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sabato 27 luglio 2013

Io non sono razzista...

...sono loro che sono ingengnieri! Enjoy!



Se vi interessa l'appassionante dibbattito, lo trovate in calce a questo video.


(e ora un pesce palla - nel senso di cojone - abbocca con probabilità uno...).

64 commenti:

  1. gente così rovina categorie intere.. ahahahhaha

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  2. Da Fisico neanche a me interessavano l'economia e la giurisprudenza ma da scienziato ad un effetto sensibile cerco di trovare una spiegazione verificabile. Ora dato che a molti di noi incomincia a bruciare qualcosa con annessi suoni gutturali tipo ya! ya! super, prima, genau, sehr gut, mi sono messo a studiare pure queste discipline.

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  3. Da Fisico neanche a me interessavano l'economia e la giurisprudenza ma da scienziato ad un effetto sensibile cerco di trovare una spiegazione verificabile. Ora dato che a molti di noi incomincia a bruciare qualcosa con annessi suoni gutturali tipo ya! ya! super, prima, genau, sehr gut, mi sono messo a studiare pure queste discipline.

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  4. Quale ingegnere mi dissocio da quanto scritto da costui... anzi spero proprio che alla laurea non ci arrivi proprio, già ci sono troppi colleghi ingegneri stupidi, di altri francamente non se ne sente proprio la necessità!!

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    1. mi dissocio pure io come futuro ingegnere e collega.... il signore farebbe bene ad interessarsi all'economia, altrimenti sarà quest'ultima ad interessarsi a lui; del resto la madre degli stupidi è sempre incinta.

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  5. Il futuro ingegner Usai non si degna di interessarsi all'economia. Potrebbe forse prestare un po' d'attenzione al parere di un suo collega, l'ingegnere minerario Maurice Allais, che dopo aver vinto qualche premiuccio nel campo dell'ingegneria e delle scienze fisiche (Prix Laplace, Prize Galabert de la Société Française d'astronautique, Lanchester Prize della Johns Hopkins University e della Operations Research Society of America, Premio della Gravity Research Foundation, etc.) si dedicò all'economia, vincendo il premio Nobel nel 1988.
    Nella sua "Lettre aux Francais", pubblicata su "Marianne" n°659, 5 dicembre 2009, fa qualche commento interessante sulla politica economica della globalizzazione, nel mondo e in Europa.

    "[...]Les grands dirigeants de la planète montrent une nouvelle fois leur ignorance de l'économie, qui les conduit à confondre deux sortes de protectionnismes : il en existe certains de néfastes, tandis que d'autres sont entièrement justifiés. Dans la première catégorie se trouve le protectionnisme entre pays à salaires comparables, qui n'est pas souhaitable en général. Par
    contre, le protectionnisme entre pays de niveaux de vie très différents est non seulement justifié, mais absolument nécessaire. C'est en particulier le cas à propos de la Chine, avec laquelle il est fou d'avoir supprimé les protections douanières aux frontières. Mais c'est aussi vrai avec des pays plus proches, y compris au sein même de l'Europe"
    [segue]

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  6. [segue dal commento precedente]

    [...]
    "Mon analyse étant que le chômage actuel est dû à cette libéralisation totale du commerce, la voie prise par le G20 m'apparaît par conséquent nuisible. Elle va se révéler un facteur d'aggravation de la situation sociale. À ce titre, elle constitue une sottise majeure, à partir d'un contresens incroyable...nous faisons face à une ignorance criminelle"

    [...]
    "Alors que les fondateurs du marché commun européen à six avaient prévu des délais de plusieurs années avant de libéraliser les échanges avec les nouveaux membres accueillis en 1986, nous avons, ensuite, ouvert l'Europe sans aucune précaution et sans laisser de protection extérieure face à la concurrence de pays dotés de coûts salariaux si faibles que s'en défendre devenait illusoire."
    [...]
    "si aucune limite n'est n'est posée, ce qui va arriver peut d'ores et déjà être annoncé aux Français : une augmentation de la destruction d'emplois, une croissance dramatique du chômage non seulement dans l'industrie, mais tout autant dans l'agriculture et les services."

    Immagino che il futuro ingegner Usai non conosca già le posizioni di Allais: sia perché pare non interessarsi di economia, sia perché Allais, nonostante sia l'unico francese mai insignito del Premio Nobel per l' Economia, non è mai stato invitato a esporre le sue tesi nelle trasmissioni televisive dedicate alla crisi economica, alla globalizzazione, alla UE: non è mai stato invitato alle trasmissioni televisive francesi, figuriamoci alle italiane:

    "Pour ma part, je n'étais pas convié sur les plateaux de télévision quand j'annonçais, et j'écrivais, il y a plus de dix ans, qu'une crise majeure accompagnée d'un chômage incontrôlé allait bientôt se produire, je fais partie de ceux qui n'ont pas été admis à expliquer aux Français ce que sont les origines réelles de la crise alors qu'ils ont été dépossédés de tout pouvoir réel sur leur propre monnaie, au profit des banquiers. Par le passé, j'ai fait transmettre à certaines émissions économiques auxquelles j'assistais en téléspectateur le message que j'étais disposé à venir parler de ce que sont progressivement devenues les banques actuelles, le rôle véritablement dangereux des traders, et pourquoi certaines vérités ne sont pas dites à leur sujet. Aucune réponse, même négative, n'est venue d'aucune chaîne de télévision et ce durant des années. Cette attitude répétée soulève un problème concernant les grands médias en France : certains experts y sont autorisés et d'autres, interdits. Bien que je sois un expert internationalement reconnu sur les crises économiques, notamment celles de 1929 ou de 1987, ma situation présente peut donc se résumer de la manière suivante : je suis un téléspectateur. Un prix Nobel... téléspectateur"

