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mercoledì 15 agosto 2012

Due anniversari


Esattamente un anno e una settimana fa, l’8 agosto 2011, inviavo alla redazione di sbilanciamoci, per pubblicazione sul sito di sbilanciamoci, un articolo intitolato “L’Europa e l’euro”. Si trattava dell’articolo che poi sarebbe stato pubblicato sul Manifesto on line, cosa della quale non ero stato minimamente informato, e che mi avrebbe magari fatto piacere sapere, perché se sbilanciamoci lo leggevano dieci persone, il Manifesto lo leggevano in venti, e in un paese nel quale la Natura è particolarmente matrigna magari avrei cercato di essere più chiaro.

Il giorno successivo la redazione mi inviava un cortese cenno di riscontro:

caro alberto
grazie per il tuo articolo
lo pubblichiamo volentieri, procediamo con un inserimento al giorno fino a ferragosto. c'è solo un dettaglio, la tua frase qui sotto ci sembra inutilmente "scortese" verso la Rossanda
Irreversibile?
Ma tutto questo Rossanda non lo sa. Sa che la svalutazione non sarebbe risolutiva, e che le procedure di uscita non sono previste, quindi... Quindi cosa? Veramente Rossanda è così ingenua da non vedere che la mancanza di procedure di uscita è solo un espediente retorico ....
Ti proporremmo di sostituirla cosi (o come vuoi tu)
Irreversibile?
Si dice che la svalutazione non sarebbe risolutiva, e che le procedure di uscita non sono previste, quindi... Quindi cosa? Chi è così ingenuo da non vedere che la mancanza di procedure di uscita è solo un espediente retorico ....
mi fai sapere se sei d'accordo?
un caro saluto

al quale io altrettanto cortesemente rispondevo:

a una lettura a freddo me ne ero accorto anch'io e sono pienamente d'accordo con te. Non voglio mancare di rispetto. Vorrei dirti buone vacanze, ma data la situazione: buon lavoro!

Dopo di che, passa un giorno, passa un altro, e l’articolo non usciva. L’11 agosto arriva una lettera che mi rassicura:

per evitare uscite nel mezzo di ferragosto con pochi lettori sbil e il manif interrompono per qualche giorno le uscite dei contributi i vostri testi usciranno dopo il 20 agosto

Nel frattempo, però, uscivano altri fondamentali contributi, che un anno dopo nessuno ricorda. Ne approfittavo per chiedere alla redazione una modifica. Il titolo “L’Europa e l’euro” mi sembrava da un lato molto ambizioso, e dall’altro poco focalizzato sul problema che intendevo sollevare, quello dell’intrinseca ademocraticità dell’euro. Un problema che, credo lo noterete, nel dibattito italiano comincia ad essere timidamente affrontato solo ora, e che personalmente mi ero permesso di sollevare un anno prima, nel 2010, scrivendo sempre per sbilanciamoci un articolo che si concludeva con questa domanda:

La teoria delle zone monetarie ottimali implica che l’euro è stato una vittoria politica di chi desiderava che in Europa gli aggiustamenti macroeconomici si scaricassero integralmente sul mercato del lavoro (traducendosi in “lacrime e sangue”). Vi sembra una vittoria della sinistra?
Un’analisi seria delle vie di uscita parte anche dalla risposta a questa domanda.

Se ci fate caso, è esattissimamente quello che due anni dopo è diventato palese a tutti, grazie a un articolo del Guardian, che ha impressionato tanto alcuni economisti poco familiari con la teoria delle aree valutarie ottimali (ma molto familiari con grano, tela, ferro e porci di sraffiana memoria), ai quali evidentemente è stato necessario il gossip di Greg Palast per capire quale fosse lo scopo del gioco (per inciso: ringrazio leprechaun che mi ha segnalato per primo l’articolo. Credo gli sia ora chiaro perché non ho tenuto immediato conto della sua segnalazione). Eppure bastava conoscere la teoria delle aree valutarie ottimali studiandosela su un buon manuale, e conoscere la semplice aritmetica del 2+2=4. Ma si sa: un conto è se una cosa è scritta sul Guardian due anni dopo: allora se ne deve parlare. Un conto se la dico io due anni prima: allora se ne può tacere. Il che la dice lunga su degli economisti che mentre ritengono di dover prendere in considerazione certi argomenti (“m’ha detto Mundell che ce l’ha con gli operai italiani perché non ha potuto mettere la tazza del cesso dove voleva lui e quindi ha propugnato l’euro per vendicarsi...”) d’altra parte preferiscono, nella misura del possibile, evitare di rispondere a una precisa domanda, questa: perché una torma di Fognatori, di mediatori da 30 denari, di politicanti marci e decotti della pseudosinistra di destra, di arrivisti o di imbecilli, di traditori dei propri ideali e del proprio paese, ha fatto propria, dichiarandola di sinistra, una scelta di politica economica a causa della quale, come perfino il giornale dei padroni ammette (ma il giornale dei servi ancora non ammette), per un paese in crisi “Non ci sono alternative: o si svaluta la moneta (ma nell'euro non si può più) o si svaluta il salario”?

Svalutare il salario è di sinistra?

Una domanda alla quale allora nessuno rispose, perché era e resta una domanda imbarazzante, e perché io ero, ma non sono restato, un personaggio di scarso rilievo nel panorama degli intellettuali della sinistra italiana (quella di destra dello sbilifesto, e quella di sinistra). No, aspettate, sono ingiusto: una risposta ci fu, quella di un collega, al quale fui molto grato e che reputo tuttora molto interessante per capire quale problema stiamo affrontando. Andatela a leggere...

Quello che a me faceva, e fa, veramente paura, era il paternalismo insito nel processo decisionale: le parole di Aristide, chi non le ricorda le può rileggere, sono autentiche (il nome no, ovviamente) ed eloquenti:

“caro Alberto, i costi dell’euro, come dici, sono noti, tutti i manuali li illustrano. Li vedevano anche i nostri politici, ma non potevano spiegarli ai loro elettori: se questi avessero potuto confrontare costi e benefici non avrebbero mai accettato l’euro. Tenendo gli elettori all’oscuro abbiamo potuto agire, mettendoli in una impasse dalla quale non potranno uscire che decidendo di fare la cosa giusta, cioè di andare avanti verso la totale unione, fiscale e politica, dell’Europa.” Insomma: “il popolo non sa quale sia il suo interesse: per fortuna a sinistra lo sappiamo e lo faremo contro la sua volontà”. Ovvero: so che non sai nuotare e che se ti getto in piscina affogherai, a meno che tu non “decida liberamente” di fare la cosa giusta: imparare a nuotare. Decisione che prenderai dopo un leale dibattito, basato sul fatto che ti arrivo alle spalle e ti spingo in acqua. Bella democrazia in un intellettuale di sinistra!

Per questo motivo il 14 agosto scrissi alla redazione:

posso chiederti una cortesia? Preferirei che il pezzo si intitolasse "La democrazia della piscina". Così si capisce meglio dove voglio andare a parare. Ti ringrazio per l'attenzione.

e la risposta fu un piccolo capolavoro di umorismo involontario:

caro alberto
i titoli li fa di solito la redazione, con l'obiettivo di far capire meglio il contenuto degli articoli
cosi abbiamo fatto
Se vuoi evitare di sbilanciarti cosi sulla fine dell'euro facci sapere, puoi ancora modificare il testo ma "La democrazia della piscina" non ci sembra efficace

cui replicai con un ovvio:

veramente sbilanciamoci mi sembrava il posto adatto per sbilanciarmi. Fate voi.

