voi che volete diventare scienziati! Io vorrei, che so, un bel flame su Bach! Ma siccome chi è musicista in genere è anche una persona per bene, qui non siamo ancora riusciti a creare un simpatico ambiente tipo Radio CoattaClassica (ma ce la faremo). Quindi se avete il mal di testa prendete un cachet e andiamo avanti.

Notate una cosa. Prima dell’evento, prima che la SStoria faccia il suo corso, noi ovviamente non sappiamo che valore assumerà la variabile aleatoria. Per sapere se X è 0 o 1 bisogna sapere se si è ottenuto testa o croce, il che presuppone che tu abbia lanciato la moneta. Prima di lanciarla, non c’è modo.

Attenzione: non puoi sapere che valore assumerà la variabile. Però puoi sapere con che probabilità lo assumerà. Se la moneta non è truccata, la probabilità di avere testa è uguale a quella di avere croce: fifty fifty. Ovvero: la probabilità di avere testa è del 50% (0.5), e quella di avere croce è del 50% (0.5). Notate che le due probabilità sommano a uno: 0.5+0.5=1. Uno è la probabilità dell’evento certo. Cosa significa? Significa che se lanci in aria una moneta, fatto salvo l’improbabile caso che essa leviti all’infinito a un palmo dal suolo, necessariamente otterrai o testa o croce. La probabilità che tu ottenga qualcosa è uno. La probabilità che tu ottenga testa è 0.5. La probabilità che tu ottenga croce è 0.5.

Altro dettagliuzzo.

Supponiamo che tu abbia molto tempo da perdere, e che tu lanci la moneta due volte. Sapere che hai ottenuto croce al lancio precedente di dà qualche informazione su quanto otterrai al lancio successivo?

No. Non c’è alcun motivo fisico o matematico per il quale il lancio di una moneta debba risentire della propria storia precedente. In termini formali, i due lanci successivi di una moneta sono eventi stocasticamente indipendenti. Ovviamente ci sono molti motivi sentimentali per credere che un’estrazione casuale risponda alla propria storia. Su questi motivi sentimentali si basa lo Stato, che da tempi remoti (chi ha letto Casanova lo sa) li sfrutta per fare un sacco di soldi col gioco del lotto.

Aggiungiamo un altro dettaglio.

Così come la storia dei lanci passati, anche la distribuzione di probabilità non ti permette di sapere che valore otterrai al prossimo lancio. Ti permette però di stimare quale sarà la media dei risultati, il valore atteso. Diciamo, per capirci, che se lanci la moneta un centinaio di volte, è abbastanza plausibile che la media dei valori ottenuti sarà 0.5. Pensateci. Su 100 lanci a spanna dovremmo ottenere una cinquantina di teste. Siccome ogni testa vale 1, la media di quello che otterremo sarà appunto 50/100=0.5.
Non è un caso. Formalmente, il valore medio di una distribuzione di probabilità si ottiene appunto moltiplicando ogni valore per la rispettiva probabilità e sommando i risultati. Ora, capita che le cose stiano così: prob(X=1) = 0.5 = prob(X=0), quindi la media sarà:

E(X) = 1´0.5 + 0´0.5 = 0.5

Fico, no?

Dice: ma E() che significa? Significa expectation, valore atteso, della cosa che sta fra parentesi.

Bene.

Ora facciamo un’altra cosa. Centriamo la distribuzione. Non nel senso che le spariamo e la prendiamo in pieno. Nel senso che vogliamo una variabile che come media abbia zero. Perché? Fatevi un po’ i fatti vostri, scusate! A cosa serve ve lo dico dopo, ora cerchiamo di capire come si fa. È molto semplice: basta sottrarre a ogni possibile valore della X la sua media. Cioè basta creare una variabile aleatoria Z = X – E(X) = X – 0.5.

Insomma, la nuova variabile Z varrà 1-0.5 = 0.5 se esce testa, e 0-0.5 = -0.5 se esce croce. Ci siamo?

Dai, su, e se non ci siamo fino a qui poi non mi potete fare gli espertoni! E siamo solo all’inizio! Pensa quando parleremo di variabili assolutamente continue e vi dovrò presentare il nostro amico Lebesgue...

Allora: domandina ina ina. Qual è la media di Z? Dai, non dovrebbe essere difficile arrivarci: se in media su 100 lanci ti escono una cinquantina di teste e una cinquantina di croci, gli 0.5 si compenseranno con i -0.5 e come media dovresti avere zero, no?

Se vi piacciono le formule (cosa che ritengo probabile, visto che leggete paper difficili), allora ve la metto giù formale:

E(Z) = 0.5´0.5 - 0.5´0.5 = 0

Media zero. Ma avrei potuto mettervela formale anche in un altro modo, più filosofico.

E(Z) = E(X – 0.5) = E(X)- E(0.5) = 0.5 – 0.5

Z infatti è X-0.5, quindi la media di Z è la media di X-0.5. Ora, 0.5 non è una variabile aleatoria. È un numero. Quindi la sua media è semplicemente se stesso (la media di una costante è la costante stessa). Da qui consegue il risultato.

Notate un altro dettagliuzzo. La media di una somma è uguale alla somma delle medie. La media di X + (-0.5) è uguale alla media di X più la media di -0.5. Questa è una delle due proprietà che fanno della media un operatore lineare.

Bene. Ora armiamoci di santa pazienza e lanciamo cento volte la nostra moneta, segnando -0.5 se esce croce, e 0.5 se esce testa.

Io l’ho fatto, e mi è uscita una cosa del genere:


cioè, in tabella, questo:


Mastica, direte voi.

Giusto.

Ora però facciamo un’altra cosa, volete? Sommiamo tutte le zeta. Chiamiamo questa variabile Y, e quindi Y sarà uguale a:

Y1 = Z1 = 0.5
Y2 = Z1 + Z2 = 0.5 – 0.5
Y3 = Z1 + Z2 + Z3 = 0.5 – 0.5 – 0.5
...
Y100 = Z1 + Z2 + Z3 + .... + Z100 = 0.5 – 0.5 – 0.5 + ... + 0.5

Ora, pensate a cosa sono le Z. Sono variabili a media nulla, giusto? Le abbiamo costruite così. Quindi la loro somma in media sarà la somma di tanti zeri, qualcosa che non dovrebbe scostarsi da zero, giusto?


































































Infatti:


Ooooops!

