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mercoledì 3 gennaio 2018

Le colpe dei media ricadono sui cittadini

(...ricevo da un amico, e condivido con voi, perché è interessante per capire quali possono essere le conseguenze ultime delle sconsiderate manovre di certi apprendisti stregoni - che fa rima con loro...)


non ho capito bene come, ma sono ricapitato nel post del 1° gennaio dell'anno scorso (ergo, 1.1.2017), dove facevi il contropelo prima alla Basso (del Corsera) e poi a Daveri [NdC: probabilmente ci sei capitato per caso, perché è quarto nella classifica dei post più letti].

In un passaggio notavi:
 
"(2) poi, come ho già sottolineato parlando del No ai media, se i giornalisti continueranno ad operare screditando la propria professione col propalare scenari fantasiosi e irrealistici, o addirittura col fornire dati storici falsati, qualora i regimi che si affermeranno volessero dare un serio giro di vite all'informazione, secondo una loro tradizione consolidata, i cittadini non sarebbero allarmati, ma sollevati, se non addirittura soddisfatti, nel vedere che chi gli ha mentito viene silenziato. Credo che anche questo non sia un dato inusuale: ci sarebbe da studiare le dinamiche del mondo dell'informazione durante l'affermazione storica dei vari fascismi, e credo che fra di voi qualcuno in grado di illuminarci ci sia"

e mi è tornata in mente la tesi di laurea di mia moglie (in Scienze politiche, storia dei partiti, relatore Galli della Loggia).
Si studiò "l'antimilitarimo e l'antibellicismo" nei quotidiani di sinistra italiani, durante il cd. "biennio rosso" (1919-21). Raccolse una documentazione notevole (sfibrandosi gli occhi davanti ai microfilm d'archivio), dalla quale viene fuori (anche nella lettura dei dispacci delle prefetture) che la violenza verbale, le minacce, le sbruffonate retoriche dell'Unità (e dell'Avanti!) costituirono uno dei fattori che contribuirono al diffondersi di un diffuso timore che scoppiasse la rivoluzione (timore del tutto infondato, nel senso che non vi erano le premesse né politiche, né sociali, né economiche; solo tante ciance propagandistiche); una preoccupazione che spianò la strada alla Marcia su Roma.

Insomma, se prometti violenza, non la mantieni (perché non puoi farlo), ma nel frattempo hai messo paura alla borghesia e ai ceti popolari/rurali, poi può capitare che i fascisti non incontrino grandi resistenze nel marciare su Roma.

Ora, con ciò io non voglio (né lei voleva) con questo assolvere la Monarchia ed il governo Facta dalle rispettive responsabilità storiche. Tuttavia, quello studio dimostra in modo documentato che l'avvento del fascismo in italia è stato grandemente favorito da un velleitario e inconsistente massimalismo (dei socialisti, in primo luogo), che si è ben guardato dal preparare effettivamente la rivoluzione (o cmq., una realistica prospettiva di alternativa), ma nel frattempo (per fare proseliti, per approfittare del clima post bellico, per lucrare consenso sull'ignoranza, la povertà ed il risentimento) ha abbaiato e promesso violenza, in particolare mediante gli orani di informazione (fantastica la rassegna delle vignette che in quegli anni veniveno pubblicate in quei quotidiani: dice tutto), con le conseguenze del caso.
Insomma, anche qui, ci hai visto giusto. Vedo se riesco a ritrovare la copia in pdf della tesi, e (con il consenso dell'autrice) te ne faccio avere una copia.