Non sapevo ancora che al mio pezzo era stato attribuito un titolo molto scaltro, da autentici professionisti della disinformazione: “L’uscita dall’euro prossima ventura”. Un titolo che mi infastidì oltremodo, per due motivi. Il primo, ovvio, che il “prossima ventura” echeggiava, voleva echeggiare, “Il medioevo prossimo venturo” di Roberto Vacca, veicolando così subliminalmente un messaggio di sconclusionato catastrofismo da un lato, e di “euro o barbarie” dall’altro. Ma io non sono un catastrofista, sono un economista che sa l’economia, quella che serve in queste circostanze (con buona pace del ferro e soprattutto dei porci, che sono utilissimi in molte altre circostanze). E poi, fuori dall’euro c’è meno barbarie di quanta ce ne sia dentro, come tutti vedono. Questa operazione squallidamente sleale, tra l’altro, fuorviava il lettore, perché io non intendevo dire che dall’euro si sarebbe dovuti uscire: dicevo che ne saremmo inevitabilmente usciti (e i fatti mi daranno ragione) per lo stesso motivo per il quale è giocoforza che un cadavere venga a galla (e allenandomi sul Tevere qualcuno ne ho visto, come la povera Samantha, vittima anche lei di un sogno... ma non credo fosse un sogno europeo). L’uscita era ed è un banale fatto tecnico. Se ti butti dalla finestra, ti schianti al suolo: dov’è l’originalità, la materia per una discussione? Qualcuno crede nella pillola antigravità di Archimede Pitagorico? Be’, forse sì, considerando che c’è ancora chi crede nel “più Europa”... Se ti butti da ponte Milvio, riaffiori a ponte Matteotti: dopo quanto tempo e in che condizioni dipende da tanti parametri, dalla temperatura dell’acqua, dalla velocità della corrente, dal contenuto del tuo stomaco, ecc. Una previsione certa non si può dare, ma che tu riaffiori è certo (e i pompieri coi loro raffi ti tirano sulla banchina, e ti coprono con un lenzuolo).

Il vero problema, in questi due casi, come nel caso dell’euro, è: perché ti sei buttato?

A me premeva soprattutto far riflettere le persone sul perché non ci saremmo dovuti mai entrare. Perché solo se la gente capirà bene questo ci libereremo degli imbecilli e dei Giuda e potremo pensare a un’Italia più civile e democratica.

Il mio orecchio musicale avvertiva una nota stonata, ma decisi di lasciar perdere. Nel frattempo, come al solito, come ovunque, il mio articolo era il più letto e commentato: 51 commenti, dovuti al fatto che io dicevo cose e non parole (“neoliberismo selvaggio, deriva neocapitalistica...” e via luogocomuneggiando), e anche al fatto che a differenza di tanti improvvisati maitres à penser mi "abbassavo" a rispondere ai miei lettori. Eh sì, perché certe volte mi chiedo: ma cosa avranno mai da fare certi miei colleghi, così restii a stabilire un dialogo con i lettori? Lo considerano una diminutio, una perdita di tempo. Evidentemente. Eppure io quante cose imparo da voi (e anche loro, lo so, da voi imparano molto: dedichiamo loro questa esternalità positiva)...

Poi, però, il dibattito sullo sbilifesto prese una strana piega. Già il suo articolo di apertura, quello nel quale la Rossanda, facendo finta di porre delle domande, in realtà dava delle risposte, quelle che aveva dentro di sé, e che erano tutte sbagliate, mi aveva causato una lieve torsione. Come sempre, facit indignatio, ed era proprio sull’onda di quella torsione che avevo scritto il mio pezzo, per mettere le cose in chiaro. Ma il peggio non è mai morto. Seguì un’intervista a Giuliano Amato (Giuliano Amato!), così stomachevole, per il tono da allegri compagnoni di merende, che perfino i compassati lettori della sinistra per bene e decotta reagirono con commenti da stadio, del resto pienissimamente condivisibili (“Ma ancora dobbiamo sentire questi squallidi personaggi che hanno contribuito a rovinare l'Italia? Una sfilza di cazzate dette da uno per cui le bugie sono come l'aria che respira e che senza vergogna ancora rivendica il furto fatto ai C/C degli italiani. E la Rossanda che gli fa da zerbino! Vergogna!”). Poi quella a un certo Gallino (non so chi sia, non è su ideas, non è su Econlit, e io non seguo il pollaio della politica italiana) che faceva il più squallido terrorismo mediatico sull’ipotesi di uscita, con argomento che nemmeno il Bersy (del resto, una faccia una razza).

Alla fine uscì l’ammissione tardiva e ormai inutile (perché era chiaro come stavano le cose): il dibattito non era aperto, era stato pilotato in senso pro-euro. Parola di Norma Rangeri. E quello che mi fece veramente incazzare di questa ammissione non era tanto il fatto di essere stato strumentalizzato: il mio commento era l’unico motivatamente e apertamente critico verso l’euro, ed era quindi, come dire, la foglia di fico che serviva per dare al dibattito parvenza di apertura e di equilibrio. L’equilibrio, certo, c’era ugualmente, perché è vero sì che io ero il solo pienamente critico verso l’euro (senza se, senza ma, e con molti argomenti), ma è anche vero che il mio articolo era il più letto e commentato. Però, come dire, dopo aver letto le parole della direttora mi sentivo un po’ sporco. Ma quello che veramente mi faceva imbestialire era la stolida ingenuità di una simile ammissione. Ma come? Noi siamo la sinistra, dovremmo essere aperti e critici, dovremmo avere voce e ascolto, e invece censuriamo le voci che non ci fanno comodo (Badiale), orientiamo i dibattiti su tesi preconcette e riconosciute false dall’operaio come dal premio Nobel, e lo diciamo pure! Lo diciamo! Ma come si fa! Capisco censurare, ma dirlo...

Così, mi scappò, il 16 ottobre, un commento un po’ risentito, che postai sotto il mio articolo, e con il quale li mandavo pulitamente a fare in culo:

Le cose semplici non si capiscono perché non le si vuole capire. E allora ci pensa la storia a farle capire. Noi vorremmo che questa volta non succedesse, ma succederà perché è sempre successo, e perché... lo vedi tu perché: la prima signorina di buona famiglia e buoni salotti pensa di poter montare sulle spalle a Keynes, Dornbusch, Feldstein, Krugman, Stieglitz, ecc., e nessuno se ne preoccupa! Brava, Rangeri, complimenti! Aspettiamo la tua terapia miracolosa per il cancro, la tua formula per la fusione a freddo, e la tua soluzione per l'impasse politica della sinistra. Anzi, quella l'abbiamo capita: farla diventare di destra!
Grazie per averci aperto gli occhi!
Cari amici e cari nemici, non mi interessa più confrontarmi in una sede simile. Per fortuna posso accedere ad altre sedi, e per fortuna ho anche altri interessi. Mi interessava lasciare una testimonianza, e l'ho fatto. Ma ora basta così. Le mie tesi ora voglio difenderle nelle sedi scientifiche. Questa esperienza mi ha aperto gli occhi, mi ha fatto capire molte cose di chi avevo intorno, ne ho tratto le conseguenze, è stata utile, e ora si chiude.

