Fino al 24 agosto puoi nominare questo blog ai Macchia Nera Award 2014. Nota bene (per evitare che i tuoi voti siano annullati): (i) Le schede che riporteranno più di 4 voti allo stesso sito in diverse categorie saranno scartate e tutti i voti in esse indicati non verranno presi in considerazione. (ii) Nel caso in cui per una particolare categoria non ti venisse in mente nessun sito, puoi saltarla. (iii) Tieni conto però che verranno tenute in considerazione esclusivamente le schede-voto che avranno almeno 8 categorie compilate.

venerdì 22 agosto 2014

Potrebbe andar peggio: potrebbero piovere bombe...

Carissimi,

i colleghi del Manifesto di Solidarietà Europea mi hanno segnalato questo articolo, che grazie a Twitter avevo già visto (ma non l'avevo letto, perché quello che c'era scritto lo sapevo già. Ora l'ho letto, e ho avuto conferma: l'autore scopre l'acqua calda, ma non capisce proprio quale sia il problema). Questa la mia risposta per email (l'inglese farà schifo, me lo correggerete voi):


Dear friends,
enclosed please find Figure 4 from my next book.




It is the index of real GDP, with basis 100 at time zero of the three worst crises in Italian history since 1861 (1929, 1940, 2007). As you know all very well, but the general public ignores, what is frightening with the current crisis is not its depth (WWII was worse, indeed), but its persistence. According to the IMF, in five years from now Italy will not have recovered the pre-crisis GDP level. The reasons of this resilience are obvious: our "liberal European economists" are hindering the functioning of the most important adjustment mechanism: the nominal exchange rate.
 
Nihil sub sole novum, indeed. But it is true that Mussolini got out of the gold standard in much less time than the PD is taking for getting out of the euro. Just to give you an idea of whom are we forced to rehabilitate now in Italy!

Best,

Alberto


Questo breve scambio si lega peraltro alla discussione che stiamo svolgendo qui, che poi è la stessa da tre anni. Siamo partiti con "metti troppe formule, citi troppo Proust, dovresti citare di più quel simpatico collaborazionista di Céline, se fai così non ti leggerà nessuno", ed è successo questo; abbiamo proseguito con "non andrai mai in televisione, non sei efficace", ed è successo questo; siamo piacevolmente passati per "ti spareranno", ed è successo questo; la tappa attuale è "non usciremo mai dell'euro, sei solo un economista, di politica non capisci niente".

Certo, potrebbe andar peggio: potrebbero piovere bombe.

Io già rido...

Thanks for your attention.


(p.s.: il motivo per il quale sono lievemente incazzato, è che quello che ho fatto dimostra una cosa molto semplice. Allora perché i colleghi che invocano la lotta di classe non fanno un beneamato cazzo per far maturare una coscienza di classe, e continuano a badurlarsi con "er nazzzzionalismo", "er potere d'aqquisto", e stronzate simili? Mistero della non fede...)

giovedì 21 agosto 2014

?

Scusate, chi è l'entomologo di turno? Lo Zoropsis Spinimana se n'è andato, ma è arrivato lui. Si comporta in modo strano. Un ragno scuro su una parete chiara accanto a Rockapasso...

Che nome scriverò sulla sua tomba?

Come negoziare (ai politici)

Roberto Buffagni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Debito estero e crescita: due obiettivi per due st...":

La minaccia di uscire dall'euro non è uno strumento di pressione adeguato per una trattativa volta a ottenere migliori condizioni all'interno del quadro UE, perchè è un ultimatum, che dunque si può usare una volta sola, e a cui si è costretti a dare corso in caso di risposta negativa.


L'uscita dall'euro fa saltare il quadro UE attuale, del quale l''euro è il principale strumento politico (l'archetipo di tutti i "piloti automatici" con i quali l'oligarchia UE governa).

L'uscita dall'euro, implicando (comunque sia gestita) la fine del sistema UE vigente, è dunque una rivendicazione antisistemica, che può essere soltanto imposta, non trattata in vista di un compromesso tra pari che condividono e vogliono preservare il medesimo quadro politico d'insieme.

L'analogia più calzante mi pare quella con il meccanismo della dissuasione nucleare "du faible au fort", studiata dal generale Gallois in vista dell'istituzione della force de frappe nucleare voluta da de Gaulle.

Sintesi: quando il debole fornito di armamento nucleare vede minacciati i suoi interessi vitali, minaccia il forte di usare le sue armi atomiche, a prescindere dal fatto che il forte sia in grado di rispondere con un contrattacco nucleare di maggiore potenza, in grado di devastarlo ed eventualmente di annichilirlo. In presenza di attori razionali del conflitto, il forte si troverà di fronte a un rapporto costi/benefici sfavorevole, e recederà. Egli può infatti annichilire il nemico, ma subendo danni immensi, politicamente ingiustificabili. Perchè la dissuasione "du faible au fort" funzioni, è imperativo che il decisore sia:

a) la massima autorità del paese debole, che nell'emergenza ha poteri pressochè dittatoriali

b) che la massima autorità del paese debole sia credibile, cioè a dire che il nemico creda che egli non esiterà a usare l'arma nucleare di cui dispone.

Quando si minaccia di uscire dall'euro, si dice implicitamente alla controparte che COMUNQUE VADA la trattativa, il quadro politico UE vigente è finito: non "che finirà", ma che è GIA' finito. L'unico margine di trattativa che resta, dopo la minaccia-ultimatum, è sul COME finisce il quadro politico vigente. Se la controparte cede, l'uscita dal quadro politico UE avviene in modo concordato. Qui si che si aprono gli spazi di trattativa, politica e diplomatica: una trattativa che sarà durissima, scorretta, dolorosa, ma resterà una trattativa, cioè un conflitto regolato dalle leggi nel quale si può cercare un punto di compromesso accettabile per tutti (anche se non è detto che lo si trovi). Se la controparte non accetta l'uscita concordata dal quadro UE vigente, chi ha proposto l'uscita dall'euro è costretto, dalla logica dell'ultimatum, a uscire unilateralmente, a far saltare comunque il quadro UE, e ad aprire una fase di conflitto che solo in seguito, una volta chiaritisi i nuovi rapporti di forza, potrà dare luogo a trattative.

