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lunedì 6 marzo 2017

Repubblica Italiana e ideologia del vincolo esterno

(...da Agenor, che non sono io, altrimenti lui sarebbe me, per la proprietà transitiva del non essere un altro, ricevo, e immediatamente pubblico...)

(...attenzione, novità! Esiste la funzione "blocca" anche sul blog. Quindi il primo che "professore, molto bello questo suo articolo..." viene bloccato. Da Agenor? No, da me, che non sono Agenor - ho molta meno pazienza...)





L’idea di risolvere i conflitti interni a un paese ricorrendo ad aiuti esterni è tipica dei paesi in via di sviluppo, o di quelli di recente costruzione, o comunque poco coesi. Non è chiaro quanto questo metodo sia davvero utile allo sviluppo dei paesi, tuttavia con il progresso economico e sociale le caratteristiche che li rendono fragili tendono gradualmente ad attenuarsi di pari passo con il rafforzamento delle istituzioni democratiche e della struttura produttiva. L’Italia è una nazione relativamente giovane, unita 150 anni fa quando ancora però c’erano da “fare gli italiani”. Passata attraverso due guerre mondiali, prende forma come Repubblica solo 70 anni fa. L’Italia repubblicana ha sempre conosciuto una qualche forma di vincolo esterno, a cominciare da una fase iniziale di relativa prosperità, guidata dalla ricostruzione post bellica sostenuta dagli Stati Uniti. Con la fine del sistema di Bretton Woods, l’Italia cerca di ritrovare un aggancio esterno, prima con il sistema monetario europeo e poi – dopo il suo fallimento – con l’unione monetaria europea. Questi vincoli diventano sempre più stringenti, poiché la liberalizzazione dei movimenti di capitali, assieme alla rigidità del cambio, alla perdita della politica monetaria e ai limiti alla politica fiscale, limiteranno fortemente la capacità di condurre le politiche macroeconomiche a livello nazionale.

Il vincolo esterno

Verso la fine degli anni ’70, l’ex-governatore della Banca d’Italia Guido Carli professa tutto il suo pessimismo rispetto alla qualità della classe politica italiana e alla sua capacità di guidare il paese in uno spirito di modernità e riformismo, richiesto dal funzionamento di un’economia di mercato.

Successivamente scriverà:



























































(...lo scoprirete solo cliccando...)

121 commenti:

  1. Articolo eccellente, complimenti ad Agenor. Interessante a mio giudizio la parte in cui dice "Il PCI, che pure aveva maturato al suo interno una riflessione acuta e profonda sui rischi dell’adesione al sistema monetario europeo ... cambiò bruscamente rotta alla fine del 1978 ... in quei mesi, successivi all’assassinio Moro ...", per via della connessione storica che l'estensore dell'articolo sembra istituire tra l'assassinio del Presidente Moro ed il cambiamento di rotta del PCI, connessione questa che andrebbe di certo approfondita per i risvolti storici (anche inquietanti) che essa sembra presentare.

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    1. Nei mesi successivi all'uccisione di Aldo Moro avvennero molti altri fatti che permettono di intuire le forze economico-finanziarie all'opera.
      Muore Paolo VI e regna per circa un mese papa Luciani (che fu imbalsamato in meno di 12 ore dalla morte, presumibilmente per impedire i normali esami di medicina legale previsti in caso di morte improvvisa).
      Diventa papa Giovanni Paolo II che nomina suo braccio destro per la sicurezza e la finanza il cardinale USA Marcinkus.
      Inizia allora anche l'ascesa del banchiere Calvi ai vertici del Banco Ambrosiano (la "banca dei preti") che negli anni successivi crea la rete di banche off-shore in Sud America con il patronato dello IOR (rete che fu utilizzata per finanziare Solidarnosc e la rivoluzione in Polonia).
      Non fu solo il PCI a subire gli influssi del capitale accettando il vincolo esterno....
      Anche lo Stato Città del Vaticano si prestò al piano di sgretolamento del blocco sovietico, così come oggi tenta ancora di sostenere il sogno di un mondo unipolare ed ordoliberista (pare che anche i papi vengono rimossi se non piegano la testa).

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    2. Grazie mille per le tue precisazioni Luca Cellai che condivido, a maggior ragione dopo la lettura di una serie di post nel blog di Luciano Barra Caracciolo dove egli ha dimostrato come le radici del capitalismo, e dell'ideologia liberista che ne sta alla base, siano anche cattoliche (la cinquecentesca Scuola di Salamanca e, più recentemente, la Scuola austriaca) e non solo protestanti, nonché come la natura sostanzialente immobiliare del potere economico della Chiesa la porti, volente o nolente ad appoggiare sistemi politico-economici volti a preservare, costi quel che costi, il "valore" (finanziario, immobiliare etc.) a scapito del lavoro, e anche qualora questo cozzi in modo inequivocabile con la stessa morale cattolica.

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  2. “La nostra scelta del ‘vincolo esterno’ nasce sul ceppo di un pessimismo basato sulla convinzione che gli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese”. Certo che apostrofare come "animale" uno dei piu' antichi e civili popoli del mondo, un pochino fa male. I veri animali la Storia li identifica bene.

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    1. Credo che quella espressione riecheggi questa http://www.treccani.it/enciclopedia/spiriti-animali_(Dizionario-di-Economia-e-Finanza)/

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    2. Penso che nella definizione data da Carli vada letta una metafora, non un aggettivo rivolto direttamente al popolo italiano. Credo che intendesse con quell'espressione forte ( istinto animale) egli intendesse la componente irrazionale e imprevedibile della vita politica italiana del dopoguerra, componente che avrebbe impedito o in ogni caso rallentato parecchio l'evoluzione delle cose da lui auspicata. Quell'istinto animale non sarebbe altro che, in estrema sintesi, la democrazia così come fu disegnata dalla Costituzione, la somma delle dinamiche e dei processi necessari alla composizione del conflitto di classe (essenzialmente distributivo) secondo la nostra Carta. Democrazia e Costituzione nelle quali Carli non credeva gran ché, al punto da ritenerle un male. Non c'è di che stupirsi, del resto l'ex governatore della Banca d'Italia aveva idee e progetti di stampo liberista, a danno delle classi lavoratrici.

      Sottoscrivo le tue considerazioni su quelli che la storia ha inequivocabilmente identificato come i popoli dagli istinti più 'animaleschi', come lo sono certamente gli istinti di sopraffazione e sottomissione altrui.

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    3. @Piero: il che sarebbe anche peggio, ed è sensato.

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    4. "[...] nelle quali Carli non credeva gran ché". Questo e' il punto, perche' non ci credevano? Perche' intimamente convinti che le persone lavorino solo sotto minaccia? Che ad un certo punto, fra 35 ore e illicenziabilita' il meccanismo produttivo si sarebbe irrimediabilmente inceppato? Un mondo di Trabant ed operai stravaccati fuori dalle fabbriche simil sovietiche? Non considero sufficiente la motivazione "profitto e basta", ci deve essere altro. Non parliamo di sprovveduti, tutt'altro.

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    5. Constato che c'è molta ignoranza in giro.

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    6. Se non fossi ignorante non sarei qui!

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    7. Perfect, non ti prendere tutti i 'meriti', sei così sicuro ce l'avesse con te, o solo con te? :)) per il resto hai ragione, se stiamo qui è per capire e l'antefatto è che non capiamo. Dopo che lui ce lo ha detto la situazione è immutata, non capiamo una fava. Che campioncini, pure un po' masochisti.

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  3. Oh sfortunata sempre
    Italia, poi che lo scettro
    Tolse alla patria, e al Capitale diede!
    Suddita, serva, incatenata il piede
    Fosti d’allor. Mille ruine e scempi
    Soffristi. In odio universale e scorno
    Cresci di giorno in giorno;
    Tal che quasi è posposto
    L’Italiano al germano
    Or con pallida guancia
    Stai la peste aspettando.

    G. Leopardi

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    1. Perché disarmati e "asfaltati", come ora si dice, dalla profondità di Leopardi in tutti gli ambiti, non solo in quello della poesia detta "lirica", l'osservazione diffusa è che "era gobbo".

      Ah ah.

      Miseria spirituale di chi così si esprime perché così pensa, cioè miseramente - e che peraltro NON viene tacciato di "scorrettezza", "irrisione dell'handicap" o "razzismo", già divenuta, quest'ultima parola, modalità vuota per tutte le stagioni in quanto pensata (???) con e in qualunque tempo da teste vuote.

      Se in tali frasi e giudizi si sente una certa inca è perché stamattina inca lo sono.

      Buona giornata a tutti.

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    2. Opera derivata da Leopardi CC, BY, SA, NC,

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  4. Beato te che hai Agenor! Pensa a chi deve ritornare personalmente su questa questione, pensando ai padri della Patria che vollero il vincolismo e crearono una generazione di seguaci, quasi tutti ancora ferventi devoti ed in grado ancora di fare danni!
    Beh, ti invidio sinceramente.

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    1. "...pensando ai padri della Patria...".

      Sarebbero maturi i tempi, a questo proposito, per una revisione storica della figura di De Gasperi, il primo tra i Padri a legittimare l'[indecente perché eversivo dell'ordine costituzionale appena fondato] interesse del "quarto partito", e a prendere a braccetto il minoritarissimo (in Costituente e altrove) Einaudi.
      Su questo, reiteratamente, Quarantotto ha scritto cose definitive.

      C'è Padre e Padre...

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    2. Ho inviato l'articoli a molti contatti, presentandolo come un contributo fondamentale per comprendere ciò che ci succede ora. Mi son reso conto che è molto difficile smontare il Sancta Sanctorum della Repubblica, figuriamoci se si va a toccare De Gasperi.
      Forse sono sfortunato, ma ho paura che sarà difficile far riconoscere alla gente le vere cause del disastro.

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    3. Credo sfugga il concetto di sconfitta in guerra con successiva occupazione militare da parte del vincitore. Padre della colonia. Per quel ruolo andava benissimo, e quel ruolo spiega la figura di Einaudi.

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    4. Interessante, Italia e Germania entrambe sconfitte ed occupate, ma solo l'Italia fa paura se slegata. Le basi NATO le potevano piazzare anche in una Germania divisa ed agricola - vedere Spagna di Franco. Quindi hanno rimesso in moto l'industria tedesca solo per dar fastidio a Francia e soprattutto Italia? Confidando che i tedeschi non sarebbero mai stati "comunisti"...

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    5. Certo, prof., "Padre della colonia" spiega tutto e rimette le cose a posto.

      È che la retorica degli Dei Mani continua a parlare di Padri della patria, e questo oscura proprio il concetto di "sconfitta in guerra".

      A proposito: si starnazza da un secolo e briscola di tutt'altre sconfitte, per giunta interpretate malissimo. Dopo Lissa hanno (addirittura) processato la persona sbagliata e da allora è questo l'andazzo (Adua, Caporetto... Lo si osservava anche qui, ricordo).

      È che sono i Padri a darci un padre, e le colpe ricadono sempre sui figli (autorazzismo, che credo c'entri qualcosa: non sumus digni).

      Al punto in cui si è giunti, mi basterebbe che i libri di storia parlassero chiaro. Ma si sa chi la scrive, la storia.

