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mercoledì 23 luglio 2014

Zingy 3: cambio e autorazzismo (meglio fascista che piddino)

La discussione sollevata dai due post precedenti, questo e questo, nei quali ho stigmatizzato il fatto che il prof. Zingales abbia dato in Commissione finanze una rappresentazione sciatta, approssimativa e tendenziosa della recente storia monetaria italiana, ha evidenziato un paio di atteggiamenti che viziano gravissimamente il dibattito. Uno di questi, il permeismo, è universale. Il secondo è tipicamente italiano, ed è stato stigmatizzato da Nat con queste alate parole:

Nat ha lasciato un nuovo commento sul tuo post ""Siamo troppo medi!": lineamenti di etica piddina":

I piddini soffrono in misura spropositata della porca rogna italiana dell'autodenigrazione. Difficile capire perché.

Postato da Nat in Goofynomics alle 22 luglio 2014 14:02


La porca rogna dell'autodenigrazione, dell'autorazzismo, che anche Dominick Salvatore regolarmente nei suoi interventi indica come caratteristica specifica del nostro popolo, come enorme vincolo allo sviluppo delle sue potenzialità, è proprio quello che impedisce a molti di capire che la lira non è stata "peggiore" della sterlina. Ma come!? La sterlina è inglese, gli inglesi sono seri, quindi, è chiaro, devono aver gestito la loro moneta meglio di noi. "Secondo mè é kosi' xke' lo dice Zingales"...

Chiaro, no?

Un altro esempio qui, nelle parole di un altro gentile lettore:

tenormadness81 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Zingy 2: niente svalutazione, siamo inglesi!":

Chiedo venia. Ma gli anni indicati nel grafico non sono quelli dello SME (in)credibile? Insomma non sono tanto sorpreso che a cambi (quasi) bloccati GBP e lira andassero a braccetto...

I dati per gli anni 70 sono un po' diversi e quelli degli anni 90 anche...

... poi ora mi viene anche un dubbio... Forse sul lungo termine uno dovrebbe guardare ai cambi reali (aggiustati per l'inflazione)? Vabbe' a differenza del tipo di sopra io preferisco i post di musica barocca, che quando guardo sti grafici dentro ci vedo sempre un citriolo (senza offesa per chi e grafici li fa e per chi li guarda).
Postato da tenormadness81 in Goofynomics alle 21 luglio 2014 16:53

È evidente che non sono riuscito a spiegarmi bene (vedete come sono gentile: tanto gentile che ometterò di citare le migliaia di persone che invece mi hanno capito). Sotto sotto c'è sempre la solita accusa, quella del buon Alessandro kmofds, ovvero quella di aver manipolato i dati scegliendo un campione ad hoc, per nascondere il fatto che la sterlina si sarebbe comportata come la lira "solo" negli anni evidenziati in questo grafico:


Due osservazioni rapide. Intanto essere andati a braccetto "solo" per 11 anni significherebbe comunque che il discorso di Zingales è intellettualmente disonesto. Per almeno 11 anni la sterlina si sarebbe svalutata in modo strutturale e continuo rispetto al marco, come la lira. Il che significa, lo ripeto, ma tanto non lo capite, che in realtà era il marco che stava andando in direzione ostinata e contraria, rivalutandosi per il normale gioco delle forze di mercato, tant'è che, ve lo ripeto, ma tanto non lo capite, il marco si riallineò al rialzo sei volte all'interno dello SME nel periodo considerato, e la lira solo quattro volte al ribasso, perché, ve lo ripeto ma tanto non lo capite, il surplus, cioè l'eccesso di domanda di beni tedeschi era maggiore del deficit, cioè dell'eccesso di offerta, di beni italiani, ed era quindi naturale che l'aggiustamento avvenisse (al rialzo) dalla parte dello squilibrio maggiore (nel senso dell'eccesso di domanda).

Ora, che non lo capiate voi, che siete beati, non stupisce. Ma che su questo punto glissino gli alfieri del mercato è chiaro segno di ributtante disonestà intellettuale. Quindi, vedete, su un punto concordo con voi. Non è vero che gli italiani siano migliori degli altri. Uno è peggiore: Zingales.

L'osservazione sul cambio reale non merita particolare risposta, perché Zingales si riferiva al cambo nominale. Il cambio reale misura la competitività, nel breve come nel lungo. La distinzione breve-lungo qui non c'entra nulla, Zingales stava solo insinuando che l'Italia, nel breve come nel lungo, avesse truccato la competitività gestendo slealmente la propria moneta a differenza dell'Inghilterra. Cosa che i dati dimostrano essere falsa.

L'osservazione sul campione è ancora più interessante: si tratta di permeismo della più bell'acqua. "Eh, ma secondo me negli anni '70 i dati erano diversi...". Qui si incrociano due fattori, uno endogeno e l'altro indotto. Quello endogeno è, appunto, il permeismo. Quello indotto è il fottuto frame degli anni '70, quello costruito da una stampa disonesta e mercenaria, che vuole convincerci che stessimo peggio quando avevamo il controllo della nostra politica economica, cioè, appunto, negli anni '70.