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  7. Da studente di Ingegneria mi duole ribadire che purtroppo di elementi così nella mia facoltà (Politecnico di Torino), e penso anche nelle altre, ce n'è a bizzeffe .. Ora saranno circa 4 mesi che La seguo e che invito suddetti colleghi a venire a leggere su questo blog, o magari anche solo a vedere su Youtube le interviste a Lei e al Prof. Borghi. Risultati ? Nessuno ovviamente. Questi so' de coccio. E dalla loro posizione (che generalmente è qualcosa del tipo "Con la Cina fuori ci serve l' €" oppure "non si può dar la colpa all' € se siamo gestiti da deficienti") non si smuovono, non ci pensano nemmeno a smuoversi. E dire che le facoltà di Ingegneria in cui si studiano rudimenti di economia (e anche qualcosina di più approfondito) sono aumentate negli ultimi anni.
    Ora, mi tocca ammettere che fino a non molto tempo fa avevo una pessima considerazione dell' economia, e non esito a dare la colpa a telegiornali e sterili dibattiti televisivi che non mi hanno mai permesso di capire nulla della materia. Ma quando vidi la Sua intervista per Byoblu finalmente cominciai a capirci qualcosa: ragionamenti semplici e comprensibili anche a chi di Economia non ha basi solide. Soprattutto ora non ho dubbi sul fatto che le questioni economiche e democratiche di questo paese ci riguardano tutti, nessuno escluso.
    Purtroppo Professore, di gente poco incline ad ascoltare in questo paese ce n'è ancora tanta, gente che pur non avendo competenze in materia pretende di aver ragione su tutto. Eppure per me non è stato così difficile capire che siamo tutti nella stessa barca, e chiaramente non è pensabile mettersi davanti agli economisti nel dibattito sulla crisi economica. Evidentemente personaggi come questo Usai non lo capiscono. Per loro l' opporsi ad un processo antidemocratico è una becera rivalità tra stati, però non gli si tocchi la facoltà in cui studiano. Un' arroganza decisamente insopportabile, non mi resta che sperare che questi di carriera non ne facciano proprio, che magari lascino spazio a professionisti un po' meno saccenti.

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  8. Da studente di Ingegneria mi duole ribadire che purtroppo di elementi così nella mia facoltà (Politecnico di Torino), e penso anche nelle altre, ce n'è a bizzeffe .. Ora saranno circa 4 mesi che La seguo e che invito suddetti colleghi a venire a leggere su questo blog, o magari anche solo a vedere su Youtube le interviste a Lei e al Prof. Borghi. Risultati ? Nessuno ovviamente. Questi so' de coccio. E dalla loro posizione (che generalmente è qualcosa del tipo "Con la Cina fuori ci serve l' €" oppure "non si può dar la colpa all' € se siamo gestiti da deficienti") non si smuovono, non ci pensano nemmeno a smuoversi. E dire che le facoltà di Ingegneria in cui si studiano rudimenti di economia (e anche qualcosina di più approfondito) sono aumentate negli ultimi anni.
    Ora, mi tocca ammettere che fino a non molto tempo fa avevo una pessima considerazione dell' economia, e non esito a dare la colpa a telegiornali e sterili dibattiti televisivi che non mi hanno mai permesso di capire nulla della materia. Ma quando vidi la Sua intervista per Byoblu finalmente cominciai a capirci qualcosa: ragionamenti semplici e comprensibili anche a chi di Economia non ha basi solide. Soprattutto ora non ho dubbi sul fatto che le questioni economiche e democratiche di questo paese ci riguardano tutti, nessuno escluso.
    Purtroppo Professore, di gente poco incline ad ascoltare in questo paese ce n'è ancora tanta, gente che pur non avendo competenze in materia pretende di aver ragione su tutto. Eppure per me non è stato così difficile capire che siamo tutti nella stessa barca, e chiaramente non è pensabile mettersi davanti agli economisti nel dibattito sulla crisi economica. Evidentemente personaggi come questo Usai non lo capiscono. Per loro l' opporsi ad un processo antidemocratico è una becera rivalità tra stati, però non gli si tocchi la facoltà in cui studiano. Un' arroganza decisamente insopportabile, non mi resta che sperare che questi di carriera non ne facciano proprio, che magari lascino spazio a professionisti un po' meno saccenti.

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    1. Caro Roberto, anche io sono studente di ingegneria e nella mia facoltà ho una colonia di seguaci di Boldrin/Giannino. Puoi solo immaginare come sono le mie pause tra una lezione e l'altra.

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    2. Roberto, studio anche io al poli e devo dirti che, a parte quelli che "ora c'è la Ciiiiina, castacriccacorruzione", nei corsi che frequento io c'è ancora gente che se provi a parlare male dell'eurozona ti considera uno squinternato alla stregua dei complottisti fissati coi rettiliani.

      PS: è la prima volta che commento ma seguo il blog da luglio 2012, galeotto anche per me fu Byoblu. Grazie!

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    3. Esiste solo una cosa peggiore di un ingegnere: lo studente di ingegneria.

      Comunque Il problema con noi ingegneri è la cronica mancanza di gn**ca durante gli anni migliori. è come con le vitamine, se non le prendi alla giusta età, avrai conseguenze per tutta la vita...

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    4. Credo sia davvero quello il problema!!!

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  9. "Il fine giustifica i mezzi", questi sono discorsi che rivelano tutto di queste persone.
    Ho la pelle d'oca, spero non mi verrà pure il passo.

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    1. Però lui non dice questo. Ammette la critica del mezzo.

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  10. Pero sul fine dovrebbe fottersi prima lui.

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  11. Da tempo provo una certa vergogna per ciò che sono, ma a mia discolpa cito un passo di un luminare che seguo da ormai diverso tempo:
    (nessuno è perfetto. Ma si può essere ingegneri come Gadda o come Di Maio...) [A. Bagnai - commento a QED 21 del 28 giugno 2013, 22:29 ]

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  12. Un mio collega, ingegnere, dice "avrei voluto studiare qualcosa di serio, qualcosa di veramente importante: filosofia. Ma per quello ci vuole la testa, e io non ce l'ho, così mi sono accontentato di studiare ingegneria"
    Inconsapevolmente è un genio

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  13. Un mio collega, ingegnere, dice "avrei voluto studiare qualcosa di serio, qualcosa di veramente importante: filosofia. Ma per quello ci vuole la testa, e io non ce l'ho, così mi sono accontentato di studiare ingegneria"
    Inconsapevolmente è un genio

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  14. Caro Usai,
    svegliati !!
    Stai dormendo un sonno profondo !
    Ci hanno fatto credere nel sogno europeo, nel superamento dei nazionalismi...
    Ma cosa diresti se ti dimostrassi che con questo Euro la Germania ci ha guadagnato parecchio e noi, insieme agli altri PIGS, ci abbiamo rimesso di brutto?
    Lo sai che il trattato di Maastricht prevedeva la massima collaborazione fra gli Stati, mentre la Germania ha tirato dritto sprezzante ?
    Rimani connesso con questo Blog e capirai....
    A noi ci interessa molto che tu ti svegli perchè così potrai svegliare, a tua volta, almeno altre 10 persone le quali faranno lo stesso..e così via.....

