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giovedì 23 agosto 2012

Una cortese richiesta

Ve lo dico ispirandomi a Ned Flanders, l'icona del buonismo politicamente corretto. Pensate: sto cercando un adesivo con la sua faccina per bene, e con sotto scritto: "Non correre, pensa a me", da appiccicare sul mio netbook.

Quindi, senza correre, e pensando a lui, vorrei provare a estirpare un'altra malapianta.

Sentite: io sono su Internet da prima di Internet (vi ricordate le Bbs?), e il mio indirizzo email pure. Quindi se avete da scrivermi qualcosa, scrivete pure.

Filfrì (feel free).

Però non inserite nel blog commenti con la richiesta di non pubblicarli, semplicemente perché potrebbe sfuggirmi questa richiesta (e quindi potrei pubblicarli e farvi fare una gaffe senza volerlo), e anche perché per principio se il commento ha un carattere personale preferisco poter interagire con chi lo fa. Se invece è per tutti lo pubblico (ma solo se faccio in tempo).

Sono troppo esigente? Lo so. Anzi: sono uno sputasentenze spocchioso (Debora dixit).

E lo rivendico con orgoglio: all'uteme s'arecònde le pecure.




Apppppppppppppproposito! Mi stavo dimenticando una cosa importante. L'articolo della discordia, quello sullo sbilifesto, partiva dalla constatazione di Rossanda secondo cui Romano Prodi avrebbe rivendicato il fatto che il percorso di integrazione europea era iniziato deliberatamente dalla parte sbagliata (la moneta unica) perché se si fosse cominciato da quella giusta (la sapete) non si sarebbe combinato nulla, stanti le difficoltà di coordinamento.

Ricordo anch'io di aver sentito svolgere queste considerazioni a un uomo politico italiano, forse proprio l'on. Prodi, ma non sono riuscito a risalire alla fonte. Voi che siete tanto più attenti di me, potreste trovarmi il riferimento? E magari anche qualche altra dichiarazione nella quale i nostri governanti di fatto dichiarano di aderire alla shock economy della Klein (cioè dicono: lo sapevamo che ci sarebbe stata una crisi ma questo avrebbe spinto la gente a fare la cosa giusta, cioè quella che vogliamo noi). Mi interessano molto. Che il modus operandi sia quello è chiaro, ce lo siamo detti più e più volte, ma a me pare che nel caso della costruzione dell'Eurozona ci sia una inflazione di confessioni. Cioè: lo fanno, e ce lo dicono pure!

Qualcosa, voi capite, che merita di essere registrato a futura memoria.

Buona caccia!



66 commenti:

  1. Sputasentenze spocchioso... come allitterano bene i tuoi amichetti, Debbie...

    Ma io ho... le corna, interviene sulfurea rockapasso! No, volevo dire: ho le spalle metaforicamente larghe. A me piace ricordarmi così: capace di infrangere in due righe il muro della spocchia.

    Molti nemici, molto onore!

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    1. Perché "ricordarmi"? Non le basta essere (così)? Sembrano parole a futura memoria

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  2. Dunque secondo le mie letture :

    La Germania purtroppo nell'ultimo decennio ha esportato non solo beni e servizi ma, incentivata dall'assenza di rischio di cambio, anche capitali ( il tedesco, si sa, è una laboriosa formichina ).

    Questi capitali sono andati in:

    a) America. Qui le banche crucche ( Deutchbank e le Landesbanken = banche regionali) hanno acquistato, in quantità massiccie, I famigerati titoli di debito legati ai mutui subprime, mutui, cioè, ad elevato rischio di insolvenza e il cui rendimento (il flusso cedolare) era rappresentato dagli alti interessi pagati, periodicamente, dai mutuatari. In pratica gli istituti finanziari tedeschi hanno finito (bell'affare!) per prestare soldi, indirettamente, a gente cui neanche il macellaio o la lavanderia sotto casa avrebbero fatto credito
    ( = battuta nata dalla mordace penna di Matt Taibbi, firma di punta dell'edizione americana di Rolling Stones, nonchè noto fustigatore di 'Wall Street ).

    b) in Irlanda, attraverso l'interbancario ( = prestiti, “all'ingrosso”, alle aziende di credito) o l'apertura (via online), da parte dei privati, di remunerativi conti di deposito. Le banche irlandesi, inondate di liquidità più o meno cheap (tʃiːp, a basso costo), hanno finito per prestare I capitali a baroni palazzinari ( si parla a tale proposito di crony capitalismo /krəʊniˈkæpɪtəl.ɪ.zəm/ dove crony significa amicone ) e speculatori improvvisati, gente comune che pensava di costruire o acquistare una casa ad un prezzo per poi rivenderla, dopo poco tempo, ad uno superiore. Gli irlandesi erano convinti che ci sarebbe stato un massiccio ritorno degli emigrati (una diaspora “inversa”), anche perchè, negli ultimi anni, non solo la disoccupazione era scesa ai minimi storici, ma il più che mai vibrante mercato del lavoro consentiva un diffuso job-hopping ( to hop = saltare; con il termine job-hopping qui non si intende il passaggio da un lavoro precario ad un altro, il job-hopping all'italiana insomma, ma un licenziamento volontario seguito da un nuovo, migliore impiego ). L'isola di smeraldo si è trovata così sommersa da una colata di cemento: grandi ed anonimi palazzi nella capitale e tipici cottage irlandesi nella piovosa e verde campagna (anche a ridosso delle torbiere, ovvero in zone paludose e sotto la cappa di un cielo perennemente plumbeo = zone difficilmente definibili un paradiso delle vacanze ).

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  3. Dopo l'implosione della banca d'affari Lehman Brothers e il crollo del mercato subprime ( e, a dirla tutta, anche di quello prime = dei mutui “buoni”, quelli, cioè, che avrebbero dovuto non dare problemi), le incaute banche tedesche si sono ritrovate “in pancia” titoli altamenti illiquidi
    ( quella creatura universalmente nota per la sensibilità d'animo e la forbitezza di modi e di linguaggio che è il trader di Wall Street qui avrebbe usato un'altra parola), titoli cioè difficili da vendere e di valore non quantificabile per la quasi assenza di compratori.

    Onde evitare la bancarotta da insolvenza ( = da un eccesso di passività sulle attività ), le banche tedesche non hanno rinnovato I prestiti in scadenza e hanno cercato di rientrare da quelli ancora in essere.

    Quanto agli altri capitali privati, essi se ne sono tornati a casa, dopo la vacanza in Irlanda e in Spagna, con la stessa velocità del click di un mouse con cui vi erano arrivati ( gli investitori stranieri tendono a lasciarsi prendere dal panico e a disimpegnarsi più facilmente di quelli domestici).

