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venerdì 29 maggio 2015

Comunicazzione di servizzio



"Bagnai leghist... No, aspetta: contrordine compagni: Bagnai sellinooooooo!"

E l'ellisse si chiude.

Che tristezza i wuminkià!

Sono invece lieto di rivedere Valerio (Alessandro e Gianni li vedo più spesso, soprattutto il primo), e di conoscere Sardoni, del quale alcuni studenti mi hanno parlato in termini umanamente e didatticamente molto positivi.

Già mi pregusto le contorsioni logiche con le quali avendo lui prima della crisi capito esattamente qual era il problema (di fatto arrivando molto prima di me alle conclusioni alle quali io sono arrivato molto dopo: la flessibilità come condizione necessaria ma non sufficiente), per onore di bandiera verrà a difendere il regime che SEL per ora appoggia, dicendo che "un altro euro è possibile", che "la colpa è dell'austerità", e che c'è stata una grande moria delle vacche.

Tutto comprendere è tutto perdonare, ed è anche un po' rompersi i coglioni.

Ma cosa non si fa per gli amici!

(...se poi invece ritenesse di stare decisis, allora magari lo invitiamo al Goofy...)

Sorpresa! Sono marxista...

Questa mattina mi sveglio e trovo su Twitter:


Ma guarda un po'! Proprio quello di cui vi parlavo ieri sera: la merda che ci rovesciano addosso quelli che hanno perso il treno. Si vede che anche Diego ne ha abbastanza. Scopro così con sollievo che irritarsi lievemente per i pettegolezzi da portierato è marxista. Saranno contente le varie portinaie marxiste che parlano di noi? Non credo. Peccato. Si condannano all'estinzione. Ma, come credo avrete notato, ne sono fieri.

Che poi questa storia non si sa come finirà: si sa solo che finirà male.

Mal comune, fossa comune...

giovedì 28 maggio 2015

Il QE è un diversivo

(...diciamoci tutto: in sincerità e amicizia, e col massimo rispetto per la vita biologica altrui, desidero significarvi per l'ultima volta una cosa che ho spiegato molto chiaramente nel mio primo libro (ma anche nel mio primo articolo sul Manifesto, poi ripreso qui). L'euro è un confine, il confine fra la possibilità di una democrazia e la certezza del fascismo, inteso come regime classista e paternalista - astenersi storici e politologi dilettanti: nella mia politica more geometrico demonstrata uso le definizioni che mi pare e mi mantengo coerente ad esse. Ora, voglio chiarirvi una cosa: io sono cresciuto in tempi apparentemente meno sereni di quelli attuali. Per strada si urlava "uccidere un fascista non è un reato". E questa è una solenne scemenza. Ma è anche una solenne scemenza, chiedo scusa in anticipo, starlo ad ascoltare, un fascista. Voglio dire una cosa ben precisa, che poi è una delle tante cose nette e a fuoco che ho sentito dire a Sergio Cesaratto - questa la disse al #goofy3: oggi chi non ha ancora capito è inutile. A me non interessa perché chi è rimasto dall'altra parte del confine, dalla parte del "portare le decisioni importanti al riparo dal processo elettorale", dalla parte della Bce ai cui funzionari manca solo la licenza di uccidere - ma forse ce l'hanno, solo che noi non possiamo saperlo, perché l'accesso ai suoi atti è precluso alla magistratura, dalla parte della libertà sfrenata dei movimenti di capitale, dalla parte dello strumento principe della pax americana, insomma, dalla parte dell'euro, c'è rimasto. Sono fondamentalmente fatti suoi. Solo che lui ora è lì, io sono qui, in mezzo c'è un muro di propaganda che si sta trasformando in un muro di odio, io quello che potevo fare per farmi ascoltare l'ho fatto, non posso ogni volta riavvolgere il nastro da capo e ricominciare a spiegare il perché e il per come politico ed economico di questo regime fascista, e se chi sta dall'altra parte ha l'eguccio fragile e non gli va di studiare, sapete che c'è? Cazzi suoi. Io ho altro da fare, vi assicuro. Gioco in un altro campionato, e lo faccio con onestà intellettuale. Leggo i libri di cui devo parlare -

NESSUNO DI QUELLI CHE SON STATI CHIAMATI A PARLARE DEI MIEI LIBRI LO HA MAI FATTO

- controllo i dati che pubblico, cerco di scrivere in modo comprensibile, documento le mie asserzioni, e faccio il possibile per mettere in contatto le persone di buona volontà e dar loro strumenti per incidere nel dibattito.