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    1. la categoria "ingegnere" è una categoria metafisica cui appartengono anche molti non ingegneri. cito a caso. conversazione con uno storico della filosofia che insegna in luogo prestigioso, molto "anglosassone" e avverso alla filosofia tedesca, così risponde alle mie argomentazioni antitedesche: "mio figlio sta in germania e mi dice che non è così". inquietante: un professore, a cui affidiamo i nostri giovani, perché sviluppino conoscenza e senso critico, del tutto ignaro dei termini reali della questione euro (nemmeno sa che esistono milioni di sottopagati in germania) mi dà una risposta che metodologicamente si colloca dalle parti della casalinga di voghera (chiedendo naturalmente scusa alla casalinga di voghera). Un egittologo e un archeologo per mesi mi hanno ripetuto, insieme a un semitista di supporto, quanto è bella la germania, come è ricca e tollerante (?! qualcuno ricorda che era l'unico paese in cui i comunisti erano fuori legge? lo dico da anticomunista come sono sempre stato, ma mai mi sarebbe passato per la mente di attuare una norma del genere) e naturalmente non c'è nessun progetto egemonico, siamo noi immorali e incapaci. Anche costoro, persone cui affidiamo l'educazione dei nostri adorati figli, nemmeno si prendevano la briga di documentarsi minimamente. probabilmente la solita casalinga di voghera è più curiosa. poi c'è l'amico archeologo più grandioso di tutti: rara cultura, conoscitore come nessun altro di thomas mann, amante della musica e delle arti, insomma una persona assai squisita che ammiro e da cui ho imparato moltissimo. Ebbene, mi dice: ma non sei affascinato da questa europa carlongia? trasecolava: quando l'eccesso di cultura porta alle stesse conseguenze dell'ignoranza. ho provato a replicare che pensavo di più alla germania post sedan, ma ho notato solo stupore e incomprensione sul suo volto. infine c'è l'amico economista neoclassico, che non sa se ci sia un progetto egemonico della germania, anzi la cosa non lo interessa proprio, perché tanto l'ammira e spera nel suo totale successo. E' il più 'onesto' di tutti, ecco la sua ricetta per rilanciare il paese: lavorare di più ì, guadagnare meno, avere meno wellfare. come si vede, sono tanti gli "ingegneri"

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    2. @Celso

      Solo un dettaglio: mi ci gioco una palla (due no) che Thomas Mann lo conosco meglio io. Lasciami alla mia illusione illuminista che la cultura sia incompatibile con l'ottusità (il che è compatibile col fatto che quell'imbecille fosse un ottimo medico).

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    3. Io conosco benissimo Nietzsche, e come fosse davvero la Germania l'ho capito presto.
      Poi ho conosciuto Mann ed ho capito come sono i tedeschi.

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    4. Io conosco benissimo Nietzsche, motivo per cui ho capito presto come fosse davvero la Germania.
      Poi ho conosciuto Mann, ed ho capito come sono davvero i tedeschi.
      Infine ho conosciuto Brecht ed ho imparato che c'è speranza per chiunque.

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    5. "Parimenti c'erano di coloro che, passando ad ammirare il nuovo popolo assurto allora all'ammirazione mondiale, il tedesco, avrebbero desiderato che l'Italia prendesse un abito più disciplinato, più militare e bellicoso, e magari si ritemprasse in un "bagno di sangue", e smettesse le sue sciolte consuetudini e i suoi affetti umanitarii e le sue ripugnanze per le durezze dei castighi e per la pena di morte; e anch'essi esercitavano un loro diritto e compievano un loro dovere così manifestando i loro non bassi ideali e desiderii, e potevano anche produrre un qualche bene col correggere certi eccessi delle disposizioni italiane; ma sarebbe poi strano che si volesse far colpa al popolo italiano di non essere stato il popolo tedesco"

      Benedetto Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915

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    6. "Parimenti c'erano di coloro che, passando ad ammirare il nuovo popolo assurto allora all'ammirazione mondiale, il tedesco, avrebbero desiderato che l'Italia prendesse un abito più disciplinato, più militare e bellicoso, e magari si ritemprasse in un "bagno di sangue", e smettesse le sue sciolte consuetudini e i suoi affetti umanitarii e le sue ripugnanze per le durezze dei castighi e per la pena di morte; e anch'essi esercitavano un loro diritto e compievano un loro dovere così manifestando i loro non bassi ideali e desiderii, e potevano anche produrre qualche bene col correggere certi eccessi delle disposizioni italiane, ma sarebbe poi strano che si volesse far colpa al popolo italiano di non essere stato il popolo tedesco"

      Benedetto Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915

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  15. @Roberto Grisci
    ognuno di noi penso che nella vita abbia discusso per "categorie" ed ha preso cantonate!
    avevo un ex compagno di squadra (di pallavolo) molto intelligente che si stava laureando in ingegneria (cito lui per fare degli esempi) e quando discutemmo di allenamento (beh, pensavo "è quasi ingegnere, ne capirà!") capì che non aveva la pallida idea di cosa fosse.
    oh, ed era intelligente, colto (in senso accademico per l'ingegneria) e fortissimo (a pallavolo).
    ma zero potenziale come allenatore!

    prendiamo questa crisi e i tanti commercialisti (quindi laureati in Economia, quella vera, quella di una volta e non le pagliacciate odierne).
    Se uno legge le newsletter oppure commenta direttamente con loro comprende benissimo la pochezza.
    ma non la pochezza in termini di conoscenza (per carità) ma proprio di ottusità!
    invece paradossalmente discutendo con operai ho meno problemi a spiegare le cose (sono più semplici).