E allora vediamoli 'sti cazzo di dati (e con questo siamo a 108, per chi fosse interessato), visto che vi pesano le mani e anche voi, come l'esimio Prof. Zingales non avete tempo per consultare l'ottimo sito di Werner Antweiler. I cambi di lira e sterlina contro marco (price quotation system, cioè prezzo del marco in lire o in sterline, cioè quotazioni incerto per certo, quella che tutto il mondo tranne Bisin usa), dal 1971 a oggi, li vedete qui:


(con la lira misurata sulla scala di destra), e qui:


espressi come indice per facilitarvi il confronto.

Aaaaaaah! Ti abbiamo colto in castagna, Bagnai! Ci hai mentito! Hai visto? Nel 1979 la sterlina si è rivalutata, mentre la liretta restava alta (cioè bassa) sul marco. Ha ragione Zingales: siccome nel 1979 la sterlina ha reagito a uno shock in modo diverso dall'Italia, allora la sterlina si è sempre mossa solo per reagire in modo intelligente e leale a shock esterni, mentre la lira è sempre stata gestita in modo sleale da cialtroni come Baffi, Ciampi, Carli, Dini, Sarcinelli, Savona, Masera, ecc. (per citare alcuni membri del direttorio della Banca d'Italia in quegli anno: una nota banda di cialtroni delinquenti, secondo Zingales, va da sé...).

[DIGRESSIONE ON]
Durante l'assegnazione del premio Canova, Grilli cantava la stessa canzoncina di Zingales: "Bagnai ha ragione ma non ci meritiamo la lira perché l'abbiamo gestita male". Io mi son girato verso Savona, che era alla mia destra (Grilli alla mia sinistra) e gli ho sussurrato in un orecchio: "Sta dicendo che te e Rainer (Masera, seduto in prima fila) non sapevate fare il vostro lavoro!", strizzandogli l'occhio. Un meraviglioso sorriso fu l'eloquente risposta...
[DIGRESSIONE OFF]

Bene. Allora torniamo sui libri del primo anno.

Intanto, i grafici mostrano che dal 1971 al 1978 lira e sterlina sono andate di pari passo. Ancora una volta, questo significa che per "soli" sette anni l'affermazione di Zingales è confutata. Ribadisco: ciò significa, lo ripeto, ma tanto non lo capite, che in realtà era il marco che stava andando in direzione ostinata e contraria, rivalutandosi per il normale gioco delle forze di mercato, perché, ve lo ripeto ma tanto non lo capite, il surplus, cioè l'eccesso di domanda di beni tedeschi era maggiore del deficit, cioè dell'eccesso di offerta, di beni italiani, ed era quindi naturale che l'aggiustamento avvenisse (al rialzo) dalla parte dello squilibrio maggiore (nel senso dell'eccesso di domanda).

E con questo gli anni nei quali l'affermazione di Zingales si rivela "lievemente imprecisa" (cioè una sesquipedale cazzata - 109) sono 7+11=18, cioè il 41% del campione, anzi: l'85%, visto che per ora ci stiamo occupando solo del periodo fino al 1992. Avere un futuro ministro dell'economia che mente solo all'85% potrebbe anche essere visto come un vantaggio, rispetto agli standard attuali, ne convengo, ma voglio farvi una domanda da primo anno, se me lo permettete.

Nel 1979 l'economia mondiale era in crisi, e vediamo che la sterlina rivalutò.

Domanda: perché mai rivalutare dovrebbe essere considerata una risposta intelligente in caso di crisi? Non è strano che la sterlina si sia comportata così? Non è che ci sta (che vi sta) sfuggendo un dettaglio?

Bene, vi do un aiutino, così forse la piantate di scassarmi la uallera col vostro autorazzismo da minus habens. Questi due grafici riportano gli indicatori di vantaggio comparato rivelato dell'Italia e dell'Inghilterra, costruiti dal CEPII e aggiornati ogni anno nel suo panorama dell'economia mondiale, che potete scaricare qui (e dovreste farlo). L'indicatore di vantaggio comparato rivelato misura in quali campi l'economia considerata ha un vantaggio competitivo, e lo fa partendo dall'osservazione dei dati commerciali (che appunto rivelano i settori nei quali l'economia è più "performante", come direbbe un economista). La metodologia è descritta nelle fonti citate. Questi sono i dati per l'Italia:


e questi quelli per l'Inghilterra:


Eh, certo, le due economie non si assomigliano molto, direi proprio di no. La vedete la linea rossa? Bene, ora voglio dirvi una parolina: Brent. Sapete cos'è? No? E allora perché venite qui a dirmi "secondo IO gli altri italiani sono peggiori degli inglesi, mentre IO che sono un traditore della patria, un ignorante, un cialtrone e un presuntuoso sono migliore dei miei compatrioti, sono quasi inglese"?

Se non sapete che significa Brent leggete il linchino siuuichipidia che vi aiuterà, cari porci traditori di un paese per il quale tante persone (tutte peggiori di voi, va da sé) hanno versato il proprio sangue nel vallone dell'Agnellizza, ma anche altrove.

