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mercoledì 30 aprile 2014

Alberto vs. Alberto: la moralità di Maastricht...

Il 29/04/2014 23:50, Marco Basilisco ha scritto:
L'hai detto tu e io lo confermo: noi non siamo amici.
In effetti non può esserci amicizia dove regna il timore, la paura, il terrore.
Tu mi spaventi.
Ma come cazzo si è ridotto Bisin?
E quel farlocco dei "Giovani per Fare" che pensava di fargli un assist! Ma costituite i "Giovani per Farsi", rincoglioniti!
Ma forse era già ubriaco ...
Alberto, se invecchiando mi riduco così sparami, ti scongiuro.





Il 29/04/2014 19:46, Simone Curini ha scritto:
Sbobinarlo è stato uno spasso , quasi meglio di Trapattoni
Alcuni punti si sentono male è ho aggiunto un punto interrogativo , magari te riesci a distinguerli meglio

G : Tornando invece , tornando invece all'Europa le faccio venire in po' di orticaria , parliamo di Bagnai ( ghigno del giovane implume ) , cosa ne pensa della sua tesi riguardo all'assurdità dei criteri di Maastricht che secondo l'economista impongono rigidità innaturali e catastrofiche addirittura alle economie di mercato ? ( sospiro e sorrisino di chi la sa lunga )

B: si dunque , cerco di moderare

G : Siamo in fascia protetta ci sono i bambini ( ride ..  )

B : per rispondere , esatto , un tentativo di autocontrollo , dunque , NO , io ho l'opinione esattamente opposta. Ehmmm cioè ,

Quando , diciamo , primo punto ehmmm
Bagnai spesso argomenta che l'entrata nell'euro è stato un errore.

Io sono convinto che questo non sia vero , ma comunque ma ma è discutibilissimo cioè è un argomento solido è è è , no non è un argomento solido , è un una questione rilevante che non è assolutamente ovvia , e' perfettamente possibile che abbia ragione .

Il fatto che entrare nell'euro sia stato un errore non significa assolutamente ehmm , che sia cosa buona uscirne adesso, questa è la prima cosa che voglio dire.
Per quanto riguarda Maastricht credo che il punto fosse questo , sia questo ,cioè ,ahhh è chiaro che nel momento in cui siamo entrati nell'euro, paesi come l'Italia hanno comprato …. era chiaro era ovvio era esplicito era diretto , lo dicevano tutti , abbiamo comprato la reputazione di , come dire , serietà monetaria della Bundesbank .
Questo è la ragione per cui siamo entrati nell'Euro , abbiamo avuto il timore , avevamo il timore che continuando ad avere una moneta indipendente l'avremo utilizzata , avremmo stampato moneta e svalutato a ogni situazione , situazione di problema , ad ogni problema , ok? Che è esattamente quello che Bagnai vorrebbe fare oggi , ok ? Abbiamo , siamo entrai nell'euro esattamente per legarci le mani e non fare così . Ora .Quando siamo entrati nell'Euro sapevano benissimo che , tutti quanti sapevano benissimo che , questa la situazione , la differenza diciamo , di politiche fiscali fra il sud ,in quel particolare dell'Italia , parliamo pure dell'Italia e la Germania era tale per cui l'Euro non sarebbe stato sostenibile o sarebbe stato difficilmente sostenibile senza un riaggiustamento fiscale . La questione monetaria era , come dire , risolta nel senso che legavamo (?) le mani gli davamo le chiavi essenzialmente alla Bundesbank , OK ?

La questione fiscale no , per cui , li è dove è entrato Maastricht. L'idea è , il fatto che voi abbiate che noi abbiamo , prima dato le chiavi della politica monetaria alla Bundesbank , ci ha permesso ci permetteva , questo era l'ultimo ragionamento , ci avrebbe permesso di far rientrare da un punto di vista fiscale in maniera più semplice perché non avremmo avuto attacchi alla moneta , attacchi all'( ? sarà colpa mia che ho soltanto un orecchio ) … questo è esattamente quello che è che è avvenuto, si possono fare discussioni su quanto della diminuzione dei tassi interesse dall'entrata nell'euro a prima della crisi sia dovuta all'euro o sia dovuta invece ad un trend generale che c'era e che c'è (? ) , Si può discutere su questo , ma indiscutibilmente non ci sono stati attacchi ai titoli fino a quando ci sono stati , due anni fa quando è stato..?! Ok ? Quindi questo ci ha permesso di rientrare fiscalmente , cioè ci ha dato lo spazio di poterlo fare . Non lo abbiamo fatto , non lo abbiamo fatto per tante ragioni .
Una è che in generale per non per un paese come l'Italia (?) è difficile era difficile farlo , questa è la ragione per cui abbiamo dovuto fare tutto questo meccanismo di entrata nell'Euro .
La seconda ragione è stato che Maastricht , al contrario di quello che dice Bagnai , non era troppo rigida era troppo flessibile , nel senso che ha permesso o comunque lo è diventato ex post perché Germania e Francia in particolare si sono auto permessi di uscirne ,cioè di sforare di sforare i parametri e una volta che l'hanno fatto loro noi non ci siamo sentiti in dovere di farlo e loro non hanno più avuto la forza di dirci :” dovete farlo “, in un certo senso o di dircelo con sufficiente . Quindi una volta sforato si è sforato ed è stata una danza generale .

Quindi il vero problema è stato che non abbiamo , non abbiamo , non abbiamo sentito i vincoli dei parametri o li abbiamo sentiti molto poco . Questo è il vero problema . Quindi in questo contesto siamo arrivati a al alla crisi mondiale con una situazione fiscale finanziaria in cui il rientro non era per nulla avvenuto tutt'altro , quindi ovviamente siamo stati ci siamo , come dire , ci siamo presentati a petto nudo alla speculazione e questo ci ha massacrato. Quindi la mia idea è esattamente l'opposto. Il problema era che non era sufficientemente (?) o non lo è stato , naturalmente scusami , attualmente Bagnai anche argomenta avevamo capito tutto .

E' chiaro qui se se se noi diciamo noi abbiamo capito tutti che Maastricht non valeva , allora certo abbiamo fatto molto male ad entrare nell'Euro . Cioè sotto la sotto se ex ante avevamo le aspettative che ma Maastricht non sarebbe funzionato , entrare nell'euro era un suicidio, ok? Quindi però , non lo so .

G:cioè il suo ragionamento si basa sul fatto che Maastricht avesse una parvenza di serietà insomma , va bene (?).

