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sabato 29 aprile 2017

L'inflazione sale dell'1,8% (#fakenews)

Oh, che meraviglia! Finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo: l'inflazione sale.

"Ma come?" - direte voi - "Ma l'inflazione non era quella tassa occulta (come diceva il liberista che fu fascista con Mussolini e presidente con la Repubblica), non era il flagello del povero salariato, come dicevano intellettuali di sinistra vecchi e nuovi? E dovremmo essere lieti perché essa riparte? E la stabilità dei prezzi? E il nostro gramo reddito? Non perderà potere d'acquisto?..."

Questa singolare virata di bordo ve la spiego un'altra volta. Qui basti partire dal fatto che per motivi di convenienza politica, ai giornali oggi fa comodo mettere in luce positiva questo aumento. A grandi linee, il motivo è che così facendo tentano di diffondere l'idea che l'economia si stia rimettendo in moto, e che quindi tutto stia andando bene, o almeno meglio. Ma il tema, oggi, non è questo. Voglio farvi vedere in che modo la grande stampa manipola sottilmente i dati per riuscire nell'intento di dire una cosa falsa, pur citando cifre esatte.

Qui un esempio, ripreso ovviamente da innumeri altre testate:


Quando l'ho visto, ho trasalito: "Minchia! Siamo al 3.2%! Ma che diavolo succede...".

Per spiegarvi la mia reazione, e capire come mai questo titolo è un fake (intenzionale o meno non lo so, ma vedi sotto), bisogna ripassare la definizione di inflazione, definizione che dovrebbe essere nota a chi scrive su un importante quotidiano economico (ma sorvoliamo su queste minuzie: l'importante è che la conosciamo noi).

Si dice inflazione la variazione percentuale di un indice dei prezzi. Quando si parla di inflazione tout court, l'indice cui (implicitamente) ci si riferisce è quello dei prezzi al consumo(o, in Leuropa, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo: HICP).

Questi indici sono calcolati mensilmente, e così la loro variazione percentuale può essere calcolata rispetto al mese precedente (nel qual caso si parla di variazione congiunturale), o rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (nel qual caso si parla di inflazione tendenziale, o su base annua).

Tanto per fissare le idee, e prima di fare un esempio concreto: se l'indice di gennaio è 100 e quello di febbraio è 101, l'inflazione congiunturale di febbraio è dell'1%, perché (101-100)/100=0.01=1%. E se a marzo l'indice dei prezzi segna 103.02? Allora l'inflazione congiunturale di marzo sale

AL

2%, perché (103.02-101)/101=0.02=2%. Sarebbe, evidentemente, del tutto errato dire che l'inflazione è salita
DEL
2%. La locuzione "aumento del 2%" la si può intendere in due modi: uno preciso, e l'altro approssimativo.

Se vogliamo essere precisi, un aumento del 2% di un tasso di inflazione all'1% significherebbe che questo tasso passa da 1% a 1.02%. In effetti, (1.02-1)/1=0.02=2%. Tuttavia, è invalso l'uso (impreciso e rifiutato dalle riviste scientifiche) di confondere un aumento percentuale con un aumento di punti percentuali. In questo caso, se intendessimo aumento del 2% non in senso proprio, ma come aumento di due punti percentuali, allora parlando di aumento "del 2%" vorremmo far intendere che l'inflazione congiunturale di marzo è stata del 1%+2%=3%.

Qual è il punto?

Che nel nostro esempio, quelli che sono aumentati del 2% fra febbraio e marzo sono i prezzi, non la loro variazione (cioè l'inflazione), che invece è aumentata DI un punto percentuale (e non dell'1%), arrivando dall'1% AL 2%.

Insomma: parlando di aumento del 2% si confonde (strumentalmente?) il livello (indice dei prezzi) con la dinamica (tasso di inflazione). Se la confusione fosse strumentale (il che denoterebbe molta ignoranza in statistica economica), se lo fosse, evidentemente il suo scopo sarebbe quello di suggerire che la dinamica del fenomeno (tasso di inflazione) si è mossa in senso più favorevole, cioè "più conforme al messaggio che chi ci informa vuole trasmetterci". Sarà un caso, ma normalmente queste sviste avvengono sempre a senso unico. Non ricordo un singolo caso di concetto di statistica economica interpretato "creativamente" in senso contrario alla linea editoriale del giornale che ne faceva (ab)uso!

Tornando all'attualità, questa tabella, tratta da qui (suggerisco lettura), vi illustra come sono andate le cose:


Nel mese in corso l'ISTAT si aspetta che l'inflazione tendenziale salga di 0.4 punti, arrivando da 1.4% all'1.8% , e non di 1.8 punti, arrivando dall'1.4% al 3.2%, e nemmeno dell'1.8%, arrivando dall'1.4% all'1.43% (arrotondando al secondo decimale). La variazione congiunturale attesa invece è dello 0.3% (aumento previsto fra marzo e aprile). Nota che se invece si usa l'HICP, o IPCA, saremmo al 2%, cioè al target di inflazione della BCE (visto che bravo Draghi? Ce l'ha fatta! In quattro anni, ma ce l'ha fatta...).

L'inflazione quindi sale all'1.8% (non dell'1.8%), cioè i prezzi salgono dell'1.8% (cioè a 101.3).

Sfumature?

Pedanteria?

Forse.

Ma chissà perché questi dettagli sfuggono sempre a senso unico: l'errore è sempre là dove lo porta non il quore, ma la linea editoriale, che in questo caso vuole, com'è ovvio, evidenziare il "record"...

La gentile professionista dovrebbe ripassare o la statistica, o la grammatica. Salire "del" non è salire "al". Quando salgo di 600 metri, come oggi, non salgo a 600 metri, ma a 1650, come la foto dimostra:



e questo pour la simple et bonne raison che sono partito da 1050 metri. Possibile mai che si possa esercitare il mestiere dello scrivere ignorando questa non sottile differenza? Per carità, à tout péché miséricorde... Le preposizioni, poi, si sa, sono insidiose, nelle lingue altrui, e spesso anche nella propria. E poi, in fondo, non sono fatti nostri. Se questo livello sta bene ai suoi datori di lavoro, ne prendiamo atto. Si vede che a loro sta bene informare così, confondendo livelli con variazioni, variazioni percentuali con punti percentuali, e via raffazzonando. A noi non sta bene essere informati così, e quindi... bè, il quindi lo sapete.



(...apro e chiudo una parentesi per ricordare - pro veritate - che la sacrosanta esigenza di non confondere livelli con variazioni era stata sottolineata ben prima di me nientepopodimeno che da Alberto Bisin nel suo decalogo, mettendola al decimo punto - che nella sua strana aritmetica era il primo: e infatti questo requisito deve stare al primo, primissimo punto, perché veramente basilare. Duole constatarne l'assenza, anche se, ripeto, superato lo sbigottimento, questa constatazione ci riconcilia con la rude ma salutare igiene che il mercato sta esercitando su certe testate...)

Massoni







giovedì 27 aprile 2017

Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile



(...dopo la corezzzione delle bozzze. Io me ne andrei anche in giro nel brausender Wald - che magari si fanno incontri interessanti - ma ho il ginocchio destro in sciopero e comunque prima di tutto il dovere. Quindi accantono il tema dei due post precedenti, e passo in modalità ricerca scientifica:


...e comunque, grazie! Da quelli che hanno partecipato al quizzzzzone, compresi quelli che hanno barato, ho imparato più cose sulla logica della ricerca "scientifica", e soprattutto sulla forza delle sue cogenti argomentazioni, di quante non avrei potuto impararne in anni di studi, se non le avessi già sapute perché me le aveva dette uno che le aveva sperimentate prima e meglio di me:



Quindi, ora, dalla terra dei Safini, chiudo le trasmissioni per pascermi di quel cibo che solum è mio:



ma che presto spezzerò sulle vostre dure madri, incluse quelle di chi ha barato...)

Post scriptum

...ovviamente saranno annullati i voti di quelli che hanno googlato. Cioè... quasi tutti!

mercoledì 26 aprile 2017

Il quizzzzone di #goofynomics

(...il numero di zeta è a scelta...)

(...sentite: sono diversi mesi - decine - che non mi prendo una settimana di vacanza. Me l'ha chiesta non l'Europa, ma il mio corpo. Quindi le varie email in coda aspetteranno... la pioggia, che arriva domani! Ora desidero rilassarmi e divertirmi con voi, dopo una eroica impresa da 900 metri di dislivello che solo due settimana fa credevo non sarei mai più riuscito a compiere - non mi sentivo benissimo. Vi propongo quindi un quizzzzzone...


 ...no, il quizzzzone non consiste nell'indovinare il nome di questa montagna! Agli eventuali guardiaparco scampati dalla furia purificatrice di Boldrin vorrei comunque dire che io lì sopra non ci sono andato - anche perché ci saranno stati almeno 45 nodi di vento, che non mi davano proprio sicurezza - mi sono fermato al rifugio dal quale ho scattato la foto. Voi c'eravate? Nel caso, bravi, perché non vi ho visto - vero è che c'era un po' da badare a dove mettere i piedi, come forse avrete notate se invece c'eravate e mi stavate osservando: comunque, sono intero.