Un abbraccio


(...non so se la storia ammetta il metodo analogico o comparatistico, e non so se l'analogia tenga. A quanto par di capire, prima del fascismo i giornali "de sinistra" hanno urlato ai quattro venti che ci sarebbe stata la "rivoluzzzione", spingendo la classe media a vedere nel fascismo un elemento di stabilità. Oggi i media cantano due canzoncine in "zzzione": quella dell'inflazzzione (se usciamo sarà un disastro, cavallette, strage dei primogeniti, ecc.: insomma, scemenze equipollenti a quelle di cui si occupava - per confutarle - il mio post di un anno fa), e quella della disinformazzzione (le fake news, solo noi diciamo la verità, ecc.). Ora, queste due canzoncine sono incoerenti, perché quella dell'inflazzzione è evidentemente una fake news (in altri termini, e fuor di metafora: i giornali che si autoproclamano autorevoli forniscono rappresentazioni sistematicamente distorte della realtà economica, e in particolare della storia economica del paese, e questo ormai viene percepito dal pubblico, il che fra l'altro causa grossi problemi economici ai giornali stessi - che però non deflettono dalla linea tracciata dalla Bce). L'analogia qui potrebbe essere che si ti scagli contro la disinformazione, mentre è assolutamente evidente che ne sei parte attiva, qualcuno potrebbe vedere in una risposta autoritaria - con repressione della libertà di stampa - una svolta non solo inevitabile, ma addirittura auspicabile. Parafrasando la frase in grassetto, se prometti corretta informazione, non la mantieni (perché non puoi farlo), ma nel frattempo hai risvegliato l'attenzione della borghesia e dei ceti popolari, e così può capitare che un giro di vite sulla libertà di stampa non incontri grande resistenza. Vogliamo arrivare a tanto, cari amici giornalisti, o magari ci fermiamo un attimo prima? Come nel biennio rosso, anche nel trentennio eurista la risposta spetta a voi, certo non a noi. Peraltro, se il mio parere interessa, credo che la vostra risposta sia inutile: non siamo più in tempo per invertire la rotta. Auguro a tutti buona fortuna...)

30 commenti:

  1. Ma il "vizio" di fare la voce grossa e millantare ciò che non avrebbe potuto mantenere (anche a causa della Conferenza di Jalta, del suo cambiamento di pelle politica, ecc.), col risultato di far preoccupare chi comunista (a quel modo) non era, "L'Unità" l'ha coltivato anche nel secondo dopoguerra, ispirando gli "addà veni' Baffone" e minacciando irrealizzabili confische di beni e case alla piccola e media borghesia proprietaria.

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    1. Aneddoto! Fine anni '80, i genitori di un compagno di classe erano sinceramente preoccupati che il "tarlo comunista", così lo chiamavano, li obbligasse a prendersi in casa una famiglia di "meridionali", che ovviamente nulla meritavano, mentre loro avevano fatto tanti sacrifici per comprar casa...

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  2. Chioso.
    Per gli atti politici concreti basta la Gazzetta Ufficiale e ad informare sul resto (annunci, dibbbbbattito...) provvedono i politici stessi direttamente, attraverso i social media - ciò che ci permette di sbugiardarne più agevolmente le retoriche, tra l'altro.
    Cosa resta? Un giornalismo "autorevole" mediante il quale, come più volte ha osservato il Prof., la classe politica si forma e dunque, in questo senso, nocivo quanto il cianuro e per il resto (per noi) inutile.
    Poiché le cose inutili non si comprano (se non per oniomania o, nello specifico, per narcisismo da piddino che si sente qualcuno proiettandosi nel nulla del chiacchiericcio menzognero), le vendite calano eccetera.
    Moriranno: ne godrò, ammesso che la libertà del web sopravviva agli Attivissimi.
    Quando tutti i pozzi saranno avvelenati nessuno potrà più bere, nemmeno noi.
    Gli scelera della Storia sono i suoi punti di non ritorno, e "Auguro a tutti buona fortuna" suona sinistro anche per noi: dal fascismo non si salva nessuno.

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  3. Succede anche in natura:
    le reazioni termonucleari nel Sole mantengono equilibrio tra forze implosive ed esplosive.
    Inizialmente si brucia idrogeno, ma quando il carburante primario finisce si comincia a bruciare elio, rompendo l'equilibrio interno. Annaspando.
    La stella lo fa per rimanere viva.
    Ma cosi' facendo comincia a dilatarsi, divorando i pianeti più vicini, cui dovrebbe garantire vita e calore. La sua temperatura cala e alla fine si evolve in due stadi terminali:
    l'esplosione catastrofica della supernova (se era una grande stella), o il relitto cosmico (se era piccola).

    Paragonare gli operatori informativi a una stella è un gran complimento, ma la dinamica e soprattutto la loro fine sarà la stessa.

    Esplosione o relitto, noi siam qui coi popcorn. Io almeno non lo nascondo, che son contento. È il loro TINA.

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  4. Sommessamente osservo che l'Unità fu fondata nel 1924 e quindi mi sembra improbabile che abbia diffuso sbruffonate retoriche nel biennio 1919-21

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    1. Prima del quotidiano del Partito Comunista esisteva una rivista con lo stesso nome, fondata da Gaetano Salvemini, pubblicata dal dicembre del 1911 alla fine del 1920 (e di cui per puro caso possiedo l'intera annata 1913).

