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giovedì 15 dicembre 2011

Liberalizzazioni: un gioco (politico) a somma positiva

Telegraficamente.

Il ministro Passera ha lamentato le incredibili resistenze incontrate dalle liberalizzazioni.

"Liberalizzazioni" è da qualche tempo il mantra di una certa sinistra (quella di destra). Ho cercato un giorno di farmi spiegare da un giovane brillante piddino cosa fossero esattamente. Mi ha spiegato che tagliare il deficit era necessario, ma che con le liberalizzazioni l'economia sarebbe ripartita, perché, ad esempio, abolendo l'ordine dei notai, le parcelle si abbasserebbero per effetto della concorrenza, e questo sarebbe un grande guadagno per i consumatori.

Il povero e tristo Gaddus ha una sola risposta per queste e altre discorse: "Già."
(dal solito Giornale di guerra, 31 luglio 1916)

Perché ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate. E se "la linea del partito" è che le liberalizzazioni ci salveranno, inutile provare a far capire al piddino di turno che dal notaio non si va tutti i mesi, mentre la pensione arriva (se arriva) ogni mese. Limitarsi ad annuire con aria compunta può salvare una serata, se non un'amicizia (caso mai qualcuno di voi abbia amici di questo tipo).

Ora, il fatto è che le liberalizzazioni finora sono andate male, molto male, come ammette candidamente Repubblica (che in teoria è l'organo di quelli che sarebbero favorevoli ad esse). Già, perché pare (dico pare) esse si siano tradotte in aumenti (anziché diminuzioni) di prezzi. Misteri della concorrenza! Chi se lo aspettava! Io sì, perché per lavoro insegno i fallimenti del mercato. Ma la linea del partito è che il mercato funziona, quindi...

Sta di fatto che un aumento dei prezzi è una diminuzione del salario reale e quindi ha un impatto recessivo.

E allora vorrei rassicurare Passera: se le tenga care queste resistenze alle liberalizzazioni, che gli fanno un gran comodo: lui comunque cadrà in piedi.

Infatti se liberalizzerà probabilmente farà contenti tanti amici (andate a leggere su Repubblica come è andata con le assicurazioni Rca: +184%!). Se invece  non riuscirà a liberalizzare otterrà due benefici certi: ex ante, quello di non rendere ancora più recessiva una manovra che già lo è, per ammissione della stessa Confindustria; ex post, quando la manovra avrà comunque avuto gli effetti da manuale che ovviamente avrà, e che l'ottimissimo Piga documenta così bene per il caso della Grecia, Passera avrà il vantaggio di poter dire, se qualcuno lo starà ancora a sentire, che le cose sono andate male perché, poverino, non gli hanno fatto fare le liberalizzazioni!

E i piddini (almeno, quelli che vanno tutti i giorni dal notaio) diranno: "già"...


(Dedicato a Michele, il tiorbista rosso).

104 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Sul precedente fallimento delle liberalizzazioni:
    http://www.cgiamestre.com/2011/12/le-liberalizzazioni-sono-state-un-flop/


    Claudio

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  3. Mi faccia capire: la scienza economica dimostra che le liberalizzazioni portano ad un aumento dei prezzi? O forse solo a certe condizioni?
    Grazie
    Claudio Martini

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  4. Ehm... non riesco a postare un commento.
    C'è qualche problema da qualche parte?

    Sergio Polini

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  5. @Sergio

    Mi è arrivato sei o sette volte il tuo post, che conosco e condivido, ma a me risulta eliminato da te. Pensavo che volessi correggerlo. In questo momento ho mezzi tecnici limitati, da domenica posso forse aiutarti di più. Mi dispiace per l'inconveniente ma non dipende da me!

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  6. Succedono cose strane. Ad esempio Google ha disattivato il mio account.
    Poco male, visto che lo usavo solo per questo blog.
    Provo a rimandare il post come "Anonimo": è un argomento che mi sta troppo a cuore ;-)

    Grazie.

    Sergio Polini

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  7. Mi sa che non dovevamo toccare (il) Passera...

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  8. Se vuoi ti "posto" io, ma sono in campagna con poco campo.

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  9. esempio insignificante:

    ho acquistato una nuova auto e mi sono preso la classe di rischio + bassa presente in famiglia. Questo mi sembra un risultato interessante.

    le diffusione delle compagnie aeree low cost oppure il ribasso delle tariffe telefoniche sono un altro successo.

    ad esempio in Gran Bretagna, lo so perché ci ho vissuto, il remortgage rende l'accesso alla proprietà immobiliare piu' facile.

    gli albi professionali, commercialisti, geometri, giornalisti vengono di solito rivenduti come lo strumento indispensabile per garantire un livello qualitativo elevato...scusate ma i giornalisti britannici o americani che non hanno nessun albo professionale sono degli incompetenti? a me non sembra, e conosco molto bene la BBC semmai sono gli italiani ad essere i servi della casta...

    come si fa a schierarsi contro le liberalizzazioni in un paese come il nostro?

    sono sicuro, che una parte di quel famoso differenziale di inflazione fra nord e sud europa, sia dovuto ad un livello inferiore di liberalizzazioni.

    Troppo comodo svolgere una professione sapendo che nessuno puo' farti concorrenza, se non dopo aver fatto N anni di praticantato, aver affrontato N volte un esame privo di senso ed averlo passato solo dopo aver giurato fiducia eterna al notabile locale. Questo significano in italia gli albi.

    sono moderatamente in disaccordo con lei...

    angelo angeletti

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  10. @Claudio

    Ne parleremo con più calma, comunque sì, solo a certe condizioni, che però sono quelle prevalenti in pratica. Perché la cosiddetta "teoria" economica in realtà è una cosa molto pratica, molto di buon senso...

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  11. @Angelo

    Cosa pensa dell'indagine della CGIA di Mestre? È possibile che sia distorta ideologicamente? In ogni caso, viva il disaccordo e viva le differenze. Report ha fatto molte inchieste su chi paga per le low cost. E il problema è: quanto ha pagato con la classe di rischio inferiore? Viva le differenze, viva le esperienze, ma, affettuosamente, abbasso gli aneddoti, con i quali si può dimostrare di tutto, ma che non dimostrano niente.

    Dopo di che, per me oltre all'albo andrebbero aboliti anche certi giornalisti (quelli che ci hanno "informato" sull'euro), e, ad esempio, personalmente abolirei da ieri il valore legale del titolo di studio, che in pratica non esiste già più...

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  12. Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Liberalizzazioni: un gioco (politico) a somma posi...":

    Le "liberalizzazioni" termine che ha preso il posto dell'ormai troppo sospetto privatizzazioni sono una truffa, bisognerebbe capire da cosa ci si voglia "liberare" e a favore di chi.

    Nel caso specifico i prezzi dei taxi italiani sono fra i più bassi d'europa e il servizio non è stato "liberalizzato", il sistema di distribuzione dei farmaci italiano è tra i più efficaci del mondo attualmente, il problema semmai è cambiare l'attribuzione delle farmacie che sono date in eredità non di regalarlo alla lidl... o meglio CANCELLARE TUTTI I FARMACI INUTILI, LIBERARSI DALLE MULTINAZIONALI DEL FARMACO e far tornare i farmacisti a fare i farmacisti! hanno un titolo di studio elevatissimo e capacità paragonabili a quelle dei medici i farmaci dovrebbero FARLI NON SPACCIARLI!

    Vogliamo parlare del fatto che paghiamo meno il telefono? Bene dobbiamo mettere nel conto anche il fatto che abbiamo smembrato e distrutto la telecom italia nel conto della bolletta va messo anche questo con tutti i contorni...

    le autostrade le paghiamo di più le assicurazioni sono diventate un vero incubo io più non faccio incidenti (mai fatti) più miglioro la classe di merito e più pago! Fare l'assicurazione in base ai chilometri percorsi pagando 0 se si percorre 0 no eh?

    Insomma io mi sono veramente stancato di essere preso per i fondelli
    Non sopporto la vulgata per la quale.. "visto che i politici sono ladri a gestire la cosa pubblica l'unica soluzione è vendere la cosa pubblica ai privati" bene allora visto che odio mia moglie mi taglio gli attributi così LE faccio dispetto! Mandare in GALERA qualche politico no eh?

    Leggevo su un forum di liberisti le fantasiose ricostruzioni di come nasce lo "stato" e dei motivi per cui è bene "liberarsene" UNA TOTALE FOLLIA intere teorie economiche portate avanti da gente che non sa nemmeno la traduzione del termine "stato" non sanno nemmeno cosa significhi la parola "stato" avrei capito non capire il significato del termine "diritto" che può essere più complicato ma il significato di stato! non ci volevo credere sembrava di leggere le favole intere leggende nate dal nulla sul nulla qualcosa di allucinante e parlano di "libertà"! bene per inciso il liberismo è l'esatta negazione della libertà, la libertà è rispetto per la libertà degli altri se va oltre diventa prevaricazione ma loro lo chiamano liberismo e sono tutti contenti.

    @ sergio polini ho letto su altro sito un tuo articolo davvero molto illuminante in tal senso non so forse è quello che volevi postare anche qui?

    Giuseppe



    Postato da Anonimo in Goofynomics alle 16 dicembre 2011 23:36

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  13. Ho postato io il commento di Giuseppe, che mi è stato notificato da Google, che però non me lo fa vedere sul blog. Farò altrettanto con quello di Sergio. Ovviamente sono solo problemi tecnici. Poi non dite che sono un complottista...

