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venerdì 1 luglio 2016

Per maggior chiarezza

Io: "Giulia, ma se hai un problema devi dirmelo! Magari babbo può aiutarti a risolverlo...".

Uga: "Sì, babbo. La prossima volta che avrò un problema ti chiederò aiuto, se ci sarai."







(...e pija sti spicci, come dice uno che se ne intende...)

(...ovviamente persiste la sospensione dei commenti, che qui sono superflui...)

Chiuso per lavoro

Scusate: la simpatica sceneggiata britannica mi ha fatto perdere un sacco di tempo, anche se, come avete potuto vedere, mi ha procurato tanti nuovi amici (dai quali spero che mi guardi Iddio). Fatto sta che io in teoria sarei anche un docente universitario, e in pratica ho fatto un paio di figli (almeno, quelli dei quali ho mantenuto le tracce). Nella mia prima veste (quella di docente) devo prepararmi per questo lieto evento. Non è esattamente una banalità, e se anche lo fosse, riuscirei a stressarmi lo stesso. Nella mia seconda veste (quella di padre putativo) devo occuparmi di Giulia e di quel che resta der Palla. Quindi, cari amici, fermo restando che, come sapete, faccio sempre tesoro dei vostri preziosi consigli, tengo in altissimo conto i vostri suggerimenti, e traggo giovamento dai vostri incoraggiamenti, i millantamila messaggi del tipo "bene bravo bis", o anche "avresti dovuto dire questo", o anche "ma in quell'altro post hai detto quell'altro" che sono in coda di moderazione temo che finiranno giù per il tubo, e fino a martedì non credo che avrò modo di gestire la coda né di occuparmi del blog.

Ai nuovi arrivati dico solo: questo è un percorso iniziato cinque anni fa. C'è una sezione "Per cominciare" (è gratis), ci sono due libri (il primo è uscito o sta per uscire in economica), e poi c'è la netiquette: prima si capisce come funziona una community, poi si commenta.

Il mio tempo non è mai stato tanto, ma finché potevo sono stato generoso. Ora, a chi mi obbliga a riavvolgere il nastro perché non vuole leggersi due righe, temo di non potermi permettere di rispondere. I miei interlocutori sono purtroppo altri, dai quali imparo meno che da voi, ma che proprio per questo sono più determinanti di voi. Il consenso di chi c'è arrivato solo ora, peraltro, a me non serve a prescindere (non sono candidato a nulla e non mi servono i voti di nessuno). C'è anche da dire che non credo sarebbe un enorme guadagno averlo: se uno c'è arrivato solo ora non penso possiamo dedicargli molto più di un cortese ma distratto e sbrigativo: "Buon giorno"!

Chi c'è arrivato prima ha, purtroppissimo, ben altro da fare.

Logica vuole che questo post non venga commentato (vedi alla voce: "giù per il tubo"). Ma se la logica regnasse, non ci sarebbe l'euro. In compenso, ci sarà la hall of shame di quelli che non arrivano a capire nemmeno la cosa più basilare: quando è arrivato il momento di non trifolarmi le gonadi...

mercoledì 29 giugno 2016

Monti (fact checking)

Questo post consta di due parti. La prima riporta dei freddi dati statistici. La seconda è una delle tante lettere che quotidianamente ricevo. Come sapete, post hoc ergo propter hoc è una fallacia logica. Vi invito ovviamente a non esserne vittime.

I dati
Mario Monti (Varese, 19 marzo 1943), oltre a tutte le cose che sapete e che potrete facilmente reperire in rete, è stato primo ministro del nostro paese dal 16 novembre 2011 (data di apertura di questo blog per i motivi qui ricordati) al 28 aprile 2013. Vorrei farvi un succinto riassunto dei risultati di questi 529 giorni di governo limitandomi ad alcuni fondamentali macroeconomici, con l'osservazione preliminare che, come credo sappiate, la maggior parte dei dati macroeconomici non sono ovviamente disponibili a cadenza giornaliera. Non sarà quindi sempre possibile riferire il loro andamento all'esatto intervallo temporale di governo del prof. Monti, se non per approssimazione o per difetto, cosa della quale mi scuso fin da ora con voi, e naturalmente anche con l'interessato.

Va ricordato il contesto nel quale il governo Monti si insediò: quello di una forte turbolenza finanziaria, che i giornali di allora attribuivano al debito pubblico italiano. Sappiamo però che già all'epoca la Banca Centrale Europea aveva chiarito nei suo documenti tecnici che la crisi cosiddetta dei "debiti sovrani" non dipendeva dal debito pubblico, come specificato in questa slide:


dove si evidenzia il periodo nel quale il saldo del settore privato del Sud passa in deficit, mentre il deficit pubblico del Sud sostanzialmente si riduce (la fonte è questa).

Eh già, non era una crisi di debito pubblico...

Nel 2012 ce lo ribadiva la Commissione Europea, che nel suo Fiscal sustainability report chiariva come l'Italia non avesse mai avuto problemi di sostenibilità del debito di breve periodo (tradotto: il pagamento degli stipendi e delle pensioni pubbliche non era mai stato a rischio, con buona pace dei gazzettieri), e ce lo mostrava con l'indicatore di sostenibilità di breve periodo S0:


(vedete che il nostro paese era sempre stato al disotto del livello di guardia). L'Italia non aveva nemmeno problemi di sostenibilità del debito nel lungo periodo (leggi: problemi di sostenibilità del sistema pensionistico), e ce lo mostrava l'indicatore di sostenibilità di lungo periodo


(vedete che il nostro paese, anche qui, era praticamente l'unico sotto al livello di guardia, insieme alla Lettonia, cui vogliamo molto bene, ma che non rientra fra i paesi più significativi in termini di dimensioni - anche se certo non disconosciamo il suo contributo alla cultura europea).