Il quizzzzzzzone ve lo spiego dopo aver chiuso la )


Il quizzzzone consiste nell'indovinare l'autore di un articolo sapendo quali sono gli autori che cita nell'introduzione. I lavori citati sono tre, e vi dirò quali sono e perché vengono usati. Vi dirò cioè per avvalorare quale tesi l'autore - che dovete scoprire - usa come auctoritas questi altri autori - dei quali vi fornisco i nomi. Posso anche dirvi l'argomento dell'articolo (ma ovviamente non il titolo, altrimenti...). Il lavoro tratta, loosely speaking, di tematiche legate ai regimi di cambio. Nell'introduzione, che, come chi è del mestiere sa, si scrive alla fine della ricerca, quando i risultati sono noti, per convogliare il messaggio principale del lavoro e invogliare il lettore ad andare avanti - possibilmente senza sacchetti di carta nel sedile davanti - il nostro autore incognito cita questi tre lavori:

[1] Draghi, M. 2011 (intervista rilasciata al Financial Times)

[2] Blanchard, O. 2000. Macroeconomics (il noto manuale)

[3] Blanchard, O., Giavazzi, F., Amighini, A. 2013. Macroeconomics: A European perspective (l'edizione ad usum piddini del noto manuale)

Per la precisione, aggiungerò che l'autore ignoto si autocita in una nota a piè pagina dell'introduzione (devo ovviamente omettere questo riferimento, altrimenti è facile!).

Per vostra informazione, [1] viene utilizzato per avvalorare la tesi che la svalutazione porta "high inflation", mentre [2] e [3] vengono utilizzati per avvalorare la tesi che la svalutazione, attraverso l'aumento dei beni importati, può determinare rivolte di piazza e scioperi.

Questo, nell'introduzione.

Allora: in teoria, essendo un quizzzzzzone, il primo che arriva ha vinto. Tuttavia, a me interessa anche e soprattutto capire se avete una percezione corretta di quanto tragica sia la nostra situazione. Quindi, fermo restando che il vincitore sarà il primo che scopre il nostro incognito, non vi darò la risposta finché sotto a questo post non ci saranno (almeno) 50 voti regolarmente espressi.

Dopo di che farò lo spoglio delle schede (commenti), pubblicherò i risultati, e da essi scopriremo chi, secondo voi, può argomentare così (l'articolo è stato ovviamente scritto dopo il 2013).

Una volta sondata in cotal perfida guisa la vostra percezione, vi darò, con la mia consueta Barmherzigkeit, la risposta corretta (cioè il nome di chi argomenta così secondo lui), e non dubito che si aprirà una interessante e vivace discussione.

Et maintenant, à vous de jouer...

martedì 25 aprile 2017

Vago già...

...di cercar dentro e d'intorno
la divina foresta spessa e viva
ch'agli occhi temperava il novo giorno

senza più aspettar lasciai la riva,
prendendo la campagna lento lento,
su per lo suol che d'ogni parte oliva.



(...mia nonna diceva: "non ne son vaga...". Poi, nella mia famiglia, si sperse l'uso della nostra lingua... e arrivò er Palla!...)

lunedì 24 aprile 2017

La politica europea (pro veritate)

Un amico mi ha scritto per rimproverarmi un'inesattezza del post precedente. Nonostante non sembri, io sono uno che i rimproveri li accetta, quindi faccio ammenda. Pare che l'opposizione di Fassina alla mia epurazione dal liturgico Plan B di Roma (epurazione che ha concorso a questo risultato), non sia stata "di circostanza". Fassina avrebbe sottolineato agli altri che stavano facendo un grosso errore ("big mistake"), e avrebbe rimproverato ai francesi la loro pretesa di comandare in casa altrui, per di più dando molto spazio politico a chi qui in Italia non ne ha più, per i motivi che in questo blog tutti conoscete, essendone stati testimoni (l'inettitudine del caro leader di turno).

Bene, ne prendo atto.

Ho detto un'inesattezza, e me ne scuso. Qui siamo per la verità fattuale, che ha tanti pregi, fra i quali quello di essere un potente strumento di analisi. In effetti, rettificare questo dettaglio (che non è un dettaglio) ci permette di capire meglio di che natura siano le aporie nelle quali si imbatte chi vuole promuovere un processo politico "europeo" (con l'esclusione di tutti i cantoni svizzeri, di tutti i fiordi norvegesi, e fra un po' del Regno Unito). È proprio l'energia con cui Fassina mi dicono mi abbia difeso a fare da cartina di tornasole.

Parto dal dato più evidente: in effetti, è un po' paradossale che l'esponente di una forza che in Italia non è nemmeno rappresentata in Parlamento (Rifondazione) venga a dettare legge, in una circostanza simbolicamente così rilevante, a chi di mandati popolari ne ha addirittura due (uno parlamentare e uno comunale), imponendogli una decisione cui questi strenuamente si oppone. In pratica, è come prima dire, e poi ripetere al popolo italiano, nella persona di un suo rappresentante: "non conti niente!" (e di ripeterglielo non c'è bisogno: il popolo, ormai, lo sa, e anche, con tutto l'affetto - poco - il rappresentante...).

Sono interessanti le dinamiche che portano a questo paradosso, il paradosso per cui Fassina non può ascoltare chi gli pare in un luogo che è due volte casa sua (perché Italia, e perché Comune di Roma).

C'è innanzi tutto una dinamica di ordine brutalmente finanziario.

In questo incontro "de sinistra", come in altri incontri "de destra", mi è capitato di constatare una semplice verità: solo due entità oggi sono in grado di finanziare la politica (di pagare i biglietti degli aerei, i conti degli alberghi, l'affitto delle sale, la pubblicità - che in questo caso non c'è stata, e che ci sarebbe stata gratis coinvolgendomi, perché qui abbiamo promoso tutti i dibattiti e ascoltato tutte le voci, ecc.): il grande capitale (vedi alla voce Lingotto), e Leuropa (TM Giuse). Quindi, chi non è con il grande capitale (se non come comprimario), deve necessariamente rivolgersi a Leuropa per finanziare eventi politici. Questo fornisce ai parlamentari europei (gli unici che possono richiedere fondi europei) un ovvio potere di ricatto sui loro colleghi "nazionali", che di fondi ne hanno molti di meno. Ora, mi sembra chiaro che questa situazione distorce le dinamiche politiche a favore del capitale, per l'ovvio motivo che Leuropa è una sua creazione (i salari non li si schiaccia per sport, ma per innalzare i profitti), e che chi è parte de Leuropa (come i parlamentari europei) difficilmente vuole combattere il progetto, soprattutto quando sa che ad esso sono legate le sorti del proprio conto in banca (magari perché in patria, come nel caso in specie, non ha più alcuno spazio politico). Coerentemente, questi personaggi non vogliono combattere Leuropa: vogliono un'altra Leuropa. Peccato che questa sia impossibile, per le aporie che abbiamo messo in luce fra i primi cinque anni or sono (e i fatti non ci hanno smentito). Credo che fra chi ancora aspira a un'altra Leuropa gli ingenui siano sempre di meno: credo che ormai prevalgano i furbi, quelli che, per amor di cadrèga, o per un malinteso senso di appartenenza, offuscano dietro gli incensi delle loro liturgie l'evidenza del fatto che Leuropa è un progetto imperialistico (lo diceva Lenin), in quanto tale strutturalmente distruttivo per gli interessi delle classi subalterne. Materia di riflessione per i nemici del finanziamento pubblico dei partiti.

C'è poi una dinamica di ordine politico, la solita.

Qualsiasi evento "europeo", dato che Leuropa non esiste, è fatalmente condizionato da dinamiche politiche nazionali, che, trasposte a livello Leuropeo, diventano in re ipsa dinamiche imperialistiche. Sono manifestazione di imperialismo (culturale, antropologico, politico), in vario grado, sia la pretesa del patetico Melensone di dettare l'agenda a Roma "perché ci ho le presidenziali a casa mia", che il benign neglect di De Masi verso un evento che avrebbe dovuto essere (in teoria) così significativo, così "fondante", ma sulla cui agenda lui non riteneva di intervenire (il che, come abbiamo messo in evidenza, implica quanto meno che non legga Flassbeck). Insomma: nello spazio politico Leuropeo, sia i governi che le opposizioni continuano a essere motivati da (e a inquinare il processo politico con) istanze nazionali che, come il fatto di Roma dimostra, precludono un autentico dialogo, e confinano ogni forza all'interno di uno spazio liturgico di mera appartenenza e testimonianza, all'insieme intersezione di tutti gli insiemi delle cose che si possono dire in ciascuno dei 27 paesi dell'Unione, anzi, della Leuropa. E siccome le cose che in questi 27 paesi si possono dire, quando sei "de sinistra" (ma anche quando sei "de destra") non coincidono esattamente da un paese all'altro, per motivi fin troppo noti ed evidenti, è altrettanto evidente che l'intersezione di questi 27 insiemi disgiunti puntualmente si rivela essere un insieme politicamente vuoto. E questo, si badi, strutturalmente avviene molto di più a sinistra, per quel fenomeno adolescenziale di ricostruzione di un'identità progressista "per negazione", che ho descritto nell'avvelenato post precedente (ricostruzione "per negazione" che a sua volta necessariamente consegue dal tradimento della sinistra - genitivo soggettivo - che ho descritto a lungo qui).