Voce dal sen fuggita... Mi cancellai subito dalla mailing list, la cosa non mi interessava (vedo con stupore che continua ad interessare qualcuno di voi).

Rincarai il 7 novembre con un commento a un intervento di Mario Pianta che in qualche modo si poneva il vero problema, quello del deficit di democrazia (e di questo gli va dato atto).

Caro Mario,
sì, sono d'accordo con te: il problema è proprio il deficit di democrazia. E il primo deficit, come ho cercato di evidenziare nel mio intervento su "La rotta d'Europa", è stato proprio quello di fornire (e continuare a fornire) agli elettori notizie distorte sui costi dell'entrata nell'euro, e anche dell'uscita dall'euro. Basta vedere quante idiozie si continuano a dire in Italia sull'Argentina!
A proposito: non a tutti è sfuggito che una certa Rangeri sul Manifesto ha scritto di aver promosso questo dibattito per "smascherare la follia del ritorno alle monete nazionali". Quello che non sembra follia a Krugman (per dirne uno), sembra follia a questa altra giovane collega... ooops, forse non è un'economista... ma allora chi è? E perché confessa con tanta ingenuità di aver organizzato un dibattito distorto in favore di una tesi (sbagliata, aggiungo io e dimostreranno i fatti)?
Anche questa (non) è democrazia. O sbaglio?

Seguì risposta risentita della redazione:

Norma Rangeri è stata la direttrice del manifesto fino a qualche settimana fa. Il fatto che non sia un'economista non rende simpatici i toni sprezzanti che usi, pur nel linguaggio libero e sciolto dei post sul web. Come hai visto, su sbilinfo non filtriamo i commenti e pubblichiamo (quasi) tutto, ma da un collaboratore ci aspetteremmo... collaborazione

che Marco Basilisco commentò con un sapido e lapidario: “a questi bisognerebbe spiegare che chi collabora con gente che non collabora con lui non è un collaboratore, ma un collaborazionista”. Io replicai con questa lettera il 9 novembre (forse la ricordano Marco Basilisco e Marino Badiale, che la ricevettero fra gli altri):

posso aver sbagliato e quindi mi scuso. Se lo ritieni fuori luogo, elimina pure il commento (se non lo hai già fatto). Se ritieni che non sussistano più le condizioni per una collaborazione, elimina pure gli articoli.
Fatta questa sincera e doverosa ammenda, dato che, anche se non si vede, mi ritengo una persona umile e aperta al dialogo, ti chiedo dialogo. Ti sarò grato sia se me lo darai, sia se non me lo darai, perché in entrambi i casi mi aiuterai a capire.
In questo episodio spiacevole si confrontano due punti di vista. Credo tu possa capire che da economista trovo inaccettabile che si liquidino come folli Krugman, Stiglitz, Thirlwall, ecc. E io naturalmente posso capire che a te, da giornalista, dia fastidio che io faccia notare a una tua collega che non sa di cosa sta parlando.
Ma l'affermazione di Rangeri, secondo me, dovrebbe dare molto più fastidio a voi che a me. Rossanda aveva posto il dibattito in termini (apparentemente) aperti. Venire liquidati come quelli che gestiscono dibattiti "a tesi" dovrebbe allora infastidirvi, intanto perché se anche fosse vero ammetterlo sarebbe una grossa ingenuità, e poi perché la tesi, purtroppo... è sbagliata, e ormai lo vedono quasi tutti. Io vorrei tanto avere torto, sto cercando persone che me lo dimostrino, ma da luglio, quando ho scritto quel dannato articolo, ad oggi, vedo solo accadere a scadenze puntuali tutto quello che avevo previsto, compreso il tentativo di sorpasso "a sinistra" da parte delle destre, che si interrogano ora (loro) su quanto l'euro sia democratico, e compreso l'ormai spudorato dichiararsi dell'imperialismo tedesco. Lo so bene che l'uscita dall'euro non sarà una passeggiata e sono terrorizzato per me e per la mia famiglia. Ma la storia insegna che gli agganci a ancore nominali troppo forti falliscono. Sempre. E poi si riparte. Vogliamo gestirla noi, questa ripartenza, o vogliamo che Berlusconi si affacci a palazzo Venezia (ce l'ha dirimpetto) e gridi "euro merda", facendo l'80% di maggioranza?
So che continui a non essere d'accordo, non voglio convincere nessuno, volevo solo lasciare una testimonianza e l'ho fatto. Credo che sia evidente quanto questa testimonianza ha contribuito a dare visibilità al sito e ne sono contento per voi e per me. Ti lascio con due domande.
COLLABORATORE?
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Inizialmente mi avete segnalato riunioni di redazione e altre iniziative. Da quando è uscito l'articolo contro l'euro (che, tra l'altro, non sapevo sarebbe uscito sul Manifesto), black out. Il 3 ottobre mi è giunta una circolare nella quale chiedevate agli autori degli interventi sul forum di far sapere se intendevano rivedere i loro interventi prima della pubblicazione in un ebook. Il giorno stesso ho risposto di sì e vi ho chiesto una piccola modifica. Non ho avuto alcuna ulteriore comunicazione. Collaboratore?
COLLABORATORE A COSA?
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Ma ammettiamo che io sia un collaboratore. A cosa? Sono rimasto profondamente indignato delle parole della Rangeri, perché io non voglio collaborare a un tentativo di disinformazione. Io vorrei collaborare con l'"area" sbilanciamoci, che identifico con una sinistra meno di destra dei bersanioti. Vorrei, perché credo ancora nella virtù della moderazione (so che non si vede) e sono quindi scettico verso certe proposte "troppo" alla sinistra dei bersanioti. In questa collaborazione non mi preoccupa affermare la mia verità (che poi è quella di Krugman, ecc.). Quella, temo, si affermerà da sola. Mi interessa il dialogo, il dibattito. Ma un dibattito equilibrato, non orientato, e basato sui dati.
Vi prego, aprite gli occhi. Non vi fate sorpassare a sinistra da Feltri! Non prendetevi questa responsabilità. La sinistra ha bisogno di voi, la sinistra ha bisogno di sinistra. In tutto il resto del mondo si vede chiaramente quello che sta succedendo. Voxeu.org afferma chiaramente che il non aver previsto vie di uscita dall'euro è un colossale errore. Il dibattito sulle exit strategies è il prossimo dibattito. Io stesso sto organizzando incontri scientifici sul tema, e trovo ascolto e interesse ovunque, tranne che dove vorrei trovarne, cioè presso la redazione di sbilanciamoci.
Ma con i lettori la situazione è diversa, lo vedete, no? E questo non vi dice niente? All'amarezza di non riuscire a farmi capire da voi fanno riscontro decine e decine di attestazioni di stima quotidiane dagli ambienti più impensati.
E allora: vogliamo collaborare? Lo chiedo a voi. Io ho tanti modi (e poca voglia) di dire quello che penso. Mi inorgoglisce vedere che trovo ascolto, ma so che è merito delle mie letture più che mio. So anche che non posso fermare il vento con le mani, o per lo meno non da solo. Non vi chiedo di pensarla come me. Chiedo solo un dialogo più equilibrato. O per lo meno di non vantarsi di aver organizzato un dialogo squilibrato! Non c'è nulla di cui vantarsi. Siamo a una svolta della storia, una svolta probabilmente violenta e autoritaria. E in queste circostanze la storia chiede il conto a chi ha distorto i fatti. E tra l'altro chi se ne è vantato, a una mia verifica, mi risulta sia già stato sconfitto dalla storia, come mi risulta, anche, che ormai molti siano infastiditi dall'aggettivo "comunista" del quale si fregia il quotidiano che ha diretto (perché lo ritengono usurpato). E le vendite crollano. Scusate, ma anche questi sono dati. Non dicono niente?
Se queste mie parole vi sembrano insincere o semplicemente fastidiose, allora prendete pure in considerazione, come dicevo all'inizio, l'idea di ritirare i miei contributi. "bagnai euro uscita" dà 40 pagine di link su Google. Voce dal sen fuggita più richiamar non vale. L'articolo è stato tradotto perfino in greco! E io la visibilità nemmeno la volevo, forse chi mi conosce lo sa. Ma deve proprio finire così? Perché?
Rimango in attesa del dialogo o del non-dialogo.
Alberto

Ovviamente fu non dialogo. Del resto, come avrebbe detto il barone di Charlus, j'avais vu tout de suite qu'ils n'avaient pas l'habitude... Pensavano di essere qualcosa, ed erano il niente.