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  5. È un bellissimo manifesto politico.

    Complimenti ad Agenor

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  6. Sull'involuzione liberista del Pci ci sarebbe davvero da indagare a fondo. Grazie al prof. Cesaratto ho scoperto un libro del 1986 di Paggi e D'Angelillo ("I comunisti italiani e il riformismo"), nel quale vengono ben descritte le contraddizioni del Pci di Berlinguer, che mirava a un presunto "interesse generale", ovviamente mai coincidente con quello dei lavoratori, per accreditarsi come forza di governo e porre le basi ("rigorismo economico e permissivismo politico") per il compromesso storico. Le posizioni in economia del Pci erano coerenti con quelle di Bankitalia espresse nella Relazione del '76, vent'anni prima del governo Prodi... Un altro spunto: ridurre spesa e deficit avrebbe comportato il "dimagrimento del sistema di potere democristiano". Ovviamente sulle spalle dei ceti più deboli.

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    1. Massì, si sapeva dagli anni '70. Si sapeva e si trasmetteva alle nuove generazioni. Ma ovviamente erano tutti terroristi!

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    2. Il testo citato da Marco è sul sito del professore in pdf.

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  7. OT Mi chiedo come mai l'UE, che insiste ad inserire corruzzzione ed evasione fiscale come principali cause dei problemi di paesi come Italia e Grecia, tolleri che in Europa esistano paradisi fiscali all'interno degli stessi Stati membri. Mi riferisco ovviamente agli "stati da operetta" San Marino, Andorra, Liechtenstein, Principato di Monaco (lasciando perdere il Lussemburgo che in qualche modo fa parte del nocciolo originario della UE). A quanto ne so, nessun politico di nessun paese ha mai sollevato la minima obiezione su questo (Brunetta forse parecchi anni fa, salvo poi rimangiarsi tutto su S. Marino). Forse non ha a che fare direttamente con l'euro ma mi piacerebbe sapere se qualcuno il problema se lo sia mai posto.
    Grazie

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    1. Come mai? Hai presente che il capo della Commissione Europea era il primo ministro del Lussemburgo quando si facevano (non che non si facciano ancora) gli "accordi fiscali" con i grandi contribuenti per minimizzargli i carichi fiscali?



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    2. Il piddino errante era distratto.

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    3. Avete ragione. E' che non mi capacito di come sia naturale per molta gente additare al pubblico ludibrio il meccanico che non fa la ricevuta fiscale e non considerare che per contrastare l'evasione vera non venga mai fatto né detto nulla.

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  8. Agenor, chiunque esso sia, attribuisce alla volontà della sinistra di accettare , come poi accettò di fatto le linee programmatiche di politica macroeconomica del grande capitale, con l’obiettivo di diventare “credibile” come forza di governo.
    Credibile agli occhi del nostro dominus USA, immagino. Ma poi?
    Lo sbracamento completo e l'assunzione di posizione prona nei confronti degli interlocutori "vicini" è frutto solo della voglia di governare, o è frutto della possibilità di spoliazione del paese standone ai vertici, o ci sono prebende che seguono altre strade? Tenendo conto del argomento trattato prima di questo, se una società come la Casaleggio riesce a trovare finanziamenti, a quanto pare anche consistenti, una compagine di governo quanti ne può trovare di più? Lo scenario complessivo è molto deprimente anche perché l'unica possibilità che io intravedo è quella di cercare di formare una classe di giovani capaci di pensare con la propria testa, aprendo la loro mente a scenari alternativi. In pratica quello che sta facendo con questo blog, ma ponendosi l'ulteriore obiettivo di stimolare i più giovani ad una partecipazione più impegnata. Io nel mio piccolo posso chiederle di segnalarmi qualche giovane interessato a cui offrire il "biglietto d'ingresso" al prossimo convegno.

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    1. Per formare una classe di politici giovani, occorrerebbe cominciare col chiudere le discoteche....

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    2. Interessante, in proposito, l'esplorazione dei cablo rilasciati da wikileaks condotta da @theBsaint su Twitter.

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    3. E ritornare alla scuola preberlinguer.

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    4. Forse per formare una classe dirigente in grado di fare questa rivoluzione copernicana sarebbe necessario disporre di una classe dirigente che capito il problema, individuata la strategia, messi a disposizione gli ingenti fondi per un periodo piuttosto lungo di tempo sia in grado di ottenerlo. In altri termini formare una classe dirigente richiede due possibili alternative ... Una classe dirigente o una rivolta che consenta di ricominciare daccapo.

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    5. Caspita che alata inventiva.

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  9. Agenor ha copiato da Orizzonte48; le ripetizioni comunque servono perchè senza ripetizione non c'è perfezione

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    1. A questo punto occorrerebbero riferimenti specifici. I fan club sono tollerabili, anzi, utili, solo se ben documentati.

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  10. Se un paese non riesce a mantenere il vincolo esterno, come sta succendendo alla Grecia, qual'è il limite oltre il quale gli altri paesi dell'unione dovrebbero iniziare ad manifestare reale solidarietà?

    Sembra che ai politici di tutta europa interessi poco, ci si preoccupa molto di più per gli immigrati, non che sia sbagliato, ma la contrapposizione è forte. Come si possa far finta che in Grecia (Paese dell'Unione Europea) non vi siano sofferenze gravi e inaccettabili, è a mio avviso argomento fondamentale per comprendere l'idea che c'è dietro.

    Nessuno, dopo anni, ha ancora tratto la giusta lezione dalla vincenda Greca. Il vincolo esterno che secondo qualcuno dovrebbe spingerci a migliorare, dovrebbe tramite la contrizione purificarci dai nostri mali, grazie all'aiuto di chi è migliore di noi, tanto migliore da essere privo di empatia, capace di tanta severità, inflessibile e duro perchè è cosi che SI VINCE LA COMPETIZIONE.
    Bisogna essere SPIETATI.

    Chi non è in grado di competere merita l'indifferenza o perfino il disprezzo?
    Chi impone il vincolo esterno ha a cuore il destino del paese in difficoltà?

    Queste domande hanno avuto in più di una circostanza una risposta, che nessuno ha voluto ascoltare.

    Non so come fanno, ma tanti politici, giornalisti ed opinionisti continuano a parlare in maniera positiva nella rigida applicazione di regole, anche quando queste provocano povertà, disagio sociale.
    E' una punizione per i "cattivi", secondo queste persone la sofferenza è una conseguenza di chi si è comportato male.
    Dove il male non sono le riforme Hartz, il diesel gate, la corruzione Siemens, il surplus più grande del pianeta.

    Il male è da una sola parte e non è quella del capitale, a voi sembra possibile?


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  11. "Successivamente scriverà: “La nostra scelta del ‘vincolo esterno’ nasce sul ceppo di un pessimismo basato sulla convinzione che gli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese”. (Guido Carli, Cinquant’anni di vita italiana)"

    ARISTIDE>>Il teorema della piscina.
    http://goofynomics.blogspot.it/search?q=piscina

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  12. Bell'articolo, di Agenor. Asciutto, esplicativo ed analitico sulla/e radice/i del male.
    Leggendolo mi sovvengono un paio di osservazioni:
    1. Agenor considera responsabili del vincolo esterno, che ha messo sotto il giogo straniero un intero paese dell'area G7, i nostri vincolisti interni (Carli, Andreatta, Ciampi, Prodi...etc), la nostra classe dirigente in generale, dandone una ben precisa motivazione nell'incapacità sostanziale del paese di autogovernarsi, in una sua presunta immaturità, con la conseguente esigenza di delegare il governo del nostro paese ad una entità esterna in nome e per conto.
    Ora, al di là della comprovata a posteriori mancanza di capacità politiche ed economiche di alcuni dei suddetti signori o del loro sporco lavoro ben portato a termine (a seconda di come li si vuole giudicare...), non vengono presi in considerazione anche altri due fattori (ben noti in questo blog), uno sempre interno e cioè quello relativo ai vantaggi che Confindustria (almeno quella sua parte che contava e condizionava la politica) avrebbe ricevuto (ed ha ricevuto) eliminando il conflitto sociale e comprimendo i salari; e l'altro prettamente esterno e cioè le "piccole" esigenze del nostro storico miglior alleato, nonché padrino, sotto molteplici livelli: strategico, geopolitico e di esigenze della grande finanza di Wall Street. Un alleato padrino abituato (dopo II WW) ad ottenere dalla nostra classe politica con un solo sguardo.
    Ecco probabilmente in questo caso i vincolisti interni hanno condiviso le loro aspirazioni con quelle dei vincolisti esterni ed hanno celebrato un "bel" matrimonio d'interesse.
    2. Agenor s'interroga su quel repentino cambio di rotta del PCI alla fine di quel fatidico 1978 e ritiene interessante che gli storici vadano ad indagare su quello che successe in quei turbolenti mesi successivi all'assassinio di Aldo Moro. Sicuramente è così, io però, per non tralasciare nulla, darei uno sguardo anche ai mesi precedenti ed in particolare ad Aprile, quando un futuro e pregnante presidente della repubblica italiana di nome Napolitano fece lo storico e famoso viaggio nel gotha universitario statunitense. Erano i tempi degli USA di Kissinger e del C.F.R. ed oggi quel viaggio mi sembra un tantino dimenticato, sottovalutato, nascosto sotto il tappeto? Forse potrebbe aiutare a comprendere meglio le radici dell'attuale sinistra italiana e quindi molti degli avvenimenti politici italiani di questi anni travagliati.
    Si potrebbe partire dal suo taccuino di viaggio come pezza d'appoggio, anche se, essendo il protagonista principale ancora in vita, forse è presto per pensare di scrivere o riscrivere un po' di storia...