Il problema delle istanze nazionali, a loro volta, è duplice. A un primo livello, è evidente che la pretesa di dissolverle in un processo politico europeo, anziché agirle (vi piace? Oggi sono "de sinistra"...) nella sfera cui si riferiscono, quella nazionale, le snatura, le trasforma necessariamente in battaglie difensive, anziché comporle in un grande disegno di proposta. Insomma: questi ancora non ci hanno spiegato come vogliono eleggere il presidente degli Stati Uniti d'Europa, ma impediscono a me di parlare perché a casa loro devono eleggere il loro presidente. A un secondo livello, dato che i cicli politici nazionali non sono in sincrono (ma Leuropa sta rimediando...), agire a livello Leuropeo istanze politiche nazionali le rende in re ipsa tattiche e contradditorie. Esempio (già fatto nel post precedente): non ascolto tizio a Roma perché è a due gradi di separazione dalla Le Pen, facendo un gesto di censura fascista che inquina un anniversario altamente simbolico, ma poi a casa mia non invito a votare contro la Le Pen, perché se lo faccio a casa mia passo per quell'utile idiota del capitale che sono sempre stato! Non è magnifico? Per evitare di incontrare uno che in Francia nessuno sa chi sia (io) fai "a big mistake" (perché è stato "a big mistake") a casa altrui, poi però a casa tua, dove tutti sanno chi sei, non ti regoli di conseguenza perché oggettivamente non puoi farlo...

Ecco, direi che ce n'è abbastanza per capire come mai un processo politico europeo è strutturalmente impossibile. Non ci sono solo le barriere linguistiche. Io il francese lo parlo, l'inglese ci provo, e il tedesco posso far finta. Ma se ti impediscono di parlare, nessuna lingua ti permetterà di farti sentire. E ci sarà sempre un motivo di opportunità politica (nazionale) ad impedire un vero confronto politico (leuropeo). Questo, naturalmente, a meno che non si decida di fare un bel falò con tutte le costituzioni europee in sincrono (cosa che chi censura il pensiero libero potrebbe anche auspicare), facendo un salto nel buio verso il paradiso di von Hayek, che poi, come abbiamo capito due post fa, è in fondo il paradigma di riferimento della sinistra cherosene.

Tanto dovevo alle dinamiche oggettive, che sono senz'altro determinanti. Tuttavia, anche gli uomini può capitare che abbiano un ruolo. Anche la sinistra, chissà, avrà avuto il suo Lacoste. E poi, quando eravamo ggiovani, quante volte ci siamo sentiti dire che "il personale è politico"? Non ho capito bene cosa volesse significare: probabilmente che la legittima aspirazione all'autodeterminazione individuale deve essere presa in conto e mediata dai processi politici. Bene: apriamo allora uno spazio alle dinamiche soggettive, perché altrimenti mi rimane un po' di ghiaia nelle scarpe, e sto per andare in montagna, dove non so quanto potrò fare, quanto la mia salma mi seguirà: ma lo farà certamente meglio dopo aver rimosso qualche altro sassolino.

Vorrei chiarirvi, a voi, a voi lettori di questo blog, perché ve lo devo (come dovevo a Fassina la rettifica), che quello che mi indigna in quanto è successo non è l'affronto stupido e autolesionistico alla mia umile persona. Ma chi se ne fotte di andare a parlare per venti minuti a venti persone che nemmeno sono culturalmente preparate per ascoltare quanto ho da dirgli, considerando lo stato pietoso del dibattito negli altri paesi! No, qui la cosa è un pochino più complessa.

Intanto, io posso anche credere che Fassina abbia avuto stima per il lavoro che abbiamo fatto qui e abbia cercato di difenderlo in quella sede. Se lo ha detto, forse, lo avrà anche pensato. Solo che la sua azione politica non è stata coerente con questa premessa, il che, mi permetto di dire, ha concorso a renderla inefficace.

In primo luogo, se personaggie in cerca di elettore come la piccola delatrice che ha armato tutto questo casino si sono potute permettere di diffamarmi come "fascista", questo è dovuto alla sostanziale inerzia di Fassina (e D'Attorre) nel promuovere il nostro lavoro (e non solo il nostro: anche quelli di Luciano, Sergio, Vladimiro, ecc.). Vladimiro si stupiva nell'apprendere che Anschluss era sui tavoli agli eventi della Lega. Ma è colpa di Vladimiro se la Lega promuove un libro documentato, che racconta una storia che ci riguarda tutti, o è colpa della sinistra "de sinistra" se non è lei a farlo? E lo stesso discorso vale per il mio libro, e forse ancora di più, dato che il mio libro raccontava la nostra, di storia (anche se io personalmente consiglio di partire sempre dal libro di Vladimiro). Se Fassina e D'Attorre avessero fatto un decimo di quello che ha fatto Salvini per promuoverlo, sarebbe stato impossibile per una legione di fetecchie derubricarmi a intellettuale organico della Lega (ruolo che non rivesto, pur essendo grato per l'attenzione rivolta al mio lavoro). A monte della piccola delazione c'è uno stillicidio di omissioni che l'hanno resa possibile e credibile. Nei loro acrobatici giri di valzer dentro e fuori i vari partiti (dal partito della sinistra "de destra" a quello della sinistra "de sinistra", per poi scindersi fra la sinistra della sinistra di destra e la destra della sinistra di sinistra...), avrebbero anche potuto, ogni tanto, chiarire che dei testi di riferimento c'erano, no? D'altra parte, glielo aveva anche detto in faccia Fabio Petri (in mia presenza, ma Fabio non lo sapeva): "Mi sentirei di consigliare Alberto Bagnai come economista di riferimento per una sinistra che voglia tornare a difendere il lavoro" (e questo alla presentazione di un libro altreuropeista: io ci sono rimasto...).

In altre parole: "Belli de casa: mettetecela la faccia, su! La vostra non basta: dovete far capire a chi ha capito che avete capito, e per farlo dovete utilizzare il lavoro di chi ha aiutato a capire...".

Ecco, perché poi il punto è questo: questo stillicidio di omissioni, condito, per di più, dall'esaltazione del lavoro di una schiera di utili idioti e idiote (o idiotesse) tutte "austerità brutta/euro bbello" e distintivo (volto a inquinare ulteriormente il dibattito), avveniva in un contesto nel quale quotidianamente il nostro lavoro aiutava chi avesse dubbi a toglierseli. Chi dubbi non ne ha, non se li toglierà mai, e il lavoro del politico dovrebbe essere (anche) di farglieli venire. Ma perché farsi terra bruciata intorno evitando di convincere chi vacilla? Salvo poi, regolarmente, venire da me a fare il noto discorsetto: "i nostri non sono ancora pronti, non riusciamo a farci capire...". Ma Dio santo! Se oscurate regolarmente, se vi vergognate letteralmente di citare un testo dove lo sforzo didattico è stato fatto, se impedite a chi sa comunicare di aiutarvi a trovare le chiavi per forzare le menti più indurite, se continuate ad agire in modo frammentario, sconnesso, velleitario, scoordinato, come potete pensare che i "vostri" capiscano voi? I vostri capiscono me, e se voi non mi volete con voi, dopo un po' i vostri non saranno con voi. Io, più che offrire aiuto, cosa posso fare?

La verità è che persone come Fassina hanno continuato a sputarmi (e quindi sputarci) in faccia per anni senza che io volessi accorgermene e senza che io vi stessi a sentire, nella mia testardaggine, forse anche perché tratto in inganno da atti riparatori sporadici, avulsi da un percorso strategico, e quindi, in definitiva, controproducenti: chiedere scusa per i danni fatti dalla sinistra al paese un attimo prima di tornare da Bersani, indicarmi come intellettuale "coraggioso" (grazie) poco prima di sostenere la terza carica della Stato nella sua allarmante battaglia per la censura della rete...

Ecco, vogliamo parlarne, di questa cosa?