B: il meccanismo era molto chiaro ci leghiamo le mani monetariamente così che abbiamo spazio fiscale , non ci non dobbiamo pagare il 10% di interessi , una volta che non dobbiamo pagare il 10% di interesse sul debito , riduciamo il debito e rimettiamo in ordine il paese , non lo abbiamo fatto , ci siamo trovati , siamo ritornati a pagare non il 10% ma a pagare lo spread
 


E ora i documenti. La botta:




...e la risposta, basata su un argomento che sviluppo nel mio articolo odierno sul Fatto Quotidiano (riportato da Bortoletto nei commenti al post precedente):




Alberto, seriamente, ora, lasciando da parte il giovane FARlocco che ti ha intervistato (detto con affetto: non è colpa sua se non ha studiato economia, anzi, magari è un merito): che ci fossero tonnellate di problemi di moral hazard nella costruzione di Maastricht, paradossalmente introdotti proprio dalle regole che volevano risolverli, è cosa nota in letteratura. Se tu fossi esperto nel mio campo la metà di quanto sei esperto nel tuo (e nel tuo sei il top), saresti tu a spiegarlo a me e io ti ascolterei estasiato. Ti ricordi, ad esempio, Feldstein,M. (2005) “The euro and the stability pact”, Journal of Policy Modeling, 27, 421-426? Spiegava che avere i tassi "calmierati" dalla "credibilità" crea enormi problemi di free riding. E soprattutto, fondamentale, ricordi Tornell,A., Velasco, A. (2000) "Fixed versus flexible exchange rates: Whichprovides more fiscal discipline?," Journalof Monetary Economics, vol. 45(2), pages 399-436? Spiega che se ai mercati manca il segnale dato dal deprezzamento del cambio, poi si finisce nell'overlending. Ricordi cosa ha detto l'amico Constancio a Atene? Quello che non ha funzionato, nel mercato del credito, non è il lato della domanda (i debitori) ma quello dell'offerta (i creditori), che non hanno saputo prezzare il rischio. E non lo ha detto perché altrimenti lo avrebbero linciato: era protetto dalla polizia. Lo ha detto perché è vero, e in questo la rigidità del cambio un ruolo ce l'ha, come avevano anticipato Tornelle e Velasco.

Il fatto che abolire un mercato (quello del cambio) che dà un segnale essenziale sulla salute del sistema paese possa essere considerato positivo contraddice la tua fede nel mercato, che è sicuramente maggiore della mia. Per favore, parliamone sul serio. Tu non sei uno dei compassati e permalosi Goebbels del gruppo De Benedetti che disinformano dalle colonne di "prestigiosi" organi (fallici) di stampa, ripetendo menzogne nel pietoso tentativo di trasformarle in verità. Tu sei, come me, una persona sanguigna, certo, ma spiritosa e intellettualmente onesta. Io questo lo so, anche se ora tutti mi perculeranno per aver fatto questa ammissione. Tu vuoi, come me, riformare questo paese (anche se certo vogliamo riformare cose diverse, in tempi diversi, e soprattutto con modalità diverse: io sono all'antica, credo nella democrazia).

Allora, per favore, Dio santo, se te lo dicono i giornali della American Economic Association stacce, come si dice a Roma: l'euro non aiuta a riformare un bel cazzo di niente. C'è una letteratura infinita, che ha radici in
Alesina, A., Drazen, A. (1991). “Why Are Stabilizations Delayed?” American Economic Review 81(5), 1170-1188. Capisco che il giovane FARlocco la ignori, ma tu, ti prego, non dirmi che non ci hai mai gettato un occhio! Per i governi del CAF, e poi per Berlusconi, la possibilità di indebitarsi a buon mercato sui mercati internazionali è stato l'esatto equivalente di quello che per le élite locali dei paesi in via di sviluppo erano certe forme di aiuto internazionale: un modo per tirare a campare mantenendo lo statu quo. E di queste élite facevano parte tanto Bettino "tangente" Craxi quanto Tommaso "durezza del vivere" Padoa Schioppa.

Ma porca puttana, ci vuole così tanto a unire due puntini? Dai, vieni a Pescara, facciamo un bel dibattito, e il righello te lo presto io.

Un abbraccio e molta simpatia.


Alberto (con la B di Bagnai)


P.s.: a proposito: dall'analisi precedente si evince che questa frase di Zingy:  «Avere la flessibilità di usare il cambio solo in alcuni momenti, è un grande vantaggio; è un grande vantaggio che noi abbiamo dato via, ma abbiamo dato via a ragione perché l’abbiamo usato male, e non avevamo la credibilità di usarlo solo bene», oltre ad essere lievemente criptofascista, denota anche una certa ignoranza della letteratura rilevante. Ma tu che sei un esperto, di cosa si occupa Zingy esattamente? Non di economia monetaria internazionale, vero? Altrimenti staremmo messi male!

martedì 29 aprile 2014

Zingales e 'a rivoluzzione diggitale

Santo Twitter mi comunica questa notizia che non ho modo di verificare (oltre a non averne né tempo né voglia). Prendiamola per buona, scusandoci con Zingales laddove non lo sia. Intanto, guardate il lato positivo. Uno dei più rappresentativi economisti italiani conferma non una mia tesi (sarebbe già un ottimo risultato), ma addirittura un dato di fatto (e questo ha dell'incredibile), ovvero che il declino italiano parte a metà anni '90 come abbiamo detto diverse volte, ad esempio qui, qui e qui (eh già: son due anni che ne parliamo). Preciso che questa è tutto tranne che una mia scoperta: è un fatto statistico che altri economisti onesti hanno ammesso e cercato di interpretare: uno per tutti, Francesco Daveri. Poi, certo, ci sono i commentatori improvvisati o i colleghi poco a loro agio coi fatti stilizzati o con la teoria della crescita, ma questa è un'altra dolorosa storia, lasciamola stare per oggi.

Ora, immagino che l'argomento sia: mancato aggancio alla rivoluzione digitale, ergo calo di produttività, ergo declino. Una catena causale convincente. Si dà il caso che oggi (ma anche 20 anni or sono) le tecnologie digitali attraversano tutti i settori produttivi, e, forse, all'inizio erano comparativamente più importanti nel settore dei servizi (pensate, banalmente, a cosa ha significato passare dalla macchina da scrivere al Pc). Questa però è solo una mia ipotesi non informata. Gradirei l'avviso di un esperto del settore, ma diciamo che, fino a prova del contrario, mi sembra onesto ritenere che un "ritardo" digitale dovrebbe aver avuto un impatto uguale su tutti i settori, o eventualmente un po' superiore in quello dei servizi, no?

Bene.

Condivido con voi tre grafici che avevo preparato per il convegno organizzato dall'IDV a Napoli, dove ho avuto il piacere di conoscere il dr. Bortolussi della CGIA di Mestre, impegnato, come me, in una generosa battaglia contro quelli che "la piccola e media impresa è una metastasi".

Il primo grafico lo conoscete, è quello solito sulla produttività media del lavoro nell'intera economia, dove ho aggiunto per confronto altri paesi europei:



(di cosa succede in Italia ne abbiamo parlato ad abundantiam). Poi, per curiosità, nel database Productivity and ULC by main economic activity (ISIC Rev.4) che trovate qui sono andato a vedermi le produttività del lavoro settoriali, prima quella del manifatturiero:



e poi quella dei servizi destinabili alla vendita:



Lettore, chennepenzi?

Aspetta, ti do un aiutino: il manifatturiero è tipicamente un settore aperto alla concorrenza internazionale, dove vengono (o venivano) prodotti beni tradable, commerciabili. Esempio: un elettrodomestico. I servizi invece sono tipicamente un settore non tradable, di beni non commerciabili. Non puoi esportare un viaggio in treno da Roma a Torino (a meno che chi compra il biglietto non sia un non residente, nel qual caso vai a ricadere nel turismo attivo), non puoi esportare un taglio di capelli (ok, sempre salvo il caso del turista),non puoi esportare la consulenza di un architetto per ristrutturare casa a Roma, o quella di un avvocato per fare causa a un giornalista incauto, o quella del tuo consulente finanziario che gestisce i tuoi soldi (almeno, la regola è questa: quanto di voi hanno il promotore a Londra? Tutti zitti? Fuuuuurbi...).