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  17. Il fatto che le liberalizzazioni non creino necessariamente crescita economica e che non possano costituire il contravveleno a tanta ottusa (o occhiuta?) austerità non rappresenta un argomento sufficiente per ritenere sbagliato farle.
    Il motivo per cui la retorica neoliberista è così egemone è perché non è una “verità” economica ma, al contrario una mistica politica. Falsificare o anche solo dubitare delle sue tesi di fondo è un riflesso polemico condizionato che però non sposta di un millimetro la fame di “trascendenza” che la alimenta. Sbaglio?
    Ps: L’ho “conosciuta” ascoltando e vedendo un suo intervento su You Tube. Mi sembrava un luogo pubblico. Dovesse ricapitare intendevo…
    Saluti, Massimo Ciuffini

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  18. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  19. @ Sergio Polini

    Grazie mille spieghi in maniera perfetta ed inappuntabile dal punto di vista tecnico. Io, non avendo gli strumenti culturali, tendo a filosofeggiare troppo :-)
    Grazie ancora

    Giuseppe

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  20. @Sergio Polini

    Domanda facoltativa: come interpreti l'intervista di Draghi al financial times in cui avverte ufficialmente sui timori per la rottura dell'euro drammatizzando il fatto che con l'uscita dalla moneta unica i paesi non si salverebbero nemmeno svalutando la moneta e si avrebbe una forte inflazione?
    http://it.finance.yahoo.com/notizie/draghi-rompe-tabu-avverte-rottura-082029473.html
    Sembra una domanda retorica, ma insomma se hai voglia di rispondere apprezzo davvero molto i tuoi commenti ricchi di fonti, anche se in realtà sull'argomento sia tu che il professore siete stati fin troppo chiari.

    Giuseppe

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  21. Caro Polini, che le liberalizzazioni fatte dal centro sinistra siano molto molto discutibili non v'è dubbio alcuno. La prego però di commentare questo semplice esempio ( rappresentativo non so sino a che punto di tante altre attività economiche...).
    Un giovane si laurea in architettura. Perchè deve sostenere un esame di stato e per esercitare la professione deve iscriversi ad un ordine? Non basta forse che abbia frequentato con sucesso l'università statale che gli riconosce il titolo di dottore in architettura? Ritiene che una liberalizzazione del genere abbai riflessi negativi sulla bilancia dei pagamenti?

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  22. @ Pofesoor bagnai (ed anche per Sergio Polini se ha voglia)

    Cosa ne pensa dell'ultimo rapporto dell'agenzia GEAB globaleurope anticipation bulletin?
    QUi la traduzione in italiano: http://informazionescorretta.blogspot.com/2011/12/geab-60-italiano.html
    qui il sito in inglese:
    http://www.leap2020.eu/GEAB-N-60-is-available-Global-systemic-crisis-USA-2012-2016-An-insolvent-and-ungovernable-country_a8481.html

    Diciamo che è fortemente europeista e dipinge un quadro a tinte fosche per usa ed uk nei prossimi anni.

    Giuseppe

    RispondiElimina
  23. ribadisco la domanda al prof. e a tutti coloro che ritengono le liberalizzazioni una pagliacciata:

    siete certi che nel famoso differenziale di inflazione degli ultimi 15 anni fra nord e sud europa, ritenuto la causa scatenante della tempesta europea, non abbiano inciso anche le mancate liberalizzazioni???

    a me sembra una domanda interessante. Se lo chiedessimo ad Alesina e Giavazzi loro ci scriverebbero su un bel libro...

    Angelo

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  24. @Angelo

    Non ritengo le liberalizzazioni una pagliacciata, ma ritengo un ingenuo o un furbo chi le propugna come risolutive o anche semplicemente benefiche in determinati contesti, fra i quali quello italiano. Naturalmente non c'è nulla di male a essere ingenui, e nemmeno a essere furbi.

    Mi spiego.

    Intanto, partirei dal dato dell'indagine della CGIA di Mestre che dice che i prezzi in molti settori liberalizzati sono cresciuti in modo abnorme. Non credo che la CGIA menta, perché fra l'altro non dice una novità: da persona che queste cose le insegna, posso dirti che il libro che cerchi è già stato scritto. Va bene qualsiasi manuale di politica economica del terzo anno. Suggerisco, ad esempio, la lettura di Nicola Acocella (2003) Le politiche microeconomiche, Roma: Carocci (seconda edizione con esercizi, 2009).

    Se avrai la cortesia di andare a pag. 127 leggerai che i prezzi delle voci liberalizzate hanno manifestato una chiara tendenza a crescere a tassi più elevati ("circa 3.7% invece che 1.9% nell'ultimo decennio").

    Non è così strano.

    Probabilmente solo chi non sa (perché nessuno glielo ha spiegato) cosa è la concorrenza può pensare che essa esista in pratica. I settori nei quali le liberalizzazioni hanno inciso sono tutti caratterizzati da situazioni di monopolio naturale, oligopolio o concorrenza monopolistica (quando va bene). E quindi non è strano che liberalizzando i prezzi aumentino, invece di diminuire.

    Caro Angelo, mi dispiace, ma è così, ed è così, come vedi, non solo in pratica, ma anche in teoria. Sta a te decidere se votare o meno chi ti dice il contrario: queste sono scelte personali, anzi, in Italia direi che sono scelte sentimentali... quindi non sindacabili!

    Ti ringrazio per il dissenso e tornerò con più calma sul punto a esami finiti (e ce ne vorrà)...

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  25. @ Angelo ultimo commento

    Beh allora secondo Alesina e Giavazzi la camorra è anni luce avanti visto che è un movimento tipicamente "liberalizzante" a napoli (vado a memoria non so se è tuttora attivo) c'erano i taxi e gli autobus "liberalizzati" prezzi competitivi ed orari rispettati con buona pace di Saviano.
    Il tranello nasce dal fatto che sembrano positive, ma io a proposito dei farmacisti non ho certamente letto nulla ad esempio sulla libertà di scelta terapeutica (quella sarebbe vera libertà io ad esempio voglio liberalizzarmi dalle multinazionali e dalla monsanto ovviamente le liberalizzazioni non portano a questo...) ma è facile parlare di questo in america i farmaci sono "liberalizzati" e le stesse molecole che a cuba costano pochi centesimi negli usa costano + di 100 dollari. Del resto la svendita dell'IRI venne spacciata per una grande prospettiva per i cittadini il nuovo eldorado perchè i politici rubavano vero? Condivido il professor Nino Galloni che sta rivalutando non solo l'IRI ma anche la cassa per il mezzogiorno lo sai cosa è arrivato a dire?: un conto è rubare sui profitti un'altra cosa è continuare a rubare sulle perdite...
    Al netto dei furti siamo noi che abbiamo perso il patrimonio pubblico ma i ladri continuano a rubare! ma con le privatizzazioni non si dovevano abbassare i prezzi che il sacro mercato ci avrebbe tutelati etc etc etc etc etc.
    Ora chi ci risarcisce? Ci andiamo a riprendere l'Alfa Romeo lanciando pietre sulla polizia? L'imi come ce la riprendiamo? La telecom? L'Ente Nazionale Idrocarburi che non è più nazionale come ce lo riprendiamo? La motta, l'Alemagna? Le assicurazioni? il 36% del pil italiano ce lo riprendiamo con la cassa depositi e prestiti? Ah ce lo vietano le norme europee.

    Giuseppe

    RispondiElimina
  26. @Sergio

    Risolto l'arcano. Parli troppo, e quindi Blogger ti ha messo nella cartella spam! Mi dispiace, non avevo pensato a controllarla. Appena ho un attimo recupero i tuoi commenti che non sei riuscito a pubblicare da solo, e cerco di impostarti come "non spam".

    Idem per Giuseppe!

    Mi dispiace che proprio i più affezionati vengano colpiti così ingiustamente...

    RispondiElimina
  27. @Sergio

    P.s.: caso mai non fosse chiaro: parli troppo secondo Google, perché a me fa ovviamente piacere se intervenite largamente, imparo molte cose. Purtroppo nei prossimi due giorni sono "di botte" per la mesta cerimonia (o se volete la tragica farsa) degli esami. Non è "off topic", tutt'altro.

    Vi faccio un esempio: un anonimo sopra si chiede perché mai un giovane laureato debba anche iscriversi all'ordine degli architetti (sottinteso: visto che la laurea ha valore legale). Io invece ogni tanto mi chiedo: perché la laurea deve avere valore "legale"? Cosa vuol dire?

    I miei "vecchi" laureati, che hanno aperto aziende o società di consulenza, mi dicono che quando devono selezionare una persona l'ultima cosa che guardano è la laurea (compreso voto e esami sostenuti). E li capisco benissimo. Per capire se una persona vale qualcosa basta parlarci. L'idea che l'unviersità debba "professionalizzare" è una truffa. Direi, aforisticamente, che l'università "utile" e il voto "utile" sono state le due truffe più dannose proposte da una certa politica italiana negli ultimi anni.

    Ma questo discorso (mi chiedo) può valere per tutte le professioni? Non lo so. Una delle tante cose che non so e per sapere le quali ho deciso di confrontarmi con gli altri, cioè con voi.

    Dal mio punto di vista, però, l'abolizione del valore legale semplificherebbe molto ma molto il lavoro. Non faccio in tempo a spiegarvi perché, ma magari qualcuno lo intuisce.

    E quindi: esami.

    RispondiElimina
  28. @Giuseppe su Draghi

    Senza scomodare Sergio. Forse sarebbe il caso, nell'analizzare certe affermazioni di politici e tecnici, di valutare quali sono i loro incentivi e le loro premesse di valore.

