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lunedì 28 settembre 2015

Le #teoriedibagnai su Eurointelligence

Mirco Tomasi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Confiteor (gli idioti)":

Oggi il suo paper è stato rilanciato da Eurointelligence (qualche migliaio di "policy makers" avrà mandato giù il caffé di traverso stamane): 

"Is euro membership responsible for Italy's poor economic performance?

We came across this academic paper by Alberto Bagnai, who tries to give an alternative explanation to the decline in Italian economic growth. The consensus view is that this is due to a supply-side shock - a view he disputes. The paper is rather technical, but he is essentially saying that it was Italy's decision to join the eurozone, which resulted in an real-exchange appreciation, that was behind the persistent fall in productivity. The analytical framework he employs is based on a model by Kaldor, Dixon, and Thirwall in 1975 in which a demand shock can have permanent effects. In their conclusion, they point towards the set of policies that could get Italy out of the trap. He lists three:
1. A reversal of demand repression by the northern eurozone countries;
2. a reversal of the real appreciation in Italy;
3. a reduction of Italy's structural dependence on foreign goods and services;
He concludes all three are very unlikely to happen. 


Postato da Mirco Tomasi in  Goofynomics alle 28 settembre 2015 10:52


(...il paper è questo: https://twitter.com/routledge_econ/status/647387728766746624, rilanciato su Twitter dall'editore, Routledge, che deve essere rimasto alquanto sorpreso nel vedere quanti contatti ha fatto sul suo sito! È la versione #pirreviùd del post del primo maggio 2013 - http://goofynomics.blogspot.it/2013/05/declino-produttivita-flessibilita-euro.html - ed è l'unica spiegazione del sudden stop della produttività italiana coerente coi dati e con la teoria economica. Ovviamente se ne parlerà...)

(...citando il compianto Riccardo: "È tutto finito!" Ovviamente, per gli offertisti, gli economisti che s'offrono per la crisi del paese...)




domenica 27 settembre 2015

sabato 26 settembre 2015

Confiteor (gli idioti)

Fratelli, deposta ogni superbia vengo a voi per confessarvi un mio peccato di pensiero. Seguiranno alcuni peccati di parole.

Ricordate questa foto?


(fonte).

Voi cosa avete pensato quando l'avete vista? "Boia, che botta!" O anche: "Visto Renzi? Fa tutto quello che a Berlusconi non sarebbe stato permesso fare!" O anche: "Celerini assassini!", ecc.

Io non sono riuscito a fare altro che rivolgere alla sfortunata, cui va la mia solidarietà, una semplice domanda: "Ti piace l'euro?"

E voi direte: "Ma sei un maniaco! Che c'entra l'euro! Quelli erano centri sociali che protestavano contro Renzi per via dell'Italicum, o della "buona scuola", o non ricordo" (e non se lo ricordano forse nemmeno loro). "Cosa avrebbe a che vedere questa protesta politica con la moneta! L'euro è solo una moneta!"...

Ecco, parliamone, parliamo degli idioti, di quelli che "l'euro è solo una moneta...".

Sono quattro anni, fin dall'inizio di questo blog, che vi avverto del fatto che la crisi che stiamo vivendo non è una crisi di debito pubblico ma di competitività, cioè di debito estero. Insomma, quello che oggi dice anche Giavazzi, il quale però non dice quello che voi avete capito e Monti ha confessato: che l'austerità sarebbe stata necessaria per riportare in equilibrio i conti con l'estero, perché tagliare la spesa pubblica significa tagliare i redditi privati, e quindi, in un sol colpo, le importazioni, e il costo del lavoro (via disoccupazione, come vi avevo altresì spiegato). E voi direte: "Bè, ma dai, ridurre i costi è bello, così si diventa più efficienti!"

E gnente...

Non ce la fate...

Quello che per l'imprenditore è un costo, per il dipendente è una entrata, ma questo nel dibattito sfugge, anche perché, appunto, si parla sempre di "costo del lavoro", e mai di retribuzioni...

L'austerità serviva a creare disoccupazione, che serviva a forzare al ribasso il costo del lavoro (cioè i vostri redditi, di tutti voi, nessuno escluso), che serviva a far ripartire le esportazioni, che servivano a ripianare le posizioni passive sull'estero del paese. Un film visto mille volte e che vi ho descritto in ogni e qualsiasi possibile modo.

Naturalmente in questo contesto erano necessari due ordini di provvedimenti legislativi: quelli che favorivano i licenziamenti (Jobs act), e quelli che limitavano la democrazia (Italicum, riforma del Senato, ecc.). Sì, perché naturalmente l'aggiustamento tramite disoccupazione e taglio dei salari è una scelta politica: scelta che è stata fatta quando si è inibito l'aggiustamento tramite cambio, che non ha mai e da nessuna parte seriamente danneggiato i salari dei lavoratori (escluse alcune economie sudamericane per i motivi che sapete). Più esattamente: inibire l'aggiustamento tramite il cambio, cioè entrare nell'euro, è stata una mossa decisiva per attaccare i diritti dei lavoratori e lo Stato sociale, e di questo si aveva piena coscienza politica negli anni '70, e piena coscienza scientifica nei decenni successivi. E siccome questa scelta politica va contro gli interessi della maggioranza, è chiaro che per renderla politicamente sostenibile, oltre a espandere la propaganda, occorre comprimere la democrazia.

Insomma: se difendere il lavoro è di sinistra, l'euro è di destra.

Ma oggi gli "intellettuali" di "sinistra" se lo sono dimenticato...

Perché?

I motivi sono tanti, e complessi, ma oggi mi voglio soffermare con voi sui due più schifosi, che riguardano, in particolare, i nostri amici insegnanti: la presunzione, e la certezza di avere le chiappe al sicuro.

Partiamo da quest'ultima.

Vi ho detto che tutti sarete colpiti, e quando dico tutti, intendo tutti, e anch'io (che, fra l'altro, sono già stato colpito in termini di lucro cessante da diversi provvedimenti di blocco degli stipendi, come tutti i miei colleghi. Non c'è stato il danno emergente, il taglio, ma arriverà, vedrete...).

Tutti. Capito cosa significa tutti?

Voi direte: "Ma se il problema è la competitività, allora che c'entrano il medico o il magistrato? Loro mica esportano?" Eh, poveri cocchi... Ma come fate, ad esempio, a fare i medici, senza capire che cos'è un organismo? Ve lo faccio spiegare da un altro che non era stato capito, con parole sue, dove a 10% dovete sostituire 20%, perché questa è l'entità dell'aggiustamento di cambio che ci occorrerebbe, e quindi l'entità del taglio (passato, presente, o futuro) dei vostri salari nominali:


Ecco. Questa pagina dove Keynes descrive le conseguenze per l'Inghilterra della decisione di Churchill di rientrare nel gold standard con un cambio sopravvalutato del 10% si attaglia perfettamente alla situazione italiana, dove l'euro ha determinato, nel tempo, una sopravvalutazione reale del 20%. Peraltro, ribadisco: il fatto che queste dinamiche fossero note implica che chi ci ha consegnato ad esse lo abbia fatto in larga parte scientemente.

La conseguenza socialmente più distruttiva di un cambio fisso sopravvalutato (come necessariamente è l'euro per i paesi "deboli") è che esso automaticamente innesca una guerra fra poveri. Le industrie esportatrici sono colpite per prime (e l'Italia è un paese di industrie esportatrici). Ma poi deve toccare agli altri, perché si ristabiliscano, con un compromesso al ribasso per tutti, condizioni di vita sopportabili per i primi che sono stati colpiti. Si scatena, insomma, una larvata guerra civile, nella quale, come in ogni guerra civile, tutti perdono, perché quella che viene persa è la cosa più importante: il senso di comunità, di solidarietà, la percezione di un interesse comune, che non viene percepito perché non c'è più, viene sostituito da un devastante "io speriamo che me la cavo".

La volete vedere la guerra fra poveri in azione?

Eccola: oggi i medici si lamentano dei tagli. Ma dove erano quando gli insegnanti protestavano per la buona scuola? E gli insegnanti dove erano mentre imprenditori e operai si gettavano dalla finestra?

Ognuno, finché toccava agli altri, se ne è stato tranquillo a casa sua, a giocare coi propri figli, con la serena coscienza di aver fatto (o di non aver fatto) il proprio lavoro e la stolta presunzione di essere intoccabile.

Ma non è così.

Sarete toccati tutti, e tutti in modo ingiusto.

Ma voi siete idioti. Pensate a ta idia, ai fatti vostri, e non c'è santi di far maturare in voi un minimo di coscienza di classe, soprattutto se si usa il linguaggio dei fatti, per parlare a tutti, e non il polveroso, stantio e autoreferenziale linguaggio liturgico della "sinistra". E allora, perdonatemi, ma:



E poi, oltre all'egoismo gretto, all'incapacità di allargare i propri orizzonti, c'è l'altro fetido peccato che condanna questo paese: la presunzione.

