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sabato 4 luglio 2015

Partenopei (2)

Io: "Eccoci a Castelseprio!"

Lui: "Pensa che avevo letto Castelserpio".

Io: "Dai, così mi fai pensare alla mia Uga". 

Lui: "Perché, scambia le lettere?"

Io: "Da piccola sì. È una cosa legata alla localizzazione. Infatti non ha capito subito dove fossero destra e sinistra".

Lui: "Per forza: è figlia tua...".

Partenopei

Il navigatore: "Fra 300 metri tenere la sinistra per restare in A8".

Il navigatore: "Fra 200 metri tenere la sinistra per restare in A8".

Il navigatore: "Fra 100 metri tenere la sinistra per restare in A8".

Io: "Cazzo! Sono già a sinistra!"

Il partenopeo: "Mica tanto: oggi hai parlato da Salvini...".

mercoledì 1 luglio 2015

...e una bella recensione

(...e tanto per far capire che sti grandissimi cazzi se quattro scappati di casa opportunisti hanno paura di fare il mio nome, vi allego, per vostra opportuna conoscenza e su autorizzazione dell'interessato, la lettera che Stefano Fassina mi ha scritto dopo aver letto L'Italia può farcela. Il mio 2014 si è chiuso così: con la consapevolezza di avere aiutato una persona in buona fede a capire quanto stava succedendo. Fate voi le vostre considerazioni su chi ancora non ha capito, o strumentalmente disconosce il nostro ruolo nel dibattito, che io per fare le mie non ho tempo. La sinistra dovrà risorgere dalle proprie ceneri. Va da sé che prima bisognerà darle fuoco...)






Data:   Wed, 31 Dec 2014 10:56:52 +0100
Mittente:         Stefano
A:        bagnai@unich.it
CC:     Vladimiro Giacché

Ciao Alberto,
Ho finito di leggere il tuo libro di cui ci hai omaggiato. Davvero complimenti per il messaggio chiaro, raccontato in modo leggero (alla Calvino per intenderci) e il (noto) coraggio dell'analisi controcorrente, non solo sulla moneta ma sulla spesa pubblica e sulla funzione dello Stato rivolto ai lavoratori autonomi (ovviamente anche la bibliografia ottima). Durante la lettura, mi è risultato sempre più doloroso riconoscere la trentennale subalternità culturale della sinistra. Ho trovato particolarmente utile sul piano politico la riflessione sull'autorazzismo e sulla negazione della democrazia (con Monti, sponsorizzato da Napolitano, abbiamo toccato il punto più basso: le scelte politiche al riparo del passaggio elettorale) e quella sulla pluralità di figure sociali da racchiudere nel lavoro sostanzialmente subordinato al di la della configurazione giuridica che assume (professionisti, lavoro autonomo e piccoli imprenditori). Una riflessione analoga l'ho trovata anche nell'ultimo e problematico saggio di Franco Cassano ("Senza il vento della Storia"). Ci sono passaggi che mi convincono meno, ma sono secondari (ad esempio, condivido la critica all'agenda di policy di Piketty, ma la sua originale fotografia della disuguaglianza e le "leggi" del capitalismo che individua sono analiticamente robuste e purtroppo dagli effetti inarginabili con la sola, pur necessaria, flex valutaria). Magari ne parliamo quando ci rivediamo.

Il punto politico di fondo che poni è quello decisivo: per arrivare alle valute nazionali, "la creazione di un consenso internazionale attorno a una soluzione cooperativa, in un contesto nel quale il conflitto non fa comodo a nessuno" (l'hp di "dissoluzione concordata" regge anche le rassicuranti simulazioni che fai sulle conseguenze del riallineamento e flessibilità del cambio). Mi pare una prospettiva, come ho provato a sottolineare in una lettera al Corriere di qualche settimana fa nella quale insistevo sul "superamento cooperativo", radicalmente diversa dall'uscita unilaterale dall'euro: diversa in termini culturali, politici e per le conseguenze economiche e sociali. Una prospettiva difficilissima da costruire, non solo per le convenienze degli interessi più forti e miopi fino all'autolesionismo, ma per gli effetti poco cooperativi che avrebbe sui cosiddetti mercati finanziari un discorso pubblico a tal fine alimentato dai governi dei Paesi più colpiti.

Non ho ancora chiaro come affrontare tali ostacoli. Sono convinto che però non vi siano alternative politiche alla strada della dissoluzione concordata. Sono convinto che sul versante sociale, politico e elettorale dobbiamo puntare a costruire una coalizione per la domanda interna che tenga insieme lavoratori dipendenti, partite Iva individuali e piccoli imprenditori (artigiani, commercianti, agricoli), una rivoluzione rispetto al tradizionale asse fordista della sinistra con la grande impresa. Una soluzione alternativa alla prospettiva renziana centrata sulla grande impresa e sulla svalutazione del lavoro.

Sono anche convinto che lavorandoci insieme possiamo farcela.

