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lunedì 27 marzo 2017

Dobbiamo uscire perché sarebbe una catastrofe (quinto addendum al manuale di logica eurista)


Luca Brambilla ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Alcune precisazioni a caldo su Radio Anch'io": 

Caro Professore, 

come ci insegna non sono uno studioso di economia e quindi non posso esprimere una valutazione sui calcoli di svalutazione in caso di uscita dall'Euro. Noto soltanto che dire che la lira si svaluterebbe del 50% rispetto al marcoeuro equivale a confessare l'esistenza di un enorme problema di squilibrio all'interno dell'eurozona. Più si paventa uno scenario catastrofico di uscita, più di fatto si sta ammettendo che l'attuale assetto economico ha prodotto nel tempo danni e squilibri per i quali sarebbero necessari forti azioni correttive prima che inevitabilmente la situazione esploda. Paradossalmente chi sostiene l'euro coerentemente dovrebbe affermare esattamente il contrario, che in caso di uscita nell'immediato non succederebbe proprio nulla o solo effetti trascurabili, perché ciò significherebbe dire che il sistema è stabile. Se invece dice il contrario è molto probabile che stia facendo leva solo su argomenti irrazionali, ovvero sul diffondere paure e timori per accettare l'attuale stato delle cose e le sue conseguenze. 

Postato da Luca Brambilla in Goofynomics alle 27 marzo 2017 09:19






(...oh! Vedete cosa intendo dire quando affermo che l'unica dimensione dialettica possibile dell'eurista è l'autogol? Quando sotto le auguste volte della Treccani, o sotto le proletarie capriate del Casale Alba 2, viene sollevato il tema di "come combattere la dialettica neoliberale, che è egemone sui media?", io dico che è compito semplicissimo! Gli euristi, un po' perché imbecilli ignoranti (dobbiamo dircelo, non è un fatto di ostentare "political incorrectness", è solo che sarebbe poco cristiano alimentare le loro illusioni), e un po' perché messi all'angolo dal fatto di propugnare una menzogna, cioè un racconto incoerente coi fatti e con se stesso, in effetti sono facilmente neutralizzabili. Basta partire dal principio che ogni fatto economico coinvolge sempre due agenti, e che una discesa, vista dal basso, somiglia a una salita. Se uscire sarebbe una catastrofe, perché il cambo si svaluterebbe, è proprio perché restare è una catastrofe, con un cambio sopravvalutato. Peraltro, sapete che la valutazione iniziale ("sarebbe una catastrofe") è dilettantesca. Ma il punto è che non c'è bisogno di contestarla, come non c'è bisogno di contestare gli argomenti strampalati della corte dei miracoli euristi: basta usarli, rivolgerglieli contro! A mia memoria Luca non è il primo a portare avanti un argomento simile, qui sul blog, anche se è uno di quelli che lo hanno proposto in modo più incisivo. Nel caso vi interessi, o nel caso siate appena arrivati, il manuale di logica eurista percorre come una vena carsica questo blog, e visto che alcuni di voi hanno un passato ortottero, e quindi sono incapaci di usare il uebbe, per facilitarvi vi fornisco qui di seguito i capitoli precedenti:

1) Piccolo manuale di logica eurista ad uso della campagna elettorale;
2)  Primo addendum;
3) Secondo addendum
4) Terzo addendum;
5) Quarto addendum;

oltre, ovviamente, al trattamento formale della logica eurista, perché questo è un blog scientifico, non paccottiglia come quella fornita dai pezzenti intellettuali che difendono questo progetto inesorabilmente perdente...)

