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domenica 7 luglio 2013

58 anni di disoccupazione in Italia

Un  interessante scambio su Twitter mi ha fatto capire che nel mondo dell'informazione sono per lo più ignoti (a meno che non siano travisati) alcuni fatti cruciali relativi all'economia italiana. Con l'occasione, mi preme sottolineare che il Sole24Ore, per una volta, ha fornito il dato in modo corretto: dire che il dato attuale è il più elevato dal 1977, infatti, non significa dire che il dato attuale sia uguale a quello del 1977, cioè che si sia, per così dire "tornati" al 1977. Significa semplicemente dire che se si va indietro fino al 1977 con i dati dell'Istat non si riscontra mai un valore altrettanto elevato.

Credo che la forzatura commessa dal dr. Zucconi, affermando che "siamo tornati al 1977", risenta di un suo certo qual desiderio compulsivo di ricostruire orwellianamente la storia, un peccatuccio nel quale ogni tanto egli incorre (se sia veniale o meno lo giudichino i lettori, considerando la recidiva, e la posizione di responsabilità che il personaggio occupa).

Tuttavia alcune osservazioni fatte da lettori del mio blog mi hanno reso consapevole del fatto che, al di là delle possibili distorsioni ideologiche, esiste un reale bisogno di informazione statistica corretta. Voglio chiarire che in questo caso la distorsione ideologica appare determinata dalla volontà di indurre nel lettore l'idea che quando l'Italia era dotata di una propria valuta nazionale tutto (disoccupazione inclusa) andasse peggio. Una volontà palesata dal tanto rivelatorio quanto ingenuo "e non potevamo nemmeno dare la colpa all'€". Insomma, Zucconi è effettivamente convinto che negli anni '70 la disoccupazione fosse a due cifre, e ovviamente, se così fosse stato, non si sarebbe che potuto concludere con lui che l'euro non c'entrava nulla (essendo ancora in mente Dei, o più esattamente nella mente di Werner).

Peccato però che le cose non stiano esattamente così.

Chiariamoci:  nessuno può ragionevolmente pensare che la valuta nazionale (come del resto la valuta sovranazionale) sia una bacchetta magica che risolva tutti i problemi. Semplicemente, ogni economista professionista sa che non esistono "pasti gratis" (no free lunch), non ci sono soluzioni miracolose. In ogni circostanza i benefici vanno soppesati coi costi. Per capire però quali siano gli effettivi costi e gli effettivi benefici sarebbe auspicabile che chi informa fornisse dati corretti, senza i quali non si può avere una effettiva e compiuta democrazia.

Ora, duole rimarcare che solo una persona molto smemorata, o un orecchiante dell'economia, possono credere che negli anni '70 il tasso di disoccupazione italiano fosse a due cifre come oggi.

Come mi è capitato di fare in precedenti post, vi fornisco il dato. La storia della sua evoluzione ci prenderebbe troppo spazio. Dopo vent'anni di attività di ricerca nel campo della modellistica macroeconomica mi è facile fornirvi una serie storica sufficientemente lunga del tasso di disoccupazione in Italia. Uso a questo scopo il dato annuale, disponibile fin dal 1960 (e certamente anche da prima, con un po' di pazienza). La serie è ricostruita attingendo a varie fonti sovranazionali, le quali riportano il dato che viene loro trasmesso, nel quadro di protocolli standardizzati, dagli uffici statistici nazionali. In altri termini, la consultazione dei relativi Annuari Statistici dell'Istat, che può essere effettuata presso la biblioteca di ogni Dipartimento di Economia, fornirebbe un quadro sostanzialmente identico (a meno di qualche decimale).


Credo che vedere i dati effettivi aiuterà tutti a farsi un'idea sia del tipo di informazione che circola nei media cosiddetti mainstream, sia, cosa più seria ed urgente, della tragicità della situazione attuale (le etichette dei dati ne indicano la fonte, per la quale vedi sotto).



Brevi commenti. La disoccupazione, in Italia, è passata "a due cifre" nel 1985 (i "terribili" anni '70 erano finiti da un lustro, salvo errore), e ci è rimasta fino al 2000, raggiungendo un massimo pari al 12% nel biennio 1988-89. La discesa della disoccupazione si fa evidente dal 1998, anno nel quale cominciano ad avvertirsi gli effetti del discusso pacchetto Treu (al quale oggi si tende ad imputare almeno in parte il calo della produttività del lavoro e quindi il declino dell'economia italiana, come ho argomentato qui e come è stato discusso in questo e in altri seminari). Notate che per raddoppiare dal 6% al 12%, il tasso di disoccupazione, nei "terribili" anni '70, impiegò 17 anni (dal 1972 al 1988). Nell'attuale regime (monetario) europeo ce ne sono voluti solo 7 (dal 2007 al 2013).

Dato che l'informazione corretta viene osteggiata dai media, mi perdonerete se mi dilungo in noiosissime precisazioni, inutili a chiunque abbia un minimo di memoria storica, ma necessarie in un paese nel quale pronunciare una semplice verità statistica apre la stura a un profluvio di fastidiose polemiche.

OECD è il tasso di disoccupazione calcolato utilizzando le serie degli occupati totali e della forza lavoro riportate dall'edizione 1997#2 del Compendio Statistico OCSE, utilizzato nel database di questo lavoro (la serie termina nel 1990).

IFS è il tasso di disoccupazione riportato dall'edizione 2012#12 delle International Financial Statistics del Fondo Monetario Internazionale (la serie inizia nel 1985 e termina nel 2011).

WEO è il tasso di disoccupazione riportato dall'edizione di aprile 2013 del World Economic Outlook (la serie coincide con la precedente ma arriva al 2012).

Notate che per ognuna di queste serie il grafico riporta osservazioni parzialmente sovrapposte (overlapping), in modo da verificare che effettivamente i dati fossero compatibili. Siccome i dati sono compatibili, la sovrapposizione è pressoché perfetta, tanto che se non ve lo avessi detto forse non l'avreste nemmeno notata. In altre parole: i dati sono questi. Full stop.

Previsione è la previsione riportata dalla fonte precedente (WEO), che arriva fino al 2018.


Notiamo, per concludere, che una riduzione così rapida del tasso di disoccupazione si è in effetti già manifestata in passato, ma appunto a patto di riforme "strutturali" la cui logica oggi viene discussa non solo in Italia e che comunque, proprio in quanto strutturali, sono irripetibili. La struttura del mercato del lavoro italiano è già stata cambiata (riteniamo in peggio), e non è pensabile che ulteriori "flessibilizzazioni" possano fare nuovamente il "miracolo", se tale è stato (cosa sulla quale, come abbiamo detto, siamo in molti economisti a nutrire più di qualche ragionevole dubbio).

87 commenti:

  1. Sia mio il primo, pacato, commento: e che cazzo!

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    1. Gentile Prof. Bagnai, sarebbe così cortese da spiegarmi il dato di incremento della disoccupazione che va dal '63 all'87. Sono 24 anni è vero ma sono noti i motivi di questo lento aumento della disoccupazione? C'è di mezzo per caso un aumento del lavoro sommerso? Grazie mille, Francesco Bianchessi Barbieri (@Bianko80 su Twitter)

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    2. Benvenuto all'osteria, caro Andrea.