    A questo punto, le banche irlandesi e spagnole si sono trovate private delle linee di credito tedesche e nell'impossibilità di bussare alla porta delle Banche Centrali, per ottenere, se non euro, almeno pesetas e punts ('pʌnt = sterlina irlandese ) = nell'incapacità di svolgere le loro operazioni giornaliere. Per non parlare dei crediti incagliati, in sofferenza o tout-court inesigibili legati alle case invendute.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Temendo forse di causare un secondo momento (shock) Lehman e per la solita amicizia con I banchieri, I politici irlandesi hanno preso l'infausta (=fantozziana, contabilmente parlando) decisione di salvare le banche, cioè di garantire non solo I correntisti e I depositanti ( come è giusto che sia; non a caso in ogni paese esiste un fondo interbancario di garanzia dei depositi ), ma anche gli obbligazionisti e gli azionisti, che nel cercare un impiego fruttifero del loro capitale, dovevano essere consapevoli dell'esistenza del rischio controparte ( detto anche rischio emittente) = rischio di bancarotta del debitore.

    Come è noto non ha funzionato: le banche, con il loro elevato tasso di indebitamento (leverage, 'le:v(ə)rɪdʒ), si sono rivelate un peso troppo grande per il piccolo stato irlandese. I flussi di reddito in uscita legati alla remunerazione degli investimenti sono stati un'altra, fisiologica, causa di deterioramento fiscale ( di bilancio per I precisini) .

    Il governo ha dovuto richiedere l'assistenza finanziaria della Troika e per le strade di Dublino ( e anche di Reykjavik) oggi si aggirano, squarciando il velo di pioggia leggera e persistente che avvolge la città ( to wax lirical dicono gli inglesi ), uomini in doppiopetto e con la valigetta, un tempo presenza familiare nelle strade polverose e assolate di Maputo (Mozambico) , Nairobi e qualche altra capitale africana
    ( speriamo di non vederli a Roma; Mr Lipton, l'uomo del Fondo Monetario “invitato”, l'anno scorso, in autunno, da Berlusconi, dovrebbe essere ripartito).

    I vari “Olaf e le varie Björk (= come la cantante) dell'Islanda si sono invece opposti al salvataggio delle banche e dopo l'ubriacatura del carry trade sullo yen ( = speculazione sui tassi di interesse ), e altri giochetti finanziari, sono tornati alla ben più difficile attività delle origini: pescare il merluzzo dei nostri bastoncini nei freddi ed “arrabbiati” mari del Nord; o si sono rassegnati a lavorare nello stabilimento di produzione dell'alluminio liquido dell'americana ALCOA.

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  6. In Spagna e Grecia si sa cosa è successo e come sta andando a finire.

    Ed è così che il settore privato tedesco ha alimentato un pò di bolle immobiliari su entrambe le sponde dell'Atlantico e ha avvelenato il settore finanziario globale con debiti insostenibili e crediti di dubbia qualità.

    Naturalmente non sono stati degli agnellini neppure gli altri attori economici (politici, banche e comuni cittadini stranieri).


    PS 1: Stando ai resoconti del Guardian, l'avventura spagnola si è trasformata in un incubo per I britannici e per gli stessi iberici. Prezzi iniziali d'acquisto gonfiati, caduta del mercato immobiliare, una burocrazia “insidisiosa”, nostalgia ( homesickness ˈhəʊm.sɪk.nəs) della famiglia e della perfida Albione (= della terra natia) e svalutazione della sterlina sono alcuni dei motivi per cui l'expat (espatriato) britannico “più fortunato” ha deciso ad un certo punto di smettere di pagare il mutuo ( erogato da qualche Cajas), lasciare le chiavi, tornare in patria e “darsi alla macchia”. L'expat meno fortunato ha visto invece la sua bella villettina corredata da nani da giardino, e con essa, talvolta, I risparmi di una vita, demolita dalle ruspe al comando di qualche zelante funzionario locale, questo perchè priva di tutti I certificati e permessi edilizi.

    I negozi specializzati in Brontolo&Bros (brothers, 'brʌðəz). hanno ovviamente chiuso bottega dopo anni di lauti guadagni; lo stesso dicasi per I numerosi sedicenti idraulici ( lo spagnolo, si sa, è intraprendente e, hard science
    \ hɑːd'saıəns, scienze ardue = fisica, chimica ecc..\ a parte, crede di capire e saper fare un pò tutto; gli expats invece rivorrebbero I soldi indietro).

    Per contro il malandato vecchietto inglese è costato un occhio della testa al sistema sanitario nazionale spagnolo.

    PS2: In Irlanda molti crediti al consumo sono stati concessi agli immigrati attratti dal boom delle costruzioni.
    Fuori dall'aeroporto di Dublino gli addetti al parcheggio ad un certo punto si sono accorti, dalla targa e dalla polvere accumulatasi, che alcune macchine erano state abbandonate. Naturalmente si trattava delle vetture acquistate, con un finanziamento ancora da redimere, dai muratori polacchi tornati nel loro paese.

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  7. Per chi interessato, i contributi di Michael Lewis al magazine newyorkese si intitolano:

    • Beware of Greeks bearing bonds
    • Wall Street on the tundra
    • When Irish eyes are crying
    • It’s the Economy, Dummkopf!

    In Islanda l'autore è diventato “persona non grata” ( gli abitanti dell'isola degli elfi, in particolare quelli sposati, non hanno gradito il fatto di essere stati descritti come consanguinei).

    Warning (ˈwɔːnɪŋ, avvertimento): Gli articoli non rifuggono da aneddoti e stereotipi comuni, ma sono lo stesso piacevoli e scritti in una prosa ironica ed ebullient (ɪ'bʌljənt, -'bʊl- , FRIZZANTE).

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  8. Su Prodi non ho ancora trovato nulla, ma pare che Attali abbia rilanciato in questa intervista

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  9. Ned Flanders Prof, Nell Flanders è una bella musicista

    Ah non lo pubblichi questo mi raccomando;

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  10. Salve.Seguo in silenzio da mesi,spero di poter contribuire.Forse stai cercando qualcosa come
    www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuro-ci-ha-protetto-ora-facciamo-leuropa_4318.html
    Grazie per il post su Viale.Un anno fa ero ancora così tonto da linkarlo sul FQ (e prendermi la meritata bacchettata da Quarantotto).C'è medicina.Buon lavoro.