Insomma: uscire dall'euro significa aprire una fase di guerra economica e psicologica APERTA. Il che all'Italia non solo conviene, ma è indispensabile, perchè nell'attuale fase di guerra economica e psicologica COPERTA il ceto dirigente italiano collabora con il nemico, e il popolo, che ne è ideologicamente plagiato e disinformato, non reagisce o reagisce a sproposito.
Postato da Roberto Buffagni in Goofynomics alle 21 agosto 2014 12:20



Chapeau! Comunque, io che ho detto? Siamo perfettamente d'accordo. Non ci sono margini di trattativa, l'euro è un aborto, la volontà politica di tenerlo in piedi non c'è (vedi il discorso di Bolkestein), quindi chi parla di "pugni sul tavolo" è un imbecille. Semplicemente si va lì, con un bel sorriso, senza l'attitudine minacciosa da pugile suonato che ci consigliano i nostri migliori economisti e i nostri più fini politici, e si dice, se possibile in tedesco (Jorg si offre volentieri):

"Noi ce ne andiamo, e questa volta lo scherzetto dello spread non ce lo facciamo fare (NdR: ad esempio rifinanziando pro tempore il nostro debito con la stampa di euro, come propone Jacques Sapir nel suo piano di uscita, che trovate nella sezione "Per cominciare", o anche semplicemente ridenominandolo in tempi sufficientemente rapidi - oggi ci sono i computer, mi dicono...). Voi che fate? Cooperate, o no? Perché tanto l'euro è finito, quindi, da creditori intelligenti, mi sa tanto che vi conviene cooperare. Volete attaccare la nuova lira? Fatelo! Quanto più scende, tanto più la vostra industria ci perde. Mi sa che vi conviene sostenerla e mantenere i mercati ordinati, così voi ci fate uno sconto non eccessivo sui nostri debiti, noi ci facciamo uno sconto non eccessivo sulla vendita all'estero delle nostre merci, e dopo staressimo tutti meglio. Cosa? La risposta? No, guardi, lei è tanto gentile, signora Merkel, ma io ho da fare, devo salvare il mio paese, quindi, non lo prenda come uno sgarbo o una mancanza di rispetto, ma la sua risposta è del tutto irrilevante. Bella pe' tte".

Cioè: non si va a dire "se non fate così l'euro è morto!". Oh, no, sarebbe un gravissimo errore, sarebbe una minaccia, e la minaccia del debole non funziona, salvo nel caso molto particolare messo opportunamente in evidenza dal brillante intervento di Roberto. Si va a dire: "l'euro è morto, quindi fate come vi pare, ma è meglio se fate così", che è una semplice applicazione del principio che chi mena per primo mena due volte (il che, se sei più piccolo, ti conviene).

La Costituzione francese prevede esattamente il tipo di leadership della quale Roberto parla (vedi sempre il discorso di Sapir nel suo piano di uscita). La nostra no. Il nostro Presidente della Repubblica non ha i poteri di quello francese, il che è tutto sommato un bene, visto che Napolitano si è più volte esplicitamente schierato a difesa degli interessi dei creditori esteri (lo dico rispettosamente, è un dato di fatto, evidentemente lui ora la pensa così...).

Basta solo trovare un Presidente del Consiglio che abbia voglia di passare alla storia, magari in un modo diverso da quello che vi facevo vedere, a testa in giù, qualche post fa. Sembra impossibile, ma siccome deve succedere, succederà. E chi non lo avrà fatto si mangerà le mani...

Estote parati



mercoledì 20 agosto 2014

10.000.000

Carissimi,

oggi il nostro blog raggiunge i dieci milioni di pagine viste. Vorrei chiarire ai soliti sempliciotti che so benissimo che le pagine viste non sono utenti unici, e non sono lettori. I lettori iscritti sono visibili alla destra di questo articolo, e sono meno di 3000. Ai sempliciotti de cujus vorrei anche ricordare, però, che i miei post vengono spesso ripresi da siti molto (mal) frequentati, e quindi, così come sarebbe stupido valutare l'impatto dal numero di pagine viste in meno di tre anni (comunque ragguardevole), è altresì molto poco intelligente valutare l'impatto del nostro lavoro dalle statistiche di questo sito. Vorrei infine rassicurare taluni diplomati diversamente snelli circa il fatto che sono perfettamente cosciente dell'ovvietà che con 10 milioni di contatti (ma anche con 100) non si fanno né i soldi né un partito (a meno che non li si faccia in un giorno, va da sé).

Credo che l'impatto del nostro lavoro sia valutabile meglio in altre dimensioni.

Un esempio: la nota del prof. Zanella su nFA. Qualcuno, violando la regola del "guardacosadiconodite", me l'ha segnalata, fra l'altro inutilmente perché l'avevo già letta. Vedete, io sono un "esperto" di cointegrazione, cioè di analisi delle tendenze dei fenomeni. È perché capisco (o semplicemente ricordo) da dove veniamo che prevedo (o semplicemente capisco) dove stiamo andando. Vorrei che vi ricordaste che siamo partiti col prof. Bisin che mi dava del negazionista e del guru à la Donald (poi siamo diventati amici, ma questo non vi riguarda: fra persone che hanno qualcosa da dire, giusto o sbagliato che sia, ci può essere un dialogo), siamo passati per Monacelli che faceva strame di 30 anni di letteratura scientifica ortodossissimissima (a lui verosimilmente ignota) pur di darmi torto (Krugman, Romer, Grossman, Helpman, Krueger, ecc.), e arriviamo al prof. Zanella che mi riconosce come economista e specifica che nel merito tecnico ho ragione, ed è però ancora presto per emettere un giudizio.

