MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis. Sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.

mercoledì 3 febbraio 2016

La carenza di Tito (corruzione e formazione)

(...e visto che è off topic, apriamo un nuovo topic, che poi tanto nuovo non è...)



Anakyn ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Candelora": 

Scusate, è completamente off topic ma credo sia una news abbastanza interessante e significativa da poter essere condivisa a tutti voi.


E' notizia recentissima che molti dei principali Fondi Interprofessionali per la Formazione (per intenderci: quei fondi privati a cui possono iscriversi e da cui possono attingere aziende private per finanziarsi le proprie attività di formazione interna del personale) sono stati congelati in via cautelativa, bloccando tutti i piani formativi non ancora approvati.

Significa di fatto che, per tutte le attività di formazione programmate da gennaio 2016 in poi (e sinchè la situazione perdurerà), le aziende iscritte a tali Fondi non potranno accedere ad alcun finanziamento. Vale anche i piani già progettati ma non ancora approvati dal Fondo di riferimento: per ora (e chissà fino a quando) non saranno approvati e non potranno essere avviati.

La notizia, oltre a non avere precedenti (lavoro nella Formazione da 11 anni, e nè io nè alcuno dei miei colleghi di lungo corso ricorda situazioni simili), è piuttosto drammatica, perchè significa che aziende già in estrema difficoltà non potranno contare su finanziamenti esterni nè per la formazione mirata al miglioramento qualitativo (chiamiamola formazione "facoltativa"), nè soprattutto per quei corsi che rientrano negli obblighi normativi, come ad esempio quelli di Sicurezza Aziendale (formazione "obbligatoria").

Questo significa che molte aziende con gravi problemi finanziari, semplicemente sceglieranno di NON ottemperare agli obblighi formativi, preferendo correre il rischio di beccarsi un'ispezione dell'azienda sanitaria (con relative multe salatissime) piuttosto che avere la certezza di chiudere per fallimento.

Ora, perchè ritengo tale notizia interessante sotto il profilo macroeconomico?

Perchè tali Fondi Interprofessionali "pescano" i quattrini da una voce specifica delle buste paghe delle aziende a loro iscritte (pari allo 0,30% di ciascun stipendio), e sono quattrini che altrimenti finirebbero nelle casse dell'INPS per il finanziamento degli ammortizzatori sociali: tale voce si chiama infatti "contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria".

Sinora tutto ciò non aveva mai sollevato alcuna obiezione a livello istituzionale, e si parla di Fondi che operano da almeno un decennio.

Ora, però, l'ANAC (Autorità Nazionale Anti-Corruzione) ha obiettato che tali quattrini debbano essere considerati "soldi pubblici" (ve la dico in soldoni), dunque soggetti alla loro vigilanza, alla normativa sugli appalti, ecc ecc...
...in poche parole, stanno cercando di togliere tali quattrini dal controllo dei Fondi Interprofessionali, o quantomeno di limitarne seriamente l'accesso e la disponibilità.

Nel frattempo i Fondi, non sapendo nè come nè con quali tempi si concluderà tale faccenda, hanno deciso di bloccare tutto in attesa di sviluppi. E le aziende loro collegate tirano la cinghia, come se in questi anni non l'avessero tirata già abbastanza...

Qui il comunicato ufficiale dell'ANAC.

Naturalmente la tempistica dell'ANAC insospettisce, proprio perchè sinora mai aveva obiettato alcunchè al riguardo, ed è dal 2001 (cioè dalla nascita stessa dei Fondi Interprofessionali) che si procede sempre allo stesso modo.

Il sospetto è che tale siparietto sull'anticorruzione sia montato ad arte per non ammettere l'inconfessabile: e cioè che questi quattrini, molto semplicemente, servano all'INPS ed alle casse che finanziano gli ammortizzatori sociali, su cui ormai probabilmente si sta raschiando il fondo del barile (a proposito della "ripresa"...).

Dopo tutta questa prolissa pappardella (di cui mi scuso), vorrei giungere ad una conclusione: anche tutto questo è l'effetto perverso di aver abbandonato la nostra sovranità monetaria nazionale.
Senza la possibilità di autofinanziamento da parte dello Stato, in caso di difficoltà la coperta rimane sempre troppo corta: quando prendono freddo le casse dell'INPS, l'unica soluzione (in questo caso) per scaldarle è lasciare scoperte le aziende private, a cui viene tolta (o comunque ridotta) una primaria fonte di finanziamento.

