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venerdì 19 settembre 2014

Sabato 20

Alle 8:30 Omnibus La7. Alle 19:30 dibattito con Boeri (Tito) e Moretti (Alessandra) all'Isola Tiberina (Atreju, vedi la sezione eventi).

Poi non dite che non ve l'avevo detto...

Il piddino e il padrino: contributi alla storia d'Italia

(da Celso, che è ordinario ma è tanto una brava persona - quale sia la materia non ve lo dico, tanto se non lo capite è inutile spiegarvelo - ricevo e volentieri pubblico. Ah, come sapete qui su Goofynomics si scrive la storia, normalmente con qualche anno di anticipo. In questo caso scusate il ritardo, ci siamo presi solo qualche mese. Enjoy!)


Celso ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Dieu existe (Libération)":

Ma guarda, la magistratura si sta accorgendo che qualcosa non va nella famiglia Renzi. Avreste mai potuto immaginarlo? Ma certo che sì, lo avevamo già capito ai tempi dell'appartamento affittato per Renzi dall'amico boyscout (che fa affari col comune di Firenze): la magistratura sta affilando le armi. Già, perché? Ma perché le funzioni pubbliche devono essere esercitate soltanto da persone di specchiata moralità e assolutamente affidabili. Ah, certo certo, mi ero distratto per un attimo e mi sfuggivano queste alte motivazioni. Io però sono un complottista dichiarato, come tutti sanno (e non me ne vergogno) e capisco che la sua fine è vicina. Renzi deve fare la riforma del mercato del lavoro (cascasse il mondo, e la farà), poi il dibattito e il sistema politici si incarteranno e si impantaneranno, perché taglio alla sanità e alle pensioni sono rospi duri da ingoiare persino per parte del PD. A quel punto ci sarà l'affondo dei nostri eroi, i magistrati, i quali hanno già i cassetti pieni di carte "renziane", che spunteranno a tempo e luogo. Il sistema politico rimarrà distrutto, perché avremo semplicemente esaurito ogni possibilità politica. E allora? E allora è forse un caso che i Republikaner, e non solo, si lascino sfuggire pensieri sulle oligarchie, sulla troika. Ah ecco, la troika. Ma che cosa di meglio della troika, per fare ciò che ci ha ricordato di fare due giorni fa il FMI? Tagliare sanità e pensioni. Se non ci sono uomini di adeguata tempra morale, per fare ciò che la Dike impone, bisogna trovarli altrove. Staranno già facendo le valigie? E come non essere toccati e imbarazzati da quanto rimprovera l'Independent (il solito tumore progressista europeo) a Renzi riguardo l'ENI (ieri): aveva promesso di più, comincia a essere tollerante con la corruzione italiota. Ah Renzi, Renzi, presto ti rimanderemo a Volognano a contemplare la Madonna della Cintola del sublime Andrea del Sarto!



(si apra la discussione, ma io non ci sarò perché sto scrivendo...)

(non so perché, ma a me viene in mente questo...)

giovedì 18 settembre 2014

Dieu existe (Libération)



Que c’est triste! J’apprends aujourd’hui que deux autres journaux vont soit fermer, soit réduire leur personnel : Europa et Libération. Et les bons démocrates, au ventre bien rempli, de pleurnicher : c’est une perte pour la démocratie. Attendez, c’est mieux encore : « Toute voix qui s’éteint est une perte pour la démocratie ». Comme s’il y avait plusieurs voix. Mais ce n’est pas vrai. Il n’y a eu, en Europe, qu’une seule voix : la voix du grand capital, qui s’est habillée en bleu ou en rouge, selon les circonstances, pour chanter les louanges de l’instrument le plus meurtrier dont le grand capital se soit doué dans ce dernier siècle : l’euro.
Regardez-moi par exemple Libération. Sa position sur l’euro a été claire et nette : ce fatras abominable, que je ne commente pas. Des autres y ont déjà pensé, et dans un français bien meilleur du mien.

Très chers journalistes qui défendez l’euro : vous êtes assez adultes pour comprendre que défendre l’euro c’est défendre la déflation. Il n’y a donc que deux explications au fait que vous continuez à le faire : soit vous n’êtes pas assez intelligents pour comprendre qu’est-ce que c’est que la déflation (et dans ce cas le fait que vous soyez virés ne pourra qu’améliorer la qualité de la presse), soit vous êtes assez lâches, au point de penser que de tout façon cela va arriver aux autres (et dans ce cas vous méritez bien que cela arrive à vous).
Il ne fallait pas moins que le dégoût que vous m’inspirez, vous, le cancre de la démocratie, vous, les matraqueurs du fascisme de l’opinion, pour me réconcilier, moi, Keynésien, avec le marché... Il a ses imperfections, le gars, mais lorsqu’il s’en souvient il sait bien faire sa rude besogne. Et ce n’est que le début. Le moment tôt ou tard arrive où les idiots utiles ne sont plus utiles. Je vous laisse deviner ce qui en reste.