Sono d'accordo col prof. Zanella: le cose stanno così: sono un economista, ho ragione sul punto tecnico (quindi la presentazione dei dati fatta da Repubblica era sottilmente mistificatoria), ed è effettivamente ancora presto per emettere un giudizio. Quindi ringrazio il prof. Zanella per la sua analisi e aspetto, con lui, non contro di lui, di vedere come andranno le cose. Ho fondati motivi di ritenere che andranno come dico io, anche perché finora è sempre successo, ma vedete la tendenza?

Con il nostro lavoro siamo riusciti a dare dignità scientifica nel dibattito corrente ad argomenti che l'avevano solo nella letteratura scientifica. L'abbiamo fatto noi perché potevamo farlo solo noi, perché solo noi abbiamo la giusta mistura di preparazione scientifica e artistica necessaria per affermare in modo espressivo argomenti rigorosi. Questo ci viene oggi riconosciuto, e non è cosa da poco. Nessun altro ci è riuscito, nonostante spesso fosse partito prima, e avesse in qualche caso più mezzi o comunque più seguito di noi (vi dispenso dal leggere noi con la maiuscola, ma c'è...).

Naturalmente questo ci richiede un minimo di senso di responsabilità, che deve consistere, e di questo vi faccio esplicita preghiera, nell'accettare il dibattito. Ora è il momento di farlo, ma non con tutti, va da sé.

Vedete, non a caso nel giorno in cui noi raggiungiamo questa cifra meramente simbolica Zingales, sul Sole24Ore, afferma quello che noi abbiamo affermato nel nostro libro: ovvero, che una banca centrale indipendente è un pericolo per l'economia. Stupefacente? No. Noi lo avevamo previsto. Avevamo previsto che i grandi guru sarebbero venuti a patto con la macroeconomia. Va da sé che per noi, che siamo un'élite, le conversioni di queste simpatiche banderuole non molto a conoscenza della materia sono fonte di grande ilarità. Vedrete che dopo aver detto che moneta e cambio devono essere sottratti ai governi, Zingy, che oggi ammette che la moneta deve essere restituita ai governi, domani dirà che gli deve essere restituito anche il cambio. Lo farà perché è così, perché sta scritto nei libri, e perché è nella logica delle cose. Lo farà il giorno prima, perché a lui (non a noi) qualcuno il giorno prima telefonerà, e poi se ne andrà a fare il ministro dell'economia della nuova Italia, con la nuova lira, perché questo è quello che vuole, e noi torneremo a fare una vita normale.

Non vi piace questa prospettiva? Evitarla dipende solo da voi.

Vi chiedo intanto, per la seconda volta, di evitare atteggiamenti da stadio coi colleghi. La feccia, nel dibattito, non sono loro, ma sono alcuni giornalisti, quelli che per tre anni di fila mi hanno diffamato come guru grillino, e che oggi dicono, con tre anni di ritardo, quello che io dicevo con tre anni di anticipo.

La feccia, quei giornalisti, vanno isolati, lasciati al loro dibattito autoreferenziale. L'informazione ormai siamo noi. Non attaccateli su Twitter, fate screenshot a futura memoria, e lasciate che si contorcano nel tentativo di far finta di non aver detto quello che hanno detto fino a ieri. La liberazione arriverà.

Il secondo successo "politico" di questo blog, dopo quello di aver accreditato il buon senso in un dibattito finora meramente ideologico, sarà quello di fratturare la professione degli informatori. Già siamo riusciti a sollecitare e coinvolgere voci dissonanti. Quando giornalisti e sindacalisti si frattureranno, allora ci sarà spazio per un sensibile passo avanti della democrazia nel nostro paese. La democrazia non esiste se tutti gli organi di stampa dicono la stessa cosa. La lista degli organi di stampa che hanno osato dire qualcosa di diverso è qui, a futura memoria.

Un altro successo "politico" di questo blog è quello di aver isolato la sinistra cialtrona, quella degli attacchi personali. C'è un altro pezzo di sinistra cialtrona da isolare politicamente, quella degli argomenti dilettanteschi e gesuitici, quella che si mette su un piedistallo di cartongesso predicando la propria terzietà, quella, insomma, che al pari di Zingales si autocandida a gestire il dopo, mentre continua a difendere il prima, dal quale trae linfa vitale (leggi: soldini). Ci stiamo lavorando.

A mano a mano che le scorie, la feccia, saranno state non dico eliminate, ma quanto meno isolate, nei media e nella sinistra, si apriranno altri spazi politici di dibattito e di rappresentanza. Questo lavoro lo stiamo facendo noi, e possiamo farlo solo noi, per il semplice motivo che abbiamo la consistenza per poterci permettere di non essere "anti", ma di essere "pro". Oggi in Italia ci sono più volenterose associazioni "antieuro" che euro (di quelli ne son rimasti veramente pochi). Questo blog, e l'associazione a/simmetrie, sono l'unico movimento "pro teoria economica", dotato di una chiara piattaforma di politica economica non semplicemente negativa, ma anche e soprattutto propositiva.

Questo è stato il motivo del loro successo, al quale vi chiedo di contribuire, simbolicamente, candidando e poi votando il blog ai #MIA14, e sostanzialmente, dando un soldino a a/simmetrie. È l'unica speranza che avete, che abbiamo, di evitare che il "dopo" venga gestito dai cialtroni che hanno fatto di tutto per prolungare il "prima" a costo delle nostre sofferenze e, talora, delle nostre vite. Rinforzare chi ha l'autorevolezza, il carisma, la capacità dialettica per sostenere il dibattito ai massimi livelli, per portarlo in modo credibile nei grandi media, per affermarlo con eloquenza nelle sedi politiche, per diffonderlo con semplicità sulla carta stampata.