L'unico argomento "valido" da oppormi, quando gli rimproveravo la loro ignavia, era: "Eh, ma i tuoi toni...". Allora, parliamone. Argomento: i miei toni. Personaggi: io e loro. Domanda: "Perché devo urlare?" Risposta: "Perché ti hanno lasciato solo." Domanda: "Chi mi ha lasciato solo?" Risposta: "Noi." Domanda: "Allora perché, invece di rimproverarmi i miei toni, non manifestate in modo organico e strategicamente coordinato vicinanza, così io posso usarvi come megafono e abbassare la voce?" Risposta: .... [la sto ancora aspettando perché non c'è].

Ma ormai siamo andati troppo oltre. Inutile farmi dei complimenti formali se poi non ti distanzi recisamente da chi censura: i complimenti ti servono a perdere anche i miei nemici, ma certo non possono riavvicinarmi a te, perché la censura di Stato, il Ministero della Verità, sono un Rubicone che tu hai deciso di traversare, non so perché, né con quali intenzioni, ma con ovvie implicazioni oggettive. Questo blog, e tutta l'attività divulgativa che ne è conseguita, non sarebbero stati possibili nel mondo auspicato dal Presidente della Camera. Si avvicina il momento in cui per potermi esprimere dovrò andare all'estero o cautelarmi con opportune garanzie. Quelle che voi siete strutturalmente nell'impossibilità di offrirmi (quand'anche ne ravvisaste l'opportunità).

E a questo contesto voi non state facendo nulla per opporvi.

Non solo!

Oltre a non promuovere voci di verità, to add insult to injury, promuovete chi diffonde menzogne, elogiando il macchiettistico dibattito del noto quotidiano coi libri sulla strada del tribunale! Ringraziare Zingales per l'ennesima presa in giro? Ringraziare uno che dopo aver proclamato in modo altisonante le regole di un dibattito nel quale ha preso tutte le posizioni possibili, regole fra cui rientra quella di argomentare in modo scientifico e con riferimenti bibliografici, pubblica come esordio un articolo dove si racconta che la moneta è come l'olio nel motore di una macchina? Il riferimento bibliografico qual è? Topolino? Ma siamo pazzi!? Ma ci si comporta così!? Fra l'altro, è assolutamente ovvio che Zingy è il candidato del grande capitale (in quota PD o 5 stelle a seconda delle convenienze tattiche del momento, come da scenario), cioè è in teoria un tuo avversario politico, al quale non mi sembra tanto il caso di fare un bell'inchino, in un momento in cui per capire da che parte stai bisogna veramente fare un enorme sforzo (che fa passare la voglia). Se fai così, perdonami, ma si capisce solo che hai capito chi vincerà, e che non vuoi resistere: vuoi piegarti.

Vorrei che una cosa fosse chiara. Finché gli sputi me li sono presi io, me li sono più o meno tenuti (non tutti, come sapete). Ma l'elogio al dibattito sul Sole 24 Ore è stato un insulto a tutti voi, l'avallo al progetto di censura (noto come lotta alle "fake news") è stato un insulto a tutti gli ideali che ho sempre considerato di sinistra, e l'acquiescenza all'imperialismo dei compagni ultramontani è stato un insulto a tutto il paese.

Io non c'entro, ma non posso non registrarlo. Sì, è stato un "big mistake". E non sono io a dover rimediare.

Peraltro, l'andazzo è e continua a essere questo.

Ve ne racconto un'altra (ma ne ho ancora molte da raccontarvi, se vi divertono: la storia della sinistra europea è costellata di farseschi processi politici...). Avrete visto che la CNN insieme a me ha intervistato Sergi Cutillas, che non conosco, ma che apparentemente fa sul serio. Sergi mi ha invitato a un meeting di Erensep a Barcellona. Erensep è stato messo su da Lapavitsas e Flassbeck. Sapete quale attenzione ho dato a queste due persone e al loro lavoro, a vari livelli. In cambio non mi hanno invitato al primo meeting della rete (che era ad Atene, quindi forse i mal di pancia lì erano di Costas, e dato il contesto oggettivamente delicato non mi sono nemmeno permesso di fare una domanda), non mi hanno invitato nemmeno a Roma (e questo è già più strano), e non mi hanno invitato (loro) nemmeno a Barcellona (Sergi mi ha prima "sondato" tramite un altro amico, Antoni Soy, e poi mi ha scritto). Io ho invitato queste persone in Italia a parlare a centinaia di persone attente, portandole nei trending topic di Twitter e diffondendo su Youtube i loro interventi a migliaia di persone. In risposta, questi mi invitano (per interposta persona) a parlare a quattro gatti, in un momento in cui ho bisogno soprattutto di pensare alla salute. Loro credono che questa sia politica, lo so: non c'è nulla di personale. Ma siamo sicuri che sia veramente politica? La politica, ancora, è fatta di uomini, ed è fatta in polis che non si sono ancora dissolte in una nube di cherosene...

Voi che dite, ci vado a Barcellona? Vale la pena di orripilare incontrando nei corridoi Ska Keller, o di provare disagio incontrando Fassina, per avere il piacere di incontrare Cutillas o Durand, che posso invitare al #goofy6?

Insomma: volevo solo dirvi che io ci ho provato in tutti i modi possibili.

Voi avete visto solo quando ci ho provato con le cattive, ma, vi assicuro (e tre di voi lo sanno): ci ho provato anche con le buone. Mi è difficile distinguere il ruolo del singolo da quello dei processi "oggettivi". Mi guardo indietro, e cerco di capire se avrei potuto fare di più, o meglio. Sarà senz'altro così, molti di voi mi hanno consigliato, rimproverato, alcuni senza avere sufficienti informazioni, altri con maggior costrutto e fondamento, altri, come il simpatico rico di qualche post fa, senza aver la benché minima idea di che lavoro stessimo facendo qui. Ma evidentemente con queste persone ho fallito, e alla fine, nella situazione in cui siamo, il punto resta uno, e uno solo: hanno capito che se si parla al "popolo" il "popolo" capisce e vogliono censurare chi lo fa. A me pare così strano che nessuno si renda conto dell'estrema gravità di questa decisione, per il suo contenuto, e per i modi in cui viene proposta e adottata. Per l'ennesima volta, dopo, verranno a dirmi che avevo ragione. Ora, però, non si rendono conto (forse perché non vogliono farlo) che in una fase storica critica come questa chiudere spazi di mediazione politica è una responsabilità enorme. Eppure tutti i loro atti politici, da quello che è successo al Plan B alla battaglia contro le fake news, vanno concordi in questa direzione. Coincidenze? Come Renzo Tramaglino, anch'io "posso aver fallato". Ma per questi Don Rodrigucci, per questi Gauleiterini della potenza imperialistica di turno, il destino è tracciato, ed è il fango della storia. L'ho detto e lo ripeto, e, in tutta umiltà, non posso rimproverarmi che una singola cosa: il tempo perso nel tentativo di sottrarre queste persone a un destino tanto meritato quanto inevitabile.

Ora guardiamo avanti.

(...e io faccio le valigie: ho bisogno di aria: Luft, Luft...)

Aspettando godo (2)...

(...la prima puntata era qui. Come passa il tempo!...)

Naturalmente da qui al secondo turno ne passerà di acqua sotto i ponti. Ma intanto permettetemi di intervenire per fatto personale, semplicemente per dirvi che

GODO

nel vedere Mélenchon trascinato a brandelli nel fango della storia.

Ed è solo il primo di quelli che voglio vedere, e vedrò, in queste condizioni, perché se lo meritano. Seguirà quel fariseo di De Masi, e seguiranno i simpatici fautori della censura per i social (in particolare Fassina, quello che esalta il dibattito del Sole 24 Ore).

Voi direte: ma perché tanta acredine? E che ti ha fatto il sociologo?

No, aspè... Intanto il sociologo De Masi qui non c'entra niente. Ma riavvolgiamo il nastro, altrimenti non riesco a farvi capire.

Non ve ne sarete nemmeno accorti, perché era una cosa organizzata male e condannata all'irrilevanza, ma la rete europea della sinistra di sinistra, quella che va sotto l'etichetta perdente di Plan B, aveva organizzato qui a Roma un raduno, nel mese di marzo. Questo non era esattamente il primo raduno della sinistra di sinistra. Ce n'era stato un altro, in particolare, a Parigi, in cui alcuni amici italiani avevano cercato di coinvolgermi, salvo poi dirmi che i francesi non avevano disponibilità, per un problema di quote rosa. Posto di fronte all'alternativa fra rinunciare a sedere in cotanto consesso, e rinunciare ai miei pondera (Super alta vectus Attis celeri rate maria...), dopo lunga esitazione, scelsi i pondera, soprattutto in base alla considerazione che in giro sono rari, ed è meglio tenerseli stretti: potrebbero servire...

Tanto più che, per blandirmi (ma perché blandire me che sono un pezzo di pane? È quando mi si blandisce che mi incazzo, et pour cause, come il resto della storia dimostrerà...) mi si diceva: vedrai! Quando ricorrerà l'augusto anniversario dei Trattati di Roma, organizziamo a Roma e tu potrai esprimerti. Io, naturalmente, annuivo compunto e pensavo ai fatti miei, che ne avevo e ne ho di ogni.