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  11. L'allitterazione è mia, suonava meglio dell'originale. Sapevo che avresti apprezzato! :D

    Quello che chiedi lo trovi qui: un'intervista di Mario Monti del Febbraio 2011 in cui sembra di leggere Naomi Klein. Purtroppo il montaggio è tera tera e quasi in-linkabile...

    http://www.youtube.com/watch?v=HORaWaxi6io

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  12. Salve prof, non so se può esserle d'aiuto, ma in rete gira molto questo stralcio preso da una conferenza tenuta da Mario Monti nel 2011 alla LUISS Guido Carli dal titolo “Finanza: comportamenti, regole, istituzioni”. http://www.youtube.com/watch?v=KO2OCcNFAOI

    « Nei momenti di crisi più acuta: progressi più sensibili. Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. […] Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce rimane un sedimento, perché si sono messi in opera istituzioni, leggi eccetera per cui non è pienamente reversibile. »

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  13. A parte il famoso filmato dove Monti dice che le crisi sono necessarie all'Europa con il tono di chi lo sapeva in partenza, ma l'intervista risale al 2011
    http://www.youtube.com/watch?v=wifCgI4gagM

    Mi è venuto in mente che in "Ritorno al terrorismo"
    FrancescoA 16 maggio h 10:45 ha scritto:

    La citazione di Prodi:
    “I am sure the Euro will oblige us to introduce a new set of economic policy instruments. It is politically impossible to propose that now. But some day there will be a crisis and new instruments will be created.” Romano Prodi, EU Commission President, December 2001.
    dimostra quanto fosse in malafede...


    E lei ha risposto:

    "Sono tratte da un'intervista apparsa sul Financial Times del 4 dicembre 2001. Ti ringrazio di avermele ricordate. Sono la conferma che il paternalismo di Aristide era in effetti l'interpretazione corretta di quanto sta accadendo. Non si può giocare con i popoli con una simile incoscienza."

    http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/il-ritorno-del-terrorismo.html

    Magari se lo ricordava già da solo, proverò a fare qualche ricerca questa sera perché ho già ripreso a lavorare e sono qui solo per una pausa di aggiornamento veloce.

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  14. A me pare interessante questa di Vincenzo Visco: "Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso" (FQ, 13/5/12)

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/alla-germania-nelleuro-servivamo-proprio-perche-deboli-parola-visco/228400/

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  15. Beh..su Youtube c'è una confessione, dell'attuale Presidente del Consiglio, abbastanza emblematica nonchè sfacciata e scioccante sul "metodo" di cui si servono i seguaci del "più Europa"
    Guardare per credere: http://www.youtube.com/watch?v=wifCgI4gagM

    Sull'ex Presidente Prodi, invece, ho trovato due interessanti video con ammissione sui reali fruitori dei vantaggi dell'euro e le sue soluzioni per uscire dalla crisi dei debiti sovrani (leggi attacchi speculativi dei mercati finanziari):
    http://www.youtube.com/watch?v=KC9vpP26mJk&feature=fvwrel
    http://www.youtube.com/watch?v=VdUWGzG6Oh0

    p.s.: Data l'occasione, ne approfitto per ringraziarla per la sua opera di divulgazione e di "risveglio" dei cervelli prima ancora delle coscienze.
    Da quando ho iniziato a leggere il suo blog, ho il grandissimo rimpianto di non averla avuto come Professore di Politica Economica nel corso di laurea Specialistica alla D'Annunzio. Sicuramente tante domande me le sarei poste prima...

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  16. "E magari anche qualche altra dichiarazione nella quale i nostri governanti di fatto dichiarano di aderire alla shock economy della Klein"

    La più famosa è l'"Intervista Shock" di Mario Monti.
    http://www.youtube.com/watch?v=wifCgI4gagM

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  17. La prima cosa che mi è viene in mente, riguarda Monti. Lo spirito della shock economy mi pare ben rappresentato.
    http://www.youtube.com/watch?v=pnZT3s0f2Gs

    Questa recente intervista di Visco sul FQ forse non le è sfuggita:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/alla-germania-nelleuro-servivamo-proprio-perche-deboli-parola-visco/228400/

    A "Prima pagina" su Radio3, 21/07/2012, Andrea Cangini racconta che alla vigilia del trattato di Maastricht Cossiga chiese all'allora governatore Bankitalia Carli e al ministro degli esteri De Michelis se l'Italia era pronta per firmarlo e onorarlo. La risposta unanime dei due fu che sarebbe stato un mezzo disastro, ma che non avevamo alternative perché, in buona sostanza, l'Italia aveva bisogno di un vincolo esterno per mettere a posto i suoi conti. Il giornalista non cita però le fonti. (minuto 30'):
    http://www.radio.rai.it/podcast/A42485010.mp3

    Spero che i links siano pertinenti alla sua ricerca.



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  18. C'è questo video in cui Monti lo dice chiaramente:
    http://www.youtube.com/watch?v=VBvbKv-2ENY
    Poi qui Prodi dice che la Germania prima dell'euro non ha potuto fare surplus perché noi svalutavamo ed adesso invece è diventata la più potente ed ha un sacco di surplus:
    http://www.youtube.com/watch?v=KC9vpP26mJk

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  19. Qui http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=yUiEX1_gRHQ#t=815s
    Prodi comincia un lungo discorso sul fatto che i Paesi europei vengono aggrediti da una finanza libera costringendoli a cedere democrazia e abbattere pensioni, aumentare l'IVA e l'unico modo per venirne fuori è unirsi agli altri europei. Non è esattamente esplicito il concetto di shock economy, ma più o meno ci stiamo nell'intorno.

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  20. Prodi:
    "I am sure the euro will oblige us to introduce a new set of economic policy instruments. It is politically impossible to propose that now. But some day there will be a crisis and new instruments will be created."

    Citato anche qui, la copia del Financial Times del 4 dicembre 2001 mi sa che bisognerà recuperarla in una biblioteca.


    Prodi:
    "Con questa decisione essi rinunciavano a uno dei due fondamenti della sovranità, cioè la moneta, [...] l’euro non solo si salverà ma celebrerà molte altre decine di compleanni perchè esso costituisce la forza della Germania e la sicurezza di tutti gli altri Paesi europei. La sua caduta non conviene a nessuno: le conseguenze di una sua dissoluzione sarebbero per tutti catastrofiche. Mentre la Germania perderebbe ogni vantaggio commerciale con una valuta in salita verso le stelle, l’Italia si ritroverebbe di nuovo nel gorgo dell’inflazione e nell’oppressione di insostenibili tassi di interesse."

    P.S. Ma ha litigato con Debora?

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    1. Chapeau, Giorgio!
      Mi ci sono scervellata mezzo pomeriggio, e non ho pensato di cercare sui giornali stranieri!

      (Non abbiamo litigato: sto solo testando i limiti del Cavaliere Nero... e per il momento perdo la scommessa! heheee)

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    2. Alla fine ho trovato l'intervista a Prodi... è stata archiviata con la data del 5 dicembre 2001 e stranamente il motore di ricerca non la trovava, eccola.

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  21. Ci sono diverse interviste rilasciate da Prodi come presidente della CE a giornali anglosassoni, ma non ho trovato le fonti originali neanche con i loro motori di ricerca. Esistono però citazioni da quegli articoli dove Prodi spiega in che modo le crisi sarebbero servite a creare nuovi "strumenti di politica economica" e portato a maggiori cessioni di sovranità alle istituzioni europee:

    Euro Monetary Union – Quotations on Europe

    http://www.liebreich.com/LDC/HTML/Europe/08-Euro.html

    "I am sure the euro will oblige us to introduce a new set of economic policy instruments. It is politically impossible to propose that now. But some day there will be a crisis and new instruments will be created."