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  2. Salve Prof, a proposito di Zucconi, prima del suo post stavo proprio commentando con un amico questo suo (del Dir.) tw:

    Vittorio Zucconi ‏@vittoriozucconi 1h
    Vorrei che l'Italia tornasse alla Lira per vedere le facce di quelli che stanno comprando case in Svizzera,con mutui in Franchi. #piangerai

    al che ho risposto all'amico:

    Massimo Gabbrielli ‏@MGabbrielli 57m
    sicuro, i laboriosi e risparmiosi operai della Valtrompia, prima che perdessero il lavoro... :)

    Che dire? Ce sta a riprova'? Grazie per il suo intervento! Aggiungo noterella personalissima a proposito dei "miracolati": forse sono i giovani colleghi che lavorano al mio fianco, dipendenti di cooperative, che percepiscono una miseria ancora più bassa di quella che tocca a noi dipendenti di enti locali brutticattiviimproduttivi ecc. ecc.
    Grazie di tutto e stia bene

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    1. Zucconi, che è de sinistra, conosce un mucchio di lavoratori "atipici", gente che guadagna in euro e fa il mutuo in franchi svizzeri o in dollari e si preoccupa, perché è di sinistra, di questi lavoratori, di queste vedove e di questi orfani. Perché, voi non conoscete almeno un operaio che abbia comprato una casa in USA o in svizzera?

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    2. Che dire? Un tempo era un giornalista.
      Il suo arrampicarsi sugli specchi, la sua assenza di pudore nel trattare argomenti in cui è dichiaratamente ignorante in materia, le sue piroette retoriche in difesa delle menzogne di regime dipingono un paesaggio di una tristezza infinita. Da giornalista a zampolit di partito: ecco la parabola professionale e intellettuale di quest'uomo.
      Ma -in fondo- non resta che prendere amaramente atto che, in una società privata della democrazia, anche la memoria storica diventa -automaticamente- una nemica del regime.

      ("Il fatto che il nostro Stato corpocratico vieti qualunque discorso storico è una questione che mi lascia perplessa. Forse perché la storia offre un database di esperienze umane in grado di rivaleggiare con quello dei Media?" - Sonmi-451 nel romanzo "Cloud Atlas" di D. Mitchell)

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  3. Ma poi, vogliamo parlare della condizione degli occupati (al di là della percentuale di disoccupazione)?

    Nella mia infanzia (anni '80), un occupato NON ERA POVERO, impossibile proprio!

    Vogliamo dire che la condizione dei lavoratori poveri era quella dei lavoratori in nero?
    Vogliamo dire che le varie "riforme" hanno avuto l' effetto di chiamare occupati quelli che erano occupati anche prima ma che non erano registrati nei dati ufficiali e senza che questi, praticamente, ne abbiano avuto un VERO riconoscimento di diritti?
    Rientrano nelle statistiche degli occupati, mi si corregga se sbaglio, anche i lavoratori chiamata, i finti lavoratori autonomi, ecc. ecc.

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    1. Certo, va da sé, l'osservazione è giustissima: anche per questo la "flessibilità" ha ridotto la disoccupazione, come era stato anticipato negli anni '90 e come riportavo ad esempio nel mio paper del 1997 (citando la letteratura allora prevalente).

      Quello che nessuno ci diceva, allora, era che la flessibilità sarebbe stata gestita per creare precarizzazione e aggredire il salario reale. Non esistevano nemmeno molte esperienze confrontabili a livello europeo. Ora sappiamo che è così, e che quindi quel tipo di diminuzione della disoccupazione ha portato da situazioni in cui una famiglia con uno stipendio campava, a situazioni in cui coppie con due stipendi non riescono a farsi una famiglia.

      Se mi trovate uno che nel 1997 vedeva arrivare questa cosa, poi capirò perché i marZisti dell'Illinois e gli ortotteri ragliano tanto di un Bagnai "liberista e bocconiano"!

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    2. aspetti, un momento.
      Io ero giovane, ma mi ricordo il dibattito intorno alla legge Treu.
      Allora si vendeva questa "riforma" come necessaria, buona e giusta perché..."sono contratti per favorire l' ingresso nel mondo del lavoro... per i gggiovani", -ma- "anche loro avranno tutte le garanzie degli altri lavoratori in futuro- ci mancherebbe..." (oggi si parla di "dualismo" da superare nel mondo del lavoro.....).

      Io ricordo che diversi esponenti della sinistra, così detta radicale (rifondazione o giù di li) denunciavano esattamente quello che lei lodevolmente presagiva, cioè un esplicito tentativo di aggredire i diritti dei lavoratori col preciso scopo, per quanto sottointeso, di aggredire i salari.

      Senza minimamente voler fare polemica, però, pur comprendendoLa, sarebbe giusto dare a Cesare quel che Cesare, per quanto , capisco benissimo che "quelli" non abbiano denunciato con forza tante cose (bisogna pur ricordare, però, che la Lega e rifondazione furono le UNICHE voci contrarie al patto di Lisbona -per esempio), e capisco benissimo che lei si senta (giustamente) offeso da polemiche molto violente (e anche in gran parte pretestuose) che riguardano la sua persona, da certi ambienti.

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    3. Grazie per la precisazione, che sento veritiera e accolgo con la dovuta umiltà. Voglio precisare a mia volta che non ho mai pensato, e penso nemmeno mai detto, di aver sempre e da sempre capito tutto. La mia elaborazione è stata tardiva per certi versi, e per almeno due motivi: il primo è che quando dico che dell'economia non me ne frega niente, non lo faccio per civetteria; il secondo è che mi mancava, e mi manca, una prospettiva marxista nell'analisi di certi processi, che credo possa aiutare a far prima in certi casi. Peccato che chi ha questa prospettiva rinneghi l'utilità delle altre, condannandosi all'irrilevanza e all'incomunicabilità.

      Tra l'altro, mi sembra proprio di averti detto che io NON presagivo quel tipo di fenomeno, cioè rispetto alle dinamiche del mercato del lavoro, che NON era il mio campo di indagine, NON ero, a quell'epoca, lungimirante, e sono contento che ci fossero persone più lungimiranti di me, e spiaciuto di averle dimenticate e di non averle ascoltate. Sia reso loro onore, e si vada poi a vedere se adesso, avendo visto il disegno in anticipo, capiscono il ruolo che vi ha svolto l'euro.

      A me sembra per lo più di no, il che è una ennesima conferma del fatto che giocare a chi l'ha detto o visto prima spesso è totalmente futile. Un Ferrero magari avrà anche detto qualcosa nel 1997, ma oggi è semplicemente penoso, e potrebbe guadagnare molto dal non esserlo.

      Le polemiche che mi riguardano sono violente, totalmente pretestuose, e anche totalmente insignificanti come chi le porta avanti. Feccia della storia, che non mi infastidisce più di tanto. Sinceramente, certe bave velenose non arrivano a lambire il mio augusto alluce.