A questo proposito, permettetemi di concludere dedicando un affettuoso pensiero al tapino che qualche giorno fa ha mandato in giro un aeroplano con uno striscione contro l'euro. Tu, caro, sei il tipico esempio di quali siano i nostri nemici da combattere, i nostri peggiori nemici, i più nefasti e insidiosi: non i colleghi di opposte vedute, non i giornalisti prezzolati, no, quelli come te: i volenterosi arruffoni che disperdono risorse preziose. Con i soldi che hai speso per mandare in giro uno striscione che avrà fatto fare le spallucce a migliaia di persone, io ci pagavo una business a Martin Feldstein e lo portavo a Roma a parlarci dell'euro, con la presenza di giornali e televisioni. Lo avrei fatto io perché posso farlo io, tu no, e salvo prova del contrario nessun altro, eccetto il Festival del'Economia di Boeri (daje a ride)! Secondo te, cosa avrebbe fatto più effetto? Bene, caro, a te va il nostro pensiero: io quello che dico lo farò ugualmente, con i soldi di chi non ha più nulla da perdere. Tu, se sei un imprenditore, meriti di fallire, perché una visione strategica come la tua a quello ti condanna. Cari piccoli e medi imprenditori, se volete essere governati in futuro da Zingales (o da Piga, o da Brancaccio), insomma: da chi vi considera una metastasi e vi martella non con il suo odio, no, con il suo disprezzo ideologico, continuate così: appoggiate la qualunque, invece di rivolgervi all'unico progetto credibile di costruzione di un pensiero alternativo, che cerca di coinvolgere le forze sane del paese al di là di steccati ideologici retaggio di stagioni morte, tenuti in piedi da persone poco scrupolose per mere ragioni di interesse e percorso personale. Farete una pessima fine, e ve la meriterete. Sono stanco di parlare al vento: la lotta di classe mi appassiona poco, io sono un musicista, ma il suicidio di classe, quello al quale vi state condannando con la vostra visione miope e con atteggiamenti velleitari, con la vostra incapacità di distinguere progetti vincenti da progetti perdenti, mi fa ribrezzo, mi fa orrore. È uno spettacolo turpe, al quale vorrei non assistere, e al quale, da parente di imprenditori e di artigiani, non assisterò. Quando griderete sarà troppo tardi. Il momento per contribuire è ora.











(per chi è su Twitter: bloccate e comunque non portatemi i bambini soldato dell'informazione. Mentre loro combattono casa per casa l'Armata Rossa del buon senso, cercando di fermare il vento della Storia con le mani, chi comanda ha già cambiato idea, ma non gliel'ha detto. Hitler si è suicidato, e così hanno fatto Goebbels e gentile consorte, ma nel bunker dell'informazione l'aria che tira non è certo quella, e l'articolo di Zingales lo dimostra. Il Mein Kampf dei direttori delle nostre prestigiose testate si intitola "Io speriamo che me la cavo". Questi poveracci, quindi, si stanno sacrificando, stanno prostituendo il loro mestiere, stanno violando la loro deontologia professionale, si stanno esponendo a figuracce epocali, distruttive della loro credibilità, per obbedienza a un Führer che li ha già traditi, e che a tutto pensa tranne che a suicidarsi per un ideale - quello eurista - che manda loro a difendere! Vi prego: non portatemeli: sono uno spettacolo troppo triste. Bloccateli, o io blocco voi. Il mio animo notoriamente sensibile non tollera spettacolo sì miserando...)

martedì 19 agosto 2014

Debito estero e crescita: due obiettivi per due strumenti (ai politici)

Cari politici,

mi rivolgo a voi tutti: da quelli che sono al governo e non sanno cosa fare, a quelli che non ci sono, e non sanno come arrivarci. Lo faccio sulla base di due presupposti: il primo è che il vosto è un lavoro che richiede competenze specifiche e che rispetto. La retorica del "tutti a casa e poi ce mannamo quelli onesti " per me è puro fascismo, come qualsiasi argomento fatto per parlare alla pancia delle persone semplici. Quindi: massimo rispetto per il vostro ruolo e per il vostro sforzo. Il secondo presupposto è che esiste il reato di alto tradimento e noi siamo in una guerra, che per ora è "solo" economica (come se le guerre economiche non facessero morti!), ma che potrebbe trasformarsi presto in qualcos'altro, soprattutto se continuate a far finta di non capire quale sia l'interesse del nostro paese. Quindi: nessuna pietà per chi dovesse continuare a non far nulla per opporsi alla distruzione del nostro paese. La distruzione di reddito che sta avendo luogo nel nostro paese non ha precedenti al di fuori di eventi bellici ed ormai è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale, al termine della quale, come ricorderete, qualcuno dovette per così dire rovesciare bruscamente le proprie prospettive. Un esito tremendo, per scongiurare il quale ho esposto la mia persona e la mia carriera, ma che la vostra testardaggine (perdonate la franchezza, il momento non è quello dei convenevoli) sembra proprio voler a tutti i costi conseguire. Quando pensate che gli italiani stiano ancora troppo bene per ribellarsi alla situazione attuale, forse valutate la loro posizione partendo dalla vostra, che è lievemente più comoda della loro.

Sono sicuro che entrambi questi miei sentimenti (il rispetto per chi governa, e la richiesta pressante che lo faccia nell'interesse nazionale) sono condivisi dalla maggior parte di chi mi legge. Siamo pochi, certo, ma potremmo diventare di più, quindi io parlerò semplice, ma voi, vi prego, ascoltatemi.

Ormai ve lo hanno detto tutti che la nostra non è una crisi di debito pubblico, ma di debito estero. Cosa vuol dire? Vuol dire che da anni l'Italia spende per importazioni più di quello che incassa per esportazioni. Di conseguenza, il paese è costretto a indebitarsi col resto del mondo per poter continuare ad acquisire le risorse delle quali ha bisogno. Quando i creditori esteri sono andati in crisi (sostanzialmente, quando la Germania, che aveva investito stupidamente nel mercato subprime, si è trovata nell'esigenza di passare all'incasso dei suoi crediti con altri paesi: Grecia, Spagna, ecc.) è iniziato il bailamme nel quale ci troviamo. D'altra parte, se il problema non fosse questo, perché, ascoltando gente come Tabellini, ci proporreste come soluzione la riforma del mercato del lavoro, cioè, in sintesi, una riduzione di diritti dei lavoratori che prelude a una ulteriore compressione dei salari? Se il problema fosse di finanza pubblica, vi converrebbe che la gente guadagnasse di più, così pagherebbe più tasse e i conti pubblici tornerebbero in equilibrio. Ma il problema è anche e soprattutto di conti esteri, e allora voi sperate che, pagando di meno i lavoratori, i beni italiani diventino più convenienti, e vengano esportati, permettendoci di acquisire le risorse finanziarie che ci consentirebbero di pagare le importazioni senza indebitarci ulteriormente.