Il motivo di questa collocazione, che sarà parsa strana a tutti, ma non ai miei lettori, era che:


Eh già! Non era una crisi di debito pubblico...

Nel 2013 lo confermava Vitor Constancio, ad Atene, in un discorso celebre, mostrando una slide celebre, questa qui:


(che poi è una versione ripulita del primo grafico di questo blog). Non credo di dovervela spiegare.

Non era una crisi di debito pubblico, in effetti: era aumentato solo in due dei cinque paesi in crisi, e aumentato di meno in quello che era più in crisi (la Grecia).

Mentre il debito privato...


Nel 2014 il discorso di Constancio diventava un articolo scientifico.

Nel 2015 ci arrivava anche Giavazzi (not a public debt crisis), e io salutavo la sua tardiva conversione con viva cordialità.

Oggi credo che tutti capiscano dov'è il problema: nelle banche, cioè nei debiti dei privati (famiglie e imprese), che, strozzati dalla crisi, non riescono a restituire alle banche i soldi che devono loro. Cosa che qui ci eravamo detti niente meno che il 20 novembre 2011.

Sì, proprio nei giorni in cui il professor Monti era alacremente intento a curare una crisi di debito privato come se fosse una crisi di debito pubblico, cioè tagliando i redditi dei privati (via aumenti di imposte e tagli di prestazioni sociali), per risanare le finanze pubbliche, con il risultato però di dissestare quelle private, e quindi, a valle, le banche.

Ah, che il legame fra dissesto dell'economia reale e dissesto delle banche esista non lo dicevo solo io nel novembre 2011: lo ha detto anche l'ABI nel dicembre 2015:


C'è chi parla perché ha coraggio, e c'è chi parla perché ha paura. Indipendentemente dalle motivazioni, alla fine la verità viene a galla.

Ora voi mi direte: "D'accordo, avevi ragione tu e te lo dicono ormai tutti (i dati, i colleghi, la stampa finanziaria internazionale...). Mancano all'appello i gazzettieri, ma datti una calmata! In fondo, che male c'era nella fissazione del professor Monti per il debito pubblico? Un eccesso di debito pubblico è comunque un problema, no? Ci hai fatto una tesi di dottorato, dovresti saperlo? Quindi, che problema c'è se il professor Monti si è adoperato per ridurlo? Va bene: ammettiamo pure che abbia amplificato i problemi dell'economia reale e quindi delle banche - nel grafico dell'ABI si vede che le sofferenze si impennano dal 2011 - ma almeno avrà risolto l'altro problema, no? Quindi?".

Ecco, in effetti l'altro problema, quello del debito pubblico, quello che l'austerità avrebbe dovuto risolvere, non vorrei sembrare irrispettoso, ma a me non pare sia stato risolto.

Il fatto è che nel periodo del governo Monti il debito pubblico ha continuato a crescere come se niente fosse (con buona pace degli aumenti di imposte e delle sforbiciate varie). Lo vedete qui:



(dove vi ho evidenziato il mese di presa di servizio e quello di fine servizio). Una performance non esaltante, in termini di contenimento del debito, aggravata dal fatto che i tagli su qualcosa avevano avuto un impatto. Indovinate un po' su cosa? Bravi, sul PIL:


che inizia a scendere nel trimestre precedente all'arrivo di Monti (il terzo del 2011), ma poi mica smette, anzi: continua la sua caduta libera e si stabilizza, casualmente, solo quando Monti se ne va (dal secondo trimestre del 2013). Questo è il Pil reale, ma a quello nominale (a prezzi correnti, che quindi incorpora l'inflazione) non è che sia andata meglio:


La flessione è meno evidente (per forza! C'era un po' di inflazione...), ma anche il Pil nominale diminuiva. Ora, dato nel rapporto debito/PIL il numeratore cresceva, ma il denominatore diminuiva, cosa pensate che sia successo al rapporto stesso? Pensateci un po' su, non è difficile...

È successo questo:


Monti lo ha trovato attorno al 116%, e ce lo ha restituito attorno al 131% (la serie trimestrale è costruita dividendo il valore del debito nell'ultimo mese di ogni trimestre per la somma mobile del PIL nel trimestre e nei tre precedenti, e quindi coincide alla fine di ogni anno col valore annuale del rapporto debito/Pil).

Chiaro, no?

Cosa poteva determinare una politica di tagli così severi?

Bè, ce l'immaginiamo un po' tutti. Intanto questo:


Nessuno si sarebbe mai aspettato che politiche procicliche potessero arrestare la crescita della disoccupazione (a dire il vero già iniziata da due trimestri). Monti l'ha trovata al 9% e ce l'ha restituita al 12%. Con quali conseguenze? Quelle viste sopra: una perdita di prodotto (perché se non si lavora non si produce), ma anche con quelle che vedete qui:


Monti ha trovato un'Italia con un milione di famiglie povere, e ha lasciato un'Italia con 1.6 milioni di famiglie povere, pari a 4.4 milioni di individui in povertà assoluta (erano solo 2.6 quando è arrivato).

Insomma: quando Monti è arrivato l'Italia aveva una gamba malata (la finanza privata) e una gamba relativamente sana, anche se un po' zoppicante (la finanza pubblica). Per non sbagliare Monti ha "curato" la gamba sana. Naturalmente ora l'Italia non cammina meglio, ma consolatevi: poteva andare peggio.

Se non ci credete, leggete l'aneddoto.

Un aneddoto

Gentile Professore,

vorrei rubare un po’ di tempo per raccontarle un'esperienza che è, a mio avviso, emblematica di ciò che tutti i giorni stiamo vivendo e combattendo.