    Romano Prodi, EU Commission President. Financial Times, 4 December 2001.


    Chi avrebbe pagato sulla propria pelle questa crisi tanto auspicata immagino lo sapesse molto bene.



    Se le possono servire in questo articolo di Presseurop ci sono altre citazioni più recenti dei nostri illuminatissimi truffatori.

    Quello che dev'essere detto.

    http://www.presseurop.eu/it/content/article/2417021-quello-che-dev-essere-detto (+ commenti)

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  22. ecco prof. un video che ho trovato su youtube sull'argomento shock della Klein ma aggiunge anche altro, spero sia utile :
    http://www.youtube.com/watch?v=wifCgI4gagM

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  23. Riguardo all'intervento di Monti alla LUISS credo però che sia più corretto sentirlo integralmente e non il breve estratto che molti di voi hanno citato. Non che cambi molto, ma si inquadra meglio il discorso generale.
    http://www.youtube.com/watch?v=STEvyznA2Ew

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  24. il messaggero 31 dicembre 2011
    sul sito del giornale non è reperibile
    ma sul sito personale si
    http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuro-ci-ha-protetto-ora-facciamo-leuropa_4318.html

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  25. penso che il più schietto di tutti sia stato Jacques Attali:

    ‎"Era evidente, e tutti coloro che hanno partecipato a questa storia lo sanno, quando abbiamo fatto l'euro, sapevamo che sarebbe scomparso entro 10 anni senza un federalismo buggettario. Vale a dire con eurobond, ma anche con una tassa europea, e il controllo del deficit. Noi lo sapevamo. Perché la storia lo dimostra. Perché non c'è nessuna zona monetaria che sopravviva senza un governo federale ... Tutti sapevamo che questa crisi sarebbe arrivata."
    http://www.youtube.com/watch?v=OK169nietfk&feature=player_embedded

    «Abbiamo minuziosamente "dimenticato" di includere l'articolo per uscire da Maastricht.. In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno, ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne ... sia impossibile. Abbiamo attentamente "dimenticato" di scrivere l'articolo che permetta di uscirne.
    [Alcune risate e applausi in sala ...!!!] Non è stato molto democratico, naturalmente, ma è stata un'ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti. Perché se si esce, cosa che naturalmente è sempre possibile ... è impossibile, ma naturalmente, se si vuole, si può, è molto molto complicato, non vi spiego come, ma è molto molto complicato, di uscirne sia dal basso che dall'alto, è molto complicato."
    http://www.youtube.com/watch?v=jXBLvGuNVuU&feature=player_embedded

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    1. Mi hai fatto venire in mente una intervista di Jacques Attali ad euronews, molto ambigua come ambiguo è questo consigliere politico sempre molto attivo durante le crisi. Eravamo alla vigilia del primo salvataggio che non avrebbe salvato la Grecia, e per chi come me ricorda il video (oggi non è più disponibile) ricorda anche la complicità molto sospetta tra giornalista e intervistato, gli brillavano gli occhi; sapeva tutto di concordato, di occasione d'oro per vendere agli europei (euronews andava in onda in 11 lingue) la solita soluzione paternalistica del "più Europa" contro la crisi americana. In mezzo ad alcune verità, che in Francia fin dall'inizio non è stato possibile nascondere a differenza che in Italia, ambiguamente passava lo scippo di democrazia che tanto bene abbiamo visto con troike illiberali e trattati restauratori del vecchio ordine costituito. Erano forse questi i "nuovi strumenti di politica economica" invocati da Prodi nel 2001? Ah già, gli eurobonds... Sia come sia, la Germania ha deciso per tutti (come non poteva essere altrimenti) svelando la malafede di questi imbroglioni in carriera.


      euronews: “Se a questa situazione siamo quindi arrivati perché la stessa architettura europea presenta delle falle – perché l’Euro, per esempio, non è mai stato appoggiato da un’adeguata politica europea sul piano economico o fiscale – come possiamo intervenire oggi?”

      Jacques Attali: “Sostengo da 10 anni che l’Euro sparirà, se non istituiremo un vero bilancio europeo. Purtroppo, l’approccio è però sempre lo stesso. Abbiamo istituito il mercato unico, perché quello comune non bastava più. Poi la moneta unica, perché il mercato unico non bastava più. E ogni volta per reagire a una crisi. Oggi è evidente che l’euro non può esistere senza una comune politica fiscale e di bilancio. È semplicemente impossibile.
      Che cosa avremo il coraggio di fare? Vedremo. Al momento abbiamo però uomini politici del ventesimo secolo! Che sono cioè ‘in ritardo’ di un secolo”.
      (..)
      euronews: “Cosa ci attende quindi, signor Attali?”

      Jacques Attali: “Credo il peggio. E cioè uno sfaldamento dell’Europa in due, tre anni, forse anche meno. L’interrogativo è ora se i politici che non hanno avuto coraggio in tempi di bonaccia, lo troveranno invece nella tempesta”.

      euronews: “Nella tempesta?… È quindi solo all’inizio, questa tempesta?”

      Jacques Attali: “Certo. La crisi è appena cominciata. Chi da mesi sostiene che la crisi è finita e ne siamo usciti, non sa quello che dice. La crisi è appena cominciata, il debito pubblico aumenta, la recessione resta. Certo non c‘è crisi in Cina, in India. Ma c‘è nell’Unione Europea, negli Stati Uniti, nell’area Ocse. Tutti questi paesi considerati ricchi sono oggi affaticati. Hanno deciso di vivere a credito, ma prima o poi dovranno pagare”.

      euronews: “Quale allora il prezzo per l’Europa? Se mai ne uscirà, ne risulterà più che indebolita…”

      Jacques Attali: “No, e proprio perché la crisi non è ancora finita. Al contrario potrebbe invece rivelarsi un’opportunità. Come la grande svalutazione del ’92-‘93 o la crisi vissuta dall’Europa fra l’83 e l’84, può essere una grande occasione per rinforzarsi, fare meglio, di più. Comprendere che l’unica soluzione possibile, oggi, è ‘più Europa’ e non ‘meno Europa’” (Letta Enrico, anche detto "quello di destra", non potrebbe copiare da maestri peggiori, ndr).

      euronews: “All’ultimo minuto…”

      http://it.euronews.com/2010/05/07/la-crisi-e-appena-cominciata/

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  26. Forse mi sbaglio, ma credo che l'attuale fase storica sia contrassegnata dall'illusione del capitalismo di poter fare a meno della democrazia. Ma, secondo me, è un grave errore, e la storia lo dimostrerà.
    Per quanto riguarda quello che potremmo definire il "metodo Prodi-Attali" per la costruzione "forzata" dell'Europa, più che l'Europa del futuro a me sembra stia nascendo una futura jugoslavia, con la Germania che si propone come una nuova "grande Serbia" su scala continentale. Come è finita, in jugoslavia, lo si sa bene, anche perchè è storia recente. Strano che Prodi non ricordi la storia.......