Ma cosa succede? Succede che la somma di tante variabili a media zero in realtà non si comporta come una variabile a media zero, ma come una variabile che cresce seguendo una tendenza più o meno lineare, simile a quella di molte variabili economiche.

Diciamolo in un altro modo.

Se Y è la somma di tutti le Z, la loro somma integrale, il loro integrale (sento Fausto fremere di piacere, anche se poi dovrà necessariamente rompere le palle perché matematici si nasce), allora ogni Z è la sottrazione di due Y consecutive.

Esempio:

Y2 - Y1 = (0.5 – 0.5) – 0.5 = -0.5 = Z2

e in generale Zt = YtYt-1. In altre parole: le Z sono gli incrementi dalla Y (ed è anche normale, visto che la Y è la somma delle Z).

Ci siete? Dai, che siamo alla fine.

Allora, il grafico della Y vi mostra che una variabile costruita lanciando in aria la monetina, e che quindi dovrebbe avere media nulla, mostra invece una media crescente nel tempo. Insomma: un tracciato i cui “passi” successivi sono stati estratti a casaccio, “flippando” una moneta, e che quindi, in quanto tale, non ci avrebbe dovuto portare da nessuna parte, invece ci porta verso l’alto.

Doveva essere una passeggiata “aleatoria” (anche se abbiamo lanciato una moneta e non un’alea), e invece è una tendenza con un R2 maggiore del 90%.

Invece...

Be’, se sia “invece” o “infatti” questo lo vedremo dopo.

Intanto, vi faccio una domanda. Ma secondo voi la media di Y in effetti quanto è? E ci serve a qualcosa saperlo? Se volessimo prevedere il 101° valore d Y quale sarebbe la cosa più razionale da fare? Che senso ha modellizzare una variabile supponendo che i suoi incrementi siano puramente casuali e stocasticamente indipendenti?

Ok, avevo detto una domanda, e invece sono tante.

Voglio la risposta da chi non la sa, e se qualcuno che la sa fa finta di non saperla me ne accorgo subito, quindi nun ce provate. In classe questo gioco funziona. Ma io non ho bisogno di guardarvi negli occhi per capire quando non avete capito una mazza (e nemmeno per capire quando credete di aver capito tutto...).
Stampate e rileggete. Vi sembrerà un esercizio futile. Replicate l’esperimento, se volete. Vi sembrerà la cosa più idiota che abbiate mai fatto in vita vostra.

Scommettiamo che poi cambierete idea? Scommettiamo che riuscirò a dimostrarvi che perfino il lancio di una monetina in aria può essere “de destra” o “de sinistra”?

Alla faccia delle scienze “dure”, dure come la testa degli epistemologi della domenica.

Have fun. Io, con tutto il rispetto, ho un amico per cena e non voglio farlo aspettare...


(...scommettiamo anche che fra una settimana tutti i blog dei dilettanti parleranno di processi stocastici? Il motivo c'è: se ne fai a meno, se non li usi, puoi parlare di economia solo come un dilettante. E non c'è nulla che un dilettante detesti tanto quanto palesarsi per ciò che è...)

giovedì 27 febbraio 2014

Un petit exercice

Le crin
L'écrin
L'écran
Le crâne


(...on voyage pour apprendre...)

(...si vede che stasera non ci sono economisti...)




Et un palindrome:

élu par cette crapule

(...Berlusconi...)

(...Erick santo subbito...)



Une contrepéterie:

Un métier, professeur!

Un fessier prometteur!



Une autre:

Je vous laisse le choix dans la date.

Je vous laisse un doigt dans la chatte.

Tradimento e redenzione

...che poi, per lo stesso motivo per il quale non ci sono free lunch, non c'è nemmeno il male assoluto. Guardate ad esempio da un tradimento quante cose belle possono venire fuori: questa è una, e questa è un'altra (più nota).

Io ve lo dico sempre: un giorno avremo tutti bisogno della misericordia di Dio.

In proporzioni variabili.




(...e ora quelli che vogliono sentirsi tanto fichi parlando di cose che di base non capiscono, quelli che non hanno capito che questa non è una tragedia dell'economia, ma dell'intelligenza, chissà come scalpitano! L'Illinois, in effetti, è terra ferace di teste di cazzo di ogni forma - per lo più ogivale - e di ogni età. Voi, invece, ascoltate se vi va, e se non vi va, soprattutto, non fate finta che vi vada: siate voi stessi, sempre...)

Dio c'è (4)

(...il 3 era qui...)


Da servi a schiavi è un attimo.


(...arrendetevi, siete circondati dai fatti, sapete, quella cosa che dovreste separare dalle vostre opinioni...)

(...sed quibus ipse malis careas quia cernere suavest...)

(...moriremo tutti. E allora perché mentire? E soprattutto, brutti cialtroni, perché prendersi tanto sul serio? Potendo scegliere, meglio morire con la schiena dritta che travolti da un tornado di pernacchie, no? Tutti possono scegliere. Finché non diventano schiavi...)

Dio c'è! (3)

(...il 2 era qui...)

Caro Fubini,

si faccia una domanda e si dia una risposta.

Yours.


(...et exaltavit humiles...)

Un'altra rivoluzione copernicana! Say reloaded...

Dunque.

Voi credevate che l'Unione Europea fosse il regno del liberismo friedmaniano più spinto, fosse il sogno di un Chicago boy che ha mangiato troppa peperonata, fosse un inno alla sconsiderata fiducia nel mercato (quella che faceva credere a Jean-Pisany Ferry e Daniel Gros nel 1990 che all'interno dell'eurozona non ci sarebbero mai state crisi di bilancia dei pagamenti, perché i mercati privati avrebbero sempre provvisto i finanziamenti necessari a saldare tutti i conti), che l'Unione Europea fosse quindi il regno assoluto e incontrastato dei supply siders, quelli che "l'importante è produrre, l'importante è la produttività", e che quindi poi il cuneo non sanno dove metterselo, quelli che l'offerta crea la domanda.