Au plaisir de ne plus jamais vous relire. Vous avez trahi, pour servir le capital, et le capital vous crache, après vous avoir mâché. Quelle horreur. Mais je ne vous plains pas. Je me plains moi-même, de devoir vivre dans un temps où le mensonge que vous avez semé est en train de produire son abondante récolte de haine. Je devrais avoir la force de ne pas y contribuer, je le sais bien. Mais moi, qui ne suis pas journaliste, j’ai vu trop de gens mourir. Le bon ton n’est plus ma priorité, depuis un bon moment. Lorsqu’on se voit déclarer une guerre d’anéantissement, comme celle que vos patrons nous ont déclarée, il est humain (trop, peut-être) que la fin de l’agresseur, voire de ses utiles idiots, produise un certain soulagement.

Au cas où quelqu’un s’avise de vous embaucher à nouveau, retenez, de cette expérience, deux leçons : il vaut mieux parler de ce que l’on connait, donc évitez l’économie ; et il vaut mieux obéir à sa conscience, car de toute façon le pouvoir qui vous a exploités et vous exploite pour sa propagande n’aura aucune pitié de vous.

Autant vaut, donc, dire la vérité.

La mia quotidiana lezione di umiltà

(...ricevo dal solito noto - Fausto sa chi è - e condivido con voi)


Momenti difficili.

Per me non stai sbagliando un colpo da un pezzo e di complimenti te ne ho fatti abbastanza. Dimenticavo: dentro un insieme di misura nulla ci sono molte cose (vedi insieme di Cantor) e se la cosa ti fosse nota sapresti la differenza tra una variabile aleatoria continua e una assolutamente continua. Non ti preoccupare ti spiego tutto io, come la traduzione del titolo del Voyage...


(che anno difficile. A proposito, venerdì andate a letto presto, che sabato mattina ci vediamo a Omnibus, e poi sabato sera ad Atreju, e poi ecc...)

(Marco, hai rotto li cojoni: se hai difficoltà ad accettare la tua omosessualità è un problema tuo e di quella santa donna di tua moglie. Fra Proust e Céline non c'è partita, e se devo identificarmi con qualcuno, nell'ordine metto Mabeuf, il principe Andrea e Jean Valjean. Bardamu non pervenuto. A Fabrizio del Dongo ho rinunciato per raggiunti limiti di età:

Pendant ce temps, Fabrice montait les trois cent quatre-vingts marches’ qui conduisaient à la tour Farnèse, nouvelle prison bâtie sur la plate-forme de la grosse tour, à une élévation prodigieuse. Il ne songea pas une seule fois, distinctement du moins, au grand changement qui venait de s’opérer dans son sort.« Quel regard ! se disait-il ; que de choses il exprimait ! quelle profonde pitié ! Elle avait l’air de dire : la vie est un tel tissu de malheurs ! Ne vous affligez point trop de ce qui vous arrive ! est-ce que nous ne sommes point ici-bas pour être infortunés ? Comme ses yeux si beaux restaient attachés sur moi, même quand les chevaux s’avançaient avec tant de bruit sous la voûte !  »

Fabrice oubliait complètement d’être malheureux.

Quanto mi sono riconosciuto nel giovane Fabrizio, che dimentica di essere sventurato, di essere in carcere. Io ero così. Ma ora Clelia invece che in fortezza mi accompagna all'IKEA...

L'insieme di Cantor me lo spiegava Rino Olivieri quando tu giravi con Lotta Continua nella tasca dei ginz vociferando inutili slogan. Anche a Economia, grazie a Dio, si incontrano insegnanti sensibili al bello, che in quanto tale è inutile. E tu sei bellissimo, soprattutto di questi tempi. Girati che ti spiego dillo a qualcun altro...)

mercoledì 17 settembre 2014

Comunicazzzione di servizzzzio: goofy3

Come avete fatto a capirlo? Quest'anno volevo fare il compleanno di Goofynomics da solo, e quindi stavo cercando di nascondervi come comprare i biglietti, quali sono le date, ecc.

Ma a voi non sfugge niente, fuuuuuuuuuuuuuuurbi!