      Quello che mi infastidisce, lo confesso, è la sleale distorsione della complessità e onestà del mio pensiero da parte di certi colleghi, e non mi infastidisce tanto per me, quanto perché lorda inutilmente l'immagine della professione, che non ne avrebbe bisogno.

      Grazie.

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    4. Sono stato "bannato" da Goofy e dunque mi limito a seguire senza intervenire, ma la verità storica bisogna rispettarla.
      @Bargazzino: la lega ha votato A FAVORE del trattato di Lisbona. Se Master Goofy non vuole autorizzare questo commento, che almeno corregga la lieve imprecisione. Il PRC nel 2008 non era in parlamento, quindi se la può (forse) sfangare, ma la Lega no! La Lega Nord ha votato a favore! Il fatto che oggi giochino a fare le mammolette non basta.

      Link ulteriore: Lega Nord di lotta e di inciucio

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    5. @ bargazzino
      Siccome sono più vecchia (e lavoravo... precaria), ricordo che già negli anni 80 è iniziata la precarizzazione del lavoro con l'allargamento del part-time, la formula dei contratti formazione-lavoro, e, soprattutto, con i contratti a termine, tutte forme di lavoro che in quel periodo ho conosciuto bene... utilizzati da tutti, privato e pubblico, senza parlare delle forme di lavoro pseudoautonomo, anche queste utilizzate largamente (i contratti a ritenuta d'acconto, che ho avuto anche nell'Università - lavoravo alla biblioteca), e che poi sono esplosi.
      Nonostante la scusa fossero, come al solito, i giovani (e le donne, ad esempio per quanto riguarda il part-time), visto che le ore del part-time potevano essere incrementate per una certa percentuale, che i contratti a termine potevano essere reiterati in una certa misura, si capiva già che per chi entrava nel mondo del lavoro senza riuscire ad acciuffare il monotono "posto fisso", le prospettive sarebbero state del tutto diverse da quelle dei genitori, anche perchè tutti questi lavoratori erano alla fine esclusi dalla tutela sindacale.
      Diciamo che si è trattato di un decennio di preparazione alla legge Treu.

      Insomma, credo che in fondo anche per quanto riguarda il lavoro, si debba più o meno risalire agli anni del "divorzio", con l'ideologia liberista che si fa strada e avanza un po' alla volta.

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    6. @ecodellarete

      Senti, poveraccio, tu non sei stato bannato da nessuna parte. Quando hai qualcosa di intelligente da dire ti viene permesso. Il fatto che tu abbia perso la stima di molti per il fatto di esserti accodato a degli squallidi diffamatori, dimostrando di non essere sempre molto lungimirante e di avere qualche problema freudiano, non mi impedisce di prendere anche da uno come te quel poco di buono che ha da dare. Ma i toni vittimistici un traditore come te non se li può permettere, chiaro? Ognuno ha quello che si merita, e tu ce l'hai. Tienitelo e cerca di non meritarti qualcosa di peggio. Te lo dice un amico.

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    7. Scusa, vorrei essere più preciso. Invece di "traditore" preferirei usare la locuzione "persona che ha una percezione sfuocata dei propri interessi di classe e una fiducia un po' ingenua nei pagliacci che dicono di difenderli per captare il suo labile consenso, pagliacci dei quali peraltro fino a poche settimane or sono diceva peste e corna, come sarebbe facile dimostrare per tabulas".

      Forse suona più come "pirla", o come "ciociaro", ma non è nemmeno esattamente quello. Insomma, la precisione ha i suoi costi. Solo che... vale la pena di essere precisi? Direi di no.

      Quindi se hai qualcosa da dire dilla, se non ce l'hai non dirla, se mi interessa la pubblico, se non mi interessa non la pubblico, ma non lamentarti. Tu, soprattutto tu, con come ti sei comportato, non lamentarti. Se vuoi puoi non vergognarti, puoi provare a non farti schifo, ma non lamentarti. Te l'ho detto tre volte.

      So che parti da basi svantaggiate, più di questo non posso fare. Fattelo bastare e vai con Dio (o meglio: vai a fare il solito post risentitello, da amante tradita, sul tuo simpatico blog letto dai marxisti dell'Illinois).

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    8. chiedo scusa per le imprecisioni non lievi contenute nel mio secondo post.
      E ringrazio, il prof, Frairoli e Silvia per le giuste precisazioni/integrazioni.

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    9. @bargazzino Ma figurati! Qui capita di tutto. Siamo qui per aiutarci ad essere precisi.

      @eco Amico caro, hai ragione, perché prendersela tanto? Io infatti me la prendo solo con il vittimismo del "perché non mi pubblichi". Chi me lo dice se ne va a quel paese, è sempre successo (pensa a pippo74), e sempre succederà. Questa frase NON deve essere pronunciata con nessuna intonazione, NON la ammetto, è una mancanza di rispetto che mi fa imbestialire (l'unica che mi faccia veramente imbestialire, fra le tante possibili).

      Per il resto, tu sei solo uno che prende la targa. Ti dice bene che è estate: ti rinfrescherai. Attento al Sacco, però: è molto inquinato. Suggerisco come più valida alternativa il Clitunno o il Salto. Have fun!

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  4. L'ennesima figura barbina per lo zuccone, e pensare che è direttore dell'edizione web di uno dei principali quotidiani nazionali (da cui si deduce lo stato dell'informazione in Italia).

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  5. Prof, desideravo chiederle, in questi dati compare solo l'occupazione "ufficiale" o si cerca di tener conto anche del nero?
    Perché, nel primo caso, ovviamente ad occhio, mi verrebbe da pensare che nel periodo del picco '87-'89 ci fossero meno disoccupati "reali" che in quello odierno (visto poi che le misure di flessibilità del '97 e del 2003 sembra avessero fatto riaffiorare una parte di sommerso).

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    1. Questo è il dato ufficiale del tasso di disoccupazione, che è costruito con un'indagine campionaria. Le problematiche relative alla misurazione dell'economia "non osservata" sono trattate qui. Può darsi che il "riaffioramento" del sommerso c'entri, come del resto dice spesso anche Daveri.

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    2. Potrebbe quindi essere un riaffioramento del sommerso anche il recupero della quota salari sul PIL che si nota più o meno a partire dallo stesso periodo, cioè fra il '99 e il 2000? Che è un dato che mi ha sempre lasciato un po' perplesso.

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    3. Infatti, la teoria del riaffioramento del sommerso non è assolutamente mia, l'avevo letta (in questo caso parlando di produttività) da Krugman

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    4. @Arturo

      Quello è un lavoro che devo fare in vista della prossima bitumatura. L'evoluzione di un rapporto dipende dall'evoluzione del numeratore e del denominatore, e in questo caso, fra l'altro, il numeratore è un prodotto (salario unitario per numero di occupati), per cui c'è un po' da giocare. Vedete quante cose abbiamo ancora da imparare?

      Dedicato a quelli che "puoi chiudere il blog tanto ormai hai detto tutto"...