Arriva l'autunno (2016) e mi si dice: "Allora, mi raccomando, ci sarà il grande raduno europeo della sinistra di sinistra, devi esserci". E io, disciplinato: "Certo, naturalmente. E quando?" "Eh, nella prima metà di marzo" (2017). E io, remissivo: "Ma, veramente io avrei pensato di andare a Shanghai in quel periodo, e poi ci sarebbe anche un seminario di INFER a Kaifeng, però se la causa lo richiede rinuncio". E rinuncio.

Passa un giorno, passa l'altro...

Io, ormai, dopo sei anni di questa cazzo di trincea, ho un sesto senso piuttosto fine: so capire benissimo quand'è che a casa di chi mi invita qualcuno ha male al pancino. A me sembrava piuttosto strano che non mi venisse detto da subito quando e di cosa avrei dovuto parlare. Io non faccio così con le persone che invito ai miei eventi: né a quelli scientifici, né a quelli politici. Ma io, si sa, sono strano.

Fatto sta che me ne parto per la Francia (nella seconda settimana di febbraio) senza sapere ancora nulla, il che, tutto sommato, se non avessi avuto due revise&resubmit e sei referaggi da gestire, più l'articolo con i colleghi francesi di Paris XIII, mi avrebbe abbastanza infastidito, considerando che la mia agenda è messa peggio di quella di tanti politici, e soprattutto è messo peggio lo stipendio... Però, come mi diceva sempre il mio precedente direttore di dipartimento ("Professore Bagnai, lei è un sentimentale!"), io sono un sentimentale: il mio cuore è a sinistra, come dicono quelli che i coglioni li hanno intorno, anziché sotto... E quindi un po' perché distratto da altro, un po' perché sinceramente disponibile, aspettavo notizie, in altre faccende affaccendato.

Finché, il 13 febbraio, non mi viene girata una email inviata da un membro dello staff del gruppo parlamentare "GUE/NGL Another Europe is possible" ai membri del gruppo, su istigazione di una di essi, una persona a me (come credo alla maggior parte di voi) del tutto ignota, e senza futuro politico in Italia, ma che andava coinvolta nell'organizzazione dell'evento perché servivano du' spicci che solo un parlamentare europeo avrebbe potuto procurare. Il testo era un perentorio j'accuse alla mia persona:

FYI, hereby the link to the pamphlet published by northern league and ENF with the introduction of Alberto Bagnai


Eh, già! L'accusa era grave, e c'erano le prove! Avevo scritto, su richiesta di Claudio, la prefazione al Basta Euro di Salvini, il fasssssiiiiista, l'alleato della Le Pen. Morale della favola: siccome avevo parlato con Salvini, non potevo partecipare al convegno della sinistra de sinistra.

Si narra che Fassina abbia fatto una opposizione di circostanza, e che Zoe Kostantopolou ne abbia fatta una un po' più sostanziosa (da ciascuno secondo il suo testosterone). Ma la sintesi è che su imbeccata dei compagni di Rifondazione (cioè di quelli che avevo cercato di smuovere prima nel 2012, parlando con Ferrero, poi nel 2014, andando a Civitavecchia), quella fetecchia di Mélenchon aveva deciso, per motivi di bottega politica interna al suo paese, chi nel nostro paese potesse parlare a un convegno.

Questo con la sostanziale acquiescenza di Fassina e di De Masi (per citare gli altri politici rilevanti).

Che Rifondazione possa avercela con me lo capisco benissimo. Basta osservare il video dell'incontro con Ferrero: degno compare di Melensone! Uno al quale, nel 2012, avevo mostrato una prateria sterminata! A quel tempo, la Lega era ancora tutta ampolle e distintivo, europeista convinta, inebriata dalla stolta certezza di poter, per la propria superiorità etnica padana, competere contro il Sud in compagnia della Germania. Non avevano mica capito, ancora, e molti ancora non hanno capito (ma Salvini sì). La linea "ampollista" però non pagava, e la Lega era un filo sotto Rifondazione. Adottando una linea critica verso l'euro, Rifondazione, che era fuori dal Parlamento, avrebbe tranquillamente potuto rientrarci. Inutile consolarsi con la solfa che la progressione della Lega è dovuta ai voti rassssissti e xenofobi. Certo, lo so, c'è anche quella roba lì (e quando la incontro su Twitter la blocco). Ma c'è anche tanta gente di sinistra che vuole semplicemente vivere in un paese libero e non trova altrove chi glielo proponga. Molta di quella gente avrebbe votato molto più volentieri per Rifondazione che per la Lega (è lecito, se sei di sinistra, preferire di votare un partito di sinistra).

Non solo: se il tema della critica all'euro fosse stato occupato con decisione dalla sinistra, come sarebbe stato suo dovere fare, dato che l'euro è un progetto di compressione dei salari, e la sinistra dovrebbe difendere i lavoratori, se fosse stato presidiato, questo tema, sarebbe stato più complesso per le destre gestirlo, per un riflesso pavloviano uguale e contrario a quello che impedisce agli imbecilli "maiconisti" di parlare dei veri problemi. Perché per gli imbecilli i problemi della gente, se ne parla Salvini, diventano problemi di Salvini, e quindi siccome "mai con Salvini" allora di Unione Europea non si parla, di immigrazione non si parla, e chi ne parla deve essere epurato dal dibattito.

A dire il vero, non credo che a destra questo riflesso pavloviano esista in modo così diffuso. Fatto sta che i politici "de sinistra" ne sono totalmente succubi, e un motivo c'è. Avendo fallito nella loro missione in qualche modo "naturale" di difendere gli interessi del lavoro contro quelli del capitale, questi poracci, questi miserabili traditori, queste patetiche figure, sono alla ricerca, per coagulare un consenso, di una identità (proprio loro, che l'identità la demonizzano). Certo: se vuoi un voto, devi ahimè renderti identificabile, e siccome identificarsi come complici di trent'anni di attentati (riusciti) ai diritti dei lavoratori italiani non è esattamente un ottimo biglietto da visita, allora ti identifichi adolescenzialmente per negazione: "mai con...".

Certo, ai Rifondaroli dovevano scottare le parole che scrivo nella prefazione del Bastaeuro:

"Mi duole ammettere che questa operazione di verità, che nella sua essenza tutela gli interessi delle classi più deboli, quelle che l’Euro ha ulteriormente impoverito, venga portata avanti da un partito etichettato come “conservatore”: questo per me è un fallimento politico. Mi amareggia sottolineare che una simile operazione molti l’hanno aspettata invano da certe forze che a parole dicevano di voler combattere il progetto europeo. Li conoscerete dai loro frutti, è scritto, e la vita politica italiana ci sta offrendo tanti esempi di questa limpida verità."

Gli saranno fischiate le orecchie, e si sono regolati di conseguenza. Qui in Italia sono finiti, e quei quattro gatti che abbiamo mandato in Europa (e che non sono credibili nella loro critica all'Europa, dato che sanno benissimo che solo in quella sede possono ormai trovare di che campare...) saranno finiti (politicamente: umanamente non sono mai esistiti) al termine del loro mandato.

Su Fassina non mi dilungo. Il suo ruolo in questa vicenda è squallido: se non aveva le palle per difendermi, poteva non coinvolgermi. Le sue scuse, che ci sono state, non possono essere considerate credibili alla luce delle esternazioni successive: quella con cui ha appoggiato la crociata della terza carica dello Stato per censurare i social media, e quella in cui ha elogiato il ruolo svolto dal Sole 24 Ore nel promuovere il dibattito in Italia. Sono due esternazioni che si commentano da sé e compongono un quadro assolutamente coerente: misconoscere e vilipendere il ruolo svolto da questo blog nel promuovere il dibattito, auspicarne la censura, si sposa benissimo con il fatto di essersi limitato a una difesa di circostanza della mia libertà di espressione. Chi siano gli intellettuali di riferimento di cotanto statista si sa. Non commento.

Su De Masi, che sarà il prossimo a essere sbranato dagli elettori, vale invece la pena di aggiungere una chiosa. Perché io, ovviamente, non applicando i loro metodi da stalinisti da operetta, gliel'ho detto in faccia cosa pensavo. L'amico si è risentito, e per vie traverse mi ha fatto sapere che lui si era sentito attaccato personalmente (corretto: lo ho attaccato personalmente), cosa che non si aspettava da una persona della mia qualità (sbagliato: non bisogna sopravvalutarmi), e che comunque lui quella email non l'aveva letta perché aveva avuto altro da fare.

Come come come?....

Cosa cosa cosa?....