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    2. E di sparate di tal fatta sull'Ordine Nuovo di Gramsci - che aveva una buona diffusione tra la classe operaia e forse arrivava anche su qualche scrivania padronale - non ce n'è traccia. Dall'Avanti - per rispondere a Tricolore Italiano - Mussolini è uscito nel 1914 per fondare il Popolo d'Italia.

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    3. Effettivamente anche io avevo notato la discrasia tra il biennio rosso e la fondazione dell'Unita(di Gramsci).Ringrazio perciò il Sig.Amilcaretti per la delucidazione sul tema.

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    4. Sì ma la rivista di Salvemini già nel 1918 abbandona il suo appoggio alla Rivoluzione d'Ottobre. l'Unità di Salvemini cessa le sue pubblicazioni nel 1920 e ha tra i collaboratori Croce ed Einaudi, non proprio due ardenti bolscevichi.

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    5. A questo punto, sarebbe interessante leggere la succitata tesi.

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    6. Se è così allora torna la discrasia cara Valeria.

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    7. Non ho letto la tesi quindi non posso esprimere giudizi di merito. A me sembra strano che l'Unità di Salvemini possa essere entrata tra i periodici schierati per uno studio tra la stampa e il biennio rosso. Dal punto di vista del metodo storiografico nutro seri dubbi sulle conclusioni che il nostro trae dalle tesi della moglie. Gli apparati dello Stato erano in fibrillazione per le fabbriche occupate o per presunte sparate dell'Avanti?

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  5. A titolo informativo: pare che i servizi segreti di sua maestà in quegli anni fossero molto attivi nelle redazioni dell'Avanti( lo stesso er-puzzone veniva pagato dai servizi segreti inglesi nel 1917 con cento sterline a settimana )quindi sarebbe interessante capire se vi è un loro coinvolgimento diretto anche nelle scelte di comunicazione dei citati giornali.

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    1. Non sono uno storico QUINDI...

      Mussolini abbandona l'Avanti nel 1914, e con i finanziamenti anglo-francesi fonda il Popolo d'Italia.

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    2. I servizi di sua maestà si interessano al destino del Popolo dello stivale già dopo la rivoluzione francese e le loro operazioni meglio riuscite sono la falsa Unità d'Italia ed il supporto al socialista di paglia che ci portò in guerra con un esercito senza armi,senza retrovie(sic!!) e comandanti vili e capaci solo di tradire.

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    3. Prego, anche se in storiografia il tema è ancora molto dibattuto:

      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/14/il-giovane-mussolini-al-soldo-della-francia.html

      http://www1.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/Mussolini-al-soldo-degli-inglesi-sostegno-possibile-ma-non-essenziale_3877232768.html

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    4. @Giorgio: Dr Peter Martland dell'università di Cambridge.
      @Antonio hai ragione ho trovato questa dichiarazione di Martland alla BBC del 2009: "Mussolini's socialist publication, Il Popolo d'Italia, carried a key voice because it served the factory workers of Milan whose output was essential for the war effort, Dr Martland said"
      perdonate l'errore!

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    5. @Giorgio Bertani

      Anni fa ci fu una discussione anche anche qui con tanto di citazione di libri e fonti.

      Comunque per le fonti più recenti vai a leggere i commenti in:

      http://orizzonte48.blogspot.it/2017/08/la-trappola-dellodio-degli-agenti-di.html

      E' comunque pacifico che il regime cercò di soffocare la biografia del giovane Mussolini, in particolare che:

      - Mussolini, conseguita l'abilitazione all'insegnamento (maestro elementare), fuggì in Svizzera per evitare il servizio di leva;
      - fu arrestato e schedato dalla polizia svizzera per episodi di vagabondaggio (non ce la faceva a fare il muratore come gli altri emigrati italiani e quindi non aveva i mezzi per vivere dignitosamente e 'dormiva sotto i ponti');
      - iniziò in Svizzera a frequentare i circoli socialisti degli emigrati italiani, dove scriveva per un piccolo compenso le lettere a casa degli operai analfabeti;
      - in occasione di una visita in Svizzera della rivoluzionaria russa Angelica Balabanoff divenne suo amante ed andò a vivere da lei;
      - in occasione di una delle periodiche amnistie per i renitenti alla leva ritornò in patria e fece il maestro elementare per un certo tempo;
      - grazie all'interessamento dell'amante Angelica Balabanoff (che era nella direzione dell'Avanti) fu assunto come giornalista (poi direttore) e si trasferì a Milano;
      - fino al luglio 1914 scrisse numerosi articoli contro l'entrata in guerra dell'Italia;
      - nell'agosto 1914 scrisse il famoso articolo della 'palingenesi rivoluzionaria' in cui chiese l'entrata in guerra dell'Italia (articolo per cui immediatamente fu cacciato dall'Avanti);
      - pochi mesi dopo fondava il suo giornale (Il popolo d'Italia) con finanziamenti occulti vari, di cui molto cospicui (oggi lo sappiamo dalle carte desecretate) quelli inglesi e francesi.