Questa è la semplice logica della riforma del mercato del lavoro, e l'hanno capita tutti, perfino voi, e quasi tutti hanno capito che voi l'avete capita. Quasi tutti hanno capito, cioè, che posti di fronte a due problemi (uno di finanza privata e uno, causato dal primo, di finanza pubblica) avete deciso, seguendo la linea di Monti, di fare gli interessi dei creditori esteri (distruggendo domanda e diritti interni), anziché quelli dei cittadini (ponendo fine a un sistema monetario che non ha ragione di esistere).

In qualche modo, come vi spiegherò, questa scelta era tecnicamente obbligata, ma... occhio ai rovesciamenti di prospettive!

Vi scrivo per chiarirvi coi dati che se pure noi non siamo in crisi come Grecia e Spagna, perché la nostra situazione era meno compromessa (avendo noi un sistema bancario meno esposto verso i creditori del Nord, famiglie e imprese meno propense a indebitarsi, e un debito pubblico che nei primi anni dell'euro era diminuito di 10 punti di Pil), tuttavia le terapie che vengono proposte da voi (austerità prima e repressione salariale poi), o da chi vorrebbe occupare il vostro posto (referendum sull'austerità), sono fallaci e rischiano, per così dire, di accelerare il rovesciamento di prospettive.

A questo scopo, permettetemi di mostrarvi trent'anni di storia dell'indebitamento estero italiano:


Le variabili sono espresse in percentuale del Pil. In nero avete l'accreditamento/indebitamento estero (fonte: Fmi), per gli amici CA (current account, saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti); in rosso e blu due stime del credito/debito estero dell'Italia, la cosiddetta "posizione (patrimoniale) netta sull'estero", per gli amici PNE (posizione netta sull'estero) o NIIP (net international investment position). Uso due fonti perché quella ufficiale, l'Eurostat, fornisce i dati solo dal 1997, quindi per gli anni precedenti mi sono servito di Lane e Milesi-Ferretti (2007), che sono gli studiosi più autorevoli nel campo. Per gli anni nei quali sono entrambe disponibili, le due stime largamente coincidono, quindi non c'è trucco, non c'è inganno.

Leggiamo insieme i dati, volete? Sapete, immagino quanta fretta abbiate. Ma tanti italiani stanno studiando questi dati perché, avendo perso il lavoro, hanno tempo per farlo. Sarebbe da parte vostra un segno di rispetto verso il loro disagio fermarsi un momento e studiare (senza contare il fatto che forse vi eviterebbe la perdita del lavoro, e magari il rovesciamento di prospettive).

Le variabili rappresentate sono nette, sono saldi, il che significa che se sono sopra lo zero, le cose vanno bene, e se sono sotto, vanno male cioè siamo in rosso. Vi metto in evidenza alcune cose:

1) dal 1980 a oggi l'Italia è sempre stata debitrice netta verso l'estero: i suoi debiti hanno sempre superato i suoi crediti, e questo lo si vede dal fatto che la linea blu prima, e quella rossa poi, sono sempre state in territorio negativo;

2) Dal 1980 a oggi l'Italia ha conosciuto un'unica situazione nella quale, pur avendo un debito netto, si è trovata in situazione di surplus, di accreditamento netto, e quindi ha potuto rimborsare i propri debiti esteri, riducendoli. È successo, a spanna, dal 1993 al 1999, quando, come vedete, la linea nera (il saldo delle partite correnti) passò rapidamente sopra lo zero, a significare che l'Italia incassava dall'estero più di quanto pagava all'estero, e quindi le linee rossa e blu risalirono da un debito netto di circa 12 punti di Pil (raggiunto dalla linea blu nel 1991) a un più confortevole debito di soli 5 punti di Pil. Il debito estero quindi si ridusse di 7 punti di Pil.

3) L'episodio di cui sopra (il surplus dal 1993 al 1999), si inquadra fra due episodi di deterioramento strutturale dei conti esteri, cioè due episodi nei quali ogni anno la linea nera scendeva, passando da una situazione di accreditamento, a una di pareggio, a una di indebitamento. Il primo episodio va dal 1986 (quando l'Italia era in lieve surplus) al 1992; il secondo va dal 1996 (quando il surplus italiano raggiunse il suo picco) al 2011.

4) Entrambi gli episodi di deterioramento strutturale sono legati all'adozione da parte dell'Italia di un cambio fisso. Quello del 1986-1992 corrisponde allo Sme credibile, cioè alla decisione politica di non var più rivalutare il marco all'interno dello Sme, e di far entrare l'Italia in una banda di oscillazione ristretta rispetto alla parità centrale con l'Ecu. Il secondo episodio coincide con la brusca rivalutazione della lira rispetto all'Ecu, con successivo aggancio a quella che sarebbe poi stata la parità irreversibile rispetto all'euro. Insomma: il primo episodio coincide con la "prova generale" dell'euro (fallita), cioè con lo Sme credibile (saltato con la crisi del 1992); il secondo episodio coincide con l'entrata de facto nell'euro (quella de jure si sarebbe verificata, come sapete, tre anni dopo, nel 1999).

Attenzione, ora arriva il punto importante:

5) Entrambi gli episodi si sono risolti in modo abbastanza rapido. Come vedete, fra 1992 e 1994 il saldo delle partite correnti migliorò di 3.863 punti di Pil, mentre fra 2013 e 2011 è migliorato di 3.832 punti di Pil. Praticamente la stessa cosa. Quindi siamo a posto?