Parlavo una sera con un'insegnante che ha capito, e le esprimevo con rabbia il mio dolore nel constatare l'impossibilità di far capire ai suoi colleghi quanto sta accadendo loro. E la sua risposta è stata: "Ma è così: gli insegnanti sono presuntuosi". Cioè piddini, in senso antropologico, cioè persone che sanno di sapere, ma non sanno un beneamato cazzo. D'altra parte, li capisco. Questo Stato già da tempo li bistrattava. E allora, purtroppo, per tenere coeso il proprio eguccio più o meno fragile è chiaro che l'unica risorsa a disposizione, nello sfaldarsi del prestigio sociale, diventa la coscienza di una propria presunta superiorità intellettuale.

Posso capirlo.

Ma posso anche pensare, con un minimo di Schadenfreude, che se chi insegna storia ai miei figli non è in grado di vedere la Storia ripetersi, forse è meglio che vada a fare un altro lavoro.

O no?

Perché quello che sta succedendo è già successo, anche qui. Il fascismo (storico) è austerità, come forse converrebbe che chi insegna il fascismo studiasse, ed è anche stato (guarda caso) moneta "forte" (quota 90, a valle della decisione di Churchill di cui al brano di Keynes che vi ho citato), e la moneta unica europea nasce come progetto nazista. E se gli insegnanti di storia che pensano di sapere tutto, e che pensano che l'euro sia solo una moneta perché gliel'ha detto Gallino (quale pesante responsabilità porta con sé quest'uomo...), non leggono più, forse avranno almeno la bontà di guardare un video che pone loro qualche domanda:


Ma a che pro? Loro, gli insegnantucoli, quelli che col ciglio assolutamente asciutto hanno visto crollare i lavoratori dei settori esposti alla concorrenza, le risposte le hanno tutte. Gliele hanno messe in bocca i loro sciamani. È stato impressionante ieri osservare su Twitter il livello dei seguaci di Gallino, dopo che il Fatto Quotidiano ha pubblicato la sintesi di questo post: "l'economia è come la filosofia, non è una scienza...".

Questo è il livello di demenza collettiva al quale si arriva quando persone autorevoli emettono messaggi fuorvianti travalicando l'ambito delle proprie competenze.

 Ed è così, sulla base dell'incompetenza e della menzogna (tecnica), che si costruisce un ceto medio intellettuale tutto idiozia (etimologica) e presunzione. Questo ceto medio intellettuale, ad oggi, è l'ostacolo più rilevante nel percorso di maturazione di una coscienza collettiva dei nostri problemi. Non sono quindi convinto che la strage che la crisi farà di questo ceto, che non è una strage di innocenti, ma di colpevoli o al più di ignavi, sia qualcosa di totalmente negativo. Qualcuno, riavvicinato alla durezza del vivere, deporrà la propria presunzione e capirà. E toccherà a tutti: prossima fermata, i miei colleghi; fermata successiva: i magistrati.

Ma la maggior parte di loro continuerà a vivere nel pensiero magico, a pensare che Renzi ce l'abbia con loro, perché è cattivo come la matrigna di Biancaneve, e che la colpa sia della coruzzzzzzzzzione che ha fatto aumentare il debito pubblico.

L'umità di leggere un dato non l'avranno mai, questi idioti, e la loro idiozia tirerà a fondo tutto il paese.

Ed ecco perché, a fronte della prima foto, dentro di me non ho trovato altro che sarcasmo.



(...ieri sera qualcuno ha pensato che con "strage degli idioti" mi riferissi a una cosa successa in Arabia Saudita, che peraltro ignoravo: non ho televisione e i giornali li leggo solo se ci scrivo. Saranno tutti querelati. Keynes reconnaitra les siens...)

giovedì 24 settembre 2015

Terapie tapioco: le apologie del fallimento

(...scusate: sento un impellente bisogno di innalzare la media antropologica del blog e constato con rincrescimento che alcuni di voi, assenti da Twitter, non hanno potuto condividere alcuni momenti di estasi intellettuale. Rimedio subito...)

Dall'inconscio ai mercati

La psicoanalisi freudiana, nata a Vienna negli stessi anni in cui vi nascevano e studiavano Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises, offre alla fantasia sincretica del Pedante lo spunto per approfondire le strategie e le aporie comunicative del pensiero politico oggi dominante, che abbiamo altrove definito economia pseudoscientifica. Gli argomenti sviluppati dalla critica scientifica al metodo psicoanalitico - filosofici (Kraus, Popper e Wittgenstein, e in seguito Sulloway, Gellner, Cioffi, Crews, Onfray ecc.), sperimentali (Kline, Eysenck, Wilson) e filologici (Obholzer, Eschenröder, Thornton, Borch-Jacobsen) con l'esposizione delle grossolane falsificazioni di Freud - formano un corpus di strumenti di demistificazione e identificazione dei pattern ragionativi più ricorrenti dei processi pseudoscientifici, specialmente in relazione alla loro pretesa normativa, cioè terapeutica.

[continua qui]

Telese

Chissà cosa gli è passato per il cervello? Avrà pensato di essere molto scaltro. Cosa volesse mi è stato evidente fin da questa mattina. Telefonata molto suadente: "Sai, professore, quest'estate ho parlato con uno che lavora in una banca europea, dice che tu hai trovato una formula che lui deve studiare [?] che spiega che l'euro conviene alla Germania [?]..." e così via vaneggiando, nell'intento evidente di blandirmi. Io so benissimo chi legge i miei paper a Bruxelles (un po' meno a Francoforte), ma lì era chiaro che qualche autore poco addentro aveva suggerito al conduttore una linea di azione per portare a casa il risultato.

E qual era il risultato?

Trovare qualcuno che facesse cagnara con Piller, dopo che per ore altri avrebbero fatto cagnara sul problema dei rifugiati. Una cagnara particolarmente cacofonica e squallida, aggiungo, che avrà regalato alla Lega Nord tutti quei voti che le voleva togliere (perché comunque di essere manipolati siamo stanchi tutti).

Io avevo ben spiegato che non potevo, che sono stanco, che ho da fare.

Mi era stato promesso che avrei parlato alle 21:30 (in registrazione), anche perché c'era stato un certo precedente che ricorderete (ma che per me era stato piacevole, anche se voi eravate incazzati, perché avevo conosciuto Sgarbi che a me sta simpatico). Ho pensato: "Non sarà mica così folle da rifarmi lo stesso scherzo: alla fine, se sto in un blocco, alle 22 chiudiamo e alle 23 sono a letto".

E invece lo ha rifatto!

Non ci potevo credere...

La parola mi è stata data dopo le 22:30, e subito tolta, e questo sarebbe il meno! Il più è quello che ho dovuto ascoltare prima (e che voi forse state ascoltando adesso, nella speranza di ascoltare me). Non ci sono parole per descrivere la superficialità, la tendenziosità, l'inutilità di questa trasmissione, che non credo sia particolarmente premiata dal pubblico e che io in effetti mi guardo bene dal vedere. Ma mi è stato imposto di ascoltarla.

Impormelo è stato un grave errore.

Se poteva esserci un residuo di stima, dopo il comportamento di questa sera possiamo dire di esserci tolti un dubbio. I giornalisti coi quali ci piace confrontarci hanno un altro spessore: i Pancani, i Giordano, i Banfi. Con roba come quella di questa sera vi prometto che non perderò più tempo.

Il pochissimo tempo che mi è stato dato l'ho utilizzato, ovviamente senza filarmi per niente Piller, per chiarire due concetti, fra le continue interruzioni del conduttore: che la Germania gestisce in un certo modo la crisi perché ha un rilevante problema demografico, e che la guerra in Siria è iniziata nel marzo 2011, quindi se se ne comincia a parlare tanto solo ora, evidentemente c'è qualcosa sotto.

Ricordiamo la storia del console onorario di Bodrum che vendeva i canotti?

Pare che abbia detto senza troppi peli sulla lingua che i turchi hanno cominciato recentemente a incoraggiare il flusso in uscita dal loro paese. Mi pare di aver letto, del resto, che la famiglia del povero Aylan non scappava dalle bombe, ma viveva in Turchia da un po', e intendeva recarsi in Canada, dove però il visto le era stato negato (non sussitendo requisiti umanitari). Forse voi potrete confermarmelo. Ma quale che sia la verità, l'intento manipolatorio di una certa informazione (inclusa quella di questa sera) è evidente. Esso avvalora il referto di altre fonti (che aspetto di verificare), secondo le quali Erdogan starebbe utilizzando questo fenomeno migratorio per far pressione sui paesi NATO affinché gli tolgano di torno Assad con un bel "bombardamento umanitario".