Sintesi: la produttività si appiattisce nel settore esposto alla concorrenza internazionale, mentre continua a correre in quello chiuso. Ma 'a rivoluzzione diggitale ha riguardato sia i robot nelle aziende del manifatturiero che i Pc in tutte le prestazioni del terziario, per dire. E anche dal grafico settoriale si vede (anzi, lo si vede meglio che in quello aggregato), che fino alla fissazione del cambio la produttività del manifatturiero ha corso allo stesso ritmo di quella di Germania e Francia.

Ma non sarà allora che il problema è stato veramente quello di agganciarsi all'ECU/EUR dopo aver rivalutato del 15%, entrando nella tonnara schiacciati da una valuta che distruggeva la nostra competitività, e che in quanto tale poneva le imprese in eccesso di offerta (essendo calata la domanda estera), per cui non stimolava innovazione e produttività?

Ma... Chissà...

Questa è una cosa che dicevano alcuni polverosi keynesiani negli anni '70. Ma Zingy, che è moderno e autorevole, dice che è stata la rivoluzzione diggitale (quindi che è stato un problema di offerta).

Io ovviamente credo a Zingy.

E voi?

Per dire...



Zingales e "oni": l'ora si avvicina...

Gianni Ciardiello28 aprile 2014 21:15
Ero in auto a quell'ora, ed ho ascoltato le sparate di barisoni.
Ho anche sentito cosa ha detto zingales, che come sappiamo conosce bene l'antidemocraticità dell'attuale sistema monetario europeo, e delle conseguenze mostruose del vincolo esterno, ed auspica un piano b.
Tuttavia, non c'è mai stata una razionale discussione, perché "bastioni" non argomenta, ma spara cazzate contro gli "eretici" dell'euro.
Comunque nulla di nuovo sotto il sole.

Andrea Giannini29 aprile 2014 08:57
No, infatti, dal punto di vista dei contenuti nulla di nuovo.
Ma sono segnali.
Ad esempio, sempre su Radio24 stamattina Stefano Folli ha ammesso così, en passant, che Salvini è l'unico a saper argomentare una critica, per distinguerlo dai toni generalmente anti-tedeschi di un Berlusconi.
Forse non è niente.
Ma forse potrebbero anche essere le avvisaglie che qualcheduno da quelle parti si sta stancando...


E ne dubitavate? Cosa vi ho sempre detto? Che il gioco sarebbe diventato a somma negativa, e a quel punto chi detta le regole le avrebbe cambiate.

Ma secondo voi perché sono partite operazioni di spin nei miei riguardi proprio adesso (esemplare quella di Malagutti, che ho fatto uscire dal guscio per discuterne in altra sede, come poi vedrete)? Ma è semplice! Perché in questo momento è indispensabile far passare il messaggio che quelli "che lo hanno detto" sono gli Zingales (mentre io o non l'ho detto, o sono un pazzerello di provincia, o mi metto le dita nel naso...). Ora, Zingales lo ha sempre saputo, e glielo abbiamo riconosciuto. Ha denunciato il problema fin dal 2010, sempre dopo di me, ma comunque molto prima dei suoi compari spaghetti-liberisti, e molto probabilmente, come Alesina, avrà fatto parte di quella coorte di scienziati che in sede accademica dicevano la verità già dal 1997 (non ne ho contezza nel suo caso specifico, mentre ce l'ho in quello di Alesina), salvo poi mentire oggi sui giornali. Tuttavia, ancora nel 2012, l'atteggiamento del nostro Sacripante era schizofrenico: l'euro è criminale ma dobbiamo tenercelo. Sappiamo bene che dietro le schizofrenie dei miei colleghi c'è sempre un movente politico.

Il motivo per il quale questa schizofrenia ora comincia a risolversi, e lo spin impazza, può essere uno solo: la consapevolezza della prossima fine sta maturando e, come vi avevo ampiamente anticipato, i più furbi nell'armata del PUDE, quelli che si sono defilati in tempo (quindi non i vari "in"), tornano accreditandosi come quelli che "l'avevano detto" per gestire il dopo a loro immagine e somiglianza (cioè in modo disgustoso, nel senso di disgustosamente liberista).

Nessuna sorpresa: vi ho sempre detto che il giorno dopo vedrete Boeri al TG1 spiegarvi che quello che è successo è buono e giusto e che lui l'aveva sempre detto, e vedrete anche Zingy al Ministero dell'economia. La cosa non mi turba particolarmente, perché io, come voi, voglio solo tornare a fare una vita normale. Certo, mi direte che governati da gente simile le probabilità di tornare a fare una vita normale non sono elevate, e forse avete ragione. Ma a quel punto starà a voi liberarvene nell'ambito di un normale processo democratico.

D'altra parte, rendetevi pur conto di una cosa che vi ho sempre detto: nel mondo del dopo, come nel mondo del prima, non c'è spazio per chi dice la verità, perché quello di dire la verità è un vizio pericoloso per il potere e un bisogno insopprimibile per il singolo. Chi volesse distruggere una mia eventuale carriera politica non avrebbe da far altro che leggere le tante discussioni accese che ho avuto su questo blog, fare un bel copia e incolla e pubblicarlo con un titolo fantasioso. Forse... perché poi bisogna anche vedere cosa succede a certi equilibri!

Ma il punto fondamentale è e resta uno: io non voglio niente e quindi non sono ricattabile. Certo, se vuoi la presidenza degli Stati Uniti e ti fai beccare mentre vai a troie si mette male. Ma io non voglio nessuna presidenza e non vado a troie. Il risultato è che chi cerca di screditarmi in realtà scredita solo se stesso, suscitando indignazione o costernazione nella corporazione dei suoi colleghi. A Zingy auguro tutto il bene possibile. Certo, il suo libro sull'euro è arrivato un po' in ritardo, mi spiace: se l'avesse scritto lo scorso anno, chissà, forse il Canova l'avrebbe vinto lui. Ma sono sicuro che a lui la vita riserverà ben altre soddisfazioni... forse!

Per voi (3)...

Quante cose si trovano nel mio iPhone! Quando Uga l'ha visto ha esclamato: "O mamma mia!" E voi, che siete tutto il mio orgoglio (dopo Uga e er Palla, va da sé), questo lo sapete da dove viene? (io non lo saprei...)



sabato 26 aprile 2014

Neoborbonici?

(...buon segno: due follower scambiano Rockapasso per la mia amante... Cosa che in effetti tecnicamente è: sono ancora signorino!)


Una prece

Ma Mario e Chiara, che ce lo chiedevano, che fine hanno fatto? Se so' liquesi, come Malagutti!

venerdì 25 aprile 2014

Le europee: istruzioni per l'uso (il mio 25 aprile)



Alle elezioni europee voterò Claudio Borghi. Per molti di voi questo sarà un dato scontato e condiviso. Molti altri opporranno a questa mia esternazione un sereno e assolutamente lecito “chew!” (la versione del Palla per “mastica”, ovvero “ma ‘sti cazzi nun ce li metti?”, espressione gergale romana che indica il più profondo disinteresse verso le affermazioni del proprio interlocutore). Coi primi (ma ovviamente non coi secondi) vorrei condividere qualche riflessione sulla genesi di questa scelta, e sul perché essa non sia poi così scontata.