Si sta organizzando niente meno che il IV Forum internazionale del Plan B, della grande riunione politica della sinistra "de sinistra", e tu, che sei l'esponente di questa schiera di eletti (per ora nel doppio significato del termine) cosa fai? Nemmeno leggi le email nelle quali viene deciso il programma dell'evento? Eh, ma caro Fabio, così non si fa! Perché se si fa così, si fa capire una cosa, una sola: di non essere un politico di statura europea. Perché vedi, Fabiuccio, tu che sarai il prossimo a finire asfaltato dagli elettori (e quel giorno meriterai lapide su questo blog), se il raduno di Roma è stato un flop totale, un motivo c'è, e te lo dico io quale è: che quei "movimenti sociali" dei quali un anonimo sindacalista belga lamentava l'assenza al forum, in Italia, hanno un nome, e questo nome è: Goofynomics. Vi sarebbero bastate 50 persone, che per me non sono nemmeno un pubblico, sono gli amici coi quali vado in pizzeria, per considerare un successo quella cacata che avete fatto. E tu vuoi che uno che raduna seicento persone in provincia (come il tuo amico Flassbeck forse avrebbe dovuto dirti - qui per diversamente europei) non te ne avrebbe regalate un centinaio per venire a sentire il nulla che avevate da dire?

Ma tu, tronfio imperialista, tu, che a casa tua sarai anche qualcuno, ma che qui nessuno sa chi tu sia, hai dimostrato di battertene ampiamente la ciolla di cosa succede in quello che consideri un paese trascurabile nel quadro del Reich millenario. Con il che ci hai fatto capire tante cose, che però scriverò sulla tua, di lapide. Oggi torno a quella di Melensone, cui nella migliore delle ipotesi ti sei piegato (sbagliando).

Ecco: torniamo a Melensone.

Intanto, hai fatto la fine che ti meritavi. Ti ha fregato il tuo bordeggiare, il tuo essere tiepido. Andare in televisione a dire "il mio piano B è alzarmi dal tavolo così la Merkel torna per costringermi a fare il piano A" è stato un capolavoro, non di politica, ma di comicità involontaria, ed è stato remunerato coi due spicci elettorali che meritava.

Ora, poi, sei di fronte a un dilemma di non poco conto.

Se fai dichiarazione di voto per Macron (come alla fine farai) ti certificherai per quell'utile idiota che sei sempre stato e che qui abbiamo fotografato in tempi non sospetti. L'avevo detto nel 2012 che non avevi futuro. Perché hai provato ad averne? Non lo sai, birbantello, che quanto sta scritto qui poi succede?

Se invece non la fai, allora dimostrerai coerenza, ma proprio per questo motivo verrai ostracizzato come fasssssiiista da tutti i tuoi compari, e creerai a tua volta un enorme problema politico alle Fassine di tutta Europa, quelle che hanno accettato a casa loro che io non parlassi - perché avevo parlato con uno che aveva parlato con la Le Pen - e dovranno poi rassegnarsi al fatto che chi ha chiesto loro di coprirsi di vergogna con questo atto di censura, a casa sua, non si metta di traverso alla Le Pen.

Perché alla fine da questa storia quella che esce definitivamente insozzata, svilita, vilipesa, è l'immagine della sinistra, fatta di gente capace solo di pugnalare alle spalle, di soffocare il dibattito epurando le voci scomode, censurando i social, elogiando i dibattiti orientati, fatta di politici capaci di agire solo in base a effimere e contrastanti pulsioni tattiche (oggi non ascolto Bagnai perché ha parlato con Le Pen, domani non dico di votare contro Le Pen perché altrimenti mi schiero col capitale che dicevo di voler combattere, oppure dico di votare contro Le Pen, ma così faccio vedere che ho difeso fin dall'inizio il capitale che dicevo di voler combattere...), ominicchi privi di visione, privi di coraggio, che si sono inibiti qualsiasi possibilità di successo quando ce n'erano tante, forse perché a loro vincere non interessava, perché tutto quello che interessava loro, da ominicchi, era vivacchiare...

E allora, caro Melensone, a mai più rivederci

domenica 23 aprile 2017

La "political economy" dell'onorevole Boldrini secondo Michéa




"Loro [i migranti] sono l'avanguardia di quello, dello stile di vita che, presto, sarà uno stile di vita per moltissimi di noi".

Ipsa dixit.


(...da Il complesso di Orfeo, scolio D al capitolo IV, traduzione mia dall'originale francese [poi fatevi due risate con la traduzione del traduttore, se vi capita, che sicuramente saprà il francese ma non l'italiano]...)


[D]

[...un'umanità sospinta da un moto browniano perpetuo...]

Al centro dell'immaginario liberale troviamo la celebre massima dell'intendente Gournay (1712-1759) "laissez faire, laissez passer". Una fra le implicazioni logiche di questo dogma fondante è la necessità di riconoscere agli individui dell'universo mondo "il diritto elementare di circolare e installarsi dove desiderano". Diritto "elementare" di cui l'abolizione integrale delle frontiere rappresenta, nel programma liberale, una delle tante applicazioni. Sarebbe evidentemente assurdo dedurne che una società postcapitalista dovrebbe limitare al massimo la libera circolazione delle cose e degli individui, o che dovrebbe fissare per sempre un'attività particolare per ogni cittadino. In realtà, la sola questione importante è sapere se una società che incoraggiasse così il "nomadismo" e la mobilità perpetua (vuoi geografica vuoi professionale) - e nella quale, di conseguenza, il moto browniano degli individui atomizzati sarebbe diventato il loro stato naturale - potrebbe garantire all'insieme dei suoi membri un'esistenza veramente umana (poiché tale è la convinzione di Badiou e di tutti i liberali).

A mio avviso vi sono almeno tre ordini di motivi che invitano a criticare questo principio di una società fondata sull'ideale di mobilizzazione generale (o di "vita liquida", se preferite il concetto proposto da Zygmunt Bauman). Ci sono, innanzitutto, motivi ecologici. Un mondo in cui miliardi di individui fossero presi in un turbine turistico incessante porrebbe (oltre ai problemi logistici, in termini alberghieri e abitativi), un enorme problema energetico. A meno di immaginare che tutti questi spostamenti avvengano in bicicletta (ma mi è difficile immaginare i discepoli di Badiou che vanno in Cina con questo mezzo), è chiaro che le risorse di cherosene (per non parlare dell'inquinamento) sarebbero palesemente insufficienti per alimentare questo balletto fatato in cui milioni di individui si incrocerebbero ogni giorno nel cielo (motivo per il quale ho proposto di chiamare "sinistra cherosene" i difensori di questo nomadismo integrale).

Poi, l'idea così cara a Michel Rocard e Jacques Attali secondo cui, nella società del futuro, ognuno dovrà cambiare dieci volte professione e residenza (privilegiando il più possibile lo stabilirsi "all'estero") ha senz'altro un senso nella logica capitalista dell'impiego, ma non ne ha quasi alcuno nella logica dei mestieri. Questi, in effetti, richiedono un apprendistato tecnico e un savoir-faire pratico che non può essere acquistato senza molto tempo e sforzo, e che presuppongono, di conseguenza, un certo grado di vocazione, di costanza e di stabilità. È senz'altro possibile diventare, dall'oggi al domani, "addetto alle pulizie" a Amsterdam o fattorino per una pizzeria di Dubai, ma è profondamente illusorio pensare, come Michel Rocard, che si potrebbe essere in successione chirurgo a Londra, idraulico a Taiwan, astrofisico a Praga, insegnante di educazione fisica a Nouméa, e, per concludere, viticoltore in Messico. In pratica, un mondo governato dal moto browniano di individui atomizzati sarebbe quindi, salvo che per qualche minoranza privilegiata (quali gli uomini di affari, gli artisti dello show business, o l'élite universitaria), un mondo nel quale predominerebbero necessariamente impieghi precari, junk jobs, e contratti a tempo determinato. Insomma: semplicemente una variante impoverita del mondo in cui già viviamo.

Infine, e soprattutto, una società in cui la condizione di zingari - o di migranti - fosse diventata il modello di ogni esistenza legittima (per quanto romantica possa sembrare questa idea a prima vista) non sarebbe affatto propizia all'esercizio di un vero potere popolare. Ci ricordiamo, infatti, della celebre massima di Abramo Lincoln. È sempre possibile - diceva - ingannare qualcuno per sempre (un individuo, evidentemente, può restare ingenuo per tutta la vita) o tutti per un po' di tempo. Ma - aggiungeva - è impossibile "ingannare tutti per sempre". Il fondamento logico di questa convinzione ottimistica - che legittima il ricorso al suffragio universale - è l'idea che col tempo ogni comunità finisca sempre per accumulare un'esperienza collettiva sufficiente degli uomini e delle cose e che diventi così progressivamente capace di giudicare lucidamente quelli che ambiscono ad essere eletti. Un ragionamento simile poggia tuttavia su un postulato implicito: quello che il nocciolo duro di una simile comunità conservi col passare del tempo (dato che l'esperienza si può, ovviamente, trasmettere di generazione in generazione) un minimo di stabilità. Nell'ipotesi in cui, al contrario, la logica del turn-over permanente diventasse, per un motivo o per l'altro, la norma fondante dell'esistenza di questa comunità (la cui composizione umana - come quella delle grandi megalopoli - non cesserebbe di modificarsi e di allargarsi), è chiaro che la costituzione di un'esperienza politica comune diventerebbe rapidamente problematica e che le possibilità di "ingannare tutti per sempre" aumenterebbero in conseguenza (ne è sufficiente prova il fatto che, in molte agglomerazioni moderne, i politici cinici e corrotti si vedono rieletti indefinitamente).


