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sabato 25 aprile 2015

Smantelliamo l'euro, prima che lui smantelli noi

(...i compagni di Afd hanno voluto intitolare così il mio intervento, da una frase riuscita bene, perché non l'avevo preparata. Questo non è il post del 25 aprile, però. Quello sarà dedicato ai camerati del PD, e sarà lievemente più anal itico. Sapete, le cose in testa non gli entrano, e quindi...)




(...già me li immagino i marxisti dell'Illinois: Bagnai libberiiiiiiiiista! E poi si lamentano che non li caga nessuno. Ma insomma, Dio santo, ci vuole così tanto a capire perché io vengo ascoltato e tutti gli altri no - da decenni! Per un motivo molto semplice: parlo a ognuno nella sua lingua. Scusate, lo scopo del gioco qual è? Vincere, per caso? E allora avrebbe senso andare al gruppo conservatore del Parlamento Europeo coi jeans strappati "perché cioè compagni la tendenza è oggettiva, cioè, la composizione organica del capitale..."? No. Avrebbe senso non andarci? No. Ha senso andarci, con una cravatta del Berlu annodata con un bel nodo Windsor - Bagnai monarchiiiiiicoooooooo! - e smontare il giocattolo con parole che loro possano capire. Se poi voi non volete capire quello che vi dico con le vostre parole, perché gli altri mi capiscono quando parlo con le loro, il problema, sapete, non è né mio né loro, ma è vostro, come ho fatto capire ieri a Firenze al giovane pisquano che mi faceva la lezzzzioncina perché avevo detto che l'insostenibilità dell'euro era affermata dal pensiero economico più ortodosso. E non gli andava bene, al pisquano: lui mi avrebbe voluto dire che era il pensiero "eterodosso" ad affermarlo. A domanda su chi fossero gli eterodossi, citava i post-keynesiani e Marx. Inutile dire che aveva davanti agli occhi, sullo schermo, il grafico di un autore marxista, e che stava parlando a me. Non ci son santi: la sinistra è affezionata alla sconfitta e all'inefficacia. Perdere è così romantico! Io, che al romanticismo ancora non ci sono arrivato - prima vorrei prendere la Bastiglia - mi regolerò diversamente... col vostro permesso, s'intende!)

venerdì 24 aprile 2015

QED del post precedente

Come sa chi mi segue su Twitter, a tavola chiedevo a Lucke: "Ma qual è la difficoltà maggiore?" Risposta: " Se hai successo diventa una cosa che non riesci a controllare facilmente, e arrivano sciroccati di ogni risma: persone con ambizioni politiche frustrate, maniaci razzisti, e via dicendo".

QED: http://mobile.reuters.com/article/idUSKBN0NE2DN20150423?irpc=932

Facciamo il partito

(...giornata pesante, a Firenze mi sono speso molto, ho cannoneggiato gli avversari per ore con "io non sono un economista ma...", onde evitare di prenderli a male parole dopo, poi la corsa in stazione, l'incazzatura livida per non riuscire a fare nemmeno una telefonata dal treno demmmerda (cosa costerà mettere la linea telefonica in galleria fra Roma e Firenze?), il taxi, due cose fredde in cucina, mi metto a letto lacero, e mi risveglio subito, di soprassalto... troppo stanco per dormire... allora apro Retz, il mio alter ego del Grand Siècle, e senza andarle minimamente a cercare mi si offrono queste parole immortali...)



« Prince Louis de Bourbon Soissons » par Inconnu — Transferred from en.wikipedia(Original text : Painting). Sous licence Domaine public via Wikimedia Commons.


Monsieur le Comte avait toute la hardiesse du cœur que l’on appelle communément vaillance, au plus haut point qu’un homme la puisse avoir ; et il n’avait pas, même dans le degré le plus commun, la hardiesse de l’esprit, qui est ce que l’on nomme résolution. La première est ordinaire et même vulgaire ; la seconde est même plus rare que l’on ne se le peut imaginer : elle est toutefois encore plus nécessaire que l’autre pour les grandes actions ; et y a-t-il une action plus grande au monde que la conduite d’un parti ? Celle d’une armée a, sans comparaison, moins de ressorts, celle d’un État en a davantage ; mais les ressorts n’en sont, à beaucoup près, ni si fragiles ni si délicats. Enfin je suis persuadé qu’il faut plus de grandes qualités pour former un bon chef de parti que pour faire un bon empereur de l’univers ; et que dans le rang des qualités qui le composent, la résolution marche du pair avec le jugement : je dis avec le jugement héroïque, dont le principal usage est de distinguer l’extraordinaire de l’impossible. Monsieur le Comte n’avait pas un grain de cette sorte de jugement, qui ne se rencontre même que très rarement dans un grand esprit, mais qui ne se trouve jamais que dans un grand esprit. Le sien était médiocre, et susceptible, par conséquent, des injustes défiances, qui est de tous les caractères celui qui est le plus opposé à un bon chef de parti, dont la qualité la plus souvent et la plus indispensablement praticable est de supprimer en beaucoup d’occasions et de cacher en toutes les soupçons même les plus légitimes.