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  6. quando lessi che con il governo Berlusconi la disoccupazione calò rimasi basito..
    "ma come, considerano pure la prostituzione?"
    ok, è una battutaccia!
    cmq sia, il potere di acquisto e i buoni lavori (e dignitosi) erano più frequenti (numerosi) una volta.
    per non parlare dello stress attuale.. pare che tutto sia riconducibile a salari bassi, più ore di lavoro e marketing

    PS: ed ho il sospetto che l'aumento di occupazione (o meglio, riduzione di disoccupazione) sia ascrivibile in parte all'emersione del lavoro nero..
    sarebbe interessante avere dati per capire meglio questa cosa e di come il lavoro "flessibile" abbia inciso tra nord e sud in questo quindicennio

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  7. @Ciccio87
    dice bene perché sarebbe interessante capire questa cosa meglio.
    una volta pareva che con un 10% di disoccupazione si lavorasse cmq e si andava avanti.
    ma adesso?
    cazzo, dalle mie parti non lavora nessuno e non venitemi a dire che c'è il 20%! non ci credo! nessuno crede a questo 17% di disoccupazione che ad occhio e croce sarà sul 20%.
    e cmq, l'occupazione è del 55-56% e molto dipende dai lavori precari.. quanto sarà la buona occupazione, il 40%?


    PPS: questo mondo è divenuto impossibile con i 2002 quando i prezzi sono decollati e l'inflazione dichiarata è stata solo del 2,3%.. barzellette!

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    1. a proposito di inflazione....ieri parlavo con uno statale che si beava, lui, di non avere nulla da recriminare alla crisi, lui, che il suo stipendio ce l'ha uguale...gli ho fatto notare che il suo fantastico mutuo contratto per coprirsi di lamiere, al suo decantato 2%, lo aveva stipulato dopo un bel pò di euro-rigonfiamento dei prezzi degli immobili, che ora se dovesse rivendere quel bidone che gli hanno "regalato" al 2% gli tornerebbero si e no il 70% dei pesos pagati...pagati si perchè quando avrà finito di girare con il 60 per cento del suo stipendioso salario avrà pagato 200 una cosa che "vale", se va bene, 80... non sò se ora dormirà molto tranquillo anche lui....forse era meglio stavo zitto...

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  8. Guardi professore, appena letto il commento di Zucconi mi sono messo la classica mano sulla faccia per impedirmi di leggere oltre.

    Avevo sentito anch'io della ricostruzione dell'istat.
    Che cosa avranno poi fatto di male i nostri statistici italiani?
    Avevano ricostruito le serie storiche di occupati e disoccupati dal 1977.

    http://www.istat.it/it/archivio/88827

    Perché proprio da quell'anno? Perché gli faceva comodo. Perché avevano i dati o per qualsiasi altro loro motivo. Avevo dunque sentito anche in qualche telegiornale che la disoccupazione era record storico come rivelato dalle statistiche istat con "i dati che partivano dal 1977".

    Si ma Zucconi evidentemente o era disattento o non aveva capito il soggetto della frase. Erano le basi dati prese in considerazione dall'istat che partivano dal '77.

    Povera informazione italiana. Quando pensi che raggiungano il fondo si mettono a scavare.

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    1. Zucconi è ossessionato dal '77 perché avrebbe voluto far parte del movimento e Bifo glie lo ha impedito... ;-P

      per questo è andato negli Staes, per espiare e respirar l'aria della vera sinistra liberale. XD

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  9. Bella prof!
    magari a quello zuccone di Zucconi bisognerebbe fargli vedere anche l'andamento dell'inflazione, chissà se noterebbe che il processo disinflattivo coincide con l'aumento della disoccupazione.
    Ah già! Che sciocco, Giannizzeri, NoiosiAmerikeni e ScacciatoriVillani, ci "insegnano" che l'inflazzzzzzione è un fenomeno puramente monetario.

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    1. Facciamo anche quello, tranquo...

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    2. E ci includerei pure una comparazione inflazione/disoccupazione/salari reali/quota salari sul prodotto. Poi capirà al solito chi effettivamente lo vuole.

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    3. Ragazzi, non sono un jukebox. Tutta questa roba nel blog c'è già, fra l'altro, e anche nel libro. Quindi de che stamo a parla', esattamente!?

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  10. le riforme strutturali del pd, pdl, monti e compagnia bella:
    http://vocidallestero.blogspot.it/2013/06/krugman-scuse-strutturali.html

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  11. Ma lo sai che 'sta storia degli anni '70 orrendo passato da far riafforare ad "usum piddini" funziona sempre?
    Intanto, la sfortuna del "tipo" in questione è che è andato su twitter. Ma su qualsiasi "giornalone" l'avrebbe passata liscia.
    Sulla ben diversa storia dell'Italia degli anni '70 e della sua quasi prodigiosa ripresa dalla crisi petrolifera, un, neppure troppo sorprendente (la sorpresa è come dopo abbiano cambiato idea e nessuno glielo ha fatto notare) studio di Giavazzi (!) e Spaventa (?)

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    1. Il link allo studio di Giavazzi & Spaventa non mi funziona. Dovrebbe essere questo: Italy: The Real Effects of Inflation and Disinflation (.pdf), il working paper 71 in questo elenco.

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  12. Sbaglio o la curva cambia nell'81? Il lungo cammino verso la sana deflazione salariale, tanto cara alla competitività made in €. Il costo più grande, che si ripercuoterà per decenni, è l' alienazione delle competenze che in un mondo del lavoro flessibile e deflazionato non hanno più la possibilità di crescere. Ci hanno raccontato che è giusto cambiare spesso lavoro e nessuno impara più un mestiere, nessuno avrà competenze da trasmettere mentre quelle che c'erano hanno seguito le sorti delle industrie (a chi risponderà l' ingegnere capo della Ducati, orgoglio italiano?). Siamo insomma avviati verso un felice futuro di Stato cacciavite, ma non ditelo a Zucconi che poi magari ci attacca un pippone con la ferramenta e il bricolage...

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  13. In aggiunta ai vassalli (o valvassori, o valvassini) come il nostro Vittorio, ormai quelli che non vogliono ragionare, che non accettano i dati e si rifiutano di guardarli accecati dalle loro posizioni, dalla loro ideologia (o mediocrità), quelli che finiscono sempre nel (finto) moralismo, loro che sanno di sapere, insomma... i piddini... non possono che essere degli zucconi

    E tra un vassallo (o valvassore, o valvassino) ed uno zuccone... non so cosa sia peggio

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  14. Grazie mille professore, davvero gentilissimo e utilissimo. C'e' una qualche referenza accessibile per cercare di capire cosa ha guidato questo andamento storico?

    Peraltro e' davvero fastidioso che sul sito ISTAT si trovi facilmente solo la serie temporale fino al 2004: dovrebbe essere la fonte primaria per i giornalisti (e cittadini) italiani.