Aspettate, apro e chiudo una parentesi per fornirvi un altro puntino.

Ultimamente siamo abituati a presidenti "democratici" degli Stati Uniti che inanellano figure di merda: il simpatico cubista si sta muovendo sullo scacchiere internazionale come io potrei muovermi su una pista di pattinaggio artistico. Ma anche qui, guardate il bicchiere mezzo pieno. Nella storia degli Stati Uniti è successo di molto peggio! Sapete com'è, nel 1978 gli iraniani si erano fatti rodere il chiccherone di essere guidati da governi fantoccio schiavi delle multinazionali (forse avremmo qualcosa da imparare da quel popolo di antica civiltà), e quindi, come dire, all'inizio del 1979 si produsse qualche lieve tensione sul prezzo del petrolio:


Robetta da nulla, il prezzo praticamente triplicò in meno di un anno (immaginatevi il barile a 300 dollari a dicembre di quest'anno: daje a ride...).

Ora, cos'era successo nel frattempo? Che i campi petroliferi del Brent, entrati in produzione nel 1976, cominciavano a essere produttivi, e quindi l'Inghilterra, nonostante stesse per chiudere (o avesse chiuso, non lo so) le sue miniere di carbone, passò rapidamente da una situazione di svantaggio a una di vantaggio comparato in campo energetico, a differenza dell'Italia, proprio mentre il mondo subiva un gigantesco shock dal lato dell'offerta determinato dall'esplosione dei prezzi dell'energia.

Non è quindi strano che l'Inghilterra, in quella specifica circostanza, mentre gli elicotteri della Delta Force si schiantavano uno contro l'altro nel deserto e gli ayatollah sghignazzando davano un'altro giro al rubinetto per chiuderlo meglio, l'Inghilterra non abbia dovuto recuperare competitività facendo cedere il cambio. Tanto più gli amici islamici chiudevano il rubinetto, tanto più aumentava la domanda di Brent, mi sembra abbastanza ovvio, no, amici? Quindi è chiaro che in quella circostanza specifica la sterlina si sia rivalutata. Ma, passato quel momento magico, la sterlina si rimise su un percorso assolutamente parallelo a quello dell'Italia (quello che vedete nel primo grafico di questo post).

In altre parole: al di fuori dell'unica circostanza che l'ha eccezionalmente favorita, la sterlina non ha mostrato mai di essere particolarmente più forte della lira, e questo per il semplice motivo che quello che si stava rivalutando era il marco (rispetto a sterlina e lira), salvo nel periodo in cui l'Inghilterra si trovò in un fugace momento di vantaggio dovuto al possesso di risorse strategiche e alla turbolenza indotta da quei gran pirla degli americani. Punto.


E ora vorrei spiegarvi una cosa.

Fin dal mio primo intervento, tre anni fa, ho denunciato il carattere fascista del regime eurista, intendendo per fascista un regime con un chiaro orientamento classista, a danno delle classi subalterne, e caratterizzato da un ributtante paternalismo. Di questo regime Zingy è stato l'apologeta fino a poco fa, pur essendo perfettamente in grado di capirne il non senso economico, ma questo riguarda lui e Lui.

Ora, però, mi sono convinto che l'eurista italiano è peggiore del fascista storico.

Qual è stato il più grande crimine del fascismo storico? Difficile stabilire una graduatoria, ma diciamo che sicuramente le leggi razziali sono state un culmine. Ora, vedete, che un uomo stabilisca per legge l'inferiorità di un altro uomo, è cosa di inaudita gravità, è un gesto rivoltante, che nessuno di noi potrebbe ragionevolmente ammettere nel proprio orizzonte etico, anche senza considerare la catena di lutti alla quale questo gesto insensato (e peraltro indotto, come al solito, dai fratelli tedeschi) ha condotto.

Eppure l'eurista italiano è peggio.

Perché, vedete, se la legge scritta che dichiarava gli ebrei esseri inferiori certo non è condivisibile, però è comprensibile in chiave storica, nel senso molto specifico che è prassi consolidata dei regimi quella di attestarsi sulle proprie posizioni di potere utilizzando la paura del diverso. Questa cosa, orrenda, deprecabile, rivoltante, disumana, è successa migliaia di volte nella storia dell'umanità. Nella storia recente ci son andati di mezzo per lo più gli ebrei, ma non è successo solo a loro, come tutti sappiamo: è una prassi standard del potere.

Quello che non ha precedenti nella storia dell'umanità è la legge razziale non scritta dei piddini euristi italiani secondo la quale gli italiani sono una razza inferiore. Non è mai successo nella storia dell'umanità che un regime consolidasse il proprio potere utilizzando non la paura del diverso, ma il disprezzo del proprio prossimo. Ci volevano i padri nobili dell'euro perché si arrivasse a questo crimine contro l'umanità, contro quella porzione dell'umanità che è il popolo italiano, al quale l'umanità tanto deve, e dalla quale sta ricevendo in cambio l'odio delle proprie classi dirigenti. Fateci caso: non è possibile trovare un riformatore dell'Italia, un padre nobile, che non parta dall'odio verso il popolo italiano, malcelato dietro due o tre parolette di circostanza, le quali non riescono a celare un dato palese: che quando parlano d'Italia, cioè di noi, questi padri nobili non sanno assolutamente di cosa stiano parlando.