(...eh, beati voi che ecc.! Ma lo vedete questo come scrive? E lo capite cosa scrive? Transeat a me calix iste...)



(ah, volete sapere chi erano i potenti al tempo di Retz, chi erano i Renzi, gli Hollande, le Merkel, gli Obama? Sì, dai, li conoscete: Richelieu, poi "er Marsicano", Mazarino, e tutti i vari Luigi, ecc. Ma di loro quanto resta?

E questo mi rinvia alla mia Uga.

"Babbo, ho cominciato l'Eneide"

"Ah, bene, e di cosa racconta?"

"Di Enea che fugge da Troia con il padre sulle spalle."

"E basta?"

"No, tiene anche il figlio per mano."

"E chi l'ha scritta?"

"..."

"Virgilio, amore, Virgilio, che è nato a Mantova, dove si fanno i tortelloni con la zucca. Ti ricordi quando siamo andati a vedere l'Ara Pacis? Ecco, ora ti spiego: Augusto era molto ricco, molto potente, e voleva far credere ai suoi sudditi di meritarselo, addirittura perché sarebbe stato di stirpe quasi divina. Allora ha chiesto a Virgilio di scrivere questa storia, che serviva proprio a dimostrare che lui, Augusto, discendeva niente meno che da Venere per parte di Enea, via Ascanio, cioè Iulo, il figlioletto tenuto per mano. Insomma, Augusto si è fatto fare due monumenti: uno di marmo, che è quasi in cocci, come avrai visto, e che non vedi se non ti ci portano, come ti ci ho portato io, e uno di parole, che invece è ancora tutto qui, e mmo te tocca, come tocca a tutti quelli che vanno a scuola, anche se non se lo vanno a cercare. Quindi le parole sono più dure del marmo. Sono sicuro che ne saprai apprezzare la bellezza."

"Sì babbo".

D'altra parte, la giovane principessa Maria non ne ha coscienza, ma trasente nel suo destino l'ussaro che verrà a liberarla...)

giovedì 23 aprile 2015

De bello civili

(...scusate: la lettera del nostro amico, pubblicata nel post precedente, mi ha scosso nell'intimo. Io non sono nato per fare politica, e i motivi sono tanti. Uno è che non riesco ad assistere nell'indifferenza allo strazio di tanti di voi, che è anche il mio, al vostro sentimento di impotenza nel tentativo, perennemente frustrato, di salvare i vostri prossimi da se stessi, alla vostra crescente consapevolezza, che faccio mia, che questa situazione ormai potrà terminare solo con una guerra civile, dopo una parentesi più o meno lunga e sempre più probabile di repressione anche formale della democrazia. Eppure ci vorrebbe tanto poco a influire sul corso degli eventi. Basterebbe che i referenti di un certo piddinume, pur non dicendo la verità, cominciassero a prendere le distanze dalla menzogna. Quanto cambierebbero le discussioni in famiglia se il gatto e la volpe, invece di spalleggiare il vaniloquio di un Biasco - faccio solo l'esempio più eclatante - prendessero accuratamente le distanze da esso. Non capivo perché non volessero farlo, ma forse oggi comincio a capirlo. Ho scritto a Vladimiro una lettera che condivido con voi, nella quale vado alla ricerca di una spiegazione...)



Caro Vlad,

non so se hai letto la lettera del mio lettore nel post precedente, e le considerazioni dell'altro lettore, che constatava amaramente di capire, ora, come nascano le guerre civili.

La mia linea adesso è questa.

L'ho sicuramente scelta al momento sbagliato (forse), quindi forse tu starai bestemmiando e certamente starai pensando che sono irrecuperabile.

Ti sono vicino nel tuo dolore.