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    1. E ancor prima:
      http://www.conflittiestrategie.it/continuiamo-a-ricordare-cio-che-si-cerca-di-scordare

      E'una delle tante ricostruzioni, ma conoscerla
      non fa male

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  13. Bisognava parlarne del "cambio di rotta" delle principali forze politiche !Il Prof. ha dedicato decine di pagine(dalla pag. 263alla 290) nell'"Italia può farcela"per spiegare ,il "tradimento"degli appartenenti alla sua professione nei confronti sia della stessa scienza economica che dello stato democratico(impegnato al conseguimento dell' uguaglianza sostanziale del secondo comma dell' art.3 della Costituzione) di cui erano funzionari o insegnanti nelle università pubbliche.Del "tradimento "delle forze politiche ne ha parlato il Presidente Luciano Barra Caracciolo in "La Costituzione nella palude"delineandone le dinamiche comuni a tutti i partiti socialdemocratici in Europa(vedi pag.175-183) . Non c' era ancora nessun lavoro su come si sia sviluppato nel nostro Paese ,con una ricostruzione storica,l' "allontanamento"(a me viene meglio la parola tradimento) dei dirigenti dei partiti di massa dalla funzione attribuita dalla Costituzione di rappresentare il corpo elettorale,cioè il popolo detentore della sovranità,nella mediazione tra le classi sociali del conflitto distributivo.Certo concorse ,alle scelte di tutte le dirigenze di tutti i partiti di massa(il più grande di tutti ,la Dc, era anche quello che aveva più da perdere con l'impossibilità di fare politiche monetarie e fiscali che sedassero il conflitto distributivo) ,la consapevolezza della perdita d' influenza sul conflitto a causa delle incombenti liberalizzazioni dei movimenti di capitale e conseguenti deindustrializzazioni e delocalizzazioni(sempre da "La Costituzione nella palude" "l' analisi di Dani Rodrik...pag 243-245).Ma l'esperienza dei paesi emergenti indica che poteva esserci una strada diversa dalla resa incondizionata al vincolo esterno e che la scelta verso lo sme prima,la banca centrale indipendente e l' euro poi,sia stato ,per quanto riguarda i funzionari del Tesoro e della Banca d' Italia ,il modo per passare dalla condizione di servitori dello stato a quella di oligarchia dotata d' un potere notevole ,di gran lunga eccedente le proprie competenze tecniche.Per i vertici dei partiti fu invece in modo per"TIRARE A CAMPARE"di fronte al cambiamento subito dall' azione congiunta dei tecnocrati nazionali ,che avevano l' obbiettivo sopra descritto,e dei paesi egemoni nella nostra area geografica(oltre gli usa anche germania e francia)che avevano ed hanno tuttora(a meno che Trump sia leale con il suo elettorato)quello di una colonizzazione del nostro paese al quale vogliono infliggere il trattamento del "debitore pignorato"come già fatto con la Grecia(vedi questo post di orizzonte 48 http://orizzonte48.blogspot.it/2016/01/lerf-ci-attende-alla-fine-del-qe-e-se.html e l'intervista di Messora a Marco Zanni http://www.byoblu.com/post/2017/02/02/la-germania-tenta-il-colpo-grosso-commissariare-litalia-entro-il-2017-marco-zanni.aspx. Sono sempre più preoccupato...

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  14. Articolo molto bello, lo consiglierò ai miei amici in grado di capire (ma che ancora non l'hanno fatto).
    Ma se Agenore non è lei, sarà pure egli qualcuno. Non essendo, credo, il mitico re di Tiro di cui parla Erodoto, il suo sostanziale anonimato mi stupisce, in calce a un contenuto edito da una testata di ispirazione scientifica come a/. Non sarà l'unico, ma lo noto solo ora.
    La legge di Newton è davvero così osteggiata?

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    1. Noi siamo behind the enemy lines. Non è opportuno che si sappia dove e in quale forma. In un paese "europeo" un mio collega è stato bocciato a un concorso perché mi frequentava (e glielo hanno anche detto). Non fate gli eroi e non fate domande del cazzo, che denotano una tendenza al pettegolezzo incompatibile con la guerra in corso (se avete capito che è una guerra: altrimenti accomodatevi su lavoce.info). Chiaro? Scusa se sono esplicito.

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    2. Ps.: se uno non ha ancora capito è un tuo nemico anche se è un tuo amico. E comunque non capirà, e alla fine forse nemmeno se lo merita.

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    3. Molti nemici, molto onore. Riscopriremo la bellezza della lotta impari contro un nemico prezzolato che si autodistruggerà.

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    4. Piazzaloretismo al contrario ...

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  15. sono sul treno a fianco della autos. del Brennero. per ogni camion che viene da sud ce ne sono 10 che scendono da nord. Si vede che non siamo più capaci di produrre?

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    1. Anche il treno dove viaggi era di produzione italiana, aziende svendute all'estero da qualche tempo. Salutami Mezzacorona.

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    2. Caro Guido,
      quei 10 camion che scesero, risaliranno e quel solo camion da sud scenderà e allora saremo a parti invertite.
      Il problema è se avranno un carico o saranno vuoti?
      Siamo al massimo storico di esportazioni, come dice qualcuno, ergo siamo ancora vivi!

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    3. Hai ragione Guido, i teteschi sono più efficienti di noi, e agli italiani dà tanto senso di sicurezza il made in Cermany.

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  16. Simpatico notare come in tanti di noi si affrettino a sottolineare che hanno capito che il pezzo è di Agenor. Da quando sono nel mondo della scuola ho imparato che: "prima regola, spargere terrore!" E funziona dannatamente. :-)
    Continuando sullo scherzo consentite un OT: oggi possiamo assegnare il premio fake news dell'anno a La Repubblica che incasella la deputata europea di FI Lara Comi tra gli euroscettici! Tra gli additati, anche alcuni grillini (ma non volevano andare con ALDE?), e un deputato del PD... Ha ancora una volta ragione Foa, che qualche giorno fa raccontava del nuovo "messaggio" messo in campo dal Sistema: i populisti avrebbero anche ragione, peccato che non hanno la ricetta giusta. Dunque, punto 1: screditare.
    Venendo al pezzo, una personale riflessione da fissato con il caso Moro: nelle lettere dalla prigionia, inquieta l'insistenza sul nipotino Luca che con la sua morte resterebbe senza una protezione. Fatto salvo l'ovvio amore del nonno per il primo nipote, mi è sempre parso che questa insistenza sveli una inconscia preoccupazione per la neonata Repubblica; per la quale, a scorrere il memoriale e altri scritti, si rileva che "il prigioniero" ne aveva già ipotizzato le possibili derive se una serie di problematiche non fossero state affrontate e risolte, come quella tra governabilità e rappresentatività, o la possibile insorgenza di schieramenti anti sistema (non nel senso di M5S, ovviamente).
    Il fatto resterà chissà ancora per quanto avvolto nel mistero (dal punto di vista delle prove concrete, perché se stiamo nella logica dell' "io so" pasoliniano possiamo dire di aver capito tutto), di sicuro - e qui ci dovremmo interrogare sulla vera rilevanza del personaggio - è dopo la sua morte che il processo di "smontaggio" riesce progressivamente ed effettivamente ad attuarsi. L'anno di "è rimorto il papa" è forse anche più importante dell'81, che ne diviene irrimediabilmente figlio.
    Saluti cari, prof.

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  17. OT: ho letto l'articolo messo ben bene in alto oggi nella homepage di Repubblica, sullo scandalo vero o presunto dei finti rimborsi e assunzioni dei "partiti euroscettici".
    In effetti è cosa nota che i partiti euroscettici sono corrotti, mentre gli altri sono perfettamente onesti.
    Ragazzi qui siamo alla frutta. Mi colpisce come vadano avanti praticamente di pari passo una ancor larga inconsapevolezza diffusa tra le persone e allo stesso tempo la rapida disgregazione del sistema europeo (se si è costretti ad arrivare a questi mezzi mi pare un po' segno di disperazione).
    Segnalo anche una specie di inchiesta fatta da L'Espresso, temo su un campione selezionato di imprenditori che sarebbero tutti superfavorevoli a rimanere nell'Euro (i lettori molto meno, a giudicare dai risultati dei quesiti posti)

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  18. Facendo un tentativo di semplificazione estrema, l'Italia non è mai stata completamente libera dalla fine della seconda guerra mondiale. È stato menzionato più volte che questo paese sia stato per oltre 70 anni colonia degli americani e molte cose suggeriscono che lo sia tuttora.

    Oggi gli USA hanno un enorme problema, che potremmo riassumere dicendo due parole: guerra civile. Al momento mancano solo le trincee, ma stiamo assistendo a scontri titanici, in primis PotUS vs mainstream media che è di portata epocale, seguito a ruota da molti scontri "minori" dove però le fazioni di appartenenza sono piuttosto chiare.

    Nonostante gli eventi in casa, l'attuale amministrazione ha già delineato le linee guida di come loro vorrebbero il prossimo assetto europeo, Ted Malloch non per niente dice "...there is another union that needs a little taming".

    Se è perciò chiaro che siamo una colonia, è sempre vero che le colonie vanno governate e quello che Agenor ci racconta è che una certa fazione politica voleva partecipare al gioco e chi dava le carte non stava dalla loro parte.

    Non conosco gli eventi che portarono nel 1978 il PCI a cambiare idea, alcune ipotesi sembrano più plausibili di altre e l'ipotesi che gli USA abbiano offerto ruoli sempre più significativi in cambio di adesione politica alle loro idee, è certamente plausibile.

    Io penso che il vincolo esterno politico che ci ha portato dal dopoguerra fin quasi alla fine del millennio sia stato certamente migliore di quello che attualmente ci lega all'UE ed all'euro. Dubito che dal primo riusciremo mai a disfarci, ma il secondo spero che quanto prima diventi una brutta pagina di storia.

    Siamo in guerra, molti miei connazionali non lo capiscono, molti amici e parenti in Germania non se ne rendono minimamente conto (d'altra parte il Bild Zeitung non è che "informi" nel senso stretto del termine ed è tristemente uno dei mezzi informativi più consultato). Un giorno sarà troppo tardi e nessuno capirà perché.

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  19. Leggendo alcuni commenti, e non parlo soltanto dell'ultimo post, rimango sconcertato dalla confusione che c'è in giro.
    Nascono spontanee alcune domande:
    La confusione è dovuta alla vera complessità delle cose che accadono intorno a noi (politica, economia...)?
    Il mondo è davvero cosi complesso da quando si arriva a pensare che qualcosa sia semplice vuol dire non aver capito bene?
    Per spiegare degli avvenimenti bisogna ricorrere sempre alle spiegazioni (formule) complesse, altrimenti si rischia che vangano scartate come tropo semplici e di conseguenza non valide?
    La mia confusione rende più semplici le cose a qualcuno?
    Se la risposta all'ultima domande è sì allora ci sarebbe da fare un altra domanda.

    Questa volta non vi propongo un brano dai “soliti classici”, ma un citato divertente, da un liberista:

    “La complessità ha un suo valore?
    Se volete presi davvero sul serio, mettetevi a scrivere un libro molto, molto complesso, possibilmente in una lingua poco conosciuta. Ecco quello che allora vi succederà.

    1. Se non avete davvero niente da dire, è meglio che lo diciate in modo più complicato possibile, altrimenti gli altri se ne accorgeranno.
    2. I critici adoreranno il vostro libro, perché si sentiranno privilegiati, credendo di essere gli unici in grado di capirlo.
    3. I critici verseranno fiumi d'inchiostro a proposito della vostra opera, cosa che non succede mai per un libro semplice.
    4. I professori universitari apprezzeranno il libro, perché ovviamente ci sarà bisogno della loro scienza per spiegarlo alla gente comune.
    5. Nessuno oserà criticarlo, perché nessuno si sentirà mai sicuro di averlo capito fino in fondo.
    6. I filosofi saranno liberi di leggere nel libro quello che vogliono, dato che la complessità giustifichi qualsiasi interpretazione.
    7. Il pubblico acquisterà il libro per mostrare la propria cultura, anche se non lo leggerà mai.
    8. Il libro diventerà un oggetto di culto.
    9. Verrà naturale credere che l'autore sia un pensatore molto profondo che cerca di esprimere concetti di enorme complessità.
    10. Un bel numero di sedicenti intellettuali se la spasserà, godendosi la complessità del libro.”