    Alla fine della fiera, penso che chi ragiona per categorie "morali" invece che "materiali" prenda cantonate (senza saperlo) topiche.
    io stesso: credevo che al sud fossimo "sottosviluppato" e sono cresciuto con il mito dell'inferiorità (non scherzo).
    mi è bastato vivere 5 mesi al nord (in un posto di una bellezza unica, civilissimo tra l'altro, uno dei due paesini dove si vive meglio in Veneto insomma) per capire che siamo uguali!
    la differenza sta(va) nel fatto che da noi non c'è lavoro e quindi delinquere è spesso una necessità mentre su non è così!
    e quando hai la possibilità di uscire in inverno in piazza allora è più facile aggregarsi e quindi fare organizzazione.
    poi scopri che questa profondità potrebbe avere un'origine (l'unità d'italia) e comprendi quindi che al di là della veridicità delle mie impressioni è che se ti dai certe regole poi ovvio che segui certi comportamenti!

    dire "bisogna fare così", "bisogna essere onesti" non aggiunge nulla e non serve a nulla..
    e gli ingegneri pensano che bisogna "inventare" e bla bla bla.
    ma dico io: e se non hai canali di sbocco? e se la domanda è bassa? e se sei cresciuto in Sicilia dove per fare 3 km di distanza (tra messina e villa) impieghi anche 90' (tra attesa, traghetto)?
    non si fanno i conti senza l'oste e in questo caso l'oste è la domanda...

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  16. non so se vi può servire un difensore d'ufficio ma potrei farlo per voi ingegneri.

    sono ragioniere e, dove lavoro, su 100 colleghi, 50 sono ragionieri, 40 laureati in economia e 10 laureati in legge.

    Ogni giorno vediamo imprese chiudere, aziende che producevano utili lottare per sopravvivere, persone che perdono il lavoro.

    Non c'è nulla che faccia pensare a un arresto del declino, per non parlare di un'inversione di tendenza.

    Eppure, si contano sulle dita di una mano quelli che cominciano a capire qualcosa; per tutti gli altri, ci sono i costi della politica, la burocrazia, la Cina e il bunga bunga.

    Una chiara conferma che non dipende da cosa si è studiato e da quanto è lungo il CV.

    Se posso citare il Professore che ci ha fatto capire, è esclusivamente un processo individuale: inizia quando uno si accorge che quello che gli raccontano spiega non più del 10% del problema, poi si comincia ad andare a cercare le cause.

    Se ha un pizzico di costanza e / o di fortuna, dopo aver letto che bisogna portare i soldi in Svizzera o comprare casa a Berlino,entra qui e si accende la luce.

    Senza installare un nuovo quadro elettrico e senza che aumenti la bolletta

    Non fatevi prendere dallo scoraggiamento: per riprendere in mano il nostro destino, avremo bisogno delle competenze degli ingegneri, come di tutti quelli che vorranno fare un lavoro onesto

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  17. Ieri mentre si chiacchierava al bar su cosa fare in futuro, su come tirar su qualche soldo, tutti coi loro bei progetti, tornare alla terra e vendere i prodotti, aprire un negozietto coi propri risparmi. Poi, è intervenuto un "contadinoignorante", dicendo: "ma la gente non ha soldi da spendere...... Classico esempio del se non c'è domanda cosa aumentiamo a fare l'offerta? Si è subito cominciato a ragliare che non si ha fiducia dei giovani, che il contadino non vuole concorrenza! Non è comunque detto che ad essere operai, lavoratori autonomi e poco studiati sia condizione necessaria per essere più aperti mentalmente, ne conosco tanti di tonti che ragionano come l'ingegnere.

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  18. dal fatto quotidiano di oggi, per non dimenticare che sarà un cammino lungo e doloroso. manca il pezzo

    “Il ritorno alla Lira sarebbe un disastro per l’Italia, provocherebbe un’inflazione pazzesca. Per andare avanti vi servono riforme strutturali, vi serve una classe politica capace di guardare avanti di 20 anni”. Chiacchiere da bar, al tavolino di Villa Vigoni (centro Italo-Tedesco per l’eccellenza europea), dove questo fine settimana si è svolto un seminario sulla Germania, raccontata da alcuni esponenti di spicco del mondo politico, culturale ed economico. La tappa italiana dell’euro tour tedesco avviene ad un paio di mesi dalle elezioni che si terranno in Germania il prossimo 22 settembre, quando si decideranno le sorti di Angela Merkel e del suo governo. Gli analisti teutonici, senza lasciarsi andare a previsioni, assicurano che in tema di politiche comunitarie nulla cambierà, qualunque dovesse essere la coalizione chiamata a governare.

    Lo ha puntualizzato il professor Eckart Stratenschulte, direttore dell’Europaische Akademie Berlin: “I partiti anti euro non hanno attecchito in Germania, l’Afd probabilmente non riuscirà nemmeno a superare lo sbarramento. I principali partiti dei due schieramenti Cdu, Fdp, Spd e Grune sono tutti sulla stessa posizione nei confronti dell’Europa, quindi su questo fronte dopo il 22 settembre non cambierà nulla, comunque vadano le cose”. Una cosa è chiara: la Germania non vuole rinunciare all’euro e all’Europa, facendone quasi una ragion di stato. Un proposito difficile da mettere in atto quando ci si deve confrontare con l’opinione pubblica. I tedeschi non vogliono pagare il prezzo della difesa dell’euro, vittime forse del complesso dei primi della classe, convinti di essere gli unici a tirare il carretto mentre italiani, greci, spagnoli e portoghesi stanno in spiaggia a tirare sera.

    Allora la ricetta è quella presentata da Michael Best, portavoce del presidente della Deutsche BundesBank, che ha tenuto un intervento sul tema “Salvare l’euro, ma come? Posizioni tedesche sul futuro dell’Unione monetaria”. Posizioni che sono tutte rigore e disciplina e che non lasciano spazio a sguardi compassionevoli verso gli Stati in difficoltà. Ma è a margine che emergono le valutazioni più sincere, meno formali e meno ingessate di quelle pronunciate al microfono del convegno: “In Germania 10 anni fa avevamo 5 milioni di disoccupati, molti pensavano che per i giovani non ci sarebbe stato futuro e che il Paese era spacciato. Oggi non abbiamo giovani abbastanza per coprire tutti i posti di lavoro qualificati che abbiamo da offrire. Alla base della crescita ci sono le riforme strutturali, noi abbiamo saputo farle, ora tocca anche a voi. Il rigore da solo non basta. Non serve a niente mettere nuove tasse se non agisci sulle politiche del lavoro, sulle politiche industriali, sulla formazione e la giustizia. Per fare crescere il Paese bisogna guardare avanti di anni”.