Mi consolo pensando che abbiamo una cosa in comune: scriviamo bene. Da molto tempo non riuscivo a leggere roba che non fosse scritta da me. Pensavo che fosse delirio narcisistico. Ora, questo sarà anche un pezzo del problema, ma l'altro pezzo è che quasi tutti gli altri scrivono demmerda. Le prime 50 pagine della Fabbrica del falso invece  sono andate giù come uno Chardonnay bello diaccio marmato. C'è ritmo, e come diciamo noi, diplomati all'università della strada: "De la musique avant toute chose". Mi ricordo quando a scuola l'insegnante di latino mi scassava i maroni col ritmo della prosa (di Cicerone, credo), e io non capivo. Ora aiuto er Palla a fare le versioni e capisco, cazzo, capisco le intenzioni nella costruzione del periodo, l'architettura, la simmetria e l'asimmetria, il loro come (che capivo anche da giovane) e il loro perché (che capisco solo da vecchio): capisco non c'è nulla di casuale, capisco che tutto è voluto, capisco che l'arte è un complotto ai danni del lettore (o dell'ascoltatore)!

La vita, evidentemente, è fare le cose giuste al momento sbagliato.

Questa sera a Firenze comincerò il mio discorso leggendo il tuo libro, anzi, forse la presentazione del mio libro sarà semplicemente una lettura del tuo. Perché il problema è lì, dove lo vedi tu, e non è da un'altra cazzo di parte. Cristo santo, tanto per fare un esempio: vi dimostriamo che le "weapon of mass distruction" non ci sono, e che alla fine obtorto collo perfino chi vi ha preso per il culo ammette di averlo fatto (cioè che le armi non c'erano), e apparentemente lo capite.

E allora volete aprire la vostra cazzo di mente all'idea che l'euro è una "weapon of ass distruction" sulla quale vi viene mentito altrettanto, se non peggio?

No: sulle bombe che non c'erano e che hanno scatenato una guerra della quale non ve ne fotte di base un cazzo perché non siete direttamente coinvolti - e che quindi deprecate solo per dar mostra di un polveroso antiamericanismo di maniera (del tutto sentimentale e scisso da una comprensione della vera pericolosità dell'odierno imperialismo americano, che ci coinvolge e del quale l'euro è testata d'angolo) - su quelle bombe e menzogne annesse vi indignate.

Sulle menzogne che stanno distruggendo la vostra vita invece glissate, e perché?

Perché dovreste ammettere che siete stati incauti e/o traditi, mentre preferite ammettere che "noi italiani" (cioè tutti gli altri, tutti i vostri concittadini tranne voi, s'intende!) siamo Untermenschen.

Bene, basta saperlo. Compro i popcorn e vi vedrò crepare. Quando sarà il momento metterò i miei figli al sicuro.

Allora: io te devo volè bbene perché scrivi bbene, però continuo ad essere roso da un tarlo.

Insomma: tu sei in Italia una delle poche persone in grado di capire fin nelle minime pieghe non solo quello che sta succedendo, ma soprattutto come quanto succede venga sistematicamente distorto, come se ne fornisca una rappresentazione artefatta, e quanto devastante sia questa fabbrica del falso per chi tenti come noi di costruire un esito non violento. E allora, sant'Iddio, aiutami a far capire al gatto e alla volpe quanto sia sbagliato banalizzare l'impatto nefasto del ciarpame appellista e terrorista che per motivi a me ignoti il gatto e la volpe hanno deciso di non stigmatizzare.

Qui bisognerà pure che arriviamo a una sintesi: non possono continuare a dirmi: "Ma lascia perdere, che te ne frega di chi mente, che te ne frega di chi ti insulta, tanto non contano niente, quello è un povero vecchio, quell'altro non lo ascolta nessuno", e poi però dirmi "Bè, però dovresti essere più pacato, abbiamo bisogno di quelle persone".