(...eh già... e ora capite perché chi ci propone questo modello, vuole anche strenuamente censurare i social, invece di preoccuparsi della qualità abominevole dell'informazione mainstream. Quest'ultima aiuta le élite liberiste, di cui la Boldrini è degno rappresentante, nel compito di distruggere consapevolezza. I social, anche loro non privi di deprecabili eccessi, offrono qualche spazio di consapevolezza, come questo blog dimostra. Ecco perché ci si rivolge a "esperti di verità" come il folcloristico Attivissimo per creare ministeri della verità. Ed ecco anche perché, quando allarmato da una tendenza preoccupante che vedevo consolidarsi, parlavo a Fassina e D'Attorre di questo problema, la loro risposta era fra il tiepido e l'inesistente: perché loro sapevano di essere stati cooptati in uno dei ceti che questo modello di società privilegerebbe. Io, da peone universitario, sono borderline. Se mi piegassi, entrerei in business. Purtroppo sono un fautore della rigidità: non del cambio, ma del carattere, ormoni aiutando - e non mi riferisco specificamente al testosterone. Che vergogna, che tristezza, che schifo... Vi lascio, vado alla tavola rotonda di Spazio Ottagoni. Correggete i refusi: poi vi allego la traduzione di un traduttore, così ci facciamo due risate aspettando i risultati del primo turno...)

sabato 22 aprile 2017

La mattanza

Qualche giorno fa, il 10 aprile, Repubblica twittava così:


L'ineffabile Pedante non poteva esimersi dal commentare così:


In effetti, l'articolo di Repubblica aveva un'impostazione molto meno, anzi, per nulla tendenziosa. Parlava di "sfida" posta alla sanità dall'aumento dei malati cronici, come potete vedere da questo breve estratto:

Ricordiamo al proto che le malattie sono croniche, non corniche. Le condizioni che determinano le malattie croniche sono esattamente quelle che inibiscono le malattie corniche: la mona non vuol pensieri, e quindi chi è stressato tromba di meno in giro (meno patologie "corniche") e si ammala di più (più patologie croniche). Fra queste ultime patologie l'articolo annoverava il diabete e le malattie cardiovascolari, per prevenire le quali, non a caso, mi risulta che i medici sottolineino l'importanza di un corretto stile di vita (almeno, lo fanno con me: spero che non sia solo per rompermi i coglioni!).

A vita di merda, salute di merda.

Si rileva qui il solito elegante paradosso, evidenziato da Sergio Levrero in un seminario a porte blindate, secondo cui il successo del sistema sanitario nazionale, ovvero l'allungamento della vita media, viene utilizzato per "sfidarlo", chiamandone direttamente o subliminalmente in causa la sostenibilità finanziaria.

La dott.ssa Arcazzo, nostra consulente di fiducia, ci ha in effetti ricordato che di certe malattie ci si ammala di più, e più a lungo, perché non si muore prima di conseguirle (e si campa di più dopo averle conseguite). La dott.ssa Arcazzo ci ha anche fornito una ricetta semplice ma elegante per risolvere il problema, ricordandoci che per morire bisogna nascere: chi non nasce non si ammala. Ne consegue che chi muore subito dopo aver conseguito una patologia importante, non rischia di cronicizzarla: cronico viene da Crono, il tempo. Chi non ha tempo, non cronicizza, e non "pesa" sul sistema sanitario.

A quanto pare di capire, il tweet di Repubblica (ore 17:10) riprendeva, smorzandone i toni, questo lancio delle 15:30 proposto dall'agenzia askanews, il cui piglio era ben più marziale ed allarmante: "esercito di malati cronici pesa sul SSN". Applicando l'ovvia regola del follow the money, si scopre che askanews è controllata da una nota famiglia di confindustriali: il suo amministratore è Luigi Abete, un ex-presidente della Confindustria che solo Boccia ci poteva far rimpiangere. Non si può certo rimproverare ad Abete se, dato il suo percorso e i suoi interessi di classe, nelle notizie da lui pagate lo Stato e i suoi servizi vengono indicati in modo più o meno subliminale, per motivi più o meno oggettivi, come un peso per la collettività. Lo Stato per Confindustria è il nemico, finché non gli salva le aziende o gli organi di propaganda, e fino a qui non c'è nulla di cui scandalizzarsi: basta saperlo. Non chiediamo all'oste se il vino è buono, e non chiediamo a Confindustria se lo Stato è cattivo.

Resta il fatto che c'est le ton qui fait la musique. Il giornalista di Repubblica ha espunto dal lancio i toni esagerati, ma il social media manager di Repubblica non ha avuto la stessa delicatezza. Indicare i malati come un "peso" non è molto elegante, e soprattutto denota una singolare concezione del ruolo dello Stato nel garantire la solidarietà sociale. Ma se la cosa fosse finita qui, sarebbe bastato, a chiosarla, il commento del Pedante (e quello di Lilith).

Solo che... lo sapete: se la fortuna è cieca, il giornalismo ci vede benissimo!

Noi, che siamo cresciuti a pane e Lucrezio, non crediamo a quel disegno complottistico che va sotto il nome di Provvidenza. La Natura, delle cose e degli uomini, è retta dal caso:

Illud in his quoque te rebus cognoscere avemus,
corpora cum deorsum rectum per inane feruntur
ponderibus propriis, incerto tempore ferme
incertisque locis spatio depellere paulum,
tantum quod momen mutatum dicere possis.
quod nisi declinare solerent, omnia deorsum
imbris uti guttae caderent per inane profundum
nec foret offensus natus nec plaga creata
principiis; ita nihil umquam natura creasset.

Sarà quindi, anzi, dovrà necessariamente essere un caso, e non un complotto, se più o meno in sincrono con questo simpatico siparietto sul peso, non degli atomi, ma dei cronici, è ripartito il DAT. No, non sto parlando del Digital Audio Tape (ormai consegnato agli archivi della storia): sto parlando della Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Ora, molti di voi, anche prima di incontrarmi, purché un po' più anziani del piacevole rico che commentava il post precedente, avranno ereditato dal proprio percorso scolastico una ben fondata diffidenza verso le espressioni fumose. Quando la scuola italiana non doveva soggiacere ai diktat di quell'accolita di menti elette (e paradiso fiscale) che è l'OCSE, ci si studiava un libro che insegnava a diffidare del latinorum.

"Trattamento"... non so a voi, ma a me "trattamento" fa venire in mente i RSU, non nel senso di "rappresentanza sindacale unitaria", ma di "rifiuti solidi urbani" (siamo lì). Ecco, la Dichiarazione Anticipata di Trattamento sarebbe quella cosa vagamente definita "testamento biologico", "testamento di vita", insomma, in breve, e scusandomi per il cinismo: un foglio di carta che firmi prima di diventare "un peso", il cui scopo è pulire la coscienza a chi quel peso vuole scrollarselo di dosso.

Comme par hasard, prima che i malati cronici venissero dichiarati un peso da chi ha interesse a privatizzare la sanità, cioè la vita e la morte, eravamo rimasti tutti scossi dalla vicenda umana di dj Fabo (al quale, per la circostanza, era stato dato di valicare il doloroso circolo della nostra appercezione). Comme par hasard, in prima linea nel percorso di liberazione di questo nostro fratello sofferente, si trovava un partito ultraliberista ed europeista a trazione USA, quello che dei diritti civili (e implicitamente della loro sostituzione ai diritti economici e sociali) ha fatto una bandiera, o meglio uno specchietto (non per le allodole: per i chiurli). Ora siamo all'ultima frontiera: al diritto a un'esistenza libera e dignitosa si contrappone frontalmente il diritto a una morte libera e dignitosa.

Va anche bene così, per carità. Nessuno di noi, credo, posto di fronte all'alternativa fra soffrire pene lancinanti, senza possibilità di remissione, senza nemmeno il sollievo di potersene lamentare, senza alcuna prospettiva, esiterebbe. Ancora una volta, Lucrezio rules:

nam [si] grata fuit tibi vita ante acta priorque
et non omnia pertusum congesta quasi in vas
commoda perfluxere atque ingrata interiere;
cur non ut plenus vitae conviva recedis
aequo animoque capis securam, stulte, quietem?
sin ea quae fructus cumque es periere profusa
vitaque in offensost, cur amplius addere quaeris,
rursum quod pereat male et ingratum occidat omne,
non potius vitae finem facis atque laboris?