    Senza entrare nel merito tecnico delle osservazioni del dott. Draghi (per le quali rinvio gli interessati a post passati e futuri e soprattutto al par. 17.4 del testo "International Finance and Open Economies Macroeconomics", di Giancarlo Gandolfo, Springer Verlag), mi limito ad osservare che la dissoluzione dell'euro rappresenterebbe per lui la perdita del posto di lavoro, ed è quindi assolutamente comprensibile, sotto il profilo umano, che egli tenda a presentarla come una tragedia. Sarei curioso di sapere come spiega, il Draghi, il fatto che dopo una svalutazione del 200% in Argentina l'inflazione fu solo del 20%, e il fatto che dopo una svalutazione del 20% in Italia l'inflazione calò dal 5% al 4% (vi risparmio i decimali).

    Non lo spiega?

    Peccato: Gandolfo invece sì...

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  29. Beh, per quanto riguarda le premesse di valore di Monti credo che Brancaccio le abbia bene individuate, e dunque possiamo farci un'idea di cosa ci aspetta.
    http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2011/11/su-monti-e-i-poteri-forti1.pdf

    P.S. interessante blog, grazie.

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  30. Caro Prof. Bagnai, le volevo chiedere un consiglio per un libro di testo che analizzi e illustri i nessi causali che determinano un aumento dei prezzi o delle tariffe a seguito di una liberalizzazione dei servizi pubblici locali o degli ordini professionali. Anche se le evidenze empiriche dicono questo, non riesco a capire da un punto di vista logico quali siano le condizioni di causa-effetto che le determinano. La ringrazio anticipatamente.

    Carlo.

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  31. @ professor Bagnai

    beh almeno abbiamo chiarito che non è stato passera ma google in persona!
    é quasi un onore per me...
    devo registrarmi al suo blog se solo riuscissi a capire il signor google cosa voglia di preciso ho già troppi account!

    Giuseppe

    RispondiElimina
  32. @Massimo Ciuffini

    "E all'angelo della Chiesa di Laodicea scrivi: questo dice l'Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio. Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né ardente. Oh, fossi tu freddo o ardente! Ma poiché sei tiepido, e non freddo né ardente, sto per vomitarti dalla mia bocca."

    Incipiam te evomere ex ore meo (per i tridentini).

    Lei dà sempre testimonianza di grande equilibrio nei suoi interventi e personalmente lo ho sempre apprezzato. In questo caso però mi spiace farle notare che sbaglia, e sbaglia tra l'altro in un modo un po' fastidioso per me (che infatti seguendo il consiglio del mio direttore di dipartimento ho contato fino a 10000 prima di rispondere).

    Il motivo del fastidio è semplice. Nella sua legittima ostentazione di equilibrio leggo una implicita attribuzione di faziosità ai miei argomenti. Ora, sì, è vero, io non sono tiepido. E infatti nei Demoni di Dostojevskij preferisco (come tutti) Stavrogin al povero Stepan Trofimovic, l'intellettuale equilibrato della sinistra per bene e decotta (che esisteva già allora, che è sempre esistita...). Ed è anche vero che sono etnicamente fazioso, in quanto fiorentino, e fiorentino della diaspora (i peggiori).

    Ma gli argomenti che porto sono materia di manuale del triennio, e hanno una logica economica estremamente semplice e stringente, che ho esposto nella discussione.

    Quindi lei purtroppo questa volta sbaglia. Tuttavia, siccome tengo molto alla sua partecipazione a questo blog, le dedicherò una spiegazione più dettagliata e esplicita, della quale mi pare abbia bisogno anche Carlo.

    Lei però mi può fare una cortesia? Mi può spiegare in cosa il neoliberismo differisce dal liberismo?

    Haec dicit Amen, testis fidelis et verus... (Apocalisse, III, 14).

    E adesso dedichiamoci a un'apocalisse minore: il primo appello di politica economica.

    Penitenziagite!

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  33. @Carlo

    Intanto ti faccio i miei complimenti perché a differenza del colonnello Buttiglione tu almeno all'evidenza ti arrendi (non so se ve lo ricordate: "un vero soldato non si arrende mai, nemmeno davanti all'evidenza...").

    Non ti offendi se uso il metodo maieutico? Perché la risposta, ne sono certo, è dentro di te, ed è quasi certamente quella giusta (tra l'altro, l'ho data nella discussione). E mi riconosco molto in Chamfort, quando dice "tout ce qu'on m'a appris je l'ai oublié, ce que je sais encore je l'ai deviné".

    Vorrei quindi che il nesso causale lo indovinassi tu, in modo che ti rimanga stampato in mente meglio che se te lo spiegassi io.

    E per fartelo indovinare ti pongo una domanda socratica: "Perché mai le liberalizzazioni, o Carlo, dovrebbero far diminuire i prezzi?".

    Se tu mi rispondi, il dialogo va avanti e in tre mosse ti spiego quello che vuoi sapere ;).

    A presto?

    RispondiElimina
  34. Ah professore è fiorentino? Ecco i motivi della sua tendenza al complottismo! Evidentemente è ancora vivo il ricordo della congiura dei Pazzi (non so si può dire congiura dei Pazzi o si viene accusati di complottismo retrò?) anche li credo di ricordare che questa bella famiglia di banchieri volesse "liberare" Firenze certo che sono tutti "fissati" con la libertà eh :).
    In questa ottica è per lo meno interessante notare le iscrizioni sulla medaglia che ricorda detta congiura, la faccia che raffigura Lorenzo il magnifico reca l'iscrizione "salus publica" l'altra che raffigura l'assassinato Giuliano evidenzia l'iscrizione "luctus publicus", che i Medici fossero troppo poco liberisti per i gusti di alcuni banchieri?

    In bocca al lupo per gli esami

    Giuseppe

    RispondiElimina
  35. Caro Professore, lei mi può dare del tiepido perché mi conosce solo attraverso le poche righe che le scrivo. Nei suoi confronti non sono equilibrato, piuttosto circospetto. Ho il fondato timore di dire coglionerie. Per me non c’è differenza tra liberismo e neoliberismo, nei termini in cui, come le ho già detto senza malizia o ingenuità, non ho studi economici alle spalle.
    Seguo il suo blog con attenzione ed anche divertimento, visto che la sua vis polemica è notevole ed il suo linguaggio sia parlato che scritto colorito e divertente. In televisione dovrebbe andare lei e non Brancaccio che con quel completino giacca nera e maglietta a V e quell’aria un po’ troppo professorale non buca a dovere lo schermo come probabilmente lo farebbe lei.
    Detto questo, lo seguo per avere, ex-post, quelle conferme tecniche di quello che ho sempre pensato. Essendo del ’66, l’egemonia culturale del liberismo (o neo dica lei) me la sono vista in diretta. E non è stato un bello spettacolo. E’ chiaro come ultimamente il consenso al pensiero unico si stia sgretolando tanto che grandi firme di giornali liberisti (o neo, dica sempre lei) come Rampini di Repubblica possano tranquillamente parlare in prime-time di EGUAGLIANZA. Sulla rete si possono leggere molte notizie interessanti ed anche commenti corrosivi come i suoi (se la moneta unica finisse, Draghi perderebbe il posto di lavoro è una vera perla di sarcasmo). E’ chiaro che non posso che rallegrarmene. Peccato che però sia un po’ tardi e che i danni maggiori siano oramai stati già fatti. In questo sonno della ragione di 30 anni (sono d’accordo con lei, chi ancora non vuole vedere oggi è indiscutibilmente complice) oltre a venir meno le critiche al liberismo dominante sono però venute meno anche le proposte di come superarlo. Quando arriverà il tempo dell’offensiva del Tet? Quando i guerriglieri dopo aver fatto saltare i tralicci e i ponti, sfideranno in campo aperto l’esercito occupante? Quando sarà il tempo di costruire? Nell’impazienza spesso la punzecchio. Ma non lo faccio con cattiveria, è solo che non riesco ad attendere oltre.

    RispondiElimina
  36. Dimenticavo...Auguri,Massimo Ciuffini.
    Ps. Brancaccio è bravissimo. Spero che non me ne voglia se lo preferivo con la barba...

    RispondiElimina
  37. @Massimo

    Eri stato spammato, ma sono troppo narcisista per rinunciare ai tuoi complimenti. Poi parleremo anche della sostanza.

    RispondiElimina
  38. Come risponderebbe a un piddino che porta come esempio della bontà delle liberalizzazioni i prezzi dei servizi telefonici? Perché lì, in termini di prezzi, le liberalizzazioni hanno funzionato. E' semplicemente un caso che conferma la regola del manuale di economia del terzo anno?

    RispondiElimina
  39. @PDino anonimo

    Carissimo,

    solo due osservazioni: una regola deve ben ammettere delle eccezioni! E nel caso dei servizi telefonici le forze in campo sono molte, incluso il progresso tecnologico.

    Ma se su un decennio si osserva che l'inflazione dei prezzi liberalizzati è doppia rispetto a quella degli altri prezzi, uno una domanda se la deve pur porre, no?

    A proposito: tu quanto spendevi per il telefono prima delle liberalizzazioni? E per l'RCA quanto spendi, dopo le liberalizzazioni?

    Vedi, non è colpa mia se una certa sinistra si è voluta suicidare. Io ne soffro più di te. Ma rimane il fatto che una certa sinistra crede nel mercato come ci può credere solo chi non sa di cosa stia parlando. E questo fa male a tutti, anche alla destra!