    Insomma, secondo la BundesBank, la banca federale tedesca, non tutto è perduto in Italia, nemmeno con l’enorme gap di credibilità dovuto ad una classe politica troppo impegnata a parlarsi addosso per accorgersi che il Paese, per tornare a respirare, ha bisogno di un impulso forte: “Il vostro problema più grosso è proprio la politica – continua Best – ma non può arrivare nessuno da Bruxelles o da Francoforte a fare le riforme per voi. È a Roma che devono capire quali sono le priorità e prendere delle decisioni che sappiano ridare credibilità al vostro Paese e alla vostra economia”. Decisioni prese oggi per il bene di domani, non semplici toppe per coprire le falle provocate in decenni di gestione allegra, ma riforme per crescere.
    segue....

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  19. In senso più generale il destino dell’euro, secondo la posizione ufficiale della Banca federale tedesca, è legato al consolidamento del trattato europeo e all’irrigidimento delle regole di bilancio che in passato sono state interpretate troppo generosamente: “Bisogna rompere il legame tra le banche e gli Stati ed eliminare la garanzia implicita di cui godono le banche, definendo una chiara cascata delle responsabilità. Se una banca fallisce non possono pagare i contribuenti, ma azionisti e creditori devono farsi carico delle perdite e se una banca non riesce a stare in piedi è giusto che esca dal mercato”.

    Per stabilizzare l’Unione monetaria bisogna seguire esclusivamente il principio della responsabilità. Ciascuno deve essere responsabile delle proprie azioni e la forza delle decisioni. Banche o Stati che siano. “Nella zona euro non c’è sempre stato questo equilibrio tra responsabilità e decisioni – ha continuato Best -. Le perdite di molte banche sono state sostenute dai contribuenti di molti Paesi”. Una regola aurea, che dece valere sempre: “Ogni paese membro deve provvedere autonomamente che la propria economia sia produttiva e competitiva e che le finanze statali siano solide nel lungo periodo. Ogni paese deve essere in grado di assorbire con le proprie forze gli shock congiunturali. Sono obiettivi ambiziosi che dovrebbero esser ovvi. L’euro potrà avere vita lunga solo quando ogni paese garantirà da solo i presupposti della propria adesione”.

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  20. In senso più generale il destino dell’euro, secondo la posizione ufficiale della Banca federale tedesca, è legato al consolidamento del trattato europeo e all’irrigidimento delle regole di bilancio che in passato sono state interpretate troppo generosamente: “Bisogna rompere il legame tra le banche e gli Stati ed eliminare la garanzia implicita di cui godono le banche, definendo una chiara cascata delle responsabilità. Se una banca fallisce non possono pagare i contribuenti, ma azionisti e creditori devono farsi carico delle perdite e se una banca non riesce a stare in piedi è giusto che esca dal mercato”.

    Per stabilizzare l’Unione monetaria bisogna seguire esclusivamente il principio della responsabilità. Ciascuno deve essere responsabile delle proprie azioni e la forza delle decisioni. Banche o Stati che siano. “Nella zona euro non c’è sempre stato questo equilibrio tra responsabilità e decisioni – ha continuato Best -. Le perdite di molte banche sono state sostenute dai contribuenti di molti Paesi”. Una regola aurea, che dece valere sempre: “Ogni paese membro deve provvedere autonomamente che la propria economia sia produttiva e competitiva e che le finanze statali siano solide nel lungo periodo. Ogni paese deve essere in grado di assorbire con le proprie forze gli shock congiunturali. Sono obiettivi ambiziosi che dovrebbero esser ovvi. L’euro potrà avere vita lunga solo quando ogni paese garantirà da solo i presupposti della propria adesione”.

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  21. "Per fortuna queste puttanate non mi interessano".

    E' il manifesto programmatico del mitologema "minus habens".

    Il medio che ritorna nella storia, sempre uguale a se stesso, si da qui del frescone da solo, in quanto ammette la sua candida ignoranza in materia ed esprime successivamente una posizione politica ed economica che difende erga omnes ma "non sapendo nulla di queste puttanate".
    Inutile sottolineare la caratura intellettuale di uno che parla di ciò che non sa, con l'aggravante di sapere di non sapere, che fuori dalla ricerca filosofica è una condizione di incoscienza gravemente dolosa.

    E smettiamola di chiamarlo ingegnere, non è nemmeno laureato.

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  22. Quasi 3h di intervista. Mi chiedo se i commentatori in questione abbiano veramente visto, sentito e soprattutto preso il tempo di comprendere tutto fino in fondo.
    Per citare un ingegnere, ex PDG di TF1, "ce que nous vendons à Coca-Cola, c'est du temps de cerveau humain disponible". E c'è chi si lascia vendere e chi invece utilizza il suo tempo cervellotico disponibile altrimenti, per andare più a fondo, oltre "la buccia".
    Come scrisse Gianni Rodari:

    "Tanta gente non lo sa,
    non ci pensa e non si cruccia.
    La vita butta via
    e mangia soltanto la buccia".

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    Risposte
    1. A scanso di equivoci: ho sempre detto di non voler parlare a tutti, il che significa anche che non desidero "salvare" tutti, perché alla fine penso che non sia nemmeno giusto. L'avete voluto l'euro?

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  23. Quasi 3h di intervista. Mi chiedo se i commentatori in questione abbiano veramente visto, sentito e soprattutto preso il tempo di comprendere tutto fino in fondo.
    Per citare un ingegnere, ex PDG di TF1, "ce que nous vendons à Coca-Cola, c'est du temps de cerveau humain disponible". E c'è chi si lascia vendere e chi invece utilizza il suo tempo cervellotico disponibile altrimenti, per andare più a fondo, oltre "la buccia".
    Come scrisse Gianni Rodari:

    "Tanta gente non lo sa,
    non ci pensa e non si cruccia.
    La vita butta via
    e mangia soltanto la buccia".

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  24. Il problema di costui non è che è ingegnere, è che è piddino.