Continuo quindi a non capire e a disapprovare i colleghi che per la soddisfazione sterile di esser letti da quattro gatti legittimano, con la loro dignità scientifica, come io ho fatto per errore e vergognandomene, lo sbilifesto, la cui squallida ipocrisia ha raggiunto ormai apici inarrivabili, che ci spingono a chiedere in prestito ad Angela Merkel la nota stampante (quella che stampa sui rotoloni Regina). Cosa altro fare, se non nettarsi le terga, con un appello contro il furto di informazioni firmato da uno dei terroristi del “l’uscita sarebbe una catastrofe”! Certo che ci vuole una faccia... da rotolone Regina, appunto.

Con questo credo di aver risposto anche a un lettore che qualche tempo fa mi ha scritto sulla mia email privata per chiedermi come mai a sinistra non esiste un forum come lavoce.info. Non è chiaro? Adesso lo spiego meglio. Qualche settimana fa ho ricevuto questa lettera (ma non mi ero cancellato dalla mailing list? Neanche quello sanno gestire?)

Cari amici di sbilinfo,
siamo nel pieno di una crisi che interroga nel profondo la scienza economica. Peccato che quest'ultima, però, non mostri  alcuna intenzione di farsi interrogare né mettere in discussione! Ma noi di sbilanciamoci.info ci proviamo, è per questo che, quattro anni fa, abbiamo messo su un sito di informazione economica. Proviamo adesso a fare con voi, collaboratori e autori di sbilanciamoci.info, un breve bilancio.
Le 157.077 visite a “sbilinfo” nel 2010 sono divenute 215.224 nel 2011, con una media mensile di 17.935 visitatori diversi. La crescita del numero di lettori/utenti dimostra che sbilanciamoci.info è un utile strumento di informazione e di approfondimento per chi è interessato all’analisi critica del sistema economico e all'elaborazione di idee sulle possibili alternative.
(omissis)
Dunque vi chiediamo di entrare in un gruppo di supporto. Un gruppo di “amici di sbilinfo”, che sostengono l'attività del sito versando una quota annuale di 100 euro. Il nostro obiettivo è arrivare a un gruppo di “100 x 100” (cento persone che versano cento euro ciascuna) entro il 31 luglio. Questo risultato ci consentirebbe di pianificare l'attività del sito almeno per un anno, con la garanzia di poter pagare alcune spese minime: la cura del sito da parte del webmaster, il lavoro del desk redazionale, la stampa di materiale in occasione di eventi pubblici.

Caspita! 200000 visite in un anno! Io ne faccio 300000 in un mese. Vedi, forse conveniva essere un po’ meno ristretti, un po’ meno orientati, dai, diciamola tutta: anche un po’ meno gelosi (come certe prime donne che passano da una gaffe all'altra perché sentono insidiato il loro futile primato), dire un  po’ di più la verità, ora che non è più possibile nasconderla, e magari qualcosa si combinava, no? Ma quello che non l’ha voluto non sono certo io. Carta canta e villan dorme, cari compagni... (nel senso di compagni di merende di Amato, che avete capito! Mica volevo offendervi, supponendovi una fede marxista...).

E tu, caro lettore, capisci ora perché non può esserci un lavoce.info di sinistra? Perché manca qualità. Perché lavoce.info di “destra” ha lo spessore scientifico per pubblicare contributi che siano anche critici riguardo al mainstream: esempio, il mio intervento critico sulle conseguenze che l’estrema liberalizzazione dei movimenti di capitale aveva avuto per l’Irlanda (e come al solito, anche lì seguì ampio dibattito). Questo a sinistra non può succedere per un motivo molto semplice: la sinistra ha mentito e ora non sa come gestire le conseguenze della sua spregevole menzogna. Una menzogna talmente enorme, che nemmeno i volenterosi colleghi che più o meno in buona fede e con maggiori o minori competenze stanno cercando di tirarla fuori dal guano riusciranno nell’intento. Ricordiamo sempre questo: uscire dall’euro per tenerci il Fognatore, la ‘zdora, lo sbilifestume vario, significa fare il lavoro meno che a metà. Questa gente deve dire che ha sbagliato, e poi deve scomparire con dignità. Oppure, se preferisce, può scomparire come ha mentito: senza dignità. L’importante è che scompaia, perché questo paese ora deve essere di chi lo capisce, lo ama, e vuole servirlo.

E questo è solo l’inizio. Sono in montagna, e i sassolini bisogna toglierseli dalle scarpe. E poi, sapete, la mattina... 

Torno al libro, ci sarà tempo per un'altra scarica di napalm (mi dispiace per Torny e per Basilisco, ma la morale della favola la sapete: so che vi fa pena, ma qui bene amat bene castigat).


E l’altro anniversario? Il solito, me lo dimentico ogni anno. Per favore, l’anno prossimo mi mettete un post voi il 9 agosto? Se lo fate, poi vi spiego perché ho tendenza a rimuovere il giorno più bello della mia vita, quello della mia prima liberazione. Il secondo... be’, so che sta arrivando, ma quando non lo so. Altrimenti comprerei titoli greci...

45 commenti:

  1. E così ora sapete il backstage dell'articolo che mi ha procurato tanta inaspettata notorietà. E, dopo lavoce.info, potete ringraziare anche lo sbilifesto. Alla fine, mi sarei accontentato di scrivere ogni tanto qualcosa lì, se fosse stato un posto civile. E voi non avreste avuto tante informazioni.

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    1. bene bene, mi sembra di poter citare la famosa frase :
      " non tutto il male viene per nuocere".
      Od anche "perfino tra il letame può nascere un fiore " ; e nel sbilifesto il letame come il sorriso nella bocca degli stolti , abbonda.

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  2. Professore, un OT. Tempo fa disse che avrebbe fatto un post riguardo alla mancata presenza nei dati dell'inflazione dei risultati dell'equazione 1000 lire = 1 euro, ha altre informazioni al riguardo ?

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    1. Secondo me ci sono due strade: una talpa all'Istat (e poi però le devi pagare il funerale), oppure un confronto con i PPP conversion rates dell'OCSE. Capito mi hai? Se servono più dettagli, provo a dare un'occhiata io...

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    2. In questi link si cita l'Eurispes : Alimentari, prezzi aumentati in un anno del 29% ma se guardi le iconette della grafica forse non si direbbe.
      Qualche anno fa mi ci ero incaponito e volevo vederci dentro passando per le tabelle dei prezzi pubblicate dalle Camere di Commercio.
      Non ci ero riuscito perchè non risultavano accessibili quelle dell'ultimo anno con la lira.