Un tipico caso di Weapon of mass migration (ringrazio Lameduck per avermi fatto conoscere questo libro). Lo ho segnalato alla Greenhill che non lo conosceva e mi ha ringraziato. Lo aggiungerà al suo database, se riscontrerà i requisiti. Il desiderio di Erdogan di togliersi di torno un vicino scomodo incastra bene con il desiderio della Germania di importare braccia per sopperire alla crisi demografica da noi analizzata qui, e ovviamente per proseguire con la deflazione salariale, che, dobbiamo supporre, non renda i tedeschi entusiasti, dopo un decennio (e qualche caso lo abbiamo visto)! Tu scioperi? E io ti importo un pacchetto di siriani che lavorano al posto tuo. Si chiama "esercito industriale di riserva" e ne ha parlato per primo un tedesco di Trier...

Quindi tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili, finché però stai attento a non fare un errore...

Perché quello che rende patetica una certa persona, che fa quasi tenerezza, è che se si comporta come si è comportato (per due volte) è perché lui non ha proprio capito come andrà a finire. Se lo avesse capito, farebbe un pochino più attenzione. Domani, sul Fatto Quotidiano, ricordo di quando a Matera dissi che Gallino avrebbe cambiato idea. Lo ha fatto due giorni fa, e ha avuto il mio abbraccio (lo trovate in edicola).

Oggi vi dico che Telese cambierà atteggiamento. E ci faremo un sacco di risate.

Nell'attesa, ho deciso di non rispondergli più al telefono, tanto fa cose che non mi interessano, non può darmi visibilità (non avendone), e non mi è più molto simpatico (sono umano: alla seconda volta che mi prendono per i fondelli non mi si può chiedere tanto!).

L'ho anche bloccato su Twitter, quindi regolatevi: chi mi porta un bloccato si suicida. Se volete parlare di lui e delle sue cose fatelo pure, ma meglio se di nascosto, e comunque non nella mia TL. Dopo essere andato da Santoro, se capita vado da Vespa. Il resto non mi interessa: non sono in politica e ho di meglio da fare. Non è in trasmissioni trash, dove la gente litiga e si dà sulla voce, che si può combattere una battaglia culturale.

E oggi di questo c'è bisogno: di combattere e vincere una battaglia culturale.

Ci dormo sopra...

martedì 22 settembre 2015

QED 58: la Francia! (la lezione del giorno)

...e così è successo! Se ne sono accorte anche le volpi di Moody's che in Francia qualcosa non va (come noi ripetiamo da tempo), e l'hanno degradata: da Aa1 a Aa2, cioè dal secondo al terzo posto, nella loro gerarchia (perché da primo a secondo l'avevano degradata già, il 19 novembre del 2012, cioè 198 giorni dopo il downgrade di Goofy, che quindi era arrivato 198 giorni prima - se loro sono arrivati, come di consueto, 198 giorni dopo...).

Oggi spiegherò ai miei studenti in che modo Goofynomics attribuisce i suoi rating. Una cosa che potrà essergli utile se mai dovessero operare in qualche azienda, anche perché, come ho detto loro nella prima lezione, rebus sic stantibus il loro destino sarà o di lavorare all'estero, o, se proprio va bene, di lavorare con l'estero. Questo perché, come sapete, lo scopo delle "riforme" salvifiche è quello di distruggere la domanda interna allo scopo di forzare un aggiustamento al ribasso del costo del lavoro, che renda più convenienti (ovvero più "competitivi") i beni nazionali sui mercati esteri. Peccato che, così facendo, per definizione si tolgano soldi a chi quei beni vorrebbe comprarli sul mercato interno (gli abitanti del paese che li produce, noi, gli italiani - se questa parola non è ancora una parolaccia...). Quindi i miei studenti occorre sappiano che se saranno bravi scapperanno, e resteranno solo se saranno scarsi o fortunati.

Punto.

In ogni caso, per capire quanto potrà durare il paese nel quale si trasferiranno, o col quale commerceranno, dovranno attribuirgli un rating, e questo è appunto quello che insegnerò loro dopo averlo insegnato a voi in tante occasioni.

Lo strumento essenziale per orientarsi è l'analisi del saldo delle partite correnti, che descrive se e quanto un paese dipende dal resto del mondo (cioè dalle merci e dai fattori di produzione - capitale e lavoro - esteri), e l'analisi dei saldi settoriali, che illustra sommariamente perché un paese dipende (se dipende) dal resto del mondo (e in particolare, nel caso il paese importi capitali esteri, illustra quale settore, se quello pubblico o quello privato, è finanziato da questi capitali).

La teoria l'ho discussa a lungo in due vecchi post sulla Grecia, questo e questo. La riprendo qui in sintesi, anche perché questo post non è per voi: è per loro.

Il punto di partenza è la definizione del prodotto nazionale lordo:

Y = C + G + I + X - M + RNE

La somma dei beni e servizi prodotti, e quindi dei redditi corrisposti, in un determinato periodo (la variabile Y), in una economia di mercato deve coincidere, in buona sostanza, con i beni e servizi acquistati da qualcuno, cioè con:

C = consumi (acquisti delle famiglie)
G = consumi collettivi (acquisti del Governo, cioè dello stato, del settore pubblico)
I = investimenti (acquisti di beni durevoli da parte delle imprese)
X= esportazioni (acquisti di beni e servizi da parte del resto del mondo)

A questa somma si sottrae:

M = importazioni (perché sono beni consumati nel paese, ma prodotti altrove, e che per questo motivo hanno prodotto reddito altrove)

e si aggiunge:

RNE = redditi netti dall'estero, ovvero la differenza fra:

a) i redditi percepiti dai fattori residenti (capitale e lavoro) impiegati all'estero, cui si sottraggono:
b) i redditi corrisposti ai fattori esteri impiegati in Italia.

In RNE  magna pars sono i redditi da capitale. Sono quindi redditi attivi interessi e profitti percepiti da residenti in Italia per capitali prestati al resto del mondo, e sono redditi passivi interessi e profitti pagati da residenti italiani a residenti esteri sui capitali avuti in prestito da questi ultimi (che ovviamente per gli italiani, che li hanno presi in prestito, sono un debito).

Notate che:

X - M è il saldo commerciale (beni e servizi), noto anche come esportazioni nette (cioè al netto delle importazioni)

X - M + RNE è il saldo delle partite correnti. Lo chiamiamo CA (current account), e quindi scriviamo:

CA = X - M + RNE

Se CA è positivo il paese esporta più beni di quanti ne importi, e (o) percepisce più redditi di quanti ne paghi: quindi, non dipende in modo cruciale né dalle merci, né dai fattori di produzione altrui (ovviamente bisogna valutare caso per caso).

Se CA è negativo, il paese ha un problema: dipende dal resto del mondo o per l'acquisto di merci, o per l'uso di fattori di produzione (ad esempio, perché è indebitato), e questa situazione conduce prima o poi al downgrade (perché non è sostenibile).

Possiamo quindi scrivere (sostituendo la definizione di saldo delle partite correnti in quella di reddito nazionale):

Y = C + G + I + CA

e quindi, portando tutto a sinistra:

Y - C - G - I = CA

ovvero

S - I = CA

dove

S = Y - C - G

è il risparmio nazionale, che si ottiene sottraendo al reddito nazionale i consumi nazionali (privati e pubblici). Lo capite che quello che risparmiate è la differenza fra quello che guadagnate e quello che spendete, no?

Bene.

S - I = CA significa che se i risparmi nazionali (S) sono maggiori del fabbisogno finanziario delle imprese per l'acquisto di beni capitali (I), allora resterà una differenza positiva (CA>0) che verrà reinvestita sui mercati finanziari internazionali.

Nota: S è grande se i consumi sono contenuti. Consumi contenuti significa importazioni contenute (verifica: andate al supermercato e leggete le etichette). Quindi se C è piccolo, M è piccolo, S è alto e CA è alto, sia che lo leggi come CA = S-I, sia che lo leggi come CA = X - M + RNE (anche qui, ci sarebbero molte considerazioni da fare, ma ci accontentiamo).


La relazione CA = S - I ci permette di arrivare ai saldi settoriali. Per questo passaggio introduciamo una variabile: T, le imposte dirette nette (quanto diamo allo Stato via IRPEF, IRES, ecc., meno quanto lo Stato dà a noi via prestazioni previdenziali, assistenziali, sanitarie...).

Questa variabile ci permette di "spacchettare" il risparmio in due componenti: privata e pubblica.

Per farlo, procediamo aggiungendo e sottraendo T alla definizione di risparmio nazionale:

S = Y - T - C + T - G

e introducendo due nuove definizioni:

Sp = Y - T - C
Sg = T - G

dove Sp è il risparmio privato (reddito nazionale, meno imposte, meno consumi) e Sg è il risparmio pubblico (quanto entra allo stato via imposte nette, meno quanto esce via consumi).