Voi credevate tutto questo.

E lo credevo anch'io.

Ma questa mattina, svegliandomi, ho dovuto ricredermi.

L'Unione Europea ha ammesso che è la domanda che crea l'offerta.

E ha reagito nell'unico modo in cui sa reagire: reprimendo la domanda.


(chi è il politicamente scorretto di turno oggi? Velo di Maya o Alex? Andateci piano, ragazzi...)

martedì 25 febbraio 2014

Mid-term Goofy

...e finalmente ce l'abbiamo fatta!

Allora: per chi vuole, ci si vede a Roma il 12 aprile alle 10, e si sta insieme fino alle 19.

Ci saranno diversi amici: Panagiotis, Claudio, Brigitte, ecc. Ci saranno gli economisti del Manifesto di Solidarietà Europeo, quelli che conoscete, come Stefan (che era a Pescara), e altri che conoscerete, come Costas Lapavitsas, o Antoni Soy. Ci saranno altri economisti che non sono molto d'accordo con quanto sta succedendo in Italia, e che hanno avuto il coraggio di intervenire da tempo nel dibattito, come Paolo Savona, o Piergiorgio Gawronski. Ci saranno anche persone che su tante cose la pensano in modo diverso da alcuni di noi (se andate a vedere il programma, ne troverete).

Pensate! Per la gioia dei marxisti dell'Illinois ci sarà perfino lui. E sto aspettando altre gradite conferme.

Immagino lo scandalo nei sottoscala della sinistra critica! "Ecco, vedi, Bagnai è diventato liberista...". Fate un po' come vi pare, tanto nessuno vi ascolta, ormai non vi ascoltate più nemmeno fra voi. Di non cooperare a questo progetto siete voi che lo avete scelto: per noi non è stata una gran perdita. Sed de hoc satis.

Panagiotis aprirà i lavori ricordando a tutti i presenti (incluso il de cujus) che cosa significa l'Europa che hanno costruito o nella quale comunque hanno creduto. L'esempio sarà quello della Grecia. Non che non lo sappiano, cosa sta succedendo là, ma ricordarlo servirà comunque a mettere il dibattito sul giusto binario.

Poi parleremo io e "lui", e io credo di sapere già quello che dirò. Dirò che io per lavoro insegno i fallimenti del mercato, ma che un mercato che non funziona è sempre meglio di un mercato sistematicamente distorto a tuo svantaggio. E dirò che chi invece credeva così tanto nel mercato finanziario, al punto di pensare che questo avrebbe colmato da sé tutti gli squilibri che si sarebbero manifestati (l'idea per cui importare un sommergibile tedesco in Grecia sarebbe stato come importare un camembert in Lozère), ha dimostrato quanto meno una certa schizofrenia credendo così poco al mercato dei cambi, al punto di vedere nell'inibizione del suo funzionamento l'unico scopo, la testata d'angolo della costruzione europea. Dopo di che dirò che ora, se vogliamo, possiamo parlare, partendo dal principio che con il "meno Stato più mercato" siamo andati contro un muro, e che il vero liberismo reale oggi esiste solo in Somalia (come ci ricorda spesso Alessandro Guerani). Un po' di rule of law male non fa, anche in ambito economico, e bisogna ripartire da lì, altrimenti è tutto inutile.

To', che sorpresa! Non dirò che basta uscire dall'euro e tutto si risolve con un colpo di bacchetta magica! Delusi, vero? Voi che non mi sentite ripetere altro da mesi e mesi... E invece, improvvisamente e inopinatamente, mi sono accorto che il mondo è più complesso, ne ho finalmente, molto in ritardo, preso atto, grazie, va da sé, a Brancaccio e Bellofiore (chi?). Che ingenuotto sono stato! Si vede proprio che non ho fatto "il percorso". E quanto è bello poter contare sul franco avviso di leali colleghi. E questo è solo l'inizio, perché le mie memorie voglio scriverle molto prima di morire.

Ma torniamo sul pezzo (ah, a proposito: basta dire: "Ho sbagliato" e tutto torna a posto, sapete? Così, tanto per dire. Tanto le cose andranno come dico io, chiavatevelo in testa. Sed de hoc ri-satis).

Poi ci saranno tre panel nei quali forniremo qualche numero, riferito in sostanza a tre possibili scenari: uscita dall'alto, segmentazione in due, piano B (uscita "dal basso"). Io sto lavorando in particolare su quest'ultimo, come vi ho spiegato. Il benchmark saranno le ultime proiezioni dell'IMF, e da lì articoleremo l'analisi dei controfattuali. Che succederebbe se?

Avremo poi una tavola rotonda con politici di tutti i colori: rossi, verdi, bianchi e neri. Va bene così? Volete gli arancioni? No, guardate, di quelli faccio a meno: sono utili tsiprioti, credo, allo stato attuale, quindi non servono a portare avanti il discorso, per i motivi che Alberto ci ha spiegato molto bene qui (a proposito, lo ho invitato a Pescara a presiedere la sessione sulle asimmetrie nell'Eurozona, visto che il tedesco "de sinistra" che avevo invitato non mi risponde perché sono andato al Parlamento europeo su invito dell'EFD... Paese che vai, sinistra che trovi... ma è sempre la stessa! E come sempre, chiusa una porta, si apre un portone...).

Coordinerà la tavola rotonda Mario Giordano, che, come forse non ricorderete, era uno di quelli che l'avevano detto.

E la giornata terminerà in bellezza, con la proiezione dell'anteprima de "Il successo greco", il documentario dei 101 dalmata, il cui backstage abbiamo tutto seguito con trepidazione e affetto. Faremo, una volta di più, il lavoro che altri non vogliono fare per noi, essendo chiamati a farlo e avendo volontariamente scelto di farlo: informare. Dimostreremo che c'è gente che è disposta a spendere se stessa, che è una cosa un po' diversa dal vendere se stessa. Sono piccole nuance, ma d'altra parte, lo sapete, la poesia non è fatta di colori, ma di nuance, diceva uno che se ne intendeva, quello che diceva che l'arte è essere semplicemente se stessi.