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  25. @misveglio dalsogno
    penso che l'utilità per il PUDE di avere tutti questi rettiliani e donaldiani sia quella di fare "confusione" ovvero.. se prendi 10 che sparano cavolate qual è la probabilità che l'11imo ti spieghi per benino la cosa?

    ora, se uno prende quei video dei donaldiani/rettiliani/ortotteri in cui ti spiegano il signoraggio (mai stato un problema con la BdI ante 1982) in quel modo, poi ti spiegano che massa monetaria e debito pubblico vanno di pari passo (te credo! se il PIL era di 1 mld nel 1940, per dire, di quanto potevano essere massa monetaria e debito pubblico?) ovvio che uno non dà poi credito a chi ti sparla di UE ed €!
    ovvio perché mentalmente uno si fa quel calcolo delle probabilità!

    come sono venuto a conoscenza del prof. Bagnai?
    un mio amico dal Brasile che mi spiegava (ma non sapeva come) che la Germania sfruttava la svalutazione per avvantaggiarsi mi girò un suo articolo.
    penso fosse il 2010 (o il 2011? boh).
    ovviamente non ho subito sposato la tesi ma mi sono rimaste impresse le idee!
    e poi uno incomincia a verificarle.
    ma ripeto: bisogna studiare e studiare affatica come ogni bravo studente sa.

    Ma qua lo studio serve ad altro.. per sopravvivere!
    pazienza per la superficialità altrui?
    io sono per la divulgazione seria cmq

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    1. @valsandra
      sì, hai ragione: al PUDE fa molto comodo la "confusione". Il mio commento di prima era solo per dire che, nel ristretto ambiente di mia conoscenza degli "studenti di ingengnieria", ci sono moltissimi "confusi" stile Usai.
      Quando parlo con questi "confusi" di oche e di cicli di Frenkel spero che almeno a qualcono venga voglia di informarsi e di verificare per conto suo. Purtroppo la maggior parte ha vincolato esternamente la sua facoltà di pensare e parte con lo stereotipo del complottista nazionalista-rettilian-signoraggista, senza neanche fare il calcolo delle probabilità.
      Non si tratta solo di superficialità, questa è proprio ottusità.

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  26. per transitività, anche Scacciavillani è ing.

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  27. Dovrebbero insegnar teoria dei giochi anche a ingeNieria...

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  28. tranquilli! se quello ha riempito i pilastri di casa sua con euro al posto dei tondini verificherà di persona che il carico di rottura di quella moneta è molto inferiore all'acciaio cinese!

    ps: non sono ingegnare! (senza offesa:lo dico sinceramente)!

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  29. Prendiamola a ridere: quest'aspirante ingegnere ragiona per partito [o sogno?] preso e non conosce lo spirito scientifico. Le teorie e i "fogni" devono passare al vaglio dei fatti per poter essere riconosciuti.
    Prendiamola ancora più a ridere? secondo me fa ingegneria gestionale! :-) nei cessi delle facoltà di ingegneria c'era scritto "architetto chi legge" o "gestionale chi legge".

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  30. Nessun problema, appena l'amico diventerà ingegnere e dovrà confrontarsi con il mondo del lavoro "queste puttanate", volente o nolente, gli pioveranno addosso... o magari no, perché alla faccia del castacriccacorruzzzzzione ha già una scrivania che l'aspetta (ma solo perché è bravissimo, vero?).

    Futuro ingegnere, tanti auguri per il tuo prossimo lavoro, a te come a tanti altri auguro di trovarne uno che:

    a) non sia di merda
    b) sia pagato decentemente
    c) non ti costringa ad emigrare (ma forse tu hai già "scelto" di andartene, vero?)

    perché, vedi, io di ingegneri ne conosco tanti, bravi, che fanno lavori di merda, pagati poco, che se hanno messo su famiglia hanno paura di perdere il lavoro sapendo che non ne troveranno un altro, e che se invece sono più giovani non sanno se potranno mai farlo.... e che non riescono a cambiare lavoro.... sai, a causa di "queste puttanate".

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    1. @porter
      parole sante amico...
      io mi trovo in pieno nella situazione b) e c):
      pagato male e a centinaia di km dalla mia famiglia.
      a volte penso anche di trovarmi nella a) a causa della
      disorganizazione totale dell' azienda e della incapacità dei miei capi
      ma la passione per quello che faccio è tanta.

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  31. Nessun problema, appena l'amico diventerà ingegnere e dovrà confrontarsi con il mondo del lavoro "queste puttanate", volente o nolente, gli pioveranno addosso... o magari no, perché alla faccia del castacriccacorruzzzzzione ha già una scrivania che l'aspetta (ma solo perché è bravissimo, vero?).

    Futuro ingegnere, tanti auguri per il tuo prossimo lavoro, a te come a tanti altri auguro di trovarne uno che:

    a) non sia di merda
    b) sia pagato decentemente
    c) non ti costringa ad emigrare (ma forse tu hai già "scelto" di andartene, vero?)

    perché, vedi, io di ingegneri ne conosco tanti, bravi, che fanno lavori di merda, pagati poco, che se hanno messo su famiglia hanno paura di perdere il lavoro sapendo che non ne troveranno un altro, e che se invece sono più giovani non sanno se potranno mai farlo.... e che non riescono a cambiare lavoro.... sai, a causa di "queste puttanate".

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  32. Facciamo un giretto nelle facoltà di Economia a vedere quanti studenti (e magari professori) negano che la situazione attuale sia la solita truffa fondomonetarista?

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  33. @misveglio dalsogno
    ma le do ragione e la penso come lei! solo che mi sono dato una risposta sul perché (giusta o sbagliata che sia)

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  34. Ho discusso per settimane con un ingegnere, il titolare della sua azienda, e mio ex cliente, stava spostando la produzione in Cina.
    Sosteneva la ragione del suo titolare nell' andare a fare mercato in Cinaaaa appunto, senza rendersi conto che: ho si sarebbe spostato là anche lui, o avrebbe perso il suo lavoro.
    Inutili discussioni infinite sui vantaggi della Cinaaaaaa e sulla assurdità dell'Euro... Bene, alla fine, dopo meno di 2 anni è disoccupato.
    Si può essere bravi ingegneri, ma non capire un emerito C..... nella realtà vita.

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  35. Mi vergogno per la mia categoria... profondamente.

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    1. Mah! Io non tanto, eh?

      Ingegneria non è economia, quindi per capire quello che dice il prof bisogna rimettersi un po' a studiare, c'è chi è disposto a mettersi in gioco e chi no, direi che non è una cosa che contraddistingue gli ingegneri. Mi ricordo che quando studiavo i meccanici prendevano in giro i civili, o i gestionali, stessa cosa.