E, come sempre, il razzismo, o, come nel caso dell'Italia, l'autorazzismo, oltre a urtare contro un principio etico, urta contro un principio razionale: i dati continuano a non dire che siamo stati peggiori degli altri, e soprattutto continuano a non dire che, quando potevamo farlo, eravamo incapaci di governarci. E, ancora una volta come sempre, il razzismo chiede un tributo di sangue alle sue vittime, che in questo caso siamo noi. Quelli che dicono "secondo me ha ragione Zingales" sono quindi, loro malgrado, peggiori dei fascisti storici. Il loro autorazzismo è più rivoltante e più irrazionale del razzismo che ha caratterizzato gli altri regimi totalitari, quelli che hanno preceduto il regime eurista.

Io confido che questi dati li aiutino a ravvedersi, a capire che ragionare in termini di superiorità o inferiorità etnica non porta da nessuna parte, a capire che nessuno ha il diritto di dichiarare l'inferiorità di nessun gruppo, nemmeno di quello al quale appartiene, a capire che questo tipo di dichiarazioni sono un parto dei regimi totalitari, e che quindi lo stesso fatto che la stampa e i politici italiani ci bombardino con queste affermazioni mendaci circa la nostra inferiorità sono il più chiaro segno del fatto che viviamo in un regime totalitario, nel quale non è a rischio solo la pagnotta, ma la democrazia, la libertà di espressione, la libertà tout court.

Continuo a essere un illuminista: tale sono nato, e tale morirò. Ma se i grafici di questo post non vi aiutano, vuol dire che forse avete ragione voi, cari autorazzisti...

Ve lo spiego in un altro modo. Per me non c'è nulla di male ad essere patrioti, e non c'è nulla di male a essere collaborazionisti. Ognuno deve seguire la propria vocazione. Attenti, però, perché non tutti sono laici e non violenti come me, e la Storia ha delle oscillazioni non lineari. Quisling venne fucilato perché aveva reintrodotto la pena di morte per compiacere i suoi mandanti tedeschi. I norvegesi lo fucilarono, e poi abolirono nuovamente la pena di morte. Il che, fra l'altro, contiene una serie di interessanti spunti di riflessione per i manipolatori seriali della nostra costituzione (nella quale speriamo che l'Europa non ci chieda di reintrodurre la pena di morte, anche se, ahimè, de facto essa è stata introdotta con l'euro, che sta mandando al macello tante persone che non sono peggio delle altre per il fatto di essere italiane).

Bene: con questo il discorso su Zingales e i cambi è definitivamente chiuso. Sicuramente torneremo a occuparci del nostro amico, che è una fucina di affermazioni dilettantesche. Del resto, lui non si occupa di economia internazionale.

Ma ora vado in palestra...

martedì 22 luglio 2014

Dal neoborbonico...

Comunque, io, per me, ho una particolare definizione di piddino: uno che si sganascia dalle risate per padre Pizzarro, e poi si sdilinquisce per papa Francesco. Ci son tanti modi di non capire una mazza, essendo che la verità, in un mondo convesso, tende a essere una, ma il piddino sceglie sempre il più distruttivo...

Anyway, dal compagno neoborbonico di tante avventure ricevo e vi inoltro una spiegazione scientifica del risultato che tanto vi stava a cuore (o altrove) qualche giorno fa. Enjoy (e togliete le vostre chitarre sudamericane dalle chiese, tanto i ggiovani non vi cagano lo stesso...)...



Non è Napolitano

(dall'egiziano, per chi sa chi è - sarete in venti...)



"Siamo troppo medi!": lineamenti di etica piddina

Avrete capito che quello che mi frega sono i sentimenti. Io, in fondo, ai piddini voglio bene. E come si fa a non volergliene? Se mi seguirete in questo breve dialoghetto, assolutamente storico e fedelmente riportato, diventerete anche voi amici di un piddino.

Dunque: si era in un tinello buono romano, circa un annetto e dispari fa. L'argomento era quello col quale tutti mi triturano le gonadi, e che, come ho cercato sommessamente di far notare, a me interessa veramente poco. Si trattava di piddini di un certo livello, un minimo evoluti, e quindi, come dire, sull'aspetto economico della questione il discorso era chiuso: che una sòla ci fosse, nell'euro, lo davano sostanzialmente per assodato anche loro, più che altro per il fatto che, oltre alla diretta esperienza quotidiana, avevano quel minimo di strumenti culturali che permetteva comunque loro di capire quello che non ha capito l'amico Alessandro del post precedente, cioè che stavano parlando con un professionista. Insomma: non erano persone che andrebbero da un angiologo a dire "secondo me la mia carotide non è occlusa perché io ci sento benissimo"!

Chiaro, no?