(...quasi tutti voi, tranne un paio, si sono persi l'esilarante momento in cui un amico, al Casale Alba 2, mi si è avvicinato e mi ha chiesto se ero disponibile ecc. Io ovviamente ho detto di sì: io sono sempre disponibile. Al che, l'amico mi ha chiesto: "Ma potrebbe darmi l'indirizzo email?". E io: "Guardi che fa prima a trovarlo con Google!" E lui, estraendo dalle tasche un calepino sdrucito, un calamaio e una penna d'oca: "No, guardi, perché qui mi sono segnato l'indirizzo di Ermenegilda... ma è ancora la sua assistente?" E io: "Ma scusi, allora lei è del cinque stelle?" E lui: "Orgogliosamente!" E io, fra le risate convulse degli astanti: "Bè, allora si rivolga al web...". Incredibile, cazzo, incredibile: voi non ci crederete, ma i tre che erano lì hanno visto che è così. Quante persone mi hanno contattato in questi sei anni di inferno? La nuova assistente, che chiameremo Asdrubala per preservarne la privacy - tanto sapete tutti che si chiama Marta - ha repertoriato quasi duemila indirizzi. Bene: di questi cristiani, tutti e soli quelli che non sono stati in grado di trovare il mio indirizzo in rete erano orgoglioni di appartenere al Cinque Stelle. Ora, io non discuto né l'orgoglionità, né il numero delle stelle. Mi pongo solo un problema: se con la rete non sapete risolvere nemmeno un problema relativamente banale come quello di trovare l'indirizzo email che deve essere pubblico di un dipendente pubblico che sapete dove lavora, come potete pensare di risolvere il problema meno banale della democrazia? E infatti, come la cronaca sembra dimostrare, non è che ci stiate riuscendo. Per il mio indirizzo chiedete a me, e per la democrazia chiedete a Beppe. Insomma: con una logica simile, come si fa a pensare che anche voi non siate euristi!?...)

sabato 25 marzo 2017

Imperialismo (il mio 25 marzo)

(...avrei avuto tanto da fare. Poi, scorrendo i tweet del mattino, ho visto che i simpatici gazzettieri continuavano a diffondere terrore. Loro sono il nemico, e io lo so, e loro sanno che io lo so, e che grazie a me lo sapete anche voi, e io so che loro sanno che io lo so. "Che fare? Che fare?" mi chiedono accorati e tremebondi i "qualcosisti", quelli che vogliono fare qualcosa, qualsiasi cosa, e che così agendo riescono a fare sempre e solo il gioco del nemico, legittimandone gli scherani quando accordano loro dignità di interlocutori, prestando il fianco ai suoi sicari quando si esibiscono in smanie esagitate, e via "qualcosando". Che fare è semplice: ve lo dice il nemico. Fate il contrario di quello che vi chiede. Oggi il nemico voleva che noi non partecipassimo (e troppi ci son cascati). Morale: ho chiamato Luciano, gli ho chiesto dove andava, e ho detto: "Vengo anch'io...". Dopo di che, mi sono fatto altre due manifestazioni. Alla prima delle tre mi hanno fatto parlare, si sono fidati, nonostante, si sa, io del tema sia inesperto, in quanto ultimo arrivato, e il mio discorso è stato questo, che copio dagli appunti, scritti mentre ascoltavo distrattamente discorsi di botanica - roba sulle radici - che con il problema c'entravano ben poco - e se anche c'entrassero, le radici, a parlarne sarebbe legittimato chi le conosce...)



Ringrazio Giorgia per avermi dato la parola. Oggi non pensavo di muovermi, né tanto meno di venire qui, né di parlare. Sono venuto qui perché mi hanno detto di non farlo i media, con la loro simpatica campagna di terrorismo, e i miei compagni di sinistra, quelli che "non ti invitiamo alle nostre manifestazioni perché tu parli con Salvini". Allora, tanto per chiarirci: io, uscito da qui, andrò a piazzale Tiburtino ad ascoltare Marco Rizzo. Posso parlare lo stesso? Sì?

Bene: destra batte sinistra uno a zero, e andiamo avanti.

Immagino quello che pensate: ora arriva l'economista e ci parla dell'euro. Ma perché parlare dell'euro, anche oggi? Non è il tema del giorno e non ci aiuta a capire cosa non va nella costruzione europea. Il problema è un altro, politico, o se volete logico: l'idea malsana che siccome le nazioni hanno portato i conflitti del XX secolo, allora dobbiamo creare una supernazione, gli Stati Uniti d'Europa, nella quale le sovranità nazionali si dissolvano, portando per sempre la pace nel mondo. Insomma: sconfiggere il nazionalismo con una supernazione, che ci aiuti a combattere contro la Cina (e la sua concorrenza).

Un'idea non molto logica, non trovate? E da una logica così distorta, quali frutti vogliamo aspettarci?

Vedete, anche l'imperialismo è contro il nazionalismo: naturalmente contro il nazionalismo degli altri, cioè contro il desiderio di autodeterminarsi dei paesi che la potenza egemone ha predestinato al ruolo di colonie.

Il progetto europeo è imperialista, quindi, ma soprattutto illogico, e non credo si possa dirlo meglio di così:



Cedere sovranità a questa Europa perché questa Europa non funziona, cioè affidarsi totalmente a un medico perché è un ciarlatano!