Per carità, io ho fatto giardinaggio tanti anni, so bene l'utilità della merda come fonte di azoto. Però ci deve essere, se non un limite, una direzione, e questa direzione non si vede. Il modo più chiaro e inequivocabile di indicarla era molto semplice: non tanto farmi simpatici complimenti in privato, quanto prendere in pubblico, civilmente e pacatamente, le distanze da chi inquina il dibattito. Ci voleva veramente così tanto a dire (o a scrivere) due parole del tipo: "Riteniamo che alcuni scenari fantasiosi, basati semplicemente su opinioni personali, danneggino una normale dialettica democratica facendo terrorismo su temi che devono invece essere affrontati con serietà"? Ci voleva così tanto? E magari anche aggiungere il nome di chi fa gli scenari fantasiosi? O, come fa Salvini, il nome di chi affronta questi temi con serietà? Perché il gatto e la volpe non vogliono portare le persone al libro che potrebbe farle capire (salvo rimproverarmi che il mio blog è troppo "divisivo" e violento)? Tu sei proprio sicuro che l'ignavia del gatto e della volpe non abbia nulla a che fare con l'odio potenzialmente fratricida che si è scatenato nella famiglia del mio lettore (e di migliaia di altri, come avrai notato)? Sicuro sicuro? Sicuro che il giusquiamo versato dal loro amico nelle pagine del Mulino (per fare l'esempio più eclatante) non coli poi, per li rami, attraverso la struttura del partito, attraverso gli "intellettuali" di zona, fino ad infettare ogni focolare, ogni tavola imbandita?

Io no.

"Contrordine compagni!" devono dirlo loro, e, per usare un temine caro a quei movimenti di borghesucci buonisti che fanno tanto "sinistra": "Se non ora, quando?".

Ma, purtroppo, di prendere serenamente, pacatamente, ma recisamente le distanze da chi "gli aerei resteranno a Berlino" o da chi "svalutando il salario cala" non se ne parla. Io, come sai, sono illuminista, devo trovare nel cosmo una razionalità. L'unico motivo di tanta passività di fronte a un messaggio che:

1) sarebbe di vera rottura ("Basta cazzate" sarebbe molto, molto rivoluzionario);

2) avrebbe rischio politico zero (capirebbe chi deve capire, e comunque basterebbe asfaltare uno che non conta un cazzo per far capire agli altri che aria tira, cioè che è finito il tempo della copertura politica integrale per argomenti menzogneri ed opportunistici);

posso solo ritrovarlo nel desiderio del gatto e della volpe di rinnovare il PD partendo da Prodi e naturalmente da Bersani, che a loro piace molto, del quale mi lodano l'onestà, e del quale, però, dovrebbero cominciare a capire che è crocefisso a questa dichiarazione, e da lì non si schioderà (e non li schioderà) a meno di non mostrare vero genio politico al momento giusto (che potrebbe anche essere questo, perché no?). Del resto, se avessero voluto rinnovare l'apparato partendo dal lavoro, anziché dall'apparato, avrebbero ecc. (qui ci capiamo noi e tanto basti).

E allora, come dire, auguri!

Un abbraccio.

Alberto


P.s.: per la testa non occorre un piatto di argento: andrà benissimo uno di ceramica, il materiale, appunto, delle tazze del cesso. Tengo anche a precisare che io godrò molto quando leggerò, scritta come sempre magistralmente da te, una eventuale civile confutazione. Sarà un piacere leggerla, ma dal mio punto di vista sarà inutile. Noi abbiamo già detto la verità. Ora, dalla menzogna, devono distanziarsi gli eredi spirituali di Prodi, Letta, e Bersani, quelli che erano (e sono?) del rigore e dell'euro. Loro, devono parlare, loro, non noi, o per lo meno non io. Io quello che volevo fare l'ho fatto: volevo lasciare una testimonianza, e direi di esserci riuscito. Ora sta a loro agire. Lo sanno, quello che vogliono? No? Male, perché chi sta in piazza, mi pare abbastanza chiaro, quello che vuole lo sa: la loro testa. Se un ci si vede, auguri...

mercoledì 22 aprile 2015

Famiglie e unioni monetarie

(...pubblico al volo, seduto fra Henkel e Lucke - Bagnai tedescooooooooo...)


Caro Professore,

la vita è dura. Qualche domenica fa sono andato al paese, a pranzo da mia madre, con le mie figlie. Da qualche mese non ci andavo, dirottato e distratto dalle mille cose. Mia madre (vedova di un ex partigiano come mio padre, sanguignamente iscritto al PCI sino all'ultimo dei suoi giorni: per pochi mesi non vide la svolta di Occhetto, il furbacchione!) aveva invitato pure mio fratello e una delle mie due sorelle, con la allegata famiglia (lavora in banca, poverina). Si parla di un po’ di tutto, come normalmente facciamo, tra una lasagna e un’insalata (sorvolo sul consueto arrosto bruciacchiato che nostra madre imperterrita continua a sfornare da più di 40 anni). Poi si parla della crisi e della politica. Io dico la mia (la nostra, mi permetta, Professore) sull’Euro e sul PD. 