      Nelle sue memorie Angelica Balabanoff si domanda come fu possibile che il suo 'amore' scrivesse nell'agosto 1914, così all'improvviso, esattamente l'opposto di quello che aveva scritto per anni.

      Fu una brava rivoluzionaria di professione, ma evidentemente ignorava il proverbio francese "i nemici non tradiscono".

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    6. @Tricolore Italiano:

      A quanto pare, Mussolini sarebbe stato nel libro paga dei servizi MI5 allo scopo di trasformare un giornalista non interventista nel suo opposto.

      Questa è una fonte:

      Peter Martland

      https://www.theguardian.com/world/2009/oct/13/benito-mussolini-recruited-mi5-italy

      Ripresa anche da Stratfor:

      https://wikileaks.org/gifiles/docs/16/1685953_uk-italy-benito-mussolini-was-mi5-s-man-in-italy-.html

      Un'altra fonte dice che sarebbe stato nel libro paga dei Francesci, per lo stesso motivo. La fonte è data da un libro di storia Massimo Bontempelli, dal titolo Il Respiro del Novecento, che non ho qui ora.

      Queste fonti non dicono che la stampa socialista avrebbe preso soldi per rendere più aggressiva la loro posizione contro l'ordine costituito, ma dicono che un giornalista importante della stampa socialista avrebbe preso soldi per appoggiare la causa interventista. Non dico che si possa o si debba escludere che sia avvenuta la prima cosa: sarebbe una interessante anteprima della ''strategia della tensione'' che abbiamo visto in azione alcuni decenni dopo.

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    7. Grazie a tutti per le informazioni.

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  6. Credo che il problema della verità sia un tema centrale e paradossalmente in Italia il paese che assieme alla Francia ha fatto delle scuole umanistiche il cuore formativo delle Elite che poi governano ed amministrano il loro paese, si realizza la massima distanza ( nella media of course e oltre non vado per non incappare negli strali del padrone di casa esperto della matematica che regola i fenomeni statistici ) proprio dalla verità oggettiva , quella che Lei Prof. ci spiega da tanti anni .
    Curioso insomma che studiare filosofia e la relativa logica , la storia , vivere in un territorio che in 2000 anni e' stato oggetto di cambiamenti , influssi , dominazioni e relative contaminazioni intellettuali e naturalmente economiche , non abbia portato appunto alla creazione di una classe intellettuale "onestà " e con la schiena diritta .
    Salvo eccezioni e mi viene in mente A/Simmetrie .

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  7. Da umile studente di Storia mi piace ricordare che i giornali proletari del dopoguerra (l'Avanti in specie, visto che l'Unità non esisteva) rispondevano con le stesse armi alla borghesia e al capitale industriale che s'era agevolmente intrattenuto con i giornaloni autorevoli al tempo delle "radiose giornate" del maggio 1915.

    Se Scalarini- l'autore delle vignette socialiste- batteva a ferro e a fuoco i panciuti padroni del 1919 e del 1920, i Borgese e i vari pennivendoli bélle epoque non s'erano risparmiati pochi anni prima nei confronti delle masse operaie.

    Tra le tante cose meritorie dell'informazione borghese e classista italiana, infatti, il favoreggiamento costante speso per far entrare l'Italia nella Grande Guerra (e milioni di proletari in braccia all'orrore) risulta uno dei traguardi più brillanti, remunerato in maniera adeguata dai pescicani della grande industria bellica.

    Il "caso Mussolini" dovrebbe bastare, anche se l'interventismo de sinistra (anche allora...) partiva da presupposti differenti.