6) No. Perché nonostante il miglioramento dei conti in termini di saldo estero (linea nera) ci sia stato, in termini di posizione patrimoniale la nostra situazione questa volta non è affatto migliorata, anzi! Mentre fra 1992 e 1994 il debito estero (linea blu) migliorò di due punti, per poi migliorare di altri cinque, fra il 2011 e il 2013 il nostro debito estero (linea rossa) è sprofondato di 6 punti, e non se ne vede la fine.

Questo il riassunto dei fatti.

Vi interessa capire perché?

Ve lo spiego subito. La differenza risiede in come è stato prodotto il miglioramento del saldo estero (linea nera). Monti, come ha fatto, ce lo ha detto: con l'austerità ha distrutto domanda interna, e quindi le persone, avendo meno soldi in tasca, hanno importato di meno. Il miglioramento dei conti esteri (il rapido innalzamento della linea nera) verrà sicuramente contrabbandato da qualcuno dei vostri sicofanti, da qualche operatore informativo, per un miglioramento della nostra competitività dovuto alle coraggiose riforme ecc. ecc., ma i dati dicono un'altra cosa, dicono quello che dice Monti. Il "miglioramento" è dovuto a un crollo delle importazioni:



Vedete cosa fa la sottile linea rossa nel 2011? Va a picco, e sono le importazioni. Il saldo fra export (linea blu) e import (linea rossa) è migliorato sostanzialmente per il crollo delle importazioni. Le esportazioni non sono nemmeno tornate al livello precrisi, e stanno tenendo botta principalmente grazie a quella piccola e media impresa che voi a parole dite di voler aiutare, ma che nei fatti state sterminando, facendovi strumenti passivi dell'odio ideologico di chi nella mia professione da destra e da sinistra, senza alcuna cognizione di causa, la addita come "metastasi" dell'economia italiana (solo perché la piccola e media impresa non può elargire le grosse consulenze che fanno gola agli economisti di destra, e non è terreno fertile per il grosso sindacato, che a sua volta è generoso di consulenza con gli economisti di sinistra).

Come andarono invece le cose nel 1992? Volete vedere com'è fatto un miglioramento dei conti basato su un vero recupero di competitività? È fatto così:


Nel 1992 riallineammo il cambio all'interno dello Sme, le esportazioni decollarono, le importazioni diminuirono per poi riprendere. Furono usati due strumenti: la politica valutaria, in senso espansivo, e quella fiscale, in senso restrittivo. La diminuzione iniziale delle importazioni fu dovuta non solo a un effetto di sostituzione (la gente comprava meno all'estero, perché era diventato meno conveniente a causa dell'indebolimento della lira), ma, in parte, anche alle note manovre lacrime e sangue. La differenza è che questa volta abbiamo avuto solo le manovre lacrime e sangue, e non sono certo finite (e voi lo sapete, anche se negate).

Non so se riesco a farvi afferrare il punto tecnico: nel 1992 per uscire dai guai e conseguire due obiettivi (aumento del reddito e diminuzione del debito estero) usammo due strumenti: manovra del cambio e manovra di bilancio. Nel 2011 per uscire dai guai abbiamo usato un solo strumento: la manovra di bilancio, l'austerità, e quindi abbiamo conseguito un solo obiettivo: un fragile miglioramento dei conti con l'estero, al costo della recessione più prolungata nella storia italiana (in pratica, dodici trimestri di diminuzione consecutiva del Pil con un'unica fugace eccezione).

Il 1992 è un esempio di politica economica corretta: due obiettivi (crescita e conti esteri), due strumenti (cambio e politica fiscale), il paese ha recuperato competitività diventando più ricco, e per questo ha potuto pagare i suoi debiti (vedi sopra al punto 2). Il 2011 è un esempio di politica economica sbagliata: due obiettivi (crescita e conti esteri), uno strumento (politica fiscale), il paese ha messo in equilibrio i conti esteri perché è diventato più povero, e così i suoi debiti verso l'estero sono aumentati (vedi sopra al punto 6).

Per fare contenti i cittadini e i creditori esteri, cioè per conseguire due obiettivi, avete bisogno di due strumenti. Si chiama "teorema di assegnazione statica di Tinbergen" ed è una cosa di buon senso: in economia non è sempre possibile prendere due piccioni con una fava. Viceversa, se hai un solo martello puoi usarlo per dare una volta un colpo al cerchio, e una volta un colpo alla botte: specialità di Grillo, ma anche di tutti voi.

Mi accingo a concludere.

Le soluzioni che vengono proposte dai Sarfatti Boys (riforma del mercato del lavoro, cioè taglio dei salari: almeno qui, dove nessuno ci ascolta, chiamiamo le cose col loro nome) sono evidentemente insensate. Condurrebbero a un ulteriore impoverimento del paese e a una ulteriore necessità di rincorrere la domanda estera, dopo aver distrutto quella interna. Forse la linea blu (esportazioni) si alzerebbe di poco, sicuramente la linea rossa (importazioni) scenderebbe di molto, ma, diventando più povero, il paese non riuscirebbe comunque a trovare le risorse per sottrarsi alla morsa del debito estero, che, al pari di quello pubblico, è stato portato da Monti a un valore record (almeno nel secondo dopoguerra).

Le soluzioni che vengono proposte dai Romanina Boys (referendum contro l'austerità brutta e cattiva) ignorano il semplice dato di fatto che una maggiore spesa si scarica in maggiori importazioni: la linea rossa (importazioni) tornerebbe sopra quella blu (esportazioni), la linea nera (saldo) tornerebbe sotto zero, e il debito con l'estero continuerebbe a sprofondare.