Mia mamma è scomparsa il 31 marzo del 2015 per un infarto non diagnosticato.

Viveva in un paese di provincia dove fino a 7 – 8 anni fa esisteva un ospedale dotato di reparti di medicina, chirurgia, cardiologia, ostetricia, ginecologia e un pronto soccors; servizi rivolti ad un bacino di utenza di circa 25 – 30 mila persone.

L’ospedale è stato ridimensionato, per via delle politiche di cui sappiamo, fino ad eliminare tutti i reparti fin qui descritti; sostituiti con un reparto di geriatria, dei laboratori analisi ed il primo soccorso.

La mamma il venerdì sera ha accusato i primi malori e il sabato pomeriggio l’abbiamo accompagnata al primo soccorso del paese per dei controlli.

Dopo alcune analisi, tra cui un tracciato cardiologico, mia madre veniva  tranquillizzata dal medico responsabile sul fatto che si trattava di dolori reumatici. Rimandata a casa imbottita di antidolorifici e con il consiglio di sentire un medico remautologo.

Dopo quasi 3  giorni da quella visita mia madre è morta di infarto.

L’elettrocardiogramma segnava un infarto in corso ma era stato letto da un urologo che, evidentemente, non aveva gli strumenti professionali adeguati per valutare un tracciato cardiologico.
Sarebbe bastato non tagliare i reparti ospedalieri del paese per avere mia madre ancora viva.
Sarebbe bastato uno studente di cardiologia per salvare la vita di mia mamma.

Abbiamo intentato una causa civile all’Azienda Sanitaria Locale. Prima di andare in giudizio l’Ufficio Legale della ASL  ha chiesto una transazione, pagano pur di non finire in Tribunale.
Ma mia madre non me la restituisce più nessuno.

Però  la cosa che mi ha spinto a scrivere sul blog è stata un'altra. E’ stata la chiusura del cerchio avvenuta qualche giorno fa.

Guardando su twitter mi sono imbattuto in un intervista di R. Prodi che diceva: “Ci siamo illusi che la gente si rassegnasse a un welfare smontato a piccole dosi, un ticket in più, un asilo in meno, una coda più lunga...” ho tremato pensando: un reparto di cardiologia in meno …

Rassegnarsi ….

Ho pianto di nuovo, come se mia madre fosse morta un'altra volta. Ho pianto come non piangevo dal suo funerale.

Ho pianto perché la mamma e il babbo, che spiritualmente è morto insieme a lei,  hanno sempre sostenuto Prodi in tutte le campagne elettorali. Stravedevano per Prodi.

Ho pianto di rabbia per il tradimento di questa gente.

Quanto dolore inutile.

Grazie per il blog, dove a volte ho commentato anch'io, per i suoi libri e per l'attività di divulgazione e libertà che sta facendo.

Un caro saluto.

P.S. : se vuole pubblicare la lettera sul blog La prego di escludere la firma e il nome di mia madre.