Allora: se cortesemente la piantate di scassarmi i maroni, entro una settimana partiamo con la comunicazione sull'evento (stiamo scegliendo il progetto grafico, abbiamo organizzato lo staff, ecc.). Potrete acquistare i biglietti sulla piattaforma Eventbrite, come al solito, allo stesso prezzo dell'anno scorso (quindi più cari, perché siamo in deflazione).

So' 35 euri.

La formula sarà quella dell'anno scorso: l'iscrizione (i trentacinque) ci servirà a coprire in parte le spese congressuali (per il resto speriamo in sponsor), e per quanto riguarda la vostra logistica, potrete approfittare dell'offerta del Serena Majestic, o provvedere per fatti vostri (campeggio libero, ponte sul Saline, ecc.). Il posto c'è, ma non è sterminato, per cui quando sarà il momento datevi 'na mossa. Comunque se siete quanti eravate a Roma (un po' meno di 600) dovreste entrare tutti. Se poi sarete 3000 vedremo, ma non credo che ci sia questo rischio per ora. Qualora lo veda profilarsi all'orizzonte, due o tre post su Proust e ristabiliremo l'equilibrio. Ci saranno gli amici: Sapir, Granville, Foa, Puglisi, Lippi, e tanti altri. Presenteremo il modello di a/simmetrie, parleremo della ripresa nei paesi che hanno fatto le riforme (Grecia e Spagna), ecc.

Come? Puglisi no? Lippi no? E allora non ci siamo capiti: meglio così, gli altri staranno più comodi.

Posso dirvi fin da ora che la registrazione dei partecipanti inizierà alle 13 dell'8 novembre, e che i lavori termineranno alle 17:30 del 9 novembre. Posso anche dirvi che vorrete restare fino all'ultimo, perché...

No, perché non ve lo dico: io non voglio, per principio, convincere nessuno, e adoro vedere pentirsi quelli che non si sono fidati di me. Per adesso fatevi bastare questo, così intanto potete organizzarvi il viaggio.

Il resto lo saprete fra pochi giorni.

Dall'unico grande amore de sinistra della mia vita...

(altro che Céline...)
 
Tous les soirs avant de se coucher il avait pris l'habitude de lire quelques pages de son Diogène Laërce. Il savait assez de grec pour jouir des particularités du texte qu'il possédait. Il n'avait plus maintenant d'autre joie. Quelques semaines s'écoulèrent. Tout à coup la mère Plutarque tomba malade. Il est une chose plus triste que de n'avoir pas de quoi acheter du pain chez le boulanger, c'est de n'avoir pas de quoi acheter des drogues chez l'apothicaire. Un soir, le médecin avait ordonné une potion fort chère. Et puis, la maladie s'aggravait, il fallait une garde. M. Mabeuf ouvrit sa bibliothèque, il n'y avait plus rien. Le dernier volume était parti. Il ne lui restait que le Diogène Laërce.
Il mit l'exemplaire unique sous son bras et sortit, c'était le 4 juin 1832; il alla porte Saint-Jacques chez le successeur de Royol, et revint avec cent francs. Il posa la pile de pièces de cinq francs sur la table de nuit de la vieille servante et rentra dans sa chambre sans dire une parole.
Le lendemain, dès l'aube, il s'assit sur la borne renversée dans son jardin, et par-dessus la haie on put le voir toute la matinée immobile, le front baissé, l'œil vaguement fixé sur ses plates-bandes flétries. Il pleuvait par instants, le vieillard ne semblait pas s'en apercevoir. Dans l'après-midi, des bruits extraordinaires éclatèrent dans Paris. Cela ressemblait à des coups de fusil et aux clameurs d'une multitude.
Le père Mabeuf leva la tête. Il aperçut un jardinier qui passait, et demanda:
—Qu'est-ce que c'est?
Le jardinier répondit, sa bêche sur le dos, et de l'accent le plus paisible:
—Ce sont des émeutes.
—Comment! des émeutes?
—Oui. On se bat.
—Pourquoi se bat-on?
—Ah! dame! fit le jardinier.
—De quel côté? reprit M. Mabeuf.
—Du côté de l'Arsenal.
Le père Mabeuf rentra chez lui, prit son chapeau, chercha machinalement un livre pour le mettre sous son bras, n'en trouva point, dit: Ah c'est vrai et s'en alla d'un air égaré.
 
 
 
(...non vi ho mai nascosto di essere uomo di ampie vedute. Uno dei miei due ragazzi, quello "de sinistra", mi ha scritto questa lettera che vi giro. Tanto per non far nomi, M.P. è l'unico giornalista italiano che si possa leggere - così capite subito chi è...)
 