Di conseguenza, possiamo aggiornare la definizione di saldo delle partite correnti considerando il risparmio "spacchettato":

CA = Sp + Sg - I

oppure, riordinando i termini:

Sp - I + Sg - CA = 0

dove:

  1. Sp - I è il saldo finanziario del settore privato (quanto ha risparmiato, meno quanto ha speso per investimenti);
  2. Sg è il saldo finanziario del settore pubblico (quanto è entrato via imposte meno quanto è uscito via consumi);
  3. -CA (occhio al segno!) è il saldo finanziario del settore estero (quanto ha guadagnato vendendoci beni - le sue esportazioni sono le nostre importazioni, cioè M - meno quanto ha speso comprando i nostri beni - le sue importazioni sono le nostre esportazioni, cioè X).
Il punto relativamente difficile da capire è il 3. Se passate quello scoglio, siete a posto, e per aiutarvi vi faccio notare che:

-CA = M - X - RNE

quindi -CA cresce se al netto (delle esportazioni) importiamo molte merci, il che significa, tendenzialmente, che stiamo anche importando capitali, appunto per pagare le sullodate merci (il ragionamento sui redditi lo lascio a voi per esercizio e lo chiedo all'esame: per i 20000 lettori abituali l'esame è ogni giorno, per i 20 studenti sarà un numero limitato di giorni, auspicabilmente pari a uno).

Se vogliamo vedere questi numeri nel caso della Francia, dobbiamo andare sul sito del Fondo monetario internazionale e scaricarci il foglio Excel con il database dell'ultimo World Economic Outlook, che ad oggi è quello di aprile 2015 e si trova qui. Il foglio Excel che ci interessa si trova cliccando su "by country":


Il foglio ha una struttura molto semplice: le righe sono variabili, le colonne date (anni). Se ci interessa la Francia, dovremo selezionare i dati che qui vedete evidenziati in giallo:


Il "General government net lending/borrowing" è T-G: è "lending" (soldi dati a prestito) se positivo, è "borrowing" (soldi presi in prestito) se negativo, e a questo proposito vi ricordo una vecchia storia...

Il "Current account balance" è CA, ovviamente, e cosa significa lo sapete.

Notate: i dati sono sia in miliardi (di valuta nazionale o di dollari) sia in percentuale del Pil.

Direte: ma i saldi non sono tre? E quello privato?

Non serve!

Infatti i tre saldi devono bilanciare a zero: semplicemente perché non puoi prendere soldi in prestito (e quindi avere un saldo negativo) se nessuno te li presta (avendo quindi lui un saldo positivo) - precisazione: questo ragionamento vale in termini netti.

La morale della favola è che siccome:

Sp - I + Sg - CA = 0

ne consegue che il saldo finanziario privato è:

Sp - I = CA - Sg

Se fate questa operazione in Excel, o come volete voi, viene fuori una cosa simile:


e se volete vedere il disegnino, viene fuori questo:


dove la cosa che preoccupava me a inizio 2012 e Moody's a fine 2012 era l'andamento della linea verde, cioè dei soldi che il settore estero prendeva in prestito dalla Francia (se negativa) o prestava alla Francia (se positiva). Vedete che questa parte sottozero (il settore estero era in deficit con la Francia, cioè la Francia gli prestava soldi, era - lei - in surplus) e poi cresce inesorabilmente (il settore estero passa in surplus con la Francia, cioè presta lui soldi a lei). Con la crisi vediamo quanto accade di solito: la linea rossa (deficit pubblico) piomba a picco, fino a un deficit del 7% del Pil (saldo pubblico del -7% del Pil), perché il governo si indebita per i soliti motivi (salvare le banche, sostenere i redditi di cittadini e imprese). Ma in Francia, contrariamente a quanto accade di solito nelle crisi finanziarie di questo tipo, non c'è reversal del saldo con l'estero (la linea verde resta positiva, la Francia continua a importare capitali). Ovviamente dopo un po' i mercati finanziari si spazientiscono ("perché continui a prendere in prestito? Quando restituirai? Ce la farai?") e arriva il downgrade.

E questo è un pezzo di storia, che abbiamo raccontato in dettaglio ad esempio qui (mostrando come illustri premi Nobel nel 2012 non avessero capito una fava, fra l'altro: ma quando un postkeynesiano incontra un neokeynesiano, il neokeynesiano scava...).

E se vogliamo saperne di più? In particolare, se vogliamo vedere chi nel settore privato si è indebitato (famiglie o imprese)?

In questo caso ci occorre il database AMECO, che potete consultare qui.

Per ogni settore, dovete andare a selezionare il suo "Net lending (+)/net borrowing (-)", e quindi fare una cosa di questo tipo:



Il "Net lending/borrowing" della "Total economy" (la prima variabile selezionata) è CA, poi seguono i saldi delle imprese (Corporations), famiglie (Households) e settore pubblico (General government).

Nel database queste variabili si chiamano rispettivamente UBLA, UBLC, UBLH e UBLG ("A" penso stia per "All sectors"), e quindi accadrà che, a meno di discrepanze contabili (che ci sono!):

UBLC + UBLH + UBLG - UBLA = 0

(e dovreste capire da voi perché).

Cliccando sul pulsante "Next" AMECO vi consente di scaricare i dati, e anche in questo caso potete fare un simpatico disegnino, che nel caso della Francia dovrebbe venir fuori così:


Notate: AMECO non vi dà il rapporto al Pil per tutti i saldi (solo per quello pubblico, nel caso della Francia). Quindi io ho preso il dato in miliardi di euro (ricostruito all'indietro per il periodo nel quale l'euro non c'era). Si vede ugualmente la progressione del saldo estero (l'estero parte debitore e arriva creditore della Francia, linea violetta), e si vede anche il progressivo deterioramento del saldo finanziario delle imprese (la linea rossa), che prima dell'euro erano risparmiatrici nette, e dopo la crisi invece non lo sono più.

E Moody's si preoccupa...

E ora scappo in classe (se ci sono errori, commentateli, non scrivetemi in privato, thx).














domenica 20 settembre 2015

Ossaia

Ieri pomeriggio me ne andavo a spasso su un ermo colle, dove una siepe esclude dal guardo una certa porzione dell'ultimo orizzonte. E mentre la vista correva:


io, lontano dal suono della stagione presente e viva, mi rammentavo le morte stagioni, e mica solo loro. Vedi, mi dicevo, da quelle colline sulla destra è scesa la fanteria di Annibale. Si sa, la guerra è questione di energia: anche quella potenziale aiuta. I cartaginesi piombarono sui romani con una certa energia cinetica, e ne lasciarono sul terreno 15000, che al cambio attuale fanno circa 3090000 ossa. Qualcuna ancora spunta, arando l'arida zolla, sicché nei paraggi una frazione si fregia del nome di Ossaia, come mi disse questa mattina il neoborbonico, mentre suo zio mi raccontava la vicenda del di lui padre, abbattuto da uno Spitfire al largo dell'Algeria (un collega del babbo di Jörg, svariate medaglie, minor fortuna...).

Ossaia...

Il sentiero svolta, e mi appare, dietro le torri di Perugia, l'Ayers Rock umbro (un abbraccio a Benedetto, che oggi ne ha bisogno):


Ecco, pensavo: quella macchia bianca sulle coste del Subasio è la patria del vero Francesco, del santo mansueto che depose ogni ricchezza, operazione per compiere la quale è tuttavia necessario possederla, la ricchezza, motivo per il quale mai si vide un povero vagheggiare la povertà. Da una parte il clamore, l'impeto della cavalleria numida sulle legioni inadatte alla guerriglia, lo strazio delle ferite, il fetore della cancrena (gli antibiotici erano nel futuro: 2146 anni dopo...).

Dall'altra, il raccoglimento e la forza interiore di un uomo che parlava con le belve, ritenendole più permeabili alla parola di un sindacalista della CGIL.

E a tal proposito, guardandomi indietro, vedevo piovere sul lago:


chiara metafora del conflitto distributivo, ma anche evidente suggerimento del da farsi: rientrare. E mentre il mio pensiero si annegava in questa immensità, io, per non annegare in un rigagnolo (cosa frequente in questo periodo di tagli alla spesa pubblica), mi avviavo a casa, dove, arrivato, il temporale passò, lasciandomi questo tramonto:


E anche qui il pensiero correva: l'Amiata, Lazzaretti, il movimento dal basso, i carabinieri...

Ma il dovere chiamava:


e mi fu dolce naufragare in questo mare di semicrome:







(...non finirà mai. La storia, intendo. E noi siamo di passaggio. Come le nuvole:


Questa sera a Todi alle 21, auditorium di S. Benedetto, presso Hotel Fonte Cesia. Bononcini era "de sinistra", Rolli era di Todi, e per bis avrete un autore di destra. Anche nel 1700 i partiti politici si distinguevano su questioni di principio...)

(...e le elezioni greche!? Perché, a voi interessano? Tiro su il metronomo: ho di meglio da fare...)

domenica 13 settembre 2015

And the winner is... (BBA15)

CONCORSO PER IL CONFERIMENTO DI N. 1 BIG BEAVER AWARD 2015, BANDITO CON DECRETO DER CAVAJERE NERO IN DATA 13 SETTEMBRE 2015.