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    1. Ancora su Attali

      (..)
      euronews: Lo scarto tra integrazione economica e politica dell’Europa è troppo ampio. La crisi ci ha preso alla sprovvista?

      Jacques Attali: Bisogna capire bene: la Cina è un paese integrato, così gli Stati Uniti e l’India. L’Europa no. In un certo senso, la caduta del muro di Berlino ha fermato la costruzione europea. Senza la caduta di quel muro, oggi avremmo un presidente d’Europa, contrapposto all’Europa dell’Est. Ma per fortuna il muro è crollato, ed è stata una buona cosa, anche se in una certa maniera ha mescolato le carte della costruzione unitaria e ha ritardato la messa in funzione di una potenza europea. Oggi abbiamo bisogno, davanti alla crisi, di un potere politico forte come quello degli Stati Uniti e della Cina, cioè di un potere capace di decidere il rilancio dell’economia, piani di grandi opere, interventi a sostegno della ricerca, nazionalizzazioni europee… Però in nessuna lingua europea si può parlare di “nazionalizzazioni per l’Europa”, o di “europeizzazione”. Mentre al giorno d’oggi servirebbe non tanto “nazionalizzare” delle imprese, ma farle diventare proprietà dell’Unione europea. Anche se questo appare ancora inconcepibile.

      http://it.euronews.com/2009/06/04/attali-governo-europeo-o-sara-la-fine-dell-euro/

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  27. 24/01/2011: Jacques Attali
    "Abbiamo attentamente dimenticato di scrivere l'articolo che permette di uscirne; forse non è stato molto democratico, ma era una garanzia"
    Jacques Attali, intervento alla "università partecipativa" organizzata da Segolène Royal sul tema della "crisi dell'euro", 24/10/2011
    E sotto tante altre citazioni francesi
    http://www.observatoiredeleurope.com/On-a-soigneusement-oublie-d-ecrire-l-article-qui-permet-de-sortir--c-etait-peut-etre-pas-tres-democratique-evidemment_a1632.html

    I DUBBI SU MAASTRICHT (di Bruno Visentini "La Repubblica")
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/06/24/dubbi-su-maastricht.html

    Delors: francesi fate attenzione, se bocciate l' Europa mi dimetto
    c' e' una volonta' di drammatizzazione da parte dei dirigenti CEE al fine di scuotere l' elettorato francese e indurlo a respingere l' offensiva degli oppositori del trattato di Maastricht
    http://archiviostorico.corriere.it/1992/settembre/02/Delors_francesi_fate_attenzione_bocciate_co_0_9209029643.shtml

    Qui un elenco di articoli dell'epoca, alcuni titoli sembrano promettenti, ad es.
    Ansa: Maastricht, Agnelli presidente della Fiat si augura che la ratifica non si arresti: una disciplina imposta dall’esterno è più forte di quella imposta dalla base politica nazionale, Cernobbio (Como), 4/9/1992
    www.circap.unisi.it/file_download/141

    Gli articoli del Corriere e di Repubblica sono facilmente reperibili negli archivi (basta cercare il titolo con Google) mentre non riesco a trovare l'archivio ansa

    Prodi 1998 "ci sono paesi che vanno più forte..... soprattutto i tedeschi come protagonisti" e lo dice con una certa soddisfazione, ma poi si deve essere accorto della gaffe e si affretta a aggiungere " questo è un problema del bilanciamento all'interno dell'Europa"
    http://www.youtube.com/watch?v=6vTPGZm7kIE
    ci sono anche le due lezioni complete da cui è estratto il filmato ma non ce l'ho fatta ad ascoltarle...

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  28. Caro Alberto.

    L'imposizione dell'euro segue una delle dottrine della manipolazione dei popoli evidenziata da Noam Chomsky:
    "creare il problema e poi offrire la soluzione":
    [...]

    2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.

    Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

    3 – La strategia della gradualità.

    Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

    [...]

    Davide Gionco

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  29. Gli apprendisti stregoni si son fatti scappare di mano il processo: han pensato che un po' meno democrazia portasse più tranquillità mentre ha dato il via libera agli appetiti della finanza; mentre siamo qui a ragionare c'è chi sta guadagnando e si frega le mani.
    Com'è che le scorciatoie portano sempre nei gineprai?

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  30. NED Flanders, caro Professore. Salve salvino.

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    1. Forse una crasi con Moll Flanders?

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    2. Mi hai tolto le parole di bocca. Scrivimi. Mi fa piacere avere lettori di romanzi. In effetti, se tornate indietro nel blog vedrete che avevo già citato correttamente il povero Ned. Speriamo che er Palla non se ne accorga... E grazie a Volturno: ti manderò un calzino der Palla da far ciucciare ai piddini che incontri...

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    3. Ahimè Professore, temo che il primo a ciucciare il calzino dovrei essere io. Qui lo dico (e lì lo nego), sono un ex piddino, che fino a pochi mesi or sono pensava proprio secondo gli schemi da lei più volte riassunti ("se questa cosa la dice SB dev'essere sbagliata per forza" ecc. ecc.). Poi ho cominciato ad avere dei dubbi. Poi sono finito su questo blog. Posso solo dire, a mia unica discolpa, che nessuno di quelli che metteva in dubbio l'EUROpa lo faceva utilizzando argomenti logici e sciorinando dati verificabili. Io, del resto, ortottero o palmipede non sarei mai potuto diventarlo. Fortuna che sono capitato qui. Keep up the good work, come dicono gli ammerigani.

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  31. ed il calabrone di Draghi dove lo mettiamo?: “il calabrone è un mistero della natura perché non dovrebbe volare ma invece lo fa. Dunque l’euro è stato un calabrone che ha volato bene per molti anni. E ora, e credo che la gente si chieda “come mai”, ora qualcosa deve essere cambiato nell’aria con la crisi che prima non c’era e lo faceva volare, ora il calabrone deve crescere e diventare un’ape vera. Ed è quello che sta facendo.”
    http://www.ecb.int/press/key/date/2012/html/sp120726.en.html

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    1. Qualcuno mi spiega la metafora? Non ho capito perchè un calabrone dovrebbe diventare un'"ape vera".
      E' come dire che un coregone deve diventare un "salmone vero"... mah...

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    2. Mi rispondo da solo... dopo una breve ricerca. Allora Draghi confonde il calabrone (che è un vespide) con il bombo che è un apidae (stessa famiglia delle api, ma genere diverso). Il problema però è che quella de "il calabrone è un mistero della natura perché non dovrebbe volare" è una leggenda metropolitana, quindi una sciocchezza pura e semplice.
      E' riuscito a sbagliare insetto, a confondere due generi diversi (presumendo che fosse un bombo) e ad usare un'argomentazione pseudo-scientifica screditata da tempo immemore.