Punto.

Questo è il lavoro di un intellettuale, del resto. Dopo di che, se devo perdere tempo con uno, prima voglio sapere da che parte del confine sta. Il mio principio è che collaboro con chiunque voglia ripristinare la democrazia. Il ripristino della democrazia passa per lo smantellamento dell'euro. Un altro euro - un euro "democratico" - non è possibile. Questo non vuol dire che eliminare l'euro significhi ripristinare automaticamente la democrazia. Significa però che chi non vede oggi quale vulnus per la democrazia sia l'euro - cioè, in buona sostanza, la banca centrale indipendente come potere costituzionalmente sovraordinato agli altri poteri dello Stato - non sarà nemmeno in grado domani di cooperare a un progetto di ricostruzione del paese su basi partecipate e democratiche. Tutti quelli che vi parlano di prezzo della benzina, o di technicalities apparentemente meno futili - e i derivati? E il debito under foreign law? E la rava? E la fava? - in realtà stanno perdendo pericolosamente di vista il punto.

Allora, io mi scuso con l'amico che riportava la senz'altro utile lezioncina di Losurdo su cosa sia il vero impegno politico. Se lui (Losurdo) lo sa, cosa sia l'impegno politico, fa bene a dirlo: a qualcosa servirà. Ma se io, prima di ascoltare una persona, voglio sapere da che parte del confine sta, ho le mie ragioni, che sono tante, e una delle prime è che le persone che appartengono alla galassia cui questo astro appartiene altro non hanno fatto che irridermi, insultarmi, diffamarmi, ostacolarmi, fraintendermi, distorcere il mio messaggio... e potrei continuare per pagine, perché non sono uno scrittore "de borgata", quindi una certa tecnica la ho - salvo poi fare un bel "cut and paste" del Tramonto dell'euro o de L'Italia può farcela, quando capita, e scoprire l'acqua calda per il beneficio di quei tre gatti che li seguono - sempre però con l'idea che noi, cioè io e voi, siamo degli appestati, dobbiamo essere guardati con sospetto, se non con riprovazione, perché abbiamo avuto una colpa che nessuno ci potrà mai perdonare: quella di aver capito dopo tantissimi altri, ma prima di loro, e di esserci espressi meglio di tutti. Questo non gli andrà mai giù. Ma naturalmente quello "non egemonico" e "divisivo" sono io, s'intende... Eppure se in questo paese un dibattito c'è, e tante scimmie cominciano a cadere dall'albero, credo che dipenda essenzialmente da quello che ho fatto, e soprattutto da come l'ho fatto: mettendo a nudo non il mio pisello o quel che ne rimane, ma il mio cuore, secondo una tradizione europea, e rendendovi intellettualmente ed emotivamente partecipi della mia disperazione e della mia solitudine. Questo non ci perdonano, lo capite? Lo vedete? Non ci perdonano di esserci incontrati e di esserci riconosciuti, e di averlo fatto in base a valori di umanità che trascendono le loro liturgie stantie, il loro linguaggio polveroso, quel linguaggio e quelle liturgie che sono state per loro il principale ostacolo a un percorso di comprensione che si svolgesse in tempi politicamente efficaci, per il fatto stesso di essere lo stendardo del loro unico valore politico: l'appartenenza.