E quanta gente incontriamo che non ha nulla da essere perché non è nulla... Comunque, non ricominciamo il solito discorso, altrimenti poi ci dicono che siamo razzisti. Ma noi non siamo razzisti...

E poi? E poi ce ne andremo all'osteria, va da sé. È un evento in qualche modo ufficiale, ma è e resta un evento nostro, un'occasione per vederci, per scambiarci idee e numeri di telefono, per sapere chi siamo.

Solo una parola sui costi.

I lavori si svolgeranno in inglese o italiano.

Noterete che per chi vuole la traduzione chiedo un contributo di 30 euro (25 per gli altri), che è poco meno di quello che ho chiesto a Pescara, dove l'evento durava due giorni, e erano compresi pranzo, cena e pause caffè. Le ragioni ve le immaginate. Per dirvene una, la sala a Roma costa quattro volte più che a Pescara (5000 invece di 1200 iva esclusa), gli interpreti un po' meno del doppio, ecc. Inoltre, questa volta voglio un ufficio stampa (e sto ancora valutando offerte, ma per voi solo il meglio). Sto comunque cercando sponsor per potervi offrire almeno un caffè e due biscotti, e sono sicuro che li troverò. Abbiate fiducia, e comunque vi prometto un compleanno ugualmente sontuoso, ma più economico, a Pescara, in autunno.

Altro punto importante: i tempi sono corti, l'idea mi è venuta a dicembre su uno stimolo dei colleghi del Manifesto di Solidarietà, e poi ci son stati tempi biblici di organizzazione (Roma non è Pescara). Hanno aiutato in tanti e ringrazio tutti. Per noi è importante sapere presto quanti siete. Notate quindi che ho applicato una "early bird policy", per cui se aspettate troppo, rischiate di pagare un po' di più.

I posti non sono tantissimi: 400 con traduzione, 100 senza. Avrei voluto una sala da mille persone, ma i costi sarebbero andati alle stelle. Io sono abbastanza un risk lover, ma per fortuna Paolo è risk averse, e mi ha impedito di andar troppo fuori finanziariamente. Non siamo ancora una multinazionale farmaceutica, e nemmeno un'associazione di categoria. Siamo solo delle persone che cercano di sopravvivere. La nostra forza per ora sia questa. Quella del numero seguirà.

Lo stato sociale italiano e la Repubblica Sociale Italiana

Ricevo, non vi dico da chi, per ovvi motivi di privacy, e condivido con voi questa lettera allegra, una delle tante, appunto, che ho ricevuto dopo aver pubblicato questo tweet.



Grazie per il tweet.

Bisogna passarci per la pena e la solitudine della malattia. Per la vergogna di abbandonare tua madre in una struttura ospedaliera. 

E lì capisci cosa vuol dire "stato sociale", lo capisci nella carne viva. Lo capisci nello sguardo di comprensione degli infermieri che cambiano il pannolone a tua madre, che la lavano, che le danno da mangiare. Sanno della tua pena, della tua vergogna e non ti giudicano.

Stato sociale significa che ci si prende cura dei più deboli, tutto qui. Un po' di Irpef per uno per alleviare, dove possibile, il dolore di qualcun altro.

La cosa che mi ha fatto più male in questi anni credo che sia la stessa che ha sconcertato te: l'indifferenza assoluta delle cosiddette "persone di sinistra". Purtroppo non è una battuta osservare che oggi sono l'ossatura di questo sistema e in altri tempi sarebbero stati l'ossatura del fascismo. Con i medesimi alibi.

Perdona lo sfogo, so che si tratta di una delle solite letterine allegre che ti tocca leggere.


Allora, un paio di note.
La prima è metodologica. Non fatemi migliore di quello che sono. Il tuo caso mi tocca non perché tu sia un mio amico. Io non ho amici. Certo, la prima volta che ci siamo incontrati ti ho caricato, insieme a quella simpatica corte dei miracoli dei nostri figli, e ce ne siamo andati a Maccarese a pranzo in spiaggia perché ci dispiaceva interrompere il discorso che stavamo facendo. A quei tempi la vita non ti aveva ancora tirato troppo la corda al collo. Ma io non ho amici. Il tuo caso mi interessa semplicemente perché presto toccherà a me. Tutto quello che sto facendo lo sto facendo per egoismo, perché sono in conflitto di interessi. Questo blog è un inno al fondamento metodologico dell'economia neoclassica: l'assunto che gli uomini agiscano per il proprio tornaconto personale. Lo ho sempre detto. Chi attacca lo Stato attacca me, perché lo Stato mi paga lo stipendio, e perché, con i soldi delle tasse che non posso non dargli, mi toglie un bel po' di rotture di coglioni. O, per lo meno, me le toglieva, ma da qui in avanti lo farà sempre di meno, come la vicenda che è oggetto del tweet dimostra, e chi ringraziare lo sappiamo. Quindi non fatemi migliore di quello che sono: sono molto più egoista di voi, solo che per lavoro sono portato a individuare meglio di voi dove sia il mio interesse.

La seconda è terminologica. Ci sarà anche un motivo se quelli di sinistra ogni tanto ci capita di chiamarli "repubblichini", no? Il motivo è che chi attacca con tanta leggerezza etica e scientifica lo Stato sociale, in fondo trova la sua naturale collocazione nella Repubblica. Questa e questa.

Dio non paga ogni sabato. Vedremo anche la loro sofferenza. Poi starà a noi decidere se essere o meno compassionevoli. Per quanto riguarda me, vedi al punto uno. Non prendetemi ad esempio.

Facciamo i conti

(...no, ma che avete capito! Facciamo i conti in senso buono. Nel senso, appunto, che ci facciamo due conti in tasca...)