Conclusioni


- In che posso ubbidirla? - disse don Rodrigo, piantandosi in piedi nel mezzo della sala. Il suono delle parole era tale; ma il modo con cui eran proferite, voleva dir chiaramente: bada a chi sei davanti, pesa le parole, e sbrigati.
Per dar coraggio al nostro fra Cristoforo, non c’era mezzo più sicuro e più spedito, che prenderlo con maniera arrogante. Egli che stava sospeso, cercando le parole, e facendo scorrere tra le dita le ave marie della corona che teneva a cintola, come se in qualcheduna di quelle sperasse di trovare il suo esordio; a quel fare di don Rodrigo, si sentì subito venir sulle labbra più parole del bisogno. Ma pensando quanto importasse di non guastare i fatti suoi o, ciò ch’era assai più, i fatti altrui, corresse e temperò le frasi che gli si eran presentate alla mente, e disse, con guardinga umiltà: - vengo a proporle un atto di giustizia, a pregarla d’una carità. Cert’uomini di mal affare hanno messo innanzi il nome di vossignoria illustrissima, per far paura a un povero curato, e impedirgli di compire il suo dovere, e per soverchiare due innocenti. Lei può, con una parola, confonder coloro, restituire al diritto la sua forza, e sollevar quelli a cui è fatta una così crudel violenza. Lo può; e potendolo... la coscienza, l’onore...
- Lei mi parlerà della mia coscienza, quando verrò a confessarmi da lei. In quanto al mio onore, ha da sapere che il custode ne son io, e io solo; e che chiunque ardisce entrare a parte con me di questa cura, lo riguardo come il temerario che l’offende.
Fra Cristoforo, avvertito da queste parole che quel signore cercava di tirare al peggio le sue, per volgere il discorso in contesa, e non dargli luogo di venire alle strette, s’impegnò tanto più alla sofferenza, risolvette di mandar giù qualunque cosa piacesse all’altro di dire, e rispose subito, con un tono sommesso: - se ho detto cosa che le dispiaccia, è stato certamente contro la mia intenzione. Mi corregga pure, mi riprenda, se non so parlare come si conviene; ma si degni ascoltarmi. Per amor del cielo, per quel Dio, al cui cospetto dobbiam tutti comparire... - e, così dicendo, aveva preso tra le dita, e metteva davanti agli occhi del suo accigliato ascoltatore il teschietto di legno attaccato alla sua corona, - non s’ostini a negare una giustizia così facile, e così dovuta a de’ poverelli. Pensi che Dio ha sempre gli occhi sopra di loro, e che le loro grida, i loro gemiti sono ascoltati lassù. L’innocenza è potente al suo...
- Eh, padre! - interruppe bruscamente don Rodrigo: - il rispetto ch’io porto al suo abito è grande: ma se qualche cosa potesse farmelo dimenticare, sarebbe il vederlo indosso a uno che ardisse di venire a farmi la spia in casa.
Questa parola fece venir le fiamme sul viso del frate: il quale però, col sembiante di chi inghiottisce una medicina molto amara, riprese: - lei non crede che un tal titolo mi si convenga. Lei sente in cuor suo, che il passo ch’io fo ora qui, non è né vile né spregevole. M’ascolti, signor don Rodrigo; e voglia il cielo che non venga un giorno in cui si penta di non avermi ascoltato. Non voglia metter la sua gloria... qual gloria, signor don Rodrigo! qual gloria dinanzi agli uomini! E dinanzi a Dio! Lei può molto quaggiù; ma...
- Sa lei, - disse don Rodrigo, interrompendo, con istizza, ma non senza qualche raccapriccio, - sa lei che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! - e continuò, con un sorriso forzato di scherno: - lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.
- E quel Dio che chiede conto ai principi della parola che fa loro sentire, nelle loro regge; quel Dio le usa ora un tratto di misericordia, mandando un suo ministro, indegno e miserabile, ma un suo ministro, a pregar per una innocente...
- In somma, padre, - disse don Rodrigo, facendo atto d’andarsene, - io non so quel che lei voglia dire: non capisco altro se non che ci dev’essere qualche fanciulla che le preme molto. Vada a far le sue confidenze a chi le piace; e non si prenda la libertà d’infastidir più a lungo un gentiluomo.
Al moversi di don Rodrigo, il nostro frate gli s’era messo davanti, ma con gran rispetto; e, alzate le mani, come per supplicare e per trattenerlo ad un punto, rispose ancora: - la mi preme, è vero, ma non più di lei; son due anime che, l’una e l’altra, mi premon più del mio sangue. Don Rodrigo! io non posso far altro per lei, che pregar Dio; ma lo farò ben di cuore. Non mi dica di no: non voglia tener nell’angoscia e nel terrore una povera innocente. Una parola di lei può far tutto.
- Ebbene, - disse don Rodrigo, - giacché lei crede ch’io possa far molto per questa persona; giacché questa persona le sta tanto a cuore...
- Ebbene? - riprese ansiosamente il padre Cristoforo, al quale l’atto e il contegno di don Rodrigo non permettevano d’abbandonarsi alla speranza che parevano annunziare quelle parole.
- Ebbene, la consigli di venire a mettersi sotto la mia protezione. Non le mancherà più nulla, e nessuno ardirà d’inquietarla, o ch’io non son cavaliere.
A siffatta proposta, l’indegnazione del frate, rattenuta a stento fin allora, traboccò. Tutti que’ bei proponimenti di prudenza e di pazienza andarono in fumo: l’uomo vecchio si trovò d’accordo col nuovo; e, in que’ casi, fra Cristoforo valeva veramente per due.
- La vostra protezione! - esclamò, dando indietro due passi, postandosi fieramente sul piede destro, mettendo la destra sull’anca, alzando la sinistra con l’indice teso verso don Rodrigo, e piantandogli in faccia due occhi infiammati: - la vostra protezione! È meglio che abbiate parlato così, che abbiate fatta a me una tale proposta. Avete colmata la misura; e non vi temo più.
- Come parli, frate?...
- Parlo come si parla a chi è abbandonato da Dio, e non può più far paura. La vostra protezione! Sapevo bene che quella innocente è sotto la protezione di Dio; ma voi, voi me lo fate sentire ora, con tanta certezza, che non ho più bisogno di riguardi a parlarvene. Lucia, dico: vedete come io pronunzio questo nome con la fronte alta, e con gli occhi immobili.
- Come! in questa casa...!
- Ho compassione di questa casa: la maledizione le sta sopra sospesa. State a vedere che la giustizia di Dio avrà riguardo a quattro pietre, e suggezione di quattro sgherri. Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine, per darvi il piacere di tormentarla! Voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla! Voi avete disprezzato il suo avviso! Vi siete giudicato. Il cuore di Faraone era indurito quanto il vostro; e Dio ha saputo spezzarlo. Lucia è sicura da voi: ve lo dico io povero frate; e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno...
Don Rodrigo era fin allora rimasto tra la rabbia e la maraviglia, attonito, non trovando parole; ma, quando sentì intonare una predizione, s’aggiunse alla rabbia un lontano e misterioso spavento.
Afferrò rapidamente per aria quella mano minacciosa, e, alzando la voce, per troncar quella dell’infausto profeta, gridò: - escimi di tra’ piedi, villano temerario, poltrone incappucciato.
Queste parole così chiare acquietarono in un momento il padre Cristoforo. All’idea di strapazzo e di villanià, era, nella sua mente, così bene, e da tanto tempo, associata l’idea di sofferenza e di silenzio, che, a quel complimento, gli cadde ogni spirito d’ira e d’entusiasmo, e non gli restò altra risoluzione che quella d’udir tranquillamente ciò che a don Rodrigo piacesse d’aggiungere. Onde, ritirata placidamente la mano dagli artigli del gentiluomo, abbassò il capo, e rimase immobile, come, al cader del vento, nel forte della burrasca, un albero agitato ricompone naturalmente i suoi rami, e riceve la grandine come il ciel la manda.
- Villano rincivilito! - proseguì don Rodrigo: - tu tratti da par tuo. Ma ringrazia il saio che ti copre codeste spalle di mascalzone, e ti salva dalle carezze [4] che si fanno a’ tuoi pari, per insegnar loro a parlare. Esci con le tue gambe, per questa volta; e la vedremo. Così dicendo, additò, con impero sprezzante, un uscio in faccia a quello per cui erano entrati; il padre Cristoforo chinò il capo, e se n’andò, lasciando don Rodrigo a misurare, a passi infuriati, il campo di battaglia.