    Comunque, ripeto, visto che l'argomento appassiona ci tornerò. Ripeto anche che NON è il mio campo di indagine scientifica, e quindi che NON posso andare molto oltre quello che sta nei manuali (nei buoni manuali). Ripeto anche che NON sono contro le liberalizzazioni, purché siano VERE liberalizzazioni, cioè purché vengano attuate nel contesto di un mercato EFFETTIVAMENTE concorrenziale. Altrimenti la liberalizzazione, invece di far scendere il prezzo verso il costo marginale, lo farà salire verso il ricavo marginale. Amen.

    Grazie per lo stimolo e per la critica.

    RispondiElimina
  40. Purtroppo all'epoca ero ancora troppo piccola per occuparmi dell'RCA. Grazie per la risposta, aspetto con ansia i prossimi post sull'argomento (dove sarei curiosa di leggere i settori in cui secondo lei, in Italia, si dovrebbe liberalizzare). E aspetto anche che il commentatore Carlo risponda alla sua domanda, il metodo socratico funziona sempre!

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  43. Caro professore,

    credo che il processo logico sia il seguente:

    La liberalizzazione dei servizi pubblici locali e/o delle tariffe degli ordini professionali potrebbe portare, sotto determinate condizioni, e soprattutto in assenza di concorrenza, a dei fallimenti del mercato.

    Quindi da punto di vista tecnico, se non sbaglio, la concentrazione dell' offerta in pochi "soggetti" dovrebbe ridurre l' elasticità di quest'ultima a variazioni della domanda, facendo lievitare o sostenere il prezzo. In tal senso, forse, una regolamentazione delle tariffe potrebbe porre un rimedio al loro stesso aumento.

    Uso il condizionale in quanto non vorrei dire fesserie.

    Piccolo appunto: nel caso dei servizi pubblici locali, vorrei ricordare la teoria dei monopoli naturali.
    Essendo stato allievo del prof. Acocella, posso confermare che nel suo manuale era messo per iscritto chiaramente che non esistessero alcune prove empiriche della maggiore produttività dei soggetti privati rispetto al pubblico, soprattutto nei settori soggetti a monopolio naturale.

    Un' ultima domanda: qual'è la differenza tra liberalizzazioni e privatizzazioni? Non mi è mai stata chiara e definita la differenza, per lo meno concettualmente.

    Concludo dicendo che il metodo maieutico sia stato molto positivo in tal senso, previ errori da parte mia nell'analisi :)

    Carlo

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  44. Ergo, con l'ausilio dei chiarimenti del sempre ottimo Sergio Polini sulla Telefonia, si conclude che la risposta da dare ad un piddino che porta come esempio della bontà delle liberalizzazioni i prezzi dei servizi telefonici, è la seguente:

    "Vieni giù dalla pianta una buona volta!"

    Eccheca...

    Niente di personale neh... faccio così perché, tanto per fare il verso al Prof,
    "Ego, quos amo, arguo et castigo"

    ... che ar Testaccio se dice
    "Ve meno perchè ve vojo bene!"

    Ciao

    Alex

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  46. I liberisti sono quelli prima di Keynes, i neoliberisti quelli dopo.
    In pratica gli uni "ce sono", gli altri "ce fanno".

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  47. Ringrazio il sempre valido Sergio che con la consueta prodigalità di dettagli avvalora un'ipotesi che avevo fatto sulla base del semplice buon senso e dei principi goofynomici. Una grande iniezione di autostima! L'esempio dei telefoni quindi, come intuivo, non è probante. Ma al di là dei casi specifici, ci sono delle questioni di principio da affrontare, come quelle sollevate da Carlo. Sono sempre in ritardo su tutto, ma prometto che ne parleremo.

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  48. @anonimo

    Lo spartiacque non mi sembra possa essere Keynes. La realtà è che oggi il prefisso "neo" si usa molto in quei luoghi nei quali si vuol far capire che tutto è nuovo per suggerire che la storia non ha nulla da insegnarci (esempio: il Manifesto). Ma la crisi italiana è un film già visto, e l'imperialismo tedesco non ha niente di "neo"... a parte l'acquiescenza dei futuri colonizzati!

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  49. aziendalista teppista21 dicembre 2011 12:28

    Marco Aurelio narra che Sesto di Chironea gli insegnò a sopportare gli ignoranti e gli irresponsabili,io non ho avuto questa fortuna.
    Se é vero che NON si possono invocare le liberalizzazioni perchè i politici sono ladri,NON si possono bocciare le stesse perchè sono state fatte ad capocchiam per favorire i soliti compagni di merende.

    Ma VOI DAVVERO rimpiangete il monopolio Telecom della gestione Gamberale???!!!!
    Avete il coraggio di citare come esempio di buona gestione aziendale un BOIARDO di stato della peggior specie????!!!!
    Avete la spudoratezza di menzionare un carneade che risponde al nome di LoBianco con credenziali Deloitte,la società che ha certificato i bilanci Parmalat????!!!!

    Beh Voi non sapete neanche il significato di OIKONOMIAS e allora fatemi la cortesia di andarvi a studiare Senofonte,che Voi non lo sapete,ma ha scritto il primo manuale di management della storia.

    In quanto alle bollette telefoniche...io mi ricordo quando pagavo quelle della Sip...evidentemente a Voi le pagava papà!

    P.S. Completezza dell'informazione:Telecom continua a detenere la proprietà del cosidetto ultimo miglio della rete e voi mi parlate di liberalizzazioni??!!Ma su via,andiamo!

    P.S.2 Sulle farmacie avevo intenzione di scrivere qualcosa,ma devo essere più calmo e tranquillo.

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  50. @aziendalista teppista

    io ricordo molto bene cosa accadde alle bollette telecom sotto tronchetti provera non si capiva più nulla non riuscivo nemmeno a capire da dove venissero le voci di spesa, cambiai gestore per disperazione.
    Vorrei anche pagare di più a fronte di investimenti che poi si riflettano a cascata sull'economia generale se pago il doppio ma rendo lo stato in grado di pagare i suoi debiti garantire l'occupazione, l'aumento degli stipendi ed altro. Cosa vuoi che mi interessi di avere una bolletta dimezzata se lo "scotto" da pagare sia devastante per l'economia generale?

    Qui non si tratta di privati o stato è una differenza al limite formale il problema è far rispettare i diritti, se non ci riesce lo stato diciamo che sarebbero più bravi i privati in quanto filantropi? Perchè il mercato è la mano invisibile di dio e decide automaticamente per il meglio al posto del libero arbitrio, e delle scelte? E dove sta scritto? A me sembra un dogma assoluto di tipo religioso buttato li a caso, o meglio non tanto a caso...

    Giuseppe

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  51. Incollo dei link per chi si volesse divertire sulle privatizzazioni.

    Benito Livigni assistente personale di Enrico Mattei spiega le privatizzazioni:

    http://www.youtube.com/watch?v=R9BDpRWrfIw
    http://www.youtube.com/watch?v=tujVYba9s2A&feature=related

    Per volesse leggere c'è questa analisi tecnica tratta da un sito di "complottisti" che è per lo meno interessante:
    http://movisol.org/privatizzazioni.pdf

    Al centro di tutto c'è quasi sempre Mario Draghi

    Giuseppe

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  53. @aziendalista teppista

    Ben tornato! Ti sento piacevolmente carico e sono contento di poter contare ancora sul tuo apporto alla discussione. Amo i classici e amo la polemica, con te sono pienamente appagato.

    Mi sembra di capire che abbiamo toccato un tuo nervo scoperto. Intuiamo che le bollette che papà non ti ha mai pagato dovessero essere piuttosto salate: forse parlavi molto, non lo so. Posso però dirti (con affetto) che certamente questa volta hai parlato troppo.

    Mi spiego: anche se io adoro i toni aggressivi, non li userò per dirti che se rileggi con calma vedrai che stiamo dicendo esattamente la stessa cosa. E quindi il nervo scoperto forse non è quello del conto telefonico, ma dell’appartenenza politica (aziendalista piddino? Se vuoi smettere, puoi chiedermi come...).

    Quale è la cosa che stiamo dicendo entrambi? Che le liberalizzazioni fatte in Italia sono finte. Tu citi l’ultimo miglio, e io dico: appunto! (con un solo punto esclamativo, non essendo ancora ridotto come Vierne). Tu citi la sostituzione di un boiardo con un altro, e io ridico: appunto! Quindi fino a qui tutto bene. Il problema, mio caro teppista, è proprio questo: liberalizzare servizi che operano in regime di monopolio naturale è un’operazione un po’ delicata. Tu sai cosa sto dicendo, vero, perché hai letto Senofonte. Torno a dire che non sono aprioristicamente contro le vere liberalizzazioni. Ma forse è inutile dirtelo, perché ho la sensazione che tu oggi voglia leggere solo quello che ti fa smuovere la bile. Che è anche una cosa utile, secondo Ippocrate.

    Ecco, a questo proposito, se ti può essere di conforto: non sentirti troppo solo nella tua frequentazione dei classici. Posso dirti che su questo blog c’è almeno una persona che ha passato i migliori anni della sua vita nella facoltà di filosofia, leggendosi fra l’altro tutto Diogene Laerzio in greco (e quindi, incidentalmente, anche la vita di Senofonte), sotto la sagace guida di Giannantoni.

    Certo, Diogene Laerzio non sarà un testo di management. Ma almeno insegna una cosa che prima o poi sarà utile a tutti noi. Insegna a morire con dignità, come sanno quelli che hanno letto i Miserabili:

    « Le père Mabeuf rentra chez lui, prit son chapeau, chercha machinalement un livre pour le mettre sous son bras, n’en trouva point, dit : Ah c’est vrai et s’en alla d’un air égaré. »

    Ti auguro di non dover mai vendere il tuo Senofonte. E lo auguro a tutti noi.