Carissimi,

finalmente possiamo parlare di soldi, il che, in un blog di economia, non dovrebbe essere strano. Posso darvi le cifre della gestione 2013, e il preventivo della 2014, ma prima di annoiarvi con i dettagli vorrei fare diverse premesse indispensabili per inquadrare l’arida contabilità nel contesto appropriato.

Premesse
Intanto voglio ringraziare tutti: quelli che hanno partecipato coi soldi, e anche quelli che hanno partecipato con una parola di incoraggiamento o di ringraziamento. Per noi è stato importante sapere che quello che stavamo facendo vi stava aiutando.

È necessaria un’altra premessa. Sulla parte contabile/amministrativa dell’associazione lavora essenzialmente Paolo Cianciabella (con il supporto di Vanna per quanto riguarda l’evento per il quale è stata assunta, cioè il compleanno, e del commercialista per gli aspetti fiscali). Non è stato un anno semplice per nessuno di noi, ma il suo è stato più complicato per due motivi, che non vi dico (se vuole ve li dirà lui, qualcuno già li sa), motivi piuttosto gravi e dolorosi (in vari sensi) che hanno reso il lavoro che è riuscito a fare qualcosa di più di un lavoro eccezionale: direi che è stato un lavoro eroico. Paolo ha definito lo statuto, trovato il notaio, lavorato con Luca Centra per definire schemi di controllo, rendicontazione e pianificazione delle spese, gestito le piattaforme Eventbrite e PayPal, aperto il conto dell’associazione, gestito il libro dei verbali, ecc. Ognuno ha le sue trincee, io ho potuto intuire in quale trincea fosse lui e vi posso dire che una volta di più ho avuto modo di benedire l’euro, che mi ha permesso se non altro di conoscere persone come voi e come lui.

Il che non mi renderà particolarmente triste il giorno in cui saremo riusciti a togliercelo di torno (l’euro). Rimarranno tante belle asimmetrie da studiare...

Ve lo voglio dire anche perché sappiate che sono perfettamente cosciente di quanto resta ancora da fare. Ad esempio, siamo ancora scoperti in alcuni settori, in particolare riferiti alla comunicazione (ufficio stampa, redazione web, per capirci, ma non chiamate voi, vi facciamo sapere, chiamiamo noi...), e siamo arenati, per mancanza di tempi tecnici, sulla questione dell’elaborazione di un regolamento che disciplini le vostre eventuali iscrizioni all’associazione. Ora abbiamo un paio di urgenze organizzative da regolare (sostanzialmente riferite al midtermgoofy). Poi spero di avere modo di regolare anche questo aspetto con Paolo e gli altri soci. Chiunque sia disposto a fare un centesimo di quello che ha fatto lui sarà bene accetto (tenendo presente che quanto ho scritto sopra è appunto un centesimo di quanto lui ha fatto, quindi preparatevi)!

Voglio anche ringraziare tutti gli altri soci per il loro sostegno e il loro consiglio. I consigli non li sopporto quando non li chiedo, ma quando mi servono li chiedo, e in Marco (Bessi), Claudio (Borghi) e Alessandro (Guerani) ne ho sempre trovati di ottimi. Li ringrazio anche per aver accettato il mio invito a imbarcarsi in questa avventura.

Un’altra premessa, questa volta “tecnica”. Noi siamo un’associazione di promozione sociale, quindi non abbiamo scopo di lucro e infatti siamo poveri. Tuttavia, nel rispetto della legge, una parte della nostra attività è di tipo “commerciale”, ad esempio quando vi chiediamo di pagare un biglietto per partecipare a un evento come il compleanno. La legge esige (giustamente) che proventi e spese delle due attività (quella istituzionale e quella commerciale) siano messi in evidenza nei rendiconti, per garantire la prevalenza in termini economici dell’attività istituzionale. Se così non fosse, ognuno potrebbe aprire una società di servizi senza sottostare a tutti gli obblighi fiscale ecc. previsti per quel tipo di attività. La morale della favola è che il conto economico “ufficiale”, redatto a termini di legge, presenta separatamente costi e ricavi delle due attività, il che ne rende un po’ ostica la lettura. Il documento ufficiale è nel sito di a/simmetrie e potete consultarlo cliccando qui.

Io però, col vostro permesso, e per facilitarvi la lettura, dopo avervi fatto vedere che abbiamo fatto tutto a regola d’arte, volevo presentarvi i conti riclassificati in modo che voi poteste avere una visione di quanto grazie a voi abbiamo fatto che fosse più sintetica, e più facilmente “raccordabile” al budget di previsione per il 2014. In questo senso ho pensato, su suggerimento di Paolo, di suddividere le spese in spese di avvio (start-up), spese di funzionamento, e spese di progetto, legate a eventi o progetti specifici. Questa distinzione ci servirà a misurare meglio la distanza fra alcuni obiettivi che vorrei sottoporvi, e i mezzi che abbiamo per raggiungerli.

Il 2013
Ci siamo costituiti a luglio e da agosto abbiamo partecipato, come organizzatori, o come consulenti scientifici, a quattro eventi, due dei quali internazionali, pienamente in sintonia con lo spirito di apertura al dialogo che caratterizza il nostro statuto. Abbiamo invitato in Italia, direttamente o in cooperazione con altre associazioni, economisti coinvolti con un ruolo di spicco nel dibattito pubblico dei rispettivi paesi, come Joao Martins Ferreira do Amaral, Alberto Montero Soler, Jacques Sapir, Gennaro Zezza, e altri meno esposti mediaticamente, ma ugualmente qualificati scientificamente, come Brigitte Granville o Cesare Pozzi (ovviamente non ho messo in lista Claudio Borghi, perché è socio, quindi rientra nell’“abbiamo”, e non nella lista...).

Abbiamo allargato il dibattito a altri campi disciplinari, invitando a confrontarsi giuristi come Luciano Barra Caracciolo, filosofi come Diego Fusaro, storici e antropologi come Panagiotis Grigoriou, mettendo le loro testimonianze a disposizione via streaming e attraverso il nostro sito.