(...questa la conclusione morale. La conclusione tecnica è che Monti ci ha lasciato con tre monti: un monte di debiti pubblici, un monte di disoccupati, un monte di poveri. Res sunt consequentia nominum...)

martedì 28 giugno 2016

Brexit: in qua mensura mensi fueritis remetietur vobis

MatMen ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Marco Antonio sul Brexit": 

Ciao a tutti. Seguo il blog da un paio d'anni, in sostanziale silenzio. Volevo intanto ringraziare il prof per avermi insegnato tanto. Veramente grazie. Ho deciso di scrivere perchè vorreri fare un atto di testimonianza rispetto a quello che sta succedendo a Londra. Un amica di un amica che io conosco appena chiamata Melany ha postato sul wall della sua pagina facebook le sue ragioni per votare leave al referendum sul brexit. Io ho semplicemente scritto un messaggio di supporto al suo post. Questo è il messaggio privato che ho ricevuto da Melany dopo che ha deciso di rimuovere il suo post: 

"[...]. It's dreadful here in London right now. Many people who voted Leave now pretend on social media that they were for Remain. Every 5 minutes, friends and friends of friends post the never ending corporate propaganda... They cannot see they are being played by the media, which perpetuates ever more ridiculous lies. I have never seen such anger and hate. I am shocked to see that most of it comes from the intellectual classes and my dearest friends.

I've been called racist, stupid, uneducated, and selfish. I've had to remove my posts, because I couldn't bear to read the things that people I thought were my friends were saying about me.

And this brings me to the reason for my message: I just wanted to say thank you, to someone I met almost a year ago today, and don't really know at all for being the only person to say something supportive on my Facebook wall about my decision to Leave. 

Thank you xx"

Non sapete che tristezza e preoccupazione mi ha messo questo messaggio. Ci aspetta una battaglia durissima e solo il fatto di sapere di essere dalla parte giusta mi consola. Parzialmente.

Grazie per il tempo e per lo spazio.

Saluti 

Postato da MatMen in  Goofynomics alle 28 giugno 2016 10:36

lunedì 27 giugno 2016

Marco Antonio sul Brexit

(...parodia a cura di Marco Franceschi...)

Marco franceschi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Brexit e sterlina: il "minimo storico"": 

Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire il popolo Inglese, non a lodarlo. Il Commentatorex mi dice che in maggioranza è formato da nerboruti e tatuati semianalfabeti che non sapevano cosa cazzo stavano votando e io ci credo perchè il Commentatorex è un uomo d'onore.

Il direttorey mi dice che in maggioranza è formato da vecchi impauriti e mezzo rincoglioniti,stupidamente legati ad obsolesti simboli ex imperiali, e io ne convengo perchè il direttorey è un uomo d'onore.

Ne consegue che deve essersi operata una nefasta stregoneria che ha trasformato il popolo inglese in una notte: dove sono finiti i festosi pagatori di tasse, gli infaticabili dipendenti pubblici, i sagaci ma non avidi imprenditori, i politici lungimiranti che erano la croce e la delizia delle Gabanelli e di fronte ai quali noi facevamo invariabilmente la figura dei cialtroni?

Che ne è della land of opportunity verso la quale fuggivano i nostri migliori friggitori di hamburger, delle paghe da favola, del welfare rigoroso ma giusto mentre da noi è tutto un magna magna?

Tutto scomparso, vaporizzato; gli inviati si affannano a trovarli ma riescono ad intervistare per strada solo dei minus habentes che farfugliano slogan imparaticci da far invidia al miglio Borghezio.

Si scopre all'improvviso che la scheda del referendum,semplice da far invidia a noi bizantini, è troppo semplice e non significa un cazzo di niente.Poco piu' di un sondaggio su una nuova merendina.
Comunque sia egli ( il popolo Inglese) ormai tace.Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo?



(...gentlemen, it has been a privilege to be your guru...)

(...nel FrecciaRossa ingolfato di garrule zoccole in carriera e di cialtroni roboanti deflagra una risata omerica. Grazie. Mi date la forza di resistere. E resisterò...)




Brexit: l'analisi di Blyth

(...credevo che Blyth fosse uno degli gne gne tsiprioti per i quali "autteità bbutta, euo bello". Forse era così quando ha scritto il suo libro - non posso darvene una valutazione: qualcuno lo conosce? - ma ora le cose le dice veramente bene ed è bello poter condividere con voi quattro minuti di vero godimento...)


(...noi saremo in montagna...)

domenica 26 giugno 2016

Brexit e sterlina: ad Andrea Galeazzi (post ad personam)

(...ma perché quando si parla di monete sclerate? Perché? Perché?...)

Ricevo da un gentile utente questa simpatica reprimenda che immediatamente sottopongo alla vostra attenzione. Ne discuterò prima il contenuto, e poi stabilirò un modus operandi per casi come questo, che purtroppo stanno ridiventando frequenti (lo erano all'inizio del blog, poi riuscii a far capire che non era il caso, ma ora ci risiamo, forse per motivi elettorali, o forse per il ciclo delle macchie solari, o forse solo perché siamo diventati troppi...):


Andrea Galeazzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Brexit e sterlina: il "minimo storico"":

Pur essendo un estimatore del blog, stavolta i dati non sono proprio giusti. Il tasso GBP/USD (detto anche "Cable") attuale è 1.3683, ci vogliono 1.3683 dollari per comprare una sterlina, o 0.73 sterline per 1 dollaro. Fin qui è stato invertito il grafico. Il problema è che nel Luglio del 2014 è successo esattamente il contrario a quanto scritto nel post: la sterlina era FORTEMENTE sopravalutata arrivando a toccare 1.70, ossia ci volevano 1.7 dollari per comprare una sterlina. Vedere per credere: http://it.investing.com/currencies/grafico-gbp-usd
Comunque capita a tutti prendere cantonate ogni tanto.