Però... Certe coincidenze, non c'è che dire, inquietano. Non ho potuto fare a meno di pensarlo nel ricevere questa lettera da un amico che ha assistito fino alla fine, con una devozione di altri tempi (o di altri luoghi) la propria madre inferma:

Ho ascoltato una notizia che riguarda una proposta di legge sul ''fine vita'', sul ''diritto alla morte''. Hanno anche intervistato il parlamentare che ha proposto la legge. Terribile. Spero che la Chiesa reagisca. La mia disapprovazione non è dovuta a un astratto pregiudizio basato su astratte convinzioni etiche, o filosofiche, o religiose, ma sulla conoscenza concreta, vista e vissuta da vicino, di ciò che accade negli ospedali italiani OGGI alle persone di età superiore a N, dove N può oscillare, in relazione al particolare ospedale e al particolare medico. Se passa questa legge, la mattanza (scusa il termine un po' crudo, ma è così) procederà con particolare energia, in modo da cancellare rapidamente la generazione dei nostri genitori e nonni. Semmai, l'accusa di astrattezza deve essere rivolta a chi la legge l'ha proposta, visto che essa fa astrazione dalle condizioni concrete della nostra sanità, conseguenza dei tagli alla spesa pubblica. Che ipocriti! su queste condizioni concrete, e su ciò che esse significano in concreto per gli anziani, non dicono nulla, ma si accorano tanto sulla questione del ''diritto alla morte'', facendo finta di non sapere che, nelle condizioni attuali, questa storia porterà appunto a una mattanza. Vomitevole.  

Ecco. Restiamo concreti. Un parlamento che si pone una simile priorità in un momento simile, e dei giornalisti che oggettivamente, magari del tutto in buona fede, per mero conformismo, rendono esplicite le dinamiche che sottendono a certe priorità (il "peso"! Chi non vorrebbe - o, come me, non dovrebbe - sbarazzarsi di pesno in eccesso), ci fanno capire una cosa sola: che essi vogliono la nostra (buona) morte. Non immediata, s'intende! Non finché creiamo valore! Ma (quasi) subito dopo.

Esattamente come il giusto e santo messaggio di accoglienza passerebbe dal regno della retorica pelosa a quello della vera politica se fosse accompagnato da un richiamo altrettanto forte alla necessità di garantire agli accoglienti (non solo agli accolti) condizioni di vita migliori, e in primo luogo un lavoro, questo anelito verso una morte libera e dignitosa non può che suscitare sospetto quando è manifestato da persone che tanto poco fanno per tradurre in pratica l'articolo 36 della Costituzione, e amplificato da un sistema dei media che, indipendentemente da chi lo controlla in termini economici, tutto inneggia a quel simpatico strumento di deflazione salariale che è l'unione monetaria.

Ricerche recenti (non le chiacchiere da bar dei giornali italiani) chiariscono che l'integrazione finanziaria causa disintegrazione reale. Abbiamo visto come la divergenza fra i trend della produttività, che qui mettemmo in agenda il primo maggio del 2013, e che abbiamo ricondotto all'adozione della moneta unica in questo lavoro (e altri ne seguiranno), comporta la necessità per i giovani dei paesi svantaggiati di emigrare, aggravando la situazione dei paesi di provenienza. Ci era sfuggito cosa ne sarebbe stato dei vecchi, nei paesi di provenienza. Che ingenui che siamo: il nostro lungimirante legislatore ci stava già pensando. Sarebbero stati "trattati". Fra cinque anni sarà il 2022. Quando da ragazzino andavo al cinema questa data mi sembrava così lontana: non riuscivo a darle un significato.

Ora che è imminente, il suo significato si precisa, ed è, appunto, questo.

A proposito: è ora di pranzo: buon appetito!

mercoledì 19 aprile 2017

Un'utile nota da un inutile dibattito...

(...dal Libro...)

.... Io, tu .... Quando l'immensità si coagula, quanso la verità si aggrinza in una palandrana... da deputato al Congresso,.... io, tu.... in una tirchia e rattrappita persona, quando la giusta ira si appesantisce in una pancia,.... nella mia per esempio.... che ha per suo fine e destino unico, nell'universo, di insaccare tonnellate di metformina, a cinque pesos il decagrammo.... giù, giù nel duodeno.... metformina a palate... attendendo.... un giorno dopo l'altro, fino alla fine degli anni.... Quando l'essere si parzializza in un sacco, in una lercia trippa, i di cui confini sono più miserabili e fessi  di questo fesso muro pagatasse.... che lei me lo scavalca in un salto.... quando succede questo bel fatto... allora.... è allora che l'io si determina, con la sua brava mònade in coppa, come il càppero sull'acciuga arrotolata sulla fetta di limone sulla costoletta alla viennese.... Allora, allora! È allora, proprio, in quel preciso momento, che spunta fuori quello sparagone d'un io.... pimpante.... eretto.... impennacchiato di attributi di ogni maniera.... paonazzo, e pennuto, e teso, e turgido.... come un tacchino.... in una ruota di diplomi ingegnereschi, di titoli cavallereschi.... saturo di glorie di famiglia.... onusto di chincaglieria e di gusci di arselle come un re negro.... oppure.... oppure saturnino e alpigiano, con gli occhi incavernati nella diffidenza, con lo sfinctere strozzato dall'avarizia, e rosso dentro l'ombra delle sue lèndini.... d'un rosso cupo.... da celta inselvato sulle montagne.... che teme il pallore di Roma e si atterrisce dei suoi dattili.... militem, ordinem, cardinem, consulem....

(...si parlava di CACs, o di Target2, o di non so cosa. Tutti col righello a misurarselo, di tecnicismo in tecnicismo, commettendo l'errore fondamentale di ogni combattimento: accettare il campo di battaglia scelto dall'avversario. Io buono, sereno, paziente, a leggere le email... Fino a che il Gonzalo che è in me non ha preso il sopravvento, compellendomi a profferire queste alate parole:...)


Scusate, questo solleva un evidente tema, che in termini tecnici si chiama: "intelligenza con il nemico".

Più approfondiamo l'aspetto tecnico, più vantaggi diamo in termini dialettici al nemico (il sistema dei media e chi gli sta dietro).

A me fa un po' sorridere che, dopo esser stato, non so con quanta fondatezza, accusato di "economicismo", di "incapacità di cogliere le sottigliezze della politica" (per lo più da politici falliti o fallendi in cerca di un'altra Europa), debba essere proprio io a far notare una cosa: i debiti che non possono essere ripagati (aka insostenibili) non possono essere ripagati punto. È almeno dal tempo di Hammurabi che il mondo, in queste circostanze, tira una linea e guarda avanti.

Il problema è politico e quindi rispondere su un livello tecnico, se da un lato potrebbe rafforzare la nostra autorevolezza (compito comunque improbo finché avremo tutto i media contro), dall'altro certamente aiuta l'avversario a dare un altro calcio al barattolo in termini politici, propagando nell'opinione pubblica l'idea (sbagliata) che esista sempre un livello tecnico superiore in grado di paralizzare l'azione politica, e che questo livello sia in mano solo all'avversario.

Semplicemente non è così.

A latere, ricordo che Galli (Giampaolo) è chi Galli fa.

Spero che qui nessuno creda, come quello sprovveduto dilettante, che l'Italia dovrebbe fronteggiare una svalutazione del 30%. Questo importo non è nei numeri, non è nella storia, non è nella ricerca, non è nelle aspettative degli operatori (su questa cosa so che Gennaro concorda). Si torna sempre al punto che il tema della ridenominazione comunque è rilevante se e solo se l'Italia dovesse incorrere in una svalutazione importante. Se l'Italia, come sostengono ad esempio Durand e Villemot, dovesse rivalutare, il problema non si porrebbe (o forse, si porrebbe solo in quel caso, nel senso che il pacco lo prenderemmo invece di darlo)!

Si sta creando rispetto alla svalutazione una dinamica politico/dialettica analoga a quella che era stata innescata, e tuttora perdura, sul tema del debito pubblico quando entrai nel dibattito. Il debito pubblico non era il problema, e quindi io scelsi di non parlarne.

Il costo di far sembrare vero un problema falso credo che superi il beneficio di far vedere al pubblico che noi abbiamo la soluzione anche per il falso problema.

Questo pone il problema di quali strumenti alternativi usare per consolidare la credibilità e l'autorevolezza di posizioni alternative. Questo tema mi interessa molto.

On top of all this: Occam rules. Il rasoio di Occam dovrebbe aiutarci e comunque ci aiuterà a capire che monetae non sunt multiplicandae praeter necessitatem.

Quindi, sì... non solo sono politico: sono anche stalinista! Lo avreste mai detto?

Un abbraccio.

Alberto Vissarionovič


(... su come consolidare la credibilità e l'autorevolezza delle nostre posizioni ho un certo progetto, che sto realizzando col vostro sempre gradito e sempre essenziale sostegno...) 

(...si apra la discussione...)