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  3. Se tutta questa brutta storia con lo sbilifesto ha causato la nascita di goofynomics, evviva lo sbilifesto ! Ho appena finito di leggere il tuo paper "unhappy families" e mi ha aperto la testa. In mancanza di una confutazione altrettanto rigorosa, questa è la spiegazione definitiva alla crisi e la guida per una exit strategy. L'unica cosa che ancora non riesco a incasellare nel tuo modello é il MES e la forte resistenza della germania ad approvarlo. Grazie per un tuo parere anche su questo. E grazie per aver condiviso con tutti noi i tuoi studi e la tua scienza. Sandro.

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    1. Il MES di fatto inflazionerebbe l'eurozona col risultato che chi ti ha prestato i soldi (la germania) dopo se li vedrebbe restituiti inflazionati quindi con meno potere d'acquisto. A quale creditore piacerebbe questa situazione? Ecco il perché di tali resistenze.

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    2. Ci credete che del MES non so quasi nulla? Credo rientri nel quadro che ha delineato Marco. Un altro rotolone per la stampante della Merkel, ovviamente, a uscita realizzata...

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    3. Se può servire, qui ho fatto una piccola sintesi

      http://piazzaverdi.blogspot.it/2012/07/e-fatta-siamo-nel-mes.html

      il testo del trattato si legge il mezz'ora (tu ci metti 5 minuti).

      Molto umilmente credo valga la pena approfondire i dettagli di questa "cosa" che, il 12 settembre, rischia di essere approvata anche dalla Germania.

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  4. La polemica con lo sbilifesto mi ha fatto scattare un'associazione di idee. Con questa intercettazione: “Siamo stati da Vendola… e con Vendola avevamo concordato… però non sapevamo di quest’azione… avevamo concordato un certo discorso, in pratica che dovevamo fare con questo tavolo tecnico… ehm… che aveva più obiettivi. Uno di quelli in ordine di tempo, uno di quelli, il primo, sconfessare i lavori di ehm dell’Arpa Puglia”.

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    1. A me risulta che anche gli elettori che, a prima vista si possono ritenere meno ingenui, ascoltano le parole dei loro beniamini, ma poi si disinteressano totalmente delle loro azioni (oppure non sono capaci di realizzare la portata di quelle azioni). Anni addietro parlavo con un laureato di economia non certo di primo pelo, di legislazione italiana del fotovoltaico. bersy era ministro (dell'industria mi pare). Dicevo che la legislazione era stata malfatta dal suo predecessore scajola e lui mi ha opposto («fresco come un quarto di pollo» : A.Camilleri) : Ma bersani che cosa può fare ?
      Per quanto riguarda direttamente ventola e sempre a proposito di fotovoltaico (si vede che mi occupo di energia?), in una conversazione tra amici e conoscenti è risultato che parecchi elettori di sel ascoltano il loro vate parlare di ƒogni e viƒioni ma non tengono minimamente d'occhio le azioni del loro preferito dato che non hanno idea che la Regione Puglia attua ƒogni e viƒioni in questa bella maniera e, ancora peggio, gli devi dire chiaro e circostanziato (ma com'è che non ci arrivano da soli?) che ci sono molti altri modi per fare le cose in modo da evitare condizioni svantaggiose a chi già si deve sbattere per portare avanti le piccole attività (favorendo invece le imprese più grandi). Così risultano svantaggiati anche i cittadini (grazie a Eco del link)

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  5. vicenda illuminante!!! Ho fatto bene a non votare a sinistra negli ultimi 25 anni! questi ragionano proprio così: il popolo non è in grado di decidere da solo devono aiutarlo LORO! Avevo intuito questa questa cosa ai tempi del liceo. Buona Montagna Prof. Bagnai

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  6. che effetto avrebbe secondo voi questa terapia?
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-14/allungare-debito-tabu-superare-064357.shtml?uuid=Ab4XFDOG

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    1. Ho controllato l'affermazione sull'avanzo di bilancia estera corrente ed effettivamente il Conto delle partite correnti cinese del 2011 è inferiore a quello tedesco sia in percentuale del PIL che in valore assoluto.
      Secondo l'IMF (World Economic Outlook Database, April 2012) nel 2011 la CINA ha registrato un avanzo di 201.000 miliardi di dollari mentre la Germania di 205.449. In percentuale del PIL siamo a 2.754 per la Cina e 5.744 per la Germania.
      Ha influito soprattutto un drastico ridimensionamento del surplus cinese che nel 2010 raggiungeva i 305.300 miliardi di dollari. (I dati cinesi 2011 sono solo una stima)

      Per quanto riguarda l'articolo, il punto chiave è questo:

      "È arrivata l'ora di posporre la data del rimborso del debito, soprattutto se si crede che il combinato effetto dell'attuale politica economica nazionale e di quella europea porti allo sviluppo perché consentirebbe di dare tempo al Paese di coglierne gli effetti".

      Personalmente gli effetti eviterei volentieri di continuare a coglierli. Ma proprio non vedo come il "combinato effetto" possa risolvere anche soltanto gli squilibri strutturali che l'articolo stesso coglie.

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    2. Fratianni e Savona sono due persone integre e quello che dicono ha un senso, ma il fatto è che ha molto più senso uscire. Le persone di buona volontà devono riunirsi attorno a questa ipotesi. Gli altri sono solo persone che stanno guadagnando da quello che succede, o sperano di guadagnare da quello che succederà sopo, traghettando la classe politica decotta che ci ha messo in questo casino e i loro informatori verso un futuro migliore, senza però alcuna ammissione di responsabilità. Significativo che nella stessa settimana un economista di sinistra dica che l'euro ha funzionato, e un altro dica che non ha funzionato... Non so se mi avete capito...

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  7. Caspita, che sferzata !
    Sono speechless....

    Comunque, visto che ha nominato il libro, se posso permettermi (non ha certo bisogno di suggerimenti e sono anche OT), cerchi di usare l'aggettivo (o il relativo avverbio) “darwiniano” (l'ho incontrato in una scritto di De Cecco). Fa “intellectual-chic” e al tempo stesso evoca la LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA .

    Eviti invece il riferimento alla maledizione cinese dei “tempi interessanti” . Sta diventando inflazionata.

    Potrebbe anche paragonare l'Italia a una goletta (piuttosto che al Titanic), con a bordo un piccolo carico prezioso ( gli assets rimasti), in navigazione nei mari perigliosi, pieni di squali e battuti da forti venti contrari, dell'economia globalizzata, finita sugli scogli e sul punto di essere depredata da pirati stranieri..

    Potrebbe poi spendere due parole sui rematori ( I cittadini onesti e il nerbo produttivo delle piccole e medie imprese), la zavorra e I topi (evasori fiscali, affaristi, furbetti di quartiere e politici ladroni che portano il maltorto in Svizzera) e, infine, I timonieri
    ( di destra, di centro e di sinistra, variamente colpevoli ) ........

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    1. Grazie. Non è una sferzata, è un resoconto. Mi sono un po' rotto i coglioni delle persone bifronti. Detto questo, ringrazio per l'affettuoso pensiero. Come avrai capito, anch'io, come Flaubert, sono un collezionista, più che un utente, di luoghi comuni. Il libro ti divertirà.