Postato da Andrea Galeazzi in Goofynomics alle 26 giugno 2016 12:32



Gentile Andrea,

la ringrazio per la stima, che cercherò strenuamente di ricambiare. Intanto, attenendomi ai fatti, constato che nell'anagrafica dei donatori di a/simmetrie il suo nome non figura. Diciamo quindi che la sua è la stima di un free rider, non per questo meno gradita.

Veniamo poi alle osservazioni che lei muove, non senza averle prima fatto notare due elementi di fondo. Il primo è che la sua insinuazione che io fornisca dati errati è abbastanza diffamatoria, come pure, ne converrà, è sgradevole il suo "capita a tutti di prendere cantonate". Lo adotto però come comoda ipotesi di lavoro per vedere se magari potesse essere successo a lei. La seconda è che il punto che lei solleva è del tutto irrilevante rispetto a quanto io intendo dimostrare. Lo ribadisco, in modo che sia chiaro: chi parla di sterlina ai minimi "storici" dice una stupidaggine, perché, comunque si rigiri il grafico (poi ne parliamo) il valore attuale della sterlina rispetto al dollaro non è estremale se ci si riferisce a quello che può essere considerato (oggi) il campione "storico", ovvero quello che inizia dalla fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods. Qualsiasi altro campione di riferimento è soggetto alla critica di essere scelto in modo arbitrario.

Spero lei non stia contestando questo semplice dato di fatto.

Dopo di che, entro nel merito.

La serie rappresentata nel primo grafico viene dalla fonte che le ho indicato, ed è stata estratta facendo l'operazione che qui le descrivo:


ovvero selezionando come valuta di riferimento il pound, come controparte (target currency) il dollaro statunitense, e come metodo di quotazione (notation) la "price notation", ovvero il cambio incerto per certo. Ne consegue che quello che mi viene restituito è il costo di un dollaro in sterline, e non il costo di una sterlina in dollari. Lei sarà stupito, forse perché non ha fatto un corso di economia internazionale (né da insegnante né, soprattutto, da studente), o forse perché arriva adesso su questo blog (non trovo altri suoi commenti in quest'anno, né nell'anno precedente, cosa per la quale le sono comunque grato), ma, sa com'è: capita che il cambio possa essere quotato o incerto per certo o certo per incerto.

La prima quotazione è la più razionale: la valuta estera, per un paese, normalmente è una risorsa scarsa (il Regno Unito in effetti è un caso a sé perché la sterlina è anche una valuta di riserva e entra nel paniere dei DSP, ma ora sto parlando in termini generali), per cui ha perfettamente senso chiedersi quanto costi acquisirla in unità di valuta locale.

La notazione GBP/USD, per questo tipo di cambio, è quella adottata dal collega che gestisce il Pacific Exchange Rate Service e anch'essa ha perfettamente senso. Sto infatti chiedendomi quante sterline occorrono per un dollaro, e quindi la dimensione è sterlina su dollaro. Personalmente trovo questa notazione molto intuitiva. Lei no forse perché ha una preparazione da pratico (magari a alto livello) o da praticone (detto con affetto), nel qual caso troverà normale quella che in effetti è l'anomalia britannica, ovvero quotare certo per incerto, cioè usando la "volume notation", ovvero chiedendosi quanti dollari compro con una sterlina (anziché quante sterline compro con un dollaro, che poi significa con quante sterline compro un dollaro).

Per ottenere i dati relativi, usando il database che ho suggerito ai miei lettori (e che viene spesso usato da chi fa ricerca) bisogna procedere in questo modo:


e, se lo si fa, si ottiene una serie storica indicata come USD/GBP, perché in questo caso il numero rappresenta dollari su sterline, cioè quanti dollari si scambiano con una sterlina, e quindi, se si è inglesi, è un cambio certo (una sterlina) per incerto (un incerto numero di dollari).

Fino a qui abbiamo capito una cosa: che io so quali sono le convenzioni usate da trader e ingegneri nel caso britannico (e so anche quali sono le motivazioni storiche di queste convenzioni: il passato imperiale britannico, che i britannici apparentemente ricordano...), mentre lei forse ignora i principi generali che regolano definizione e quotazione del tasso di cambio, il quale, in fondo, è un caso particolare di prezzo relativo (e quindi, come dire, il suo significato intrinseco non cambia quale che sia il numerario scelto: la valuta nazionale, o quella altrui).

Sarebbe scusabile, se non ci fosse un certo tono di rimprovero nelle sue parole: rimprovero che non ha alcun motivo di esistere, per il semplice motivo che le due modalità di quotazione (le due "notations") sono entrambe lecite, e che in questo blog le ho sempre usate entrambe, spiegandole ai miei lettori, che generalmente mi capiscono (o fanno finta).

Purtroppo, però, non c'è solo questo: lei fa anche un errore molto spiacevole (le assicuro, mi addolora moltissimo farglielo notare ma non sarei onesto con lei se facessi finta di niente): mi attribuisce una cosa che non ho detto. Io infatti non ho detto che nel luglio del 2014 la sterlina abbia raggiunto un minimo. Io ho detto:

"Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!"

il che significa (mi sembra strano doverglielo tradurre, ma tant'è: se posso essere utile) che quello attuale è un minimo della sterlina (perché alla chiusura di venerdì i dollari costavano relativamente tanto: ci volevano 0.73 penny per un dollaro, cioè, appunto, come dice lei, una cosa intorno agli 1.37 dollari per una sterlina), che viene dopo il massimo del luglio 2014, quando i dollari costavano relativamente poco (ci volevano appunto solo 0.58 penny per un dollaro, che, lei ne converrà, sono meno di 0.73, e che in effetti corrispondono a circa 1.7 dollari per sterlina, cosa che peraltro si vede benissimo nel secondo grafico del post precedente, per cui non vedo il bisogno di andare a citare fonti che sinceramente noi ricercatori professionisti non usiamo - per quanto pratiche possano essere per chi si diletta di questi argomenti in verità noiosissimi, a parer mio).