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    3. La frase sul calabrone che vola perché non sa che non può volare è di Einstein. "La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso."

      Dato che da premesse vere possono seguire solo conclusioni vere (nel caso Schneider mi corrigerà) la frase vuol dire che è il modo di valutare l'adeguatezza al volo della struttura alare in relazione al peso che è errato!

      C'è un aforisma con un significato simile che più o meno dice: "Tutti sapevano che il problema non aveva soluzione, poi è arrivato uno che non lo sapeva e l'ha risolto".

      Comunque, Draghi si sbaglia due volte: perché un calabrone non può diventare un'ape e perché l'euro non ha mai volato. :)

      Invece le telacamere ad altissima velocità sono fantastiche e consentono di vedere cose davvero stupefacenti: ad esempio che i fulmini durante un temporale non partono dal cielo ma dalla terra. Quindi non cadono ma salgono.

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    4. Ops... secondo alcuni la frase è di Einstein, secondo altri di Sikorsky: "Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa. E perciò continua a volare."

      Bisogna sempre controllare le fonti :)

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    5. Allora bisogna crocifiggere i traduttori, perché il calabrone di problemi a volare proprio non ne ha e non ne ha mai avuti (nemmeno per quei poco - per quei tempi - autorevoli testi di tecnica aereonautica)!
      Una lancia spezzata in favore del calabrone.
      Promuoverò una petizione per chiamare bombo il bombo e calabrone il calabrone! ;-)

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    6. Sul fatto che gli eurI non volino devo smentirti, c'è chi li ha avvistati da tempo, alcuni ritengono che vengano da... :)

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    7. Ormai siamo completamente OT però devo dirti che il bombo dalle mie parti si chiama calabrone e il calabrone vespa... :) e ti dirò anche che sul terrazzo ho un'ape che secondo me ha più problemi a volare della vespa e del calabrone messi insieme :)

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    8. Eh ma se mi dici così allora le croci non bastano più... servono strumenti più efficaci su vasta scala! :)
      Prof. lasci l'insetticida al suo posto... non ronzo più, prometto!

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  32. http://www.youtube.com/watch?v=HORaWaxi6io

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  33. Prodi sul FT torna all’attacco pure nel 2010 e chissà quante altre volte:

    http://www.ft.com/intl/cms/s/0/3f74c1d8-6444-11df-8618-00144feab49a.html#axzz24OCxloUF

    Quell’uomo è d’un candore disarmante! Ho seri dubbi sul fatto che queste tesi possano essergli imputate, visto che le ha sempre sbandierate a destra e manca. Il problema al massimo è che nessuno se lo filava.

    Silvia, come ti capisco! Che fatica, che mal di fegato!
    Politicamente vivremo anche in un’epoca di nani, ma non pare anche a voi che i nostri siano persino, come dire, più nani degli altri?

    Monti sarà pure bravissimo ad applicar modelli, non lo so e quindi non discuto, ma pare del tutto incapace di comprende che altrove, tanto tanto lontano da lui, ci sono degli omini piccolini che subiscono le conseguenze delle decisioni che prende (e le gaffe che sta facendo da mesi mi paiono mooolto significative in questo senso). Prodi da parte sua, che dire, è ineffabile. Tutto il mondo dovrebbe ringraziarci per il fatto che sia italiano.

    Monti dice: “le crisi sono positive perché costringono i popoli a cessioni di sovranità.” E qui uno potrebbe chiedergli: “scusi, i popoli in difficoltà sono costretti a cedere sovranità, ma come si fa a far cedere sovranità ai popoli che se ne avvantaggiano?” Prodi ci dà la risposta, beato: “ma perché a costoro fa troppo comodo!” Si renderà conto il nOSTRO che in questo modo più che di un’unione si parla di un’annessione (metti Anschluss)? Sarebbe stato carino se la giornalista italiana, invece di prendere appunti e preoccuparsi di avere il make up in ordine, gliel’avesse chiesto… Spero per lei e l’onore della professione che gliel’abbia chiesto altrove, anche se ne dubito e come Silvia non ho cuore di andare a cercare.

    Mi convinco sempre di più che i complottisti rendono troppo onore a queste persone.

    Boh, leggendo 'sta roba tutta insieme pare anche che il “vincolismo” più che una deriva, sia proprio l’ideologia fondante del pensiero a sinistra (meglio, la sinistra minore che si è affermata dopo il crollo del muro), il che spiegherebbe tante cose, compreso il dilagare di piddismo e filogermanesimo.
    Che questi politici fossero incapaci di governare, mi pare evidente, ma misurare tutti gli italiani con il loro metro è quanto meno ingeneroso. Sarebbe interessante raccogliere tutte insieme le tante perle del pensiero vincolista (su questo blog ne ho trovate tante, ma farei fatica ad andare a ripescarle nei commenti), a futura memoria…

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  34. Non e' proprio una confessione della sinistra, ma della germania.

    http://www.bbc.co.uk/radio/player/b01b8yy6
    da 13:00 a 14:18

    Dietrich von Kyaw,ex-ambasciatore tedesco all'UE dice che serviva proteggere i produttori di latte Bavaresi che esportano i loro surplus in Italia nonchè la VW per affrontare la concorrenza Fiat con la lira artificialmente debole.

    (fonte un commento al FQ sull'articolo di Visco)

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  35. La costruzione europea é una rivoluzione, anche se i rivoluzionari non sono dei cospiratori pallidi e magri, ma degli impiegati, dei funzionari, dei banchieri e dei professori. L'Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato.

    Tommaso Padoa-Schioppa.estratto da un articolo intitolato “gli insegnamenti dell’avventura europea”, apparso sulla rivista francese “commentaire” n. 87, autunno 1999.Economista e politico,ha fatto parte delle più alte istituzioni finanziarie italiane (banca d’italia) ed europee (commissione e bce).Convinto europeista, ha fatto parte del comitato delors che ha disegnato la strada per la creazione della moneta unica.Poi ministro dell’economia e delle finanze nel governo prodi 2 e dirigente
    del fondo monetario internazionale.

    http://www.pmcouteaux.org/cabris/cabris2.html

    RispondiElimina
  36. le parole dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl , colui che si adoperò con tutte le sue forze affinché l’Italia entrasse nella prima tranche dell’euro. Egli, che aveva certamente una faccia più sveglia di quella di Prodi e Ciampi, nel 1996 affermò: “un’Italia fuori dall’euro farebbe una concorrenza rovinosa all’industria
    tedesca. L’Italia deve quindi essere subito parte dell’euro, alle stesse condizioni degli altri partner”.

    http://icebergfinanza.finanza.com/2012/02/29/germania-grazie-di-tutto-quello-che-fai-per-noi/

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  37. Cameo di Monti da Gad Lerner.