La commissione esaminatrice della procedura suindicata, così composta:

Prof. BAGNAI Alberto, presidente
Dott.ssa CAPASSO Roberta, segretaria (...)

regolarmente convocata a ora di cena si è riunita alle ore 23 del giorno 13 settembre 2015 presso i locali della tana der cavajere nero per procedere allo spoglio delle schede.

La Commissione dichiara che non sussistono situazioni di incompatibilità di cui agli artt. 51 e 52 c.p.c. e l'assenza di conflitto di interessi tra i suoi membri.

La Commissione determina nella presente seduta i criteri e i parametri con i quali sarà effettuata la valutazione dei candidati.

Prima di iniziare la commissione stabilisce che i voti accordati ex aequo saranno considerati nulli, per un ovvio riguardo verso i candidati, i quali, essendo rosiconi, ovviamente si considerano unici (e in un certo senso lo sono).

La segretaria procede alla lettura delle intenzioni di voto. Al termine, viene stilata la seguente graduatoria:

1. Puglisi Riccardo
2. Blog Keynes
3. Pasini chi?
4. Tertius Orbis
5. Ggente la

La graduatoria viene trasmessa alla community per i provvedimenti di rito.

Si dispone inoltre che al vincitore venga trasmessa la targa che attesta il conseguimento del premio:


La seduta è tolta alle ore 23:23.

Letto, approvato e sottoscritto seduta stante.

Il Presidente: BAGNAI Alberto
Il segretario verbalizzatore (o segretaria verbalizzatrice): CAPASSO Roberta




(...voi ce scherzate, ma io ce passo la vita a fa sta robba...)


Mi sia consentito un commento. Lo scarto di voti è minimo. È del tutto evidente che Iodice meritava la vittoria. Le motivazioni espresse (in particolare da Lameduck) lo attestano. Ma voi siete solo delle brutali bestie assetate di vendetta, e poi si sa che la democrazia non funziona. Sono comunque contento di poter assegnare il premio a un giovane collega, che dalla vita avrà avuto almeno questo. Quanto all'altro, francamente non vedo perché infierire...


BBA15: Big Beaver Award



Premessa in quattro parti (tesi, antitesi, sintesi e morale)

Tesi

Antitesi
  
Sintesi

 (con chiosa).

Morale

Sarebbe evidentemente stato più intelligente lasciarmi esprimere. Ora sarei al bar a dire ai miei amici "l'avevo detto". Invece sono qui a indire la votazione per i...













Big Beaver Award 2015!
Qui di seguito i candidati come risultano dalle nomination svoltesi ad horas su Twitter. Li ho indicati in ordine alfabetico. Potete esprimere la vostra preferenza nei commenti. Il vincitore lo proclamerò quando avrò tempo (non è una cosa così importante!)...

Ggente La

Iodice Guido


Pasini  Filippo (chi?)

Puglisi Riccardo
Tertius Orbis
(con un nome così, o è un immigrato o un vigliacco...)



Buona e serena votazione, io vado in palestra. Le montagne mi mancano, e chi non può capirlo è piddino. Poi parliamo anche di cose serie...


(...la selezione più severa è quella della storia, e i meno sprovveduti se ne sono accorti, tant'è che si sbrigano a dire quattro anni dopo quello che io ho detto quattro anni prima nella speranza che fra un anno nessuno si ricordi di quante persone sono morte nel frattempo. Ma noi siamo qui innanzitutto per fare atto di memoria. Noi non dimenticheremo. Nulla. Ma rispetteremo le regole...)

(...e affinché non si dica che non siamo generosi, mando un abbraccio a un amico che abbiamo lasciato indietro...)

And the winner is...

You. 

sabato 12 settembre 2015

Perché le donne non fanno più figli (una storia europea)

Filiberto di Chalon, principe di Orange, signore di Arlay, Nozeroy,  Rougemont, Orgelet e Montfaucon, conte di Charny e Pentièvre, visconte di Besançon, principe di Melfi, duca di Gravina, e vicerè del Regno di Napoli (queste tre ve le spiego dopo) nacque il 18 marzo del 1502 a Lons-le-Saunier. Sarete stupiti di apprendere, dopo questa orgia di titoli feudali, che in questa cittadina della Franca Contea sarebbe nato, 258 anni dopo, Claude Joseph Rouget de Lisle, che, come tutti voi europei sapete, è l'autore della Marsigliese, e un altro paro de cent'anni dopo vi avrebbe trascorso la sua infanzia Jean-Luc Mélenchon, che, come gli europeisti non sanno, è un perdente.

Filiberto invece no. Era figlio di Giovanni IV di Chalon-Arlay, quarto del suo casato, la cui attività riproduttiva era stata piuttosto laboriosa.

La prima moglie, Giovanna di Borbone, figlia di Carlo I di Borbone (a sua volta bisnonno di Francesco I di Francia e dell'imperatore Carlo V, dettaglio che ci tornerà utile in seguito) e di Agnese di Borgogna (e per quella via nipote del duca di Borgogna Giovanni senza paura), era morta nel 1483, dopo 16 anni di matrimonio, senza dargli figli.

Andò meglio la seconda volta, con Filiberta di Lussemburgo, figlia di Antonio di Lussemburgo, che era stato nominato ciambellano di Francia da Luigi XII di Valois, dopo aver cambiato casacca. Sì, perché Antonio, che sarebbe il nonno materno del Filiberto dal quale siamo partiti, aveva prima combattuto Luigi XI nei ranghi della Lega del bene pubblico, una specie di fronda ante litteram. Ma un soggiorno nella torre di Bourges, dopo la sconfitta un battaglia a Guipy (nel 1475, come ogni europeista sa), indusse in lui un subitaneo amore per la casa di Francia.

D'altra parte, il doppio gioco, o, come si direbbe oggi, il "ribaltone", era nel suo DNA. Il padre di Antonio (e quindi il nonno di Filiberta e il bisnonno di Filiberto), Luigi di Lussemburgo, nonostante fosse conestabile di Francia, aveva a lungo fatto il doppio gioco, aiutando un po' Luigi XI, e un po' Filippo il Buono di Borgogna. Ora, Filippo il Buono (figlio di Giovanni senza paura, che era il nonno di quella Agnese di Borgogna dalla quale Giovanni IV di Chalon-Arlay, il padre di Filiberto, non aveva avuto figli) era buono di nome e di fatto. Certo, un po' di ruggine coi francesi c'era. Basti pensare che Filippo il buono aveva iniziato a regnare a 23 anni perché il delfino Carlo (futuro Carlo VII di Francia) aveva avuto l'ottima idea di far pugnalare Giovanni senza paura. Scambi di cortesie fra capi di governo. Ma il doppio gioco di Luigi di Lussemburgo lo aveva tollerato. Il successore di Filippo nel ducato di Borgogna, però, aveva un ben altro carattere, e infatti lo ricordiamo come Carlo il Temerario. Nel 1471 Carlo decise di mettere il suo avversario (Luigi XI) al corrente del doppio gioco di Luigi di Lussemburgo. Questo, da buon lussemburghese, non si fece né in qua né in là, e passò al triplo gioco, appellandosi a Edoardo IV di York, re d'Inghilterra. Solo che quest'ultimo si mise d'accordo con Luigi XI, e a Luigi di Lussemburgo non restò altro da fare che rifugiarsi dal suo ex alleato Carlo il Temerario. Pessima idea, perché fu proprio lui a consegnarlo a Luigi XI, che gli fece tagliare la testa nel luogo a ciò deputato (Place de la Grève, come voi europei sapete: quella dove d'inverno montano il pattinatoio).

Qualora vi fosse mai capitato di volere la testa di un lussemburghese, ecco, ora sapete che il vostro desiderio non è particolarmente originale: ma sapete anche che per realizzarlo dovreste essere re di Francia.

Formato da questo insegnamento, il figlio di Luigi di Lussemburgo, cioè Antonio di Lussemburgo, cioè il nonno paterno di Filiberto, dopo la legnata presa a Guipy e la prigionia a Bourges restò fedele alla casa di Francia, e ben gliene incolse, perché nel 1504, quando Filiberto aveva due anni, Luigi XII gli restituì i suoi beni (sì, perché Luigi XI a Luigi di Lussemburgo non aveva tolto solo la testa, ma anche i feudi: e del resto, che te ne fai di un feudo, se non hai più la testa per amministrarlo)?

Insomma, con Filiberta le cose andarono bene, e Giovanni IV di Chalon-Arlay ebbe da lei ben tre figli. Quattro anni prima del Filiberto del quale vi sto parlando (e voi vi chiederete perché...), aveva avuto Claudia, che sarebbe andata in sposa a 17 anni (nel 1515) al conte Enrico III di Nassau-Breda, al quale avrebbe dato un figlio, Renato di Chalon. Dopo Claudia, Giovanni IV ebbe da Filiberta un Claudio, il quale, però, ebbe l'infausta idea di morire a un anno. Fu gioco forza riprovarci (magari era anche piacevole: non ho trovato ritratti di Filiberta), e nacque così Filiberto, il de cujus, che si trovò così ad essere l'unico discendente maschio del casato di Chalon-Arlay, e pertanto erede dell'antico titolo di principe di Orange.