Apriti cielo. 

A fronte dei dati scientifici che io ponevo come solidi mattoni nella discussione (che ho potuto estrarre e armonizzare dalla complessa realtà grazie a Lei, ai Suoi libri e al Suo lavoro di inestimabile valore)  ho ricevuto in ritorno dai miei (no, dalla mamma no, povera stella, ma dagli altri…) raffiche di qualunquismo terroristico sulla morte certa che attende noi e il nostro Paese una volta usciti dalla prospera unione monetaria di cui il PD è stato ed è tra i maggiori artefici e propagandisti.

Occhiate di sguincio, come a dire “Ma questo è nostro fratello? Quello che ha il mutuo e due figlie piccole? Gli hanno fatto il lavaggio del cervello? Scie chimiche?”.  Poi sguardi comprensivi, come si fa coi pazzi (sa, Professore, del tipo “Certo, hai ragione, è una vergogna, ma ora prendi le tue pastiglie.” ). Poi freddo dileggio (“Allora adesso sei leghista? Tu, che hai due figlie adottate in Africa? Oppure sei grillino? Hai firmato per il referendum?”). 

E passi che mi dicano leghista (e creda, professore, due figlie in Africa le ho adottate davvero, e non a distanza, ce le ho proprio sul groppone – gioiosamente, s’intende). Ma grillino mai . Dire grillino a me non è un insulto, ma la negazione stessa del fatto che io sia un essere umano. E’ come dire che il mio livello intellettuale, vitale e spirituale è venti chilometri  al di sotto di quello di un’ameba rincoglionita. 

Così ho proseguito. Aggrappandomi al tavolo coperto dalla tovaglia fiorita della domenica per evitare di alzare le mani (s’era sempre in presenza dell’ottantenne matriarca, che ci guardava inizialmente attenta, poi decisamente preoccupata), ho snocciolato tutto il repertorio. Ho esposto i fatti, i dati. La verità sulla svalutazione del lavoro (nostro padre, ne sono certo, si è già rivoltato nella tomba dodicimila volte). La verità sulla cicuta che ci viene data a bere spacciandola per ambrosia, cioè la retorica pro-euro e la propaganda sulle carriole di cartamoneta, il bank-run e la Grecia sprecona. La verità su come il PD sia diventato, nell’ansia di accreditarsi presso non si sa bene chi o che cosa, il servo sciocco delle élite auto-referenziali politiche ed economiche del Nord Europa. La verità sul fatto che siamo immersi nella menzogna e che neppure ce ne accorgiamo. La verità sul fatto che l’Europa non può essere questa roba qui.

Ma niente. Cecità. L’Euro è santo e io sono un pazzo. E i mutui? E il debito pubblico? E il costo dell’energia? E l’export? E l’Erasmus? (mio nipote diciannovenne, questo, porello...). E poi noi siamo latini, facciamo schifo. Corruzione, casta, magna-magna. Dovremmo dichiarare guerra al Benelux e poi arrenderci subito, così ci invadono e diventiamo bravi come loro (mio cognato meccanico, questo). 

Un incubo. Guardavo il muro di fronte a me, dove una volta ci sarebbe stata la foto di Berlinguer e ora c’è , triste, una fotografia del Golden Gate. Mi veniva in mente un verso di Guccini , “Stoviglie color nostalgia”.

Sembrava il pranzo di Babette, ma esattamente al contrario, come dietro lo specchio (in questo parallelo, l’arrosto bruciacchiato di mamma ha giocato un ruolo importante).


E’ difficile. E’ come essere gnostici in un mondo di cattolici (ehm, in effetti…). Hai voglia a dire che Jaweh non è il vero Dio, che l’inferno è questo mondo, che noi siamo puro spirito e che questo corpo e questo mondo sono un inganno, che Giuda ha fatto un favore a Gesù rimandandolo presso Dio (anzi, ogni  gnostico serio sa che è stato lo stesso Gesù a dire a Giuda “Denunziami, ché mi son rotto di stare qui e voglio tornare alla casa del Padre”). 

Se uno è cattolico, rigetta in blocco il tutto e ti dà dell’eretico. Punto. Non puoi demolire il suo mondo con le parole. Se gli apri gli occhi, lo distruggi. Demolisci la sua identità. Capirà che sino ad allora ha vissuto nell’inganno e ne morirà.

Ecco, è così. Se gli togli l’Euro, gli togli ciò che sono, o che pensano di essere.