    Edward de Bono,Semplicità, 2000 Sperling & Kupfer Editori S.p.A, p. 69

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    1. That reached conclusions quite different from what the ordinary uninstructed person would expect, added, I suppose, to its intellectual prestige. That its teaching, translated into practice, was austere and often unpalatable, lent it virtue. That it was adapted to carry a vast and consistent logical superstructure, gave it beauty. That it could explain much social injustice and apparent cruelty as an inevitable incident in the scheme of progress, and the attempt to change such things as likely on the whole to do more harm than good, commended it to authority. That it afforded a measure of justification to the free activities of the individual capitalist, attracted to it the support of the dominant social force behind authority.

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    2. Le vicende storiche, come d'altronde la vita personale, sono infinitamente complesse quando ci si è dentro e vi si deve agire nella "nebbia della guerra", la gragnuola di informazioni incerte che colpisce l'attore storico "in tempo reale". Se si riesce ad allontanarsi un po' (come fa per esempio Proust nella “Recherche”), quel che pareva infinitamente complicato diventa semplice e abbastanza chiaro, anche se mai perfettamente trasparente e certo.
      I punti nodali della svolta di fine anni Settanta sono questi.
      1) La piena occupazione e il progresso elettorale del PCI pongono alle classi dirigenti italiane due problemi maggiori: ingovernabilità delle grandi fabbriche, possibile sorpasso elettorale del PCI.
      2) I dirigenti del PCI, che hanno un posto in tribuna d’onore nel Patto di Varsavia, sono i primi a rendersi conto della deliquescenza del baraccone comunista. Molto all'ingrosso le posizioni sono: la destra amendoliana (un superstite è Giulio Sapelli) vogliono entrare nella gestione del capitalismo italiano secondo le regole del capitalismo, cioè garantendo la governabilità capitalistica delle fabbriche e della società, perché si rendono conto che la pianificazione di tipo sovietico è un disastro, ma tenere fermo all'alleanza con l'URSS in omaggio al realismo geopolitico. La sinistra ingraiana è massimalista sul piano sociale, cioè non si rende conto che piena occupazione ed egualitarismo a tutto vapore pongono problemi seri di governo delle fabbriche e della società capitalistica, e nuovista cioè antisovietica, dirittoumanista, postmoderna, di fatto americanista etc. sul piano culturale; il centro berlingueriano media tra le due posizioni, e si dirige verso le due mosse che effettivamente farà: distacco dall'URSS, nuovismo culturale. Due segni rilevanti della linea berlingueriana: viaggio in USA di Napolitano, attentato alla vita di Berlinguer in viaggio in Bulgaria (incidente automobilistico, forse solo un avvertimento ma ci mancò un pelo).
      [segue]

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    3. [segue dal post precedente]

      3) Nella DC il luogo dove da sempre si discutono le prospettive strategiche dell’ideologia e della cultura è la sinistra. La sinistra DC è divisa in due. La fazione della sinistra allora maggioritaria è la sinistra di Mattei, Moro e Fanfani, (“cattolicesimo sociale”). La fazione della sinistra DC minoritaria è quella tecnocratica di Nino Andreatta, poi Prodi, etc. Moro pensa a una integrazione del PCI di tipo giolittiano. Il PCI viene integrato nel sistema di potere economico delle industrie di Stato, fa una lunga anticamera parlamentare senza mai mettere piede nel sancta sanctorum NATO per evitare contraccolpi da Washington, e via via viene normalizzato e staccato, nella pratica se non nella teoria, dal comunismo sovietico, così garantendo stabilità sociale e politica all’Italia. Moro insomma vuole approfittare delle doppiezza togliattiana per volgerla a vantaggio del suo partito e del suo campo, ma non chiede al Pci il distacco ufficiale da Mosca. Per funzionare, questa politica ha bisogno che prosegua e anzi si accresca il margine di autonomia politica italiana rispetto agli USA, e in particolare la direttrice mediterranea della sua politica, senza la quale il sistema IRI non ha senso, l’Italia non ha autonomia politica, e il cattolicesimo deve rinunciare a ogni margine di opposizione ideologica al liberalismo capitalista “normale” cioè anglosassone. La fazione della sinistra DC minoritaria vuole invece puntare alla trasformazione del PCI in “partito radicale di massa”, per usare la formula del filosofo (di destra cattolica) Del Noce, cioè vuole che sia la DC, sia il Pci diventino partiti “normali”, “moderni”, “non ideologici”, cioè simili a quelli che si alternano al governo delle democrazie occidentali “mature”, vale a dire di stampo anglosassone. Il punto d’incontro tra PCI e DC deve essere la comune scelta a favore della “società moderna e occidentale”, cioè liberale e capitalistica , nella prospettiva della costruzione di un sistema politico bipartitico di tipo anglosassone. Questi sono i “cattolici adulti”. “Cattolico adulto” vuol dire il cattolico che dà un giudizio favorevole sulla modernità capitalistica, intesa come filosoficamente e culturalmente “neutra”. Per evitare l’integrismo cattolico, la reazione, il medioevo e l’arretratezza, la scelta religiosa deve restare un fatto privato e personale. Lo stesso movimento di disincanto e privatizzazione della scelta valoriale, di uscita dalla minorità kantianamente intesa, deve essere compiuto anche dai comunisti. Qui l’incontro DC-PCI prevede l’uscita dei comunisti dal campo sovietico.
      4) Queste alternative vogliono rispondere ai dilemmi di tipo religioso, culturale, politico e geopolitico ai quali l’Italia è DA SEMPRE E PER SEMPRE condannata a rispondere, a causa della sua posizione geografica e della presenza sul suo territorio della sede papale. I dilemmi principali sono: Europa continentale o Mediterraneo? Cattolicesimo o protestantesimo (all’interno della Chiesa, cattolicesimo “greco” o cattolicesimo “ebraico”)? Capitalismo anglosassone “normale” o capitalismo a forte correzione dirigista statale? Primi tra gli ultimi (Italia che guida i paesi “arretrati” mediterranei) o ultimi tra i primi (Italia che si fa guidare dai paesi “avanzati” del Nord Europa)?
      [segue]

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    4. [segue dal post precedente]

      5) N.B.: Tutti, ripeto tutti questi gruppi di potere italiani hanno referenti interni ai paesi guida dei due campi, USA e URSS, dove, come sempre accade, esistono linee politiche anche molto aspramente confliggenti.
      6) Caso Moro. Ci ho pensato parecchio, e ho formulato due ipotesi che si possono leggere in due interventi su “Conflitti e strategie”, poi riportati qui: http://www.leparoleelecose.it/?p=14508
      Per farla molto corta: secondo me, la vicenda Moro fu il catalizzatore del conflitto tra due campi, italiani e internazionali, che già esistevano, ma non erano ancora giunti a trasferire sul piano politico-operativo il loro contrasto ideologico e di linea politica. Chi abbia vinto si vede benissimo, oggi: si rileggano i dilemmi elencati al punto 5 e ci si chieda quale risposta sia stata scelta.
      7) Quando Carli scrive ““La nostra scelta del ‘vincolo esterno’ nasce sul ceppo di un pessimismo basato sulla convinzione che gli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese” la parola chiave è ALTROVE. L’altrove a cui si riferisce Carli è l’altrove rispetto all’Europa del Nord. Ricordo che nel 1976, anno del massimo successo elettorale del PCI, Gheddafi si comprò il 10% delle azioni di una Fiat in serie difficoltà, costretta a ricorrere “all’Africa” per tenersi a galla.
      Gli istinti animali (una traduzione libera di “animal spirits”) della società italiana sono, per Carli, il dirigismo di Stato (tipico del cattolicesimo sociale) l’industria di Stato (idem) e la politica mediterranea, cioè africana (idem di nuovo). Il succo è: lasciata a se stessa, la società italiana, che mai ha compiutamente accettato la modernità capitalistica a causa della mancata riforma protestante, si impaluderà in un regime di inefficienza di tipo levantino. In questo burrone africano la guideranno le forze complementari dei due grandi partiti-Chiesa, entrambi avversi ideologicamente al capitalismo liberale e sorretti, grazie al sistema elettorale proporzionale, dal consenso di larghe masse di elettori che beneficiano delle provvidenze di Stato, sia sotto forma di welfare State e di Statuto dei lavoratori, sia sotto forma di assistenzialismo e di tangenti politiche.
      8) Secondo me, se le si guarda sotto questo profilo le cose sono abbastanza semplici e chiare, nelle loro linee fondamentali.
      Fine, mi scuso per la lunghezza.

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    5. Dragan, come sai, la risposta è nel metodo della casa:

      - Nihil sub sole novum
      - Deduzione
      - i dettagli, QED minori
      - unire i puntini
      - QED maggiori, lettura della realtà

      I dettagli (complessità) sono delizia dell'intenditore, che potrebbe anche farne a meno, e perline colorate che affascinano il cretino che non le infilerà mai, le armi preferite dai pifferai della falsa Castalia.

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    6. Eccellente analisi Roberto Buffagni

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    7. Siamo noi a dover ringraziare Lei. Mi piace ricordare, come esempio, che sapevamo quello che il mainstream avrebbe "scoperto" sul caso Regeni con un anno di anticipo: per merito Suo.
      E visto che di cose intelligenti non ve n'è mai abbastanza, grazie a Lei, a Velo di Maya, a Martinet e a chiunque sia coinvolto nel sito www.radiciefuturo.com.
      È bello leggere i vostri commenti in giro per la blogosfera, ma è anche meglio avere un sito che funga da aggregatore, dove potete espandere i vostri ragionamenti. Io personalmente non ne ho mai abbastanza.

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  20. È triste. Triste perché proprio stamattina ho avuto un'accesa discussione con un esemplare affetto da una forma grave di "miccuginismo" e di "i tedeschi sono mejo di noi" che, seppur in termini diversi affermava come il Carli che noi italiani non siamo altro che animali e farebbero bene a commisariarci dall'alto. Triste perché trattasi di un vero e proprio lavaggio del cervello che ormai vede persone anche normodotate essere attaccate a dogmi in stile religioso, mentre continuano anche ad auto-insultarsi definendosi animali. Ed io da italiano mi sento terribilmente solo e male per la nostra gente.

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    1. Non animali qualsiasi, PIGS. Che hanno cantato come cicale e ora piangono lacrime di coccodrillo. Fa una bella differenza. Un cane, qualsiasi piddino può confermartelo, il diritto al cappottino impermeabile quando piove ce l'ha. Scodinzola con tanto garbo!

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  21. A chiunque interessasse (cioè ai: "ma perchè è anonimo..." o "ha copiato..."): Agenor ...
    L'ho già scritto una volta, ma forse corre utile ricordare che durante l'occupazione nazista i Partigiani non credo andassaro in giro con la maglietta stampata col proprio cognome sulla schiena... e credo che in pochi possiamo oramai dire di avere "intuizioni originali" viste le scoperte del passato...

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  22. Condivisibile la prima parte. Ma le conclusioni di Agenor sono assai ambigue, quando viene giustificato, nei fatti, il "vincolo esterno" con l'incapacità della classe politica nazionale. Proprio quella classe politica imposta dai vincolisti per portare a compimento il progetto ultraliberista.