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  15. Un utile strumento anche per dati macroeconomici, forse molti di voi lo conoscono già, forse alcuni no..
    Come informatico uso molto spesso la base dati integrata di wolframalpha.com; il database è molto ben fatto, ed è possibile tracciare grafici in molti modi diversi e confrontare serie etc..
    il tutto tramite un linguaggio di interrogazione naturale frutto dell'ottimo lavoro dei ricercatori del laboratorio di Wolfram (matematico molto criticato dai vecchi colleghi e per questo degno di tutta la mia stima per almeno due motivi di cui uno è il motore in questione e il secondo che non vi dico e vi lascio scoprire da voi).
    Ad esempio se andate su www.wolframalpha.com e digitate

    unemployement rate in italy from 1977 to 2020

    avrete una serie di tabulati e grafici (dal 1980, in quanto le fonti che potete vedere in fondo alla voce "sources" evidentemente si fermano all'indietro al 1980, o forse Wolfram ha deciso di normalizzare le comparazioni tutte a un anno base = 1980, non lo so) e fino all'anno corrente (evidentemente non hanno dati di proiezione).

    Potete anche confrontare e sbizzarrirvi in tutti i modi immaginabili (al limite se il motore semantico non vi capisce vi chiede chiarimenti), ad esempio se voglio tracciare la comparazione tra disoccupazione Italia contro Germania dal 1980 al 2013 posso chiedere molto naturalmente sempre in inglese, fate prima):

    unemployement rate in italy vs germany from 1980 to 2013

    e avrò un bel rapportone con tanto di grafici comparativi, fonti citate sempre in fondo cliccando sources e molti altri grafici e suggerimenti di estrazioni utili.

    Un caro saluto a tutti i frequentatori del blog e a lei Prof.Bagnai per il suo prezioso lavoro.

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    1. Grazie mille, non sapevo Wolfram fosse diventato così potente.

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    2. Mi associo al ringraziamento. Occhio però che l'interfaccia è potente, ma non so quanto rapidamente sincronizzata con le fonti. Questo comunque riguarda le ultime due o tre osservazioni.

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  16. alla fine a forza di asfaltature, sullo scenario politico e giornalistico italiano si potrà giocare a biliardo.

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    1. Le asfaltature sono un tipico esempio di SPESAPUBBLICAIMPRODUTTIVA.... quanto mi piacciono!

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    2. ieri ho sfondato l'asse dell'auto in una buca....ma andatevene a....

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  17. e la Voce del Padrone aka Völkischer Beobachter decanta nuovamente le virtu' ahem, la sola dei mini-salari alamanni ... lasciandosi sfuggire clamorosamente perche' a loro la crisi convenga: calo demografico in vista ed in piu' gia' ora mancano 210.000 MINT (Abkürzung für die Fächer Mathematik, Informatik, Naturwissenschaften (Biologie, Chemie, Physik) und Technik). Oh brutti sozzi GIPSI-MINT, venite a noi!

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    1. Mi pare di notare che l’articolo riprenda “stranamente” quasi di pari passo alcune delle cosiddette “teorie di Bagnai”:

      “L'aumento di competitività della Germania negli ultimi anni rispetto ai partner europei, generalmente attribuito ai benefici delle riforme del mercato del lavoro realizzate dal Governo Schröder, la cosiddetta Agenda 2010, ha un'origine meno ovvia di quanto appare a un'analisi superficiale. Non è venuta .. da un aumento della produttività, che anzi è cresciuta più lentamente nell'ultimo decennio che in quello precedente e non differisce in modo significativo dalla media dell'eurozona.
      Il fattore decisivo è stato invece un ferreo controllo sui salari nominali, che a sua volta, insieme alla debolezza degli investimenti, ha generato il surplus dei conti correnti. Al basso livello d'investimento ha contribuito la compressione di quello pubblico, compreso in educazione e ricerca e sviluppo. Una ragione in più .. per non additarlo a modello al resto d'Europa.”

      Chi l’avrebbe mai detto, PRIMA…. ma certo, ORA lo dice LUI, non più un oscuro (?) professore di un’università di provincia, e quindi se ne può parlare….

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    2. Dullien è uno degli idoli dei collaborazionisti dello Sbilifesto. Però va detto che, anche se le soluzioni che proponeva erano palesemente assurde, lui ha avuto chiaro da molto prima di altri che il problema erano gli squilibri esterni. Non ho tempo di trovarvi riferimenti, ma sarebbe inutile: sono cose che sapete già.

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    3. Una bella dose di più Europa anche quì. Sai com'è, sti insegnanti di sinistra devono pur condurre le danze. Non sia mai che qualche studente si allontani dalla retta via.
      "Dichiarazione degli intenti dell'apprendimento duale". Sapreste semplificare il concetto? Dai che le finalità sono chiare!
      http://www.orizzontescuola.it/news/scuola-lavoro-modello-germanico-olandese-disoccupazione-ed-emigrazione-padania-terronia-del-nor

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  18. Mi scuso per la quantita' di segnalazioni odierne, ma come farsi sfuggire l'ennesimo Nobel Laureate, James Mirrlees, criticare l'imposta austerita' alamanna e consigliare alla Romania uscire dalla camicia di forza aka Unione europea?

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  19. Questa settimana è venuto a trovarmi mio padre, ex insegnante di Latino e Greco, ora improduttivamente pensionato.

    L'altro giorno lo intravedo leggere un libro e a un certo punto lo sento esclamare: "Ma che stronzi!".

    Viene da me con in mano Il tramonto dell'euro e mi dice: "Ma ci hanno raccontato un sacco di balle!"

    "Non immagini quante"

    "Senti, se lo hai già letto, me lo presti questo libro?"

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    1. Chi ha fatto latino e greco capisce subito, leggendo il tramonto dell'euro. Il problema sono gli altri, quelli che non hanno fatto latino e greco

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    2. Beh insomma! ho colleghi eurotrolls che insegnano storia e filosofia! Io che ho approfondito l'anatomia, qualche spunto interessante l'ho trovato nel libro. Certo una RMN alla corteccia cerebrale dei pudes la farei volentieri, soprattutto all'area associativa ( responsabile delle attività cognitive superiori).Chissà l'estensione...

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    3. ma infatti...siamo pieni di costituzionalisti o presunti tali, docenti di diritto internazionale che non vedono quello che hanno davanti.

      e chi lo dovrebbe capire se non loro?

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    4. Non ne dubito, Stefano. Era una battuta paradossale, per dire che spesso chi per specializzazione dovrebbe capire meglio in realtà non ne è capace. Sabato Alberto ha partecipato a Viterbo a una discussione sul suo libro invitato dai giuristi. È stato molto interessante sentire i giuristi che certamente proponevano prospettive interpretative per me originali su varii argomenti, ma più volte ho avuto la sensazione che sfuggise ad alcuni di loro che la veste giuridica dei trattati e dei differenti organismi è solo la formalizzazione dei reali rapporti di forza in Europa