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  8. PS: Giacché mi trovo e visto che le piace la letteratura, oggi il NEW YORKER ha regalato ai suoi lettori una storia (molto anticomunista e altrettanto filoamericana) scritta da uno scrittore Yiddish:

    http://www.newyorker.com/online/blogs/books/2012/08/job-isaac-bashevis-singer.html

    Immagino sia oberato da impegni, “attacchi al napalm” compresi, ma magari riesce a trovare il tempo di leggerla prima della riapertura delle scuole.

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  9. Complimenti Prof. sempre un piacere leggerla. Io l'ho conosciuta per il suo articolo su il Manifesto, e fui molto colpito per il suo punto di vista e la coerenza della sua "visione" di insieme sulla crisi e dell'euro. Riguardo al titolo secondo me è stato un pochino ingeneroso con quelli di manifesto. Primo perché giornalisticamente funziona, e poi personalmente non ho letto un tentativo di evocare scenari catastrofisti, ma trovo che rende perfettamente l'idea del suo articolo, ovvero che l'uscita dell'euro è inevitabile. A proposito, ma sapremo mai chi era questo fantomatico Aristide ?

    Per chiudere due segnalazioni, direi interessanti:

    1) Roubini mi sembra perfettamente il linea ormai al suo pensiero. L'uscita dall'uscita dall'euro è ormai inevitabile e in europa si sta giocando un "gioco" pericoloso per prendere tempo
    Early Retirement for the Eurozone?

    2) WSJ: L'euro in pratica è defunto Is The Euro Dying Already? (senza punto interrogativo a leggere l'articolo ..)

    E allora auguri .. e lasci perdere con i titoli greci!

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  10. Gentile prof, le volevo segnalare un breve post di un tale bocconiano, piuttosto confuso, sull'Argentina: http://www.cadoinpiedi.it/2012/08/04/argentina_torna_il_rischio_default.html
    Ho provato a cercare informazioni su qualche giornale ma non ho trovato alcun tipo di riscontro, a parte un rallentamento dell'economomia legato alla situazione mondiale. Mi chiedevo se l'articolo e' pura immondizia o se c'e' qualche novita' sulla situazione Argentina. E' sempre uno dei casi piu' menzionati come paragone alla crisi dell'euro, ed e' quindi sempre interessante seguire l'evoluzione del loro caso.
    A riguardo del post, invece, confermo anche da parte mia (per quel che conta) il grosso desiderio di trovare un luogo di confronto delle opinioni "di sinistra", non solo economiche ma piu' in generale politiche. Goofynomics, giustamente, e' incentrato su un solo tema, ma credo ci sia molto bisogno di parlare anche di molto altro (senza sminuire l'importanza di quel che fa qui!).
    Saluti e buon lavoro per il suo libro.

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  11. Probabile che la Grecia faccia da cavia (come sta facendo da oramai 2 anni) http://www.cnbc.com/id/48671308

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  12. Che soddisfazioni che ci regala professore!

    Mi spiace solo che il libro non uscirà in tempo per portarmelo in vacanza sotto l'ombrellone (ma comunque ne ho di ciose da leggere prese dai suoi "consigli di lettura").

    Buona montagna e buon proseguimento di stesura

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  13. Non riesco proprio a capire questa necessità di vedere collocato il proprio pensiero "a sinistra", il diver impedire a Feltri di "sorpassare a sinistra".... stiamo parlando di categorie che hanno perso qualsiasi significato da decenni.

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    1. Caro, se tutte le cose che non capisci non avessero significato credo che l'unica soluzione razionale sarebbe il suicidio collettivo. Cerca di capire, fatti aiutare, ma non fare affermazioni così impegnative...

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    2. "stiamo parlando di categorie che hanno perso qualsiasi significato da decenni."

      Sì, eh? Sta a vedere cosa succede quest' inverno.
      La colpa più grave della sinistra è di essere riuscita a rendere innominabile un filosofo straordinario come Marx.
      Ora se ti dico "codici linguistici della classe dominante"*(nota) o "reificazione" ti viene immediatamente l'orticaria e dici che è un parolone vuoto, roba superata. Sai cosa sono? Prova a leggere qualcosa, magari dei riassunti per cominciare e scoprirai che Marx era materialista nel metodo ma il suo scopo era la realizzazione spirituale di ogni persona, di tutti e in nome del lavoro (alla fine lo spirito per un hegeliano è sempre al centro del discorso).
      Non va letto come se fosse la Bibbia, non va o "accettato" o "rifiutato", va pensato e ripensato criticamente e ti accorgerai di quanto sia attuale e di quanto ti riguardi personalmente; le conseguenze le devi trarre solo tu e non portano necessariamente a Mosca o a Cuba.
      Magari rileghi il libro con una copertina di Topolino così gli amici non ti guardano male.

      *(nota) A proposito di codici linguistici della classe dominante, il prof di questo blog ha scritto una volta, non molto tempo fa: "...quelli che pensano di fare la rivoluzione senza conoscere la lingua dei padroni".

      Qui:

      http://goofynomics.blogspot.it/2012/07/caro-emiliano-ti-scrivo.html

      Pensi di aver capito cosa intendeva?

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  14. Il lavaggio del cervelli operata dai mass-media nei confronti dell'irreversibilità dell'euro è molto forte, purtroppo, e il terrorismo psicologico pure.
    Ma l'informazione che sta facendo lei (e per fortuna non è solo) è davvero dirompente, penso che i suoi lettori cresceranno sempre di più, perchè che l'onestà intellettuale è vincente, la gente non è stupida, ha imparato a sue spese a conoscere i trucchetti della disinformazione e capisce dove shierarsi.
    Lo ha capito da molti segnali, anche da quello che sta succedendo all'Ilva, quanta gente deve morire per affrontare il problema dell'inquinamento? possibile che la salute della gente non conta niente?
    Siamo solo numeri, due conti messi su un quaderno, e la gente muore o si uccide.
    Alle prossime elezioni penso che la sinistra scomparirà del tutto, se mai era esistita prima. Avrà un sonora batosta che costringerà i vertici a un dibattito "coraggioso e costruttivo" per usare parole che a loro piacciono tanto, ma vuote e ipocrite, perchè il dibattito andava fatto molto prima, ora non c'è più tempo.

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  15. Professore io condivido pienamente la sua tesi (anche perché l'unica realmente scientifica e con una mole di dati a supporto impressionante), per cui credo che venderò tutti gli euro e comprerò dollari. Si salvi chi può!!!

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  16. Gentile prof, avendo da poco scoperto il suo sito, la ringrazio preliminarmente per la preziosa attività delucidatrice. Mi consenta di porle una domanda.
    E' purtroppo ormai evidente che l'euro si è rivelato per l'Italia un trappolone infernale, e ciò sarà in futuro sempre più evidente. Non è ancora molto chiaro invece quale giudizio storico bisognerà trarre per i padri italiani dell'entrata nell'euro, tra le seguenti sole tre alternative possibili:
    1) Erano in buona fede convinti che l'euro fosse uno strumento utile alla risoluzione dei problemi economici italiani, ma le loro aspettative sono state eluse da una serie di eventi imprevisti e imprevedibili;
    2) Erano in buona fede ma per incompetenza non hanno previsto il verificarsi di eventi che erano invece prevedibilissimi, o li avevano previsti e ne hanno sottovalutato le conseguenze;
    3) Erano in malafede perchè hanno operato contro gli interessi italiani per conto di interessi esterni (Bildeberg, Trilaterale, grande finanza internazionale, ecc.).
    Ho l'impressione che questo sarà un argomento di dibattimento per gli storici seri per i prossimi 30 anni. Sulla base dell'operato dei soggetti di cui sopra e dei documenti ad oggi noti, lei che idea si è fatta in proposito?