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  23. Sintetica, documentata e chiarissima l'analisi di Agenor. Ma, a proposito del vincolo esterno e di quanto ha detto ieri nell'incontro versailliano la banda dei quattro, gli aguzzini hanno massacrato la Grecia (oltre a tutti noi) per imporle gli assurdi parametri di un'unica velocità europea, e adesso "scoprono" che l'Europa ha due (dicono loro), o tante (dice la realtà) velocità.
    Credo che il capitolo della Storia che parlerà di questi ultimi decenni europei, avrà come titolo: "Follia"

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  24. ho sentito un netto scricchiolio.......http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Gentiloni-Il-25-marzo-a-Roma-la-Ue-riparte-dai-popoli-europei-3fd4ab39-e871-4e3c-aabb-6ec6b319c80e.html

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    1. Rajoy: "La Ue è una storia di successo. Occorre difenderla" "L'Ue è una storia di successo, nonostante quello che dicono i suoi detrattori - ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy - Sono stati 60 anni di pace e di democrazia. È la prima economia mondiale, una potenza culturale e turistica e anche in termini di servizi alle persone. Per questo dobbiamo difenderla e stare uniti".

      Chissà che s'è fumato, ieri Rajoy; roba pesante!

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    2. Il bello è che come tutte le mistificazioni ha una base di verità, ovvero che nonostante le politiche UE, l'Europa è il miglior posto al mondo dove vivere. Ma appunto ci stanno lavorando...

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  25. Non riesco a leggerlo ... disperato dolor il cor mi preme e mi viene un eccessivo desiderio di rosicchiare crani freschi e disseccati

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  26. Questo contributo non mi è piaciuto. In particolare questo passaggio: «Infatti gli ultimi a prendere una decisione vitale per il futuro del paese e che ne avrebbe condizionato l’esistenza per molti decenni a venire furono proprio loro, con i risultati fallimentari che oggi sono sotto gli occhi di tutti».

    Come si può dare del fallito a chi sta vincendo? Non è possibile raccontare la favoletta di un campo avverso composto solo da imbecilli che si sparano sui piedi e non è indifferente sapere con chi si ha a che fare.

    Sarà vero che una parte, anche numericamente preponderante — "gli imprenditori" piccoli e medi e relativi rappresentanti politici — è incapace di comprendere che i propri interessi sono legati strettamente a quelli dei lavoratori (sul e viceversa ci sarebbe da discutere, non lo faccio qui ma meditate ciò che riporto sotto), ma è falso se consideriamo chi ha condotto il gioco (e chi a questi si è venduto: la pseudosinistra), che sapeva cosa stava facendo sin dall'inizio.

    Davvero dobbiamo tornare ancora su questo punto? Pensavo avessimo prodotto ormai abbastanza materiale da non lasciare dubbi, ma evidentemente mi sbagliavo.

    Allora recupero un lavoro di Francesco Petrini che ho già citato in passato, "Io stavo dalla parte dei capitalisti". Guido Carli e la modernizzazione italiana. Leggiamo a pagina 7:

    ----------8<----------8<----------

    Ma non fu solo il salario al centro dello scontro sociale. Ancor di più le rivendicazioni dei lavoratori riguardarono l'organizzazione del lavoro, andando dritto al cuore dei rapporti di potere in fabbrica. Come affermava un anonimo imprenditore a metà anni Settanta, intervistato dal sociologo Alberto Martinelli: "fino a una decina d'anni fa l'imprenditore aveva una discrezionalità assoluta sull'operaio, mentre adesso si è rovesciata la situazione".²⁶ E così, a proposito della situazione dei rapporti industriali all'interno della maggiore azienda industriale italiana, la FIAT, Marco Revelli, ha scritto di una «crisi di comando» del management.²⁷

    Carli, sempre alla guida della Banca centrale, colse in pieno questi sviluppi:

    [I sindacati] puntarono non soltanto e addirittura non tanto su rivendicazioni puramente salariali, ma sul tema della rigidità della forza lavoro. Fu questo il punto cruciale di quello scontro: sottrarre completamente e definitivamente la forza lavoro agli automatismi del mercato, all'andamento della congiuntura e alle autonome decisioni degli imprenditori. Io ebbi allora la sensazione che fossimo definitivamente entrati in un sistema che potremmo definire di labour standard, in un sistema cioè contraddistinto dal salario come variabile indipendente.²⁸

    La situazione era aggravata dall'indebolimento del vincolo esterno, can lo sgretolarsi del sistema di cambi stabilito a Bretton Woods.
    __________________________________
    26 A. Martinelli, La cultura economico-politica e ideologica degli imprenditori, in D. Bratina, A. Martinelli, Gli imprenditori e la crisi, il Mulino, Bologna, 1978, p. 64.
    27 M. Revelli, Lavorare in Fiat, Milano, Garzanti, 1989, p. 55.
    28 G. Carli, Intervista sul capitalismo italiano, a cura di E. Scalfari, Torino, Bollati Boringhieri, 2008, pp. 64-65.

    ----------8<----------8<----------

    Mi sembra di una sincerità e chiarezza disarmanti: cominciavano a perdere terreno e sono passati al contrattacco andandosi a cercare un vincolo esterno da sostituire agli accordi di Bretton Woods.

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  27. Anch' io una volta sentivo spesso questi discorsi intorno a me. Poi dopo qualche mese di frequentazione di questo blog, un po' di studio e un paio di discussioni ho notato che in mia presenza l' argomento viene sfiorato molto più di rado...Pochi volenterosi hanno capito o si stanno sforzando di farlo, altri probabilmente evitano il discorso per non sorbirsi la canata d' ordinanza. Però ogni tanto mi capita di sentire certi discorsi o di leggerli e mi sento come te, circondato da una marea di persone che hanno subìto un lavaggio del cervello di una violenza devastante...anche persone che ti sono vicine e allora ti senti veramente amareggiato. Questo è ormai il nocciolo del problema: non la tenuta dell' €, che viene oramai pubblicamente difeso solamente da qualche volenteroso, e probabilmente involontario, carnefice; il nocciolo del problema è che attualmente in Italia probabilmente non c'è una maggioranza che creda e che voglia lottare per l' indipendenza dell' Italia e che voglia mettere, come auspicato da Agenor, la nazione sui giusti binari. Vorrei aver fiducia nei miei coetanei, da cui ricevo segnali contrastanti: alcuni sono stati rincoglioniti per bene dalla retorica della generazione-erasmus, altri invece manifestano una certa insofferenza e anche una certa impermeabilità alla propaganda.

    Ps: Agenor dice che siamo una nazione giovane, ma credo che intendesse un giovane stato: lo so che può sembrare una precisazione inutile e fuori luogo, ma non credo lo sia, visto che, proprio per liberarci dal vincolo estero che ci fa guardare con ammirazione paesi i cui meriti sono quantomeno controversi, è sempre bene ricordare che siamo una nazione antica che qualcosina, nella sua storia, è riuscita a creare.

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  28. Pochi minuti fa mi è successa una cosa bruttissima professore, alla tv ho visto un certo Sandro Gozi decantare i vantaggi dell'Italia che ha avuto dall'Europa. Ho aperto la finestra è comincia a piovere.
    Marcello

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  29. Solo parzialmente OT. Per far passare il vincolo esterno bisogna fomentare l'autorazzismo e il senso di inferiorità, come spiegato spesso dal prof. La cosa è relativamente facile quando si ha una quantità praticamente illimitata di risorse per farlo. E non ci hanno provato solo con noi e con i Greci (riuscendoci benissimo). Guardate che razza di video hanno fatto per gli inglesi.

    https://www.facebook.com/theguardian/videos/506897629498005/?pnref=story

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    1. Persino il diritto alla privacy sarebbe qualcosa che gli inglesi devono all'europa -che poi non centra nulla con la carta dei diritti umani. E poi guardate che pezzo da 90 viene impiegato, immagino aggratisse, che la ricompensa ha altre forme: un attore che incarna l'idea di modernità e scienza (non per tutti ovviamente....) ...uff. Scusi prof se insisto ma è proprio ridicolo.

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  30. Articolo di ottima sintesi che si articola e integra bene bene imo con la lettura della “congiuntura più lunga” ( cap 5 del bel libro di cesaratto qui già segnalato); ma a proposito di vincoli perché non riconoscere e discutere ( anche solo così, per puro divertissement ) quelli ,per così dire , minori ? prendiamo gli urbanistici per esempio: così come l’italia soggiace ad un vincolo esterno noi in casa nostra , se pure vogliamo costruire un semplice soppalco , di modeste dimensioni e giammai utilizzabile come soggiorno ( un vero e proprio cul de sac ) dobbiamo stare molto attenti specie se ci troviamo a Roma Capitale ; perché ella nol consente ; e, allora, con determinazione dirigenziale ti appioppa l’ordine di demolire ; ricorrerai al tar e il tar ti boccerà ; ricorrerai al consiglio di stato e infine lì avrai giustizia anche se il lieto fine è marezzato di scuro per via delle spese legali- incomprensibilmente vista la banalità del caso- compensate ( fai un minimo di 20000 euri tra ricorsi e consulenze tecniche) : Si rientra nell'ambito degli interventi edilizi minori, per i quali comunque il permesso di costruire non è richiesto, ove il soppalco sia tale da non incrementare la superficie dell'immobile, e ciò sicuramente avviene quando esso non sia suscettibile di utilizzo come stanza di soggiorno.

    (Nel caso di specie, lo spazio realizzato con il soppalco era un vano chiuso, senza finestre o luci, di altezza interna modesta, tale da renderlo assolutamente non fruibile alle persone, di fatto un ripostiglio.) http://news.ilcaso.it/news_2624?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email
    Che dire ?chi di vincolo perisce di vincolo ferisce

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  31. Penso sia utile effettuare una citazione di un tale che già 150 anni fa rappresentò i rischi e l'inutilità del vincolo esterno
    https://it.wikisource.org/wiki/Adelchi/Coro_dell'atto_terzo

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  32. Chissà cosa dice Matteo Salvini sul tema scottante del vincolo esterno... dunque... se la prende con gli extracomunitari che vendono le mimose ai semafori e ne chiede il boicottaggio... Penso che possiamo dormire sonni tranquilli in mano a un pirl... a un uomo, un leader di tale portata

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  33. E ora siamo ridotti alla Flat Tax per attirare i "ricconi" stranieri e i ricercatori. A fare il dumping fiscale come l'Irlanda. Alla faccia della UE della cooperazione e della crescita comune. Che tristezza...

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    1. Chiamiamo le cose con i loro nomi.

      Quella per i ricconi non è una "flat tax", è un accordo fiscale con il contribuente.

      Così come la "rottamazione delle cartelle" non è altro che un condono fiscale.

      E il "Reddito di Inclusione" non è altro che una mancia, che, fra l'altro, per i criteri adombrati, finirà sopratutto a nuclei familiari di stranieri residenti e darà altre vagonate di soldi alle coop, pardon "Associazioni del terzo settore", per fare i corsi di inserimento (con la vasellina, forse) nel mondo del lavoro.