    Humblement.

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  54. @All

    E questo è il primo pezzo del discorso.

    Il secondo pezzo è che dovremmo forse porre su basi serie l'analisi di cosa sia il "libero mercato", magari leggendo non dico Senofonte, ma Adam Smith sul serio, e rinunciando alla teologia. Perché chi il "mercato" lo studia sa che non esiste. E che quindi i benefici della concorrenza non si sono manifestati in Italia non perché gli italiani sono cattivi, porci, corrotti, cattolici, anziché essere buoni, ariani, incorrotti e calvinisti.

    Non si sono manifestati perché non ci sono (tradotto: perché le ipotesi estremamente stringenti e irrealistiche del modello di equilibrio economico generale con mercati completi, perfetta informazione, assenza di costi di transazione, assenza di esternalità, perfetta contendibilità dei mercati, assenza di costi sommersi... e qui mi fermo per non annoiarvi, STRANAMENTE in pratica non risultano verificate).

    Certo, è proprio strano...

    Addavenì Senofonte...

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  55. @Sergio

    Sei un mito. Ma come fa a interessarti così tanto l'economia?

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  56. @Sergio

    ...e come fai a mettere link nei commenti? Io ho provato col codice html, ma non funziona!

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  57. Sergo Polini è il commentatore da sposare :-))))

    Giuseppe

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  58. Ma non so se i PACS sono una priorità del governo Monti...

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  61. Caro prof. Bagnai,

    Lei dice: "liberalizzare servizi che operano in regime di monopolio naturale è un’operazione un po’ delicata. Tu sai cosa sto dicendo, vero, perché hai letto Senofonte. Torno a dire che non sono aprioristicamente contro le vere liberalizzazioni."

    La mia domanda è: lei è aprioristicamente contrario alla liberalizzazione di servizi che operano in regime di monopolio naturale?

    Nel caso in cui sia contrario a liberalizzare settori soggetti a monopoli naturali mi potrebbe spiegare quali possono essere delle politiche che mirino a contrastare non solo i fallimenti del mercato, ma anche quelli dello Stato, come purtroppo succede spesso in Italia?

    Nel caso in cui, invece, non sia contrario alle vere liberalizzazioni, mi potrebbe citare alcuni esempi in cui le stesse abbiano funzionato?

    Il problema, per lo meno in Italia, non potrebbe riguardare il fatto che, con riferimento ai settori che riguardano i monopoli naturali, i fallimenti dello stato "vengano percepiti" dai cittadini come maggiori di quelli del mercato, nonostante la teoria dica il contrario?

    Concludo chiedendo se secondo lei i fallimenti del mercato in Italia sussistano a causa dell' improprio funzionamento del mercato oppure a causa dell' invadenza del settore pubblico? La mia non è una domanda retorica o provocatoria, vorrei soltanto capirne di più.

    Carlo

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  62. Miiiii! Questa cosa delle liberalizzazioni vi ha proprio preso! Sono contento e dovevo aspettarmelo, ma... temo di essermi messo in un gioco più grande di me. Per onestà intellettuale, e a rischio di deludervi, devo ricordarvi che la mia attività di ricerca riguarda temi di macroeconomia internazionale, e non la (micro)economia industriale, che è l'ambito nel quale ricade lo studio delle liberalizzazioni.

    Naturalmente ho studiato anch'io la microeconomia, fonte inesauribile di metafore e di diletto matematico. Prometto quindi di tornare a lezione per essere più esauriente in futuro (ora sono in coda alla Posta), ed esprimere qualcosa di più di una semplice opinione.

    Ma di una cosa sono abbastanza certo: come dice Marco, la percezione dei costi del "non mercato" in Italia è ideologicamente distorta verso l'alto, per tanti buoni e cattivi motivi.

    E questa distorsione conduce all'idea attualmente dominante secondo cui l'Italia può salvarsi solo se si affida alla disciplina di una istituzione complementare, il mercato, anzi, i mercati, per interposto governo tecnico. Io non sono d'accordo, e ne riparleremo.

    RispondiElimina
  63. @sergio

    Avevo usato anch'io il tag html, ma senza successo. Divinis praeceptibus formatus ritenterò con più convinzione.

    Hai visto che non ho violato la tua privacy? In effetti, a giudicare da quanto si litiga, saremmo una bella coppia, ma sapendo di non deluderti confesso di avere anch'io una Roberta da sposare...

    Vai avanti tu, poi mi dici...

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  65. Fatto. Non sono riuscito a "accreditarti" come utente "non spam". Non mi sembra che questa possibilità mi venga data. Confesso che è un po' seccante.

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  67. Mi potrebbe gentilmente indicare i testi del suo corso di "macroeconomia internazionale"?
    grazie

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  68. x >>Sergio ed il professore.

    non so fino a che punto siate consapevoli dell'ironia del vostro botta e risposta ma almeno io mi sto ammazzando dalle risate hahahaha

    @Sergio
    Non ti faccio gli auguri per il troppo anticipo ma credo che il prof non si ingelosisca per l'assenza al convegno.

    Giuseppe

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  69. Aziendalista NeuroTeppista21 dicembre 2011 18:19

    @sergio
    IL 1977 é preistoria.Con l'entrata sul mercato della telefonia di Omnitel i costi telefonici, in Italia, per me e la mia azienda sono di colpo diminuiti del 30%.In altre nazioni o in altri pianeti non lo so.

    @Esimio Prof.
    I nervi anche se scoperti vanno bene,l'importante é... averli.
    Mi dispiace avere offeso il tuo senso estetico calligrafico,chiedo venia.
    Però ti prego,caro,di stare sul pezzo,di leggere quello scrivo e di lasciar perdere questo tono paternalistico insieme alla bile.
    L'ironia che mi usi é di basso livello,so che puoi fare di meglio,caro.

    Con questo non vorrei disturbare le stucchevoli fellatio verbali che vi scambiate.

    P.S.Secondo il tuo aureo dettame,anche il management é come il pianoforte...

    RispondiElimina
  70. @teppista

    ...ecco, bravo. Questo blog non si occupa di management. Tu che sei in grado di farlo, forse dovresti tornare a farlo. Mi dicono che sia un'attività remunerativa ma che impegna molto, se la si sa fare. Certo non come l’attività parassitaria dei docenti universitari e del culturame vario. Qui ogni contributo è ben accetto, purché rimanga nell'ambito di un minimo di netiquette. Non mi sono dovuto lamentare finora di questa politica, ma se dovesse essere il caso saprei come regolarmi.

    Sul pezzo magari stacci tu rispondendo a Sergio e evitando di divagare in campi che possiedi poco. Io ci sono stato spiegandoti, secondo le mie competenze, che non sono le tue, quali sono i problemi che la liberalizzazione porta con sé in certi contesti. Sono quelli che vedi anche tu, e quindi continuo a non capire perché ti incazzi. Io apprezzo il contributo di competenze diverse, tu evidentemente no, e allora non vedo perché lo vai a cercare. Leggiti tranquillo “Milano finanza” di fronte al caminetto e lasciaci alle nostre innocenti fellatio. In effetti oggi digrigni troppo i denti, la cosa mi spaventa!

    P.S.: il mio senso estetico è offeso anche dal fatto che continui a scrivere "è" con l'accento acuto! Sono i piccoli dettagli che fanno la gioia dell'intenditore. Anche l'ortografia è (non é) come il pianoforte...

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  71. Aziendalista teppista21 dicembre 2011 19:31

    Tutte le sinecure e le rendite di posizione dovrebbero essere abbattute.
    Non perchè da questo possa nascere necessariamente la concorrenza che genera vantaggi per le persone.
    Togliere di mezzo i privilegi commerciali di farmacie,notai,avvocati etc.é un'operazione di giustizia sociale direi costituzionale.
    E' una naturale conseguenza della legge di Pippo.
    Fate lo sforzo di mettervi nei panni di uno che produce e vende chiodi e pensate quale discriminazione intollerabile deve subire,nei confronti di una farmacia.
    Anche lui vorrebbe un venditore di chiodi ogni tanti abitanti.Mica male no?

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  72. @Claudio

    Ho indicato la macroeconomia internazionale come ambito della mia ricerca più che della mia didattica. Ho insegnato comunque Macroeconomia dello sviluppo utilizzando un testo mio, che trovi qui: Modelli quantitativi di sviluppo, e insegno Economia e politica della globalizzazione utilizzando il testo di Acocella "La politica economica nell'era della globalizzazione" (edito da Carocci).

    Comunque, per me il testo di macroeconomia internazionale più utile rimane sempre quello di Gandolfo "International finance and open-economy macroeconomics" (edito da Springer). In Italia dovrebbe averlo pubblicato Utet, se vuoi mi informo.

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  73. Aziendalista ammonito21 dicembre 2011 19:42

    Ohi Ohi! Al prof.è scesa la catena!
    E Lui sale in cattedra e con il dito puntato minaccia chi lo contraddice e soprattutto chi non gli dice che Lui ha capito tutto,sa tutto ed è anche il più bello!

    La vanità è una brutta bestia,ma è tutto molto comico,di una comicità un po' triste,da...pagliaccio?

    RispondiElimina
  74. @Aziendalista

    Gesù come sei pesante oggi! Ma se avessi capito tutto non cercherei il dialogo. Mi accontenterei di aver capito. Quando esponi il tuo punto di vista con calma lo capisco meglio. Come pure tu capisci, ne sono sicuro, che fra un'azienda in regime di monopolio naturale e una fabbrica di chiodi ci sono differenze.