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    1. Vede, si torna sempre allo stesso punto: il motivo del successo di questo blog è che so di cosa parlo. E io faccio l'economista. Quello che lei mi chiede è un giudizio storico. In questo momento imperversano sul web storici dilettanti. Si fa sempre a finire nel complottismo forcaiolo. Se ti rifiuti di giocare quel gioco, ti danno dell'ingenuo o del venduto.

      Le spiego.

      Se in una zona sismica un terremoto butta giù una casa costruita male e ci sono delle vittime, c'è un processo. Il giudice si avvarrà di una perizia tecnica, perché per fare il magistrato non ha studiato ingegneria. L'ingegnere dovrà decidere se quello che è successo è accaduto per imperizia, o per dolo, per ricercare un profitto illecito, ecc.

      Può essere che semplicemente guardando una foto il perito capisca che il costruttore è stato un delinquente. Ma il giudizio non spetta a lui: spetta al magistrato e alla giuria.

      Il mio ruolo qui è quello del perito e quello che penso io non ha alcuna rilevanza per il giudizio della storia e soprattutto per il giudizio degli elettori: ha rilevanza quello che io mostro, cioè l'incompatibilità fra teoria e fatti economici da un lato e dichiarazioni dei politici dall'altro.

      Dopo di che, come principio metodologico, da un lato non c'è stato un unico attore che ha preso un'unica decisione in un unico tempo, e dall'altro in ogni singolo tempo ogni singolo attore nel prendere ogni singola decisione può anche aver avuto un miscuglio delle tre motivazioni che lei indica.

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  17. http://www.concertedaction.com/2012/08/16/nicholas-kaldor-on-the-common-market/

    Grazie all'autore del blog, Ramanan.

    Un passaggio interessante:

    "The events of the last few years - necessitating a revaluation of the German mark and a devaluation of the French franc – have demonstrated that the Community is not viable with its present degree of economic integration. The system presupposes full currency convertibility and fixed exchange rates among the members, whilst leaving monetary and fiscal policy to the discretion of the individual member countries. Under this system, as events have shown, some countries will tend to acquire increasing (and unwanted surpluses) in their trade with other members, whist others face increasing deficits. This has two unwelcome effects. It transmits inflationary pressures emanating from some members to other members; and it causes the surplus countries to provide automatic finance on an increasing scale to the deficit countries." (Kaldor 1971)

    E non parlava dell'Euro, ma delle rigidità di un sistema simile, cioè a cambi fissi tra i paesi aderenti al Mercato Unico e politiche fiscali decentralizzate.

    L'altro passaggio valido è:

    "But it is a dangerous error to believe that monetary and economic union can precede a political union or that it will act (in the words of the Werner report) “as a leaven for the evolvement of a political union which in the long run it will in any case be unable to do without”. For if the creation of a monetary union and Community control over national budgets generates pressures which lead to a breakdown of the whole system it will prevent the development of a political union, not promote it."

    Sbaglio o Kaldor aveva capito quello che ancora le star della sinistra non capiscono?

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    1. Se è per questo c'era chi lo aveva capito molto prima... ma questa è una sorpresina che teniamo per noi... Inutile: gli inglesi so' li mejo...

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  18. Questo articolo su Yahoo Finanza (!!) mi pare sconvolgente per la sua schiettezza:
    http://it.finance.yahoo.com/notizie/visto-londra-leuro-%C3%A8-gi%C3%A0-120300946.html

    Saluti

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  19. Gentile professore, apprezzo e trovo assai opportuno questo suo articolo. Forse è stato un po' severo? Forse la dirigenza ex PCI non sapeva, o non aveva capito, o non coglieva...?
    Forse no.
    http://archivio.unita.it/esploso.php?dd=14&mm=12&yy=1978&ed=Nazionale
    oppure
    http://tinyurl.com/bo8hyok
    Il merito di questo link va tutto al mio bimbo e alle sue ispirate ricerche. Personalmente consiglio una lettura calma e approfondita: sarà ricompensata con momenti di genuina delizia.

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    1. Ti ringrazia Giacchè che stava cercando l'intervento di quella persona che, come dice Basilisco, è passata dal sostegno all'invasione dell'Ungheria al sostegno alla Merkel ancheggiando come in un sambodromo... Non ho mai capito a chi si riferisse, e vi prego di non fare ipotesi! Che poesia le sue parole...

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    2. E comunque qui il PCI cosa c'entra? Sì, ci hai fatto vedere un altro voltagabbana, ma il problema non è quello, credo sia più profondo.

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    3. Scusa il ritardo, non dico su cosa sono ridotto a scrivere..
      Le pagine de L'Unità che ho linkato riportano il dibattito relativo all'ingresso dell'Italia nello SME. Come abbondantemente ricordato qui si trattava di una prima forma di convergenza, cui è seguita la "banda stretta", quindi l'Euro (toleransa sero). Si trattava, allora, di una versione molto soft dei vincoli attuali. Gli argomenti toccati sono quelli che la dirigenza del PCI voleva sottolineare e portare nel dibattito pubblico.
      - rischio che il nuovo sistema monetario tuteli solo gli interessi della moneta più forte
      - simmetrico rischio per le economie più deboli: perdita di competitività, mancata crescita, disoccupazione
      - rischio, per le economie deboli, di deflazione e "rigore a senso unico" (compressione dei salari, riduzione dei posti di lavoro)
      - trasferimento di risorse e coordinamento politico fra i paesi come unico e indispensabile rimedio ai rischi suddetti.
      Non mancano osservazioni sull'importanza del cambio flessibile come strumento di risposta alla crisi e sui problemi di un sistema decisionale europeo intergovernativo e tecnico, sottratto al pubblico dibattito.
      Non sono tutti i temi di cui si discute in questo blog, ma sono una bella fetta.
      Interessanti anche gli argomenti "urgenti" portati dagli europeisti ad ogni costo: non entrare subito nello SME significa recidere i legami con l'Europa, aprire la porta a nazionalismo, protezionismo e sciovinismo. Manca il populismo, gli altri argomenti sono gli stessi di oggi.
      Era il 1978. Molti dei protagonisti riportati su quelle pagine sono ancora vivi, tutto il gruppo dirigente piddino ha partecipato. Direi che avevano ragione, le eventualità temute si sono puntualmente realizzate. Nel frattempo si sono rimangiati tutto, compresa l'evidenza dei fatti; niente male.
      Le vicende personali, poi, sono storia minore ma vanno bene per farsi due risate.

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  20. Condivido con l'indignazione, che ho imparato a far mia, per chi parla di cose che non sa, anche se per "argomentare la cosa giusta", per l'insofferenza verso gli "-ismi" e così via. Recentemente mi son trovato a litigare con un amico "storico" perché mi aveva passato un libro di un prof che faceva storia economica senza aver chiari nemmeno concetti basilari di economia internazionale - del resto ho avuto la fortuna di un prof che confessò alla prima lezione di non aver dato una seconda chance a Braudel per molto meno...