[DIGRESSIONE ON]

Ecco, però questo punto, se permettete, vorrei chiarirlo meglio e una volta per tutte, se mi perdonate una digressione. Ad Alessandro che diceva di Zingales:

Quest'ultimo afferma che dagli anni 70 agli anni 80 l'Italia ha avuto una politica di costante deprezzamento della lira rispetto le altre monete. Il chè mi sembra assolutamente vero.

io mi sono permesso di rispondere, in modo certo poco accademico: "E tu chi cazzo sei?" Immagino le anime belle piddine, il loro frisson d'horreur! "Bagnai dice le parolacce, Bagnai non rispetta l'interlocutore".

Calma, mettiamo le cose in prospettiva.

Intanto Bagnai rispetta l'ortografia (con tre eccezioni in tre anni, prontamente corrette da voi, che siete tutto il mio orgoglio). "Chè" in italiano non esiste, non solo perché il pronome relativo non ha l'accento, ma anche perché quando la parola "ché" (congiunzione) ha l'accento, trattasi ahimè di accento acuto e non grave.

Dettagli che distinguono l'omo con lettere dall'omo sanza lettere, il quale, notoriamente, può anche essere un genio: ma questa è l'eccezione e non la regola.

E poi, perdonatemi: ma Alessandro non mi ha forse mancato di rispetto? Quale medico accetterebbe di sentirsi dire da un paziente: "Secondo me questa radiografia vuol dire un'altra cosa, quest'area bianca non è il cuore ma il fegato..."? Quale ingegnere accetterebbe di sentirsi dire dal primo che passa per strada: "Scusi, ma non vede che ha sbagliato la sezione degli stralli? Il ponte verrà giù alla prima pioggia". Quale insegnante di lettere accetterebbe di sentirsi dire dal genitore: "Ma lei dove ha studiato? 'Cum grano salis' vuol dire 'cresci col grano', la mia creatura meritava nove!". Eccetera (affido gli altri esempi alla vostra fertile fantasia).

Io sono, fino a prova contraria, un professionista in quello che faccio, e non mi si può venire a dire "a IO sembra vero chè tu stai dicendo una fesseria". Eventualmente si argomenta, ma allora si porta un dato, non il proprio IO che nessuno conosce e pochi vogliono conoscere (ma solo perché il tempo è tiranno, va da sé).

Allora: ripeto anche questo per l'ultima volta: io l'altra guancia la porgo solo al barbiere. Fa parte del mio compito pedagogico far capire, con maggiore o minore buona grazia, a chi mi sta mancando di rispetto, che mi sta mancando di rispetto. All'imite (come scrivono quelli che scrivono chè) anche ricambiandolo...

[DIGRESSIONE OFF]

Allora (o all'ora), data per assodata, se pur non pienamente compresa, la questione economica, i piddini in questione si attestavano sull'estrema difesa dei poveracci, la geopolitica.

"Perché vedi, Alberto, tu hai ragione, ma purtroppo oggi il mondo è cambiato" (e tte pareva) "Sai, ora dobbiamo confrontarci con grandi potenze" (e invece alla fine dell'800 no?) "Dove andremmo tutti soli, siamo troppo piccoli, l'Europa forse ci opprime, ma è anche la nostra unica speranza di riuscire a farcela..."

E allora io, pazientemente: "Ma caro, io capisco, il tuo ragionamento ha indubbiamente un certo richiamo, appare plausibile, si basa su categorie che tutti capiscono: grande, piccolo, farcela, non farcela... Ma i dati cosa ci dicono? La grandezza come la misuriamo? Il "farcela" come lo misuriamo? Scusa, se prendiamo per grandezza la dimensione demografica (visto che gli altri big player sono comunque tutti giganti demografici, soprattutto gli emergenti), e come misura del successo il reddito pro capite (visto che in economia avere successo non significa essere poveri, ma essere ricchi), allora vorrei farti umilmente notare che se prendiamo la classifica dei paesi dal più ricco al più povero in termini di reddito pro capite a parità di potere di acquisto nel 2006 (anno precedente alla crisi), l'Italia è in 27° posizione, e dei 26 paesi precedenti solo cinque hanno una popolazione superiore a quella italiana: sono i vecchi G5: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Inghilterra. Gli altri ventuno sono per lo più nani demografici, sono tutti più piccoli, il che significa che forse in economia, come del resto nell'ippica, non è proprio necessario essere "grossi" per avere successo!"

Per vostra comodità, riporto il dato:


(la popolazione è in milioni, il reddito annuo in dollari a parità di potere d'acquisto, cioè con cambio corretto per le differenze nel costo della vita da un paese all'altro).

E allora il piddino, giudiziosamente: "Ma Alberto, non puoi però paragonare l'Italia col Brunei! Quelli hanno il petrolio!"

E allora io, sinuosamente: "Ma certo, ottima osservazione! E del resto in questa lista molti di quelli che ci precedono ce l'hanno: il Qatar, la Norvegia, il Kuwait, la stessa Gran Bretagna. Ma la Finlandia, l'Austria, l'Olanda, l'Islanda, il Belgio no! E sono anche economie che hanno una struttura non così drammaticamente diversa dalla nostra".