    Si felicita, direi gongolando, della crisi greca: tutto secondo i piani...

    http://www.youtube.com/watch?v=Qq7omxEXhR8

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  38. La leggenda dell'euro raccontata da Giulio Tremonti.

    http://www.youtube.com/watch?v=XlwjwRuxnME

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  39. Ai fautori del vincolismo mi piacerebbe tanto legare un'incudine ai piedi, non per ripicca, ma solo per insegnargli a nuotare meglio.

    RispondiElimina
  40. Mi accorgo di essere, temo buona ultima, caduta dal pero su questa faccenda del vincolo esterno. In effetti a posteriori pare impossibile che queste persone non conoscessero i rapporti di forza all’interno dell’eurozona, al limite non pensavano che come padroni i tedeschi sarebbero stati così tedeschi.
    Non è neanche per l’inganno, di tutto quello che i politici dicevano ho sempre fatto un mucchio, il punto è che supponevo esistesse un limite, e che questo limite, considerati tutti i ragazzi che hanno dato la vita perché questo paese potesse avere uno straccio di sovranità nazionale, fosse quello di non svendere la loro stessa patria in questa maniera...
    Dispiace vedere come, pur non aspettandosi niente da loro, costoro riescano comunque a dimostrarsi così al di sotto di ogni aspettativa. Evidentemente sono un’ingenua. Me ne farò una ragione.


    Ho trovato la fonte del riferimento citato da mauropoggi, è l’ultimo libro di Cossiga: Fotti il potere.

    Riporto.


    Ricorda infatti il Presidente che «poco prima della firma del trattato di Maastricht, il governatore della Banca d'Italia Guido Carli e il ministro degli Esteri Gianni De Michelis vennero al Quirinale per illustrarmi il merito dell'accordo. Al termine della loro prolusione, chiesi: "Ma pensate davvero che l'Italia sarà in grado di rispettare i patti?" La risposta fu corale: "Con le nostre sole forze, assolutamente no, ma se non ci ancoriamo a un vincolo esterno non riusciremo a salvarci e continueremo a sprofondare nella voragine del debito pubblico..."»L'Italia, dunque, come quei malati mentali cui non manca però la lucidità per ringraziare chi, nel tentativo di evitare che si facciano del male da soli, li imbriglia in una camicia di forza. È stato allora per salvarci da noi stessi che abbiamo rinunciato volentieri alla sovranità monetaria.

    Ancora peggio subito dopo.

    Racconta infatti Cossiga che «se il cambio tra lira ed euro è stato così sfavorevole per l'Italia fu soprattutto a causa dell'insistenza di Ciampi e di Prodi, nessuno dei quali può vantare un curriculum da economista, affinché il nostro Paese fosse tra i primi ad aderire. Non si sono minimamente posti il problema del cambio svantaggioso: l'Italia doveva a tutti i costi far parte del primo giro» . «A tutti i costi» dice il Presidente. E lo dice sottintendendo che quella scelta dei costi li abbia in effetti comportati. Il motivo? «Ci ho riflettuto a lungo e credo che per entrambi a pesare sia stata la vanità: volevano associare il loro nome a un passaggio storico realizzato al massimo livello...»

    http://it.scribd.com/doc/71453365/Francesco-Cossiga-Fotti-Il-Potere

    E comunque che simpatico vincolista questo Carli!

    http://www.firstonline.info/a/2011/09/14/il-vincolo-esterno-da-carli-a-berlusconi-o-come-li/8218f3dd-d27d-48cc-b89f-e805546cf97e

    Dall’uso del virgolettato nel testo non si capisce bene dove finisce il pensiero di Carli e dove inizia quello dell’articolista, comunque il libro citato di Carli, di cui purtroppo non ho trovato l’e-book, è Cinquant’anni di vita italiana.

    L’idea a quanto pare era di disciplinare tutta l’Italia, non solo i sindacati.

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    1. Beccata citazione diretta di Carli (sul trattato di Maastricht).
      «Ancora una volta dobbiamo ammettere che un cambiamento strutturale avviene attraverso l’imposizione di un “vincolo esterno”. Ancora una volta, come nel caso del Trattato di Roma, come nel caso dei sistema monetario europeo, un gruppo di italiani ha partecipato attivamente lasciando tracce importanti del proprio contributo, all’elaborazione di quei Trattati che hanno rappresentato “vincoli esterni” per il nostro Paese. Ancora una volta si è dovuto aggirare il Parlamento sovrano della Repubblica, costruendo altrove ciò che non si riusciva a costruire in patria.»
      G. Carli, “Cinquant’anni di vita italiana”, Roma-Bari, 1993 p. 8

      E qui mi taccio per sempre perché questi non solo non se ne vergognano, ma se ne vantano e lo pubblicano nei loro libri. E chi legge invece di indignarsi a quanto pare applaude e dice: sissì è vero, non eravamo degni di governarci da soli!


      Ho finalmente capito: l’Italia ha avuto bisogno del vincolo esterno per diventare liberista. I padri nobili dell’euro, constatata l’impossibilità di praticare per via democratica le belle politiche thatcheriane e reaganiane che tanto bramavano, volto il capino verso il liberismo prussiano europeo, tutto regole, lacci, vincoli e pentitevi peccatori, si sono decisamente rivolti ad esso per “modernizzare” l’Italia a prescindere dalla volontà degli italiani. È quindi è facile rispondere alla “vera” domanda che pone nel nuovo post ovvero si degneranno questa volta di consultarci prima di imporci le loro “illuminate” politiche? Certo che no! Questi sono fierissimi di avere fatto tutto sopra le nostre teste!
      Perché poi la sinistra abbia accolto questi a braccia aperte…

      Buon lavoro, torno a preoccuparmi per la mia triste Italia sin ventura.


      Ah, e riguardo il titolo del libro: lo intitoli “Fotti l’euro” e non se ne parli più!

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    2. Non c'è altro da aggiungere.