Abbiamo riunito e fatto dialogare politici di orientamenti disparati, da Gianni Alemanno a Stefano Fassina, e ci siamo messi a disposizione, per fornire consulenza scientifica sui temi dell’euro, a chiunque ce l’abbia chiesto, dall’IDV di Ignazio Messina alla Lega Nord di Matteo Salvini. Salvo errori, solo Scelta Civica e qualche partito comunista non hanno mostrato interesse per la nostra attività. Ne siamo tanto addolorati quanto sorpresi. Perfino esponenti del Partito Democratico, pur consapevoli dei costi politici che questo oggi comporta, hanno manifestato interesse e volontà di dialogo e di coinvolgimento.

Non credo ci sia altro da aggiungere, se non che questo è stato fatto in cinque mesi. Va da sé che chi vuole fare il gesto eclatante può accomodarsi. Non do suggerimenti perché sarebbe reato. Chi non capisce quanto sia eclatante quanto è stato fatto qui è persona fondamentalmente inutile, quindi, come dire...

Quanto ci è costata tutta questa attività?

I documenti ufficiali li trovate dove vi ho detto. Come potete vedere, le donazioni (entrate istituzionali) sono state pari a 41250 euro. Grazie.

Le entrate “commerciali”, derivanti essenzialmente dai biglietti per il compleanno di Pescara sono state pari a 11624 euro (sfasamenti contabili con il rendiconto dell’evento presentato qui sono dovute all’imputazione degli oneri di riscossione PayPal e delle spese bancarie – minime). Dal lato delle entrate la parte istituzionale è nettamente prevalente, e infatti, come ricordate dal consuntivo del compleanno, per finanziare quell’evento è stato necessario utilizzare una parte delle donazioni. Abbiamo ricambiato lo sforzo di chi ci ha sostenuto a distanza rendendo disponibili a distanza, attraverso il nostro sito, le relazioni presentate in quella sede. Non vi parlo dello streaming se non per ringraziare Simone Curini, che non c’è stato modo di pagare.

Il consuntivo economico riclassificato è una cosa di questo tipo:




Un applauso per le spese di design, piuttosto contenute data la qualità grafica di a/simmetrie, grazie alla generosità di Massimo Porcedda, che ha praticamente lavorato aggratise (in rapporto alla qualità e all'impegno, si intende, altrimenti vedreste un bello zero), salvo ogni tanto essere saldato da qualche cazziatone allucinante (incolpevole parafulmine del mio stress, ma anche a Paolo non è andata sempre bene).

Nelle spese di funzionamento entra di tutto: dai canoni per l’hosting del sito, alla parcella del commercialista, alle provvigioni PayPal (che stiamo cercando di capire come ridurre), alla predisposizione di materiale pubblicitario.

Questo per quanto riguarda il 2013.

Il 2014
Il 2014 sarà un anno impegnativo per un motivo tecnico. Abbiamo bisogno di alzare il livello qualitativo e quantitativo del nostro impegno, ma le risorse sono quelle che sono (poi ne parliamo) e l’interesse eventuale di “grandi” sponsor, attraverso la deducibilità fiscale delle donazioni, come pure la possibilità di beneficiare del 5 per mille, sono inibiti dal fatto che dobbiamo avere almeno un anno di attività per poter essere riconosciuti come “associazione di promozione sociale”. Quindi dobbiamo farcela da noi.

Anche nel 2014 organizzeremo eventi. Ad oggi ne abbiamo in programma tre:

1.       Il “mid-term Goofy”, cioè il mezzo compleanno, che festeggeremo il 12 aprile a Roma, dove presenteremo i risultati di analisi di scenario condotte con i colleghi del Manifesto di solidarietà europea, ma anche l’anteprima del documentario Il successo greco, e inviteremo Panagiotis a raccontarci come stanno andando le cose lì.

2.      Il convegno scientifico dell’INFER, dal 28 al 31 maggio, per il quale forniremo soprattutto un supporto organizzativo e scientifico (essendo finanziato per lo più di fondi di ricerca e dalle quote dei partecipanti), e che comunque toccherà anche i temi che vi sono cari (cercheremo delle modalità per coinvolgervi, tenendo presente però che i lavori saranno svolti in inglese e non potremo permetterci di assicurare un servizio di traduzione). Sono previste relazioni invitate di economisti come Dominick Salvatore (al quale vorrei chiedere di parlarci della crisi dell’Eurozona, se non ne ha abbastanza, visto che, come sapete, ne parla fin dal 1997!), Joe Brada (al quale vorrei di parlarci dei suoi ultimi lavori sulla distribuzione del reddito), Gianni De Fraia (al quale chiederò di condividere con noi la sua analisi economica del sistema universitario), Mathias Thoenig (che ci parlerà della sua analisi economica delle guerre civili), e Gary Jefferson (al quale vorrei chiedere di parlarci della Cina, e in particolare di come ha gestito gli investimenti diretti esteri). Per il resto, sono arrivate già 120 comunicazioni spontanee, che il comitato scientifico sta valutando, mi sembra con soddisfazione. Ci sarà una sessione speciale sulla moneta comune, coordinata da Gennaro Zezza, e per la quale Luca Fantacci ci ha già inviato un lavoro, una sulle asimmetrie nell’Eurozona, alla quale parteciperà Andrea Boltho con un’analisi comparata dell’unificazione italiana e di quella tedesca, ecc.

3.      E poi, naturalmente, il compleanno, al quale quest’anno cominceremo a pensare in tempo, cioè, sostanzialmente, fra un paio di settimane.

Stiamo valutando l’opportunità di cooperare ad altri eventi, ma questi credo possano bastare, considerando che di lavoro ne daranno parecchio, e speriamo diano anche buona visibilità.

Il fatto è che comunque quest’anno dobbiamo fare uno sforzo diventare più propositivi e visibili. La diagnosi ormai è chiara, bisogna passare alla terapia (con tutto il rispetto per chi la diagnosi ancora non l’ha capita, va da sé).

I punti da affrontare, a grandi linee, sono questi:

1.      all’attività di promozione di incontri, dobbiamo associare quella di produzione di ricerche e proposte indipendenti, sui temi che ci interessano.