E allora il piddino, ingenuamente: "D'accordo, ma non puoi paragonarli con l'Italia: quelli sono paesi molto più piccoli!"

E allora io, sornionamente: "Ma scusa, il problema non era appunto che restando fuori dall'Europa saremmo troppo piccoli? E allora come la mettiamo che, petrolio o no, euro o no, chi sta meglio di noi generalmente è più piccolo?"

E allora il piddino, conseguenzialmente: "Non so, forse siamo troppo medi".

E allora io, generosamente: "Ecco, fino ad oggi avevo visto sovvertire solo la logica aristotelica: con questo abbiamo anche sovvertito l'etica, in particolare quella a Nicomaco, che vede la virtù come punto baricentrico fra due estremi...".

Ma ditemi la verità: non vorreste anche voi bene a uno che ragiona così?


lunedì 21 luglio 2014

Zingy 2: niente svalutazione, siamo inglesi!

Nel post precedente vi ho detto che anche se certa gente mente o si produce in affermazioni tecnicamente sciatte (e lo fa in sedi nelle quali ciò è grave che accada) la vita è troppo breve per disprezzarla. Un'affermazione impegnativa, me ne rendo conto, ma non difficile da provare.

Vi ricordate il discorsetto tenuto dal prof. Luigi Zingales della Chicago Booth secondo il quale in seguito alla crisi l'Inghilterra aveva tratto beneficio dalla svalutazione, ma la sua svalutazione era migliore della nostra, perché noi, invece di usarla solo per reagire ad alcuni shock specifici, ne avremmo fatto una politica strutturale continua? Ricordo per vostra comodità l'ipse dixit:

"Se l’Inghilterra non avesse potuto svalutare il 30-40 per cento rispetto all’euro, oggi sarebbe in una situazione molto peggiore di quella in cui è. Il vantaggio dell’Inghilterra è però che si è permessa, ha svalutato solo quando ne aveva bisogno, e non come politica strutturale continua, come ha fatto l’Italia negli anni 70 e 80"

(ovviamente questa affermazione va confrontata con quella del compagno di merende di Zingy. Che vergogna...).

Il discorso di Zingy, che parte da un dato di fatto incontestabile, è tuttavia di una disonestà intellettuale rivoltante, soprattutto per la sede istituzionale nella quale è stata fatta, sede che merita rispetto, anche da chi ha un ego ingiustificatamente ipertrofico come quello del nostro amico. Ma naturalmente c'è sempre qualcuno che ci abbocca, in questo paese così prono all'autorazzismo. Guardate ad esempio cosa scrive un nostro amico:


Alessandro kmofds ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Zingales e la svalutazione strutturale continua":

Guardi, forse non mi sono fatto inquadrare o non mi ha inquadrato bene. Sono perfettamente consapevole delle politiche sleali di dumping salariale e fiscale che hanno applicato i tedeschi con le riforme Haarts sfruttando il regime di cambi fissi formatosi con l'euro, non rispettando neanche i parametri di Maastricht quando invece l'Italia era ligia. Però secondo me è il problema dell'articolo riguarda le sue critiche volte a zingales ossia la confutazione della sua affermazione. Quest'ultimo afferma che dagli anni 70 agli anni 80 l'Italia ha avuto una politica di costante deprezzamento della lira rispetto le altre monete. Il chè mi sembra assolutamente vero.


Mi verrebbe da dire: "E chi se ne frega di quello che a te sembra! Ma chi cazzo sei? Ma li hai visti i dati? Ma tu andresti da un oncologo a dire: 'Guardi, a me quella macchia sulla TAC sembra un lipoma, secondo me non è il caso di operare'. Ma lo capisci o no che questo è il mio lavoro, non il tuo e nemmeno quello di Zingy, e che quindi io i dati li conosco, tu no, e forse nemmeno Zingy, e questa è la migliore delle ipotesi?"

Mi verrebbe da dire questo, ma non lo dico. Applico la prima legge della termodidattica.

Vi fornisco solo due grafici. Il primo è il cambio fra pound e marco/Euro:



Il secondo è l'indice con base 1 nel 1981 dei tassi di cambio sterlina/marco e lira/marco.



Cos'era questa storia che la nostra svalutazione sarebbe stata "strutturale e continua" e quella della sterlina no? Lo volete capire che era il marco che giustamente si rivalutava per la legge della domanda e dell'offerta? No? Fatti vostri. A me basta aver provato che il più eminente economista italiano, nonché futuro ministro dell'eGonomia di qualche prossimo governo Quisling, o ha mentito in un'audizione parlamentare, o non conosce i dati. Posso in tal caso suggerirgli la consultazione di questo interessante sito. È gratis, non ci spenderà nemmeno un dollaro dei lauti fondi della Chicago Booth (anche se da vero economista suppongo che l'amico applichi il noto detto: "dove non c'è guadagno la remissione è certa).