Ormai senza grosse scosse non se ne uscirà. Il pareggio di bilancio in Costituzione è la fine della democrazia italiana, è la definitiva obliterazione dei principi economici della nostra carta costituzionale, e questo lo sapete meglio di me grazie a Quarantotto. Mentre questa cosa succedeva, il PD avallava il raccontino del "fate presto", e i fenomeni "de sinistra" che facevano? Discutevano se ero (eravamo) abbastanza marxista (marxisti), prendevano cappello se andavo da Tizio o da Caio, si sorvegliavano l'un l'altro nel terrore che una loro parola potesse uscire dal ristretto recinto della purezza etnica marZiana... E intanto noi ci logoravamo a spiegare le cose, e condividevamo la nostra frustrazione nel non riuscirci, o le piccole soddisfazioni nell'essere riusciti a seminare un po' di consapevolezza fra la gente, quella gente che intanto, nell'indifferenza dei marZiani puri e duri, moriva. Dovremo perdonarli, certo, ma non so se potremo farlo. Per quel che mi riguarda, e qui concludo, chi vuole avvicinarsi deve prima dire da che parte sta, e gli consiglio di scriverlo su una bandiera bianca - perché su quella rossa rischio di vederlo male. E anche se blocco a vista chi parla di Norimberghe, sia chiaro che qui qualcuno dovrà delle scuse, e gli interessi stanno già decorrendo, perché nel 2015 siamo già in mora da un pezzo. Questo vale anche e soprattutto per i colleghi che poi si sveglieranno, dopo avermi lasciato per x anni a fare da solo il lavoro sporco.

A questo proposito, però, permettetemi anche di aprire e chiudere un altro discorso. Ultimamente questo blog ha ripreso la consuetudine di ospitare terzi che scrivono sotto pseudonimo. Una volta c'era istwine, ce ne son stati altri - ad esempio kthrcds - c'à stato Agenor, che scrive sotto pseudonimo sullo Sbilifesto, per anni nel giornale degli utili idioti ha scritto sotto pseudonimo Galapagos, ecc. Mi spiegate cosa cazzo vi è preso nell'ultimo post? Perché non vi va bene che Charlie Brown si firmi così? Qual è il problema? Che ne sapete voi del perché non vuole firmarsi? Volete insegnare a me chi devo o non devo ospitare nel blog? Molti di voi si sono fatti andar bene un economista che appellava a manetta semplicemente perché la sua posizione in un gruppo bancario gli impediva di dire quello che tutti - lui compreso - sanno, per poi tornare nel dibattito intervenendo a spalare merda sul nostro lavoro, proponendo articoli con dati truccati. Quello era bravo, andava bene, era de sinistra, ci metteva la faccia. Ah, mi fa piacere! Sentite, qui non siamo in democrazia. No. È molto meglio. Siamo in autocrazia. Voi siete autocrati del vostro PC. Avete un cazzo di mouse in mano, no? Bene: qua sotto c'è il link a un articolo di Charlie Brown su a/simmetrie. È piaciuto a Brigitte Granville e a Peter Oppenheimer. Se non piace a voi me ne batto il belino a manetta. Cliccate altrove, ma non fatemi lezioncine di etica o di comunicazione o di filosofia dei fenomeni sociali o di sociologia dei fenomeni filosofici o del cazzo che avete studiato e che credete di sapere, perché a me non me ne frega niente e non sono disposto a perdere tempo. Se qui è rimasto un pugno di persone per bene è perché ho cordialmente invitato quelle per male ad andarsene, e hanno dovuto farlo. Le mie scelte su come gestisco il blog non sono materia di discussione: sono materia di voto. Se vi sta bene è così, se non vi sta bene andatevene, quando sarò rimasto solo deciderò se parlare al muro o chiudere il blog, ma finché il blog è aperto cosa, chi, come, e quando si pubblica lo deciderò io e non gradirò - per usare un eufemismo - commenti sull'ordine dei lavori. Saranno invece sempre graditi e bene accetti commenti sul merito, come quelli che hanno dato vita a una interessante - e animata - discussione in coda al post precedente.

E ora, se vi interessa, qua sotto c'è spiegato perché il QE è semplicemente un modo per prender tempo. Alcune di queste cose le abbiamo già discusse, altre no, ma i due articoli sotto pseudonimo, quello di Agenor e quello di Charlie Brown, forniscono un quadro esauriente della situazione). 