Di fatto, la prima volta in vita mia in cui veramente sento il voto come dovere civile, in cui sono ansioso di partecipare attivamente alla vita politica del mio paese, lo faccio andando a votare una persona che fino a pochi mesi sarebbe stata un mio avversario politico, e che, auspicabilmente, fra pochi mesi tornerà ad esserlo. Perché per me, e per molti di voi, queste elezioni sono così importanti? E perché per me, e per molti di voi, è diventato naturale votare uno che ha votato Forza Italia (che né io, né molti di voi abbiamo mai votato)?

Aspettate, rivolto la domanda: perché in tutte le occasioni elettorali precedenti mi son sentito deluso, preso in giro, sono andato controvoglia e tornato con l’amaro in bocca?

Il trentennio

La risposta credo sia quella che conosciamo: da 35 anni l’Italia è governata da un partito unico, che ha cambiato nome, passando da PUDIM (Partito Unico Dell’Integrazione Monetaria) a PUDE (Partito Unico Dell’Euro), ma ha sostenuto, nei decenni, un unico progetto fallimentare e fascista, avendo però l’accortezza di presentarsi agli elettori con simpatiche sfaccettature cosmetiche, onde accalappiarne il maggior numero. L’ideologia del PUDE (e del defunto PUDIM) la conoscete ed è molto semplice: qualsiasi pensionato catarroso, qualsiasi grillino livoroso, qualsiasi ordinario di economia politica poco al passo con le recenti evoluzioni del mainstream sarà in grado di esporvela: è l’ideologia del vincolismo. Gli italiani (sempre gli altri, s’intende) sono troppo cialtroni per governarsi da soli, e quindi occorre loro, se non l’uomo forte (soluzione rivelatasi drammaticamente inefficace), almeno il manganello di regole esterne che li costringano a comportarsi bene.

Ho chiarito fin dall’inizio della mia attività divulgativa, nell’articolo che i collaborazionisti hanno rimosso dal proprio sito, perché ritengo che questo progetto sia fascista: perché è classista, inserendosi a pieno diritto nel disegno di compressione dei diritti economici e sociali dei lavoratori che caratterizza la terza globalizzazione (come ho spiegato a Bruxelles ai conservatori dell’EFD); e perché è paternalista, essendo stato rivendicato esplicitamente (da Prodi, Delors, Padoa Schioppa, ecc.) come un metodo per indirizzare le plebi europee verso un obiettivo che gli ottimati avevano deciso per loro, quello degli Stati Uniti d’Europa, obiettivo al quale era lecito sacrificare il normale processo democratico, obiettivo da perseguire costruendo la coesione sociale e politica col terrore. Sapete tutti chi, quando, come e dove ha espresso apertamente o copertamente questo concetto, vale per tutte la famosa esternazione di Prodi sul Financial Times.

(Una parentesi: mi dispiace per i tanti fascisti, come l’adorabile compagno Triolo, che si risentiranno se uso il termine fascista come pare a me. Anzi, siccome sono più fascista di voi, vi dico subito che a me di cosa significhi per voi il fascismo non me ne importa una beneamata fava: per me fascismo è governo autoritario e oligarchico di ottimati, con un uomo forte di riferimento (Mussolini o Prodi), orientato a ridistribuire il reddito in modo sfavorevole alle classi subalterne, possibilmente facendole contente e cojonate. Le lezzzzionicine di storia saranno inesorabilmente espunte dai commenti a questo post)

Dovrebbe anche essere ormai più che chiaro perché il progetto era intrinsecamente fallimentare rispetto a qualsiasi suo obiettivo, dichiarato e non. A questo proposito esorto a un dignitoso silenzio gli imbecilli dell’ultima ora, quelli che nel 2014 si svegliano e vengono a dire a me, quattro anni dopo che l’ho detto io, due anni dopo che lo ha scritto il Guardian, che l’euro non ha fallito, anzi, ha avuto successo perché i suoi obiettivi erano ecc. ecc. Poveri ortotterini senza casa, senza arte né parte! A me lo volete spiegare? L’euro ha fallito rispetto ai due obiettivi dichiarati, quello di arricchirci (e non devo spiegarvi perché) e quello di condurre agli Stati Uniti d’Europa (e non l’ho certo previsto io: ce lo aveva detto Kaldor). Ma l’euro ha fallito o sta comunque fallendo anche rispetto agli obiettivi non dichiarati: quello di favorire un disegno egemonico del capitalismo del Nord, perché la Germania sta segando il ramo sul quale è seduta, come mi ero sommessamente permesso di anticipare tre anni or sono e come oggi ci conferma il sempre documentato (ancorché cripto-PUDE) Marco Fortis, e quello, più ampio, di favorire le dinamiche della terza globalizzazione attribuendo al capitale un ulteriore sleale svantaggio sul lavoro. Questo disegno sta fallendo perché il capitale in generale, e quello tedesco in particolare, ha un modo tutto suo di stravincere le battaglie, perdendo le guerre: la disoccupazione di massa sta dando a molte persone tempo per riflettere, tempo che possono impiegare, fra l’altro, a constatare come nel mondo anglosassone l’orientamento ideologico sia già cambiato. Vedere il Fmi che critica l’assoluta libertà di movimento dei capitali, vedere l’Economist esprimersi da tempo in modo critico sull’indipendenza della banca centrale (il pilastro di questa concezione antidemocratica, per ammissione dello stesso Monti), insomma, vedere tutti questi cambiamenti documentati o previsti dal mio libro, dovrebbe far capire ai nostrani esecutori della voce del padrone che il padrone sta cambiando discorso, e che loro rischiano di trovarsi, come al solito, in uno spiacevole ritardo di fase. Smart money thinks ahead, dice il simpatico commentatore dell’Economist, il che, in buona sostanza, significa che qualcuno sta capendo che l’iperfinanziarizzazione dell’economia è la via maestra verso la distruzione di valore e di coesione sociale, con conseguenze potenzialmente negative per tutti.

Certo, la televisione è più efficace dei preti nel garantire il controllo sociale! Una volta c’era la paura dell’inferno, oggi c’è la paura della Cina. Ma quanto potranno ancora prenderci per i fondelli? All’ultimo incontro che ho avuto, nel distretto industriale di Montegranaro, dove ho conosciuto l’imprenditore che fa le scarpe (letteralmente) al simpatico sassofonista (quello dagli hobby rilassanti e condivisibili), e l’imprenditore che fornisce le pelli per gli interni della Ferrari (sì, insomma, due di quei piccoli imprenditori improduttivi, metastasi della nostra società, per dirla cor Melanzana...), bene, a questo incontro, dopo il dibattito, mi si è avvicinato uno che ha attaccato la solfa del “ma lei non ha parlato della Cina, che ha distrutto la nostra economia”. Prontamente è intervenuto un altro imprenditore (un immobiliarista), squadernandogli sotto gli occhi l’ultimo rapporto sul commercio delle Marche elaborato dalla Camera di Commercio locale e dall’Istat, dal quale chiaramente si evinceva chi è la nostra Cina: la Germania. Lo sanno tutti. Ma il povero lobotomizzato ripeteva atono “Cina, Cina,...”. Lo ha detto Monti: “le paure hanno cambiato natura però rimangono fra i motori dell’integrazione”. Eh, caro Francesco, quanto ho apprezzato il tuo ausilio! Ma sai, tu hai sbagliato. Con questi animali spauriti non serve a nulla mostrar numeri: le statistiche avresti dovuto arrotolarle e sbattergliele sul muso, come si fa col cagnolino bizzoso, amorevolmente, non per fargli del male, ma per dargli un segno in un linguaggio che possa capire. Bisogna farli smettere di abbaiare, perché chi abbaia non legge...