2.      L’attività di divulgazione va potenziata, producendo materiale di più facile assimilazione e ristrutturando completamente questo sito.

3.      L’attività di comunicazione va strutturata, prevedendo risorse per un addetto stampa e una redazione web.

In previsione, questo dovrebbe alzare le spese di funzionamento, via via che il personale che ci occorre viene individuato e strutturato (chiamiamo noi).

Allo stato attuale la situazione è questa.

Per quanto riguarda l’attività di ricerca, l’associazione ha assunto con un contratto di collaborazione a progetto un ricercatore che è stato mio studente di dottorato e coautore, Christian Alexander Mongeau Ospina. Dopo un periodo al CER e a Roma III, quest’anno era disponibile e gli ho proposto di  venire a lavorare con noi. Ha accettato, e da febbraio sta aggiornando il modello dell’economia italiana che avevo usato in questo lavoro. Lo stiamo adattando per effettuare analisi di scenario riferite all’impatto sull’Italia di cambiamenti delle regole europee, a vario titolo (inclusa la fattibilità di percorsi dentro l’euro, sulla quale sapete come la penso, ma che va comunque considerata in termini scientifici e non di sogno, e a questo proposito mi sto confrontando ad esempio con Piergiorgio Gawronski e con Giorgio La Malfa). Christian è una spada di fuoco, sta aggiornando il database del modello, creando macro che consentono di automatizzare l’estrazione dei dati dalle basi dati pubbliche e di aggiornare i parametri in automatico, ecc. Fra circa un mese potremmo essere in grado di fare le prime analisi di scenario, che mi farebbe molto piacere presentarvi al “mid term goofy” (ma non so se ce la faremo, eventualmente organizzeremo un evento ad hoc). Nel frattempo farò col piede sinistro una cosa tipo questa (ottima e abbondante per la truppa), ma noi possiamo e dobbiamo fare di più, mantenendo i nostri standard di penetrazione nel dibattito pubblico e nella letteratura scientifica.

Per quanto riguarda l’attività di divulgazione, è chiaro che intanto va ristrutturato questo sito. Bisogna inserire una sezione “didattica”, le FAQ, la videoteca, percorsi di lettura, e naturalmente mantenere il mio spazio di libertà. Vorrei migrare su piattaforma Wordpress, ecc. Ho già qualche idea in testa, e anche qualche preventivo. Poi dovremo preparare del materiale divulgativo semplice, di facile distribuzione, ma di qualità: spero di potervelo presentare già al “mid-term”, ma anche questo è da vedersi.

Infine, questa storia di farsi un mazzo così perché poi non ne parli nessuno deve finire. Mi sto attrezzando per affiancare ai nostri eventi un ufficio stampa, in modo che i simpatici giornalisti vengano informati di quanto facciamo, e quindi escano definitivamente dalla categoria di quelli che “noi non sapevamo”, magari per entrare nella categoria di quelli che “abbiamo eseguito gli ordini”. Ma di non aver saputo non potranno più dirlo. Voglio essere molto chiaro su questo punto, perché è un punto importante, che non deve essere letto né in chiave polemica, né in chiave di chiusura. Quella che segue è una breve lista di giornalisti con i quali ho avuto e intrattengo nei limiti del possibile dei rapporti cordiali (in no particular order):


Vittorio Feltri
Marcello Foa
Giorgio Dell'Arti
Mario Giordano
Massimo Rocca
Francesco De Dominicis
Stefano Feltri
Marco Palombi
ecc.


Possono piacere o non piacere, piacersi o non piacersi, ma non credo che nessuno possa dire che non sono dei professionisti, no? Bene. Allora se poi succedono cose tipo queste, o se, come mi scriveva questa mattina Claudio, “Comunque è fantastico: mille persone che si picchiavano sabato per entrare a Milano e il silenzio totale sulla stampa...”, è evidente che un problema c'è, ed è un problema di democrazia, è il problema. Il mio punto di vista è molto obiettivo e molto sereno, e ve lo dico come l'ho detto ai soci: "Faccio notare due cose. La prima è che non serve a un cazzo avere giornalisti amici se poi non hai il tempo materiale di fargli una telefonata per avvertirli degli eventi. L'addetto stampa a questo serve. La seconda è che non serve a un cazzo avvertire amici e nemici se poi la 'linea editoriale' è che di te non si deve parlare. Quindi l'addetto stampa potrebbe essere inutile. Quando DOVRANNO parlare di noi lo faranno E BASTA."

Questo è quanto ci ha spiegato mille volte su queste pagine Massimo Rocca e non vedo alcuno scandalo nel ripeterlo in questa sede. Semplicemente, a me piace giocare a carte scoperte. Sappiate che sappiamo. Sono le regole del gioco, non le giudichiamo e non ci scandalizzano (o comunque questo non è un posto dove ci si stracciano le vesti, ma un posto dove ci si rimboccano le mani, ma sul serio, non come la 'zdora).

La sintesi è semplicemente che dobbiamo arrivare preparati (e quindi anche con una comunicazione strutturata professionalmente) al momento in cui si potrà parlare di noi.


Bisogna anche che intervenga prima o poi una redazione web a liberarmi dal peso della gestione di questi siti, che per ora condivido da solo con Massimo, e anche della gestione di altri social. Dei simpatici troll non potrò occuparmi più io (con mio grande dispiacere, caro Peter): se ne occuperà un mastino.

Infine, bisognerà anche strutturare un minimo di supporto amministrativo, dotarsi di una sede operativa (oltre a quella legale), e di qualche attrezzatura minima.

Questo è.

Quanto costa? Più dell’anno scorso. Vi do un’idea così, a spanna, di quanto ho potuto capire grazie al lavoro di Paolo e Luca. Sono cifre indicative, ma in alcuni casi abbastanza fedeli, perché almeno i budget dei due primi eventi, il contratto con Christian, e quello per l’affitto della sede operativa li abbiamo “chiusi”.



Qualche commento rapido. Le stime sono piuttosto prudenziali.