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    5. Ho trovato anch'io molto interessante la discussione di Viterbo con giuristi di vari campi, anzi, come precisava Livia Undiemi, con la quale ho avuto il piacere di scambiare qualche opinione post-dibattito, la formula ideale per ulteriori divulgazioni sarebbe proprio la presenza di un giurista e di un economista per mostrare gli aspetti critici, anche dal punto di vista costituzionale, delle politiche economiche europee e degli organismi come il MES.
      In effetti anche io sono rimasto stupito, da legale, della diciamo ingenuità di alcune vedute; riguardo al MES, ad esempio, sentire il prof. Chiti ammettere che per la dottrina il fondo salva Stati era stato visto positivamente come l'esplicazione del principio di solidarietà (!) fra Stati membri e di mutualità (!!) di cui al Trattato UE, mi ha stupito non poco, visto che io, che non sono un cattedratico, dalla semplice lettura delle norme che regolano il meccanismo dei prestiti, con relativa sottoposizione dello Stato richiedente alle prescrizioni del Consiglio dei Governatori, che rinvia per l'applicazione delle direttive da seguire alla famigerata Troika (art. 12 MES), qualche domanda sulla reale portata della prescrizione me l'ero fatta...
      A difesa della categoria devo dire però che i giuristi, che anche prima dell'adozione della moneta unica si interessavano di normative europee, hanno visto anche i lati positivi della UE: ad esempio è indubbio che il primo corpo di norme a tutela del "contraente debole" del 1996 (c.d. clausole vessatorie), che ha permesso un riequilibrio sostanziale delle posizioni fra contraenti, anche nei confronti della Pubblica Amministrazione, sono il recepimento di una direttiva europea del 1993, o le norme che regolano i diritti di ripensamento e recesso del consumatore per i contratti conclusi fuori dai locali commerciali sono l'applicazione di una direttiva del 1985 ed hanno dato un taglio a tante vere e proprie truffe che si consumavano per strada.
      Insomma esiste un'Europa dei diritti e delle tutele che hanno indubbiamente migliorato e reso più trasparente il rapporto fra cittadini e nei confronti degli operatori commerciali professionali e della pubblica amministrazione; questa Europa ha forse abbacinato gli operatori del diritto ed ha fatto credere loro che tutto quello che era europeo era positivo, salvo occasionali storture o difetti (vedi norme sui controlli delle partecipate).
      Devo dire però che, di fronte all'analisi economica dei rapporti che si sono instaurati nella UE, ho visto con piacere la capacità dei giuristi, almeno di quelli presenti, di cambiare la prospettiva e la valutazione dei meccanismi reali di funzionamento dell'eurozona, soprattutto riguardo la UEM.
      Più flessibili (nel pensiero) degli economisti? (questa è una piccola provocazione, prof., non me ne voglia:-D, anzi approfitto per ringraziarla di averla potuta incontrare, nonostante la sua fretta).

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    6. Dici cose condivisibili, Luigi, cose che probabilmente sfuggono a chi, come me, non è del ramo; tuttavia vorrei chiedere: che fiducia si può avere in una organizzazione, in cui il parlamento, eletto, praticamente non conta (correggimi, se dico cose errate), mentre la commissione, scelta in maniera diciamo così opaca, decide? Tralascio poi di chiedere al cittadino normale di spiegare quali sono le funzioni dell'eurogruppo...diciamo che siamo di fronte a un 'mostro' istituzionale che probabilmente è così fatto pour cause. Posso dire che, avendo una moglie nata a Bruxelles, che frequento da oltre 30 anni, non avevo notato il ruolo e l'importanza nazionali di van rompuy? Ma può darsi che questa sia una osservazione non particolarmente cogente. Ascoltare Alberto Bagnai è stato un piacere, per intelligenza, competenza e affabilità

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    7. Hai perfettamente ragione, ed infatti l'intervento di Livia Undiemi era incentrato, come ricorderai, proprio sulla anomala composizione del Consiglio dei Governatori (organo esterno alla organizzazione UE e non eletto). In effetti tutti gli organi importanti decisionali in materia economica sono non eletti e come dici tu, opachi (oppure trasparenti, se si va a vedere le ragioni vere della loro composizione...), ma proprio perché si "limitano" agli interventi in materia di politiche economiche, sono per lo più fuori dal radar dei giuristi.
      Questa grave lacuna si può colmare solo con la consapevolezza delle ragioni macroeconomiche che guidano la UE, ed ancora di più la UEM: questa è la ragione di frequentazione di questo blog e la preziosità dell'opera del prof. Bagnai.

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    8. Ciò che dici, Luigi, è incontestabili, però in fondo io volevo dire una cosa più banale e dilettantesca: ma i giuristi non si sono accorti negli anni novanta che cosa stavano mettendo in piedi a Bruxelles, non si sono accorti che c'era una potenza egemone che stava organizzando le cose a proprio favore? Non è solo un problema italiano, jacques sapir, nel suo libro 'Bisogna uscire dall'euro?', dedica pagine di amaro sarcasmo a come mitterand e i suoi si sono lasciati raggirare dai tedeschi nella trattativa sull'euro: la resistenza ad abbandonare il caro vecchio marco da parte della germania è una balla messa in giro artatamente dai tedeschi stessi. Le grandi teste d'uovo uscite dalle grandi scuole francesi, che noi tutti ammiriamo, nemmeno si sono accorti degli obiettivi contrastanti di francia e germania, e nemmeno hanno analizzato a fondo i problemi di lungo periodo che la decrescita demografica poneva alla germania. Se ho capito bene e se traggo correttamente le conseguenze dovute. Quello tedesco è stato un "progetto" cosciente della classe dirigente tedesca nel suo complesso (alla prima aggressione ci hanno pensato i socialdemocratici nel 2000/2003). L'organizzazione giuridica della UE rispecchia questo progetto. Io non ricordo, a livello di opinione pubblica, grandi dibattiti in materia che aprissero gli occhi alla popolazione. Credo anche che la Francia si sia accontentata di una pretesa e impossibile diarchia (come dice Alberto: 'può esistere un asse tra un debitore e un creditore?), ma in realtà abbiamo di frinte a noi qualcosa che ricorda molto la francia di vichy.

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  20. Scusate il fuori tema, ma qui mi sento a casa!
    Sono decisamente sfiduciato, e mi riferisco all'esito della situazione attuale italiana, che temo sarà un percorso lungo fino alla morte "cerebrale" perchè avremo scacciato via tutti coloro che in qualche modo vogliono (o volevano) darsi da fare creando ricchezza vera per la collettività sotto ogni punto di vista.

    La scorsa settimana, trattativa con associazioni sindacali. Tema: licenziamenti dell'azienda che rappresentavo (settore metalmeccanico, distrutto da domanda scarsissima, competitività superata di gran lunga all'estero, incassi difficili, e sopraffatta da ogni sorta di onere burocratico, di sicurezza e di fisco incluse le responsabilità solidali per gli appalti per accertarsi che il cadavere non possa nemmeno muoversi, e che l'imprenditore proprietario che ha sputato ore, sangue e soldi fino a quando ne aveva, venga additato, e giudicato!, come criminale).
    Bene quando in riunione faccio notare che i problemi primari sono la mancanza di domanda e di soldi, la risposta (sicura e "ragionata") dei responsabili sindacali è stata breve: "la colpa è vostra (intendendo degli imprenditori, che io ero lì solo a rappresentare, ma con orgoglio) perchè avete sempre evaso, e avete sempre votato quello là (voi lettori capirete sicuramente chi) e ora noi tutti dovremo pagarne le conseguenze". Bene il colpevole è chiaro e tutti gli altri sono assolti, e anzi gravati dal peso di trovare la soluzione...

    Non se ne esce. E ieri scopro che anche all'estero, precisamente in Canada, è tutto chiaro allo stesso modo, dal principale giornale canadese
    The Globe and Mail
    sia l'articolo che i commenti sono dello stesso assurdo tenore.