L’alternativa

Bene: finora in Italia votare ha significato votare per una delle tante sfaccettature di questo regime fallimentare e fascista il cui strumento principale, il cui simbolo più eclatante, è stato l’euro. Potevi votare per la sfumatura rosa, quella che fa finta di condividere valori sociali e civili più progressisti, che fa finta di essere a favore dei diritti degli omosessuali, delle minoranze, ecc., ma poi non riesce a difenderli perché, vedi caso, a guidare l’ala rosa si trova sempre un democristiano, Prodi o Renzi che sia, cioè uno che in effetti condivide l’apparato valoriale della sfumatura grigia, quella che fa finta di essere più conservatrice, e che quindi si oppone ai diritti degli omosessuali, delle minoranze, ecc.

Di fatto, gli omosessuali hanno vita dura oggi come ieri (o no: molto dipende anche dal loro carattere, come constato nella cerchia delle mie amicizie), e l’unico risultato che abbiamo ottenuto da chi tutela, come da chi non tutela, le minoranze è stato quello di riuscire a trasformare l’intero paese, l’Italia, in una sterminata minoranza che non conta nulla in Europa e che non è più arbitra del proprio destino in casa propria.

Ma oggi un’alternativa c’è.

“La Lega?”, dirà qualche persona diversamente intelligente. No, non la Lega. Lasciate che vi spieghi un concetto. Anzi, prima lasciate che arrotoli lo schermo e vi sbatta questo concetto sul muso, come avrebbe dovuto fare Francesco con l’ottimo studio dell’Istat, e poi ve lo spiegherò.

Lo scopo del gioco

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Siete sicuri di aver capito bene? Lo sapreste ripetere con parole vostre?

Bene, vediamo se possiamo passare dalla fase dell’apprendimento a memoria a quella dell’apprendimento consapevole e vissuto. Non puoi imparare a memoria ad andare in bicicletta, e nemmeno a votare, semplicemente perché non puoi sapere a memoria quale buca la strada ti presenterà dietro la prossima curva. Quindi ragioniamoci un po’ sopra.

Qual è lo scopo del gioco delle europee? Cominciamo col dire quale non è lo scopo del gioco. Non è quello di scegliere chi ci governerà in Italia. Votare Claudio non significa volere Salvini a palazzo Chigi, e infatti io non voto Claudio per mandare Salvini a palazzo Chigi.

(Apro e chiudo una parentesi. Sì, lo so, Matteo da giovane stuprava i chierichetti. Sì, lo so, Matteo ha una relazione adulterina con un extracomunitario clandestino. Sì, lo so, Matteo ogni giorno paga brioche e cappuccino coi soldi pubblici. Sì, lo so, Matteo ha l’alitosi. O no? Ma sapete che c’è? Che a me non me ne importa una bella fava di quello che Salvini è, o non è, è stato o non è stato, sarà o non sarà. Perché qui il punto è totalmente un altro, come cercherò di farvi capire. Per me Salvini è semplicemente una persona che ha chiesto aiuto per capire e a quanto mi consta ha capito. Se la sua scelta è tattica o strategica sono fondamentalmente cazzi suoi. Se è tattica, sarà pagante solo nel breve periodo – ma meglio uno che per tattica fa la scelta giusta, di uno che per tattica fa quella sbagliata. Se è strategica, gli darà risultati di più lungo periodo – e allora tanto peggio per tutti gli altri, cioè per tutti quelli ai quali da anni mi sto rivolgendo per farglielo capire. L’unica cosa che so è che Salvini è una persona umanamente civile e simpatica, informale come lo sono io, che ti saluta quando ti incontra e ti ringrazia quando lo inviti. Il che, credetemi, in questo mondo di morti viventi che credono di farti un favore se ti rispondono – quando dovrebbero ringraziarti perché gli dai una chance: vedi Fassina, vedi Cuperlo – è già molto. Chiudo la parentesi).

Ribadisco: votare alle europee non significa votare una maggioranza che governerà l’Italia. Votare alle europee significa mandare una persona in un gruppo parlamentare (in un “partito”) al parlamento europeo. Ora: i gruppi parlamentari europei sono anch’essi espressione del PUDE: tali sono il PPE e il PSE, ma tale è anche l’ALDE, il “partito” del fratello brutto di Austin Powers (quello del cambiamento climatico). Forse solo l’EFD si distanzia (forse). Tutti partiti strutturati nel e funzionali al progetto di potere che ha represso salari e democrazia nel nostro paese.

E allora lo scopo del gioco qual è? Secondo me, e questa è un’opinione e non un articolo di fede, e come tale la esprimo, oggi lo scopo del gioco può essere solo quello di ripagare i fascisti che ci opprimono con la stessa moneta che hanno usato per opprimerci: la paura. E ai grigi Eichmann di Bruxelles una sola cosa fa paura, anzi, una sola persona: questa.  Non è una boutade, non parlo per sentito dire. Vi prego di credere che, mio malgrado, vedo dalla mia posizione molte più cose di quante ne vediate voi, e ho molte più orecchie e occhi di quanti ne abbiate voi, anche a Bruxelles. Ai banali esecutori del male fa paura solo un’affermazione della Le Pen in Francia. Punto. Loro sono convinti di essere nel giusto, sono convinti che la Grecia sia sacrificabile in nome dell’interesse superiore che essi stessi hanno stabilito per noi, sono convinti di poter fare come gli pare finché il 50% + 1 dei parlamentari europei saranno PUDE come loro sono e saranno fino al day after. Una sola cosa li disturba, e sapete cos’è: un’affermazione della Le Pen. Quell’affermazione che io avevo previsto tre anni or sono e per scongiurare la quale mi ero rivolto alla sinistra implorandola di rispondere, e avendo in risposta solo dileggio, censura e squallida calunnia.

Bene.