Non ho detto che quello attuale è un minimo che segue un altro minimo, non so se le è più chiaro così. Ho detto che quello attuale è un minimo che segue un massimo locale (che nel grafico della quotazione incerto per certo appare come un minimo locale per ovvi motivi), e l'ho detto perché volevo evidenziare una sfumatura che a lei e forse anche ad altri (ad almeno un altro di sicuro) è sfuggita, ma che nel mio post era sottolineata ironicamente, ovvero che per definire un minimo (o un massimo) "storico" basta un po' di buona volontà, e selezionare opportunamente il campione di riferimento.

Dire "non sono mai costati così tanto dal x" significa, in tutta evidenza, che si ritiene che in x ciò di cui si parla costasse poco. Siccome il soggetto della frase erano i dollari, questo significa che chi scriveva era perfettamente consapevole che in x (luglio 2014) i dollari costavano poco, cioè la sterlina valeva tanto.

Se vuole glielo dico in altri tre modi diversi ma equivalenti. Tuttavia non so se possa valerne la pena, né per me né per lei, e non voglio abusare del suo tempo.

Noi, qui, stiamo seguendo un percorso di un certo tipo. Abbiamo letto La fabbrica del falso, abbiamo letto Gli stregoni della notizia, abbiamo visto in Anschluss com'è facile far apparire miracolosa la crescita di una regione se come punto di riferimento si prendono le macerie che vi si sono lasciate, e non il tenore di vita che aveva prima del nostro arrivo, eccetera. Capisco che questo a lei interessi poco, e che lei sia magari poco addentro al nostro linguaggio, e che lei legittimamente sia poco interessato a seguire il nostro percorso.

Sa com'è, questo blog di uno che secondo lei prende cantonate sul tasso di cambio viene seguito anche da trader che fanno bei soldini con le cantonate de cujus, e qualche volta contribuiscono anche al progetto. Magari anche lei ci segue per motivi analoghi. Oppure chissà.

Il punto è un altro: come sempre, in un dialogo, un punto di incontro volendo lo si può trovare. Sono d'accordo con lei: capita a tutti di prendere cantonate, e la cantonata l'ha presa lei, ma non deve scusarsi, non è necessario.

Vede, io ci ho tenuto a spiegarle in dettaglio la mia posizione. Mi è costato un'ora e più di lavoro, ma l'ho fatto volentieri. I miei lettori, magari, inclusi quelli che contribuiscono al progetto finanziando a/simmetrie, forse avrebbero voluto leggere qualcosa di più interessante: magari i QED che avevo promesso loro. Ma lei doveva farmi una lezioncina (sbagliata) e io ho ritenuto di doverle rispondere.

Ora però basta.

Io non ho nulla contro di lei, capisco le sue ottime intenzioni, capisco la sua sicurezza di sé (e l'apprezzo), capisco che probabilmente non era sua intenzione farmi perdere tempo ma solo fare un'osservazione costruttiva (ancorché errata e dal tono non particolarmente costruttivo), capisco tutto. Non prenda però come atto di ostilità il fatto che ora la marco come "utente indesiderato" nalla coda di moderazione del blog e per un annetto non risponderò alle sue gentili osservazioni. So che rischio di perdere qualcosa, ma ho la certezza di risparmiare tempo, che in questo momento per me è prezioso, e quindi lei mi scuserà. D'altra parte, questo è il mio blog e mi regolo come credo.

Qui termina il mio dialogo con lei, e quanto segue riguarda gli altri, i superstiti.

Tenete presente che applicherò la stessa regola a chiunque intervenga per fare interventi di questo tenore.

Io cantonate ne prendo, e spesso me le avete segnalate e le ho corrette: si va dagli errori di ortografia, a errori di segno, a errori di definizione di certe variabili, e via dicendo. Fa parte del lavoro di un ricercatore professionista sottoporsi a peer review e a sua volta praticarla, nelle dovute forme. Sono felice di aver trovato in voi lettori attenti che spesso mi hanno salvato da me stesso. Ma questo blog non può diventare una vetrina per aspiranti blogger di economia, o un arengo per giovini o meno giovini che vogliono misurarselo con me. Non mi interessa. Quindi se ho scritto una scemenza, mi dite: "Albè, hai scritto una scemenza" e saremo amici. Il costo del controllo però incombe su di voi, e se alla fine salta fuori che non è una scemenza i casi sono tre: o vi conosco, o vi trovo sulla lista dei donatori di a/simmetrie, o sarete banditi. Come pure, se intervenite solo per far vedere quanto siete bravi (ripetendo cose già dette e stradette), costringendomi a leggere una pappardella insipida (non è questo il caso del nostro amico Andrea, che fra l'altro è stato molto sintetico), mi imponete un costo inutile, e quindi sono costretto a bandirvi. Qui c'è tanta gente che contribuisce portando notizie, osservazioni critiche, citazioni, riferimenti bibliografici, fonti di dati, ecc. Quelli non mi fanno perdere tempo.

Per gli altri c'è l'esilio.

Per sempre?

Chissà.