Un abbraccio e buon anno, Stefano




Una pacata risposta

(...antefatto: alcuni volonterosi sbilifestini di Roma 1 organizzano un seminario sulla Grecia invitando luminari come Dimitri PUDE Deliolanes. Sergio Cesaratto, che non è stato invitato, come non lo sono stato io, lo viene a sapere, si incazza, e glielo fa notare. Loro rispondono con una certa dose di ignavia: "Eh, ma abbiamo fatto in fretta, abbiamo chiamato solo quelli vicini al dipartimento". Sergio, che è un signore, si limita a far notare che io e lui veniamo da quel dipartimento e siamo quelli che hanno più contribuito al dibattito scientifico e politico sul tema. Io, che non sono un signore, dopo aver visto questa bella prova pratica di gesuitismo, ho invece fornito questa pacata risposta - nel blog ne trovate altre. Non voglio giustizia. Non sarebbe giusto avere giustizia. Ora sarà giusto avere vendetta. E l'avremo.)


Ho googlato Guarascio. Su IDEAS è un ricercatore con alcuni working papers e zero paper. Do per scontato che ne abbia (altrimenti non sarevve ricercatore) e che abbia anche un brillante futuro davanti. Forse non ha letto quello che io e Sergio abbiamo scritto in questi anni. Farà meglio a farlo, perché una cosa ve la dovete cacciare in testa: le cose finiranno come dico io da cinque anni. Per averlo detto mi sono preso gli sputi della sinistra, vengo insultato come leghista da cialtroni privi di argomenti e che con la loro ignavia hanno lasciato alle destre un tema di sinistra, con l'aggravante, se erano colleghi, di dimostrare di non capire un emerito cazzo di economia internazionale, vuoi perché pagati per non capirlo, vuoi perché imbecilli.

Ma le cose finiranno come dico io.

E siete proprio sicuri che quando le cose finiranno come dico io i rapporti di forza sociali, politici, e anche accademici, rimarranno inalterati? Siete proprio sicuri? Sicuri sicuri?

Bene.

Tanto vi dovevo.

Chi parla di euro oggi senza invitare o citare me o Sergio è e resta solo uno strenuo difensore di un progetto che ogni giorno di più si palesa come fascista, e questo se voi non lo sapete, fuori dall'università decine, centinaia di migliaia di persone lo sanno. L'onestà intellettuale sta diventando un bene molto richiesto. Svegliarsi nel 2015 senza ammettere un minimo di distrazione (non dico altro: distrazione) non è prova di onestà intellettuale.

Che dite, veniamo a patti, o andiamo avanti così? Fra un po' sarete superati a sinistra dal Corriere della Sera. Siete "de sinistra", no? E volete sapere perché il capitalismo è così resiliente? Perché non è coglione.

As simple as that.

Giovedì sono a Perugia a provare per il mio prossimo concerto.

Grazie per avermi fatto capire cos'è la sinistra. Non ne resterà pietra su pietra. Ho elaborato altri lutti.

A.

martedì 30 giugno 2015

Grecia: nani, ballerine, e fatti

Come di consueto, quando devo andare a una trasmissione di Paragone cerco di prepararmi.

Una delle ultime volte mi impose niente meno che il dottor Giannino, e io scrissi questo, perché ero certo che nel corso della trasmissione sarebbero state profferite cialtronesche menzogne sulla spesa pubblica, come poi in effetti fu.

Siccome oggi si parlerà di Grecia, e se ne parlerà niente meno che con un partecipante a quella esperienza politica di sicuro successo che è stata Scelta civica (!), considerando anche il ruolo piuttosto evidente che l'amico Gianluigi ha svolto e forse sta svolgendo (quello di screditare qualsiasi tipo di pensiero alternativo al dogma eurista mandando in onda personaggi improbabili come Donald - link vietato ai minori), posso dare per scontato che anche stasera la faranno da padrone le lievi imprecisioni razziste sulla Grecia, quelle con cui i media ci subissano, per convincerci che i greci, in fondo, quello che gli capita se lo sono meritato.

Ricordo, a chi venisse a conoscermi questa sera, che io mi occupo di Grecia da tempo. L'associazione a/simmetrie, che ho fondato insieme con Claudio Borghi Aquilini, e nel cui comitato scientifico siedono economisti come Paolo Savona o Vladimiro Giacché, ha sostenuto il progetto "Il più gran successo dell'euro", che trovate qui. Eh già! Perché l'ex leader del partito di Zanetti (o come si chiama, non ho tempo di googlare) ne era proprio convinto: lui diceva che la Grecia era un gran successo dell'euro perché dimostrava che quest'ultimo obbliga i paesi a fare "le riforme", anche quando sono privi di "cultura della stabilità" come la Grecia. Peccato che quelle riforme col "salvataggio" della Grecia avessero poco a che fare, come del resto avevano poco a che fare col salvataggio dell'Italia le riforme che Monti era stato chiamato a fare qui da noi e delle quali io annunciai il fallimento il giorno stesso in cui Monti prestò giuramento (teoricamente all'Italia, ma in pratica ai creditori esteri, nelle mani del loro rappresentante).