Comincio dalle uscite. Le spese di funzionamento, come vi dicevo, aumentano abbastanza: diciamo, da poco più di 700 euro al mese dello scorso anno (considerato che abbiamo “funzionato” solo 5 mesi), a circa 2200 euro al mese. La differenza la fanno le spese messe in conto per sede, personale di comunicazione e personale amministrativo. Fra le spese di progetto c’è il contratto di Christian (che è partito a febbraio), poi gli eventi di cui sapete. Il costo di INFER2014 in realtà è prudenziale, perché ho ragionevoli aspettative di coprire questa parte con ulteriori sponsorizzazioni.

Lato entrate, le stime relative alle iscrizioni a eventi sono piuttosto attendibili (si basano sull’esperienza dello scorso compleanno). Per quanto riguarda le donazioni, so che la crisi sta mordendo tutti, ma siamo sempre di più, e spero che a mano a mano che i risultati di quello che facciamo diventeranno sempre più visibili, potrò contare sulla generosità non solo vostra, ma soprattutto della famosa piccola e media impresa, che forse, magari, comincerà a capire che quello che stiamo facendo è qualcosa di concreto e di utile anche per lei. Stanno arrivando rari segnali. Dopo il salasso del team Padoan-Weidmann sono sicuro che i segnali si moltiplicheranno. Anche le elezioni faranno la loro parte. Aspetteranno (purtroppo per loro) di avere pochi soldi per darceli... ma poi ce li daranno!

(...so che sembra paradossale, ma accetto scommesse, e finora non ne ho perse molte...)

In ogni caso, ho previsto di ricevere in dodici mesi meno del doppio di quello che quest’anno abbiamo ricevuto in cinque mesi. Penso sia una stima prudenziale.

Ho previsto anche l’incasso di un certo numero di quote associative. Va da sé che prima di metterci a gestire le iscrizioni (pagamenti, registrazioni, ecc.) dobbiamo avere un minimo di struttura amministrativa: non posso fare la segretaria. Ecco, forse una voce sottostimata riguarda il costo del personale amministrativo. Su quello non sono ancora in grado di capire come regolarmi, ma presto sarò costretto a prendere una decisione.

Voglio farvi un discorso molto “spicciolo” (in diversi sensi). Se ognuno dei 2592 lettori fissi del blog desse 5 euro al mese (cinque), cioè 60 all’anno, avremmo coperto le spese senza chiedere niente a nessuno. Sono spiccioli, appunto, però c’è un problema, anzi, ce ne sono due.

Il primo è che purtroppo per molti di voi questi probabilmente non sono spiccioli, e allora preferisco che ve li teniate da parte. Il secondo è che, quando anche lo fossero, non è giusto che a pagare siate sempre e soltanto voi.

NON È GIUSTO.

Questi problemi hanno svariate soluzioni. La prima, come vi ho detto, è quella di coinvolgere chi ha più da dare perché ha più da perdere. A questo scopo però è essenziale presentarsi con studi e risposte concrete (vedi alla voce Christian), e con una visibilità di un certo profilo. Ci stiamo attrezzando. Come vi ho già detto, avere i vari benefici fiscali ci aiuterà, ma solo dal 2015: per ora dobbiamo tirare avanti. La seconda è quella di coinvolgere le istituzioni del territorio, perché se io porto in Abruzzo economisti da 23 paesi del mondo, vorrei che l’Abruzzo e chi ci lavora manifestassero un minimo di attenzione per questo lavoro di promozione dell’immagine regionale (e confido che lo faranno).

Sponsor di questo tipo, però, si possono coinvolgere su un progetto. Alle spese di funzionamento dobbiamo pensare noi. Una cosa che ci tranquillizzerebbe molto sarebbe poter contare su un flusso di donazioni piccole, ma regolari. Su PayPal potete già da adesso decidere di attivare una donazione mensile

Considerando che, per problemi economici o di free riding, non è detto che tutti possano o siano disposti a dare 5 euro al mese, se ce ne fosse, che so, un decimo di voi disposto a darne poniamo 15 già staremmo più tranquilli (soprattutto Paolo)! Vi faccio presente che l’abbonamento a Repubblica costa 23.25 euro al mese. Voi direte: “Ma quelli se lo meritano di pagare così tanto! Sono piddini!”

Ma io vi sto chiedendo di pagare molto di meno...

Tenete presente che il progetto è prudenziale dal lato delle entrate, perché è prudenziale dal lato delle uscite. Già se prevedessimo un amministrativo full-time (e prima o poi bisognerà pensare a farlo, perché non avete idea di cosa significhi organizzare un evento, soprattutto a Roma), e un addetto alla comunicazione con un part-time decente, staremmo ampiamente fuori. Considerate anche che per fare le cose per bene di addetti alla comunicazione ce ne servono due: uno ggiovane, da spendere sul fronte social, e uno più navigato, da spendere sul fronte mainstream. Tanto per dire.

Io non ho idea di se e quanto spenda un ortottero, per fare un esempio, per farsi dire che uno vale uno, e poi non contare un cazzo. Mi hanno detto però quanto si guadagna mettendo pubblicità sul sito (e da lì glie ne arrivano di bei soldi).

Io questo non voglio farlo, perché parto da un altro principio: qui non c'è uno che vale uno, ce ne sono molti che valgono molti, e almeno uno ve lo ha dimostrato coi fatti, perché è arrivato, prima di cominciare a chiedervi qualcosa, dove voi mai avreste immaginato che sarebbe arrivato da solo. Pensateci un po’ su, e datevi una regolata.

So che lo farete come lo avete fatto finora, e se c’è una cosa che non mi preoccupa per il 2014 sono i soldi. Comincio invece a sentire il peso di dover essere all’altezza delle vostre aspettative, perché se chiedo devo anche dare. Ma questo riguarda me. So di poterlo sostenere, anche perché non sono solo: ci sono Claudio, Alessandro, Paolo, e Marco, e poi ci siete tutti voi, fuori o (presto) dentro l’associazione.

Dobbiamo resistere, e resisteremo.

Grazie e en avant!

(...seguono informazioni sul mid-term Goofy...)