Apro e chiudo una parentesi per segnalarvi che quindi, quando Filiberto morì, questo titolo passo al suo nipote, al figlio di Claudia, cioè a Renato, che diventò anche principe di Orange. Alla morte di Renato il titolo sarebbe poi passato a suo cugino (eh sì, anche lui aveva un cugino), Guglielmo il Taciturno, Statolder d'Olanda e stipite della casa di Orange-Nassau. E da lì, giù per li rami, sarebbe arrivato fino a Guglielmo Alessandro di Orange-Nassau, che, come gli europeisti non sanno, è l'attuale re di Olanda (c'è di mezzo anche il congresso di Vienna, ma non vorrei annoiarvi).

Bella la Storia, vero?

Allora: con Filiberta Giovanni IV aveva risolto (o meglio: credeva di aver risolto) il problema della sua discendenza. Notate: lui pensava di aver messo le cose a posto con due figli maschi, ma poi il suo titolo è arrivato fino a oggi grazie alla sua figlia femmina (Claudia). Ma quello della riproduzione era solo uno, dei problemi. Poi c'era anche quello di decidere da che parte stare. Ma anche questo problema si risolse da solo. Avrete capito che fra la casa di Francia e quella di Borgogna non correva ottimissimo sangue. Ora, credo intuirete (siete uomini di mondo) che se uno va d'accordo coi Francesi, certo non chiede in sposa come prima scelta la nipote di Giovanni senza paura (da non confondere con Giovanni senza terra, ma questo lo sapete). Quindi Giovanni IV di Chalon-Arlay stava coi borgognoni (e del resto, anche geograficamente, gli conveniva: ma non entriamo anche in questo).

Purtroppissimo come la storia finì lo sapete: voi siete europei, quindi Rilke l'avete letto:

"Aber am nächsten Morgen, dem siebenten Januar, einem Dienstag, fing das Suchen doch wieder an. Und diesmal war ein Führer da. Es war ein Page des Herzogs, und es hieß, er habe seinen Herrn von ferne stürzen sehen; nun sollte er die Stelle zeigen. Er selbst hatte nichts erzählt, der Graf von Campobasso hatte ihn gebracht und hatte für ihn gesprochen. Nun ging er voran, und die anderen hielten sich dicht hinter ihm. Wer ihn so sah, vermummt und eigentümlich unsicher, der hatte Mühe zu glauben, daß es wirklich Gian-Battista Colonna sei, der schön wie ein Mädchen war und schmal in den Gelenken. Er zitterte vor Kälte; die Luft war steif vom Nachtfrost, es klang wie Zähneknirschen unter den Schritten. Übrigens froren sie alle. Nur des Herzogs Narr, Louis-Onze zubenannt, machte sich Bewegung. Er spielte den Hund, lief voraus, kam wieder und trollte eine Weile auf allen vieren neben dem Knaben her; wo er aber von fern eine Leiche sah, da sprang er hin und verbeugte sich und redete ihr zu, sie möchte sich zusammennehmen und der sein, den man suchte. Er ließ ihr ein wenig Bedenkzeit, aber dann kam er mürrisch zu den andern zurück und drohte und fluchte und beklagte sich über den Eigensinn und die Trägheit der Toten. Und man ging immerzu, und es nahm kein Ende. Die Stadt war kaum mehr zu sehen; denn das Wetter hatte sich inzwischen geschlossen, trotz der Kälte, und war grau und undurchsichtig geworden. Das Land lag flach und gleichgültig da, und die kleine, dichte Gruppe sah immer verirrter aus, je weiter sie sich bewegte. Niemand sprach, nur ein altes Weib, das mitgelaufen war, malmte etwas und schüttelte den Kopf dabei; vielleicht betete sie."

Eh sì, forse pregava.

Carlo il Temerario (quello che aveva consegnato il bisnonno di Filiberto a Luigi XI) era morto, il 5 gennaio del 1477, alla battaglia di Nancy. Renato II di Lorena gli aveva fatto un certo scherzetto, coi suoi mercenari svizzeri (mi piacerebbe fornirvi le technicalities, ma non c'è tempo). Il suo cadavere fu ritrovato "am nächsten Morgen", come dice Rilke - anche se a me risulterebbe essere il sei e non il sette gennaio - sfigurato dai lupi, su indicazione di un paggio, e poi finì per vie traverse a Bruges, dove ebbi modo di riverirlo.

Pare che l'esito letale sia stato provocato da quello che un politico chiamerebbe un "difetto di comunicazione":  "Nul ne peut dire avec certitude qui, dans la soldatesque anonyme, lui porta le coup fatal mais la tradition relate qu'un obscur soldat nommé Claude de Bauzémont se serait jeté sur lui sans le reconnaître ; Charles aurait crié « Sauvez le duc de Bourgogne ! », mais ce cri, compris comme « Vive le duc de Bourgogne ! » aurait entraîné la mise à mort immédiate de Charles par ce soldat". Ce soldat non aveva capito di aver trovato la gallina dalle uova d'oro: sai che riscatto avrebbe potuto chiedere? Ma vabbè, sono errori che si fanno.

E notate il dettaglio: il buffone di Carlo si chiamava Louis-Onze.

Chissà perché...

Del resto, anche oggi circolano buffoni di corte con nomi regali...

Ai fini politologi: chi ci guadagnò da questo epico scazzo fra le case di Borgogna e di Lorena? Ma è semplice! La casa di Francia. Morto Carlo il Temerario, Louis-Onze, quello vero, fece filotto, e in particolare confiscò tutti i beni della casa di Chalon-Arlay. Povero Giovanni IV! Ma la soluzione era a portata di mano: cambiare casacca, ovvero saltare sul carro del vincitore. Così fece Giovanni, che, se ve lo andate a cercare su Wikipedia, in effetti ne fece di ogni pure lui - ma ebbe il privilegio, rispetto a Luigi di Lussemburgo, di essere impiccato solo in effigie! In ogni caso, i beni gli ritornarono. Notate, quindi che il nostro Filiberto aveva ricevuto l'allele del bandwagoning sia da parte di madre (ricordate i principi di Lussemburgo?), che da parte di padre.

Non c'è quindi da stupirsi se anche il nostro Filiberto, che aveva avuto un'infanzia difficile (suo padre era morto a 49 anni quando lui aveva 21 giorni...), cercava di destreggiarsi come poteva fra i due nuovi poli della politica europea: i due bisnipoti del padre della prima moglie di suo padre: Francesco I di Valois e Carlo V d'Asburgo (eh già: gira che ti rigira, è sempre Francia contro Germagna...).

Ma insomma, a un certo punto una scelta bisogna farla. L'adesione della sua stirpe alla casa di Francia non era stata il massimo della spontaneità, e forse anche per questo nel 1524 Filiberto passò decisamente dalla parte di Carlo V, che nel 1516 lo aveva insignito (segretamente) dell'ordine del Toson d'Oro. D'altra parte, pare che Francesco I avesse trattato Filiberto con estrema supponenza quando questi era andato a lamentarsi per uno sconfinamento dell'esercito francese nel principato di Orange. Che è sì, geograficamente e oggi, in Francia, ma che allora era un principato sovrano (chiaro il concetto)? Però Francesco I era più forte e se ne batteva (quindi non è cambiato niente).

Filiberto era bravo. Certo, qualche rovescio capitò anche a lui. Ad esempio, Andrea Doria lo fece prigioniero davanti a Marsiglia nel 1524. Ma per fortuna Carlo V fece prigioniero Francesco I a Pavia nel 1525, e con il Trattato di M... Trattato di Ma...

(...no, non di Maastricht, non quell'infamia che passerà alla storia solo per essere vituperata nei secoli come passo decisivo nel processo di distruzione della nostra civiltà...)

...con il Trattato di Madrid, nel 1526, Filiberto tornò libero e felice, a fare il suo mestiere, quello delle armi, un mestiere al quale gli uomini sono comandati qualche volta dalla stirpe (e questo era il suo caso), e altre volte dalle circostanze.

E così, un anno dopo, nel 1527, vi ricordate cosa successe? Ma quello che sta succedendo ora, pari pari!

Il sacco di Roma.