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  34. Forse il vincolo esterno non è un male in sé, di certo è un male in quanto ci allontana dall'obiettivo! Qual è l'obiettivo? è questo il punto: non sembra chiaro a molti quale sia l'obiettivo principale che dovrebbe essere oggetto dell'azione politica/di governo. Secondo me l'obiettivo è la piena occupazione! Certo, in regime di libero mercato e di effettiva democrazia (quindi in regime di libera informazione e non come adesso, condizionata da grandi gruppi finanziari).
    Se il vincolo esterno avesse delle chance di portarci alla piena occupazione, potrebbe (imho) essere accettabile, invece il vincolo esterno ci allontana sempre più dagli obiettivi, lo si sapeva dall'inizio e lo stiamo verificato empiricamente...
    Purtroppo i mass-media mai parlano di obiettivi di piena occupazione, di democrazia effettiva, di libero mercato, nessuno parla mai (salvo pochi casi isolati) degli obiettivi finali in tutto questo chiacchiericcio utile solo a perpetrare quella strategia della confusione in atto da decenni.
    Nessun mass-media parla mai degli obiettivi di interesse generale e ci mancherebbe: sarebbe come aspettarsi che il tacchino si spenni e si getti in pentola... purtroppo siamo governati e manipolati da dei tacchini (pavoni?)... magari non si getteranno in pentola da soli, però...

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    1. Se il cappio al collo guarisse dall'asma darei un calcio allo sgabello. D'altra parte, l'uso di imho ti individua subito: così è facile!

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    2. Scusa Francesco, ma che hai votato il 4 dicembre ?
      Perchè li il caro Renzino e i suoi soci avevano inserito in chiaro questo vincolo scrivendo che le leggi sarebbero state scritte "in raccordo" alle normative europee.
      Non esiste uno Stato europeo che abbia tale schifezza in costituzione; saremmo stati noi i primi.
      E tu dici che forse il vincolo esterno non sarebbe un male in sé........ma per favore !

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    3. Vox clamans in deserto.
      Parlo e nessuno mi ascolta.
      Caro Francesco, faccio riferimento al mio precedente post, pubblicato prima del Suo, in cui illustravo gli effetti del "vincolo esterno", modo elegante per indicare l'intervento straniero.
      E lo facevo citando un autore che scrisse in materia un secolo e mezzo fa largo circa.
      https://it.wikisource.org/wiki/Adelchi/Coro_dell'atto_terzo
      Avrebbe dovuto conoscerlo e se lo avesse conosciuto avrebbe capito quanto suonino ridicoli i “SE” di cui è infarcito il Suo post

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    4. Non ho avuto bisogno di arrivare allo IMHO; l'invocazione del "libero mercato" sott'intende sempre lo stesso concetto: “facciamo un po' come cazzo ci pare...„ a danno della collettività, aggiungo io.

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    5. Errata corrige: "sottintende", naturalmente.

      Una descrizione di ciò che succede nel mercato lasciato molto libero la trovate ne La giungla di Upton Sinclair:

      «[Descrivendo le condizioni dei mattatoi di Chicago] Tutte le volte che avanzava carne troppo guasta da poter essere utilizzata altrimenti, era uso comune inscatolarla o trasformarla in salsicce… Non c'era la minima attenzione per quel che veniva tritato per essere insaccato come salsiccia: dall'Europa, tornavano indietro vecchie salsicce rifiutate da quei paesi, ormai bianchicce e muffite, che – trattate con borace e glicerina, e rovesciate nei recipienti – venivano riciclate per finire sulla tavola di migliaia di famiglie americane. S'usava la carne caduta per terra, su quel pavimento pieno di sporcizia e segatura, su cui i lavoratori camminavano e sputavano miliardi di bacilli di tubercolosi; s'usava la carne ammucchiata negli stanzoni, sulla quale non aveva smesso un attimo di gocciolare l'acqua dal soffitto pieno di crepe, su cui centinaia di topi non avevano smesso un attimo di correre. Era troppo buio per riuscire a vedere bene, in quegli stanzoni, ma bastava passare una mano sui mucchi di carne per raccogliere manciate d'escrementi secchi di topo. I topi erano una grossa scocciatura e i conservieri avevano dato disposizione perché venissero sparsi bocconi avvelenati: gli animali li mangiavano, morivano e poi le carcasse dei topi, il pane avvelenato e la carne finivano tutti insieme nei recipienti per la triturazione.»

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    6. Vox clamantIS in deserto

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    7. "Libero" mercato e "vincolo" esterno.
      Possibile, Francesco, che non noti nessuna dissonanza?

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  35. Agenor ha scritto la "summa". Non occorre aggiungere altro

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  36. @ Eugenio Cassi
    1) ho votato e sollecitato, presso chi potevo, il no, a dirla tutta ho anche finanziato la campagna per il no del FQ.
    2) quando dico che il vincolo esterno FORSE non è un male in sé lo dico in senso generale... se un padre non vuole mandare a scuola i propri figli perché preferirebbe mandarli a pascolare le capre, interviene un vincolo esterno che lo obbliga a mandarli a scuola e questo non mi sembra un vincolo esterno sbagliato, lo stato di diritto rappresenta per ognuno un vincolo esterno e neanche questo mi sembra tanto sbagliato, forse il vincolo esterno estero rappresentato dagli USA nel dopoguerra IMHO ci ha consentito il miracolo economico, e mi scuserai gli IMHO e i forse, altrimenti me ne farò una ragione. Come vedi in senso generale il vincolo esterno non è un male in sé, se non condividi ciò continuerò a farmene una ragione...
    3) nel caso specifico ho scritto che quel vincolo esterno “di certo è un male in quanto ci allontana dall'obiettivo” (testuali parole), che cosa non hai capito di quelle poche parole? Cosa c'è da fraintendere? Ok, diciamo che mi sono espresso male...
    4) il senso del mio intervento è che IMHO si fa tanta letteratura ma secondo me questo non aiuta a chiarire quali sono gli obiettivi da tenere sotto tiro, anzi, si dilatano in una marea di discorsi su questioni che non sono prioritarie (un po' come la castacriccacorruzionebrutta... che però – per inciso - potrebbe invece essere causa anche della moneta unica ma questo è un altro discorso che probabilmente non capirete e sarà oggetto di un altro vespaio)
    5) tutto questo solo per amor di polemica: siamo dalla stessa parte, mi sono reso conto che la moneta unica è un problema dall'inizio del 2012 e neanche grazie a Bagnai che ho cominciato a seguire solo successivamente e che ha consolidato la mia presa di posizione.

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    1. Mi sa che confondi lo stato, organizzazione che opera per conto della comunità che rappresenta, con un non meglio definito "vincolo esterno".
      Lo stato non è un vincolo avulso dalla tua comunità. Il "vincolo esterno", per definizione, si.

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  37. @Tenerone Dolcissimo che scrive
    “Vox clamans in deserto.
    Parlo e nessuno mi ascolta.”
    come no! son qui per fare da parafulmine alle tue frustrazioni... se permetti il condizionale è legittimo, non ridicolo come invece IMHO certe citazioni anacronistiche (la guerra longobarda? Davvero?) che IMHO nulla aggiungono alla discussione... solo una cosa c'è di interessante al link che hai proposto (IMHO) e non riguarda ciò che ha scritto Manzoni.

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    1. Anacronistiche? Mah in base a quel che sento i barbari sono ancora una volta calati dal nord a depredare le italiche contrade. Nihil novi sub soli
      Estote parati fratres, patrimoniale tributum ad portas

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  38. @CorrettoreDiBozzi
    Sottintendi che il mercato deve essere soggetto ad un vincolo esterno in un post dove si demonizza il vincolo esterno... contro uno che cerca di dire che un vincolo esterno non è il male di per sé... se capisci ti renderai conto che sei minimo minimo incoerente...
    Personalmente ritengo che deve esserci in larga misura un mercato libero (vincolato da leggi che tutelino l'effettiva libera concorrenza e non le prevaricazioni dei grossi cartelli economico/finanziari... il cosiddetto vincolo esterno al libero mercato) dove non rientrino quei servizi che sono soggetti a monopolio naturale (acqua, rete elettrica, viabilità, ecc.) e quei servizi che sono diritti fondamentali (ancora acqua, istruzione, sanità, giustizia, arte, ecc.), ai quali deve provvedere l'amministrazione pubblica. Il tutto corroborato da una politica economica anticiclica ad opera dello Stato, il cosiddetto vincolo esterno alla domanda (che diventa così variabilmente aggregata)

    Qual è la tua visione del mercato? (vai tranquillo, non mi scandalizzerò come te se utilizzerai il condizionale o l'esplicitazione di tuoi modesti pareri personali)

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    1. Non ho bisogno di esprimere pareri personali (che tu comunque non sei in grado di giudicare): inutile che tenti di mascherarti riproponendo un'imparaticcia minestrina riscaldata, con tutta evidenza hai dimostrato di essere un miserabile venuto qui a provocare e a farci perdere tempo. Basta notare come giochi col termine "vincolo".

      Un mercato ben regolato e con una forte presenza nell'economia dello Stato non è certamente l'aspirazione di chi solitamente utilizza l'espressione "libero mercato".

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    2. Ma quante ridicole certezze...
      1) sei ridicolo quando rinfacci ad altri di essere mascherati dicendolo da dietro un nick.
      2) sei ridicolo quando rinfacci ad altri di “riproporre un'imparaticcia minestrina riscaldata” (tra l'altro sbagliando) facendo poi la stessa cosa
      3) sei ridicolo quando accusi altri di essere miserabili che fanno perdere tempo quando sei tu a rispondere ai loro commenti: se mi ritieni un troll (sbagliando) non devi far altro che evitare di rispondermi, altrimenti dimostri di aver tempo da perdere!
      4) soprattutto sei ridicolo quando mi metti in bocca cose che evidentemente non penso: la mia aspirazione non è il “libero mercato” fine a se stesso, in quanto ho scritto fin dall'inizio: “Secondo me l'obiettivo è la piena occupazione! Certo, in regime di libero mercato e di effettiva democrazia “ cosa ben diversa dal sostenere l'ideologia liberista come la intendi tu! Si tratta di una coniugazione (per chi ha una formazione “umanistica”) o di una espressione (per chi ha una formazione “tecnica”) per definire un sistema economico in stile Keynesiano, quindi c'è ben poco da fraintendere per chi è capace e vuol capire!
      Se vedi nemici da per tutto è un tuo problema, non mio.

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    3. Sono almeno 40 anni che "libero mercato" significa politiche economiche sciagurate che, dove sono state applicate, hanno dimostrato di essere contrarie al benessere diffuso ed alla democrazia sostanziale. Eri distratto?

      Tu hai la pretesa di venire qui, tomo tomo cacchio cacchio, e di voler essere preso seriamente facendo il sofista de noantri sul termine "vincolo" e inserendo con nonchalance quelle due paroline, "libero mercato", ignorando allegramente il lavoro che è stato fatto qui e su Orizzonte48.

      Se usi in modo così poco avvertito la terminologia del nemico, e di conseguenza il suo apparato concettuale, non è che sembri... ma sei il nemico, probabilmente a tua insaputa (se non sei un troll). Un po' come ho visto fare su Twitter da certi "noeuro" che facevano circolare il "santino" di Margaret Thatcher solo perché si era espressa contro l'euro. O come altri "noeuro" apologeti del Gold Standard.