    E le dirò che quando lo stesso amico mi ha proposto "La lotta di classe dopo la lotta di classe" di Gallino, gli ho dato una possibilità proprio perché incominciava denunciando una incredibile omodossia anche in economia e altri campi ma - per motivi di spazio - si sarebbe limitato al suo. E seppur non dicendo forse niente di nuovo, il suo mi sembra colga un punto molto più vicino al contenuto di questo blog di tante altre cose che si leggono. Insomma, forse se ognuno si limitasse al suo, qualcuno potrebbe anche non dover sparire per esser utile.

    Buona montagna e buon lavoro per il libro!

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    1. Se veramente Gallino scrive quello che dici, forse potrei dargli una possibilità! Ma adesso devo occuparmi di un'altra propaggine dello Sbilifesto, il buon Viale...

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    2. Mi riprometto di farle avere prima o poi una breve selezione. Non si parla di crisi dell'Euro, eh, per carità, ma di "lotta di classe a.k.a. Uga", articolato in modo un po' più simpatico del "finanz-capitalismo" su cui lo avevo letto su Repubblica etc.

      Per tornare al tema del post:
      "Come sfortunato è il paese dove si intende la semplice onestà, nel migliore dei casi, come eroismo. E nel peggiore dei casi come un disturbo mentale”, Vladimir Bukovsky, dissidente sovietico citato da Maria Alyokhina nella dichiarazione finale al processo contro di lei e le altre Pussy Riot.

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    3. Gallino ha fattodi più, ha scritto una lettera in cui dichiara:
      “La politica è scontro d’interessi, e la gestione di questa crisi economica e sociale non fa eccezione. Ma una particolarità c’è, e configura, a nostro avviso, una grave lesione della democrazia. Il modo in cui si parla della crisi costituisce una sistematica deformazione della realtà e un’intollerabile sottrazione di informazioni a danno dell’opinione pubblica. Le scelte delle autorità comunitarie e dei governi europei, all’origine di un attacco alle condizioni di vita e di lavoro e ai diritti sociali delle popolazioni che non ha precedenti nel secondo dopoguerra, vengono rappresentate … come comportamenti obbligati … immediatamente determinati da una crisi a sua volta raffigurata come conseguenza dell’eccessiva generosità dei livelli retributivi e dei sistemi pubblici di welfare. Viene nascosto all’opinione pubblica che, lungi dall’essere un’evidenza, tale rappresentazione riflette un punto di vista ben definito (quello della teoria economica neoliberale), oggetto di severe critiche da parte di economisti non meno autorevoli dei suoi sostenitori.”

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  21. http://www.tzetze.it/2012/08/il-tedesco-dal-volto-quasi-umano.html
    interessante intervista!!

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  22. E' calzante la metafora ?

    http://goo.gl/fb/ZwqGK

    (un piccolo contributo alla giusta causa di Goofy)

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  23. Recuperando le letture ferragostane, ho notato questo colpo di fioretto: "grazie a un articolo del Guardian, che ha impressionato tanto alcuni economisti poco familiari con la teoria delle aree valutarie ottimali (ma molto familiari con grano, tela, ferro e porci di sraffiana memoria)".
    La scarsa familiarità che lei denuncia, Profe, è molto manifest-a, ma qualcuno là ci prova, con ostinazione, manifest-ando la propria fiducia nella redenzione.

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  24. Professore, lei all' "economista" honoris causa Rangeri e ai fans dell' Euro e della Germania doveva mandare questa cosina qua ( già tradotta ovviamente ):

    http://www.bloomberg.com/news/2012-05-23/merkel-should-know-her-country-has-been-bailed-out-too.html



    Meglio preparati

    Il cambiamento nell’esposizione finanziaria della Germania ha importanti implicazioni sul suo ruolo di leader nella risposta Europea alla crisi. Prima che le banche Tedesche riuscissero a ritirare i loro fondi, rischiavano di perdere un sacco di soldi se la Grecia fosse uscita dall’euro. Ora eventuali perdite saranno condivise con i contribuenti di tutta l’area dell’euro – in particolare la Francia, le cui banche sono ancora molto esposte verso la Grecia. Forse questo è quello che intendono certi funzionari Tedeschi quando dicono che l’area dell’euro è più pronta ad un’uscita della Grecia.


    In definitiva, però, il costo di lasciar uscire la Grecia potrebbe ritorcersi sulla Germania. Se la corsa agli sportelli e le turbolenze del mercato costringessero anche Portogallo, Spagna, Italia e altri paesi a uscire dall’area dell’euro, le perdite potrebbero spazzare via gran parte del capitale delle banche Tedesche. Per non parlare del danno a lungo termine di una rottura dell’euro sulle esportazioni che guidano l’economia della Germania, e la possibile fine di un progetto Europeo volto ad evitare il ripetersi degli orrori di due guerre mondiali.

    Per evitare un tale esito, con o senza la Grecia, la Germania dovrà accettare tutto ciò che ha finora rifiutato, e altro ancora. Compreso il consentire alla BCE il finanziamento dei debiti sovrani. L’area dell’euro ha anche bisogno di un meccanismo che trasferisca automaticamente il denaro verso i paesi in difficoltà, così come il sistema di pagamento che ha salvato la Germania – un elemento che gli economisti da tempo hanno indicato come cruciale per rendere l’area dell’euro un’unione monetaria praticabile. Come abbiamo sostenuto, un fondo comune per la disoccupazione potrebbe essere un primo passo verso una tale unione fiscale.


    Quando il Cancelliere Tedesco Angela Merkel valuterà il prossimo passo da compiere nella crisi dell’euro – che potrebbe aiutare il ritorno alla crescita o, in alternativa, mettere a rischio la sopravvivenza dell’intera unione monetaria – dovrebbe tenere a mente che il suo paese è in debito con il sistema dell’euro tanto quanto la Grecia.


    Perché vede, Profe, loro sono esterofili. A un macroeconomista italiano non possono e non vogliono credere. E sennò che fine fa il tanto beneamato 'vincolo esterno'che da sempre invocano?

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  25. Prof.Bagnai,
    intanto la ringrazio già solo per la sua verve intellettuale che so bene la inorgoglisce e mette in imbarazzo i suoi interlocutori giornalisti che nei media TV le vogliono mettere il basto.
    I suoi accenni al BARONE DI CHARLUS, testimoniano le sue vaste letture che i suoi sostenitori,io fra questi, sanno riconoscere.
    Spero che Lei resista all'usura ,che la notorietà ,procurata dai gestori dei media s'affretterà a demolire o denigrare appena si renderà conto che il prof. è diventato un personaggio scomodo e pericoloso.
    Mi ritengo fortunato di averla conosciuta per caso su YouTube e per valutare la forza delle sue competenze e idee sto leggendo il suo libro "il Tramonto dell'Euro" che reputo un saggio (dovrei dire Il Saggio di Macroeconomia) indispensabile ,insieme a quello di Testo,per superare il relativo esame.
    Godibile infine la sua prosa scritta e parlata mai vista, né udita in questi ultimi 25 anni.(n Non sono più giovanissimo ma ancora desideroso di imparare da chi ha i talenti per scuotere le intelligenze del Paese. E riguardo alle/alla sinistra L'Italia si trova ,come la Francia in una crisi senza speranza di Civiltà.
    prof.Bagnai,tenga duro e gli italiani che hanno bisogno di soddisfare i propri bisogni superiori saranno con Lei, partire da una riconquista della Sovranità dello Stato che le sinistre hanno svenduto per un piatto di lenticchie,33 denari etc.

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