Non puoi più battere moneta? Che problema c'è: basta prendere quella destinata a tenere insieme il tessuto produttivo nazionale! Così ci infileremo ancora più a fondo nel già noto circolo vizioso: meno soldi alle imprese --> più fallimenti --> più disoccupazione --> più risorse destinate agli ammortizzatori sociali --> meno soldi alle imprese --> ecc ecc.

Proprio un grande affare esserci affidati ad una Banca Centrale "indipendente" e "sovranazionale"... 


Postato da Anakyn in  Goofynomics alle 3 febbraio 2016 20:36



(...ho lasciato il Pc in ufficio, per scelta. Voglio starmene un po' con Ro, che se lo merita, perché il titolo è suo. Purtroppo, la trama è della Bce. Coruzzione, quanti delitti si commettono in tuo nome...)

martedì 2 febbraio 2016

Candelora

(...avrei molto da dirvi ma sono estenuato. Dobbiamo parlare di Schengen, di Bruxelles, di linea editoriale. Intanto, guardatevi queste...)



(il consueto "benvenuti a Libberopoly)


Il Matese sopra il mare di nebbia. 


Un uccello riavvicinato alla durezza del vivere. 


La testa del Vallone Rosso. 


...e il Vallone Rosso dalla testa.


Il Marsicano. 


Il mainstream. 


La redazione del Faggio 24 Ore se la dà a gambe all'apparire del Cavaliere Nero. 


L'anticima del Greco. 


La Valle Pistacchia diventata Valle Limona. 



Lo stazzo Valle Pistacchia. 


...e la casa di Scarpetta di Venere. 

Io, se fossi in voi, un penZierino ce lo farei. Lo sconto seguaci è pari al tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale della Bce. Il paradiso può attendere, quello terrestre no. 


domenica 31 gennaio 2016

Rast

Giornata lunga.

Corrispondenza da sbrigare, poi la prefazione per un certo libro, del quale vi parlerò, che spiega quanto è buona l'Europa, signora mia!, che ci dà tanti soldi che noi non sappiamo utilizzare perché c'è tanta coruzzione, poi un paio di telefonate interessanti con persone della nostra rete (cellule dormienti), poi una breve parentesi, poi in macchina per Pescara, regalandomi un paiodi telefonate (Palombi e Giacché, per alzarmi il morale) e ora a letto. Domattina esami, e poi via, da solo, nella solitudine per un paio di giorni. Blog chiuso per ferie. Scendo mercoledì. Fa caldo, qui in riva al mare. Neve non ne troverò, soprattutto sui versanti sud, e nemmeno compagnia. Del resto, non ne voglio. 

Conclusioni (e buoni propositi): siamo tanti, dobbiamo conoscerci, presto potremmo avere bisogno di noi (siccome non sarà una passeggiata, l'ultima cosa della quale abbiamo bisogno è il friendly fire). E poi bisogna smettere di perdere tempo. Il professor Bagnai, da oggi, diventa schivo. "Le faremo sapere, chiamiamo noi" è il suo nuovo modello di business. Ci sono tante cose da fare in associazione, che di girare il mondo non ne vale proprio la pena.

A proposito del perder tempo: rispondete voi agli ultimi arrivati. A me fanno cadere le braccia, e qui siamo già in troppi. Ne basteranno cento. Col resto, famo er partito...

Tre domande

(...rovesciamo la prospettiva. Cari euristi: avete ragione voi. Ma allora...)


Nella “guerra dell’euro” non contano tanto i “dati” quanto come questi vengono utilizzati per sostenere una tesi: la funzionalità e bontà dell’euro. Come dice un noto e intelligente opinionista, non conta il “dato” ma il “fatto”. Posto un obiettivo dialettico (il sostegno all’euro), si ricercano e si utilizzano solo quei dati che possono essere presentati di volta in volta in modo da rafforzare l’obiettivo. Ma i dati raccontano una storia diversa: la disfunzionalità e la distruttività dell’euro.

[...il resto, e le vostre simpatiche discussioni, qui...]

Neoliberismo, s.m.

(...a Davide che ha fatto un intervento molto profondo, che poi magari vi riferirò in interessa...)

Caro Davide,

mi è molto piaciuta la tua analisi del concetto di "neo" liberismo, anche se lì per lì mi ha un po' sorpreso che tu la proponessi commentando il mio libro. Io, in realtà, mi sono sempre scagliato, con il mio consueto garbo contro quello che chiamo il "neismo", ovvero la stucchevole abitudine dei nostri cosiddetti simili di preporre "neo" a qualsiasi parola, ad uso di salutare lavacro della propria coscienza ormai evidentemente lorda di sangue. Ma basta neodire che il neoliberismo ha neosovvertito neola neodemocrazia, e hai così riempito i caratteri a disposizione, per cui, purtroppissimo, sei de iure et de facto esentato dal dire: euro.