    Condivido tutto quello che qui avete portato, e ringrazio ancora una volta Bagnai per avermi così ben informato e educato. Ma sono veramente convinto che siamo vicini al Game Over, probabilmente pure non pacifico, e senza possibilità di ragionate e programmate via d'uscita.

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    1. Qualche giorno fa abbiamo avuto la soddisfazione di sentire in tv, a omnibus, un giornalista del corrierone dire cose, che avevamo detto venti ann fa in pochi temerarii, prendendo insulti dai veri progressivi, per di più "morali": mani pulite è stata la quinta scenica adeguata che ha dato inizio a un lavoro sporco che stanno portando a conclusione in questi anni: fare a pezzi l'italia, svenderla, rendere il paese un grande serbatoio di manodopera a basso prezzo e una gradevole meta turistica per gli altri.

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    2. Bellissimo, abbiamo due gruppi di giocatori, il primo con attrezzi nuovi di zecca e gli altri con attrezzi obsoleti
      Ogni gruppo di giocatori gioca ognuno con le proprie regole
      Un bel giorno a qualcuno viene in mente di fondere i due gruppi
      Succede che i giocatori del secondo gruppo perdono sempre in quanto non è siano meno bravi del primo gruppo, ma semplicemente giocano con attrezzi obsoleti
      Si alza il solito moralista e afferma 'la colpa è vostra se non riuscite a vincere'

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    3. Probabilmente sarò monotono, ma se a uno gli si va a dire che deve essere licenziato non si può pretendere che salti e balli.

      Forse essendo dipendente (lasciamo perdere con che tipologia di contratto), come in ogni scambio, voglio prendere di più e dare il meno possibile.

      Però, non so perché, ho sempre l'impressione di non avere il coltello dalla parte del manico.

      Ma probabilmente mi sbaglio.

      Distinti saluti.

      Herr Lampe

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  21. I dati sulla disoccupazione che lei ha postato sono un punto fermo, però, a mio parere, sono più convincenti le vicende contrattuali che, sono sicuro, parecchi sul forum hanno vissuto sulla propria pelle.
    Ho inziato a lavorare appena uscito dall'universtità nel 2000, cioè quando la spezzata era in fase nettamente discendente, ricordo molto bene le tipologie di contratto che proponevano: contratto di formazione, co.co.pro., co.co.co. partita iva ecc.
    Dopo un po' era chiaro a tutti che questi contratti erano fatti apposta per aggredire il reddito, infatti da un anno all'altro sono passato da formazione a partita iva a co.co.co, si badi bene sempre con decremento salariale e quasi nessuna copertura sanitaria/pensionistica.

    Quindi che simil-zucconi blaterino pure, chi ha vissuto sulla pelle queste situazioni SA bene come stanno le cose.

    Un saluto.

    p.s. ma che diavolo intendete quando scrivete ciociari con le virgolette?

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  22. @Stefano Reale

    Da quasi collega, suggerisco di attrezzarci per procurare sindromi da locked-in

    Buona vita

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    1. Nutro seri dubbi sul fatto che non parlando intendano. Quà il danno è a livello cognitivo.

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  23. Comunque faccio notare che la disoccupazione italiana potrebbe essere efficacemente combattuta con una riforma alla tedesca tipo Hartz IV. Il tasso di disoccupazione è sensibilmente inferiore a quello italiano, nonostante la crisi che non risparmia nemmeno la Germania. Per non parlare del tasso di occupazione tedesco, che le statistiche dicono essere una quindicina di p.......
    Un attimo.... mi è caduto l'occhio su un articolo del Sole 24 ore che parla di DISUGUAGLIANZE, FLESSIBILITA' SENZA VIA DI USCITA, OMBRE.
    Il tutto riferito al modello TEDESSCO.
    Non solo. Ma leggo addirittura della produttività TEDESSCA cresciuta negli ultimi dieci anni meno rispetto al decennio precedente. E' quello che si legge in un recente studio dell'European Council on Foreign Affairs (quindi il populismo ci azzecca poco).
    E ora chi lo dice a quelli che ci volevano germanizzati?

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  24. sempre a proposito dell'indiano metropolitano Zucconi: forse non tutti sanno che dal 2002 ha la doppia cittadinanza, italiana e americana... Padre di due figli e sei nipoti che vivono tutti negli Stati Uniti... mei cojoni! Chissà dove terrà i risparmiucci di una vita... nel vituperato ed inflazionato tallero o nel virtuoso Euro baluardo dei risparmi dei poveri cristi...
    Tutti così i nostri beniamini della sinistra rad-chic... sempre e perennemente in lotta per il bene dell'umanità!
    Qualcuno direbbe "siam tutti fro*i cor cu*o degli altri"

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  25. Mi sembra pero' che il tasso di disoccupazione tra il '92 e il '98/'99 sia rimasto grossomodo costante (10-11 ℅), nonostante la svalutazione della lira nel '92. Mi sarei aspettato qualche effetto più' evidente. C'è' qualche spiegazione per questo ?
    Grazie

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    1. Veramente nel 1993 la disoccupazione diminuisce di 1.17 punti. Poi recupera, in effetti. Ne riparleremo.

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    2. Dall'analisi comparata di cosa avvenne a chi usci dallo Sme e chi invece rimase, è interessante il fatto che il gruppo di Paesi che uscirono ebbero tutti una crescita della domanda interna molto inferiore rispetto a quella di chi invece rimase. Le manovre fatte per il rispetto dei parametri imposti con il trattato di Maastricht furono di tale portata da incidere negativamente sulla domanda interna, vanificando lo stimolo prodotto da quella estera a seguito della svalutazione.

      "The role of the Maastricht-imposed fiscal convergence needs special emphasis. The coincidence of the 1992 ERM breakdown and the almost simultaneous Maastricht fiscal criteria must ultimately qualify our ability to generalize from the post-1992 experience of the leaver countries. Several of these, particularly Italy, were forced to impose a draconian fiscal tight-ening at the same time that their exchange rate devaluation provided an
      external stimulus. In this sense our conclusion that there was virtually no stimulus to real GDP is not a clean reading on the effects of devaluation, but rather on the combined effects of devaluation and fiscal tightening".

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  26. Sul sito della Banca d'Italia ci sono dei dati relativi al periodo 1937-1965:

    Anni Disoccupazione (% della forza lavoro)
    1937 4,6
    1938 4,3
    1939 3,8
    .... ....
    1947 8,3
    1948 8,9
    1949 8,6
    1950 8,3
    1951 8,8
    1952 9,5
    1953 10,0
    1954 10,0

    1954 8,8
    1955 7,6
    1956 9,4
    1957 8,2
    1958 6,6
    1959 5,6
    1960 4,2
    1961 3,5
    1962 3,0
    1963 2,5
    1964 2,7
    1965 3,6

    "La doppia rilevazione del 1954 deriva dal fatto che, per l'Italia, fino a quell'anno sono riportati i disoccupati iscritti nelle liste mentre dal 1954 sono indicati i disoccupati rilevati attraverso indagini campionarie."