Bene: ora se qualche larva etica si azzarda a dire che il campione è scelto ad hoc, cioè che io ho applicato il metodo Furbini, mi faccia la cortesia di mandarmi il jpg col grafico giusto, e lo pubblico. Semplicemente, non sono uno zoologo: non ho troppo tempo da perdere con gli elminti. Negli anni '70 la sterlina era ancora più debole della lira. È un dato di fatto, in economia internazionale lo sanno anche i bambini di tre anni: la sterlina ha sempre subito prima e peggio di noi attacchi speculativi nei decenni precedenti. Siamo diventati più deboli solo ora, entrando nel forte euro. Punto.

Si apra la discussione (ma da discutere c'è ben poco).

Luxeuil-les-bains (natura matrigna reloaded)

Non vi ho fatto fare brutta figura.

Quando finisci un concerto di Scarlatti (Sandro, non Mimmo) e 500 persone ti applaudono, e qualcuno ti dice anche bravo, pensi che di Tabby e Zingy, delle loro contorsioni ideologiche, della loro sciatteria tecnica, delle loro ambizioni politiche, non te ne importa nulla. Un flauto ha otto fori, e se lo suoni hai già dimostrato di non essere un verme: mai visto un verme con otto dita! Una cosa è certa: Harvard, o quell'altra università il cui nome è un invito, saranno anche bei posti, ma non sono, in tutta evidenza,

Edita doctrina sapientum templa serena,
Despicere unde queas alios passimque videre
Errare atque viam palantis quaerere vitae,

Poveri Tabby e Zingy: una vita passata a

Certare ingenio, contendere nobilitate,
Noctes atque dies niti praestante labore
ad summas emergere opes rerumque potiri.

Rerumque potiri. La robba, come i Malavoglia. Sfigati come i Malavoglia, i Sarfatti boys. Che vita trista...

O miseras hominum mentes, o pectora caeca!
Qualibus in tenebris vitae quantisque periclis
Degitur hoc aevi quod cumquest.
Nonne videre nil aliud sibi naturam latrare, nisi ut qui
Corpore seiunctus dolor absit, mensque fruatur
Jucundo sensu cura semota metuque?

La vita è breve, oggi ce semo, domani nun ce sei, come dice sempre il maestro Romeo Crisostomo Ciuffa (qui immortalato), a suo modo un epicureo, se pure monticiano. Tabby e Zingy, apparentemente, si sentono eterni...

Ma non parliamo di loro, la vita è troppo breve anche per disprezzarli, questi Soloni che una settimana dopo le elezioni europee scoprono che l'euro non funziona... cosa che nelle riviste nelle quali pubblicano è scritto da circa cinquant'anni (perché se sapeva da prima che esistesse)! Ma certo, prima la verità non si poteva dire, sarebbe stato populiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiismo!

Dopo un viaggio avventuroso, nel corso del quale il maestro Marzetti si era visto stivare ex officio il basso di viola da una Frau Blücher della Lufthansa, adducendo motivazioni di sicurezza, le quali non tenevano conto del fatto che le simpatiche assistenti di volo condividevano con Frau Merkel un dettaglio piuttosto vistoso, che le avrebbe comunque fatte restare incastrate fra le due file di poltrone nel malaugurato caso di un incidente (indipendentemente dal fatto che il manico del basso sporgesse di pochi centimetri dall'extra seat lautamente pagato - nun ve fidate!), e dopo aver viaggiato in un bus a 38° (giuro), nemmeno fosse stato parcheggiato sotto il sole al Cairo, arriviamo a Luxeuil-les-Bains, della quale vi ho già detto che la chiesa madre fu fondata da San Colombano, quello che pensava che gli europei dovessero essere un solo popolo.

Mi reco alla chiesa di S. Pierre, più che altro per capire che aria tira, com'è l'acustica, sapete, io so' tecnico, nun so' politico, certi parametri mi interessano, e chi mi accoglie? Ma proprio lui, S. Colombano:


visibilmente inorridito dallo spettacolo di quella Europa che tanto aveva sognato (lui come altri), e che si è rivelata un incubo per tutti quelli che nel frattempo erano rimasti svegli.

Mai suonato in un'acustica migliore. Tanto ho faticato l'anno scorso, quanto ho goduto quest'anno. Unico rimpianto, non aver potuto mettere la mani su quel Dio di organo che vedete qui:


col suo bel positivo tergale, che avete potuto vedere anche nel post precedente, senza apprezzarne però la ricca iconografia. Guardate un po' che bello il re Davide con l'arpa:




e, cosa rara, anche una testimonianza iconografica di flauto dolce (e lì ho pensato: questo è il posto giusto):


e ovviamente anche "Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et tibi dabo claves...":


ma soprattutto il povero Atlante, quello che si sente come me quando ricevo certe lettere, o quando mi dicono di non arrendermi, o quando dimentico quelle che Uga chiama le "gocce antistress" (tenera!):


Insomma, la compagnia c'era.

Poi cena dar marocchino, e io commentavo col neoborbonico: "la battaglia di Lepanto è stata combattuta invano..." (mi piace stuzzicarlo nel suo diverso terzomondismo...).