L'Europa non ci ha dato la pace: quella ce l'ha data, a modo suo, la NATO. L'Unione Europea è stata strumento di una rimozione psicanalitica del conflitto fra i suoi membri. Il suo scopo è stato quello di gestire in modo non democratico, trasferendolo presso istituzioni controllate dalle lobby monopolistiche, il legittimo conflitto fra legittimi interessi nazionali che legittimamente differiscono.  Negare che gli interessi possano divergere, demonizzare la nozione di conflitto, per occultare che se ne sta impedendo una mediazione democratica, non significa assicurare la pace: significa porre le premesse per una guerra più sanguinosa, una guerra fra poveri, una guerra civile.
 
Ci dicono che siamo nazionalisti, xenofobi. A voi l'hanno sempre detto, perché siete di destra, e magari avranno anche avuto ragione. A me, che sono di sinistra, lo dicono da quando ho iniziato a dire la verità. Ma le cose stanno in un altro modo.

L'euro è nazionalismo, e basta poco per rendersene conto.

Intanto, non dobbiamo mai dimenticare che l'euro ci è stato proposto come status symbol: i popoli del sud l'hanno visto come occasione di riscatto di una identità nazionale mortificata e vilipesa ad arte dai media controllati dal capitale estero predatorio. Siamo entrati nell'euro per far vedere che anche noi italiani (o spagnoli, o greci), eravamo una grande nazione, meritavamo la prima classe. Insomma: non c'è stata un'adesione razionale (che non poteva esserci, perché c'è stata solo propaganda e non dibattito), non abbiamo potuto valutare se ci conveniva, ma siamo partiti dal principio che, siccome eravamo peggiori degli altri, avremmo avuto bisogno di questo dischetto di metallo per riscattarci, per dimostrare di essere all'altezza come italiani. E questo non è nazionalismo?

E poi, quelli bravi, gli intellettuali che sanno di politica, te lo dicono anche: "Sai, Bagnai, tu fai la maestrina, ma la verità è che l'euro non è un progetto economico ma politico, serviva a creare un'identità europea che è bella, mentre quella nazionale è brutta"... E perché mai? Perché un'identità che esiste dovrebbe essere peggiore di una che non esiste? Perché se il problema per gli europeisti è l'identità nazionale, allora la soluzione non può evidentemente essere una costruzione (l'Europa) della quale ci dicono che non funziona per colpa nostra, perché non ci sentiamo europei, cioè perché non abbiamo un'identità... che non c'è!

Ma scusate: in tutto il mondo si commercia, ci si accorda per controllare o non controllare frontiere, si coopera su tanti piani, e lo si fa senza darsi una singola moneta e senza affidarsi a quella caricatura di istituzioni nazionali che sono le istituzioni europee, dove un Parlamento che non fa le leggi viene imbrigliato da un esecutivo che ha potere legislativo mentre una Corte di Giustizia smantella le Costituzioni esistenti per sostituirle col nulla.

Darsi un ordinamento sovranazionale che non esiste in nessuna parte del mondo, pensando che quello che gli altri non hanno fatto perché è irrazionale a noi riuscirà perché "noi europei" siamo migliori degli altri è la peggiore forma di nazionalismo!

Non a caso questo progetto è stato propugnato e sostenuto da quelli che avevano appena smesso (a suon di spezzoni incendiari) di credersi superiori agli altri in quanto ariani. Ma hanno veramente smesso?

Ci dicono xenofobi...

Noi non siamo xenofobi, io non sono xenofobo, lo straniero non mi fa paura: i leader tedeschi, francesi, quei leader che a casa loro non rappresentano ormai nessuno, e che vengono a casa nostra pretendendo di rappresentare tutti, quelle marionette delle banche, sconfitte in casa propria dai propri elettori, loro che schierano 5.000 uomini per difendersi dagli italiani, che evidentemente considerano un popolo straniero da colonizzare, loro sono gli xenofobi.

Non prævalebunt!