    Vedi tu di cosa vogliamo parlare.

    Io dico solo che la retorica dell'"abbattiamo le rendite" la praticano tutti. Se poi in pratica non si riesce a farlo, un motivo ci sarà, e allora forse il discorso più che in termini economici andrebbe condotto in termini politici.

    In termini economici rimane il fatto che anche mercati concorrenziali sono soggetti a tanti fallimenti. Perdonaci se non riteniamo che esista una soluzione miracolosa.

    Per il resto, la mia minaccia era solo di rimuovere eventuali insulti. Ma ripensandoci bene è meglio lasciarli Non capisco perché vuoi trascendere. Per una bolletta del telefono? Vale la pena?

    Grazie per l'accento grave. Ora non so se tu sei diventato più bello, ma i tuoi post senz'altro (insulti compresi).

    E dai, rilassati...

    RispondiElimina
  75. non riesco a postare un commento. Spero sia arrivato via email al prof. Bagnai.

    Saluti.

    Marco

    RispondiElimina
  76. Vorrei dire la mia, anche se mi piacerebbe partecipare di più al dibattito. Ahimè un ufficio troppo protettivo ed una bambina di 20 mesi innamorata di youtube (per lei è “aucullu”), non mi permettono di stare molto al pc.

    Per quanto attiene le liberalizzazioni sono totalmente contrario, per due motivi:

    1. lo Stato, anche se spreca di più di un privato, mantiene alta l’occupazione per le partecipazioni statali, che oggi sono quasi nulle (e che Monti si accinge a svendere) grazie ai governi di sinistra di D’Alema, D’Amato e Prodi. Qualcuno dirà: “e il clientelismo, gli sprechi”, ecc. Sarò pazzo, e complottista, io preferisco uno Stato spendaccione che ha come obbiettivo il mantenimento di un reddito minimo di cittadinanza. Me ne infischio del debito pubblico e dell’inflazione che, come ampiamente dibattuto anche su questo sito, sono due cose non dipendenti l’una dall’altra e ininfluenti in termini di benessere sociale.

    2. Il libero mercato in Italia non esiste. L’esempio delle telecomunicazioni ne è un esempio. Ci fanno credere che gli operatori siano in concorrenza, ma in realtà vige un cartello, che prevede, ad esempio, una canone mensile che, fateci caso, non scende al di sotto dei 29,00 €. Il motivo non è che 29 € rappresenti il prezzo di Break Even, ma perché i 29€ permettono di tenere alto il saggio di profitto, anche grazie ai licenziamenti facili e/o alla deflazione salariale. Tra il licenziare/precarizzare e abbassare i prezzi cosa si preferisce?

    Il caso Telecom più volte citato, è l’esempio di una realtà imprenditoriale italiana della più cinica e becera che sia mai esistita. Sotto le mentite spoglie di libero mercato, da anni si perpetra uno smantellamento societario che va dalle fusioni che gli anglosassoni chiamano “leverage buy out”, e che hanno portato l’azienda ad incorporare debiti altrui contratti per finalizzare le operazioni di scalata (l’indice di indebitamento finanziario, per chi consoce l’analisi per indici, è 0,22 circa al 30.9.2011 [1], molto vicino allo zero). Ricordo che fu proprio il governo D’Alema negli anni 90 a volere privatizzare la Telecom e “affidarla” a Colaninno.

    Non parliamo poi dei cartelli petroliferi, assicurativi, bancari, della telefonia fissa e mobile, autostrade, ecc. ecc.

    Il motivo non è una mancanza di regole per il mercato che permetta la libera concorrenza (per questo problema esiste l’efficientissimo organismo anti trust), o meglio ancora, secondo i più estremisti come quelli della scuola austriaca, una mancanza totale delle regole così che il mercato converga verso l’equilibrio secondo la “mano invisibile”. Tali storture esistono anche negli USA che è considerata la patria del liberismo economico. Il motivo è semplice. Come evidenziato dal prof. Bagnai, e da tanti altri economisti autorevoli, il “laissez faire” è una utopia, più utopia del socialismo (almeno quello a Cuba fa stare meglio rispetto all’occidente [2]), lo ha dimostrato, tra gli altri, il premio nobel Akerlof.

    Quindi, chiamatelo neo liberismo, neo classicismo, monetarismo, scuola austriaca, liberalismo, ecc. la minestra è sempre la stessa, si chiama “cetriolo globale”. http://www.youtube.com/watch?v=WPFvIF2zhhE

    [1] http://www.telecomitalia.com/tit/it/investors/financials/net_financial_debt.html [2]http://www.indexmundi.com/it/cuba/tasso_di_mortalita.html;http://www.indexmundi.com/it/italia/tasso_di_mortalita.html

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  77. Fiat pax in virtute tua, et abundantia in turribus tuis!

    Non litigate con Google, che ora sono in mezzo alle montagne e non vi posso aiutare!

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  78. "Ho indicato la macroeconomia internazionale come ambito della mia ricerca più che della mia didattica."
    Avevo letto di corsa. Dunque abbiamo:

    -Modelli quantitativi di sviluppo, di Bagnai

    -"La politica economica nell'era della globalizzazione", di Acocella

    - "International finance and open-economy macroeconomics", di Gandolfo.

    Bene. Spero che questi testi mi permettano di costruiamo un minimo di basi.

    Infine: lei per caso conosce l'economista Amiya Kumar Dasgupta?

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  79. Heil Merkel!

    Ergo, a seguito dei

    1) chiarimenti del sempre ottimo Sergio Polini sulla Telefonia,
    2) Degnamente integrate con ulteriori interessanti considerazioni da Marco

    ci si rafforza nella convinzione che la risposta giusta da dare ad un piddino che porta come esempio della bontà delle liberalizzazioni i prezzi dei servizi telefonici, è:

    "Vieni giù dalla pianta, una buona volta, Stordito!"

    Guten Abend

    Alex

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  82. Su Keynes e il neoliberismo...

    Ma penso che se uno oggi mi dicesse che la soluzione alla crisi attuale è una rivoluzione comunista, proverei a misurare la serietà della persona (e della "ricetta") facendomi spiegare di quale comunismo parla e perché quello storico è miseramente crollato ecc...la caduta del muro di Berlino essendo uno spartiacque mica da poco. Non è consentito dire le stesse cose prima e dopo, chi viene dopo ha l'obbligo di affrontare sia i nodi storici che quelli teorici.

    A stesso modo (e non per par-condicio ma analogicamente) chi oggi, dopo la crisi del 29 (e quelle più recenti e l'attuale) e dopo che Keynes ha mostrato che a volte "la mano invisibile" ci caccia in grossi grossi problemi ecc..., si ripresenta con lo stesso armamentario ideologico (da ultimo, la solfa sulla rigidità del mercato del lavoro)...beh costui "ce fa". E siccome gente del genere è al governo direi di approfondire le questioni teoriche (con loro) solo dopo, prima andrebbero cacciati e resi innocui, al momento essendo estremamente pericolosi.

    Questi "neo" sono la preoccupazione principale ma lei prof. Bagnai ha più volte inviatato a riflettere anche sull'opposizione, tipo quella espressa dal gruppo del Manifesto, dove il discorso sul "neoliberismo" serve a confondere le acque, a far credere a chissà quale novità della situazione ecc... A me pare che questa sinistra sia al capolinea. Tenuto conto che l'altra invece sta al governo...che dobbiamo dedurne?

    Antonino

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  83. @Sergio
    Magari hai già letto questo breve pezzo di Krugman su una dichiarazione di Blanchard a proposito della schizofrenia dei mercati finanziari. Mercati che prima premiano l'austerità e poi bastonano con gli interessi quando questa stessa politica di austerità compromette la crescita.

    Messa così sembrerebbe più che altro un problema di (ir)razionalità economica (e politica): speculazioni che operano sulla contingenza cui risponde una politica che ha gli stessi difetti.

    Sono convinto che nell'azione dei mercati ci sia anche un'intenzionalità politica ma anche fatta salva la "buona fede" dei mercati (per ipotesi) non è il caso di fare altrettanto con i governi che decidono la strategia (più che altro si tratta di un copione) di risposta a queste fibrillazioni.

    Certo non si capisce perché si debba recitare un copione fallimentare ma evidentemente i capitali finanziari non sono gli unici interessati alla "parte". I nostri politici sanno che certe cose o passano con l'emergenza o non passano, spread alti fanno anche il loro gioco, speculatori a breve anche loro.

    Sempre ricordarsi del bigliettino d'amore di Letta (junior) a Monti: "mi sembra un sogno"...
    Goofypolitics: strano come il loro sogno sia il nostro incubo!