Quell’affermazione della Le Pen che volevo scongiurare, e tuttora lo vorrei, in sede di politiche (ma questa è cosa che riguarda i francesi e non me), ora mi sento di desiderarla in sede di europee, perché solo da essa può venire una spinta al cambiamento. Solo la creazione di un gruppo parlamentare favorevole all’Europa, ma contrario all’euro e a questa Unione Europea, può darci un minimo barlume di speranza di una soluzione che sia politica e non violenta. Solo questo gruppo potrebbe fare quello che ho chiesto ai conservatori di fare: sfiduciare la Commissione Europea qualora prosegua nel progetto criminale (also sprach Zingales) e antieconomico di conservare l’euro a qualsiasi costo, e, eventualmente, mettere sul tavolo una proposta di smantellamento concordato dell’Eurozona, ultimo appello alla razionalità degli oligarchi che ci governano. Non penso che sarebbe risolutivo, certo che no. Qualcuno penserà che potrebbe essere addirittura controproducente: intimorendo gli oligarchi, li si spingerebbe (forse) a mostrare il volto umano, cosa che del resto sta già succedendo, non vedete? Quanti begli spot su quanto è bella l’Europa, e su quanto è bello non usare le tabelline per comprare un caffè a Barcellona, mentre a venti metri da te, nello squallore di un capannone vuoto, un altro imprenditore si impicca perché si vergogna del fallimento che quegli spot si rinfacciano: “Vedi, perdente, quanto è bella l’Europa? Significa che se non ce l’hai fatta non te la meriti, significa che è colpa tua, significa che sei un Untermensch, significa che devi morire, perché l’Europa che noi vogliamo è così bella che solo le persone eccezionalmente competitive possono permettersela: le persone oneste e normali devono morire, non ci servono”.

Porci!

E a questi porci una sola persona fa paura. Claudio non finirà nel PPE, nel PSE, o nell’ALDE. No. Finirà nel gruppo che questa persona vuole creare in Europa, nell’unico gruppo che può dare un segnale o fare una proposta in Europa.

Credete che mi faccia piacere che solo quel gruppo sia in grado di farsi portatore degli interessi delle classi subalterne? No. Per me è una sconfitta enorme. Mille volte mi sono rimproverato i toni del mio primo articolo. Era un urlo di rabbia, e costringeva la sinistra all’angolo, imponendole un dilemma i cui corni erano entrambi difficili da accettare: doveva ammettere di aver sbagliato per stupidità, o di aver tradito per interesse. Altre possibilità non c’erano. Sarebbe forse stato meglio adottare un approccio più gesuitico, più parenetico. Oh, sì, certo, forse, chissà... Magari guidandoli per mano, anziché randellandoli, i sinistri fautori di questo regime fascista e perdente si sarebbero decisi ad incamminarsi verso un percorso che un domani li avrebbe potuti portare a fare gli interessi nostri, anziché quelli delle banche del Nord che secondo il vicepresidente della Bce hanno sbagliato. Forse. Ma se non avessi urlato, costringendo purtroppo i miei interlocutori a non ascoltarmi, non mi avreste mai udito voi e non sarebbe mai nato un dibattito in Italia, il dibattito che questo blog ha fatto nascere, che questo blog ha portato sui media, del quale questo blog ha determinato gli standard (costringendo tutti a confrontarsi coi dati, talora con esiti ridicolmente goffi), e del quale questo blog ha dettato il lessico.

E allora forse non devo rimpiangere nulla, quand’anche mi restasse tempo per farlo. È andata bene così. La sinistra partitica continuerà ad annaspare, la destra partitica continuerà a dire cose di sinistra, e alla fine la SStoria farà il suo corso. E l’unica possibilità che abbiamo oggi di influire sul corso della SStoria è far paura a Bruxelles.

Chi è Claudio Borghi?

Non lo so, e mi interessa poco. Lo conosco da quando mi ha scritto, due anni or sono. Della sua vita personale non so molto, se non che, come me, si è fatto scegliere da una donna alla quale vuole bene e con la quale ha fatto due figli, che, come me, ha passione e talento per l’insegnamento (vorrei vederli i nostri “in” spiegare i derivati o Crippa su Twitter...), e che, come e più di me, aveva più da perdere che da guadagnare nell’intraprendere una battaglia di verità, ma che, come me, ha deciso di fottersene appena ha visto troppe spie di pericolo accendersi sul cruscotto (fondamentalmente nell’estate del 2010).

Questo so, e so anche qualcos’altro.

So quanto lui, come me, a partire dalla sua prima telefonata ad Alfano, abbia cercato di portare sulla strada dell’interesse comune la sua parte politica, senza riuscirci, tentando in tutti i modi di illustrare ai responsabili politici i pericoli dell’euro per l’Italia e per la pacifica convivenza europea. Diciamo che a lui è andata meglio che a me, perché essendosi rivolto alla destra anziché alla sinistra è stato ignorato, poi velatamente minacciato, ma mai censurato.

Quante cose ho capito sull’antropologia della sinistra! Quanto ho dovuto cambiare la mia percezione del mondo! Dove sono i bei tempi nei quali io, educato al mito della resistenza, della lotta antifascista, potevo crogiolarmi nelle facili certezze dell’appartenenza, potevo giustificare qualche apparente incongruenza nella linea di condotta dei “buoni” pensando che, anche se nel modo sbagliato, stessero pur sempre facendo la cosa giusta, perché la cosa giusta era per definizione quella fatta da loro, da quelli che credevo la pensassero come me, o che io la pensassi come loro...

Com’era facile, a quel tempo, vivere

Ora tutto questo è cambiato. È stato un colpo durissimo, ma ho imparato una cosa importante, una cosa che, quando la capisci, ti cambia la vita: a giudicare le persone così come io vorrei essere, e sistematicamente non sono, giudicato: dagli argomenti e dai risultati, non dall’appartenenza.

Claudio ha fatto a destra quello che io ho fatto a sinistra, e ha fallito a destra come io ho fallito a sinistra. Nessuno potrà dire che non ci abbiamo provato. Nel mondo dell’eternità e della simultaneità digitale sarà facile smentire (e querelare) chiunque voglia azzardarsi, nella propria infinita e squallida mediocrità, a mettere in dubbio quale sia stata la nostra disgiunta ma comune e limpida linea di condotta. Tutto è agli atti, tutto è su Internet, tutto è nei nostri hard disk.  

Poi Claudio ha trovato una sponda politica (tattica, o strategica, non mi interessa) nella Lega, e ha deciso di percorrere quella strada.

Fin dall’inizio vi ho chiarito molto bene che a me non interessava creare un partito, per diversi motivi. Perché fare politica espone al bisogno di mentire, e in questo momento c’è un dannato bisogno di verità. Perché dal mio osservatorio misuro lo scarto abissale fra le vostre buone intenzioni (“sei bravo, sei bello, sei sensibile, sei colto, sei forte, ti votiamo...”) e l’effettivo impegno dei singoli. Perché ho letto abbastanza libri senza figure per capire che il “gestoeclatantismo”, la richiesta fatta al fesso di turno (nella fattispecie, me) di impegnarsi in prima persona, di fare di più, è solo una richiesta di poter delegare di più al fesso di turno, per poter impegnare meno se stessi in prima persona (santa Vanna quando dice che per lei la storia si divide in due: prima e dopo la discussione col fesso in polo rossa che mi chiedeva “er gesto eclatante”: e io pacatamente risposi: “caro, dall’altra parte della strada c’è un distributore Agip. Questi sono 10 euro: vada, si cosparga di benzina e si dia fuoco”). Ma soprattutto perché in Italia c’è e ci sarà ancora bisogno per molto di una voce che resti indipendente e terza. Avere rifiutato candidature da destra e da sinistra è e resta il mio maggior vanto. Nonostante gli squallidi tentativi di strumentalizzazione degli organi di Stampa, che mi faranno ricco, evidentemente la percezione della mia terzietà si è imposta e persiste. Così auspico e desidero che sia, e per questo motivo non mi sono candidato.