Un papa fiorentino (Clemente VII), preoccupato per l'affermazione di Carlo V (sapete, anche lì c'era una vecchia ruggine, quella fra papato e impero), promosse la Lega di Cognac, sfruttando il risentimento dei francesi, e mettendo su contro Carlo V una variopinta congerie di milanesi, veneti, genovesi e fiorentini. Praticamente, un "movimentodalbasso" di Stati sovrani. Carlo V, per non sbagliare, prima sguinzagliò i Colonna contro il papa, e poi gli mandò 12000 lanzichenecchi assoldati fra Bolzano e Merano da Georg von Frundsberg (e qui so che all'amico Jorg verserà una lacrimuccia), ma guidati dal conestabile di Borbone: Carlo III di Borbone, conte di Montpensier, delfino di Auvergne, conte di Clermont e di Sancerre, e signore di Mercoeur e Combraille. Un altro "de passaggio", che fra l'altro era un cugino di quarto grado del Carlo I di Borbone bisnonno di Francesco I e di Carlo V (nelle famiglie si litiga) e padre della prima moglie del padre di Filiberto. Nel "board" degli assalitori figuravano anche il nostro Filiberto, e Fabrizio Maramaldo (napoletano). Come andò lo sapete: un fiorentino di buon gusto stese con un'archibugiata il conestabile di Borbone. Le truppe allo sbando acclamarono come loro comandante il nostro Filiberto, anche perché il Frundsberg aveva nel frattempo marcato visita. Le cronache riportano che Filiberto cercò di placare i lanzichenecchi. Ma, forse perché non parlava la lingua (che in effetti è un po' ostica), non riusci a convincerli. E così Roma sperimentò quello che oggi sperimenta la Germania: una crisi demografica che la portò da 55000 a 30000 abitanti.

E ora parliamo d'altro.

L'altopiano delle Cinque Miglia è un altopiano carsico lungo circa 9 km, situato in provincia dell'Aquila fra la valle dei Gizio (affluente del Pescara) a Nord e quella del Sangro a Sud. A est lo delimita lo costiera del Rotella, a ovest un gruppo di montagne che culminano nel massiccio del monte Greco: i monti di Roccaraso, quelli dove si scia, per capirci. Da secoli l'altopiano è una importante via di comunicazione fra l'Aquila e Sulmona da una parte, e le città del Sud dall'altra, e infatti ancora oggi è attraversato dalla SS 17 dell'Appennino Abruzzese ed Apulo-Sannitica, che unisce l'Aquila a Foggia (insomma: la versione moderna del Tratturo l'Aquila-Foggia). L'altopiano è un posto un po' freschetto. D'inverno facilmente la temperatura arriva a -25. Niente male, no? Sarà per questo che ieri, sul monte Greco, che è mille metri più alto, avevo tanta nostalgia del mio PC... D'altra parte, se intorno ci si scia, tanto caldo non potrà farci...

E ora torniamo al nostro Filiberto.

Il quale, dopo aver preteso nel giugno del 1528 la capitolazione del papa, viene mandato da Carlo V a Napoli (c'è sempre tanto da fare), dove nel frattempo il viceré Hugo de Moncada y Cardona (nato a Valencia) si era preso anche lui un'archibugiata nella battaglia navale di Capo d'Orso, al largo di Salerno, da una flotta nemica comandata da Filippino Doria (il nipote di Andrea, quello che aveva fatto prigioniero Filiberto). Carlo V quindi inviò prontamente Filiberto a fare il viceré (ricordate: qui saltano fuori i titoli di viceré di Napoli, principe di Melfi e duca di Gravina). Insomma, non c'è che dire: la meritocrazia è una bella cosa. Guardate Filiberto! A 26 anni promosso viceré sul campo, per merito. Mica come voi, che aspettate dalle amicizie e dalle parentele l'occasione per procurarvi un posto fisso!

La situazione a Napoli era quella che era. I francesi avevano assediato la città, la volevano per loro. E occorrevano rinforzi. Così Filiberto chiamò un contingente di 500 tedeschi per sostenere la città, stretta d'assedio e dal blocco navale, per rompere il quale il suo predecessore aveva trovato la morte. E i tedeschi si incamminarono lungo la strada che da Nord porta a Sud. Ebbero però l'idea non brillante di passare per l'altopiano delle Cinque Miglia. Li colse una tormenta, e morirono in cinquecento (ti ci voglio vedere a -25°). Che poi, a dirla tutta, il problema è solo che loro non avevano, come oggi i migranti, gli smartphone. Altrimenti, andando su Google, avrebbero visto che l'anno prima, nello stesso posto, erano morti 300 mercenari che invece andavano da Sud a Nord, perché Venezia li aveva assoldati per combattere contro Carlo V. E avrebbero evitato.

Conoscere la storia eviterebbe tanti disastri...

Voi direte: sì, affascinante, ma debbase che ce ne frega?

E ora ve lo spiego.

Nel suo blog Quarantotto ha espresso qualche perplessità sull'idea che "abbiamo bisogno" dei migranti - cioè di immigrati, per parlare italiano - perché non facciamo figli. Le sue perplessità derivano dal fatto che questo argomento è sostenuto dai media con dati quanto meno incoerenti. Non discuto ora i dati, ma aggiungo, ed evidenzio, due altri aspetti che credo siano cruciali. Nei nostri media nessuno si pone due domande cruciali: perché i siriani scappano? E perché gli italiani fanno pochi figli?

Qui mi soffermo sulla seconda, tanto la risposta alla prima la sapete.

L'idea che viene diffusa dai media tutti è quella colpevolizzante (manco a dirlo): le italiane, abituate alla mollezza e agli agi della vita da single, sarebbero ormai moralmente degenerate. La durezza del vivere di schioppiana memoria essendo per loro solo un ricordo, esse non desiderano che un fastidioso marmocchio le distolga, coi suoi balocchi, dai loro profumi, e così non si concedono ai loro compagni se non in accoppiamenti sterili, per evitare che la petulante presenza di un marmocchio disturbi le loro pratiche lussuriose. Certo, creature così egoiste non meritano che lo stato si occupi di loro, magari provvedendole di quei servizi sociali che le allontanerebbero vieppiù dalla salutare e pedagogica durezza del vivere: ospedali dove partorire, asili nido dove lasciare i neonati... E quindi ben venga chi da altri paesi, mosso da spirito di solidarietà, viene qui a lavorare per pagare la pensione a queste ingrate che, a ben vedere, nemmeno lo meriterebbero...

Ma siamo sicuri che sia così?

Preciso: fare figli non è obbligatorio. È biologia, ma l'uomo (cioè la donna) può tranquillamente fottersene della biologia (mentre non dovrebbe fottersene della Storia). Così come noi, a differenza dei cervi, non siamo obbligati a darci appuntamento ogni settembre in Vallelunga per fare a cornate, altrettanto le nostre gentili compagne potrebbero scegliere di non volere figli, e questa scelta, se tale è, cioè se è libera e non necessitata da logiche altrui, va rispettata. Potrebbe dipendere da mille e un motivo: non aver trovato la persona giusta, non sentirsi pronte o disposte, e via dicendo. Però io giro tanto, e forse sarò sfortunato, ma incontro tante persone per le quali questa scelta è una non scelta. Se per campare devi avere due stipendi e con la gravidanza arriva il licenziamento, ecco che la libertà di scelta è, come dire, lievemente coartata. Questo non è un problema? Certo, è un problema meno urgente di quello di salvare e accogliere chi sta rischiando la sua pelle.

Ma meno urgente non significa meno grave.

Apro e chiudo una parentesi per sottolineare che l'argomento secondo il quale "abbiamo bisogno" dei migranti perché le nostre donne sono, in sintesi, "troppo emancipate" per mettersi a fare figli, è diventato, in seguito alla crisi umanitaria che stiamo vivendo, il cavallo di battaglia della sinistra, cioè di quella parte politica che ha giustamente fatto della lotta per l'emancipazione femminile una sua bandiera... salvo ora rimproverare alle emancipate di non conformarsi al saggio e teutonico principio jedes Jahr ein Kind!

Ma questo è uno schema mentale al quale ormai siamo abituati: i progressisti di questa risma sono anche quelli che difendono a costo della nostra vita un sistema monetario basato sulle regole di un consulente di Pinochet (la crescita dell'offerta di moneta al k%), cioè su quel monetarismo friedmaniano che molti di loro mi insegnavano a valutare criticamente negli anni '80, in quanto intrinsecamente conservatore e strutturale a un certo tipo di capitalismo finanziario. Oggi invece il k% è diventato di sinistra! Pinochet diventa un modello, e l'emancipazione femminile (il controllo della donna sul proprio corpo) diventa deprecabile... Che strana sinistra!

Ma il fatto è che in molti casi i figli non si fanno perché il controllo sul corpo della donna non ce l'ha (ancora) lei, ma (sempre) il capitale.

Per un esempio, torniamo a Filiberto, anzi, ai suoi mercenari.

Vi scrivo da Barrea, che rientra nell'ASL Abruzzo 1 dell'Aquila e di Sulmona. Ovviamente qui se succede qualcosa devi andare a Pescasseroli (il pronto soccorso è lì). Son 20 chilometri, in 27 minuti si fanno. A Roma può capitare di metterci di più per arrivare a un pronto soccorso. E se devi partorire? Bè, prima c'era il "punto nascite" all'ospedale di Castel di Sangro. Bisogna scavallare verso Alfedena, d'inverno ci vogliono le catene, ma si resta sempre nell'ambito della mezz'oretta. Poi, però, siamo dovuti diventare virtuosi. E quindi il punto nascite, mi dicono, è stato chiuso: oggi se vivi a Barrea partorisci a Sulmona. E qui le cose si complicano: sono una sessantina di chilometri, ma per farli ci vuole più di un'ora, e da dove si passa? Dall'altopiano delle Cinque miglia.