      Ho molti amici laureati in economia, e non sono riuscito a convincerne neanche uno, dovrei concludere che sono tutti ottusi? Oppure seguendo le discussioni tra Bagnai, Borghi, Bisin e Monacelt (non mi ricordo il nome) dovrei concludere che tutti gli economisti non hanno proprio tutti le idee chiarissime... Semplicemente mi ricordo che il mio professore di fisica diceva:"Se in treno in Inghilterra vediamo una mucca con un lato bianco possiamo affermare che in Ighilterra esiste almeno una mucca con un lato bianco, non che tutte le mucche inglesi sono bianche".


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    2. @Saboldi

      Per capire chi sia un cialtrone fra i quattro che citi non ti occorre un sapere tecnico. Basta (si fa per dire) la cultura. Gli economisti hanno le idee molto chiare. Gli economisti. E infatti Bisin o Monacelli cadono su fesserie quali la definizione del tasso di cambio (leggere per credere). Eviterei il relativismo della portinaia, ed esorterei a intraprendere un percorso di vera cultura. Per capire cosa sta succedendo, piuttosto che assistere al dibattito fra un professionista e un analfabeta economico, credo possa esservi utile rileggere Hugo o Tolstoj.

      La categoria "ingengniere" è endemicamente affetta dalla sicumera degli economisti à la VWXZYin, quelli che siccome pensano di saper fare delle cose (che a loro sembrano) difficili (tipicamente, roba matematica), ritengono che (a) tutto quanto non è matematizzabile sia ascientifico e (b) tutti gli altri esseri viventi siano ontologicamente inferiori.

      Ora, io sinceramente su questi atteggiamenti ci piscio sopra, avendo un glorioso passato da ricercatore in economia matematica ed essendo in grado di mettere le cose in prospettiva. Esorto tutti all'umiltà (che è una virtù interiore), perché in due anni di blog ho raccolto una tale antologia di cazzate derivanti da questo atteggiamento mentale che se le tiro fuori molti cambieranno mestiere!

      Peace and love e abbiate il buon senso di riconoscere le altrui competenze. Se gli unici libri senza figure che avete letto erano libri con formule, non conterete mai un cazzo (mi spiace) e questo non è esattamente il vostro posto (a meno che non decidiate di smettere)...

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    3. Fantastico, suggerisco solo una piccola modifica:

      ".. ci piscio sopra NAPALM... "

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    4. Grande Professore! straquoto in pieno!

      Noi qui combattiamo contro una manica di fascisti.
      Per riconoscere il fascismo non occorrono saperi tecnici,
      occorre essere educati alla libertà (ovvero avere una cultura. sono due lati della stessa medaglia secondo me).

      A portarmi qui da lei è stato proprio il sospetto verso le pratiche palesemente antidemocratiche (fasciste...) degli eurotecnocrati. La comprensione dei mezzi della teoria economica attraverso cui agivano e agiscono tuttora
      era al difuori della mia portata.

      Grazie alla sua opera di divulgazione sono riuscito a capire anche questi aspetti. A me l' economia non piace e la capisco con difficoltà tant'è che sono alla seconda lettura del suo libro. Tuttavia, ripeto, per capire l' autoritarismo non serve la conoscenza dell' economia.

      Quando ho finito di vedere la sua intervista con Byoblu ho pensato:" questo è un uomo libero!" e devo dire che ogni giorno di più che la seguo ne ho sempre maggiore conferma.

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    5. Esempio personale: di economia so zero, sono laureato in storia dell'arte, e ho fatto 2 ferme come ufficiale di complemento con gita ONU in Libano nell'82. L'euro e la UE mi sono sembrati una cosa inaccettabile da subito, perché che fossero a) una imposizione tirannica e perdipiù subdola b) la volontaria elisione di qualche millennio di storia, si capiva dal giorno uno: e lo sarebbero stati anche se ci avessero affogato nei soldi. Poi ci hanno pure rovinato, come aiutava a prevedere il vecchio detto sul diavolo, le pentole e i coperchi; o l'altro sulla farina del medesimo, che se ne va in crusca.
      Il blog di Alberto Bagnai l'ho scoperto per caso un paio di mesi fa; ne sono molto lieto e riconoscente all'Autore. Da ignorante totale nella sua disciplina dirò che quando lo si sente o lo si legge discutere con i suoi avversari, si capisce al volo chi tiene alla verità, e chi no. A me basta e avanza.

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    6. La violenza della verità è inferiore solo a quella dei fatti, che della prima sono graziosa ipostasi. Detto questo, ribadisco che io non devo convincere nessuno. Come ho detto mille volte, non sono idee mie, non ci guadagno nulla a convincervi, e a questo punto chi non ha capito si merita talmente tanto quello che sta per succedergli, che, vi dirò, sono quasi disposto a sacrificarmi un po' anch'io perché chi è così scemo abbia il guiderdone che merita. La ricompensa sarà completa quando il figlio del piddinone si rivolgerà al padre e gli chiederà: "Brutto coglione: perché mi hai fatto questo?".

      Perché può anche darsi, ed è anzi molto probabile, che i piddini abbiano figli non piddini. E sarà questa la loro nemesi.

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  36. Non devo e soprattutto non voglio difendere il personaggio in oggetto, che ad un analisi superficiale sembra appartenere non tanto alla gloriosa categoria degli ingegneri italiani, ma a quella dei purissimi cog£!on! (per il tipo di affermazione, dubito che abbia particolare, se non nulla, esperienza del mondo del lavoro, che certamente non mancherà di restituire presto alla realtà l'imberbe malcapitato). Esiste una probabilità non nulla che possa contestualmente essere appartenere alla specie “aspirante architetto” o “ingegnere gestionale”.
    Ad ogni modo è sufficiente provare a lavorare in qualsiasi stabilimento di quelli rimasti in piedi (di qualsiasi settore, anche in quelli capital intensive) per capire a cosa è condannato questo povero paese con i suoi cittadini ed i suoi lavoratori.

    A ben vedere lo stato delle cose è questo da molti anni, e l'avvitamento cui è sottoposto il paese ha reso evidenti le sue carenze ed accelerato in maniera vertiginosa e definitiva gli eventi di quella che è bene ricordare essere una guerra, non una "crisi".