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    1. Dal che si evince che il nuovo criterio fornisce un dato inferiore di 1.2 punti. Comunque, col nuovo criterio pare di poter dire che dal dopoguerra la disoccupazione non è mai stata a due cifre in Italia fino al 1985.

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  27. A proposito di chi è appassionato di riscrizioni e fantasiose reinterpretazioni storiche dedicherei questo video in cui a piacere possiamo sostituire alle parole "Savoia" e "Piemontesi" "BCE" e "FMI" e tristemente emergerà che 150 anni di storia non hanno dimostrato bene chi lo prende dove quando i capitali si muovono.

    http://www.youtube.com/watch?v=h6Cf8jOi1Gk

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  28. Ricordiamo doverosamente a chi ancora non lo sapesse che ieri abbiamo venduto ai francesi anche i preziosi golfettini loro piana. Tanto per continuare a smantellare pezzo dopo pezzo il nostro sistema produttivo secondo i piani europei.

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  29. Pare che la Troika stia perdendo un pezzo ... anche se quest'informazione viene relegata in uno scampolo del web, forse vale la pena rifletterci un attimo. Che la schizofrenia del FMI, il quale condanna l'Austerita' tramite Blanchard e poi comunque la propaganda tramite la Lagarde, sia arrivata a termine? Ideas? Anybody?

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  30. Professore, mi permetto di segnalare un risultato interessante, se a qualcuno fosse sfuggito: in maggio la bilancia commerciale tedesca con i paesi Euro è in disavanzo e nei primi 5 mesi dell'anno in pareggio.

    https://www.destatis.de/DE/PresseService/Presse/Pressemitteilungen/2013/07/PD13_224_51.html

    le esportazioni dei tedeschi verso l'Eurozona scendono molto piu' rapidamente di quanto non facciano le loro importazioni.

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  31. Oggi il Völkischer Beobachter notifica che il FMI si e'
    ravveduto correggendo le solite previsioni ottimistiche anche se le precedenti "previsioni" (come definirle piu' correttamente?) gia' tanto ottimistiche non erano.
    Da notare come viene subito sventolata la carota della crescita di un fantasmagorico +0,7% nel 2014 ... se tanto mi da tanto, il continuismo sotto il giogo del Fogno Evropeo ci regalera' pure un 2014 in contrazione, con l'usuale corredo di fallimenti, suicidi, disoccupati, etc etc etc
    Materiale per un'altro Q.E.D.?

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    1. Infatti è dal 2008 che dicono che l'anno successivo sarà di crescita..
      ..qua l'anno dopo le uniche cose che crescono sono i debiti, la disperazione, la disoccupazione e la quantità di balle che si inventano i giornalisti.

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  32. Buonasera professsore,
    non so cosa aggiungere a mesi di post, a migliaia e migliaia di commenti, a un libro di 400 pagine, a filmati, articoli, ecc... ma ci sono, leggo sempre. GRAZIE!

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  33. Intanto Standard & Poors continua a martellare... Quando capiranno che questi qui non fanno prigionieri?

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  34. Professor Bagnai, dal New York Times un articolo interessante dove si confessa che Cipro rappresenta la prima euro rottura che si è tanto cercato di evitare. La si definisce come una "silent, hidden exit". Ecco il link all'articolo: http://www.nytimes.com/2013/07/10/world/europe/currency-controls-in-cyprus-increase-worry-about-euro-system.html?hp&_r=0

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  35. Forse e dico forse ho convinto un piddino da paura a comprare il tramonto dell" euro, vedi mai che invece sempre di vedere la paiuzza sente la trave che gli tocca le terga???
    Una cosa però l" ha detta giusta, che un dirigente pubblico prendendo in esame uno stipendio del 1994 a oggi ....oggi guadagna quattro volte tanto e che un suo subalterno guadagna solo un misero 40-45% in più, ma noi lo sappiamo il perche e forse immaginiamo anche il perche il dirigente prenda cosi tanto......ma è stata dura.
    Alla fine ha dovuto ammettere che il divorzio qualche problemino lo crea e che mendicare sul mercato il nostro debito non è proprio come quando lo pagavamo zero spese.
    Ma la storia che la nostra moneta non è la nostra moneta proprio non la capiva cosi ho dovuto sostituire euro con dollaro e chiedere se passare il debito denominato in lire in dollari era cosa saggia per un paese che non conia dollari ma per pagare sia il debito che gli interessi i dollari li deve comprare.....forse qualcosa ha capito....dico forse.
    Ultima discussione sul perche mai gli altri cercano inflazione e per noi europei è come il colera, tanto da creare una banca preposta al controllo dei prezzi......tipo un supermercato nelle mie vicinanze:prezzi bassi sempre.Alla domanda del come mai negli usa pur inondando di liquidità il mercato a botte di 85 miliardi al mese l" inflazione non esploda mi ha risposto che è colpa della russia che ha più del 40% di circolante in dollari del mondo........mi sono cadute le braccia e non solo quelle ma alla fine tra desistere e divertirmi......perche ci si diverte anche, è fantasia , illusione insomma è sempre uno spettacolo sentire le arranpicate sugli specchi di quelli che parrebbero aver capito per poi subito dopo ricadere in tentazione........
    Non tutto il male vien per nuocere, molte volte sembra di far dire portobello al papagallo.......alcune volte parla e dice qualcosa di sensato altre volte blatera suoni senza senso altre volte ti guarda come se ti volesse dire: non ci ho capito un cazzo.

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  36. Penso possa essere utile, ai fini dell'analisi e della discussione, presentare nello stesso grafico sia la serie storica dei dati sulla disoccupazione che quelli dello scarto fra reddito pro capite Italiano ed EU15.

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  37. Questo l'inizio dell'articolo di francesco verderami sul corriere 11 luglio:

    ROMA - L'Italia è al buio. C'è il buio oltre la sentenza giudiziaria che verrà emessa a fine mese dalla Cassazione su Berlusconi, e c'è il buio oltre il verdetto economico che è stato pronunciato l'altro ieri da Standard & Poor's sul rating nazionale. E per quanto distinti e distanti, questi due giudizi richiamano alla memoria l'inizio degli anni Novanta, la fine della Prima Repubblica, la crisi che investì il Paese e la perdita di asset strategici finiti all'estero. Perciò non sono sfuggiti alle massime cariche dello Stato alcuni particolari delle due vicende: il fax inviato due giorni fa alla Cassazione dalla Procura di Milano sui tempi di prescrizione del processo Mediaset, così come la decisione di S&P di declassare l'Italia nel bel mezzo della settimana e non il venerdì sera, a mercati chiusi, come solitamente avviene. Uno «schiaffo» che non poteva passare, e non è passato, inosservato.

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  38. Salve,
    avrei una domanda ingenua da porre: lo stato di disoccupazione viene definito con i medesimi criteri o essi sono cambiati dall'inizio della serie storica dei dati ? Perché se così non fosse...

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    1. L'ISTAT revisionò i criteri di definizione di "persona in cerca di occupazione" per uniformarli a livello europeo svariate volte. La storia è qui, ma non ha creato particolari traumi (come vedrai osservando le serie), e comunque in parte le serie sono state armonizzate.

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