    Antonino

    RispondiElimina
  84. La storia comincia nel 1981 con il divorzio fra tesoro e banca d'italia generando un sistema per cui lo stato doveva dare non tanto al mercato ma alle solite banche (in via di privatizzazione) i titoli pubblici per approvvigionarsi di denaro, prima le banche erano obbligate a prendere i titoli di stato a tassi molto bassi ma avevano il vantaggio di poterli mettere a riserva quindi una riserva anche minimamente fruttifera...Io allora ero funzionario del ministero del bilancio ed ebbi scontri notevoli con i ministri, scrissi un documento in cui applicando la "formuletta" della capitalizzazione degli interessi previsti e tenendo conto degli effetti dell'aumento dei tassi d'interesse sugli orizzonti temporali delle imprese e quindi sui loro investimenti avevo previsto che nel giro di 7 anni il debito pubblico sarebbe raddoppiato e che la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%...
    Anni dopo il debito pubblico superò il pil e la disoccupazione arrivò al 56% record mondiale ed Andreotti mi scrisse nell'estate dell'89 chiedendomi collaborazione per cambiare la politica economica... lì lo scontro era fra chi voleva arrivare all'euro in tempi compatibili con le condizioni dell'italia riprendendo la tradizione di Caffè e chi invece ci voleva arrivare costi quel che costi anche disastrando l'economia vedi Ciampi Andreatta... avevo solo 37 anni mi richiamarono come alto funzionario nella pubblica amministrazione col grado di direttore generale mettendomi a lavorare a quei documenti che dovevano decidere quale percorso intraprendere.
    Dopo pochissimi mesi arrivarono pressioni spaventose sul ministro del tesoro Guido Carli, dalla GERMANIA ADDIRITTURA, via Banca d'Italia via fondazione Agnelli via Confindustria perché io "sloggiassi" siamo già nel 90 e sappiamo già quello che successe anni dopo.
    Io ero molto vicino alla sinistra sociale della democrazia crsistiana mentre nell'ambito della sinistra politica c'era una spaccatura fra quelli contrari alla linea di politica economica tra cui Granelli Codrato etc mentre dall'altra parte c'erano Andreatta, De MIta, Goria etc... io seguivo alcune correnti che cercavano un'alternativa al monetarismo che si era impossessato anche della Banca d'Italia e presi contatti con l'ufficio studi del partito comunista trovando persone interessate a questo dialogo tra cui il prof. Azzolini immediatamente dopo arrivò una telefonata a Berlinguer da un "certo" governatore Ciampi che disse che se fosse andato avanti questo "dialogo" avrebbe buttato fuori tutti i figli della nomenclatura del partito comunista dagli uffici studi delle banche e la cosa finì così..

    Tratto dall'intervista al Professor Antonino Galloni che trovate completa a questi link:

    http://www.youtube.com/watch?v=iEIqnXVI0IQ&feature=related
    http://www.youtube.com/watch?v=0WFAQP5cbek&feature=related

    Giuseppe

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  85. Come ampiamente detto da Sergio e dal Professor Bagnai, per chi non lo avesse capito il nostro portafogli sono le aziende ancora pubbliche e il più alto risparmio privato del mondo che lo si chiami "liberalizzazione" o "privatizzazione", al netto del trollismo, non cambia assolutamente nulla.

    Giuseppe

    RispondiElimina
  86. ops credo che un mio commento sull prof Amoroso sia finito in spam prof. decida liberamente se ripubblicarlo.

    Giuseppe

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  87. Estratto dall'intervento di Bruno Amoroso professore emerito dell'Università di Roskilde ed allievo di Federico Caffè:

    I fenomeni di oggi non sono improvvisi ma ampiamente previsti fra gli altri dal professor Federico Caffè... nei primi anni '70:

    "da tempo sono convinto che le sovrastrutture finanziare capitalistiche favoriscano non un rigore competitivo ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera contro i risparmiatori in un quadro istituzionale che permette e legittima lo spossessamento dei loro risparmi..."

    In un altro articolo del 1974 il prof. Caffè parla anche "dell'allarmismo economico" ovvero la capacità di determinati gruppi di creare situazioni di allarmismo tipo quella di oggi che non trovano giustificazioni nei fatti reali:

    "dobbiamo chiederci in quali forme e quali misure l'allarmismo economico da intendersi come presentazione artificiosamente esagerata di fatti reali rientri in una strategia OLIGOPOLISTICA volta a mettere in crisi un determinato assetto politico-sociale, è ben noto dalla letteratura sull'oligopolio che la spregiudicatezza è uno dei tratti caratteristici delle strategie e tattiche che vi si adottano, in modo analogo l'accentuazione ed il senso pessimistico di una situazione che non sia brillante ma nemmeno catastrofica può essere una strategia efficace per modificare l'esistente stato di cose allorché si faccia avanti un nuovo pretendente che reclama una fetta di potere... studi recenti tendono a suggerire che le maggiori fusioni fatte negli ultimi anni sono state influenzate dall'interesse proprio dei dirigenti anziché dall'intento della massimizzazione dei profitti degli azionisti"

    Per spiegare cosa sia l'allarmismo economico il prof. Amoroso racconta un episodio esilarante:

    "nei primi anni '80 il prof. Caffè mi disse che voleva conoscere Napoli chiedendomi di accompagnarlo, una mattina io andai a comprare i giornali mentre il prof. mi aspettava in albergo e sulla strada del ritorno con i giornali sotto braccio attraversai una piazzetta piena di gente.. all'improvviso vidi i tavolini rovesciati in una zuffa che si propagò all'improvviso in tutta la piazza tanto che arrivò qualche spintone anche a me, altrettanto improvvisamente tornò la calma. Io tornai in albergo e chiesi al professor Caffè: Federico tu conosci l'aspetto antropologico culturale dei napoletani mi spieghi cosa è successo secondo te? Aspettandomi chissà quale approfondita risposta il professore mi guardò tranquillamente e mi disse: ti sei fatto rubare il portafogli!"

    Questo sta accadendo adesso si alza un gran polverone per espropriare milioni di persone dei loro risparmi etc..

    E' un estratto dalla conferenza tenutasi alla facoltà di scienza politiche dell'università di Teramo dal titolo Il Nuovo Leviatano e a questo link trovate l'intervento del professor Bruno Amoroso della durata di quasi 40 minuti:
    http://www.youtube.com/watch?v=n1JTIQHwHNU

    Giuseppe

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  88. @Antonino

    Scrivere in questo spazio cosa sia stato il comunismo e cosa possa essere risulterebbe superfluo. Spero che tu non sia uno dei tanti che crede che il comunismo sia sinonimo di stalinismo.

    Spero che tu non ce l’abbia con i comunisti perché Stalin e Mao Tse-Tung hanno provocato milioni di vittime (Goldman Sachs, BP, Monsanto, Shell, Exxon, le guerre USA, ecc., hanno sulla coscienza più morti, se vuoi ti faccio alcuni calcoli).

    Spero che tu non ce l’abbia con il comunismo perché non si è liberi di diventare ricchi (in occidente si è liberi di diventare schiavi delle merci, scusa, volevo dire si è liberi di fare carriera e diventare ricchi, ma non si è liberi di essere poveri).

    Parafrasando il prof. Bagnai, secondo la goofynomics, una dittatura vista dall’occidente, può essere vista come benessere sociale dall’altra parte.

    Ti invio alcuni collegamenti per farti una idea diversa, sempre che tu ne abbia voglia.

    http://www.indexmundi.com/it/italia/tasso_di_mortalita.html

    http://www.indexmundi.com/it/cuba/tasso_di_mortalita.html

    http://www.who.int/whosis/whostat/2008/en/index.html

    http://www.indexmundi.com/g/g.aspx?c=cu&v=74

    http://www.indexmundi.com/g/g.aspx?c=cu&v=143

    Ho inserito alcuni dati di Cuba perché, pur esistendo l’embargo statunitense, è il paese che considero messo meglio tra i paesi ad economia collettivizzata.

    Per la cattiva Russia stalinista, anche se non simpatizzo per le analisi che tendono ad elogiare il produttivismo, basta andare anche su wikipedia per confrontare i dati economici tra ex U.R.S.S. e paesi europei + USA, e capire che si può diventare la seconda potenza mondiale senza le liberalizzazioni.

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  89. @Marco
    In realtà il riferimento al comunismo non era in polemica con il tuo a Cuba ma uno schema utilizzato per chiarire perché, dal mio punto di vista, essere liberisti prima di Keynes (per dire la crisi del '29 ecc...) e dopo fa una certa differenza.

    Per il resto non appartengo alle tipologie di anticomunismo da te elencate, né ad altre, mi sembra non abbia molto senso, oggi, parlare di anticomunismo o antifascismo, per quanto Berlusconi e Bersani non siano certo dello stesso avviso...infatti stanno insieme al governo.

    Antonino

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  90. @All

    Scusate, ho da finire un articolo, sono sicuro che vi piacerà, non sentitevi trascurati!

    Parto dalla fine.

    @Antonino

    posso assicurare che esistono anche interpretazioni "liberiste" della crisi del 1929. In altri termini: da due secoli a questa parte (da Ricardo a questa parte) ci sentiamo dire le stesse cose, cose che potevano essere moderatamente rivoluzionarie e fautrici di progresso (tecnico) quando ancora resisteva la mentalità feudale, e che sono diventate per tanti motivi che non vi devo spiegare reazionarie e fautrici di involuzione (sociale) ben prima del 1929.

    Ma SONO LE STESSE COSE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (effetto Vierne).

    Insomma, è il famoso cetriolo globale del quale parla Claudio.

    E allora perché chiamarle con un altro nome (se non per confondere le acque)?

    Mi spiego in un altro modo. Io mi convincerei che i vari Soloni (che fa rima con Orioni) del Manifesto sono in buona fede, o sono degni di ascolto, se qualcuno di loro distinguesse fra "vetero" e "neo" liberismo in termini di contenuti, non di cronologia o di spartiacque storici.

    Altrimenti oggi tutto il comunismo e il socialismo sarebbero per definizione "neocomunismo" e "neosocialismo" solo perché è caduto un muro (e il terrorismo "neoterrorismo" perché sono crollate due torri). Ma ovviamente nessuno fa questa operazione, perché non ha senso.