 
Amore mio,

sarò breve: la penso come te. Mi viene in mente l'ultima cena con M.P., persona di squisita intelligenza. Non posso dimenticare la sua aria di sufficienza di fronte agli scenari catastrofici che tu gli proponevi. Ci-ti trattò con una bonaria aria di sufficienza del tipo "Ragazzi non esagerate ..." E se uno come M. pensa questo figuriamoci gli altri.

Sono costretto a citare Bernard-Henry Lévy che cordialmente detesto.

"Ci sono quelli che, come un tempo Valéry Giscard d’Estaing secondo una frase rimasta famosa di Raymond Aron, ignorano che la Storia è tragica e credono che tutto, sempre, debba finire col mettersi a posto: la partita non è chiusa? Non è votata a convulsioni che non sono e non saranno più che innocenti piroette?

E ci sono quelli, all’inverso, sensibili al Tragico e che sanno che niente è più fragile, precario, pronto a disfarsi, che un legame sociale ben annodato – “tutto tiene solo per magia” diceva un altro Valéry, lo scrittore, citato, questa volta, da Sartre: si parte da una crisi finanziaria ed è tutto il tessuto che, poco per volta, finisce per sfaldarsi; ..."

A me capita di implorare gli amici di dare un'occhiata  all'agghiacciante sequenza della crisi ucraina. Ma non c'è niente da fare, credono che i negri, gli ebrei, gli zingari e i russi siano sempre gli altri. Non vogliono rinunciare alla loro natura di baby-boomers, troppo faticoso. Ieri ho assistito a un'inaugurazione di una palestra da parte di Zingaretti: un film dell'orrore, "le palestre non ci sono per colpa del debito e della burocrazia". E tutti a battere le mani! Perché ci dobbiamo stupire? Hitler ha vinto a Gaza e in Cisgiordania, Mussolini ha vinto in Italia. Presumibilmente LUI sarebbe stato più magnanimo e lungimirante.

Sono incasinato oltremodo, perdonami se adesso non riesco ad aiutarti: sono triste e preoccupato. 


e^{i\pi}+1=0



(ecco: almeno in vita vostra avrete visto qualcosa di bello. E non l'avrete capito. Totò, tranquillo, che dici, ci portiamo anche il nostro amico depresso a cena, o sei geloso? D'altra parte, se tu porti tu sai chi, sai che risate? Fuan e Lotta continua tutti insieme appassionatamente, vent'anni dopo. Fra Hollywood e Dumas...)

(caro V., se uno di Lotta continua arriva a rimpiangere LUI, vuol dire che non c'è proprio modo di costruire ponti. Prima ne prendiamo atto, meglio è, perché un LUI poi si trova, capisci? La Storia ha una capace pattumiera, ma anche una capace cassetta degli attrezzi. Sempre più persone stanno venendo al mio discorso. Oggi Savona ha citato Bava Becchetti... pardon: Bava Beccaris...)

(il corollario dell'assioma, perché teorema non è, degli italiani cialtroni è che siamo così cialtroni che non riusciremo a ribellarci, perché stiamo troppo bene, perché siamo troppo vecchi: vecchi come Mabeuf:

Le drapeau—Deuxième acte

Depuis qu'on était arrivé à Corinthe et qu'on avait commencé à construire la barricade, on n'avait plus guère fait attention au père Mabeuf. M. Mabeuf pourtant n'avait pas quitté l'attroupement. Il était entré dans le rez-de-chaussée du cabaret et s'était assis derrière le comptoir. Là, il s'était pour ainsi dire anéanti en lui-même. Il semblait ne plus regarder et ne plus penser. Courfeyrac et d'autres l'avaient deux ou trois fois accosté, l'avertissant du péril, l'engageant à se retirer, sans qu'il parût les entendre. Quand on ne lui parlait pas, sa bouche remuait comme s'il répondait à quelqu'un, et dès qu'on lui adressait la parole, ses lèvres devenaient immobiles et ses yeux n'avaient plus l'air vivants. Quelques heures avant que la barricade fût attaquée, il avait pris une posture qu'il n'avait plus quittée, les deux poings sur ses deux genoux et la tête penchée en avant comme s'il regardait dans un précipice. Rien n'avait pu le tirer de cette attitude; il ne paraissait pas que son esprit fût dans la barricade. Quand chacun était allé prendre sa place de combat, il n'était plus resté dans la salle basse que Javert lié au poteau, un insurgé le sabre nu, veillant sur Javert, et lui Mabeuf. Au moment de l'attaque, à la détonation, la secousse physique l'avait atteint et comme réveillé, il s'était levé brusquement, il avait traversé la salle, et à l'instant où Enjolras répéta son appel:—Personne ne se présente? on vit le vieillard apparaître sur le seuil du cabaret.
Sa présence fit une sorte de commotion dans les groupes. Un cri s'éleva:
—C'est le votant! c'est le conventionnel! c'est le représentant du peuple!
Il est probable qu'il n'entendait pas.
Il marcha droit à Enjolras, les insurgés s'écartaient devant lui avec une crainte religieuse, il arracha le drapeau à Enjolras qui reculait pétrifié, et alors, sans que personne osât ni l'arrêter ni l'aider, ce vieillard de quatre-vingts ans, la tête branlante, le pied ferme, se mit à gravir lentement l'escalier de pavés pratiqué dans la barricade. Cela était si sombre et si grand que tous autour de lui crièrent: Chapeau bas! À chaque marche qu'il montait, c'était effrayant, ses cheveux blancs, sa face décrépite, son grand front chauve et ridé, ses yeux caves, sa bouche étonnée et ouverte, son vieux bras levant la bannière rouge, surgissaient de l'ombre et grandissaient dans la clarté sanglante de la torche, et l'on croyait voir le spectre de 93 sortir de terre, le drapeau de la terreur à la main.
Quand il fut au haut de la dernière marche, quand ce fantôme tremblant et terrible, debout sur ce monceau de décombres en présence de douze cents fusils invisibles, se dressa, en face de la mort et comme s'il était plus fort qu'elle, toute la barricade eut dans les ténèbres une figure surnaturelle et colossale.
Il y eut un de ces silences qui ne se font qu'autour des prodiges.
Au milieu de ce silence le vieillard agita le drapeau rouge et cria:
—Vive la Révolution! vive la République! fraternité! égalité! et la mort!
On entendit de la barricade un chuchotement bas et rapide pareil au murmure d'un prêtre pressé qui dépêche une prière. C'était probablement le commissaire de police qui faisait les sommations légales à l'autre bout de la rue.
Puis la même voix éclatante qui avait crié: qui vive? cria:
—Retirez-vous!
M. Mabeuf, blême, hagard, les prunelles illuminées des lugubres flammes de l'égarement, leva le drapeau au-dessus de son front et répéta:
—Vive la République!
—Feu! dit la voix.
Une seconde décharge, pareille à une mitraille, s'abattit sur la barricade.
Le vieillard fléchit sur ses genoux, puis se redressa, laissa échapper le drapeau et tomba en arrière à la renverse sur le pavé, comme une planche, tout de son long et les bras en croix.
Des ruisseaux de sang coulèrent de dessous lui. Sa vieille tête, pâle et triste, semblait regarder le ciel.
Une de ces émotions supérieures à l'homme qui font qu'on oublie même de se défendre, saisit les insurgés, et ils s'approchèrent du cadavre avec une épouvante respectueuse.
—Quels hommes que ces régicides! dit Enjolras.
Courfeyrac se pencha à l'oreille d'Enjolras:
—Ceci n'est que pour toi, et je ne veux pas diminuer l'enthousiasme. Mais ce n'était rien moins qu'un régicide. Je l'ai connu. Il s'appelait le père Mabeuf. Je ne sais pas ce qu'il avait aujourd'hui. Mais c'était une brave ganache. Regarde-moi sa tête.
—Tête de ganache et cœur de Brutus, répondit Enjolras.
Puis il éleva la voix:
—Citoyens! ceci est l'exemple que les vieux donnent aux jeunes. Nous hésitions, il est venu! nous reculions, il a avancé! Voilà ce que ceux qui tremblent de vieillesse enseignent à ceux qui tremblent de peur! Cet aïeul est auguste devant la patrie. Il a eu une longue vie et une magnifique mort! Maintenant abritons le cadavre, que chacun de nous défende ce vieillard mort comme il défendrait son père vivant, et que sa présence au milieu de nous fasse la barricade imprenable!
Un murmure d'adhésion morne et énergique suivit ces paroles.
Enjolras se courba, souleva la tête du vieillard, et, farouche, le baisa au front, puis, lui écartant les bras, et maniant ce mort avec une précaution tendre, comme s'il eût craint de lui faire du mal, il lui ôta son habit, en montra à tous les trous sanglants, et dit:
—Voilà maintenant notre drapeau.

Non so, Céline mi rompe i coglioni, ma questa è un'altra storia, non riesco a smettere di piangere, avrò bevuto troppa genziana...)