Giochiamo a unire i puntini...

mercoledì 27 maggio 2015

A primer on "sharing economy" (l'economia della condivisione fa rima con te)

(...scusate, siccome mi sono cappottato dalle risate leggendo questo commento, volevo postarlo qui per condividerlo seco voi, cara comunità di cheerleaders e seguaci decerebrati, tanto siccome nun capite un cazzo la valenza politica der gesto eclatante rimane quella che è, cioè zero. O no?...)


marco franceschi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La tragedia greca: senza anagnorisis non c'è catar...":

A proposito della inconsapevolezza di Edipo, del suo rifiuto di aprire gli occhi alla realtà,dell'incapacità di inscrivere singoli episodi in una direzione generale porto recentissima esperienza personale. Sono rimasto coinvolto mio malgrado in furibonda discussione su Uber Pop, presto degenarata in caciara generale su "sharing economy" e compagnia cantante.
 

Vi risparmio i dettagli e le meschinità varie ( gli sta bene, tanto rubavano anche loro, tanto anche in trattoria si mangiano schifezze ecc) e a scanso di equivoci vi dico subito che non sono un tassista e neanche ristoratore.
 

Il punto che mi premeva condividere è che proprio non si coglieva la differenza fra "reddito" e "rimborso spese", fra "arrotondo lo stipendio" e "lavoro".
 

Al limite qualche dubbio sulla sicurezza, sull'assicurazione della macchina, sulla qualità del cibo servito in case sconosciute e incontrollate eccetera ma NESSUNO che vedesse la direzione generale che a me invece appariva chiarissima.

Un mare di disperati senza regole e senza speranza che arrotondano dalla mattina presto alla sera tardi in attesa di qualcuno disposto ad arrotondare a un centesimo di meno.
E a godersi i prezzi paradisiaci così generati poche alte professionalità protette dal loro potere o dalle loro competenze specialissime.

E badate che non stavo parlando con questi pochi insostituibili ( non ne conosco) ma con gente normale, i prossimi della fila.
 

Quello che oggi vale per taxisti pizzaioli e albergatori domani puo' valere per te: possibile che non lo vedi?
Niente da fare, i 10 euro di meno a corsa fanno premio su tutto.

Adesso vi lascio che devo caricare uno da portare a Firenze con la mia macchina in cambio di 10 euro, ci fermiamo a mangiare in casa di un tizio che con 5 euro ci sfama e al ritorno faccio due consegne di elettrodomestici a due euro l'uno che ci sto dentro perché faccio benzina da uno che la ciuccia dagli altri serbatoi e poi mi seevono 4 mattoni che devo cambiare le gomme.


Postato da marco franceschi in Goofynomics alle 27 maggio 2015 11:24 



(...si apra la discussione, che prevedo piuttostamente ampia e articolata...)

(...prima di dire cazzate però rileggetevi questo: l'hanno scritto per voi, cioè per noi...)

5x1000: la conferma

Siamo nell'elenco definitivo:


Vi ricordo che i conti del 2014 sono dove devono essere (dopo approvazione dell'assemblea dei soci), cioè qui, e vi sono ancora debitore di un commento approfondito della loro struttura, nel quale svolgerò un'analisi socioeconomica del concetto di bastapococheccevoismo (il nemico numero uno del fund raising).

Ma prima di affrontare questo argomento devo finire di limare un articolo per Phenomenology and mind (Bagnai filosofoooooooooooooo!).

Stay tuned...

martedì 26 maggio 2015

La tragedia greca: senza anagnorisis non c'è catarsis

(...da Charlie Brown, un economista che preferisce non essere individuato, ricevo e volentieri pubblico. Inutile dire che condivido...)




Nessuno può negare che la situazione greca sia una tragedia vera. Quale sia l’entità delle sofferenze del paese lo si intuisce leggendo  "The Lost Continent" di Gavin Hewitt, editore della BBC per l’Europa.