    Ho avuto la fortuna/sfortuna di poter sporcarmi le mani, ogni giorno, e registrare il declino della realtà industriale italiana, di mese in mese fin da quando ho iniziato a lavorare; ovviamente con gli anni e la presa in carico di responsabilità via via sempre superiori si guadagna una prospettiva privilegiata e più matura, e si inizia così a comprendere quali sono i veri problemi, la loro magnitudo, dove risiedono, e ci si fa rapidamente un idea di dove la realtà produttiva è condotta. Si comprende purtroppo che il contesto economico promuove alla guida di strutture produttive professionalità via via più evanescenti ed inconsistenti, che sono purtroppo causa non secondaria del disastro che viviamo.

    Purtroppo il declino industriale implica non solo la chiusura di siti produttivi, ma la perdita definitiva di professionalità formatesi negli anni, direi meglio mestieri, (perché lo stabilimento null’altro è che il mestiere delle armi), di capacità di gestione operativa, di conoscenze tecniche ed organizzative.

    Il paese non è finito ora, purtroppo ha iniziato a farlo molti anni fa.
    Ho la certezza oramai, dopo averne viste a sufficienza, che il capitale umano e professionale in grado di risollevarlo sia sulla via dell'estinzione, perché è stata distrutta da anni l'università italiana e tramutata in un gigantesco esamificio, perché le professionalità mature non sono state messe in condizione di traslare la loro esperienza a quelle più giovani.

    Quello che vediamo è solamente quello che è stato seminato negli anni, nella distruzione scientificamente pensate e perseguita dell'università italiana, che nella selezione estrema, nella qualità e quantità di studi cui sottoponeva i discenti (mio vissuto personale), era stata messa in condizione di forgiare negli anni passati, altissime professionalità, invidiate in tutto il mondo occidentale. (Chi lavora a stretto contatto con qualsiasi paese industrializzato “occidentale” sa per vissuto personale cosa sto cercando di condensare in poche parole).
    Rimane solo la nostra volontà (che, per come la vedo io, non è poco) e qualche cog£!one girovago (che aumenta in maniera incontrollata l’entropia dell’universo in ossequio alle sacre leggi).
    Ah dimenticavo .... qualora non fosse sufficientemente chiaro sono orgoglioso di essere ingegnere meccanico vecchio ordinamento.

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  37. le barzellette sugli ingegneri non esistono per nulla...chiederei all'inge che se ne sbatte dell'economia, se pensa di essere stipendiato in denaro

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  38. Lo studente filo-€uropeista di "per fortuna IngegnIeria" Antonio Usai non ha retto all'attacco sferrato da soverchianti forze nemiche, chiaramente nazi(cioè nazionaliste)-fasciste, ed ha rimosso tutti isuoi commenti dalla pagina di youtube.

    Mi auguro stia degnamente sguazzando in quel materiale di cui ritiene pervaso il nostro (merdoso, sic scripsit) paese.

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  39. Si sa l'economia non è una scienza esatta come l'ingegneria.
    2011 http://www.zerohedge.com/news/egan-jones-just-downgraded-italys-most-troubled-banks-bb
    2013 http://www.zerohedge.com/news/2013-04-28/what-italian-banks-can-learn-spains-bad-loan-devastation

    Ieri http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Italia/notizia/La_Banca_d_Italia_passa_al_setaccio_i_bilanci_dei_grandi_gru-401168

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  40. Premetto che non è una barzelletta sugli ingegneri: un ingegnere famoso, di cui non proferisco nome, dice che l'adozione dell'euro e la perdita della sovranità monetaria incidono al massimo per l'uno per cento del PIL (sic!). Ma che calcoli ha fatto ??? Meno male che non costruisce ponti o case...

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  41. non siamo noi che siamo razzisti, SONO LORO CHE SONO EURISTI!
    fuori dalle battute che da terrone con il DOCG mi sono sentito ripetere per anni, quasi come le barzellette sull'olocausto che si raccontano gli ebrei, dalla fotina il ragazzo mi pare giovane. bene, io continuerò a ripetere questa storia (a costo di annoiare): questa storia è già scritta, proprio in quella che fu l'Unità d'Italia, da me ovviamente aborrita; ed in tal senso il ragazzo lo comprendo, perché quando si trattò di fare l'Italia, alcuni marpioni, definiti poi "galantuomini" usarono proprio la onesta passione di un nutrito gruppo di giovani intellettuali (e non) per mascherare la loro azione di rapina; quella passione, ben sbandierata, fu la loro propaganda di regime, e i giovanotti nella più totale inconsapevolezza, involontariamente si prestarono al gioco.
    il giovanotto crede all'Europa, forse perché nessuno gli ha mai spiegato che già prima dell'euro essa esisteva. una entità geografica che forzosamente si vuol far diventare politica... storia d'Italia, appunto...

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  42. @Salvatore Iaconis
    sottoscrivo il suo commento.. visto pure io come la professionalità si stia perdendo e sarà sempre peggiore visto il degrado dell'università da una parte e il bisogno "imprenditoriale" di avere persone "competenti", già formate (il che è impossibile senza un training aziendale di almeno tre annetti).
    l'unica cosa che si vede in giro sono società che devono farti firmare contratti o chiamate a riscuotere crediti.. wow!


    PS: non conosco un priolese che abbia lavorato con tedeschi, francesi o americani e abbia pensato che siano migliori di noi (priolesi).. oddio, gonfiano i racconti ma alla fine la capacità di fare in fretta, improvvisare, trovare il colpo di genio per risolvere i problemi sono tipici del nostro "lavoro".
    parlo del metalmeccanico (che una volta era potente nel siracusano)

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  43. Bisogna avere una certa elasticità mentale e tutti gli ingegneri che conosco non ce l'hanno dimostrando sempre di avere il prociutto davanti agli occhi. Ma non solo. Ad esempio quando stavo all'università mi capitava spesso di incontrare colleghi di economia aziendale che snobbavano l'esame di politica economica con l'idea che l'occupazione è creata dal lato dell'offerta...quelli del supply side insomma, basta che le aziende siano efficienti e che le politche di marketing funzionino... figurarsi un ingegnere gestionale che sono i diretti concorrenti di economia aziendale. Eppure questa storia che l'euro ci avrebbe rovinato lo si sapeva già dieci anni fa quando studiai politca economica, ed anche leggendo un testo di storia economica ci si rende conto di innumerevoli esempi di fallimento di cambio fisso con subentro di corso forzoso... C'è solo una categoria di accademici piu elastici degli economisti: i tanto decantati e snobbati laureati in filosofia.

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