(... poi me ne sono andato ad ascoltare Rizzo, passando per la manifestazione del polo sovranista, dove ho fatto per tigna una foto con Alemanno, così la compagna Visinskij la prossima volta potrà direttamente mandare quella. Ovunque, poche persone. Da Rizzo circa 400, ma molti giovani, e molti, moltissimi di voi, direi più che dagli altri, o forse solo meno timidi. Ma il massimo è stato quando mi si avvicina e mi fa: "Scusi, lei è comunista?" E io: "Ma, direi molto più di tanti altri. Perché?" "Perché somiglia a uno che va in televisione e che dice delle cose che non sono di sinistra." "Veramente? Mi interessa: e cosa dice questa persona?" "Ma, sa, vanno nei talk show, sono sempre le stesse persone, questi borghesi, difendono l'euro." "Interessante. Ma saprebbe dirmi una cosa di destra che ha detto questa persona che mi somiglia?" "No, ma tanto chi va in televisione è semprecoi padroni." "Bene: allora faccia come faccio io: la televisione non la guardi. Io la guardo solo quando vi vado, e ci vado a dire cose di sinistra. Se non lo ha capito, me ne spiace, qui l'hanno capito quasi tutti, la prossima volta stia più attento." "Ma lei come si chiama?" "Alberto Bagnai. Non è mai troppo tardi...")

(...per inciso, il 6 aprile siamo qui:


Vi aspetto, ma tutti no, perché noi siamo più di loro, di qualsiasi loro... Se mai entrerò in politica, la cosa più difficile sarà abituarsi a parlare in privato!...)
 

mercoledì 22 marzo 2017

Etica e utopia: i volenterosi carnefici dell'Unione



Nicola Baroni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La medicina non è unascienza":

Premesso che il discorso di Alberto è chiarissimo: il tentativo di rendersi esenti da responsabilità con argomenti del genere è evidente. Tuttavia, ho un dubbio: se la dicotomia "scienza-non scienza" sia o meno un piano valido di discussione e - soprattutto - idoneo ad offrire una fotografia del problema UE-Euro. Ciò che intendo è - premesso che bisognerebbe accordarsi innanzitutto su che cosa sia scienza e poi, ma non meno importante, su cosa sia possibile aspettarsi dalla scienza - mi domando: se io arrivo a considerare le vite degli uomini come quintali o tonnellate di materia organica, sacrificabili in vista del raggiungimento di un bene superiore - la società ideale, quella della cultura della stabilità tanto cara a Monti - si può comunque continuare a parlare di scienza applicata?

Provo a rispondere. Ho paura di sì. E in questo senso mi trovo d'accordo col ragionamento fatto da Velo quando dice:

"Cosí come si è sempre saputo che la moneta é uno strumento sociale determinato dai rapporti di forza che crea vincitori e vinti, sfavoriti e avvantaggiati. Si sapeva, era previsto e si é voluto avvantaggiare alcuni. Ed é stato fatto. In questo senso la scienza economica ha funzionato benissimo..."

Io credo che un piano maggiormente idoneo ad inquadrare il problema sia espresso dalla dicotomia "astrazione-non astrazione". Mi spiego. I sostenitori e realizzatori del progetto unionista europeo mancano di aderenza alla realtà: ritengono sia possibile raggiungere in terra la società (per loro) ideale (universale) e per ottenere ciò - come ogni uomo che vive nell'astrazione - pensano di poter forzare le differenze, piegare la realtà in base alle proprie simpatie o preferenze. Per realizzare questa Utopia - entro la quale si riversano indubbiamente anche istinti di natura personale puramente egoistici e mercantilistici - essi utilizzano il massimo della scienza e delle facoltà intellettuali di cui è possibile disporre oggi. Non credo dunque che la scienza sia legata all'etica: è solo un metodo che si può usare con senso del limite (quello umano, ad esempio) o meno. Anzi, credo che proprio la questione UE-Euro manifesti il problema di dove l'intelletto umano possa arrivare se non è sostenuto da altro, un limite dato dalla presa d'atto della realtà (la quale non può essere contenuta in schemi o teorie).

Di conseguenza, tutta la loro "narrazione", i sotterfugi, i dati occultati o trasformati servono solo a coprire il problema etico che ne deriva e - certamente per molti degli "europeisti" - pure per provare a razionalizzare una verità che altrimenti dentro di sé sarebbe insostenibile (la macelleria che stanno mettendo in piedi). Ecco perché a mio avviso non occorre essere degli economisti per ritenere quel progetto profondamente dannoso: perché la loro astrazione, la loro allucinazione è percepibile con un livello di coscienza minimo. Ed ecco perché sono in molti a sostenerti in questa tua denuncia, nonostante di macroeconomia ci capiscano gran poco.