      Il mercato che si concilia con la democrazia sociale sancita dalla nostra Costituzione non può essere "libero", ma deve essere molto ben regolato. Non è una questione di lana caprina, è decidere cosa l'istituzione "mercato" deve servire: il benessere di pochi o il benessere della più ampia parte della popolazione (al netto di ogni discussione sul fatto che sia o meno il mezzo migliore per raggiungere questo scopo; cfr. ... [del]la profonda diffidenza della maggioranza dei Costituenti verso il mercato...).

      Appello rivolto a tutti: anch'io starei volentieri ad occuparmi di altro, ma abbiamo imparato a nostre spese che queste questioni richiedono la nostra costante attenzione. Quindi se stiamo qui ogni tanto possiamo fare lo sforzo di introiettare qualcosina de lebbasi? Non ho scritto ilogarismi (sic!), ho scritto lebbasi!

      P.S.: ti rispondo finché penso possa essere utile (se i nostri commenti vengono pubblicati vuol dire che lo pensa anche il padrone di casa) e questo ti da pure la possibilità di dimostrare, se ti interessa, che non sei un troll (non so se l'hai notato, ma non sono l'unico ad aver trovato i tuoi commenti un po' sospetti).

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    4. Niente da fare, qualcosa mi sfugge anche quando rileggo più volte: "dà".

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    5. Perdonami Correttore di Bozze, ma mai spieghi come fai a qualificare "libero mercato" un qualcosa che è nato bloccando il "libero mercato" dei cambi???

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    6. Eccone n'artro! Altro che nemico alle porte: il nemico ci è entrato nella capoccia!

      Non solo i loro modellini di cartapesta dell'economia spesso non funzionano come dicono loro, ma neanche loro credono nei principi a cui dicono di ispirarsi! (Qui mi riferisco a quelli che comandano davvero: sotto i veri credenti si trovano.)

      È una sorpresa per voi? Mettiamo anche che non siate mai stati sfiorati dal sospetto che funziona proprio così, ma qui non vi è stato mai fatto notare? Sicuri? Ma che blog leggete?

      P.S.: bozzi, non bozze.

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    7. Perdonami ancora ma non pensi che in un mondo pieno di gente che esercità l’attività di medico senza laurea in medicina per ottenere lucrosi guadagni o che si presenta ad una ragazza millantando di essere avvocato per essere da lei sposato ci possa essere qualcuno che si spacci per liberale ma non lo sia assolutamente?
      E non ti sembra che sia offensivo per i veri liberali che tu consideri tale Mario MONTI e la cosca dell’ALDE?
      Come ti sentiresti se io ti rubassi la giacca e rompessi le ossa a qualcuno e questo qualcuno poi accusasse te di avergli rotto le ossa?

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    8. Ma che bella favoletta edificante. Seguendo il tuo ragionamento bisognerebbe votare gli Altrieuropeisti: «... e mica è questa l'Europa [intendendo UE] vera, quella che volevano i padri fondatori. Subito gli Stati Uniti d'Europa!»

      Su quanto siano innocenti (anche) i liberali (veri, invertiti, mezzi e mezzi), riguardo la situazione in cui ci troviamo, citofonare Orizzonte48.

      Qui, da una prospettiva che per approssimazione caratterizzo come socialdemocratica (il padrone di casa mi correggerà se non vi si riconosce), abbiamo denunciato la turpitudine del tradimento della sinistra —la parte che più avrebbe dovuto difendere l'interesse dei lavoratori— e abbiamo inveito (è umano farlo) contro i traditori che ostacolano la presa di coscienza necessaria ad una soluzione non cruenta.

      Nonostante questa prospettiva sia di parte e mai si sia occultato che è così, ha trovato un consenso crescente presso persone con le più varie tendenze politiche. Abbiamo riconosciuto, chi implicitamente chi in modo esplicito, la nostra responsabilità nell'aver lasciato fare, ciascuno alla propria parte politica e per le più varie motivazioni personali, atti che sono contro il nostro interesse. Ci siamo ripromessi di fare il possibile per correggere questa situazione.

      Constato che invece alcuni di voi si sono ritagliati il ruolo delle verginelle, per sé e per la propria parte politica/convincimenti ideologici. Sapete che c'è? IO con voi non ho niente a che spartire. Gli altri si regoleranno come credono.

      Salutammo.

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    9. Secondo me si scambia il libero mercato con l'anarchia di mercato.
      Come già scritto: serve discutere delle cose di base in quanto neanche su queste c'è la minima chiarezza.
      Quindi: cos'è il libero mercato? A me piace la definizione classica: “Il libero mercato è un mercato in cui i prezzi di beni e servizi sono raggiunti esclusivamente dalla mutua interazione di venditori e acquirenti ovvero produttori e consumatori. Per definizione, nel libero mercato venditori e acquirenti non si forzano o ingannano a vicenda, né sono forzati da una terza parte. Gli effetti aggregati delle decisioni dei singoli sono descritti dalle naturali leggi della domanda e dell'offerta.
      Certo serve (ed è l'ennesima volta che lo scrivo) che ci sia una regolamentazione tale da permettere che “venditori e acquirenti non si forzano o ingannano a vicenda, né sono forzati da una terza parte.” In sostanza una seria e non burlesca autority antitrust (oltre ovviamente allo stato di diritto ma quello c'è, anche se molto perfettibile!)
      Poi serve che lo Stato agisca al di fuori del libero mercato per erogare quei servizi che con il libero mercato non c'entrano (monopoli naturali) e per erogare quei servizi che sono diritti fondamentali (acqua, istruzione, sanità, giustizia, ordine pubblico, tutela e valorizzazione del patrimonio artistico/culturale, viabilità/mobilità, ecc.)
      Poi serve che lo Stato agisca da buon padre di famiglia (aspetta...) e provveda a politiche economiche anticicliche per prevenire piuttosto che curare cicliche crisi di mercato.
      Quindi sono perfettamente d'accordo con te: “Il mercato che si concilia con la democrazia sociale sancita dalla nostra Costituzione deve essere molto ben regolato” solo che i prezzi (al netto dei suddetti settori al di fuori del libero mercato) devono essere formati dalle dinamiche della domanda e dell'offerta e solo che lo Stato non può mettersi a fabbricare piatti ad un prezzo politico in concorrenza con i produttori privati... o no?!
      Bene, questo mercato non può che chiamarsi “libero mercato” che a te piaccia o no!
      Per mutuare una famosa frase: la libertà di un operatore nel libero mercato finisce dove inizia la libertà dell'operatore prossimo.
      Come è vero che nella società civile ciò è essenziale e regolato dalle apposite leggi (stato di diritto) anche nel libero mercato ci sono leggi che tutelano le pari opportunità per tutti gli operatori e nessuno, neanche lo Stato, deve poter prevaricare tali meccanismi, per raggiungere la piena occupazione può agire con le politiche anticicliche e nei suddetti settori al di fuori del libero mercato. Altro punto importante per non surriscaldare gli animi dei cittadini che sono impiegati nell'impegnativo mondo del libero mercato è che gli impiegati pubblici non devono avere privilegi rispetto ad essi... questo è controproducente, mentre è produttivo che il livello salariale minimo sia dato dal livello salariale del pubblico impiego, dove chi perde il lavoro può accedere fintanto che non trova un'occupazione nel libero mercato (e quindi ad un reddito maggiore)
      Tu stai accusando il libero mercato (che secondo me da decenni è più che altro un'anarchia di mercato, non un vero libero mercato) di fare danni, però stiamo dicendo che il maggior problema attuale è l'aver aderito alla moneta unica... quindi l'attuale danno maggiore lo stanno facendo le istituzioni statali e interstatali, non il mercato... a meno che non ammettiamo che lo stato è arrivato a ciò in quanto corrotto dai grossi operatori del mercato... rileggendo la definizione sopra dovrai così ammettere che oggi non siamo in regime di libero mercato (e che siamo in regime di anarchia di mercato).

      Non ho tempo per rivedere il testo, affinarlo e sintetizzarlo... mi rendo conto che è un pippone ma spero lo stesso non vorrete fraintendere quanto ho scritto e di cercar di capire quello che vorrei esprimere nella sostanza.

      Solo di una cosa sono certo: il fine ultimo di una buona azione di governo può essere solo una piena e dignitosa occupazione.

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    10. [Comunicazione di servizio: con questi che non capiscono la tecnica del rivolgere contro il mainstream la sua stessa ideologia, sottolineandone le contraddizioni, che si fa? Si aspetta che la SStoria faccia il suo corso? Visti i risultati, non aveva tutti i torti Quarantotto a metterci in guardia dall'utilizzare certi artifici retorici. Scrivo metterci perché ho usato anch'io, su Twitter, EURSS per colpire l'immaginario di personaggio pubblico liberista.]

      Gli utili idioti (o i prezzolati) dell'impero britannico (e sue propaggini) pretendono di rimanere commestibili nonostante abbiano passato abbondantemente la data di scadenza.

      Con sommo sprezzo del ridicolo si affannano a dimostrare che comunque è colpa... indovinate di chi? Ma dello Stato! Il nostro ovviamente.

      Accettando la fissazione di un prezzo, sostengono, lo Stato ha violato le sacre regole del libero mercato. Ma attenzione: se lo ha fatto perché parassitato da soggetti dominanti nel mercato... lo ha fatto comunque in spregio alle sacre regole del libero mercato! Si è concesso un calo degli zuccheri nell'anti-trust, è chiaramente colpa sua, non può che biasimare se stesso.

      Capito bene? Non ci vuole il cambio flessibile perché si è dimostrato essere, in questo sistema economico, un meccanismo per assorbire gli shock che altrimenti si scaricherebbero sui salari. No, plebe ignorante! Non tu, ma i sacri principi del libero mercato sono ciò che bisogna difendere!

      Ah... quasi dimenticavo il sempreverde: i dipendenti pubblici, per i liberomercatisti dei privilegiati scansafatiche coi salari troppo alti, braccia rubate al libero mercato! ('na scorzetta di Bruno Livori shakerato con due gocce di MeMMeT non ce le vuoi mettere?) Anche quando gettati nel marasma organizzativo non dovrebbero tirare a campare, dovrebbero prendere l'iniziativa e organizzarsi, portandosi, se necessario, la cancelleria non a (come in un vergognoso passato), ma da casa e —perché no?— decurtarsi lo stipendio.

      Sono rimasti le quattro noci in un sacco di sempre e il loro compito rimane quello di impedire l'emancipazione di questo Paese, che ne siano consapevoli o, peggio, che non lo siano. Essendo soggetti sensibili la casa madre recluta per i lavori sporchi sempre altri attori, cosicché i pupi possano conservare purezza virginale: eroi dei due mondi, crimine organizzato (da chi?), focosi romagnoli, mancati golpisti, terroristi di tutti i colori...

      Non so voi, ma io non lo voglio il loro "libero mercato": rivoglio, come minimo, che la Banca d'Italia torni sotto il controllo del Ministero opportuno, la monetizzazione del debito, il controllo del movimento dei capitali, i dazi dove e quando servono, la scala mobile, la contrattazione collettiva, il credito separato dalla speculazione e gestito dal pubblico, la regolamentazione del piccolo commercio al dettaglio (visto che le "liberalizzazioni" gli hanno dato una mazzata e la crisi lo sta estinguendo) e protetto dalla GDO (non solo perché è ormai quasi tutta in mano straniera, ma anche perché concentrare la vendita al dettaglio in grossi centri commerciali ai margini o fuori delle città è idiota).