Ho discusso con molti la decisione, anche se l’avevo già presa. Il coordinatore del Manifesto di Solidarietà Europea mi diceva: “ma perché no? Se ti candidi, avrai diritto di parole, darai visibilità al dibattito!”. Obiezione: a persone guidate col randello della paura a ragionare con la logica del gregge, quella dell’appartenenza, il dibattito interessa poco. Sarebbe facile per i terroristi usare il bastone del “Bagnai è fascista, o leghista, quindi non devi ascoltarlo”. Ma Bagnai, sappiatelo, pennivendoli da strapazzo, futuri finanziatori delle mie meritate vacanze alle Seychelles, è anche monarchico, rifondarolo, grillino, cislino, e chi più ne ha più ne metta: da tutti sono andato e con tutti ho parlato e sono arrivato sui media nazionali (e voi non ci credevate) anche senza un backing politico, solo con la forza della mia parola. Claudio mi diceva: “Ma tu candidati: se vinci, vai a Bruxelles dove puoi mandarli al diavolo in quattro lingue. Se perdi, potrai dire: “mi avete chiesto l’impegno, il gesto eclatante? Bene, mi sono impegnato e non mi avete votato, quindi siete meno numerosi o meno intelligenti di quello che credevate. Continuo a combattere, ma il terreno lo scelgo io”. E poi, comunque, se vedono che hai un certo numero di preferenze, magari al prossimo giro di candidano quelli dai quali tu vorresti farti candidare...”.

Tutto giusto, per carità. Ma ho preferito non mettervi alla prova e restare terzo, perché di terzietà c’è bisogno.

Claudio questo lo ha capito e lo apprezza, e così come io sono lieto di vederlo combattere e portare il dibattito nei media, e sono certo che vincerà (e finalmente l’Italia avrà un rappresentante che la rappresenti), così gli sono grato di aver rassegnato le dimissioni dalla carica di vicepresidente di asimmetrie, in modo da evitare qualsiasi strumentalizzazione delle iniziative che la nostra associazione sta portando avanti (anche se strumentalizzare la prossima sarebbe dura).

Voto Claudio perché so che lui, come me, non è entrato in questo gioco per acquistare la sua piccola fetta di potere, come i cialtroni che berciano contro la casta perché capiscono che è il modo migliore per entrare a farne parte, o i livorosi marxisti dell’Illinois. Lo voto perché so che non voleva essere votato, come non lo voglio io, e perché so che ha preso la sua decisione al termine di un percorso molto sofferto, nel quale per l’ennesima volta ha deciso di mettere in gioco la propria tranquillità personale in nome dell’interesse collettivo.

Carthago delenda est (caeterum Fogno...)

Certo, è inutile nasconderselo. Se lo scopo del gioco delle europee è mandare una persona italiana in un partito europeo che sappia articolare un discorso critico, è pur vero che le elezioni, di qualunque natura (dal livello europeo a quello condominiale) danno anche un segnale politico interno. Votare Claudio, che è candidato indipendente della Lega, significa anche non votare i candidati piddini, grillini, sellini, ini... E questo è ovviamente un segnale politico. Non significa mandare Salvini (ini anche lui... ahimè!) a Montecitorio, ma è un segnale.

I sellini... Ve li ricordate? Quelli del Fogno... Anch’io ho un mio Fogno, e voglio condividerlo con voi.

Vorrei gli ortotteri sotto il 20%, perché i porci traditori che hanno giocato al gioco dell’intercettazione del dissenso, mandando i vari “azzo”, “demenza”, “Brera” a ragliare oscenità sul blog del capo che non è un capo del partito che non è un partito sono pericolosi per la democrazia tanto e quanto la nomenklatura dei Monti, dei Grilli, dei grand commis dell’eurismo che da decenni governano questo paese. “Tutti a casa!”, ragliano i grilli (miracoli della Natura!). Ma tutti a casa chi? Se la prendono con la casta, con i “politici”, con le marionette dell’oligarchia, ma li avete mai sentiti articolare un discorso razionale sulle cause della crisi? Perfino l’Huffingtonpost riesce a sputtanare le incoerenze abominevoli della linea/nonlineapolitica/nonpolitica del partito/nonpartito.

Povera base: tanto grande è il mio rispetto per essa quanto la pena che mi fa! Vivono inconsapevoli un format del quale pensano di essere autori (“uno vale uno”) e del quale sono spettatori, certo, non paganti, perché il prezzo della loro dabbenaggine lo pagheremo per lo più noi.

È fondamentale che gli ortotteri vadano sotto al 20% (anche se temo non succederà... but who knows? Intorno a me tutti hanno votato Grillo, e tutti voteranno Borghi...) perché servirebbe a dare un segnale chiaro e forte: chi strumentalizza il tema dell’Europa per acquisire un vantaggio tattico può farlo una volta, ma alla seconda perde. Alle amministrative gli ortotteri hanno perso terreno quasi ovunque. Se succedesse alle europee, avremmo una garanzia in più che i latecomers della rivolta all’eurismo si attengano in futuro a quanto hanno dichiarato.

E i piddini?

Ah, quelli, i piddini!, Mario, Chiara, la gente qualunquemente qualunque che vediamo campeggiare negli stendardi appesi in tutte le stazioni, per chiederci più banda e meno rigore, loro, li desidero sopra al 30% (dal che matematica vuole che desidero che il povero Berlu venga sbriciolato, così impara a fare il “re tentenna”). Belli, vento in poppa, o almeno al gran lasco, con un bel gennaker gonfio con su scritto “ce lo chiede Mario”, contro l’iceberg. È essenziale che il PD rimanga al potere, perché, come ci spiegano Panizza e Borensztein, l’unico costo effettivo e duraturo dei default (e così sarebbe vissuto da loro l’uscita dall’euro) è  quello che sopportano i politici al potere: infallantemente vengono cancellati per sempre dalla scena politica. Quindi, quando la SStoria chiamerà il bluff dell’euro, è opportuno che i Fassini e le Fassine, le zdore, i chierichetti di Rignano, e tutta questa variopinta corte dei miracoli fallimentare e fascista stia dove sta adesso, in plancia, inchiodata alla cadreghe. Che è poi la garanzia migliore che abbiamo che anneghino quando il Titanic affonderà. Loro sono colpevoli, ormai di occasioni ne hanno avute: loro devono affondare.

Questo è il segnale politico che sarebbe utile le europee dessero. Lo daranno? Lo scopriremo fra poco. Certo, la battaglia sui media è dura. Ma abbiamo avuto un grande vantaggio iniziale: siamo stati sottovalutati...

E le politiche?

Se le europee non sono le politiche, le politiche non sono le europee.

Corollario: oggi non voterei Lega alle politiche nemmeno se si presentasse Claudio. Piuttosto, mi asterrei. Il motivo è molto semplice, e, se ci pensate, ve l’ho già spiegato quando criticavo gli ortotteri (e molti di voi mi biasimavano per questo, salvo darmi ragione a posteriori).