(...così, a me, di primo acchito, sembra una gigantesca supercazzola. Che la sociopatia di certi personaggi - come quelli che vorrebbero "disciplinare" le imprese (altrui) manganellandole col cambio rigido - sia comprovata, e che susciti un istintivo ribrezzo, è certo. Non occorre il dottorato per inorridire di fronte a un serial killer. Che alcuni di essi siano scollati dalla realtà, per mancanza di strumenti analitici, di tempo speso a consultare dati, o perché vivono in una bolla, è altresì palese. Però il problema che ponevo era totalmente diverso. Sul tema delle responsabilità, il piano doxa-aletheia è estremamente importante. Ogni uomo ha diritto alle proprie opinioni, nessuno ai propri fatti. Trasformare l'epistème economica in doxa è lo snodo etico rilevante, e il mio problema non è nemmeno che ci provino i soliti cialtroni, ma che dalla parte di chi ci dovrebbe aiutare di cada così facilmente in trappola. Rispetto a questo, la dicotomia astratto-concreto cosa c'entra? Voi l'avete capito, il giovine Baroni?...)

martedì 21 marzo 2017

Alcune precisazioni a caldo su Radio Anch'io

(...qui il podcast...)

La prima precisazione è che questa precisazione viene data a caldo perché non ho alcuna intenzione di essere tiepido. La fine dei tiepidi è spiegata in Ap. 3, 16 e non sarà la mia.

La seconda precisazione è che a me interessa mantenere rapporti cordiali con tutti e non vedo perché non dovrei mantenerne con Giorgio Zanchini, che è persona cortese e disposta all'ascolto, e mi ha invitato nella sua trasmissione. È interesse di tutti, ma soprattutto mio, mantenere rapporti cordiali proprio perché le cose andranno come dico io, e quindi io in particolare non ho alcun motivo per inasprirmi né mi sono inasprito (e appunto non vorrei sembrasse così). Insomma, dico a me stesso quello che ho detto a tanti politici: "Ma perché non ti dai una calmata, ora che il mondo sta andando dove tu dicevi che sarebbe andato?" E infatti sono calmo, tanto che qualcuno se ne stupisce (senza motivo).

Terza precisazione: è lievemente impreciso dire che la critica alla costruzione europea sia una "mia" tesi. La frase "è cresciuto il dibattito attorno alle sue tesi", pronunciata da Zanchini credo con l'ottima intenzione di presentarmi a un pubblico che non necessariamente mi conosce, e penso anche con la lusinghiera intenzione di sottolineare che in qualche modo sono stato mio malgrado un precursore, necessita però pro veritate di una piccola chiosa. Essa è perfettamente sensata se per "sue" si intende "quelle che lei [cioè io] ha portato nel dibattito". Viceversa, avrebbe molto meno senso se con "sue" si intendesse "quelle che lei ha elaborato", perché, come qui (e ormai in Italia) tutti sanno, non mi sono inventato nulla, il fallimento dell'euro era annunciato, e, come ho ricordato in trasmissione, non esiste alcun lavoro scientifico che ne abbia mai suggerito ex ante l'opportunità, tranne uno finanziato dalla Commissione Europea, dal quale i due principali autori ancora viventi si sono dissociati. In particolare, Jean Pisani-Ferry (menzionato a p. 6 dello studio come uno degli autori) si è dissociato qui dall'idea esposta a p. 24 dello studio, secondo cui col passaggio alla moneta unica non ci sarebbero più state crisi di bilancia dei pagamenti fra paesi membri (insomma, l'idea un po' scema che i tedeschi avrebbero rivoluto indietro dai greci le dracme, ma non gli euro!), mentre Daniel Gros (menzionato anche lui a p. 6 fra gli autori dello studio) se è dissociato qui dall'assunto principale dello studio, ovvero che per un mercato unico ci volesse una moneta unica (One market, one money).

Quindi: non solo la critica all'Europa non è un mio trade mark, ma addirittura la propaganda preventiva all'euro si è talmente usurata alla prova dei fatti che chi l'ha perpetrata oggi giustamente prende le distanze. Voglio sottolineare che cambiare idea quando i fatti lo impongono è prova di maturità e quindi non intendo che il mio sottolineare certi voltafaccia venga preso necessariamente come critica: potrebbe anzi essere letto come un elogio per gli esimi colleghi che hanno avuto il coraggio di arrendersi all'evidenza. Va anche detto che la fallacia logica dei loro argomenti era stata portata alla loro attenzione ex ante, ad esempio qui, ma lasciamo perdere...