      La cosa tragica è che siamo costretti a darci come obbiettivo uno stato di cose, che ora ci appare così difficile da riconquistare, in precedenza già raggiunto e che avremmo potuto senza dubbio migliorare se negli ultimi 30 anni gli alfieri del libero mercato non avessero prevalso.

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    11. Evitiamo elucubrazioni e teniamoci ai fatti.
      Questa Europa non ha alcun rispetto:
      a) della proprietà privata
      b) della privacy
      c) del principio di limitare la tassazione
      d) del principio di libertà dei prezziadottando una moneta unica
      COSA C'E' DI LIBERALE IN QUESTO?????
      Gli uomini di sinistra non hanno tradito nulla. Da sempre la sinistra ha propugnato che il benessere attuale venga dopo la costruzione di una società ideale ed è quello che sta facendo la UE

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    12. Leggo che vuoi il controllo dei movimenti dei capitali.
      Se è questo che vuoi hai un fenomenale alleato nella UE e nell'OCSE, che sono quelli che hanno messo le catene ai conti all'estero degli italiani

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    13. Uno rimane basito davanti a tanta beatitudine!

      Il libero movimento dei capitali è uno dei principali meccanismi concausa della crisi. Lo sapresti anche tu se ti fossi degnato di leggere, ad esempio, il post Il romanzo di centro e di periferia. O forse il problema è che l'hai letto ma non l'hai capito? O l'hai voluto capire come pare a te?

      Il liberalismo delle fiabe non esiste. Gli esiti del liberalismo reale non hanno nulla di fiabesco. Pensatori liberali hanno dato un contributo fondamentale alla concezione di questeuropa (cioè UE e un'altra non ne può esistere). Questo emerge dal lavoro filologico sviluppato su Orizzonte48. Neppure disdegnarono di appoggiare il fascismo, finché faceva comodo (anche Benedetto Croce prima del Manifesto degli intellettuali anti-fascisti). Fate pace con la realtà.

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    14. Come fa ad esistere il libero movimento dei capitali in tempi di scambio delle informazioni fra autorità fiscali di paesi diversi(proprio in questi giorni è entrato in vigore quello con la svizzera)e di voluntary dosclosure???
      Quindi esistono pensatori liberali che hanno propugnato una forte burocrazia e la privazione del diritto di voto?

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    15. Senza contare che puo' anche essere vero che "Pensatori liberali hanno dato un contributo fondamentale alla concezione di questeuropa"
      ma chi l'ha concretamente realizzata è tutta gente di sinistra a partire da Prodi.
      Ora un conto è elucubrare progetti e un conto realizzarli.
      Non si puo' accusare Gesu' di avere promosso la pedofilia nella Chiesa solo perché ha detto "lasciate che i bimbi vengano a me"
      Cmq se esiste un liberale che ha detto di volere una Europa piena di burocrati e dove non si vota e che impone un carico fiscale del 70% e regole anche sulla circonferenza delle zucchine fammelo sapere.
      Quanto al fascismo ti ricordo che furono i comunisti i soli ad accogliere con applausi i nazisti che entravano in Parigi. La storia del collaborazionismo è piu' ricca di quel che riferisci tu.

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    16. Ah ho capito! A te interessa molto la libera circolazione dei capitali solo perché vuoi eludere il fisco. Te ne fotti del fatto che crea disastri: segui il labiale...

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  39. @Alberto49 scrive “Il problema non è il vincolo, come non è l'euro! Deja vu”
    ho scritto che quel vincolo è sbagliato perché causa problemi invece di risolverli (e nessuno si è interessato a ciò), scrivo ora che qualsiasi moneta unica è un problema in AV non O... ti basta per chiarire l'equivoco? Mi si rinfaccia di usare troppo il condizionale e il parere personale... mentre magari vi risulta normale arrivare a conclusioni affrettate quanto fallaci! Mah!

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  40. @ CorrettoreDiBozzi
    loro qua, loro là... personalmente credo di capire questa tecnica e cerco di proporre perfino di enfetizzarne la maggiore contraddizione: attualmente si chiama libero mercato ma il lavoro viene trattato né più né meno di qualsiasi altra merce, quindi è un mercato degli schiavi, altro che libero... noi dovremmo proporre invece un libero mercato nel quale il lavoro sia il fine ultimo, l'obiettivo finale, un libero mercato fatto per valorizzare l'uomo, dove le potenzialità individuali si possano esprimere nel modo più semplice possibile (con meno burocrazia possibile).
    Se il lavoro è il fine ultimo di questo libero mercato, la disoccupazione è il suo fallimento e la piena occupazione il suo successo ed è responsabilità dello Stato assicurare che questo libero mercato operi in regime di piena occupazione, assorbendo al proprio interno per le proprie attività, i residui inoccupati
    Il libero mercato (falso) che tu critichi (giustamente) vuole invece che ci sia una cospicua quota di disoccupazione, in modo da rendere l'occupazione una merce in concorrenza, come tutte le altre... Vedi dove sta la differenza tra un libero mercato e un'anarchia di mercato? Sei per caso contro la piena occupazione?

    Scrivi: "Con sommo sprezzo del ridicolo si affannano a dimostrare che comunque è colpa... indovinate di chi? Ma dello Stato! Il nostro ovviamente."

    Scusa, forse tu hai informazioni che io non ho: chi è responsabile di questa assurda moneta unica? Quello che volevo dire è che il libero mercato (soprattutto come è attualmente concepito) ha le sue colpe ma anche lo Stato (e ho parlato di sbaglio interstatale... hai il vizio di mettere in bocca cose non dette) ha evidentemente sbagliato! Forse perché anche lo stato (gli stati) in questo libero mercato è merce in vendita? Per non parlare dei giornalisti... cosa ancor più deleteria...

    Poi scrivi: “Non ci vuole il cambio flessibile perché si è dimostrato essere, in questo sistema economico, un meccanismo per assorbire gli shock che altrimenti si scaricherebbero sui salari. No, plebe ignorante! Non tu, ma i sacri principi del libero mercato sono ciò che bisogna difendere!”
    Qui proprio hai raggiunto un livello di... non so neanche come definirlo... ma come ti permetti di mettere in bocca ad altri certe assurdità? Quando mai ho scritto che non ci vuole il cambio flessibile? Quando mai ho scritto che il libero mercato ha sacri principi ai quali sacrificare il singolo? Incredibile!


    Poi scrivi finalmente qualcosa su cui discutere:

    - “rivoglio, come minimo, che la Banca d'Italia torni sotto il controllo del Ministero opportuno,”
    Ovvio!

    - “la monetizzazione del debito”,
    Ovvio!

    - “il controllo del movimento dei capitali, i dazi dove e quando servono,”
    Anch'io, però sarà difficile farlo unilateralmente senza conseguenze... comunque, ok se il gioco vale la candela...

    - “la scala mobile, la contrattazione collettiva”
    e quel che serve per salvaguardare il potere d'acquisto e la dignità del singolo

    - “il credito separato dalla speculazione”
    Certo, e magari porre fine anche ad altri conflitti di interesse

    - “e gestito dal pubblico”
    O almeno che lo Stato diventi il prestatore di ultima istanza anche del singolo e che promuova investimenti strategici ad interessi prossimi allo zero (penso ad esempio alla riqualificazione energetica di milioni di abitazioni, un investimento redditizio per le famiglie se gli interessi sono contenuti, riducendo concretamente l'importazione di idrocarburi con benefici sia macroeconomici che sanitario/ambientali)

    - “per quanto riguarda la regolamentazione del piccolo commercio al dettaglio (visto che le "liberalizzazioni" gli hanno dato una mazzata e la crisi lo sta estinguendo) e protetto dalla GDO (non solo perché è ormai quasi tutta in mano straniera, ma anche perché concentrare la vendita al dettaglio in grossi centri commerciali ai margini o fuori delle città è idiota)”.
    Pienamente d'accordo e su questo ce ne sarebbero di cose da fare e da dire...

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    1. Rileggi per intero le mie due frasi una di seguito all'altra: il senso è "non vuoi il cambio flessibile per tutelare il lavoro, vuoi il cambio flessibile per difendere un principio".

      Tu dici di essere d'accordo su tutto e lo chiami "libero mercato". Auguri: è il miglior viatico per infiniti equivoci.

      Prova a chiedere ai liberomercatisti veri che cosa ne pensano di quelle misure di politica economica riportate ad esempio. Prova a chiedere loro cosa ne pensano di Keynes, che per censo e cultura era dei loro (fosse ancora vivo lo inchioderebbero volentieri ad una porta e lo farebbero sbranare dai lupi).

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  41. Io sono d'accordo con Keynes, soprattutto per quanto riguarda la piena occupazione, lo stesso è sempre rimasto un Liberale,
    quindi non ha mai rinnegato il libero mercato, ha invece contestato il "laissez-faire" che politicamente/economicamente corrisponde all'anarco-liberale,
    all'anarco-capitalismo, ideologie che considerano il lavoro una merce come tutte le altre, non un valore da tutelare ad opera dello Stato,
    cosa che in Keynes invece è fondamentale. Quindi non c'è nulla da equivocare se si promuove il libero mercato alla Keynes!
    Gli anarco-liberali dicono mentendo di volere il libero mercato, in realtà vogliono un mercato anarchico!
    Perché dovremmo far loro un favore sostenendo che quello che vogliamo è qualcosa di diverso dal libero mercato ?!
    Perché dovremmo far sembrare ad altri che loro sono per la libertà e noi siamo per qualcosa di diverso?
    Quelli che promuovono qualcosa di diverso dalla libertà sono loro, non noi! Ha ragione Tenerone Dolcissimo: non è il vestito che fa il liberale!
    Loro sono travestiti da liberali e secondo me sarebbe politicamente utile smascherarli e la chiave per smascherarli è soprattutto il lavoro, la piena occupazione!
    Per concludere: cosa c'è tra le cose che abbiamo detto di condividere che sarebbero sbagliate secondo Keynes?

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    1. Ti faccio notare che, com'è noto, il pensiero economico di Keynes mutò parecchio nel tempo su diverse questioni.

      Quello che non va Francesco è che non vedi quanto le misure di politica economica che scrivi di appoggiare, che prevedono una "terza parte" attiva e il più possibile controllata democraticamente, entrano in contrasto col "libero mercato" secondo la definizione che tu stesso scrivi di accettare: «Il libero mercato è un mercato in cui i prezzi di beni e servizi sono raggiunti esclusivamente dalla mutua interazione di venditori e acquirenti ovvero produttori e consumatori. Per definizione, nel libero mercato venditori e acquirenti non si forzano o ingannano a vicenda, né sono forzati da una terza parte.»

      Per avere una prima immediata conferma di ciò che scrivo, cioè che i liberomercatisti non sono come te li immagini, non devi fare molto sforzo: ti basta leggere la reazione del soggetto qua sopra all'idea di limitare la circolazione internazionale di capitali. Qui le persone stanno sospese su un baratro, o ci sono già cadute dentro, e questo pensa ai conti all'estero!

      Non ho intenzione di continuare questa discussione, mi accorgo che ormai è inutile.

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