    Insomma: può essere che ci sia qualcosa che non capisco io (probabilità 65%), oppure può essere solo una ipersensibilità estetica. Ma è l'estetica della natura, che tende a evitare sprechi. Gadda ricorda che le celle delle api sono esagonali perché quella struttura consente di massimizzare il contenuto di miele minimizzando l'uso di cera. L'uomo di cultura dirà simile, laddove l'incolto dirà "similare". Io preferisco ancora dire liberismo, e tendo a diffidare di chi dice neoliberismo. Sarà perché dove trovo i nei non trovo dati, ma solo frasi che leggevo trent'anni fa su le Monde diplomatique.

    @Claudio suggerisco di iniziare dal mio testo perché è GRATIS!

    @Sergio: confermo i sospetti, che poi sono, come ci siamo detti, la famosa morale della favola irlandese, e che, ti assicuro, non sono solo tuoi ma anche di tanti altri commentatori e economisti (poco noti). Ci tornerò, cercando anche di spiegare come l'irrazionalità dei mercati di cui parla Antonino in realtà entri nel quadro in modo molto coerente.

    E il quadro è quello di un paese che deve svegliarsi se non vuole diventare la bad company di se stesso.

    Ecco: il titolo ve lo ho anticipato. Il sottotitolo è Tafazzi vs. Vocke. E chi è Vocke lo sapete tutti! ;)

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  91. @Alex

    Comunque ti neoringrazio per la tua commentistica (commento). Anche se fa neosbellicare dalle neorisate la mia neocompagna cercherò di non essere neogeloso.

    E ora sono pronto per l'Infedele.

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  92. @Antonino

    Ultimissime della notte: questa cosa della truffaldinità (o dello smarrimento) del Manifesto mi ricorda qual è l'unico articolo che ho scritto per il Manifesto volendocelo scrivere (perché l'articolo di agosto lo hanno pubblicato - online - a mia insaputa, io pensavo di mandarlo a quegli altri neosoloni di sbilanciamoci). Riguardava niente meno che Thénardier (il cattivo dei Miserabili), e argomentava che per riconoscere una bufala in rete basta controllare l'ortografia: i messaggi truffaldini, come le lettere di Thénardier, generalmente abbondano di errori.

    O di nei.

    E comunque secondo me Hugo è più a sinistra della Rossanda. E non mi dite che non ci sono più la destra e la sinistra se no ve mozzico.

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  93. Heil Merkel

    Caro Prof

    Ancora qualche mese di questo andazzo e poi temo salterà fuori il neouomo della neoprovvidenza che ….

    (..) Durante gli ultimi diciott’anni siamo stati testimoni di uno spettacolo raro. I nostri economisti dogmatici hanno dimostrato d’aver torto in quasi ogni settore della vita concreta ed ancora ripudiano coloro che hanno vinto davvero la crisi economica come propalatori di false teorie e di conseguenza li condannano. Voi tutti conoscete la storia del medico che dichiarò al paziente che avrebbe vissuto soltanto per altri sei mesi. Dieci anni più tardi il paziente incontrò il medico; ma l’unica meraviglia espressa da quest’ultimo vedendo il recupero del paziente fu quella di dichiarare che la cura prescritta al paziente da un secondo medico era completamente sbagliata. La politica economica (..) è basata su alcune considerazioni fondamentali. Nelle relazioni fra l’economia e il Popolo, il Popolo soltanto è l’unico elemento immutabile. L’attività economica in se non è un dogma e mai potrà essere tale. Non c’è teoria o opinione economica che possa pretendere d’essere considerata sacrosanta. La sola cosa che qui è d’importanza decisiva è la volontà di mettere il sistema economico al servizio del Popolo, e il capitale al servizio dell’economia. (..) E’ fuori questione che a milioni di individui sia concesso di lavorare come desiderano e soltanto per far fronte alle proprie necessità; ma è proprio impossibile permettere che l’intero sistema economico funzioni secondo i pareri sostenuti esclusivamente nei circoli economici, perciò nati per servire interessi egoistici. C’è poi l’ulteriore considerazione che questi circoli economici non sono nella posizione di sopportare la responsabilità dei loro stessi fallimenti. Nella attuale, moderna, fase di sviluppo, il sistema economico concentra enormi masse di lavoratori in certi settori speciali e in aree geografiche definite. Delle nuove invenzioni o una recessione del mercato possono distruggere interi rami dell’industria in un colpo solo. L’industriale può chiudere i cancelli della propria fabbrica. Può perfino tentare di trovare un nuovo settore per le proprie attività personali. Nella maggior parte dei casi non andrà in rovina tanto facilmente. Per di più gli industriali che dovranno soffrire per tali imprevisti sono soltanto un limitato numero di individui. Ma dall’altra parte ci sono centinaia di migliaia di lavoratori, con le proprie mogli e i propri figli. Chi deve difendere i loro interessi e preoccuparsi di loro? La comunità intera! In effetti, farlo è suo dovere. Perciò non si può far sopportare il fardello dei disastri economici all’intera comunità senza concederle il diritto di influenzare e controllare la vita economica e quindi evitare le catastrofi! (..)

    Eh già!

    Mecojoni! Non so tu, ma io la vedo Neo molto Neomale…

    Ciao

    NeoAlex

    [1] estratto dal Discorso del Führer e Cancelliere del Reich, Adolf Hitler, al Reichstag il 30 gennaio 1937

    Del resto se dopo Bruning è arrivato Hitler vuoi che dopo Monti non arrivi .. Pietro Gambadilegno?

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  94. NeoUrca!
    Sono neostato neospammato!
    Neopazienza!

    NeoAlex

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  95. Ti neotolgo dal neospam. Come ho scritto ad agosto, e tu lo sai, il problema è esattamente questo. Se non vedessi arrivare questo, me ne sarei stato zitto. Di altre cose da fare ne ho.

    E, come vedi, non ci dormo...

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  96. Vorrei evitare i suoi mozzichi. Per quello che vedo destra e sinistra esistono e...governano insieme.

    Fortunatamente c'è un po' di storia alle spalle di Bersani e Berlusconi e solo un pazzo potrebbe vedere, in queste ben misere figure, l'evoluzione di qualcosa. Evidentemente l'evoluzione, oltre a fare qualche salto, a volte ama saltare nel vuoto!

    Sono per non sperperare le nostre energie...ne avremo bisogno. Quindi: chi è 'sto Vocke?

    Antonino

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  97. @Antonino

    Ah! Ma allora tutto è chiaro!

    Tu sei uno di quelli che basta che un democristiano arrivi e dica "sono di sinistra" e tu dici: "è di sinistra".

    Io non sono uno di quelli...

    Anche perché poi dovrei credere pure quando il democristiano mi dice che l'euro ci ha salvato dall'Argentina... e lì rischierei la caduta dalla metaforica pianta di Alex.

    Dai, non è un mozzico: so che anche tu non sei uno di quelli: vorrei solo fare una proposta: cerchiamo qui, se non di usare le parole nel loro ipotetico significato "vero" (il che scatenerebbe un dibattito che ci riporterebbe ad Abelardo), almeno di non usarlo in quello palesemente falso che ci propongono i media!

    In altre parole: io intendo qui e sempre destra e sinistra come categorie del pensiero, non della comunicazione. Queste ultime, poi, come avrai notato, oggi si chiamano "centrodestra" e "centrosinistra". E non mi scandalizza né mi sorprende che stiano insieme al governo. Mi scandalizza (e non mi sorprende) che tanti piddini pensino di aver votato a sinistra (e invece hanno votato a centrosinistra). Mi scandalizzerei e mi sorprenderei se non ci capissimo noi due!

    A proposito di Abelardo: Vocke era uno che le bottigliate preferiva darle agli altri. Che per lui eravamo noi (Goofygeography).

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  98. Va bene, badiamo all'Essenza ma prima o poi bisognerà capire perché, metaforicamente, la montagna ha partorito certi topolini. Fermo restando che la montagna è la montagna e i topolini sono topolini.

    E' quindi solo polemicamente (e con un pensiero a questo dilemma storico) che cedo all'uso dei termini secondo vulgata, non perché confonda montagna e topolini. Si era capito credo ma così è papale papale.

    Ma aspetto l'articolo su "Tafazzi e Vocke", sperando che Tafazzi prima o poi smetta nella sua insana pratica (e che non lo faccia inviatando Vocke a continuare per conto suo)

    Antonino

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  99. @neoAlex

    in effetti lo stralcio del discorso di Hitler che hai pubblicato è abbastanza inquietante, sembra una "personcina" a modo ed equilibrata.

    Stanotte ho dormito ma Morfeo mi ha portato in dono un'animata discussione con Napolitano forse è meglio dormire poco.

    Giuseppe

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  100. ...come dire che il nazionalsocialismo si presentava con un volto più umano del capitalcomunismo.

    La prima volta sappiamo com'è andata a finire, e per questa volta rimane solo da attendere.

    O forse è meglio di no?

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  101. Auguri a tutti...e particolarmente al "nostro" Prof!

    Antonino

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  102. Non so se avete letto la notizia su Wall Street Journal relativa ai contatti tra banche europee e la Swift, agenzia belga che gestisce i codici per le transazioni finanziarie. Mi pare che l'abbandono dell'Euro sia molto vicino, ma ciò avvverrà in un tragico modo per noi italiani. Che ne pensa prof. Bagnai?

    http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204552304577117003072894554.html?KEYWORDS=swift

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  103. scusate! "avvverrà" con tre "v" era un modo per rafforzare la serietà della situazione.
    Dopo questa bella notizia: Buon Natale!

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