Parlo di questo.

Secondo Aristotele, la sfortuna dell’eroe tragico è da ricondurre alla sua hamartia, ossia ad un suo errore di fondo che lo precipita in una serie di eventi negativi provocandone la rovina. Dalla sua disgrazia l’eroe tragico attiene però una illuminazione circa la realtà vera, l’anagnorisis. Esito del tutto è la catarsi, una purificazione ed un rinnovamento.

Insomma: vederci chiaro dopo il proprio fondamentale errore, purificandosi e rinnovandosi.

Nulla di ciò è presente nella attuale tragedia greca, che assume quindi i connotati di una sordida disavventura.

L’hamartia, il tragico errore di fondo c’è, eccome. Alberto ha più volte sottolineato che   tale errore consiste nell’aver consegnato al mercantilismo ed agli appetiti della finanzia internazionale il “sogno europeo”. L’incarnazione di tale errore, di tale  ripugnante e mostruoso  accoppiamento tra ideali ed egoistiche  mire è l’euro,  vincolo assurdo e strumento di sopraffazione.

L’attuale crisi greca, come le precedenti, non è che la manifestazione pratica di tale voluta ottusità. È una crisi che non ammette soluzione razionale perché è il sintomo di una irrazionalità di fondo.

Tecnicamente si possono confrontare le “ipotesi” e le pie intenzioni dell’ultima lista di "riforme"  con  l'andamento reale   dell’economia greca la quale, sulla base dei propri flussi finanziari interni, ha già fatto default sull'ultima rata dovuta al FMI .

Chi poi sia responsabile dell’insostenibile debito greco e come l'imbroglio  e l'avidità dei grandi interessi economici e finanziari abbiano peggiorato una situazione già in partenza assurda è noto a tutti coloro che si informano un minimo.

È l’anagnorisis, l’apertura degli occhi alla realtà, che manca del tutto.

Edipo che continua pervicace nell’incesto perché non vuole capire.
Vederci chiaro sulla Grecia è l’ultima cosa che gli Euro geni vogliono. Un po’ per superbia un po’ per paura  e per terrore .

Raggiungiamo noi l’anagnorisis dunque: apriamo gli occhi alla fondamentale verità di questa lunghissima crisi:

1) Se la crisi si  “risolve” (con un commissariamento ed con nuovi “aiuti” – si mormora ad alta voce di un nuovo bail out se il paese capitola alle condizioni dei creditori) l’euro è fallito politicamente poiché è fallito l’ideale di mettere in comune le proprie istituzioni per progredire insieme ed in pace.  Emerge in tale scenario che,  soprattutto a causa dell’Euro, nel continente vale la regola del più forte e del più furbo. “Might is right”. 

2) Se la crisi non si risolve (e la Grecia esce dall’eurozona o fa la fine di Cipro) l’euro è fallito tecnicamente. Ma è fallito anche politicamente poiché esso è stato dichiarato  chiave d'arco dell’intera costruzione europea.

Il risultato non cambia: l’euro è già ampiamente fallito.

Quale la catarsi?

Molto semplice: la purificazione dalla velenosa menzogna  che indentifica l’euro con la convivenza ed il progresso in Europa.

Una menzogna  alla quale si vuole continuare a credere e per la quale si vuole continuare a “combattere” ma che resta sempre e solo questo: una bugia.

lunedì 25 maggio 2015

Clama fortiter, ne cesses! (Isaia a Corinto)

Poveri greci...

La mattina è iniziata a Radio eurobbelloausteritàbbrutta Popolare (qui il podcast).