Il giorno successivo, che poi sarebbe quello appena passato, messa e prova. Ritrovo il simpaticissimo David che quest'anno ha portato un fiammingo (lo vedete nel post precedente). Caso vuole che nel bunker di Musica perduta avessimo provato con un fiammingo consimile (il loro comune antenato è al MIM di Bruxelles). Sapete, son strumenti borghesi, e quindi moralisti: su quello di David c'era scritto, dentro al coperchio, "Sic transit gloria mundi", proprio come nel coperchio di un certo strumento dal quale 35 anni fa avevo sentito per la prima volta suonare questa suite di Forqueray (il giorno dopo quella storia col flauto rimasto chiuso nel cruscotto della macchina, che forse ricorderete se avete letto il mio libro...).

Ovviamente il neoborbonico a vedere la scritta esprime un certo sconcerto: si sa, i partenopei sono diversamente non scaramantici...

Ora, come forse vi ho detto da qualche parte, essendo nato alle falde del formidabil monte sterminator Vesevo, il neoborbonico ha un suo particolare, riverente culto verso Natura matrigna, concetto al quale fa risalire tutte le infinite vicissitudini che ci occorrono durante le nostre tournée.

E anche questa volta Natura matrigna ci ha messo del suo: io faccio il primo concerto di Scarlatti, quello di apertura (qui eseguito da alcuni amatori alemanni), l'acustica risponde che è una meraviglia, mi sembra di suonare un sax, mi prendo i primi applausi, poi mi siedo modestamente al cembalo, parte il primo recitativo, attacco la prima aria accompagnando il mefistofelico Borgioni, e a battuta tre si sente il noto schiocco: si rompe il la al primo violino, la quale non si fa né in qua né in là: si fa passare il violino dal secondo e continua (e il secondo scende dal palco per cambiare la corda). Un cambio in corsa che nemmeno alla Ferrari. Noi ovviamente rock solid: quando sei lì non ti puoi fermare, devi tirare dritto (noi tireremo dritto). Non funziona come agli esami: "Professore, ma io veramente cos'è il Pil non me lo ricordo perché nel libro non c'è, e poi mi è morto il gatto, mi si è rotto il modem, è il mio ultimo esame, i marziani sono atterrati a Cepagatti e mi hanno sequestrato gli appunti...".

Quando sei lì devi andare fino in fondo.

A proposito: forse avrei dovuto dire "la prima violina", visto che si chiama Monika. Mi fate una cortesia? Citofonate voi alla Boldrini? E poi non fatemi sapere, non mi interessa molto...

Poi si va avanti, grande divertimento, grande successo, monsieur le professeur si beve una caraffa di blanc cassis, dice che l'anno prossimo ci richiamano (ne sarei felice: mai suonato in un'acustica migliore)...

Al momento di tornare in albergo, scoppia a piovere. E così, sotto una pioggia novembrina, io e il neoborbonico stanchi ma felici rientriamo, mentre lui declama:

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.


In effetti avrebbe anche potuto aspettare un po', Natura matrigna. Ma va bene così.

Perché quando esco da una conferenza mi sento così esausto, così vuoto, così frusto, anche se in fondo ho solo spiegato che il cielo è blu e il prato verde, senza voler convincere nessuno, con un impiego pressoché nullo di energie intellettuali, e invece quando esco da un concerto, dove ho cercato di dire cose meno ovvie, mi sento così vivo, così colmo, così fresco?

Deve essere quella famosa storia del cibo che solum è mio e che io nacqui per lui. Non so poi se sia solum mio, ma sicuramente mi resta meno sullo stomaco dell'economia. Quando esco da una conferenza non ho mai la coscienza a posto, provo sempre un non sottile disagio, perché anche se so di non aver mentito, come mentono Tabby, Zingy, Giannino, Barisoni, insomma: tutti i sostenitori dell'euro, accomunati da un pari, elevato, spessore etico e culturale, so anche di non aver detto una verità, o per lo meno di non aver detto una verità degna di essere detta. E la vita è breve per tutti...

Ecco: questa sera mi sono rimesso la coscienza a posto. Ho parlato, e sono stato capito. E da domani ricominciamo a scrivere di quelle cose che a voi interessano così tanto, e a me così poco. Da ciascuno secondo i suoi bisogni, a ciascuno secondo le sue possibilità...





(e David è talmente contento di come faccio parlare i suoi bambini che mi ha invitato a Lille, dove pare che la birra sia buona. Vi farò sapere, chiamo io...)

sabato 19 luglio 2014

Fiumisheeno

I controlli non sono più quelli di una volta: non mi hanno nemmeno chiesto di estrarre il flauto dal bagaglio a mano! Normalmente il canneggio li inquieta. In effetti, con un adeguato corredo di frecce e una boccettina di curaro, anche il flauto potrebbe diventare un'arma...

Vedere un basso di viola passare sotto lo scanner non ha prezzo...

Mentre aspettiamo Luca, un addetto alla sicurezza si avvicina: "Professore, non si arrenda! Io non mi arrendo, non si arrenda nemmeno lei...". Mi stava quasi scendendo la lacrimuccia. Interviene il neoborbonico: "Tranquillo, lo sosteniamo noi!".

Stamo freschi!

A proposito: avete visto quanto ci vuole bene l'Europa? E io pago...