Sia i Sarfatty Boys che i Romanina Boys hanno un unico obiettivo: salvare l'euro, a qualsiasi costo, e in particolare al costo della pelle degli altri italiani, per i quali, almeno, i Sarfatti Boys hanno il buon gusto di non spedere ipocrite lacrimucce (il che li rende, in un certo senso, umanamente più accettabili). Ma la storia che vi ho raccontato è che entrambi commettono un errore blu di politica economica: quello di voler usare un solo strumento (per i Sarfatti Boys, la riforma del lavoro; per i Romanina Boys, la spesa pubblica), per conseguire due obiettivi (crescita e competitività, cioè equilibrio dei conti esteri), con in più l'aggravante che i Romanina Boys vogliono usarlo nella direzione sbagliata, il loro unico strumento, ovvero nella direzione che provocherebbe un pesante deterioramento dei conti esteri.

Perché lo fanno? Perché i Romanina Boys sono dei miei colleghi, che vogliono diventare vostri colleghi. Non è quindi strano che vi propongano delle ricette che, se voi le applicaste, vi metterebbero rapidamente fuori gioco, come ho spiegato qui. L'euro, si sa, lo rispettano, così si ingraziano chi comanda. Ma naturalmente propongono una ricetta che sembra "de sinistra", così si ingraziano chi fa finta di comandare. Se aveste mai bisogno di spremere ancora i contribuenti, o di tagliare i salari, cosa che senza riallineamento sarà necessaria, chi mettereste all'economia, Tabellini o Piga? Ma Piga, è chiaro! Lui dice che l'austerità è brutta, Tabellini dice che bisogna tagliare i salari: solo un fesso metterebbe Tabellini a tagliare i salari. E questo, Gustavo, che è indubbiamente una persona brillante, di intelligenza quasi luciferina, un angelo caduto dal paradiso della Sapienza nelle steppe della periferia orientale romana, lo sa. Da qui la proposta, tecnicamente risibile, ma politicamente scaltra (se rapportata ai veri obiettivi).

Quindi occhio: se vi state sedendo assicuratevi che non sia nella stanza: rischiereste di farvi sfilare la sedia da sotto!

Sia detto nel rispetto delle ambizioni di tutti.

Bene.

Per conseguire due obiettivi (il riequilibrio dei conti con l'estero, nell'interesse dei nostri creditori, e la crescita, nell'interesse nostro) occorrono due strumenti, e quali siano lo dicono i testi di economia e lo dimostra l'esperienza storica: il riallineamento della valuta nazionale, e la leva fiscale. Il riallineamento della valuta è necessario (e non solo per l'economia: vi sembra normale dover obbedire ar Nasone, a una persona priva di qualsiasi legittimità democratica che fa un uso piuttosto spregiudicato degli strumenti che ha a disposizione?).

Con il modello econometrico di a/simmetrie abbiamo valutato l'impatto di un riallineamento del 20% della valuta nazionale. I risultati dello studio, che si basa su un modello econometrico già pubblicato su rivista scientifica, sono ancora preliminari, perché devono comunque essere sottoposti al vaglio della comunità scientifica (ve lo dico per onestà intellettuale: non sono né un giornalista, né un aspirante politico). Tuttavia, qui siamo fra amici, e se non ne parlate con nessuno mi arrischio a farveli vedere:


L'anno zero, qui, è quello del riallineamento al ribasso della valuta nazionale. Attraverso il rilancio delle esportazioni, il riallineamento avrebbe un effetto immediato sulla crescita di quasi quattro punti (cioè passeremmo dal sottozero attuale a qualcosa sopra il tre): non è la crescita "cinese" della quale parla, con un'iperbole che serve a farsi capire meglio, l'amico Paolo Savona, ma gli somiglia, anche se ovviamente la performance si smorzerebbe negli anni successivi (notate che stiamo parlando di un riallineamento "una tantum"). L'impatto sull'inflazione ci sarebbe, certo, soprattutto a partire dal secondo anno dopo il riallineamento, anno nel quale avremmo 4.3 punti di inflazione in più rispetto alla situazione di partenza, il che, considerando che siamo in deflazione, non sarebbe poi un male, no? Considerando che per l'anno prossimo il Fmi prevede 0.65 (ma poi sarà di meno), significherebbe arrivare allo 0.65+4.3 = 4.95% di inflazione, che poi è più o meno quello che prevedo nel mio libro. Paura? Ci abbiamo vissuto per decenni. In totale, nei cinque anni dal riallineamento avremmo venti punti di crescita nominale cumulata in più, i quali, guarda caso, determinerebbero una riduzione di 20 punti di Pil del debito pubblico (che è del mestiere si immagina perché). Anche qui, considerando che per il 2017 il Fmi prevede un rapporto debito/Pil al 127%, significa che arriveremmo al 107%. Buttalo via! Il saldo pubblico migliorerebbe, a regime di quasi due punti (altro che gli zero virgola sui quali vi state incartando), perché la crescita ripartirebbe, e con essa il gettito fiscale. Significa, se il Fmi prevede bene, che nel 2017 invece di un deficit di 0.4 avremo un surplus di 2. Il saldo estero peggiorerebbe, nell'immediato, di circa 9 miliardi (certo, le importazioni costerebbero di più), ma tornerebbe positivo. Si potrebbe poi evitare questo effetto accompagnando la manovra valutaria con altre manovre, come fu fatto nel 1992. Quando presenteremo i risultati definitivi vi inviterò, così se vorrete potrete approfondire l'argomento.

Tutto risolto?

Certo che no: questa è solo una condizione necessaria, non è sufficiente. Certo che ci sono le riforme da fare, nella pubblica amministrazione, ad esempio. Certo che ci sono infrastrutture da migliorare (ad esempio, se cortesemente voleste mettermi un'antenna migliore sopra a Bolzano, mi cadrebbe meno spesso la linea, grazie). Certo che ci sono altre leve di politica economica da utilizzare, una volta che il riallineamento ci desse fiato (ad esempio, una ristrutturazione del prelievo fiscale, che è ormai non solo iniquo, ma soprattutto insostenibile). Certo. Nessuno propone soluzioni miracolistiche, tranne i Romanina Boys col loro "basta spenne, che cce vo'".

Mettiamola così: la nave è naufragata (per colpa di Monti) e voi siete in acqua. C'è un solo salvagente, ma purtroppo è sporco di catrame. Che fate? Affogate per non sporcarvi le mani, oppure vi aggrappate al salvagente, e a pulirvi ci pensate dopo?