Tenete presente che io devo leggere tutto quello che scrivete, dato che non voglio prendermi una querela perché qualcuno di voi si comporta da cretino (e ce ne sono ancora molti). Quindi la sintesi è apprezzata. Tenete anche presente che cerco di farlo con assiduità, altrimenti c'è sempre il nuovo arrivato che "perché non pubblichi il messaggio di io!" e poi mi tocca bloccarlo a prescindere, non essendo questo un comportamento accettabile (ma nessuno vuole leggere le regole del blog).

Intanto, alla fine di questa lunga precisazione, siamo riusciti a ribadire l'ovvio: non c'è alcun modo di poter affermare sensatamente che i valori raggiunti dalla sterlina in chiusura di settimana siano un minimo "storico".

La sterlina raggiungerà un minimo "storico" quando occorreranno più di 91 penny per comprare un dollaro (e cioè se si svaluterà, incerto per certo, di un altro 24% rispetto alla chiusura di venerdì), oppure quando occorreranno meno di 1.09 dollari per acquistare una sterlina (e cioè se si svaluterà, certo per incerto, di un altro 20% circa rispetto alla chiusura vicina a 1.37).

Non dico che sia impossibile: abbiamo visto l'euro fare di peggio rispetto al dollaro, in tempi recenti, e in lassi di tempo relativamente brevi: ma non credo sia né per domani, né per la prossima settimana, e fino ad allora parlare di minimo storico è fattualmente errato. Comunque, visto che siamo qui per dare i numeri, vi do i miei: a mio sommesso avviso, la sterlina ha bisogno di una correzione attorno al 10% perché il saldo estero della Gran Bretagna torni sotto controllo. Non può permettersi di più, perché rischierebbe di diventare poco credibile (è pur sempre una valuta di riserva)! Non può permettersi di meno, perché il suo current account  è piuttosto depresso (soprattutto a causa del crollo della nostra domanda, che ovviamente danneggia le sue esportazioni). Ci potrebbe volere anche un semestre per realizzarla, questa correzione, e sicuramente il panico da Brexit è un ottimo modo per ottenerla, senza colpo ferire (cioè senza moneta stampare), dopo di che la tendenza potrebbe stabilizzarsi e invertirsi (come accadde dopo la crisi del 2008). Ovviamente questa è solo una mia intuizione: questa sì che potrebbe essere una cantonata, e quindi possiamo discuterne. Ma se anche voi la vedete così, intuite che tutto sommato la Brexit potrebbe non avere solo costi per gli inglesi...

(...mi riferisco solo a loro, visto che la Scozia e l'Irlanda pare vogliano andarsene per restare sotto la Merkel. Galles non pervenuto...)

sabato 25 giugno 2016

Brexit e sterlina: il "minimo storico"

(...o anche "la caduta libera"...)


Il grafico mostra la media mensile del tasso di cambio sterlina/dollaro quotato incerto per certo (cioè costo di un dollaro in sterline, ovvero quantità di sterline necessaria per acquistare un dollaro) dal 1971 ad oggi. Per il mese corrente, al posto del dato medio, uguale a 0.69487, ho messo il valore attualmente quotato, pari a circa 0.73 (e quindi un po' svalutato, nel senso che ci vogliono più penny per un dollaro):

(fonte dei dati).

Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!

O no?

Ah, per i diversamente economisti (quelli della generazione Erasmus) qui vi metto il grafico della quotazione certo per incerto (dato che, fra l'altro, la sterlina è sempre stata quotata così, mentre noi questa quotazione la adottiamo solo da quando siete nati voi, perché ha molto meno senso per motivi detti e stradetti - a proposito: chi se li ricorda?):


La fonte è la solita, e in questo caso il minimo lo vedete appunto come un minimo, perché questo grafico rappresenta il costo di una sterlina in dollari (e quindi se scende la sterlina vale meno). E anche qui, come vedete, è evidentissimo che la sciagurata Brexit ha portato la sterlina al suo minimo storico.

O no?

E con questo mandiamo un gran ciaone a chi ci dovrebbe informare ma non si attiene a un minimo di deontologia, mentre io, col vostro permesso, devo correre a cena: il mio peso corporeo è ai minimi storici e sono seriamente preoccupato. Ma un motivo c'è: sono appena stato in bagno. Ah, scusate, avevo omesso un dettaglio: il mio peso è sì ai minimi storici, ma da un quarto d'ora fa. D'altra parte nel mondo della globalizzazione il tempo corre più in fretta, e un quarto d'ora oggi vale come un decennio negli anni '70, quelli della generazione Beatles di vecchi ignoranti bifolchi illetterati egoisti buzzurri che hanno rovinato l'Inghilterra, portando la sterlina in territori mai esplorati prima.

Un po' come i nostri giornalisti, non trovate?




(...ricevo e pubblico:

zapoi67 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La semplice macroeconomia del Brexit":

Probabilmente avrò capito male io, ma:

Coffee Break del 24.06 : 0.69 GBP per 1 EUR il 18 luglio 2015... era un massimo e non un minimo per la sterlina (ora è sullo 0.81, cioè bisogna pagare 0.12 sterline in più per comprare 1 euro).
O sbaglio ?

Postato da zapoi67 in Goofynomics alle 25 giugno 2016 19:29 


Gentile amico, può anche darsi che abbia sbagliato io. Come avrai visto, ero impegnato in una piacevole conversazione con una persona gradevole in privato ancora più che in pubblico, e quindi potrei essermi distratto. Domani lo vediamo. Ma il punto è che la discussione in studio si riferiva evidentemente al cambio sterlina/dollaro - quello citato dal Financial Times, fonte autorevole secondo gli astanti, il cui parere io non metto in dubbio. Quindi intanto goditi questi dati, e verificali pure con la tua lodevole acribia. Poi domani ci vediamo l'altro minimo storico, quello sull'euro, che ci riserverà altre risate.

Va bene?

Grazie per lo stimolo...)