Ora, abbiamo detto che della biologia, in quanto vertici del creato (secondo noi) potremmo fottercene, e che della storia non dovremmo fottercene. Ma della geografia non possiamo fottercene. Barrea dista da Sulmona poco più di 35 chilometri in linea d'aria: diciamo quanto Francoforte da Wiesbaden (voi siete europei, mi capirete). Però cosa manca, fra Francoforte e Wiesbaden? La Genzana (2170 metri) e il Greco (2285 metri). E per aggirarli si passa in un posto dove d'inverno non fa 1°, come a Francoforte, ma può anche fare -25°: in confronto Tromsø è Gran Canaria!

Ci siamo?

Poi, certo, una quando si avvicina il termine può sempre andare a stare in albergo a Sulmona. E del resto chi te lo fa fare di vivere in montagna?

Ecco, a me di tutta l'ipocrisia pelosa, di tutta la patente manipolazione nella quale siamo immersi, una cosa dà soprattutto fastidio. L'assoluta certezza che quando nelle famose sedi "europee" vengono prese da burocrati non eletti le decisioni intese a "moralizzare" le nostre economie, certi dettagli strutturali non vengano nemmeno presi in considerazione. L'Europa, loro, non sanno proprio com'è fatta. E non mi riferisco alla sua storia e alla sua cultura. Mi riferisco proprio alla sua conformazione fisica, alla sua geografia. Non capire che andare da Barrea a Sulmona non è come andare da Wiesbaden a Francoforte è grave, mi direte. Ma sono sicuro che quando certe decisioni vengono prese, su dettagli così banali nessuno riflette. "La densità media per chilometro quadrato", "il numero di posti letto per abitante"... le famose statistiche che ci vengono elargite da quel paradiso fiscale che è l'OCSE, per capirci, sono prive di senso se messe a contatto con l'unica vera durezza del vivere: quella del territorio (che vi ho mostrato nei post precedenti).

Ma naturalmente si può sempre pensare che anche quello di voler vivere dove si è nati sia un deplorevole eccesso di mollezza, e che tutti dovrebbero, per "razionalizzare", darsi al nomadismo per confluire in poche grandi città: sostanzialmente, nei capoluoghi di regione, che poi potremmo a loro volta accorpare, per risparmiare, sopprimendo le regioni, e costruendo poche megalopoli in modo da "ottimizzare" l'offerta di servizi pubblici, non disperdendola su un territorio troppo ampio e frastagliato. In fondo, in Cina fanno così: la popolazione italiana entra nelle loro prime quindici città!

Sono sicuro che nella famosa spending review saranno stati compresi anche provvedimenti di questo tipo. E va bene così: trasformiamo il nostro paese in un deserto (e poi diamo la colpa ai suoi abitanti se non si riproducono). Tutto questo, come abbiamo visto più e più volte, a lode e gloria di quelle banche cialtrone e dissennate che prestando in modo malaccorto si sono messe nei guai. E babbo Stato, tanto deprecato dai liberisti, deve ora togliere ospedali (e asili, e pensioni, e stipendi) a noi per dare a loro, direttamente o indirettamente.

Ma la colpa, va da sé, è delle donne, che preferiscono andare al cinema anziché cambiare pannolini.

Quanto può continuare?




(...Filiberto continuò per poco. Alla battaglia di Gavinana, nel 1530, si prese un'archibugiata pure lui - cose che a quel tempo capitavano, come avrete capito. Sì, è la stessa battaglia dove Maramaldo illustrò il suo nome uccidendo Francesco Ferrucci, che stava dalla parte dell'imperatore, e che quindi si trovò a mal partito quando il suo comandante in capo venne abbattuto. Ripeto: cose che capitano. Ma ora che abbiamo abolito i confini non capiteranno più: per i pensatori secondo i quali l'economia non dipende dalla geografia fisica, l'antropologia dipende dalla geografia politica! State sereni e buona notte...)

(...metamorale: capito perché a me viene da ridere quando mi parlano del Bilderberg?...)

giovedì 10 settembre 2015

Allein (3)

Confrontarsi con problemi veri. 

Non con il brillante associato dell'università il cui nome è un falso accrescitivo il quale ritiene che le curve di domanda abbiano pendenza positiva. 

Non con il sulfureo opinionista della Magna Grecia che pensa di aver scoperto il concetto di sintesi neoclassica (40 anni dopo Leijonhufvud). 

No. 

Problemi veri.

Il caldo e il freddo. L'alto e il basso. La paura. La solitudine. E quella cosa in teoria tanto neoclassica, tanto liberista, ma alla quale nessun liberista soggiace: pagare per i propri errori...

"Cazzo non ho neanche una scatola di fiammiferi, se resto qui come faccio a far capire all'orso che io sono un uomo - con tutta quella storiella di Prometeo - e lui un essere 'inferiore'!? E se non ci crede?"

Non vi annoio con gli aneddoti (che per essere compresi necessiterebbero di dettagli che vi darò quando sarò da un'altra parte). Posto ergo sum. E vediamo se le foto vi aiutano a localizzarmi...












(Buona notte...)

mercoledì 9 settembre 2015

Allein (2)

"Lei è il professor Bagnai?"

"Sì. Come lo sa?"

"Ho letto qualche suo libro e la seguo in televisione."

"Quello invece è il pecorino che piace a me. Lo riconosco dall'occhiatura. Me ne dà un pezzo?"

"Cosí?"

"Un po' meno. Devo anche dimagrire. Ma soprattutto devo sciacquarmi la testa. Ho bisogno di stare da solo. Io non volevo portarmi nemmeno il telefono, ma mia moglie ha insistito..."

"Ma in montagna non si va da soli!"

"Sì, questo in teoria è corretto. Ma nel mio caso era più probabile che mi buttassi da una finestra che da un burrone. E poi qui il telefono non prende. Di qualche morte bisogna morire..."


(...ad esempio voi, se non avete votato per i macchianera awards...)



(right or wrong, this is my country...)

(che tra li lazzi sorbi... Ma erano altri sorbi...)

(sarò anche cattivo, ma non tutti si spaventano...)

(la Nature est un temple...)

(un cazzo di freddo che non avete idea...)

(i poeti laureati...)

(crisi di identità...)



(...e ora studio le carte che domani è dura. Ma ho avuto il briefing dell'esperto. Ergo: potrei non tornare - anche perché lì passa un cristiano all'anno, e raccoglie le ossa di quello dell'anno prima. Cinghiali, lupi, e poi le bestie più pericolose: i cani. Non lo sapevate? Non scherzo. L'orso debbase si fa i cazzi suoi. Il cane no, perché ha un padrone. Come gli opinionisti pro euro. Chi in montagna ci va lo sa. E chi non ci va, lo impara su Goofynomics...)

martedì 8 settembre 2015

Allein.

Sintesi: ho camminato dieci ore (6:30-18:30 con pause). Troppo. Il fatto è che sono curioso: che c'è là dietro? E là sopra? E chi ha fatto questo rumore?

E così il tempo passa...

Ho incontrato uno che camminava come me sulla pianta dei piedi (sai quella cosa di camminare con il Buddha?), ma aveva più peli, e meno voglia di stare in compagnia (era anche più grassoccio, ma per delicatezza non gliel'ho fatto notare). Ci siamo lasciati da buoni amici, anche se mi ha fatto capire che non voterà per me ai Macchia Nera Awards, perché ci tiene molto a essere lui il più cattivo, anzi, il più orso.

Poi ho incontrato una trentina di tipi come voi, che facevano molto rumore e portavano grandi palchi di corna sulla testa (ma con molta dignità). Bramivano. Però, va detto, nonostante fossero cornuti, ognuno aveva un bel seguito di femmine.

Poi sono successe tante altre cosette su cui non mi soffermo (mi sono perso, mi sono ritrovato, è scesa la nebbia, ho cacciato la bussola - santa subito, ho rifatto un po' di ometti - con le pietre, non come pensate voi, ecc.).

Beata solitudo, sola beatitudo...





(chi sa taccia... tanto i commenti ve li stango...)


(questo lo so...)


(questo invece non lo so: cos'è? Hint: su un tronco di faggio in decomposizione...)



(geotropismo negativo...)


(Krummbach...)


(quando pensi: forse era meglio scendere prima...)

E ora buona notte...



(...la mia Uga non sarebbe stata esattamente a suo agio nel bosco buio, folto di alberi cavi - come l'albero del terrore di Winnie Pooh - e risonante del bramito dei cervi... Ora spero solo che i menischi tacciano...)