Bene: il riallineamento del cambio è il vostro salvagente. Se non lo afferrate voi, lo afferreranno i mercati. Ora avete una scelta: o dimostrate di avere un minimo di carisma, e prendete voi il toro per le corna, oppure farete subire al vostro paese l'ennesima umiliazione, quella di apparire come il bimbo discolo che viene mandato in corridoio dalla maestra. Noi italiani non meritiamo questa umiliazione. Se voi non ce la eviterete, cari amici o comunque conoscenti, il rischio di rovesciamento di prospettiva si farebbe, per voi, non trascurabile.

Di lacrime, ve lo segnalo, ne abbiamo già versate tante...

Mi congedo.

So che mi prenderete per un pazzo presuntuoso: chi sono io perché voi, i potenti della Terra, o almeno della provincia, stiate a sentirmi? Vermis sum, come dice monseigneur Bienvenu in un libro che dovreste leggere, voi, che ormai la gente considera a prescindere "malvenuti", e spesso si regola di conseguenza (occhio al rovesciamento!). Be', a dire il vero ogni tanto qualcuno di voi mi telefona, qualcuno mi invita a trovarlo, bei palazzi, belle stanze, chiacchiere piacevoli, per carità: siete delle brave persone, in fondo, ma poi continuate a fare come vi pare, ed è anche giusto: siamo tutti adulti. Io, in più, sono italiano, e soffro per i miei morti, quelli di ieri, che io non ho dimenticato, e quelli di oggi, ma questo non importa, soprattutto a voi, temo. Io ho parlato per pietà umana, non solo verso i tanti morti dei quali portate la responsabilità, sia pure indiretta, ma anche verso di voi, che siete in una posizione particolarmente delicata e pericolosamente instabile (anche se, per dirla tutta, di assumere quella posizione non ve l'ha chiesto il medico, ed è quindi abbastanza scandaloso, sia detto con tutto il rispetto, che ci siate arrivati così impreparati, come i fatti dimostrano).

Voi, naturalmente, continuerete a fare come vi pare. E così farà la Storia, come ha sempre fatto.

Distinti saluti.

Alberto Bagnai

lunedì 18 agosto 2014

L'elasticità delle importazioni al reddito è due (2)

Un'altra piccola postilla prima di riprendere il nostro percorso "per le dame", quello che ci aveva condotto ad assistere all'incontro fra Corbelli e il diavolo nella campagna di Tor Forcuta. Vi ricordate? Il diavolo aveva indotto in perdizione Corbelli facendogli credere che le politiche espansive non creassero debito estero se rivolte all'acquisto di beni nazionali. Il diavolo faceva finta di non conoscere il concetto di moltiplicatore, che si basa sul fatto che parte del reddito di qualcuno, quando viene speso, diventa reddito di qualcun altro, che poi ne spende parte, ecc. Ora: il primo giro lo Stato può controllarlo (può decidere di comprare un bene da un italiano), i successivi no (l'italiano a sua volta non è obbligato a comprare beni italiani, se non gli convengono), e quindi ogni politica espansiva porta con se un aumento di importazioni. Nulla di male se i conti esteri sono a posto, se non si è in un periodo di crisi generalizzata di debito estero, e se altri meccanismi possono intervenire per rimettere le cose a posto.

Cioè nulla di male in una situazione tre volte diversa dalla nostra.

Oggi voglio semplicemente illustrarvi, con un esempio, cosa sia l'elasticità delle importazioni al reddito. Di elasticità vi ho già parlato qui (suggerisco ai nuovi di leggerselo). A differenza di una propensione marginale, che è un rapporto fra incrementi, l'elasticità è un rapporto fra incrementi percentuali. Date un'occhiata a questa tabella:


che ho fatto così, per voi, da buona casalinga, con gli avanzi che mi trovavo in casa. La prima colonna vi dà la variazione percentuale del Pil fra il 2007 e il 2013, la seconda la variazione percentuale delle importazioni, la terza il rapporto fra le due variazioni. Ogni paese ha la sua storia, e ci sono anche casi apparentemente assurdi, come quello di Estonia e Olanda dove il Pil è diminuito ma le importazioni aumentate (nel caso dell'Olanda ci sarebbe anche da ricordare che è il porto di sbocco delle merci tedesche, ad esempio, che quindi importa per avviare su mercati terzi, ma non insisto su questo). Come vedete, il rapporto è in quasi tutti i casi maggiore di uno (escluse Austria, Stati Uniti e Finlandia, le cui importazioni sono state relativamente "rigide"). La media dei rapporti è 2.1. In Italia il rapporto è stato 1.6. Il reddito è diminuito dell'8.6%, e le importazioni sono diminuite dello 0.086x1.6 = 0.137 = 13.7%. In Spagna le importazioni sono state più elastiche. Il reddito è diminuito "solo" del 5.8%, ma le importazioni hanno fatto un tonfo del 18.8%.

Ora, naturalmente, ci può essere una asimmetria fra la buona e la cattiva sorte, per carità. Magari la studiamo con Christian, e vi facciamo sapere. Ma se leggete le ultime notizie dalla Spagna, capirete che quelli che vorrebbero realizzare in Italia il "miracolo spagnolo" al grido di "basta spenne, che cce vo'!", forse non hanno chiare alcune regolarità empiriche, o non hanno chiaro il momento politico che stiamo vivendo. Se quando il reddito diminuisce, la diminuzione delle importazioni è più che proporzionale, quando il reddito aumenta l'aumento delle importazioni sarà più che proporzionale, a meno che non intervengano altri meccanismi di riequilibrio, come il tasso di cambio. Un'espansione fiscale non coordinata in cambi fissi è un cartoncino di invito alla troika.

Liberi voi di firmarlo!


Bene: avete capito cos'è un'elasticità?

Ah, nel caso, niente fiori ma opere di bene: sopra c'è il link per nominare ai #MIA2014 questo blog. Spero non vi piaccia perdere.