Funziona così, e lo sai (e a Napoli ce lo siamo detti, io, te e Nello, facendo anche - io - nomi e cognomi, come al solito).

Ho cercato "neo" nel Tramonto dell'euro e ho trovato le seguenti sei occorrenze:

  1. istantaneo
  2. temporaneo
  3. sotterraneo
  4. momentaneo
  5. neoclassico
  6. neonazisti

mentre ne L'Italia può farcela, il cui linguaggio, peraltro, è solo parzialmente mio (essendo stato sottoposto a non so più quanti estenuanti cicli di miglioramento editoriale) ho trovato:

  1. sottolineo (3 volte)
  2. neoliberale (in una citazione da Featherstone, a p. 126)
  3. neoliberista (p. 126, 2 volte; p. 143; p. 230 con precisazione "come la definisce Featherstone"; p. 339 subito dopo la citazione di Porcaro, vedi sotto; p. 443)
  4. neoliberismo (p. 127, 2 volte; p. 339 in una citazione da Porcaro, che non è un neista; p. 352)
  5. estraneo
  6. neoclassico (5 volte)
  7. Mediterraneo (6 volte)
  8. omogeneo (2 volte)
  9. subitaneo (2 volte)
  10. spontaneo
  11. neolatine
  12. istantaneo
  13. Bagnaineolibberistabbrutto (neologismo evidentemente inteso a distanziarmi da scuola e concetto...)
  14. neolingua
  15. neoassunti

Appare evidente che nonostante gli interventi del sagace editor L'Italia può farcela ha molti più nei, ma sono quasi tutti suffissi anziché prefissi, e quelli liberisti (neoliberale, neoliberista, neoliberismo) sono undici, di cui otto compresi nelle citazioni da Featherstone e Porcaro, o "attratti" da quelle citazioni, cioè necessitati dal bisogno logico di utilizzare per coerenza nel mio testo categorie introdotte nel flusso del mio ragionamento da autori che ritengo per vari motivi crucial, pur non condividendone le premesse metodologiche, perché non sono economisti, QUINDI...

Quindi cosa? Quindi, come tu correttamente rilevavi nel corso del dibattito, non usano il termine che usiamo noi economisti: neoclassico (che è invece quello che uso io quando parlo con parole mie, perché io sono un economista, quindi...).

Il mio atteggiamento, che ho ribadito anche nel corso del nostro dibattito, è di fortissima insofferenza verso quello che chiamo il "neismo" e Nello il "nuovismo". La ho esplicitata, questa insofferenza, a p. 188, come avrai visto, intitolando un paragrafo "Ecce hoc novum est!", e la ho motivata (nuovamente) nella mia replica chiarendo un concetto essenziale: il "nuovismo", l'"oggi c'è la Cina", è semplicemente una autolegittimazione della pigrizia mentale di chi si rifiuta di studiare e possibilmente apprendere (non è la stessa cosa) le lezioni della storia.

Io ho compassione di chi oggi non vuole sottoporsi, come invece facciamo noi, a questo salutare esercizio. Ne ho compassione perché mi rendo conto che nel non sobbarcarsi la fatica di volgere lo sguardo al passato non c'è solo pigrizia: c'è anche orrore. Credo che molti si rendano istintivamente conto di quanto noi, ma anche la stampa americana (con diversa intenzione e prospettiva), affermiamo con consapevolezza: da questa spirale deflazionistica si uscirà nel solito: con un bagno di sangue.

Questo è il dato, dopo di che io non sono un filosofo della storia, quindi mi taccio.

Finché però non saremo arrivati a quel simpatico siparietto, credo che uno dei compiti più urgenti che ci attende sia effettivamente dare un senso al termine "neoliberale", e secondo me la linea che tu proponi è la più interessante, proprio perché rimanda a una riflessione molto profonda sulla progressiva egemonia dell'economico nel pensiero delle scienze sociali, e anche perché (dato accessorio ma non trascurabile) dare un senso "professionale" a questo termine contribuirebbe a escludere dialetticamente chi ne fa un uso fumoso e dilettantesco, con notevole igiene per il dibattito.

Naturalmente, quale sia questa tua prospettiva non lo dico: se i miei lettori avessero voluto saperlo, sarebbero venuti a Napoli, e ora non voglio certo rovinargli il finale del tuo prossimo lavoro (Han Solo muore, ma questo lo aveva già in qualche modo anticipato De Andrè, quindi non è una nuovissima novità...), per il quale ti assicuro tutta la mia collaborazione di insider nel meraviglioso mondo di Hayek e dei suoi inconsapevoli nipotini...