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  8. A 101 anni di distanza è difficile valutare che impatto emotivo abbia avuto la Rivoluzione d'Ottobre sul resto del movimento operaio di ogni singolo stato nazionale. Movimenti che avevano rivendicazioni proprie, istanze ben salde dentro le esigenze del proprio stato. E anche lo spavento della parte avversa (pare brutto dire padroni o capitale?) è stato tanto. Non si erano più spaventati dalla Rivoluzione Francese. Ma è tagliare con l'accetta una storia complessa. Che i fascismi derivino dalla paura della Rivoluzione è una tesi cara a Nolte. Storiograficamente oppugnabile e - in sottobraccia - a dire che ribellarsi è una colpa, tanto prima o poi te la faranno pagare cara. Le sbruffante retoriche dell'Avanti camminavano sui piedi di una classe operaia che ha pensato di dare la spallata e vincere. Invece perse. E da quella sconfitta il fascismo fu agevolato.

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  9. Effettivamente vista la qualità un giro di vite non sembrerebbe censura ma una liberazione, vero,ormai inutili idioti, scioperanti piagnucolosi, falliti o quasi?
    Che tristezza e che pericolo stiamo correndo.

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  10. Vorrei notare come questo post offra il destro per rileggere questo storico articolo, in cui il professore mette a fuoco con maggior nitidezza il rapporto tra disinformazione e libertà di stampa.

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  11. L'USO POLITICO DEI PARADIGMI STORICI.Luciano Canfora. Sagittari Laterza
    L’analogia come forma della comprensione storica 1. Un procedimento conoscitivo di tipo analogico è alla base della riflessione tucididea sulla conoscenza storica: opera in concreto nella ricostruzione del più remoto passato, la cosiddetta «archeologia», con cui si apre la sua opera. L’intuizione centrale è la inestricabilità del fatto dal soggetto, che – come Tucidide si esprime – «trova» l’evento, essenzialmente attraverso una comparazione analogica tra eventi «simili». Procedimento eminentemente empirico: ed è per via empirica infatti che Tucidide perviene ad una tale intuizione nel concreto cimentarsi col «mestiere di storico»1.
    .....per usare le parole di Droysen, «a mezzo d’analogie», l’indagine storica possa «trovare un surrogato» di ciò che «l’empiria del fisico trova nell’osservazione e nell’esperimento» (Sommario, § 25). Naturalmente non si tratta del controllo empirico, ma della maggiore o minore potenza esplicativa di una associazione analogica, della sua maggiore o minore estensione (quanti aspetti dell’evento preso in considerazione riesca a cogliere), e da ultimo della maggiore o minore coerenza coi dati sempre nuovi dovuti al carattere per sua natura ininterrotto dell’esperienza storica. Onde, ad esempio, per comprendere l’odierno «ritorno» dell’Islam si affacciano varie analogie (con i ciechi scoppi di fanatismo, col risveglio politico e religioso insieme vissuto dal mondo arabo già per opera di Maometto ecc.). Solo lo sviluppo degli eventi – gli esiti – aiuteranno a far cadere le analogie/diagnosi meno efficaci.ecc...

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  12. "L'analogia qui potrebbe essere che si ti scagli contro la disinformazione, mentre è assolutamente evidente che ne sei parte attiva, qualcuno potrebbe vedere in una risposta autoritaria - con repressione della libertà di stampa - una svolta non solo inevitabile, ma addirittura auspicabile."

    Il vero problema della disinformazione è che fino a che la rete 'regge' è possibile consultare altre fonti e capire subito la natura dell'inganno.

    Riguardo le 'rivolte' in Iran ci sono stati dei disordini circoscritti, ma quello che non viene detto è che c'è stata anche una grande reazione popolare per dare sostegno al governo.

    http://www.presstv.com/Detail/2018/01/03/547679/Iran-Demonstrations-Violence

    http://www.irna.ir/en/News/82784942

    http://en.farsnews.com/player.aspx?nn=13961013000700

    Segnalo ai più giovani che di presunte'rivolte popolari' in Italia ce ne sono state diverse, di cui la più grave fu quella di Reggio Calabria nel 1970.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Reggio

    A circa 50 anni di distanza la longa manus di 'stay behind' (Gladio) risulta molto evidente, nonostante i tentativi di insabbiamento, specialmente riguardo l'episodio della morte misteriosa dei cinque anarchici reggini che portavano a Roma le prove (che con la loro morte magicamente sparirono) del fatto che i 'rivoltosi' non erano di Reggio.

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