La quarta precisazione riguarda un punto essenziale. Quando ho affermato che "più che sulle cifre che vengono date a casaccio, svalutazioni del 50%, roba che non è nella letteratura scientifica, ci dovremmo interrogare su quale era il significato politico, magari anche giusto, di questo progetto, quando è stato lanciato, e su come sono mutate le condizioni politiche da allora", non intendevo però dire che "gli scenari sono difficilissimi da prevedere" (frase con la quale Zanchini ha riassunto il mio pensiero, suppongo per esigenze di sintesi), e infatti non l'ho detto (cosa che avrei fatto, se invece avessi avuto intenzione di dirlo), né tantomeno intendevo avallare le astruse e del tutto minoritarie (nel dibattito scientifico) tesi del mio interlocutore Lippi secondo cui l'Italia non trarrebbe benefici da un riallineamento del cambio e più in generale da una profonda revisione dell'assetto europeo. Intendevo dire quello che ho detto, cioè che nel dibattito vengono date cifre a casaccio, e che (a questo punto purtroppo devo sottolinearlo), il servizio pubblico dà loro molto spazio, senza adeguato contraddittorio. Nè è prova il fatto che Prodi ha potuto parlare di svalutazione del 50% in caso di uscita (al minuto 9:10 del podcast) quando nessuno (nes-su-no) studio scientifico, nemmeno quelli della Commissione Europea, avalla stime così catastrofiche, come ho chiarito documenti alla mano qui.

Tuttavia su un punto ha pienamente ragione Zanchini: lui non mi ha attribuito la frase che uscire fosse impossibile, come ho sbrigativamente riportato in questo tweet (e qui sono stato troppo sintetico io, e quindi me ne scuso):



Mi ha però attribuito l'idea che sia difficilissimo (non impossibile) prevedere cosa accadrà ("gli scenari in caso di uscita sono difficilissimi da prevedere"). Ora, io non ho detto questo: ho detto che nel dibattito vengono dati numeri a caso con l'acquiescenza dei media - il che, implicitamente, rende difficile per il pubblico farsi un'idea di quale sia lo scenario corretto. Non l'ho detto e non lo penso (ma di questo parlerò in altra sede). Peraltro, qui il problema non è quanto costerebbe un dollaro dopo l'uscita (probabilmente di meno), ma è un problema di democrazia, inavvertitamente messo in evidenza dai miei interlocutori: lo scopo dell'euro era costringere gli italiani a fare quello che non volevano fare. Posto anche che ciò cui li si voleva costringere fosse stata la cosa giusta (ma i risultati provano il contrario), costringere un corpo elettorale a fare cose che non vuole a casa mia si chiama fascismo.

L'ho detto nel 2011, e lo ripeto nel 2017, dopo che la vicenda greca ha chiarito cosa intendo a chi poteva capirlo.

Concludo con una osservazione, la solita: non dipende da noi.

Il sistema è insostenibile e quindi crollerà: potrebbe crollare in Francia, visto che lì ci sono politici in grado di far capire nei dibattiti televisivi quello che illustri colleghi esperti di tutt'altro non capiscono nei loro studi, ovvero che l'euro favorisce la divergenza, non la convergenza, fra i paesi membri.

A quel punto, se dovesse succedere, con che spirito prenderemmo le necessarie misure? Le prenderemmo, temo, sotto la spinta di un'opinione pubblica terrorizzata da scenari del tutto fasulli, diffusi dai media senza reale contraddittorio e senza possibilità di vaglio critico.

Ai giornalisti tutti vorrei evidenziare, col massimo rispetto e con la massima comprensione per le difficoltà oggettive nelle quali capisco che possano trovarsi, la grande responsabilità che si prendono con questo modus operandi. Aggiungo anche che questa responsabilità è direttamente proporzionale alla loro credibilità, e che a furia di raccontare, o lasciar raccontare, baggianate, i media questa credibilità la stanno perdendo. A me, come ho detto più volte, questo non rassicura, perché se da un lato implica che i vari "progetti paura" sono sempre meno efficaci, dall'altro implica che nei momenti cruciali i cittadini saranno privi di punti di riferimento attendibili, perché avranno ormai interiorizzato una radicale diffidenza verso chi gli ha preannunciato catastrofi dopo la Brexit, come del resto, prima, gli aveva preannunciato un Eden dentro l'euro.

(...ci sarebbero molte altre rettifiche da fare, ma sono superflue per voi, e inutili per chi ha sentito lievi imprecisioni in radio. Ho da fare...)