Un abbraccio.

A.



venerdì 29 gennaio 2016

Comunicazzioni di servizzio

Vado per uno, quindi:

1) Ci vediamo oggi pomeriggio alle 16:00 all'Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, via Monte di Dio, 14, per una presentazione de L'Italia può farcela. I napoletani dovrebbero già essere stati avvertiti (se sono soci o comunque nel mio database).

2) Mi serve uno che conosca la storia cinese. Astenersi cazzari: uno con pubblicazioni scientifiche. Ho bisogno di capire un paio di cose non difficilissime, ma non voglio perdere tempo con "io non sono uno storico ma...".

3) Come annunciato su Twitter, mi serve uno che:

3.a) viva a Roma;
3.b) abbia bisogno di un po' di soldi;
3.c) sappia usare questo software.

Fino al punto (3.b) sembrava tutto facile, ma al punto (3.c) diventa difficile, perché anche questa richiesta è soggetta alla clausola "astenersi cazzari", il che implica che "saper usare quel software" significa:

i) capire bene cosa fa (cioè essere esperto di teoria dei grafi), e
ii) aver dimostrato il punto (i) tramite pubblicazioni scientifiche.

N.b.: circa il punto (3.b) specifico che oltre ai soldi vi offrirò anche un sacco di risate, perché la rete che sto studiando è la madre di tutti i daje a ride. Però bisogna affrontare il tema professionalmente...

4) Io vi voglio molto bene, però non sono la vostra fidanzata né la vostra segretaria né il vostro psicanalista né il vostro confessore. Se volete dirmi qualcosa, ci sono, ma se volete anche una risposta, vi suggerisco di inviare lettere d'amore, cioccolatini, mazzi di fiori, profferte di lavoro volontario (immediatamente declinate), lezzzzioncine su come si tiene un blog, selfie, scoperte dell'acqua calda, ciocche di capelli (sempre utili), roventi invettive circa i miei tradimenti di non si sa bene quale ipotetico ideale io abbia mai abbracciato (o avrei mai dovuto abbracciare), pacche sulle spalle, tesi di dottorato sulla formazione delle stelle povere di metalli (no: quella hai fatto bene a mandarla a me, è fichisima, mi sto molto divertendo), caciotte, ecc., al seguente indirizzo:

m.galano@asimmetrie.org

Non sono pagato abbastanza per leggere tutto questo, e forse nemmeno m.galano lo è, ma almeno un po' sì (grazie a voi).

Io nemmeno quello.

Chiaro il concetto? Visto che contribuite, avete diritto a una risposta, ma per averla rivolgetevi a chi può costringermi a darvela.

Vale anche per i precedenti punti (2) e (3).


(...e per chi non se ne fosse accorto, il modello era:


J'ai plus de souvenirs que si j'avais mille ans.
Un gros meuble à tiroirs encombré de bilans,
De vers, de billets doux, de procès, de romances,
Avec de lourds cheveux roulés dans des quittances,
Cache moins de secrets que mon triste cerveau.
C'est une pyramide, un immense caveau,
Qui contient plus de morts que la fosse commune.
— Je suis un cimetière abhorré de la lune,
Où comme des remords se traînent de longs vers
Qui s'acharnent toujours sur mes morts les plus chers.
Je suis un vieux boudoir plein de roses fanées,
Où gît tout un fouillis de modes surannées,
Où les pastels plaintifs et les pâles Boucher
Seuls, respirent l'odeur d'un flacon débouché.

Rien n'égale en longueur les boiteuses journées,
Quand sous les lourds flocons des neigeuses années
L'ennui, fruit de la morne incuriosité,
Prend les proportions de l'immortalité.
— Désormais tu n'es plus, ô matière vivante!
Qu'un granit entouré d'une vague épouvante,
Assoupi dans le fond d'un Sahara brumeux;
Un vieux sphinx ignoré du monde insoucieux,
Oublié sur la carte, et dont l'humeur farouche
Ne chante qu'aux rayons du soleil qui se couche.


...ma saranno dei lunghi vermi, o dei lunghi versi?...)


(...io non sono un astrofisico, ma secondo me non è necessario disporre di un modello che rappresenti il trasferimento di massa e la perdita di momento angolare, per riprodurre simultaneamente il periodo orbitale e la composizione chimica delle stelle binarie povere di metalli delle quali siamo in grado di misurare il periodo orbitale. Carlo: benvenuto nel mio mondo!...)