Così come Grillo, per anni anche la Lega ha fatto un discorso sostanzialmente sbagliato. I ragli di Grillo contro la casta sono stati del tutto isomorfi a quelli della Lega contro il Sud. Un modo per parlare alla pancia delle persone, racimolando un consenso che necessariamente poi diventa un fardello pesante, che ti condiziona.

Grillo, ragliando contro il debito pubblico, invece di spiegare dinamica e responsabilità del debito privato, ha vinto parlando alla pancia dei piccoli dottor Livore antistato, degli orfani di Giannino, e anche di quelli di Renzi (che ora non sono più orfani!), degli squallidi montiani di ritorno per i quali la spesa pubblica è sempre improduttiva (quando va a beneficio degli altri). Avendo vinto col loro voto, Grillo, per non perdere, è stato costretto a (far finta di) fare quello che loro chiedevano: da qui le sparate sull'eccellenza del modello tedesco, contro lo Stato, ecc. Se menti agli elettori poi sei costretto a continuare, e così poi ti succede quello che è successo ar Nutella e ar Melanzana: di essere sorpassato a sinistra dalla Bocconi!

(ammetto volentieri che la giornalista che ha detto due anni dopo le cose che io avevo detto due anni prima è molto più fotogenica di me. Ma se via Sarfatti pensa di salvarsi così, sbaglia...)

La Lega, ragliando contro il Sud, invece di capire che sul Sud ci aveva (anche) campato (e gliel’ho detto in faccia), e che era lei stessa il Sud di un altro Nord, ha sfruttato il (giusto) risentimento di certi territori indirizzandolo su una strada sbagliata, sulla quale ora è però costretta a restare. Salvini avrà bisogno di molto tempo e molta intelligenza politica, per dédiaboliser la Lega, come la Le Pen a dédiabolisé il Front National. Bisognerà poi che voglia farlo, perché magari non vuole. Ma se anche volesse farlo, non gli ci vorranno meno di quattro anni (tanti e più ce ne son voluti alla Le Pen) per portare il suo elettorato su un discorso più razionale.

Eppure, la Lega avrebbe, se volesse, un’arma formidabile per sbriciolare il piddinismo: applicare la logica eurista. “Ma come!?” potrebbero dire ai piddini. “Voi accusate noi di voler dividere l’Italia, recuperando flessibilità nominale, quando voi stessi siete i primi ad aver diviso l’Europa costringendola a un sistema che può tenersi insieme solo grazie alla flessibilità dei salari nominali! Ma vi rendete conto? Voi siete quelli che hanno lottato contro le gabbie salariali in Italia, per poi introdurle tramite l’euro in Europa, costringendo alla povertà le nostre famiglie, e condannando i nostri imprenditori – poco accorti, per usare un eufemismo – a fronteggiare il crollo del mercato interno! E dopo aver adottato questo sistema su scala europea, ci volete impedire una riflessione serena sull’ottimalità dell’area valutaria italiana? Se la svalutazione interna, o quella fiscale, vanno bene per l’Italia in Europa, perché strumenti analoghi, ma mitigati da una solidarietà nazionale e dal ripristino di un disegno comune, non sarebbero inammissibili per certe regioni dentro l’Italia?...”.

Questo potrebbero dire, potranno dire, se e quando si convinceranno ad abbandonare la demagogia.

Il nostro 25 aprile

L’antifascismo era un fenomeno molto variegato. Oggi lo è il fascismo, soprattutto quando pretende che il moderno antifascismo sia un blocco compatto.

Corre voce che da qualche parte l’ANPI sia scesa in piazza contro il No euro day. Spero non sia vero. Quale triste e tristo spettacolo sarebbe vedere questi amabili vegliardi, ai quali tanto dobbiamo per il loro impegno partigiano, per aver contrastato con le armi l’imperialismo tedesco, scendere in piazza, dopo anni di impegno meramente esornativo e celebrativo, per appoggiare la versione 3.0 del medesimo disegno imperialistico...

A queste persone, che meritano rispetto se non altro per la loro età e per aver tenuto viva la memoria della loro nobile lotta, vorrei chiedere: “dove eravate, quanto avete protestato quando Monti auspicava che certe scelte venissero poste al riparo del processo elettorale? Dove eravate, quanto avete protestato, quando la Grecia è stata sbriciolata dalla troika? Dove eravate, come e quanto avete protestato, quando il vostro partito di riferimento ha proposto una legge della quale lo stesso Guarino, inascoltato, ha chiaramente detto che è peggiore della legge Acerbo? E adesso, amabili vegliardi, al riparo dei vostri venerandi stendardi, scendete in piazza per contrastare chi cerca di ridare a questo paese quella sovranità che voi, anzi, non voi, che siete ancora vivi (per fortuna), ma i vostri compagni morti nello schianto della battaglia o nello strazio della tortura hanno voluto scrivere col loro sangue nel primo articolo della nostra costituzione? Voi? Questo è il rispetto che portate ai vostri, ai nostri morti? Voi che siete stati patrioti, ragliare oscenità nazionalistiche verso chi fa quello che dovreste fare voi, cioè tentare di ridare un senso al concetto di patria e di interesse nazionale? Siete rimasti inerti per tanto tempo, mentre i Trattati europei svuotavano di significato la Costituzione per la quale credevamo aveste combattuto. Meglio sarebbe stato per voi, per la memoria dei vostri morti, e per la memoria che avremo di voi, se aveste continuato ad essere inerti, e a portare i gloriosi stendardi ad affumicarsi al fumo delle salsicce nelle feste dell’Unità...”

Sed de hoc satis

Bene. Questo era il mio professorechennePenza, e il mio, e spero il nostro, 25 aprile. Il 25 maggio difenderemo il nostro paese, contro la troika, contro l’ANPI, che ad essa troika si inchina quando dopo decenni di inerzia scende in piazza per difendere l’euro (se è vero che l’ha fatto, ma spero proprio di no), contro la Commissione Europea degli oligarchi irresponsabili e lobbysti, contro tutti, per i nostri figli. Ora ho fame e vado a mangiare. Di politica non parleremo più, fino a dopo le elezioni. Non ho altro da dirvi se non che querelerò chi mi darà del leghista come sto querelando chi mi sta dando del grillino. Avere l’occasione di mandare in un posto strategico una persona integra e un amico (fino a prova contraria) non significa sostenere il disegno politico di un partito che non mi rappresenta, al quale non appartengo e che critico per le sue posizioni, come ho esplicitamente fatto in questo post. La Lega non è e non credo sarà mai il mio partito. Claudio è il mio candidato, quello che voterò.

Chi non saprà leggere l’ultimo capoverso forse non saprà nemmeno leggere la lettera del mio avvocato. Suggerisco di passarla a un altro avvocato, e di fare quello che dice lui: chiedere scusa, o pagare. E dovrà pagare tanto, perché dovrà risarcirmi di essermi rovinato salute e carriera per cercare di coinvolgere nel dibattito il Partito “Democratico”, con le sue “eurine”.

Quanto a voi, io vi ho detto quello che farò e perché lo farò. Voi fate come vi pare. Io non voglio e non devo convincere nessuno. Non lo ho voluto fin dall’inizio e continuo a non volerlo.

Dieu et mon droit.