Già guardando i grafici della spesa pubblica preparati per Giannino, caro lettore, se sei un neofita, e non sei un imbecille (non poniamo limiti alla Divina Provvidenza), ti chiederai: "Ma che bisogno c'è di tagliare così forsennatamente la spesa pubblica in un paese che comunque la si misuri, questa spesa, resta sempre sotto la media europea?

Bè, i motivi ovviamente non sono quelli di salvare i conti pubblici: così come Monti li ha fatti peggiorare in Italia (e il perché l'ho spiegato qui e qui), la Troika li ha fatti peggiorare in Grecia. Diciamo prò che Torika batte Monti uno a zero, perché almeno le istituzioni della Troika hanno ammesso di essersi sbagliate, come vi ho spiegato qui. Monti invece manda ancora in giro personaggi come Passera a fare la lezioncina di economia a Krugman (velo pietoso, e non su Krugman).

Insomma, non vi rifaccio tutta la storia. Quelli che sono qui dall'inizio la sanno. Gli altri, se sono curiosi e vogliono salvare la pelle, approfondiranno, cercando di capire perché si insiste con una medicina che lo stesso medico dichiara essere sbagliata. Possibile che sia solo perché è amara? Se volete studiare, bene, altrimenti Darwin farà il suo lavoro (ma poi non chiedeteci di versare lacrime, come fanno certi giornalisti quando tocca a loro: quelle in effetti sono finite, e d'estate la disidratazione, l'assenza di liquidità, non è un rischio solo per la Grecia).

Voglio però ricordarvi tre fact checking sulla Grecia che smentiscono con dati alla mano le favolette razziste dei media (prevenire è meglio che curare):

1) quello di Vladimiro Giacché sul Fatto quotidiano (ora disponibile sul sito di a/simmetrie);

2) il mio su questo blog;

3) last (per ovvi motivi: in Italia siamo avanti) but not least quello di Karl Whelan.

Vedi, lettore?

Oggi è facile documentarsi. Se non lo fai, la colpa è tua. D'altra parte, la democrazia, come il mercato, funziona se si rendono disponibili le informazioni corrette. Il che significa che, a mio modesto avviso, che non ti chiedo di condividere, chi mente sui fatti è non solo un po' approssimativo (visto come sono gentile?), ma soprattutto un nemico della democrazia, insomma, uno di quello che quando ero giovano si chiamavano sbrigativamente fascisti. Se volete, potete chiamarli anche Gennarino. La sostanza non cambia.

Sono certo, comunque, che l'informazione che La7 fornirà questa sera sarà corretta e imparziale.




P.s.: non mi ero sbagliato: non c'è stata disinformazione. E mi concederete che, rispetto a Oscare, Francesca è un progresso. Omnia munda mundi. 




lunedì 29 giugno 2015

Polvere alla polvere

Che Riccardo Puglisi si diletti a fare lo spin doctor si sa, e, come si suol dire, ci sta. Questi sono i suoi campi di specializzazione secondo IDEAS:



C'è anche la "cultural economics", e, del resto, se sa, lui "ha letto" la Recherche. Anzi, ben "tutta" (fischia!). In francese, suppongo...

Questi invece sono i miei campi di specializzazione:


Un filo più attinenti ai problemi che ci riguardano in questo momento, ma io, quando parlo con Ric, cerco di non farglielo pesare, perché io la Recherche la leggo (siamo in pochi a capire la differenza).

Menziono questo fatto solo per difendere la dignità della mia professione.

A Riccardo riconosco un notevole sprezzo del pericolo. Nel lanciare il suo ultimo spin allarmistico, blaterando di bank run con non so bene quali conseguenze apocalittiche, deve aver certo tenuto conto di questi due dettagli:



Quando i nodi verranno al pettine, l'intendance suivra (il francofilo Ric apprezzerà), col rischio (certo calcolato da Ric) che si trovi un giudice a Berlino, o magari a Torino, poco convinto dell'opportunità di fare allarmismo. 

Riconosco a Ric un ancor maggiore sprezzo del ridicolo. Quando ci si avventura in campi estranei ai propri interessi diretti di ricerca si rischia, ahimè, un bel bagno:


Ecco: qui Kruggy, l'eterno secondo, conferma quanto da tempo avevamo spiegato a Ric io e, soprattutto, Claudio Borghi. Il "bank run" c'è già stato, e non è successo sostanzialmente un cazzo di niente, per motivi che non rispiego (essendo inutile sia a voi che a Puglisi per motivi uguali e contrari).

Kruggy ci scherza, e Ric continua, sempre più nervosetto, a ripetere bank run bank run bank run come un vinile scheggiato. 

Salvate (da se stesso) il soldato Puglisi.