Non ci siamo lasciati bene, con mio fratello. Ci siamo guardati in cagnesco sulla porta di casa, mentre con fredda cortesia salutava me e le bimbe. Mia sorella era silente e un po’ distaccata, credo abbia pensato “L’abbiamo perso”.

Ecco, un altro dei danni dell’Euro. Un piccolo solco tra me e miei fratelli. Ok, ci vogliamo bene e passerà, non ci siamo giurati odio eterno, non ci siamo accoltellati, non abbiamo litigato per l’eredità di nostra madre (chi terrà la credenza? Chi il vecchio merletto ? Ah, saperlo), né mai ci tireremo addosso alcunché. Ma abbiamo fatto un piccolo passo, indietro tutti e due (tre). Ci divide ora lo spazio , minuscolo e immenso, di una maledetta moneta.


Tornando a casa, in macchina, la grande (che io chiamo Mai Sazia) si è addormentata subito (e ci credo, al mattino alle 6 ha già gli occhi a palla e vuole giocare a qualunque cosa.). La piccola (che io chiamo Trattativa Continua), che viene dal Congo ed è una capatosta, ha preso la sua bambola e ha cominciato  a pettinarla, silenziosamente. 

Segue dialogo.

LEI: "Papà, posso vedere i cartoni a casa?"

IO: "No, tesoro, sarà già passata l'ora dei cartoni"

LEI: "Cinque minuti?"

IO: "No"

LEI: "Quattro?"

IO: "No"

LEI: "Tre?"

IO (esausto, sospirando): "Ma sì, tre minuti sì..."

LEI:"Papà, ti sei arrabbiato prima?”

IO:“No cara. Sai , i grandi discutono, a volte” (non riuscivo ad essere granché originale, al momento).

LEI: “Non ti devi arrabbiare, papà, per tutte quelle cose che dicete (sic) sulle monete (sic)”

IO: “Dici?” 

LEI: “Sì sì! Se una cosa è cattiva non può durare”

IO:  “Ah.”

Poi silenzio fino a casa, dopo un po’ si è addormentata anche lei. 

La notizia è che mia figlia, nell'ultimo film di Walter Veltroni, Professore, non c’è.


Grazie

Cordiali saluti


P.S.: se vuole e lo ritiene utile, può pubblicare. Ho provato ad inserire il testo come commento al suo blog, ma ci sono vincoli di spazio.... 


martedì 21 aprile 2015

Marco Porcio Pallone

Io (da FCO, boarding): "Allora, com'è andata la versione?"

Lui: "Bene, erano tutte infinitive, c'era solo un gerundivo".

Io: "Ah, e di che parlava?"

Lui: "Di Catone che voleva distruggere Cartagine".

Io: "Ma vieeeeeeeni! Carthago delenda est!? Ma questa vi vuole promuovere! Mi raccomando non fare il pyrla in classe. Dai, che quando torno dal Brabante risolviamo pure geography..."





(er Palla è recuperabile, il PD no...)

(Caeterum censeo PD esse delendum, che tradotto significa: fatemi meno complimenti, che a quelli ci credo solo quando me li faccio io, e magari stateme a ssentì...)

lunedì 20 aprile 2015

Vox populi, vox mei

Ricevo da uno di voi:



Stamattina ti ho pensato. Sono andato a comprare un rubinetto da un rivenditore specializzato di materiale per idraulici, un posto per professionisti, frequentato da idraulici e piccoli imprenditori delle costruzioni. Mentre aspettavo il mio turno, ascoltavo i discorsi, e la posizione “andiamo via da 'sto cazzo di euro maledetto” era la posizione dominante, insieme a cose come “la Grecia se la sono presa, se non usciamo dall'Europa la Germania si prenderà anche noi” e “lo stato ci ammazza di tasse per pagare quegli stronzi la' e 'sto branco di porci in parlamento non fa un cazzo!”...

Se rimanevo altri 5 minuti organizzavo una presentazione del libro la' dentro, sai che risate. In questo paese c'è tutto questo mondo del lavoro medio/piccolo e autonomo che vive o sopravvive con grande scaltrezza ma è senza rappresentanza ed è incazzato come una bestia; è una bomba ad orologeria. 



(...c'è chi aspetta che si schianti la Grecia, e chi aspetta che si schiantino quelli che aspettano. L'importante è non Biasc-icare troppe fesserie... Perché i forconi sono dietro l'angolo, cari compagni)