Inutile dire che son tanto garbati, ma non riescono proprio a capire che parlare di austerità senza nominare l'euro è come parlare di sifilide senza nominare la spirocheta (per gli amici lue, dal verbo lyo, sciolgo, guarda un po', donde il termine "eredoluetico" che alcuni di voi conoscono). Ma a noi piace ricordarli così, i piddini: gente che sta all'economia come i salassi stanno alla medicina, e infatti, non a caso, anche se loro ai salassi (cioè all'austerità) dicono di opporsi, sono quelli che hanno costruito la narraFFione (come oggi si usa dire) che è servita a imporceli. La storia li giudicherà, questi garbati don Ferrante, che però, va detto, oggi, dopo due anni, mi hanno pur dato diritto di parola (per la gioia di Nat, che li vorrebbe più "alternativi". Ussignùr... In piddinitas nulla est redemptio, proprio non vi cape, eh? Sì, qui ci sono dei redenti, ma imparate a non chiedere agli altri quello che chiedete a voi stessi, e vivrete felici - e qui qualcuno chiamerà il fabbro...)

Del resto, avrete notato che nel denunciare lo squallido razzismo dei media italiani ho apposto un "esclusi i presenti" di garanzia. Sono un bravo ragazzo, anche troppo, ma del resto cosa altro potevo fare, nel momento in cui stavo dimostrando, ai compagni, che il Wall Street Journal è leghe a sinistra di loro? Che bisogna rivolgersi al grande capitale finanziario per avere briciole di verità?Questo è il paradosso, un paradosso che abbiamo constatato più volte: è ai carnefici che bisogna rivolgersi: nei giornali che leggono e nei documenti che scrivono c'è tutto, ma proprio tutto (anche se scritto a caratteri piccoli).

Sed de hoc satis.

Poi gambe (squat, leg extension, leg curl...), spalle (alzate laterali, lento avanti...), 'na gricia (accanto alla palestra), e di corsa a TgCom24. Pensavo, speravo, che fosse per parlare di Vanuatu.

Invece ancora una volta la Grecia (qui il video).

Cheppalle!

Torno a casa, incontro Rockapasso, bella come sempre.

(...cosa devo farmi perdonare? Di esistere. Sarà dura, ma alla fine, verso i 99 anni e 364 giorni, ce la farò...)

"Di che hai parlato?"

"Della Grecia, naturalmente."

"E che hai detto?"

"E che dovevo dire? Volevo andare a dire che Tsipras si sarebbe calato le brache, ma sto cialtrone non ha nemmeno aspettato che arrivassi in studio e mi ha spoilerato la previsione. Praticamente, una previsione taxi-avverante"

"Ma tanto l'avevi detto a gennaio!"

"In effetti sì, e anche in diverse lingue. Comunque, oggi secondo Iscariota più che Cassandra sembravo Isaia. Ho dato il peggio di me, poi mi sono anche scusato, ma d'altra parte in questo momento vado poco in video, e quando ci vado tanto vale bucarlo, lo schermo... Che poi su Twitter gli ho pure confuso Isaia con Geremia, se se ne accorge mi percula per tutta la vita...".


Eh già...

Perché questo:

Quomodo sedet sola
civitas plena populo!
Facta est quasi vidua
domina gentium;
princeps provinciarum
facta est sub tributo.

(magari messo così), non è esattamente questo:


Clama fortiter, ne cesses;
quasi tuba exalta vocem tuam
et annuntia populo meo scelera eorum

che poi è quello che sto facendo, come vi sarete accorti. Comunque, visto che ci siamo, a proposito di "quasi tuba", ci sarebbe questo, ma soprattutto, e sopra tutti, questo:





Dedichiamo la Trauermarsch, noi, i veri europei, al povero giornalista greco, che, accecato dal vero nazionalismo, voleva, incurante del sangue dei suoi fratelli, la monetona forte per il suo paese, in base al noto principio "moi je ne veux pas de branche, je veux un pupitre comme tous les autres...".

(...barzelletta francese politicamente scorretta: chi la sa, non la dica. A proposito, l'ho imparata in Suisse Romande, quindi Martinet mettiti la mordacchia...)


Tantum religio potuit suadere malorum.


Eh, sì, signora mia, non ci son più gli esametri di una volta...





(...in effetti, confondere profeti sono errori che un cattolico romano non dovrebbe fare...)

(...Iscariota, se osi dire una sola parola la prossima volta ti porto a cena con Giannino, così ti becchi tutto il trio Los Canos...)