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  41. Ecco qualche povero risultato della mia caccia (il mio setter purtroppo è di seconda mano e un po’ pigro)
    Gioiello imperdibile per il momento finale…
    http://www.youtube.com/watch?v=DwVrTIeaIoU

    Franco Modigliani
    http://archiviostorico.corriere.it/1993/maggio/05/Ciampi_occhio_allo_SME_co_0_9305058059.shtml

    Giuliano Amato: Fra i molti (troppi…) scritti del dott.sottile ce ne sono tre che potrebbero essere interessanti rispetto al tema della ricerca, ma (perdonatemi) non li ho letti e non intendo farlo (non faccio parte di nessun gruppo amatoriale di flagellanti), però dopo i titoli ho messo dei link a degli articoli o recensioni che trattano dei libri stessi.
    “Un altro mondo possibile. Parole per capire e cambiare.”
    http://www.omnialibri.info/libri/politica-e-societ-/attualit-internazionale/un-altro-mondo-possibile-parole-per-capire-e-cambiare-vid-26701.html?Itemid=1
    “Noi in bilico. Inquietudini e speranze di un cittadino europeo.”
    http://centrotobagi.altervista.org/noi_in_bilico.html
    “Tornare al futuro: la sinistra e il mondo che ci aspetta.”
    http://centrotobagi.altervista.org/tornare_al_futuro.html

    Carlo Azeglio Ciampi era un euro-entusiasta, e il 7 febbraio 2000 accarezzò così la pancia degli imprenditori italiani incontrati al Quirinale: «Ricordate quanto si pagava più di interessi rispetto ai concorrenti europei? Prima dell’euro lo Stato italiano era considerato un debitore meno affidabile di altri stati. Ora siamo credibili quanto gli altri».
    A seguire un bel po’ di link su Ciampi(in alcuni ci sono parti abbastanza interessanti)
    http://www.quirinale.it/qrnw/statico/ex-presidenti/Ciampi/dinamico/discorso.asp?id=23365
    http://www.quirinale.it/qrnw/statico/ex-presidenti/Ciampi/dinamico/discorso.asp?id=20934
    http://www.quirinale.it/qrnw/statico/ex-presidenti/Ciampi/dinamico/discorso.asp?id=24386
    http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/economia/indiaciampi/indiaeuro/indiaeuro.html?ref=search
    http://archiviostorico.corriere.it/1993/agosto/11/Ciampi_alla_Cee_cosi_salveremo_co_0_9308115117.shtml
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/08/07/ciampi-pronto-si-torna-nello.html
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/12/07/ciampi-euro-indispensabile.html
    http://www.quirinale.it/qrnw/statico/ex-presidenti/Ciampi/dinamico/discorso.asp?id=9760
    http://web1.sssup.it/pubblicazioni/ugov_files/307095_Castaldi%20Ciampi%20estratto.pdf

    Sperando di essere stato di aiuto...
    Grazie di tutto sempre...

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  42. Segnalo questo articolo-intervista a Mario Sarcinelli dal titolo Non è colpa dell'EURO... il titolo dice tutto: senza l'euro sarebbe andata peggio (non lo può argomentare, ma ci sono "fondati motivi"), serviva dare più peso a livello di organismi sovranazionali - una risposta europea alla globalizzazione -, la fine delle "svalutazioni competitive", la riduzione dei tassi di interesse e del debito pubblico CON l'euro, l'euro che "livellava il campo di gioco" tra le aziende europee, è tutta colpa di Berlusconi-Tremonti... il paragrafo "Quindi non c'è che l'imposta sulla ricchezza" è una chicca che segnalo al prof.
    In tema segnalo
    D. Di fronte a questo quadro perché non dovremmo essere pentiti di essere entrati nell'euro?
    R. Chiediamoci che cosa ne sarebbe stato del nostro debito pubblico, con l'inflazione e tassi di interesse alti, senza un VINCOLO ESTERNO, come il monitoraggio della Commissione Europea e della BCE (ndr Il Parlamento europeo non lo nomina più nessuno), a costringerci a fare le riforme. Saremmo molto probabilmente arrivati a una situazione di default in pochi anni...

    L'articolo è di pochi giorni fa, pubblicato su L'Espresso.

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  43. Craxi nel 1997 dopo la firma del trattato di Maastricht : "Si presenta l'europa come una sorta di paradiso terrestre... L'europa per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo, e nella peggiore sarà un inferno..."

    http://www.youtube.com/watch?v=lW-HKXaEfl8

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  44. @Ivan B
    interessante ristrutture il tessuto industriale quando con una rivalutazione del 20% non c'è speranza..
    invece ci siamo ristrutturati ma all'estero!
    come al solito commenti esilaranti

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  45. Forse fuori tema, ma forse utile lo stesso

    Padoa Schioppa il 29/11/1998 sulla riforma del lavoro:
    ...Ho argomentato altre volte che nell'ordinamento dell'Euro, solo la politica del lavoro rimarra', diversamente da quella monetaria e(in parte) da quella di bilancio, quasi esclusivamente nazionale.
    ...
    Da leggere tutto, la confessione che il punto di arrivo è la Tatcher, citata, da perseguire con la complicità dei sindacati.
    http://archiviostorico.corriere.it/1998/novembre/29/RIFORMA_DEL_LAVORO_co_0_98112910194.shtml

    RispondiElimina
  46. Ho preso il filone Padoa Schioppa, questa è la confessione sull'UE come luogo di competizione tra paesi (con il successo economico come metro di giudizio morale): "..Come spiegare che in Eurolandia, pur con una moneta unica e stabile nel suo valore generale, i prezzi crescono a velocita' diverse tra i Paesi o tra le regioni? Se cio' avviene e' perche' in quei Paesi o in quelle regioni vi sono comportamenti collettivi devianti.
    ...Se un' impresa aumenta i prezzi assai piu' dei propri vicini e concorrenti ma offre anche un miglioramento di qualita' gradito al mercato, essa continuera' a lavorare perche' la clientela le rimarra' fedele. Altrimenti essa perdera' clienti finche' dovra' scegliere tra chiudere bottega o ridurre costi e prezzi. Ebbene, la stessa cosa accade, in modo piu' complesso ma secondo un' identica logica, per un settore, una regione, un Paese: gli albergatori di una valle alpina o di un litorale marino, i produttori di scarpe o di argenteria di una regione, l' economia di un intero Paese. Quei settori, regioni o Paesi usciranno, come si dice, dal mercato; ma usciranno anche dalla fiducia nel futuro, dal rispetto per le proprie tradizioni, dalla capacita' di influire sul mondo. Declino economico e decadenza civile."
    http://archiviostorico.corriere.it/1999/giugno/20/FALSA_LIBERTA_INGABBIA_ITALIA_co_0_990620844.shtml
    Sono meravigliose le spiegazioni. Può essere interessante?

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  47. Ho trovato al Libraccio (nomen omen) la "Intervista sull'Italia in Europa" fatta a Mario Monti da Federico Rampini e pubblicata da Laterza nel 1998.

    E' tutta una confessione! (E non c'è nessun accenno alle OCA o AVO)

    "Domanda di Rampini - Quali saranno le conseguenze dell'Euro sul debito pubblico?

    Risposta di Monti - Quando il Tesoro italiano emetterà titoli in Euro, la considerazione degli acquirenti non sarà più determinata dalla forza o dalla debolezza della moneta di denominazione, ma dalla solvibilità del debitore.

    D. - Questo signifca che emettere Bot in Euro non ci rende automaticamente solvibili come i tedeschi.

    R. - No, anzi c'è una grande attenzione nell'impianto della moneta unica per evitare attese di bailout, di interventi di salvataggio, a favore di eventuali debitori insolventi"

    (p.80)

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